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mercoledì 1 febbraio 2012

Fiocca la neve: vai Franchino, è il tuo momento!

 
 Come ampiamente previsto dai metereologi, da ieri sera la città del Palio ha iniziato ad imbiancarsi (di neve, perchè per quella polverina, sempre bianca, non c'è bisogno di aspettare i giorni della merla...).
L'ultimo bollettino (il 7), appena diramato dal soviet comunale, impone il divieto di circolazione su tutte le strade, con scuole chiuse anche per la giornata di domani.
All'eretico, arrivano informazioni e pareri discordanti: c'è chi è incazzato nero (e non bianco) con il Comune, c'è chi loda le misure ceccuzziane, sottolineando il fatto che la nevicata è birba assai (e continua, come tutti possono vedere!). Il giudizio sull'operato comunale, dunque, semmai è bene darlo a cose fatte, a neve e ghiaccio passati.

Franchino il Ceccuzzi comunque è in una botte di ferro: peggio del paonazzo del Nicchio (almeno in rapporto alla neve) non può fare nemmeno impegnandosi, e questo è già un buon viatico, per lui. Non tutti i mali, poi, vengono per nuocere: oggi si svolge (salvo annullamenti) il Cda del Monte. Quello che avrebbe dovuto reintegrare il Calta (come anticipato dall'eretico tempo addietro), se l'ottavo re di Roma non avesse deciso sua sponte di levarsi da tre passi, vendendo buona parte delle sue azioni, dal 4,7% che deteneva ad inizio mese di gennaio. Bene che i media parlino solo di neve, in questi giorni: al panem et circenses della trimurti Palio-calcio-basket, si aggiunge la neve. Quel che si dice una manna dal cielo, no? Badiamo di sfruttarla al meglio, mi raccomando.

 Certo che la città, rivestita della bianca coltre, è davvero di una bellezza abbagliante; poi ci sono i giramenti (al povero eretico è franato mezzo cipresso sulla fiancata destra della macchina, in nottata, davanti casa: non esultino troppo i castisti, però, perchè i danni sono limitati...), ma questo fa parte del gioco.
Se mi è permesso un ricordo personale, l'ultima nevicata grossa e birbona l'ho vissuta in occasione del Natale 2010 a New York city (la quarta peggiore nevicata da quando esistono le rilevazioni, peraltro). La città che non dorme mai, diventò la città che non smaltiva mai la neve: per giorni e giorni la neve, ghiacciata ed imputridita, continuava ad accompagnare gli abitanti della Grande Mela, mettendo a rischio in primis la loro stabilità. In più, la spazzatura non veniva ritirata, con i problemi immaginabili. Meno male che era freddo, quanto all'olfatto. Un regalo inatteso per i ratti, storicamente numerosissimi, della Grande Mela (da oggi, a New York, non si può mangiare nella metropolitana, per cercare di limitare la proliferazione delle suddette bestioline). Un disastro completo, totale per il Sindaco Michael Bloomberg (repubblicano, ma incline al trasversalismo): non a caso sbertucciato senza pietà da tutta quanta la stampa locale.
 Siena, perfino quella cenniana, parecchio meglio di New York city: l'avevo scritto allora, lo ribadisco adesso. E poi si dice che c'è chi denigra la città del Palio... 

martedì 31 gennaio 2012

Maurizio Cenni: da Sindaco a Vicedirettore generale Mps

  Fino al maggio scorso era il Sindaco della sua città (il peggiore dal dopoguerra, secondo il modesto parere ereticale), anche se in realtà aveva tirato i remi in barca già vari mesi prima delle elezioni; quella che Roberto Barzanti,  incautamente assai, aveva definito nel 2006 (anno della inopinata rielezione) una "guida mite" per la città, era diventato una sorta di "ghost-major", di Sindaco fantasma. Gente in lacrime, per questo, non se ne vedeva, comunque. Ciocche di capelli strappati per terra, l'eretico - pur girando parecchio - non ne aveva mai trovate.
Le ultime, saporite imprecazioni se l'era buscate il giorno della famosa nevicata del 17 dicembre 2010, quando aveva brillato per l'inefficienza della macchina comunale da lui presieduta (per questo Franchino il Ceccuzzi, suo degno successore, ha mobilitato per oggi e domani tutto il mobilitabile, come dovesse arrivare un tornado tropicale...).
Dopo le elezioni, lo si è visto, il Cenni, giusto accogliere in pompa magna negli uffici comunali Franchino per il rituale cambio della guardia (si fa per dire, sic!); tra un salamelecco e l'altro, ha vaticinato che il suo successore sarebbe durato per un decennio. Ripeterebbe l'augurio-certezza, oggi?
Come aveva promesso a destra e a manca, è tornato a fare il dirigente di Banca, Cincinnato montepaschino: la carica di Sindaco è pro tempore, il potere è sempre "prestato" (Santa Caterina docet), i Sindaci sono cittadini come tutti gli altri, bla bla bla...
In effetti, al posto di prima è tornato: il problemino è che c'è stato parecchio, parecchio poco.
A maggio 2011, come detto, elezioni comunali; a dicembre dello stesso anno, il Cda montepaschino lo nomina VICE DIRETTORE GENERALE AFFARI (CON FUNZIONI DI VICARIO) della Società gestione recupero credito del Monte. Sede a Siena, 21 uffici periferici in giro per l'Italia e 6 presidi territoriali. Il Direttore generale è il dottor Giuseppe Iosco; il dottor Maurizio Cenni, appunto, è il suo vice.
Curiosamente, il suo predecessore, il dottor Paolo Braccini, appena pensionato, è stato "richiamato" in servizio con contratto post pensione di 6 mesi: per instradare l'ex primo cittadino nel delicatissimo (e del tutto nuovo) ruolo che deve ricoprire? Se c'è un'altra motivazione plausibile per questo incarico al dottor Braccini, ce la spieghino, perchè proprio non la capiamo. Perchè se una cosa certa c'è, è che il paonazzo del Nicchio proviene da tutt'altro settore della galassia montepaschina, oltre al fatto di essere stato per dieci anni completamente fuori dalla quotidianità della Banca (ma non certo dalle grandi strategie: lui quando arrivò Antonveneta era in brodo di giuggiole, e a sposare la figlia di Caltagirone davanti al Buongoverno, era nel suo centro...).

 L'eretico ha sempre, pubblicamente e per scritto, criticato la scelta di Pierluigi Piccini di accettare il prestigioso e ben remunerato incarico francese di cui tanto si è parlato dopo il 2001 (basta andare a rileggere La Casta di Siena, per averne conferma); il Cenni, però, in cosa si discosta dal modus operandi picciniano? All'eretico sfugge. Sì, a pensarci bene nel nuovo contratto manca lo stock dei biglietti pagati Siena-Parigi, questo sì. Ma per il resto...

lunedì 30 gennaio 2012

Il Fatto parla della sentenza Cavoto (e i lettori di massoneria)...

  La brava giornalista Sara Frangini (di cui a breve, su Siena, si sentirà riparlare, quindi tenete bene a mente il nome: questa non è una che va ad intervistare consegnando il microfono al castista di turno...) ha scritto un pezzo sulla sentenza contro l'eretico "bloccata" (diciamo così) dalla Corte d'Appello di Firenze il 17 gennaio scorso, come ormai abbastanza risaputo (anche se un noto quotidiano senese preferisce tacere, dopo che aveva dato la notizia della condanna farlocca: complimentoni!). La sentenza del giudice pensionato che scriveva in anticipo della futura assoluzione di Acampa Giuseppe, insomma.
 Il tutto è sul Fatto on line.
 Pubblicato in giornata, ho appena sbirciato i commenti, già una quarantina (alle 23): in larga maggioranza, sono commenti di puro sbalordimento, che non entrano nel dettaglio della questione, per ovvi motivi di non conoscenza dei fatti.
 C'è poi qualcuno che spara a zero su Siena, financo sulle Contrade: cosa che ovviamente NON fa piacere a nessuno che frequenti o abbia frequentato una delle 17 consorelle. Giudizi troppo drastici, indubbiamente.
Ciò scritto, visto che alcuni sparano alzo zero buttando nel calderone Siena anche la MASSONERIA, viene da chiedere:  è peggio - per la reputazione della città e della collettività senese -  un intervento come questo, oppure quello di chi - ben più autorevole ed importante - dice, serafico, che "io sono a Siena dall'Università, e la massoneria non l'ho mai incrociata".
 L'intervento del lettore del Fatto on line può essere offensivo per Siena (o, almeno, per una certa idea di); questo di Mussari Giuseppe, però, è gravemente offensivo dell'intelligenza altrui...

Fondazione Mps: canna del gas? Magari...

 
  L'eretico, in passato, ha scritto che la Fondazione Mps è alla canna del gas. Ebbene, facendo qualche conto più approfondito, si era sbagliato, e non di poco: il gas costa parecchio (è anche aumentato, con l'anno nuovo, anche se meno della luce), quindi la Fondazione ormai NON può più permetterselo...
Forse è per questo che Gabriellone frequenta gli incappucciati della Misericordia, oltre che per il suo afflato misticheggiante: perchè preconizza un ritorno ad una situazione medievaleggiante, precedente all'introduzione del gas su larga scala nei centri urbani (figuriamoci nelle campagne). Lui, poi, è cresciuto fra le torri di San Gimignano, e ci vive ancora: e San Gimignano rimanda al Middle age anche più di Siena, il che è tutto dire.

  I conti, dunque. Premetto che mi sono fatto aiutare da uno che ci capisce parecchino, perchè non sono un ragioniere (e nemmeno ambisco a fare il Presidente della Fondazione, come ormai ogni semplice ragioniere italiano può fare).
Partiamo dall'assunto - peraltro favorevole per la Fondazione, perchè c'è chi rincara la dose debitoria non di poco - di un passivo di 900milioni di euro, tondi tondi; con la vendita dell'ultima "argenteria" rimasta, ad essere generosi, si raccattano 300 milioni di dindini, ma si raschia davvero il barile: a quel punto, la Fondazione non avrebbe più la percentuale (già monstre) del 90% di capitale investito nella Banca, ma si passerebbe ipso facto al 100%. Se dunque la Banca non riprendesse a macinare utili su utili ed alla svelta, sarebbe uno scenario da tregenda.
Fino a qui, nessun dubbio.
 Ora addentriamoci nelle ipotesi: siccome vogliamo bene alla Fondazione (nonostante Gabriellone e i suoi incappucciati), noi speriamo che la quota 30 delle azioni della Banca resista, dopo i forti rialzi della settimana scorsa, ed il conseguente, cautissimo, iperprudente ottimismo.
Con la "soglia covenant" conseguentemente più o meno garantita, ci sarebbero da piazzare  circa 2 miliardi di azioni, per un risultato che porterebbe in cassa circa 1,4 miliardi di euro. A quel punto, la Fondazione passerebbe ad avere una quota residuale del 30%  della Banca (la Fondazione Cariplo - amministrata parecchio meglio di quella senese, ma ci vuole ben poco - con il suo 25% di Intesa San Paolo eroga quest'anno 148 milioni, con Giuseppe Guzzetti che ha fatto sapere coram populo che non compreranno azioni Mps, tanto per dire).

 La Repubblica economia di oggi parla di "tempesta perfetta", a proposito della situazione montepaschina.
Passando davanti alla Fondazione, in Banchi di sotto, si vede un pannello pubblicizzante la mostra monografica del disegnatore di muliebri bellezze Milo Manara (ne riparleremo, ne riparleremo): siamo peggio che alla canna del gas, ma le belle donne (nude) in Fondazione non se le fanno sfuggire. Bravi!
Dall'Ars amandi (di Manara), all'Ars sputtanandi (un patrimonio plurisecolare) di Gabriellone...

Ps Da leggere il lungo articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della sera. Sì, si poteva affondare di più, si potevano citare altri elementi della decadenza della città (in ogni caso ci sono dei passaggi degni di memoria): ma ricordiamoci sempre che il Corriere della sera lo leggono anche, e soprattutto, a nord delle Badesse...

domenica 29 gennaio 2012

Misteri vaticani, misteri senesi...

  
   Il Vaticano torna nell'occhio del ciclone (ne è mai uscito?), grazie all'inchiesta del giornalista Nuzzi, con la trasmissione Gli intoccabili (mercoledì, 21,15, La 7). Le lettere di monsignor Carlo Maria Viganò, ex Segretario generale del Governatorato vaticano, stanno portando un'ondata di terrore in Vaticano: più ancora delle lettere, direi la loro divulgazione extra-moenia.
 Non a caso - con consolidata prassi mutuata da altri regimi... - colui che è il bersaglio primario delle missive di Viganò (vale a dire il Cardinal Tarcisio Bertone) è subito partito lancia in resta:
 "Bisogna porre fine all'uscita dalla Santa Sede di documenti riservati".
 Non a caso, Il Giornale di ieri dedicava una pagina intera ad un attacco personale durissimo  rivolto allo stesso Viganò, su questioni del tutto non attinenti con le critiche, documentate, mosse da Viganò stesso. Invece di rispondere alla documentazione di Viganò, si scrive una paginata sui suoi problemi di eredità con il fratello, sacerdote. Che c'azzecca, verrebbe da dire?
Su Libero di oggi, poi, si arriva a parlare di burocrati del Governatorato vaticano di ascendenza sodaniana (leggasi ruiniana), i quali avrebbero passato la documentazione scottante ai media: sono loro i reprobi, scatti il crucifige! Che tipo di purga è prevista, se il fatto venisse accertato?
Gli ingredienti, certo, ci sono tutti: soldi a palate (Viganò trovò una situazione con 8 milioni di deficit, e in un annetto la portò a 22 milioni di attivo!); lettere minatorie contro il monsignore denunciante; massoneria vaticana (non è un ossimoro, evidentemente); venenum in cauda, l'irresistibile carriera del bello e giovane (ma dal curriculum oscuro) di turno, Marco Simeon, divenuto pezzo grosso della Rai-Vaticano grazie a non si sa quale referenza, ma di certo portato a Roma da Bertone stesso.

 Anche un semicieco ci potrebbe vedere tante somiglianze con il caso-Siena, se si escludono l'incendio ed il conseguente Processo a carico del monsignore di turno.
 In questo caso, Siena è ancora più intrigante di Roma: il che è davvero tutto dire...
Soldi a palate, ce ne sono anche qui (a quanto ammonta il patrimonio immobiliare della Curia senese? La risposta - che non arriverà mai - sarebbe esplosiva, o incendiaria che dir si voglia...); lettere minatorie, ad abundantiam anche qui (a dirla tutta, qui c'è gente che ha scritto certe cose firmando di suo pugno, ma il Giudice Cavoto NON li ha voluti ascoltare, chissà perchè...); quanto alle carriere al neutrino in salsa curiale, non c'è che l'abbondanza della scelta: il caso più eclatante, resta certo quello del tecnico informatico della Curia, Gianpaolo Gallù, il giovane collaboratore acampiano promosso sul campo subito dopo l'incendio (a giudizio per falsa testimonianza a Siena, per puro inciso).

 Aggiungiamo una cosina gustosa: il povero Viganò - all'insegna del sempiterno promoveatur ut amoveatur - è stato spedito a fare il nunzio apostolico negli Stati Uniti (terra infidissima, per i cattolici: ma questo è un altro discorso). A proposito di nunzi apostolici, l'attuale Presidente del Governatorato vaticano (dal quale è stato rimosso Viganò, appunto) è Giovanni Bertello (classe 1942), il quale il prossimo 22 febbraio Benedetto XVI vedrà bene di rendere Cardinale. Fino a poco tempo fa, Bertello era nunzio apostolico in Italia, dopo una lunga attività diplomatica in molti paesi del mondo (era in Ruanda nel 1994, al tempo della strage fra hutu e tootsie, per esempio).
  Domanda delle cento pistole: possibile che Bertello - da nunzio apostolico in Italia - non abbia mai saputo niente di niente della situazione scabrosa della Curia senese: della Banda della Curiana, per capirci? Possibile che niente di niente gli sia mai arrivato all'orecchio, o financo all'occhio?
Così vanno le cose in Vaticano: chi sa e dice (o addirittura scrive, mettendoci la faccia), viene rimosso e spedito lontano, con l'Atlantico di mezzo (e raccatta anche gratuiti attacchi contro la sua onorabilità sulla stampa); chi magari sa, ma se ne sta buono e zitto, al momento giusto viene premiato con presidenze e con il cardinalato...

Ps Credo che Nuzzi non ignori la situazione senese; in ogni caso, chi sa e vuole, può santificare la domenica mandandogli materiale: chi lo sa, tante volte...

venerdì 27 gennaio 2012

Sanità senese: il caso del dottor Gabriele Vernarecci

   Nella primavera 2011, l'allora Direttore generale dell'Asl 7 Laura Benedetto (oggi in Rossi) nomina a Direttore del Presidio ospedaliero aziendale della Asl 7 il dottor Gabriele Vernarecci, suo uomo di fiducia. Questi, però, pare non avere il Curriculum adatto, per ricoprire suddetto ruolo: non fosse altro che per il fatto di essere allora direttore di una struttura semplice, perciò impossibilitato ipso facto a divenire dirigente di struttura complessa, se non attraverso idoneo concorso o selezione. Che non ci saranno...

  Ecco che entra in scena il dottor Ghezzi, appena divenuto direttore del personale: in quattro e quattro otto, viene servita la delibera pro-Vernarecci (numero 288 del 1 giugno 2011).
Durante l'estate, la Benedetto lascia l'Asl 7 (come più volte scritto e motivato da questo blog), ed arriva l'interim del dottor Morello, nominato commissario. Pare verosimile che il Morello faccia in qualche modo capire al Ghezzi che bisogna porre rimedio a ciò che l'eretico ha appena descritto.
Bisogna che il dottor Vernarecci entri a fare parte della Unità operativa "Direzione medica del Presidio ospedaliero", per potere così concorrere a vincere la nuova selezione alfine bandita per la direzione di questa Unità operativa. L'idea - va detto - è giusta, anzi sacrosanta. Peccato però che quella Direzione medica di Presidio ospedaliero un capo ce l'abbia già! Trattasi del dottor Luigi Tonelli. Come si fa a sistemare altrove il Tonelli, allora? Colpo di teatro ghezziano: si manda il Tonelli a ricoprire l'incarico di direttore di un'altra struttura complessa (come supplente), giusto per fare avere il posto di supplente al Vernarecci. In nome e per conto della meritocrazia ghezziana, dunque, il Tonelli si ritrova, dalla sera alla mattina, a dirigere l'Unità operativa provinciale delle attività sanitarie di Comunità (quelle territoriali, per capirsi), di cui lui inevitabilmente NON ha alcuna competenza specifica (decreto del commissario Morello numero 131, 21 novembre 2011).
 Ma la toppa ghezziana è - se possibile - peggio del buco, giacchè, secondo le norme contrattuali vigenti (ribadite dall'agenzia nazionale ARAN), la supplenza, in casi come questi, può essere attribuita solo se non ci siano altri dirigenti aventi titolo e quindi diritto al suddetto posto. I quali dirigenti, però, ci sono...
Viene infine fuori che il dottor Tonelli NON può ricoprire alcun incarico ad interim, proprio perchè ha lasciato al dottor Vernarecci la direzione della sua precedente unità operativa.

Morale della favola asliana: ad occhio e croce, sembra di capire che, a giro, ci sia uno stipendio (non da fame) in più, no? Eventuali danni erariali, a carico di chi saranno?
 Quanto al merito, il "povero" dottor Tonelli è stato trasferito ad un incarico per il quale non era stato formato: come se un primario ortopedico andasse a fare il primario della salute mentale territoriale...
Tanti auguri (di nuovo) di buon lavoro al nuovo Direttore generale Pestelli: secondo l'eretico, ne ha davvero un gran bisogno! Ad meliora...

Auschwitz, Birkenau: una visita ereticale (II)

 
   Quel 27 gennaio 1945 in cui i militi dell'Armata Rossa staliniana arrivarono a liberare Auschwitz, era inevitabilmente freddissimo, senz'altro si sarà stati sotto lo zero; quando invece ci arrivò l'eretico (il 5 agosto 2009), era una giornata relativamente calda, ma non caldissima, e coperta da un cielo plumbeo che riparava in parte dai raggi solari, ma trasmetteva un'aria di ulteriore cupezza.

  Quando si visitano i campi di Auschwitz e di Birkenau, almeno due raccomandazioni sono d'obbligo: scarpe buone e comode, perchè c'è da camminare per chilometri, in questi musei dell'Orrore a cielo aperto; in secondo luogo, bisogna riuscire a dotarsi di una sorta di corazza di cinismo, quasi di indifferenza (per quanto possibile) verso le vittime, i cui volti ritratti in foto si vedono - a migliaia - nelle "stanze" di Auschwitz oggi trasformate in pezzi di museo. Se uno si immedesima anche solo per un istante in una sola di quelle vittime, come fa a proseguire? Si tratta di una corazza di cinismo necessaria, forse indispensabile.

  Con il collega Antonio, entriamo prima a Birkenau: se possibile, ancora più inquietante e spettrale di Auschwitz (se possibile...).
Birkenau è posteriore rispetto ad Auschwitz, e dista da quello circa tre chilometri. Auschwitz fu costruito per uccidere e per fare lavorare (in condizioni di schiavitù) ebrei, polacchi, sovietici, omosessuali, zingari ed altri; Birkenau, solo e soltanto per massacrare.
Dopo essere passati di baracca in baracca (in cui le cose meglio conservate sono le latrine: file di buchi, posizionati in fondo a queste costruzioni, geometricamente edificate nella immensa piana del posto), dopo essere passati dal luogo in cui J. Mengele applicava in modo disumano la scienza medica su gemelli e deformi, arriviamo ad un bel bosco di betulle, in cui c'è un incantevole laghetto, contornato da enormi salici. Il prato è ben verde anche se siamo in piena estate. Un locus amoenus in piena regola, a prima vista; era il posto in cui i bambini (ebrei, ma non solo) trascorrevano gli ultimi attimi di vita prima di entrare al famigerato Crematorio 5, a 50 metri dal ridente laghetto. Chissà, loro, se avevano piena consapevolezza di ciò che stava per accadere. Chissà se correvano intorno al laghetto, o giocavano a nascondino. Piace pensare di sì, anche se tutto fa pensare il contrario.
Il Crematorio 5, oggi, è un ammasso di macerie di mattoncini rossi, perchè le SS lo demolirono - con la dinamite -  il 26 gennaio, il giorno prima che arrivaressero i sovietici. "Nel tentativo di nascondere l'evidenza dei loro crimini". Restano i mattoncini rossi l'uno sull'altro, resta la torretta d'avvistamento, restano soprattutto le foto più agghiaccianti del campo, realizzate non si sa da chi: quelle con i corpi senza vita dei gassati, accatastati l'uno sull'altro nello spiazzo davanti al forno, pronti per la pira purificatrice. Nessuno saprà mai chi sia stato capace di fare quelle foto, memento di ciò che è stato: un po' mosse, ma chiarissime nella loro icastica drammaticità.
4 lapidi cercano di aiutare i visitatori ad affrontare il momento: due in ebraico, una in polacco, un'altra ancora in inglese. In quel momento, non c'è nessun altro visitatore, oltre a noi.
Quello che sembra un luogo da ridenti pic-nic, è un posto in cui ebrei erano costretti a gassare e poi a bruciare loro fratelli, con le SS a controllare. Questo, erano costretti a fare gli ebrei del Sonderkommando, in mezzo al bosco di betulle, con la Natura a guardare, nella sua sovrana indifferenza.
 Nel Crematorio 4, a pochi metri di distanza dal 5, il 7 ottobre del 1944, gli ebrei del Sonderkommando si ribellarono, pur sapendo di non avere alcuna speranza di reale successo: furono ammazzati tutti (circa 450), ma dimostrarono di essere ancora essere umani...

giovedì 26 gennaio 2012

Adelante, Osservatorio Mps: siamo sulla buona strada!

   Un gran bel successo, quello fatto registrare ieri pomeriggio, a Palazzo Patrizi, dall'Osservatorio civico sul Monte dei Paschi. In primo luogo, un successo quantitativo: la sala - che è grande - era davvero strapiena; l'eretico ha preso parte a tante conferenze di ogni genere in quella sala, e quasi mai l'aveva vista così densamente abitata.Spesso, anzi, ci aveva sofferto il freddo...

  In secondo luogo, quasi tutti gli interventi hanno contenuto spunti e stimoli interessanti. Purtroppo l'eretico - per sua esclusiva colpa, sia chiaro! - si è comportato decisamente male: arrivato in ritardo, ha avuto un modus operandi paragonabile al comportamento di quelli, il cui atteggiamento durante le conferenze di solito critica! Tre minuti di ascolto, poi il doppio a confabulare con l'amico a fianco. Non si fa così, però questi incontri stimolano: c'è il collega blogger (e l'incontro fra un eretico ed un Santo non è forse frizzante?), c'è l'indomito avvocato De Mossi che arriva di gran carriera, c'è l'amico che non si vede da mesi e con il quale non si può non parlare, c'è Maria Pia Corbelli che ti fa leggere uno dei suoi articoli su Susan Sarandon, e via dicendo.
Nonostante questi piacevoli diversivi, comunque qualcosa il pur indifendibile eretico ha ascoltato: opportuna l'idea di un raggruppamento di piccoli azionisti che facciano sentire, in modo compatto, la propria voce; giusto porre il tema delle liquidazioni dei manager, a partire da quella di Antonio Vigni, tanto per non fare nomi. Bisogna cercare di fare chiarezza in tutti i modi, visto che la scadenza del giugno 2013 (quando, Bilancio alla mano, dovrà essere noto il tutto) è troppo spostata avanti nel tempo. Ho ascoltato il giovane Max Brod di Pietraserena fare un ragionamento comparativamente intelligente (e documentato) sulla presenza della politica nelle Fondazioni bancarie (indovinate quale sarà quella più ingolfata?). Ho ascoltato (anche perchè bisogna essere ipoudenti per non sentirlo!) il sempre torrenziale Maurone Aurigi (42 anni in Banca Mps), che si è però bloccato sul più bello, cioè quando sembrava avere molto da dire su Fabrizio Viola: sarà alla prossima? Sacrosanto un passaggio di Gabriele Corradi, nel momento in cui ha insistito sulla differenza tra il CONTROLLO e la MAGGIORANZA della Banca: rimarcando che è sacrosanto cercare di avere il controllo, mentre la maggioranza (ovviamente auspicabile) è stata spesso utilizzata come cavallo di Troia per assecondare i più sfacciati clientelismi, di cui oggi si paga il prezzo. Ha preso poi la parola la pasionaria Laura Vigni, ma l'indifendibile scrivente se n'è dovuto andare. Ma so che Laura il suo dovere l'ha fatto, chiedendo le dimissioni di Mussari (dimissioni che troncherebbero di netto e di brutto il futuro mussariano all'Abi, sempre doveroso ripeterlo...). Pur vero che la Banca, per poco peraltro, resterebbe nelle mani del Rabizzi, ma le dimissioni farebbero del bene a Siena (ormai neanche troppo, visto che il danno è già stato fatto ad abundantiam), e almeno si potrebbe fare cosa buona e giusta al sistema bancario nazionale. Che, forse, non meriterebbe di essere diretto da uno che non sa che mestiere fare, da grande...

mercoledì 25 gennaio 2012

Lo stupro di Via Vivaldi

 
  Tutta la città è rimasta attònita di fronte alla notizia dello stupro della giovane donna senese in Via Vivaldi (quartiere già stuprato dal cemento castista, peraltro), accaduto nella notte fra sabato e domenica, all'uscita della 24enne da una serata alla vicina Pania. Inevitabile e sacrosanto che così sia. Anche perchè sembra che la dinamica (si pensi soprattutto alla durata dell'azione criminale in sè) sia stata particolarmente efferata. Un plauso agli agenti della Squadra mobile senesi per la tempistica dimostrata nell'occasione.

 L'autore è tale Kamal Izouine, algerino 29enne. Nessuno vuole farne un caso internazionale legato alla provenienza: la responsabilità penale è SEMPRE E SOLO INDIVIDUALE. E ricordiamoci che proprio giovani come questo Izouine, quel 3 luglio del 1944, entrarono a liberare Siena dal nazifascismo, passando da Porta San Marco: algerini, tunisini, marocchini (loro sì, compromessi per lo scempio verso le donne della zona di di Montecassino, vedasi La ciociara). Dobbiamo ricordarci di avere un debito di riconoscenza storica verso questo popolo, che ha fatto per noi (italiani e senesi) certo più, molto di più di quanto noi abbiamo fatto per loro.
Ciò detto, resta il fatto che il problema della sicurezza del centro storico e zone adiacenti, specie nel fine settimana, esiste, e non da sabato sera. E non sono solo gli extracomunitari a bere (anzi alcuni di loro non lo fanno, per ovvi motivi religiosi: diverso il discorso per chi venga dall'Est).
Senza dubbio ci vorrebbe maggiore illuminazione e una effettiva videosorveglianza (poteva essere una cosa da Fondazione, ma Gabriellone ha preferito finanziare altro); poi sarebbe il caso di dotare la Polizia municipale, invece che di quei mezzi manganelli, di pistole (come in moltissimi comuni italiani, tipo Poggibonsi), tanto ormai non c'è più da fare finta che Siena sia un'isola felice: la chiave nella toppa, non la lascia più nessuno da un pezzo; bisognerebbe prendere infine atto che il problema della marginalità che produce ANCHE violenza, esiste eccome anche nella Sienina ceccuzziana.

  A proposito di Franchino, dopo il gravissimo episodio dei mesi scorsi in Via delle Terme (quando mancò poco che cui scappasse il morto!), lui andò a verificare come stessero le cose in Pantaneto, il giorno dopo, con un blitz anomalo; ora che il fattaccio è accaduto fuori Pispini, non è di fuori che vada a perlustrare nottetempo la zona dell'Antiporto...

Ps Stasera tutti sintonizzati su La 7 (ore 21,10): non c'è Siena, tranquilli! La figura cacina di Piazza pulita è ormai archiviata (ma resterà ben impressa nella memoria collettiva, a differenza di altro). Però verrà proposto uno speciale dell'eccellente giornalista Nuzzi sui soldi vaticani.
Non per insistere, ma mentre la bile attraverserà le vostre viscere, pensate a quando Gabriellone, per ottenere benemerenze vaticane poi puntualmente arrivate, copriva d'oro (della Fondazione Mps) il Vaticano. Ne riparleremo...

martedì 24 gennaio 2012

Rialzo Mps: ma okkio al posto...

  Due giorni da leoni, quelli appena vissuti in Borsa da Banca Mps: rialzi stratosferici, in effetti. Visto che in questo blog si osa parlare delle società quotate in Borsa (a differenza di Franchino sulla televisione nazionale), non possiamo che rallegrarcene. Rallegrandocene, osiamo chiederci il perchè, dopo le randellate di inizio anno. Pare evidente che il Piano-Viola del 20 gennaio sia stato bene accettato dalla comunità finanziaria italiota: carta canta. Pare altresì evidente che il Monte sia una Banca sotto tutela extra-moenia (mettiamola così, dai). Prima che il "gioiellino" si sfasciasse in modo definitivo, è arrivato un forestiero benedetto da Bankitalia a mettere le cose a posto (vedremo se saprà proseguire).
 Resta un fatto, anzi due: l'altra faccia del Piano-Viola anti aumento di capitale Mps, sono le dismissioni (a questo giro, qui qualcuno va a casa davvero, fra i dipendenti: questo sia chiaro a tutti). In Italia, nessuno si considera un ramo secco. C'è chi insomma maledirà questi rialzi stratosferici della Banca e cosa sottintendono, purtroppo.

  La seconda cosa è che il President è sempre al suo posto, anche se non è il suo lavoro: Franchino - che in realtà le sue dimissioni NON le ha mai chiesto, nemmeno nella tanto citata intervista del 29 dicembre - ora tace sul fronte del Mps (è quotato in Borsa, no? Come fa a parlare?); il Bezzini, se tace Franchino, apre la bocca solo per sbadigliare. Il Pd? Non pervenuto, as usual.
Meno male che c'è l'Osservatorio sul Monte: ottima l'affissione dei manifesti "mussariani" con il mitico "se non vinco vado a casa" del marzo 2008. Molto pertinente: Lui non si schioda dalla poltrona, non c'è verso. O forse pensa di avere vinto?
 Domani - mercoledì 25 gennaio - ci sarà una assemblea pubblica del suddetto Osservatorio per fare il punto della situazione (alle 17,30 a Palazzo Patrizi, in Via di Città). Mentre i "noveschi" guidati da Franchino il DISKONTINUATOR cercano di salvaguardare solo se stessi e coloro ai quali non possono imporre niente, a Palazzo Patrizi semplici cittadini - esperti o meno di Banca - ascoltano e dicono la loro. Ma non chiamatela DEMOCRAZIA. L'autentica democrazia, anzi il Buon Governo, è quello del Pd: quello di Ceccuzzi, Bezzini, Mancini e Mussari (ma la Meloni esiste sempre?).
Noi che saremo alla riunione dell'Osservatorio, siamo apprendisti alle prime armi. Almeno non stregoni...

Ps Quanto al libro su Mussari Giuseppe, c'è pochino davvero...  

lunedì 23 gennaio 2012

Castelnuovo Berardenga: che si fa con gli hobbies del Bonechi?

 
   L'eretico torna, dopo qualche tempo, ad occuparsi di Castelnuovo Berardenga; si era scritto dei grattacapi giudiziari della Giunta Bozzi, in autunno, e avevamo chiesto gentilmente lumi al Sindaco, l'amico Roberto: ora che le foglie sono cadute da un bel pezzo, constatiamo con amarezza che nessuno si è fatto vivo...francamente, ce ne dobbiamo dispiacere, perchè l'informazione - soprattutto sui guai giudiziari di chi amministra una collettività - parrebbe opportuna. Ma tant'è, evidentemente: anche di Castelnuovo, meno si sa, parecchio meglio è.
  L'eretico, da par suo, segnala che i giochi per la prossima poltrona di Sindaco sembrano essere già fatti: finita l'era Bozzi (iniziata nell'ormai lontano 2004), nel 2014 si rivota. Il primo cittadino - salvo invasioni di extraterrestri o cose simili - sarà tale Fabrizio Nepi, attuale vicesindaco, nonchè ex segretario della sezione Pd di Castelnuovo Berardenga. Ipersponsorizzato dal king-maker della politica castelnuovina, quel Luca Bonechi a cui qualche incarico di peso (leggasi portafoglio) e prestigio, in area montepaschina, mai si è negato, in questi ultimi anni. Uno di quelli che hanno contribuito a fare diventare Mps il terzo polo bancario italiota, insomma. Se l'è cresciuto lui, questo Fabrizio Nepi, autoctono virgulto paesano: prima si semina, poi si passa al raccolto, no?

 Il vero assillo dei paesani, a questo punto, non è concernente il fatto di CHI sarà Sindaco (appena detto), con i giochi chiusi con un paio d'anni d'anticipo (democrazia preventiva?); il vero interrogativo è piuttosto CHE FINE FARANNO le due creature cui il Bonechi ha dato forma ed anima (e la Fondazione il Dio quattrino): il Bruscello e l'Eroica.
In tempi di vacche grasse o obese, le recite paesane in vernacolo e le biciclettate slow motion non attirano polemiche; adesso, però, che il Sistema Siena è in disfacimento e la Fondazione boccheggia, che si fa? Si continua con l'hobby preferito elevato a sport del feudo, o si opta per il sociale? Entrambe le cose, pare impossibile continuarle; sarà forse il momento di fare delle scelte. Inevitabilmente dolorose.
Si potrebbe chiedere una sponsorizzazione alla confindustriale Emma Marcegaglia, proprietaria del 4 stelle Borgo Monastero, una sorta di Bagnaia posizionato nel Comune oggi guidato da Roberto Bozzi. Qualche idea, bisogna farsela venire in mente, in un modo o nell'altro.
Il Bonechi, mentre va in bicicletta, è in iperossigenazione: ottimo, eccellente momento per pensare, forse il migliore. Se la faccia venire lui, un'idea buona, mentre respira a pieni polmoni...

domenica 22 gennaio 2012

Viaggio ereticale ad Auschwitz (I): l'arrivo

 
   Uno dei paradossi della memoria collettiva legata ad Auschwitz, è che già chiamare questa cittadina così, significa negare la sua identità polacca tout court. Il suo effettivo nome, è un altro: Oswiecin. Il nome che tutti noi pronunciamo, è quello che le imposero i nazisti, nella loro ansia di germanizzare anche nei nomi tutto ciò di cui si appropriavano.

  L'eretico arrivò in loco il 5 agosto 2009, in macchina. Con lui, l'amico e collega Antonio Batelli, docente di Storia e Filosofia.
 A circa 20 km. dalla cittadina, c'è Tychy: il grande stabilimento della Fiat, uno dei simboli della delocalizzazione degli ultimi anni. Lì, gli operai polacchi producono la nuova 500 per il mercato dell'Est. Poco prima di partire dall'Italia, mi ero portato un articolo del Corrsera in cui si diceva che i 6000 operai polacchi di Tychy producono quanto 20mila italiani. Smargiassate pro-Marchionne? A proposito di macchine, il quadro è quello delle più ricche realtà dell'Est Europa, e c'è qualche 126 che rinverdisce ricordi ereticali.
Il campo di lavoro e di sterminio lo si trova prima di entrare, in mezzo a boschi di betulle e non solo; all'ingresso della cittadina - passati da un piccolo ponte sul fiume Sola - ci si imbatte in un grande cartellone di Radio Marija, l'equivalente della nostra, italica Radio Maria. Non ci sarebbe niente da meravigliarsi, nella cattolicissima Polonia; se non fosse, però, per un particolare agghiacciante: questa Radio (a differenza di quella italiana, che ha tanti difetti, ma non questo...) è conosciuta da anni per le sue posizioni fortemente antisemite, che le sono valse anche una sorta di tentativo (riuscito?) di normalizzazione dalla sponda vaticana, dove l'imbarazzo degli ambienti ratzingeriani ha raggiunti livelli altissimi. Una voce antisemita ad Oswiecin, dunque. Altro paradosso della Storia, direi.

 Arriviamo verso la fine del pomeriggio, direttamente da Praga. Non essendo nostra abitudine prenotare alcunchè, inizia la fase della ricerca del posto letto: più complessa e laboriosa del previsto, purtroppo. Alla fine, troviamo una sistemazione in un hotel che non si discosta molto da quelli delle nostre Dolomiti; all'ingresso, sulla destra, c'è una gigantografia dell'ex Presidente francese Jacques Chirac, il quale albergò in questa struttura in occasione di un 27 gennaio (vorrei scrivere esattamente quale, ma non ho appuntato).
Siamo stanchi, per il viaggio, ed affamati, visto il pranzo consumato parcamente on the road. Mangiamo nel ristorante dell'albergo; una saletta tutta lignea: che legno sarà, olmo, betulla, faggio?
Aspettando la lauta pietanza, mi metto a leggere, da uno dei libri che avevo in saccoccia, di Hans Frank - Governatore della Polonia occupata dal settembre 1939 dal Terzo Reich, in combutta con Stalin che si prese la parte più ad Est - e della sua forma mentis nei confronti del popolo polacco:
"Le foreste della Polonia non saranno sufficienti a produrre tutta la carta necessaria per i manifesti dei polacchi fucilati".
Così parlò Hans Frank, al momento del suo insediamento, nell'ottobre del 1939: in larga parte, fu di parola. Con gli ebrei polacchi (sterminati al 90%), ma anche con i polacchi non ebrei, slavi subumani (untermenschen).
Dopo una frase così, è difficile guardare il boschetto davanti all'hotel senza pensare alla disumana frase dell'uomo che Hitler aveva designato per sovraintendere all'ordine in questa zona della Polonia meridionale...  

sabato 21 gennaio 2012

Il record dell'eretico

  Ieri, 20 gennaio 2012, questo blog ha raggiunto il suo record assoluto di contatti: 3077!!
In effetti, gli argomenti trattati in settimana erano ghiotti assai, ed il contesto è quello che è (nel senso che la gente è sempre più affamata di sapere, e più la crisi del Sistema Siena aumenta e si dilata, più i media istituzionali si chiudono a riccio). Resta il fatto che a quota 3000 (e rotti) in un sol giorno, l'eretico non pensava di arrivare, e invece...

  Pur sapendo che una buona parte dei lettori sono tutt'altro che fan del blog, mi sento di ringraziare tutti, compresi loro. Ma sì, perchè no?
Ringrazio dunque gli avvocati che sono tutti i giorni a monitorare gli articoli, pronti alla querela o all'atto di citazione (primus inter pares, l'ottimo principe del foro Fabio Pisillo, "lettore d'oro 2011"); ringrazio anche, e di cuore, i castisti tutti, perchè riuscire a trovare sempre argomenti su cui scrivere non è tanto abilità ereticale, quanto bravura loro, sempre pronti a figure cacine tipo quella di Piazza pulita (ultima di una serie sterminata, destinata purtroppo ad accrescersi, stante la situazione); ringrazio infine i lettori semplici, nonostante tutto la maggioranza, anche se so bene che fra loro tanti sono d'accordo con me, ma a maggio la crocetta l'hanno messa su Franchino il Ceccuzzi...

  Questo blog può essere criticato (non è mica la Pravda!), e per molte cose; provate però a pensare se questo spazio (insieme al Santo, a Fratello illuminato, al Senso della misura, al Cittadino) non ci fosse, non esistesse: cosa saprebbe questa collettività del marcio che c'è? Gli esempi sono talmente numerosi, che non saprei donde cominciare. Fatelo, il giochino: togliete tutti i blog, e pensateci.
 Ognuno con la sua testa: che non fa mai male...

Ps A proposito, complimenti a Fratello illuminato per il suo scoop sulla dolce metà di Stefano Bisi assunta al Monte (ma dove?). A me pare impossibile che sia accaduto uno scivolone tale, ma se così è (e pare proprio di sì), una cosa è certa: siamo alla frutta, ma loro pensano di essere sempre al primo, forse all'antipasto. Meglio per i bloggers, datemi retta... 

venerdì 20 gennaio 2012

Asl 7: nominato Niccolò Pestelli

 Nonostante i tanti argomenti bollenti, l'eretico non si dimentica che oggi è venerdì, quindi giorno di digiuno e di sanità. Nel pomeriggio, è arrivata l'ufficialità. Cinque a favore, uno contrario ed uno astenuto: questo è il responso della Commissione Sanità della Regione Toscana, a proposito della nomina del nuovo Direttore generale della Asl 7. Contro ha votato il Pdl, nella persona di Stefano Mugnai, mentre l'Udc, con Marco Carraresi, si è astenuto.
Indubbiamente un bel colpo di scena, rispetto a quanto molti ipotizzavano fino ad una diecina di giorni or sono: la dottoressa Dei sembrava davvero ad un passo dall'ambito posto. Un posto, però, che riserverà onori ma anche (soprattutto) oneri, viste le problematiche fatte emergere - in splendida solitudine - dall'eretico negli ultimi tempi (leggasi voce Bilancio, fra tutte). Forse forse, la Dei l'ha scampata bella...

  Il dottor Pestelli, classe 1963, proveniente dalla Asl fiorentina in cui entrò nel 2005 dopo tre anni spesi nella Deloitte consulting, si presenta con un buon curriculum vitae alle spalle, ed ha dalla sua l'"effetto Monte dei Paschi": così come chiunque verrà dopo Mussari sarà un genio, così chiunque venga dopo la dottoressa Benedetto e l'interim commissariale, non può che partire con il favore quasi generale. Basta ricordarsi di chi c'era fino all'altro giorno, con tutti gli annessi ed i connessi (leggasi carriere al neutrino).
Politicamente parlando, questa nomina si può anche leggere come un successo ceccuzziano in chiave antimonaciana. Sul successore, invece, del Direttore Generale dell'ospedale, pare che lì il buon Alberto Monaci sia inflessibile: sul territorio, può derogare; sul feudo cittadino, non possumus! Con ciò, tutto lascia pensare che lo scaduto Paolo Morello Marchese continuerà a dettare legge alle Scotte (è in carica dal 9 gennaio 2009, per la cronaca). Ne riparleremo.

 Tornando a Pestelli, sembra che si porterà dietro anche la figura del Direttore sanitario. All'eretico interesserebbe che si facesse piazza pulita di certi personaggi di cui si è scritto nel recente passato. Prima che magari (MAGARI, eh) ci pensi qualcun altro, a farlo. Facciamola un pochina di prevenzione, in questo benedetto paese!

Ps Il prossimo venerdì, l'eretico delizierà i suoi lettori con una chicca finale sul dottor Ghezzi. Possibile sia più grossa della roba di cui già si è scritto?

Ecco la sentenza della Corte d'Appello di Firenze


Questo è il testo integrale dell'ordinanza della Corte d'Appello di Firenze del 17 gennaio scorso, con la quale non solo è stata confermata la sospensiva dell'esecutività della sentenza, ma si chiarisce che la sentenza del Tribunale di Siena è probabile che sia nulla, stante il pensionamento del Giudice Giuseppe Cavoto al momento della pubblicazione della stessa.

mercoledì 18 gennaio 2012

Una proposta ereticale al dottor Viola

 
   Lo scorso 12 gennaio - come tutti sanno - il dottor Fabrizio Viola si è insediato a Rocca Salimbeni: il tutto è avvenuto plasticamente nel segno della perfetta continuità (conferenza stampa Mussari-Viola, strette di mano fra i due e sorrisoni a tutta grinza del President). Viola arriva con il beneplacito mussariano e fra gli osanna di Franchino il Ceccuzzi e di quello della Provincia (che più passa il tempo, più fa sincera tenerezza...). Tutto inevitabile, anche se oggi godere del favore di questi signori non è che sia un grande lasciapassare.
 L'eretico gli ha fatto gli auguri di buon lavoro, e la faccia di Viola è simpatica (anche se a Modena non tutti la pensano così, a dirla tutta); ricorda un pochino il grande John Belushi dei Blues brothers (basterebbe lasciarsi allungare le basette e mettersi il cappello giusto con gli occhiali d'ordinanza).

  Il bocconiano Fabrizio Viola, ha un'occasione storica, a questo punto: di fronte alla Banca (dipendenti, azionisti, clienti) e conseguentemente di fronte alla città tutta. L'eretico la chiamerà l'"opzione Focardi". Vi ricordate quando il Rettore Silvano Focardi portò i libri contabili dell'Università in Tribunale? Fece benissimo (infatti il paonazzo del Nicchio si incazzò di brutto), ma lo fece troppo tardi, e comunque in ritardo rispetto a quando avrebbe potuto e dovuto (era stato eletto nel 2006, aspettò un paio di anni).
Fabrizio Viola, dunque. L'"opzione Viola" è questa: faccia una bella conferenza stampa, e dia la massima pubblicità alle carte dell'operazione Antonveneta.  Da qualche parte ci saranno, no? Ci sono troppi passaggi oscuri, che meritano di essere chiariti. Il prezzo, la due diligence, la tempistica dell'acquisto et alia. Non lo può fare nessun altro, se non il dottor Viola: lui non aveva niente a che fare con il Monte in quello sciagurato inizio di novembre 2007, e oggi è Direttore generale e sta per diventare Amministratore delegato. Non può avere nessuna responsabilità, nè penale, nè morale, per l'affaire Antonveneta.
 Colga quest'occasione, dottor Viola: questa sì che sarebbe discontinuità autentica e genuina, non quella melassa propinata furbescamente dal novesco (sic) Franchino il Ceccuzzi. Un'occasione così - di fronte alla collettività che l'ha accolto - non ce l'avrà più.

Ps Domani sera, tutti in poltrona o divano: alle 21 circa (su La7) c'è "Piazza pulita", il programma di Formigli che ha preso il posto di Santoro sulla Tv generalista. Ci sarà un lungo servizio su Siena, curato dall'inviato Alessandro Sortino (intervistato anche l'eretico, spero non tagliato nelle operazioni di montaggio!).
 Da vedere, e per vari motivi: tra i quali, la reazione indignata che ne darà Franchino il Ceccuzzi, sempre più paladino della difesa di Siena dalle orde barbariche di giornalisti forestieri che stanno calando e caleranno su Siena.

martedì 17 gennaio 2012

Marameo cucù, Acampa ed il Vescovo non riscuoton più...

 
 Clamoroso alla Corte d'Appello di Firenze, stamattina: non solo è stata confermata la sospensiva del risarcimento che l'eretico - secondo l'ottimo Giudice Cavoto - avrebbe dovuto liquidare a don Acampa e al Vescovo Buoncristiani, ma la causa va verso una probabile annullamento! Incredibile a dirsi, infatti, la causa era stata scritta dal Cavoto QUANDO QUESTI ERA PENSIONATO: sì, avete letto bene, è proprio così. Il 18 maggio 2010 il Cavoto va in pensione, a gennaio 2011 scrive la sentenza (ed adesso non si entra nel merito, per carità di Patria). Il Presidente della seconda sezione della Corte d'Appello di Firenze  Giulio De Simone - quando si è accorto della cosa - non sapeva capacitarsene: l'eretico gli avrebbe voluto dire che, a Siena, queste cose possono succedere...

  Peccato per Acampa Giuseppe e per il Vescovo Antonio Buoncristiani da Sellano, che sicuramente sul gruzzoletto (270mila euro!) avevano fatto bei pensieri, all'insegna del dettato evangelico; se ora per sbaglio dovessero mettere una mini-Ici ai beni ecclesiastici, questi due potrebbero lasciarsi andare a gesti sconsiderati: chi gli è vicino, li aiuti, li sostenga, non faccia mancare loro il conforto dei momenti più bui. E intanto la sentenza del Giudice Gaggelli (quella sull'assoluzione di Acampa per l'incendio e la calunnia) CONTINUA A NON ESSERE DEPOSITATA. Fra due giorni, si "festeggia" il sesto mese (la legge ne prescrive tre al massimo)...

  Per quanto concerne l'eretico, un ringraziamento non può che andare all'indomito avvocato Luigi De Mossi e ai suoi altrettanto indomiti collaboratori Lorenzo Bonomi e Chantal Matassi, anch'essi presenti in Corte d'Appello a Firenze (come anche l'eretico, ovviamente).
Tornando sulla mulattiera Siena-Firenze (dopo che i primi festeggiamenti - peraltro all'insegna della sobrietà montiana -  erano avvenuti alla mitica trattoria La Bianchina di Bottai), i due giovani collaboratori demossiani si interrogavano sul come fosse stata possibile una cosa simile: buon segno, evidentemente hanno ancora fiducia nella Giustizia! Il ben più scafato De Mossi, invece, preferiva buttarsi sulla lettura di sue inedite poesie, rivelando un insospettabile animus poetico...

 Questa, insomma, è andata bene, anzi benissimo: su tutti gli altri guai giudiziari dell'eretico (tanti), si vedrà a suo tempo. Un giramento di coglioni alla volta. Ogni tanto si vince, ogni tanto si perde.
Basterebbe che le sentenze non venissero scritte da chi NON può più scriverle; e, nel caso, venissero scritte e motivate bene: l'eretico ricorda, a chi non ha seguito la sua vicenda lo scorso anno, che in questa  sentenza - vergata nel gennaio 2011 - si scriveva dell'assoluzione di Acampa Giuseppe. Avvenuta, però, solo il 19 luglio 2011. Come poteva il Giudice Cavoto (pensionato o meno) sapere che Acampa sarebbe stato assolto, mentre erano ancora in pieno corso le udienze del Processo a suo carico? Ditemi voi se non è un bel mistero senese, questo...

lunedì 16 gennaio 2012

Franchino il DISKONTINUATOR ed un'intervista imbarazzante...

  Di solito, il potente di turno è in imbarazzo quando si tirano fuori interviste datate qualche anno prima, o giù di lì. Con Franchino il Ceccuzzi, invece, basta andare indietro a parecchio meno di un anno fa.
Il 23 aprile 2011, infatti, Massimo Vanni di Repubblica gli confeziona un'intervista pre-elettorale (pagine VI e VII dell'edizione fiorentina). Non è un'intervista all'arma bianca, va detto; però è sempre incommensurabilmente meglio di ciò che passava e passa il convento senese.

 Franchino - che già inizia ad indossare le vesti del DISKONTINUATOR, ma parecchio meno di oggi -  parte arioso, con una progettualità da campagna elettorale del tempo che fu, da vacche grasse insomma: Santa Maria della Scala, Centro d'arte contemporanea, poi l'auditorium "per la musica" (l'auditorium per cosa dovrebbe essere, per la macellazione delle carni?). Il titolo, in effetti, è "Siena avrà il suo auditorium".
 "La cultura deve essere fattore di sviluppo", sostiene. Se lo dice lui.
Il giornalista di Repubblica, dopo avere sentito tutto questo ben di Dio di promesse elettorali, una domanda gliela fa: "E dove pensa di trovare i soldi?".
Risposta di Ceccuzzi, ovviamente testuale:
"Con la ripresa la Fondazione avrà maggiore redditività".
Le ultime parole famose. No: le penultime.
"Credo che alla fine del processo di ricapitalizzazione la Fondazione avrà ancora il 51 per cento", ci dà sotto il futuro cantore della discontinuità al picio. Allora, le dimissioni di Gabriellone non le avrebbe mai chieste, anzi se c'era da lodarlo...

 Noi tutti tifiamo per l'auditorium, ci mancherebbe altro; sarebbe bello che oltre a dell'ottima musica, però, si potessero ascoltare cose sensate, in città, almeno da chi si fregia del titolo di primo cittadino: non cose che l'attualità smentisce dopo poche settimane...

Ps L'incipit del pezzo di Repubblica è una frase parenetica di Franchino: "Tiriamo fuori le unghie". "Per afferrare il futuro. Siena deve realizzare tanti progetti del passato. Ci vorranno 20 anni ma dobbiamo iniziare ora". Come si dice, chi ben comincia è a metà dell'opera...

domenica 15 gennaio 2012

Elogio dell'agricoltura, tra Latouche e Catone

  In momenti di crisi finanziaria con conseguenti ricadute sociali particolarmente impattanti (non per tutti), inevitabilmente riprendono quota teorie come quella dell'economista francese Serge Latouche, teorico della decrescita (ma lui sostiene sia preferibile parlare di "a-crescita"). Dall'Espresso della scorsa settimana, almeno un passaggio dell'intervista ("Elogio della frugalità", pagg.121-123) che gli ha fatto Gigi Riva (non è il celebre calciatore che portò il Cagliari ad un indimenticabile scudetto) merita di essere riportato integralmente.
Domanda: "Tornando a noi: è di gran moda l'espressione "sviluppo sostenibile".
R. "Mi spiace, non ci sto. Non c'è nessun sviluppo che sia sostenibile oggi. Abbiamo dissipato troppe risorse (Latouche si riferisce solo al mondo occidentale, in realtà, Ndr). Dovremmo fare più attenzione. Penso sempre a due Tir che si incrociano sotto il tunnel del Monte Bianco e uno porta l'acqua minerale francese a voi, e l'altro l'acqua minerale a noi. Che spreco".
Sulla prima parte del ragionamento, si può dissentire; sulla seconda, viceversa, siamo tutti d'accordo: il problema sarebbe passare dalla teoria alla pratica. Questo attiene alla quotidianità di ognuno di noi, ovviamente.
All'eretico - senza scendere in una precettistica che pure sarebbe stimolante - preme piuttosto sottolineare come coloro che guardano con favore alle teorie della decrescita sono in grandissima maggioranza persone votanti a sinistra, magari quella sinistra che non  è rappresentata in questo Parlamento (lo stesso Vendola si dice affascinato dalle teorie latouchiane, ma d'altra parte il leader di Sel era affascinato anche da don Verzè...).
D'altro canto, fu Enrico Berlinguer a parlare di "austerità", nell'Italia del 1977, subito contestato dagli allora giovani e scalpitanti Veltroni (quando ERA comunista, checchè ne dica) e D'Alema, ancora fresco di molotov.

  Il ritorno alla frugalità ed al lavoro della terra seguito da tanti (si fa per dire) giovani, dunque, attiene più alla tradizione della sinistra o della destra? Verrebbe da dire indubbiamente alla sinistra, che ha poi il merito di avere affrancato le masse contadine italiane dalla mezzadria (a questo proposito, suggerisco il pregnante "La mezzadria nelle terre di Siena e Grosseto Dal Medioevo all'età contemporanea", M.Ascheri e A. Dani, Pascal, novembre 2011).
Il dibattito, comunque, è aperto.
Quello che è curioso e stimolante è che questa corrente di pensiero si rifa - almeno sotto certi aspetti - alle idee dei grandi conservatori della Roma repubblicana, che concepivano la fatica ed il sudore del lavoro della terra come capace di forgiare l'ottimo cittadino e soldato romano. Magari contro le mollezze ed i lussi provenienti dalla Grecia o comunque da Levante.
Sentite un po' cosa scriveva Marco Porcio Catone nel suo De agri cultura (composto fra il 170 ed il 160 a.C.):
"è possibile che talvolta sia più conveniente procacciarsi un profitto con il commercio, se non fosse tanto rischioso, e così pure prestare denaro a usura, se fosse altrettanto onorevole (ma ancora non condannato dal Cristianesimo, per ovvie ragioni, Ndr). I nostri antenati così pensavano e così stabilirono nelle loro leggi: che il ladro fosse condannato al doppio, l'usuraio al quadruplo.Quanto peggior cittadino valutassero l'usuraio del ladro, lo si può di qui stimare.E quando lodavano un uomo dabbene, così lo lodavano: buon contadino e buon agricoltore...fra i contadini si formano uomini di fortissima tempra e soldati valorosissimi; e dall'agricoltura consegue il profitto più onesto, più stabile, meno sospetto".
Si può imputare molto a Marco Porcio Catone, ma non certo la mancanza di chiarezza; queste parole, poi, pur in un contesto drasticamente differente, non possono non fare riflettere: soprattutto in un momento di drammatica disoccupazione giovanile. In Grecia, nella Grecia che aspetta il default - segnala sempre L'Espresso - c'è già in atto un forte ritorno alla terra, da parte dei giovani.
Il mestiere di agricoltore, poi, è anche a prova di liberalizzazioni montiane, quindi...

Ps Dopo questo elogio dell'agricoltura tra Latouche e Catone, spero NON arrivino commenti in cui si esorta vivamente lo scrivente ad andare lui, a zappare la terra...

sabato 14 gennaio 2012

Mussari Giuseppe, please: almeno non prenderci per i fondelli...

 
  L'eretico aveva già letto qualcosa sul Cittadino on line ieri, ma ha voluto attendere l'ufficialità dell'house organ montepaschino, prima di commentare. Orbene, anche il Corriere di Siena conferma tutto, anche con nuovi, inediti particolari: la notizia, a dirla tutta, non c'è (sarebbe stata quella di un Mussari uscente prima di aprile, ma così NON è, come previsto in questo blog e non solo). Nessuno (per motivi che a suo tempo verranno fuori) ha la possibilità di andare da Lui, e di dirgli che sarebbe meglio farsi da parte IMMEDIATAMENTE, senza frapporre ulteriori indugi.
 Ci sono, però, le chiosature mussariane alla scontata notizia del suo abbandono primaverile. Sia La Nazione che il Corrsiena riportano la frase mussariana secondo cui gli azionisti della Banca lo avevano esortato a restare (se si intende il Calta, ci credo bene, mica scemo...); il giornale bisiano, però, aggiunge maliziosamente un passaggio, che vorrei non sfuggisse:
"Oltre agli azionisti ANCHE LE ISTITUZIONI LOCALI GLI AVREBBERO RICHIESTO DI RIVEDERE LA SUA POSIZIONE" (pagina 5). Se ne deduce che Franchino il DISKONTINUATOR (sic) e quello della Provincia gli avrebbero chiesto di "rivedere la sua posizione": vedete come si concretizza la buffonesca discontinuità ceccuzziana? Se il tutto non viene rettificato dal Ceccuzzi e da quell'altro a brevissimo (domani), lo dobbiamo dare per certo. A meno che le "istituzioni locali" non siano altre identità non meglio precisate, aliene da quelle sovracitate.

 Pare che i cronisti presenti abbiano fatto a gara per chiedergli del suo futuro in politica. Mussari si è schermito, dicendo di non avere "nè le capacità culturali nè l'intelligenza per ambire a tali vette: bisogna essere esigenti per valutare i propri limiti".
L'eccesso di modestia è evidente: con quello che vediamo in politica (a livello locale e nazionale), Mussari Giuseppe la sua figura la potrebbe fare, e più che bene. Tra Scilipoti e l'amico Denis il Verdini, in mezzo alle anime morte del Pd, ci farebbe anzi un figurone! Non ci si aspettano grottesche professioni di modestia, ci si aspetterebbe qualche spiegazione sulle tante ombre del lustro mussariano da Presidente Banca Mps. Troppo comodo fare il Forrest Gump della situazione, a questo punto....

 Il colmo, però, è quanto segue:
"Questo è un incarico che non può essere confuso con una professione. Non è il mio lavoro. E la scelta di lasciare non è determinata da contingenze e situazioni particolari".
Se il fatto di non essere un banchiere e di non avere alcuna competenza per svolgere questa delicata professione l'avesse esternata nel 2001 o, soprattutto, nel 2006, allora sarebbe stato da lodare, il realismo mussariano: così ha il sapore, atroce, di una beffa. Per la Banca, per i suoi trentamila dipendenti, per i suoi azionisti, per i suoi clienti. Di una presa per i fondelli dell'intelligenza altrui. Quando sdottorava ai convegni ed alle conferenze presentandosi come un banchiere capace di spaziare a 360°, allora? Visto che NON è il suo lavoro, abbandona anche la Presidenza Abi, visto che lì rappresenta i banchieri italiani, non i giocattolai o i barbieri? Siamo seri: la situazione lo imporrebbe.

 Fra le righe, Mussari fa infine capire che - visto che il banchiere non lo sa proprio fare - tornerà a fare l'avvocato. Ma non l'ha già fatto, anche da Presidente Mps, difendendo monsignor Acampa? Lui è il primo a sapere che quando vuole, quando gli fa comodo, può fare entrambe le cose (avvocato e banchiere), tutte insieme appassionatamente. Le vicende di questi anni lo dimostrano inequivocabilmente.
L'exit strategy mussariana avviene mestamente dal punto di vista dello stato di salute della Banca (ma la colpa è dell'Eba, ovviamente); facciamo almeno in modo che non sia anche una presa per il sederino fino in fondo...