Il 21 dicembre ci sarà una importante assemblea delle guide turistiche di Siena: quelle inefficienti ed inutili creature - anche un pochino ignorantelle, a dirla tutta - che vanno affiancate al più presto da baldi giovanotti formati all'uopo dalla Curia senese. Le guide sono molto...arrabbiate, ma altri dicono che tutto rimarrà come prima. Vedremo.
Frattanto, mi è capitato fra le mani un foglietto della associazione "culturale, apolitica ed apartitica" Per Siena, che invitava le guide a presenziare ad un incontro presso la sede dell'Associazione (Banchi di sopra, numero 72), fissato per il 2 dicembre scorso, alle 17. Nell'incontro, si poteva parlare dei vari problemi delle guide, in primis quello concernente l'abusivismo. Tutti dicono che dietro questa Associazione Per Siena, ci sia un noto banchiere per caso, e che questa Associazione si dichiari "apolitica ed apartitica", ma pinti - e parecchio - per il Candidato del Pd - e futuro Sindaco - Franco Ceccuzzi. Visto che le problematiche delle guida stanno così a cuore a quelli di Per Siena (sic), dopo le ultime vicissitudini, credo che le guide farebbero bene a sollecitare esplicitamente Per Siena a prendere posizione per le guide. O ora, o mai più!!
"Siena oggi è solamente una città di provincia...anche le guide turistiche cosa raccontano quando entrano in Duomo? Dicono: quell'opera è di quell'artista, quell'altra opera è di quell'altro artista, senza però spiegare il significato vero e profondo che c'è dietro al Duomo stesso...io credo ci sia un problema di cultura generale" (Vescovo Antonio Buoncristiani, 25 ottobre 2010: il corso era già partito, ma il Vescovo faceva finta di niente, l'ingenuo...).
Per risolvere questo problema di ignoranza, di grave deficit culturale delle guide, si affida l'organizzazione di un corso alternativo (lautamente finanziato dalla Fondazione, con soldi della collettività, quindi ad altro sottratti) ad una persona che, di arte, pare sappia ben poco, a meno che non abbia fatto un'ingozzata negli ultimi mesetti: l'efebico don Andrea Bechi, grande amico di monsignor Acampa, fedelissimo del sopracitato Vescovo. Siamo così nella curiosa situazione per cui la Fondazione Mps finanzia la formazione di dieci guide "talebane", che inevitabilmente andranno a sottrarre lavoro a quelle preesistenti: curioso, no? Nel bando, poi, non c'è nessun riferimento concernente la conoscenza di lingue straniere: e se arriva un gruppo di devotissimi pellegrini portoghesi, la guida talebanizzata che fa, li porta in Duomo e gli mima il senso autenticamente religioso delle opere, come bisognerebbe fare secondo i precetti di Buoncristiani? Come si fa a mimare lo Spirito Santo? Dulcis in fundo: visto che il Vescovo avoca a sè il tutto - tramite l'efebo di cui sopra -, allora devono valere le ferree regole del reclutamento dei docenti di Religione a scuola, assurdamente aventi l'obbligo del beneplacito vescovile, unica Nazione in Europa, per potere insegnare. Se uno è separato o divorziato, convive more uxorio (quello è permesso solo a certi preti della Curia), ha figli fuori dal matrimonio, nisba. Fuori dal corso! Punto e basta: bisogna essere talebani fino in fondo...
Ps Colgo l'occasione per scusarmi con il cittadino Buoncristiani: nel precedente post, l'ho definito originario di Spello, invece che di Sellano (sempre in Umbria sono, peraltro). Mi sono confuso con il mio ultimo libro, Gli scheletri nell'armadio, in cui c'è un personaggio, laico, che abita proprio a Spello: di lì l'errore. Ma con un titolo così, era chiaro a tutti che il riferimento a Buoncristiani era del tutto fuori luogo, neanche proponibile...
Raffaele Ascheri
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domenica 19 dicembre 2010
domenica 12 dicembre 2010
L'Arcivescovo detta legge anche sulle guide: e loro?
Parafrasando Cecco, se fossi...una guida, arderei (omissis). Mi risulta che alcune di loro siano decisamente sull'incazzato, ma non credo basti: se non fanno qualcosa adesso, rischiano concretamente di farsi sfilare parte del lavoro di mano. La loro professionalità, l'hanno già vista oltraggiata. E per mano di chi? Ma di Sua Eccellenza l'Arcivescovo (cioè del cittadino Antonio Buoncristiani da Spello, garante della Banda della Curiana).Non contento di avere fatto così tanto Bene alla città che l'ha adottato (ma che non lo sopporta), l'ultima trovata del pastore è stata questa: creare delle neoguide turistico-spirituali per la "valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici". Vale a dire, in soldoni: una truppa di giovani - formati ad hoc - che faranno le "guide cultural-religiose" ai pellegrini in visita a Siena. Una talebanizzazione della professione, ottima e coerente nel wahabismo sunnita dell'Arabia Saudita e nell'integralismo sciita iraniano o della maggioranza irachena (ma il cittadino Buoncristiani, la sa la differenza fra sciiti e sunniti in seno all'Islam? Secondo me, no...). Un'offesa alla professionalità delle guide locali, ritenute evidentemente indegne, non in grado di offrire ai turisti un'informazione completa, tale da tenere ovviamente conto del valore complessivo dell'opera d'arte (senza ovviamente prescindere da quello prettamente religioso, ci mancherebbe altro). Il prossimo passo - mi suggerisce preoccupata una di loro - potrebbe essere di affidare gli ingressi in Duomo (a pagamento da quando è arrivato Buoncristiani a Siena!) alle sole "guide talebane": niente di più facile, quasi scontato, direi. Guardando poi il bando, si capiscono molte cosine: in primo luogo, che l'intemerata del Vescovo di ottobre sull'ignoranza dei senesi e delle guide turistiche, non era frutto del caso, ma rispondeva ad un disegno ben preciso e preordinato, quello cioè di legittimare lo scempio attuale. In modo furbesco, tra l'altro: l'uscita del cittadino Buoncristiani è di ottobre, ma - bando alla mano - il colloquio orientativo per i futuri talebani era fissato per il 13 settembre! Il corso è iniziato, bando alla mano, ad ottobre, guarda caso. Altra cosa: queste "borse di studio per corso di formazione nel settore della valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici, per il sostegno al reddito di giovani in cerca di prima occupazione neo-laureati in ambito storico, storico-artistico e in gestione o conservazione dei beni culturali", indovinate da chi sono state finanziate? Ma da Gabriellone Mancini, il ragioniere di San Gimignano che è solito genuflettersi all'alto clero: un vandeano valdelsano divenuto Presidente della Fondazione Mps. Chicchina finale, imperdibile: da bando, si evince che a gestire ed organizzare il tutto, sarà don Andrea Bechi, l'efebico grande amico di monsignor Acampa. Detto questo, ogni commento risulta financo stucchevole...
Da parte mia, solo un suggerimento conclusivo: alle future guide talebane della Militia Buoncristianensis, vorrei sommessamente suggerire un itinerario, che in effetti le guide ignoranti e blasfeme di Siena non mi risulta valorizzino in pieno. Il tratto è quello dalla Chiesa di Santa Lucia (appuntamento a domani, c'è Acampa che benedice gli occhi!) agli uffici della Curia: quello, cioè, che don Acampa percorse il 2 aprile 2006, la mattinata dell'incendio, dopo avere detto Messa. Stava andando a dare da mangiare ai pesciolini nell'acquario. Entrò, ed un incendino ad una risma di carta, appiccato da ignoti verso le tre di notte, improvvisamente si riaccese. Il ritorno di fiamma, insomma. Dopo un quarto d'ora di totale smemoratezza, Acampa riuscì a ricordarsi il numero dei pompieri, e li chiamò, con la reattività di un bradipo. Sembra una favoletta, ma è la tesi difensiva del trio Acampa (imputato) Mussari-De Martino (avvocatoni di Acampa). A raccontarla ai pellegrini, si farebbe loro un piacere: oltre a vedere posti meravigliosi, a Siena, ed a mangiare e bere da signori, si potrebbero fare anche delle grasse risate. Che tour indimenticabile, con le guide talebane della Militia Buoncristianensis...
Raffaele Ascheri
venerdì 3 dicembre 2010
L'Arcivescovo ed i malati: le amnesie di Buoncristiani...
Per Sant'Ansano, il nostro benemerito Arcivescovo ha parlato a lungo - nell'omelia - del Dolore, della Morte, delle spesso precarie condizioni di assistenza dei malati in ospedale, anziani o meno. Parole che non si possono che condividere, ovviamente: come dire che, prima di andare a letto, bisogna lavarsi i denti, magari usare anche il filo interdentale. Se, però, ve lo dicesse un semisdentato, con le gengive purulente e le corone ingiallate come un campo di grano prima della mietitura? Che vi verrebbe da pensare, forse da dire?
Il 1 dicembre, quindi, è andato in scena il Buoncristiani caritatevole: chiunque, però, conosca una parte della sua vita, sa che definire Buoncristiani "caritatevole" è un ossimoro vero e proprio, un accostamento di termini fra loro antitetici. Non è forse lo stesso signore che - come documentai ne Le mani sulla città, pagg.146 e 147, ovviamente mai smentito da alcuno - che non ebbe alcuno scrupolo ad umiliare, davanti ad altri sacerdoti, don Mino Marchetti, il 29 giugno 2007, in occasione dell'inaugurazione di una delle Chiese più brutte della Provincia, quella di Ponte a Bozzone. "A dire alla Polizia ciò che hai detto, hai offeso la Chiesa di Siena, quindi me". Alla Polizia, l'anziano prelato aveva riferito quello che tutti i sacerdoti senesi (e non solo) sanno, cioè che monsignor Acampa è omosessuale.Gli aveva toccato il pupillo, povero Arcivescovo: don Mino andava umiliato, per questo. Doveva pagare. Nessuna pietà per il vecchio in questione, che un anno dopo morì: tutti coloro che gli hanno vissuto accanto negli ultimi mesi, lo ricordano - e sono pronti a testimoniarlo - come una persona schiantata dal dolore di avvicinarsi alla morte senza il conforto del "suo" Vescovo.
Vogliamo parlare dei vivi? Volentieri. Don Furiesi è un plurinovantenne che non rinuncia a continuare a fare il sacerdote: passeggiate, preghiere, Messe. La persona più mite che uno possa conoscere. Un neo, però, ce l'ha, per il Vescovo e per la Banda della Curiana: ha visto entrare don Acampa la mattina verso le otto in Curia, quel 2 aprile del 2006, giorno dell'incendio famoso. Acampa, mai l'aveva detto ad alcuno (degli inquirenti: agli amichetti, si pensa di sì). Dal momento in cui ha osato dire questo, per l'anziano sacerdote terra bruciata intorno: per il Vescovo e per la Banda della Curiana, don Furiesi è un dead man walking, un morto che cammina. Grande impegno per dimostrare che sarebbe cieco, o gravemente ipovedente; magari, anche direttamente demente, così si fa conto pari... don Andrea Bechi - amico del cuore di Acampa - pare non lo saluti neanche più, pur essendone vicino di casa: bel rispetto, per uno che faceva il prete da quarant'anni, quando l'efebico prete biondo veniva al mondo. Quando don Furiesi morirà, gli faranno un funeralino, il Vescovo biascicherà un paio di preghierine, e poi via, tutti a bisbocciare...
Questo è il concreto rispetto dell'Arcivescovo verso i suoi preti: figuriamoci verso i fedeli. Certo, se poi uno è un pezzo grosso del Monte, una bella visitina gliela si fa di certo. Con tutti i crismi...
Ps In settimana prossima, questo blog pubblicherà una intercettazione - inedita - dell'ottobre 2006, in cui si capirà molto, molto bene l'autentico senso solidaristico di Sua Eccellenza Antonio Buoncristiani. In linea con il Vangelo. Quello secondo lui...
Raffaele Ascheri
Il 1 dicembre, quindi, è andato in scena il Buoncristiani caritatevole: chiunque, però, conosca una parte della sua vita, sa che definire Buoncristiani "caritatevole" è un ossimoro vero e proprio, un accostamento di termini fra loro antitetici. Non è forse lo stesso signore che - come documentai ne Le mani sulla città, pagg.146 e 147, ovviamente mai smentito da alcuno - che non ebbe alcuno scrupolo ad umiliare, davanti ad altri sacerdoti, don Mino Marchetti, il 29 giugno 2007, in occasione dell'inaugurazione di una delle Chiese più brutte della Provincia, quella di Ponte a Bozzone. "A dire alla Polizia ciò che hai detto, hai offeso la Chiesa di Siena, quindi me". Alla Polizia, l'anziano prelato aveva riferito quello che tutti i sacerdoti senesi (e non solo) sanno, cioè che monsignor Acampa è omosessuale.Gli aveva toccato il pupillo, povero Arcivescovo: don Mino andava umiliato, per questo. Doveva pagare. Nessuna pietà per il vecchio in questione, che un anno dopo morì: tutti coloro che gli hanno vissuto accanto negli ultimi mesi, lo ricordano - e sono pronti a testimoniarlo - come una persona schiantata dal dolore di avvicinarsi alla morte senza il conforto del "suo" Vescovo.
Vogliamo parlare dei vivi? Volentieri. Don Furiesi è un plurinovantenne che non rinuncia a continuare a fare il sacerdote: passeggiate, preghiere, Messe. La persona più mite che uno possa conoscere. Un neo, però, ce l'ha, per il Vescovo e per la Banda della Curiana: ha visto entrare don Acampa la mattina verso le otto in Curia, quel 2 aprile del 2006, giorno dell'incendio famoso. Acampa, mai l'aveva detto ad alcuno (degli inquirenti: agli amichetti, si pensa di sì). Dal momento in cui ha osato dire questo, per l'anziano sacerdote terra bruciata intorno: per il Vescovo e per la Banda della Curiana, don Furiesi è un dead man walking, un morto che cammina. Grande impegno per dimostrare che sarebbe cieco, o gravemente ipovedente; magari, anche direttamente demente, così si fa conto pari... don Andrea Bechi - amico del cuore di Acampa - pare non lo saluti neanche più, pur essendone vicino di casa: bel rispetto, per uno che faceva il prete da quarant'anni, quando l'efebico prete biondo veniva al mondo. Quando don Furiesi morirà, gli faranno un funeralino, il Vescovo biascicherà un paio di preghierine, e poi via, tutti a bisbocciare...
Questo è il concreto rispetto dell'Arcivescovo verso i suoi preti: figuriamoci verso i fedeli. Certo, se poi uno è un pezzo grosso del Monte, una bella visitina gliela si fa di certo. Con tutti i crismi...
Ps In settimana prossima, questo blog pubblicherà una intercettazione - inedita - dell'ottobre 2006, in cui si capirà molto, molto bene l'autentico senso solidaristico di Sua Eccellenza Antonio Buoncristiani. In linea con il Vangelo. Quello secondo lui...
Raffaele Ascheri
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