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domenica 29 maggio 2011

L'Operazione paraculo: ennesimo episodio...

  L'interessante rassegna del cortometraggio e del giornalismo d'inchiesta, organizzata lodevolmente da Luca Zingaretti, si conclude stamattina, con le premiazioni di rito. Ieri sera, il vero gran finale, di altissimo livello culturale: Eugenio Scalfari ed Asor Rosa, due dei maggiori intellettuali italiani, al Santa Maria della Scala.
L'iniziativa voluta da Zingaretti - lodevole sotto molti aspetti - si colloca, purtroppo, in un'operazione ad ampio raggio di cui, temo, lo stesso Zingaretti sia del tutto all'oscuro, non potendo conoscere a fondo la realtà senese: l'Operazione paraculo.
Veniamo al dunque: da anni, ormai, a Siena si ospitano grandi giornalisti, illuminate figure dell'intellettualità italiana e straniera. Va tutto bene, anzi benissimo. I risvolti principali sono due: alimentare le possibilità di successo della candidatura di Siena a capitale europea della Cultura nel 2019 (che sarebbe il trionfo della Casta, e di Ceccuzzi verso la fine del secondo mandato). Proposito legittimo, volendo anche giusto, dal punto di vista dei castisti.
Ciò che, però, non si può dire è quale sia il secondo motivo: la Casta invita - con soldi pubblici, ovviamente - illustri esponenti del mondo dell'informazione, a mò di captatio benevolentiae nei loro confronti (traduzione per Ceccuzzi: è questa l'Operazione paraculo, capito?).
Con la pubblicità del Monte su L'Espresso e l'invito del suo Direttore ad intervistare Mussari (sempre al Sms), si cerca di tenere buono appunto L'Espresso (per Panorama, essendo dell'amico Silvio, non c'è bisogno di grandi sforzi); per Repubblica, poi, chi meglio del suo fondatore? Non a caso, ieri Ceccuzzi ci ha voluto mettere il cappello, con un suo interventino pre Scalfari.  I cortometraggi migliori, le inchieste migliori, il giornalismo migliore sono sempre quelli che riguardano altro, da Siena: qui, tutto a posto, no? Che bisogno c'è, dunque, di giornalismo di inchiesta? L'eretico offre gratis la documentazione su Galaxopoly, ed i direttori locali fanno finta di niente (e Ceccuzzi minaccia pubblicamente il sottoscritto): poi, però, tutti a spellarsi le mani (giustamente) per chi fa sano giornalismo. Lontano da casina, però.
Nelle prossime settimane, arriveranno al pettine molti nodi giudiziari: Università, Ampugnano, Provincia, incendio in Curia et alia. Come ci starebbe bene un reportage dell'ottimo (senza ironie!) Fabrizio Gatti, giornalista d'inchiesta di punta de L'Espresso.
Pronto a "vestirsi" da immigrato, per scrivere sui viaggi della speranza; a Siena, non avrebbe neanche bisogno di travestirsi, per scoprire certe cose. E neanche di viaggiare tanto.
Meglio farlo invitare, e trattarlo con i guanti bianchi: non si sa mai...
Raffaele Ascheri