In attesa di tornare a personaggi ormai ben noti ai frequentatori di questo blog (Ceccuzzi, la Benedetto, ovviamente Mussari visto il ritrovamento pegognaghese et alii), l'eretico oggi vorrebbe svolgere il suo compitino quotidiano scrivendo del Pd (sai che novità...). Sulla questione morale bersaniana, magari: sempre ricordando - mai abbastanza, purtroppo - che nel 2009, tutti i rappresentanti della Casta di Siena erano bersaniani fino al midollo. L'alfiere della pulizia nel Partito (Ignazio Marino), era un candidato - a Siena e non solo - da sfigati, o da società civile, intesa nel senso dalemiano del termine (paragonabile a ciò che pensa Silvione dell'Italia). Oggi Marino è l'unico (con Parisi, e pochissimi altri) a potersi permettere parole chiare, esplicite, forti sulla questione morale del Pd (su quella berlusconiana, è bravo chiunque...).
Una bella scrematura fra chi non disprezza la commistione fra affari e politica, e chi, invece, la condanna senza se e senza ma, dunque, fu quella delle Primarie del 2009: l'eretico ricorda con nettezza quando, alla Saletta dei mutilati, Marino - intervistato da Concita De Gregorio - parlava delle tante sezioni del Pd campano, calabrese e pugliese (ma guarda un pochino...), dove lui non aveva ottenuto neanche una firma, neanche per sbaglio!! Lo ricordava senza acredine, ma con determinazione. Qualcuno, oggi, dovrebbe dargli ragione, all'interno del Pd: tranquilli, non ci sarà la fila...
Penati Filippo - lo ricordava Gad Lerner ieri su Repubblica - non è una mela marcia, tutt'altro: è un ingranaggio di un Sistema, che a Siena (con tutte le peculiarità del caso specifico) ben conosciamo, e che - in parte, ma molto significativa - Galaxopoly ha scoperchiato (di qui l'esigenza della ferrea censura sul fatto), in modo implacabile.
Vorrei che si ragionasse (se è ancora possibile farlo) su questi elementi: il Pm che ha scoperchiato il Sistema Sesto si chiama Walter Mapelli, ed è un magistrato dichiaratamente di sinistra (tessera di Magistratura democratica); la Repubblica appartiene ad un socio fondatore del Pd (l'ingegnere De Benedetti), ed ha pubblicato almeno due interviste esplosive a Di Caterina, grande accusatore di Penati; il prima citato Gad Lerner, è un piddino convinto, eppure attacca frontalmente la gestione bersaniana del Pd (l'aveva già fatto con l'affaire Pronzato, il quale ha ammesso di avere intascato mazzette vecchia maniera per 40mila euro, ed era uno molto vicino a Bersani e a D'Alema). Si potrebbe continuare, per non poco.
Solo nel Pd senese, non esiste uno (politico, amministratore, miracolato, "giornalista") che sia uno, che si ponga il problema, in pubblico. Nessuno che - dall'interno - abbia le palle per dire alcunchè: non di sinistra, di decente.
Cenni? Come se non fosse mai esistito (magari...); Bezzini? Come se esistesse...la Meloni? Deve badare alla creatura (se non ora, quando?); il Carli? Si dovrebbe fare spiegare tutta la storia del Sistema Sesto, ed è roba complessa; Ceccuzzi (due volte parlamentare di questo Partito, in tempi recenti assai): non pervenuto, in quanto ormai impegnato a rilasciare dichiarazioni solo sul protocollo dei cavalli da Palio e a girare di sagra (contradaiola) in sagra (ieri avvistato nell'Aquila). Siena, in pratica, è sedevacante, per quanto concerne il Sindaco: non di solo Palio e costoleccio (pure entrambi da salvaguardare, ci mancherebbe altro) vive la città!
I nodi, però, stanno venendo al pettine: possibile che non ci sia neanche uno a volersi salvare l'anima, piuttosto che la poltroncina? Farsi confessare in articulo mortis da Acampa, non so se possa salvarla (l'anima)...
DA GIOVEDI' 25 LUGLIO 2013 IL BLOG SI TRASFERISCE AL SEGUENTE INDIRIZZO: WWW.ERETICODISIENA.IT
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giovedì 8 settembre 2011
mercoledì 7 settembre 2011
Qualche anticipazione mussariana...
Ciò che il buon Settimio aveva dato all'eretico in quel di Pegognaga, in effetti, si è rivelato di molto interessante: mi aspettavo abbastanza, ho trovato molto.
Quantitativamente parlando, sono oltre trecento pagine, il che non è cosa di poco conto; qualitativamente, sono davvero ben documentate, e - devo dire - scritte benone: io ci ho giusto aggiunto qualche correzioncina e qualche pennellata da scrittore, niente di più...
Un lavoro con i fiocchi, dunque: pensate che l'anonimo estensore, aveva financo pensato a dividere la narrazione in Capitoli (27, per la precisione), più una articolata Introduzione.
Questo Settimio da Pegognaga, forse non si rende neanche conto di quale colpo di fortuna gli era capitato fra le mani!
"Tra l'altro, io ho il conto ad Intesa!", mi disse, nel caratteristico dialetto locale.
Leggendo e rileggendo il testo, mi pare chiaro, sempre più chiaro, che trattasi di una biografia scritta da una sola persona (lo stile sembra omogeneo, in linea di massima), ma indubbiamente questo anonimo è stato aiutato da molti: qui c'è la mano di gente che sa di finanza, che ha conosciuto Mussari sin dal suo approdo senese da Catanzaro, che ne conosce il carattere; addirittura - secondo me - c'è anche qualcuno delle forze dell'ordine che lo ha aiutato (direi più di uno), perchè certe cose, altrimenti, questo sconosciuto non avrebbe potuto saperle. Non c'è dubbio.
E non scordiamoci che Mussari nasce avvocato, come ben si sa: anche da quell'ambiente deve essere arrivata qualche soffiata, mi fa l'idea. Ci sono chicchine che sembrano uscite proprio da un ambiente avvocatesco.
Tanto per giustificare la firma, ho scelto, con grande cura, le foto del biografato: tanto quella della copertina, quanto quella della quarta.
Mi sono accorto di una cosa: Mussari Giuseppe è uno di quei personaggi che, a seconda di come venga fotografato, può apparire un affascinante quasi cinquantenne, o uno sciupatello che dimostra più degli anni che ha. Succede a tutti, ma a qualcuno di più.
L'eretico, con la consueta magnanimità che lo contraddistingue, ne ha scelte due (di foto), in cui Mussari è venuto decisamente bene, scartando quelle in cui appariva stanco e sciupato: spero l'avvocato-banchiere-cavaliere-tifoso cestistico me ne dia atto...
Ulteriori informazioni? Dai, su: riparliamone domenica...
Quantitativamente parlando, sono oltre trecento pagine, il che non è cosa di poco conto; qualitativamente, sono davvero ben documentate, e - devo dire - scritte benone: io ci ho giusto aggiunto qualche correzioncina e qualche pennellata da scrittore, niente di più...
Un lavoro con i fiocchi, dunque: pensate che l'anonimo estensore, aveva financo pensato a dividere la narrazione in Capitoli (27, per la precisione), più una articolata Introduzione.
Questo Settimio da Pegognaga, forse non si rende neanche conto di quale colpo di fortuna gli era capitato fra le mani!
"Tra l'altro, io ho il conto ad Intesa!", mi disse, nel caratteristico dialetto locale.
Leggendo e rileggendo il testo, mi pare chiaro, sempre più chiaro, che trattasi di una biografia scritta da una sola persona (lo stile sembra omogeneo, in linea di massima), ma indubbiamente questo anonimo è stato aiutato da molti: qui c'è la mano di gente che sa di finanza, che ha conosciuto Mussari sin dal suo approdo senese da Catanzaro, che ne conosce il carattere; addirittura - secondo me - c'è anche qualcuno delle forze dell'ordine che lo ha aiutato (direi più di uno), perchè certe cose, altrimenti, questo sconosciuto non avrebbe potuto saperle. Non c'è dubbio.
E non scordiamoci che Mussari nasce avvocato, come ben si sa: anche da quell'ambiente deve essere arrivata qualche soffiata, mi fa l'idea. Ci sono chicchine che sembrano uscite proprio da un ambiente avvocatesco.
Tanto per giustificare la firma, ho scelto, con grande cura, le foto del biografato: tanto quella della copertina, quanto quella della quarta.
Mi sono accorto di una cosa: Mussari Giuseppe è uno di quei personaggi che, a seconda di come venga fotografato, può apparire un affascinante quasi cinquantenne, o uno sciupatello che dimostra più degli anni che ha. Succede a tutti, ma a qualcuno di più.
L'eretico, con la consueta magnanimità che lo contraddistingue, ne ha scelte due (di foto), in cui Mussari è venuto decisamente bene, scartando quelle in cui appariva stanco e sciupato: spero l'avvocato-banchiere-cavaliere-tifoso cestistico me ne dia atto...
Ulteriori informazioni? Dai, su: riparliamone domenica...
martedì 6 settembre 2011
Riflessioni ereticali sullo sciopero camussato (o camussino?)...
Oggi, 6 settembre, grande manifestazione organizzata dalla CGIL contro la manovra governativa(peraltro, ancora non chiarissima): sulla scelta della dirigenza nazionale del sindacato, ognuno la pensi come vuole (per quello che consta all'eretico, la manovra non piace di certo, e si è già scritto da quali tasche si andrebbe a raccattare volentieri parte del gettito...).
Veniamo alla manifestazione senese: l'eretico premette di non avere assistito al discorso finale in Piazza Salimbeni, ma in compenso ha osservato piuttosto a lungo lo snodarsi dell'evento. Tanta gente, di certo; nel complesso, bella manifestazione, a prima vista.
Quello che dispiace, è che tanta gente, tanti lavoratori, in perfetta buona fede, si facciano prendere dai fondelli proprio da coloro che cotanto corteo aprivano: non solo gente che non ha mai fatto mezza giornata di lavoro in vita sua (proprio come i Vescovi che sdottorano di matrimonio...), ma anche gente di lotta e di governo. Veri e propri Zelig: quando c'è uno sciopero targato CGIL, li trovi tutti in prima fila, a fare gli antiberlusconiani: ma si può ancora credere che lo siano, senza abdicare alla propria intelligenza?
In buona sostanza, mi sono tornati in mente i pellegrini che vanno a Medjugorje: massimo rispetto per loro e per la loro fede (per l'eretico, deve essere garantita anche l'adorazione del pappagallo, purchè non imposta), parecchio meno per chi li prende per il culo, e ci si ingrassa dietro.
Tornando dai Balcani alla città del Palio, solo qualche esempio, a pelo d'acqua: quando un annetto e mezzo fa Berlusconi Silvio atterrò nel Senese per valutare se comprare o meno un castello in loco, l'evanescente Simone Bezzini era lì, con tanto di fascia tricolore, ad omaggiarlo servilmente (non si sa se si sia anche genuflesso all'uopo). Era una visita esclusivamente, strettamente privata del Silvione nazionale (chissà chi ci avrebbe mai portato, in quella magione, se l'avesse comprata), e non c'era quindi nessunissimo obbligo di andare, con tanto di fascia tricolore. Oggi, però, il Bezzini era lì a protestare contro la manovra di quello che era andato a salutare in pompa magna: se puta caso fosse sceso in Piazza Berlusconi con il suo elicottero, lui sarebbe accorso subito...
Quanto a Franchino Ceccuzzi, che dire? Immagino (ma è pura fantasia, si capisce) una telefonata di scuse a Denis Verdini, già in mattinata, per dire che lui non poteva non esserci, ma che non è diventato improvvisamente di sinistra: tutto sotto controllo, tutto a posto...
Se poi pensiamo che il più sbeffeggiato dai manifestanti dopo Berlusconi - allorquando non fosse scivolato sulla buccia di banana dell'affitto romano in nero pagato a Milanese -, vale a dire il (presunto) genio della finanza Giulio Tremonti, ora sarebbe verosimilmente Premier di un Governo di garanzia, magari con un Ministero di peso affidato al primo finanziatore del Pd locale, vedete che il cerchio si chiude: insieme a Tremonti, i manifestanti avrebbero mandato a quel paese anche il Presidente di Banca Mps, stamattina?
E pensare che la Susanna Camusso, il 16 agosto scorso, era venuta a vedersi il Palio, da Palazzo Sansedoni, ospite del Monte (notoriamente un baluardo della difesa dei posti di lavoro); insieme a lei - che per l'occasione non aveva il cappellino alla Cipputi -, c'era anche l'ex leader CGIL Guglielmo l'Epifani ( Di Vittorio e Lama no, in quanto deceduti), ma soprattutto era presente il più berlusconiano dei berlusconiani (insieme al Premio Frajese Letta Gianni), Paolo Buonaiuti da Firenze.
Avrà detto, la Camusso, al sempre abbronzatissimo Buonaiuti:
"Vedi quanta gente a questo Palio? Il 6 settembre, io ne faccio sfilare anche di più, in tutta Italia: e tutti di una sola Contrada, pensa!". E giù, a scambiarsi occhi dolci davanti ad un bel rinfresco, berlusconiani ed antiberlusconiani.
Non corrisponde al vero, che siano tutti uguali, i nostri politici e i nostri sindacalisti di punta, ci mancherebbe altro: infatti - in questi rinfreschi - c'è chi mangia educatamente con la bocca chiusa, e chi fa i gargarismi pubblici con il vino buono...
Veniamo alla manifestazione senese: l'eretico premette di non avere assistito al discorso finale in Piazza Salimbeni, ma in compenso ha osservato piuttosto a lungo lo snodarsi dell'evento. Tanta gente, di certo; nel complesso, bella manifestazione, a prima vista.
Quello che dispiace, è che tanta gente, tanti lavoratori, in perfetta buona fede, si facciano prendere dai fondelli proprio da coloro che cotanto corteo aprivano: non solo gente che non ha mai fatto mezza giornata di lavoro in vita sua (proprio come i Vescovi che sdottorano di matrimonio...), ma anche gente di lotta e di governo. Veri e propri Zelig: quando c'è uno sciopero targato CGIL, li trovi tutti in prima fila, a fare gli antiberlusconiani: ma si può ancora credere che lo siano, senza abdicare alla propria intelligenza?
In buona sostanza, mi sono tornati in mente i pellegrini che vanno a Medjugorje: massimo rispetto per loro e per la loro fede (per l'eretico, deve essere garantita anche l'adorazione del pappagallo, purchè non imposta), parecchio meno per chi li prende per il culo, e ci si ingrassa dietro.
Tornando dai Balcani alla città del Palio, solo qualche esempio, a pelo d'acqua: quando un annetto e mezzo fa Berlusconi Silvio atterrò nel Senese per valutare se comprare o meno un castello in loco, l'evanescente Simone Bezzini era lì, con tanto di fascia tricolore, ad omaggiarlo servilmente (non si sa se si sia anche genuflesso all'uopo). Era una visita esclusivamente, strettamente privata del Silvione nazionale (chissà chi ci avrebbe mai portato, in quella magione, se l'avesse comprata), e non c'era quindi nessunissimo obbligo di andare, con tanto di fascia tricolore. Oggi, però, il Bezzini era lì a protestare contro la manovra di quello che era andato a salutare in pompa magna: se puta caso fosse sceso in Piazza Berlusconi con il suo elicottero, lui sarebbe accorso subito...
Quanto a Franchino Ceccuzzi, che dire? Immagino (ma è pura fantasia, si capisce) una telefonata di scuse a Denis Verdini, già in mattinata, per dire che lui non poteva non esserci, ma che non è diventato improvvisamente di sinistra: tutto sotto controllo, tutto a posto...
Se poi pensiamo che il più sbeffeggiato dai manifestanti dopo Berlusconi - allorquando non fosse scivolato sulla buccia di banana dell'affitto romano in nero pagato a Milanese -, vale a dire il (presunto) genio della finanza Giulio Tremonti, ora sarebbe verosimilmente Premier di un Governo di garanzia, magari con un Ministero di peso affidato al primo finanziatore del Pd locale, vedete che il cerchio si chiude: insieme a Tremonti, i manifestanti avrebbero mandato a quel paese anche il Presidente di Banca Mps, stamattina?
E pensare che la Susanna Camusso, il 16 agosto scorso, era venuta a vedersi il Palio, da Palazzo Sansedoni, ospite del Monte (notoriamente un baluardo della difesa dei posti di lavoro); insieme a lei - che per l'occasione non aveva il cappellino alla Cipputi -, c'era anche l'ex leader CGIL Guglielmo l'Epifani ( Di Vittorio e Lama no, in quanto deceduti), ma soprattutto era presente il più berlusconiano dei berlusconiani (insieme al Premio Frajese Letta Gianni), Paolo Buonaiuti da Firenze.
Avrà detto, la Camusso, al sempre abbronzatissimo Buonaiuti:
"Vedi quanta gente a questo Palio? Il 6 settembre, io ne faccio sfilare anche di più, in tutta Italia: e tutti di una sola Contrada, pensa!". E giù, a scambiarsi occhi dolci davanti ad un bel rinfresco, berlusconiani ed antiberlusconiani.
Non corrisponde al vero, che siano tutti uguali, i nostri politici e i nostri sindacalisti di punta, ci mancherebbe altro: infatti - in questi rinfreschi - c'è chi mangia educatamente con la bocca chiusa, e chi fa i gargarismi pubblici con il vino buono...
lunedì 5 settembre 2011
La rivolta degli scopini (ed un suggerimento ereticale)!
Il Tiresia dell'Università di Siena (il professor Giovanni Grasso, per chi, colpevolmente, non lo sapesse) l'ha fatta, ancora una volta, davvero grossa, tirando fuori la magagna degli scopini da cesso iperpagati (60 euro, più Iva) dall'Università. Uno dei tanti esempi di spreco per lo spreco.
Non è uno scoop dell'eretico, quindi; il tema, anzi, è già stato ampiamente trattato dai blog non allineati (Il senso della misura di Grasso, appunto, Fratello illuminato, il Santo, più il Cittadino on line: il fatto che non sia arrivato sulla stampa "ufficiale", non sorprende certo più di tanto...).
Come si fa, però, a non scrivere qualcosina su questo tema?
Il tema della "merda", tra l'altro, è tornato ampiamente di moda, in questo incipit settembrino, con tanto di sdoganamento della parola: e ancora una volta, grazie al faro antropologico della Casta di Siena, l'ottimo Berlusconi Silvio.
"Il giorno che la merda avrà un valore, i poveri nasceranno senza culo" (by Gabriel Garcìa Marquez, riportata da Stefano Bartezzaghi su Repubblica di ieri l'altro).
Nell'Università senese, dunque, tutto doveva essere pulito al meglio, con il meglio che il mercato (dello scopino) potesse offrire: si è parlato di manie di grandezza dei Magnifici senesi, poteva forse fare un'eccezione lo scopino?
Visto che di scopino stiamo discutendo, perchè non utilizzare i pregiatissimi scopini per fare anche altro? Un esproprio proletario in piena regola (molti docenti di oggi, ne erano teorizzatori, anni fa), da parte dei dipendenti a rischio stipendio, ci starebbe proprio bene, no? Ma non per portarseli banalmente a casa loro, bensì per utilizzarli in una bella manifestazione da INDIGNADOS caserecci: non sarebbe un'eccellente, ed originalissima, variante, rispetto per esempio alle pentole usate a Parma per protestare contro la corruzione emersa nella politica locale?
Se il Comune di Siena decidesse di non costituirsi parte civile, una bella manifestazione con tanti scopini di valore davanti all'ufficio del Sindaco, non ci starebbe benone?
Per non parlare di ciò che si potrebbe fare - opportunamente scopinodotati - nei confronti dei responsabili del megadissesto dell'Ateneo...
Ps Stasera, l'eretico raccomanda, in modo caldissimo, la visione del film Fortapàsc, di Marco Risi (Raiuno, ore 21,20); storia di un coraggioso giornalista (ucciso il 23 settembre 1985, a 26 anni!), che lavorava al Mattino di Napoli. Un giovane giornalista (precario), che non aveva paura di denunciare il marcio che vedeva intorno a sè. C'è una frase, nel film, che potrebbe essere ripetuta pari pari per la realtà dell'informazione senese.
Chi vedrà (o rivedrà) il film, non tarderà a capire quale sia...
Non è uno scoop dell'eretico, quindi; il tema, anzi, è già stato ampiamente trattato dai blog non allineati (Il senso della misura di Grasso, appunto, Fratello illuminato, il Santo, più il Cittadino on line: il fatto che non sia arrivato sulla stampa "ufficiale", non sorprende certo più di tanto...).
Come si fa, però, a non scrivere qualcosina su questo tema?
Il tema della "merda", tra l'altro, è tornato ampiamente di moda, in questo incipit settembrino, con tanto di sdoganamento della parola: e ancora una volta, grazie al faro antropologico della Casta di Siena, l'ottimo Berlusconi Silvio.
"Il giorno che la merda avrà un valore, i poveri nasceranno senza culo" (by Gabriel Garcìa Marquez, riportata da Stefano Bartezzaghi su Repubblica di ieri l'altro).
Nell'Università senese, dunque, tutto doveva essere pulito al meglio, con il meglio che il mercato (dello scopino) potesse offrire: si è parlato di manie di grandezza dei Magnifici senesi, poteva forse fare un'eccezione lo scopino?
Visto che di scopino stiamo discutendo, perchè non utilizzare i pregiatissimi scopini per fare anche altro? Un esproprio proletario in piena regola (molti docenti di oggi, ne erano teorizzatori, anni fa), da parte dei dipendenti a rischio stipendio, ci starebbe proprio bene, no? Ma non per portarseli banalmente a casa loro, bensì per utilizzarli in una bella manifestazione da INDIGNADOS caserecci: non sarebbe un'eccellente, ed originalissima, variante, rispetto per esempio alle pentole usate a Parma per protestare contro la corruzione emersa nella politica locale?
Se il Comune di Siena decidesse di non costituirsi parte civile, una bella manifestazione con tanti scopini di valore davanti all'ufficio del Sindaco, non ci starebbe benone?
Per non parlare di ciò che si potrebbe fare - opportunamente scopinodotati - nei confronti dei responsabili del megadissesto dell'Ateneo...
Ps Stasera, l'eretico raccomanda, in modo caldissimo, la visione del film Fortapàsc, di Marco Risi (Raiuno, ore 21,20); storia di un coraggioso giornalista (ucciso il 23 settembre 1985, a 26 anni!), che lavorava al Mattino di Napoli. Un giovane giornalista (precario), che non aveva paura di denunciare il marcio che vedeva intorno a sè. C'è una frase, nel film, che potrebbe essere ripetuta pari pari per la realtà dell'informazione senese.
Chi vedrà (o rivedrà) il film, non tarderà a capire quale sia...
domenica 4 settembre 2011
Svelato il mistero di Pegognaga!!
Il macellaio ("imprenditore della carne", come ha voluto sottolineare Settimio, con inquietante eufemismo) di Pegognaga, dunque, ha consegnato all'eretico l'importante plico contenente la biografia (non autorizzata) del prestigioso personaggio.
Anche se è entrato in quella stanza d'albergo per non nobilissimi fini (ma si sa che la carne è debole, e l'imprenditore della carne comunque non ha l'obbligo della continenza come gli uomini di Chiesa...), il macellaio di Pegognaga ha fatto - del tutto involontariamente, si badi - un gran piacere all'eretico.
Dopo la condanna del Giudice Cavoto (su cui ritorneremo, ovviamente), la vittoria di Franchino alle elezioni (peraltro iperprevedibile), nonchè il successo giudiziario di Acampa il 19 luglio (aspettiamo le motivazioni della sentenza, Giudice Gaggelli: faccia in fretta, per favore!), per l'eretico si era prefigurato un annus horribilis davvero: fino a quando non è andato a Pegognaga...
Queste trecento e più pagine, infatti, narrano delle gesta (o, almeno, di alcune gesta) dell'uomo più potente della città, vale a dire del Presidente della Banca Mps Mussari Giuseppe: roba grossa, quindi...
Appena ricevutele, l'eretico ha iniziato a cercare di vagliarle al meglio delle sue (limitate) possibilità, e tutto pare incredibilmente tornare, tutto pare essere documentalmente provato o provabile con la documentazione in possesso dello scrivente.
Ma chi mai potrà avere scritto queste pagine? Certo non un amico del Presidente; per farci cosa, però? E se le pubblica prima l'anonimo estensore? Beh, ci sarebbe da cospargersi il capo di cenere per il resto della vita, ma tant'è: prima verificare, poi pubblicare.
Per gli interessati, diciamo che le verifiche sono a buon punto. Anzi, buonissimo...
Per intanto, mercoledì l'eretico darà qualche ulteriore informazione sul velenoso libello: così, tanto per scaldare i motori...
Anche se è entrato in quella stanza d'albergo per non nobilissimi fini (ma si sa che la carne è debole, e l'imprenditore della carne comunque non ha l'obbligo della continenza come gli uomini di Chiesa...), il macellaio di Pegognaga ha fatto - del tutto involontariamente, si badi - un gran piacere all'eretico.
Dopo la condanna del Giudice Cavoto (su cui ritorneremo, ovviamente), la vittoria di Franchino alle elezioni (peraltro iperprevedibile), nonchè il successo giudiziario di Acampa il 19 luglio (aspettiamo le motivazioni della sentenza, Giudice Gaggelli: faccia in fretta, per favore!), per l'eretico si era prefigurato un annus horribilis davvero: fino a quando non è andato a Pegognaga...
Queste trecento e più pagine, infatti, narrano delle gesta (o, almeno, di alcune gesta) dell'uomo più potente della città, vale a dire del Presidente della Banca Mps Mussari Giuseppe: roba grossa, quindi...
Appena ricevutele, l'eretico ha iniziato a cercare di vagliarle al meglio delle sue (limitate) possibilità, e tutto pare incredibilmente tornare, tutto pare essere documentalmente provato o provabile con la documentazione in possesso dello scrivente.
Ma chi mai potrà avere scritto queste pagine? Certo non un amico del Presidente; per farci cosa, però? E se le pubblica prima l'anonimo estensore? Beh, ci sarebbe da cospargersi il capo di cenere per il resto della vita, ma tant'è: prima verificare, poi pubblicare.
Per gli interessati, diciamo che le verifiche sono a buon punto. Anzi, buonissimo...
Per intanto, mercoledì l'eretico darà qualche ulteriore informazione sul velenoso libello: così, tanto per scaldare i motori...
sabato 3 settembre 2011
Giornata ebraica: Franchino in sinagoga...
Una delle caratteristiche più genuine e schiette degli ebrei - è cosa risaputa - è l'umorismo, più o meno graffiante (e si sa che più si è dotati di ironia, più si dà fastidio al Potere, quale esso sia).
Domani sarà la Giornata della cultura ebraica, con Siena città capofila, in Italia: un importante riconoscimento, indubbiamente, che sarebbe sciocco vedere solo in proiezione dell'appuntamento (molto potenziale) di Siena Capitale europea della cultura. La ormai sparutissima comunità senese deve essere orgogliosa dell'evento, e l'eretico ricorda volentieri l'opera del professor Lattes (scomparso da qualche anno), che tante volte gli ha aperto la sinagoga.
Ma veniamo alla giornata: nel dépliant si legge che in mattinata - alle 11,15 per la precisione - ci saranno i saluti di rito delle autorità; a Renzo Gattegna (Presidente delle comunità ebraiche italiane), si unirà la trojka castista senese, composta da Gabriello Mancini (colui che non riuscì neanche a farsi inquisire per Galaxopoly), Simone Bezzini (l'impalpabile Presidente della Provincia), nonchè il nostro amatissimo Franco Ceccuzzi, il Sindaco dei Sindaci.
Per Franchino, un appuntamento strano: per la prima volta da un mese a questa parte, non ci sarà da parlare di cavalli o di doping (in generale: non riferibile al Palio, si capisce). Meno male che, proprio a fianco della sinagoga, c'è la stalla della sua Torre, in modo tale che il contradaiolo e l'uomo delle istituzioni si potranno fondere mirabilmente, domani mattina.
All'eretico basterebbe che Franchino non facesse gaffes particolari. Basterebbe questo. Mi raccomando: limitarsi a leggere ciò che gli hanno scritto, poi solo annuire e ringraziare; meglio se sorridendo (ma non troppo, per i noti problemi). Non prendere iniziative, contare fino a dieci prima di aprire bocca, non entrare in argomenti che si possono ritorcere contro, diventando gineprai inestricabili. Gli ebrei - in estrema sintesi - sono quelli che ne hanno buscate sodo da Hitler nella seconda guerra mondiale, ma anche da parecchi altri ben prima del baffino, altri che magari brandivano il crocifisso preparando il rogo agli ebrei (vedasi i moti del Viva Maria). Ecco, magari meglio non pubblicizzare l'amicizia con monsignor Acampa e con il suo amico don Andrea Bechi, che il Viva Maria ha con vigore intellettuale (sic) difeso: basso profilo, fare finta di niente, Gattegna non credo proprio possa sapere.
Per non rischiare figuracce, ricordarsi che gli ebrei sono quelli che stanno in Israele, ma non solo: non sono quelli della Mecca e di Medina, sono quelli di Gerusalemme (che, però, è città sacra anche per quelli della Mecca, ed anche per il Vescovo Buoncristiani e per don Acampa: che confusione, forse è meglio riparlare di Contrade, ora che si sono imparati i colori di tutte).
Sarebbe infine il caso - proprio in vista della candidatura senese a Capitale europea della Cultura - che si cambiassero gli osceni cartelli che ci fanno ridere dietro da anni (l'eretico francamente non ricorda: venuti fuori sotto Piccini, o sotto il paonazzo del Nicchio?). Quelli, per capirsi, che indicano ai turisti la via per la "Sinagoga ebraica": come se si indicasse una moschea, dicendo "moschea islamica"...
Domani sarà la Giornata della cultura ebraica, con Siena città capofila, in Italia: un importante riconoscimento, indubbiamente, che sarebbe sciocco vedere solo in proiezione dell'appuntamento (molto potenziale) di Siena Capitale europea della cultura. La ormai sparutissima comunità senese deve essere orgogliosa dell'evento, e l'eretico ricorda volentieri l'opera del professor Lattes (scomparso da qualche anno), che tante volte gli ha aperto la sinagoga.
Ma veniamo alla giornata: nel dépliant si legge che in mattinata - alle 11,15 per la precisione - ci saranno i saluti di rito delle autorità; a Renzo Gattegna (Presidente delle comunità ebraiche italiane), si unirà la trojka castista senese, composta da Gabriello Mancini (colui che non riuscì neanche a farsi inquisire per Galaxopoly), Simone Bezzini (l'impalpabile Presidente della Provincia), nonchè il nostro amatissimo Franco Ceccuzzi, il Sindaco dei Sindaci.
Per Franchino, un appuntamento strano: per la prima volta da un mese a questa parte, non ci sarà da parlare di cavalli o di doping (in generale: non riferibile al Palio, si capisce). Meno male che, proprio a fianco della sinagoga, c'è la stalla della sua Torre, in modo tale che il contradaiolo e l'uomo delle istituzioni si potranno fondere mirabilmente, domani mattina.
All'eretico basterebbe che Franchino non facesse gaffes particolari. Basterebbe questo. Mi raccomando: limitarsi a leggere ciò che gli hanno scritto, poi solo annuire e ringraziare; meglio se sorridendo (ma non troppo, per i noti problemi). Non prendere iniziative, contare fino a dieci prima di aprire bocca, non entrare in argomenti che si possono ritorcere contro, diventando gineprai inestricabili. Gli ebrei - in estrema sintesi - sono quelli che ne hanno buscate sodo da Hitler nella seconda guerra mondiale, ma anche da parecchi altri ben prima del baffino, altri che magari brandivano il crocifisso preparando il rogo agli ebrei (vedasi i moti del Viva Maria). Ecco, magari meglio non pubblicizzare l'amicizia con monsignor Acampa e con il suo amico don Andrea Bechi, che il Viva Maria ha con vigore intellettuale (sic) difeso: basso profilo, fare finta di niente, Gattegna non credo proprio possa sapere.
Per non rischiare figuracce, ricordarsi che gli ebrei sono quelli che stanno in Israele, ma non solo: non sono quelli della Mecca e di Medina, sono quelli di Gerusalemme (che, però, è città sacra anche per quelli della Mecca, ed anche per il Vescovo Buoncristiani e per don Acampa: che confusione, forse è meglio riparlare di Contrade, ora che si sono imparati i colori di tutte).
Sarebbe infine il caso - proprio in vista della candidatura senese a Capitale europea della Cultura - che si cambiassero gli osceni cartelli che ci fanno ridere dietro da anni (l'eretico francamente non ricorda: venuti fuori sotto Piccini, o sotto il paonazzo del Nicchio?). Quelli, per capirsi, che indicano ai turisti la via per la "Sinagoga ebraica": come se si indicasse una moschea, dicendo "moschea islamica"...
Altro scoopino dell'eretico (citato dal Corrsiena)
Nei giorni scorsi, l'eretico aveva piazzato un altro scoopino sulla situazione ormai insostenibile (si arriverà ad uno sciopero? Ma la CGIL non interviene?) della diocesi senese, più che mai divisa e lacerata, specie dopo le dichiarazioni dell'ex segretario del Vescovo don Andrea Bechi, inneggianti ad un vigoroso repulisti da parte del Vescovo contro gli antiacampa. Avevamo scritto del coraggioso parroco di Civitella Marittima (subordinato all'ottimo Buoncristiani), e del suo clamoroso attacco ad personam al Vescovo senese (da cui ancora si attendono risposte di qualsivoglia genere all'attacco dell'anziano prelato, molto amato dai parrocchiani).
Stamattina, il Corriere di Siena ha dedicato un'intera pagina alla questione (con richiamo in prima), citando opportunamente questo blog, che aveva diffuso per primo la notizia. Una volta tanto, l'eretico si complimenta per la correttezza deontologica con il Corrsiena: in attesa che anche La Nazione faccia altrettanto (e qui cascano davvero le braccia, vista la reattività - sic - del duo Romaldo-Strambi, più vescovisti del Vescovo...).
Adesso attendiamo tutti, con trepidazione, la risposta del successore di Pietro: potrebbe essere la volta buona per sentire all'opera il neosegretario vescovile, l'aitante don Enrico Grassini (poggibonsese, classe 1979, ordinato sacerdote nel 2006).
Bello, è bello; biondo, è biondo: ora vediamo anche se sa scrivere...
Ps Nei giorni scorsi, è arrivato all'eretico un commento anonimo sul post dedicato alla vicenda della dottoressa Benedetto (della quale a breve torneremo ad occuparci): ben documentato, c'è però qualche parolina che potrebbe facilmente esporre l'eretico ad una querelina. Si raccomanda quindi l'anonimo lettore di riscrivere il suo commento, ma eliminando quei passaggi (soprattutto uno, quello in cui cita una parola che inizia con la "c" e finisce con la "a"...) più a rischio. Attendiamo - anche in questo caso - nuove!
Stamattina, il Corriere di Siena ha dedicato un'intera pagina alla questione (con richiamo in prima), citando opportunamente questo blog, che aveva diffuso per primo la notizia. Una volta tanto, l'eretico si complimenta per la correttezza deontologica con il Corrsiena: in attesa che anche La Nazione faccia altrettanto (e qui cascano davvero le braccia, vista la reattività - sic - del duo Romaldo-Strambi, più vescovisti del Vescovo...).
Adesso attendiamo tutti, con trepidazione, la risposta del successore di Pietro: potrebbe essere la volta buona per sentire all'opera il neosegretario vescovile, l'aitante don Enrico Grassini (poggibonsese, classe 1979, ordinato sacerdote nel 2006).
Bello, è bello; biondo, è biondo: ora vediamo anche se sa scrivere...
Ps Nei giorni scorsi, è arrivato all'eretico un commento anonimo sul post dedicato alla vicenda della dottoressa Benedetto (della quale a breve torneremo ad occuparci): ben documentato, c'è però qualche parolina che potrebbe facilmente esporre l'eretico ad una querelina. Si raccomanda quindi l'anonimo lettore di riscrivere il suo commento, ma eliminando quei passaggi (soprattutto uno, quello in cui cita una parola che inizia con la "c" e finisce con la "a"...) più a rischio. Attendiamo - anche in questo caso - nuove!
venerdì 2 settembre 2011
La querela al Corriere di Siena: riflessioni a margine...
Date retta ad uno che di cause e di querele, purtroppo, ormai se ne intende: questa storia della possibile querela del Comune al Corriere di Siena, è una bufala di fine estate. L'eretico - pur non avendone mai avuta da quel giornale, di fronte a fior di querele reali - esprime comunque, e senza ironia, solidarietà alla testata fatta oggetto di cotanta attenzione da parte del primo cittadino senese: è sempre un gran brutto segno, quando si arriva a minacciare azioni legali contro un giornale, quale esso sia.
Resta il fatto che la storia sembra paradossale (a meno che Stefano Bisi non voglia ergersi a paladino della libera informazione che fa male al Potere: il che, francamente, un pochino meraviglierebbe...): se c'è un giornale che scrive all'insegna della retorica senesista-ceccuzziana del Palio, questo è il Corrsiena (La Nazione è solo un book fotografico, nei giorni del Palio). Che senso ha, il quererarlo davvero? Sarebbe come se Berlusconi querelasse il Tg1 di Augusto Minzolini: ve lo immaginate?
E per che cosa, poi? Per avere scritto "doping"? Allora il Monte dei Paschi potrebbe querelare chiunque osasse scrivere la parola "crisi" (o peggio) accostata al suo prestigioso marchio, e così proseguendo (sull'Università, quale potrebbe essere la parola tabù?)...
In conclusione, tutto fa pensare ad un colpo di caldo da canto del cigno estivo; se mai fosse, però, che il Comune querelasse per davvero il Corriere di Siena, il tutto potrebbe paradossalmente stimolare una maggiore reattività giornalistica della testata verso gli argomenti che più stanno a cuore ai senesi (Monte, Università, gestione del Comune): potrebbe financo spingere i cronisti del Corrsiena ad occuparsi più di persone (magari, di certe persone...), piuttosto che di cavalli. E potrebbe spingerli a scrivere di ben altri tipi di doping...
Resta il fatto che la storia sembra paradossale (a meno che Stefano Bisi non voglia ergersi a paladino della libera informazione che fa male al Potere: il che, francamente, un pochino meraviglierebbe...): se c'è un giornale che scrive all'insegna della retorica senesista-ceccuzziana del Palio, questo è il Corrsiena (La Nazione è solo un book fotografico, nei giorni del Palio). Che senso ha, il quererarlo davvero? Sarebbe come se Berlusconi querelasse il Tg1 di Augusto Minzolini: ve lo immaginate?
E per che cosa, poi? Per avere scritto "doping"? Allora il Monte dei Paschi potrebbe querelare chiunque osasse scrivere la parola "crisi" (o peggio) accostata al suo prestigioso marchio, e così proseguendo (sull'Università, quale potrebbe essere la parola tabù?)...
In conclusione, tutto fa pensare ad un colpo di caldo da canto del cigno estivo; se mai fosse, però, che il Comune querelasse per davvero il Corriere di Siena, il tutto potrebbe paradossalmente stimolare una maggiore reattività giornalistica della testata verso gli argomenti che più stanno a cuore ai senesi (Monte, Università, gestione del Comune): potrebbe financo spingere i cronisti del Corrsiena ad occuparsi più di persone (magari, di certe persone...), piuttosto che di cavalli. E potrebbe spingerli a scrivere di ben altri tipi di doping...
mercoledì 31 agosto 2011
L'eretico a Pegognaga...
Seguendo il suggerimento della maga, l'eretico, in un appiccicoso pomeriggio di giugno, arrivò alfine in quel di Pegognaga: non proprio un posto da gradevole fine settimana, a dirla tutta...
Entrato nel paesone - come pattuito con la maga dell'Acquacalda -, l'eretico aprì finalmente la busta che gli era stata consegnata qualche giorno prima, compiacendosi del suo autocontrollo per non averla aperta prima, a Siena o durante il viaggio: all'interno, c'era un nome (Settimio), un cognome (che non si può trascrivere, per comprensibili ragioni di privacy), un indirizzo. Ed una raccomandazione finale:
"Quest'uomo ha materiale importante per te: vai da lui, ne sarai soddisfatto!", intimava perentoriamente la fattucchiera.
Arrivato al cospetto di Settimio, mi trovai di fronte un imprenditore di carni dall'aria furba, dall'aspetto sgraziato, nonchè dai modi gentili. Tra le varie occupazioni della sua giornata, di certo l'igiene personale non era ai primissimi posti: la faccia paonazza, la barba incolta ed unta, l'abbondante sudorazione, non facevano che confermare quanto appena detto.
"La storia che sto per dirle - prese a parlare, dopo i rapidi convenevoli di rito - le sembrerà quasi incredibile, ma le assicuro che è tutto realmente accaduto!", disse l'uomo, mentre prendeva da una borsa che aveva alla sua sinistra una cartella: piuttosto piena, all'apparenza.
Mentre parlava, le sue manone da macellaio arricchito, ben tozze, se le passava sulla testa, attraversata da pochi - ma decisamente sporchi - capelli rossi.
"L'anno scorso - come faccio tutti gli anni - sono andato in vacanza in un paese dell'Est: sa com'è - disse, giocando sulla complicità maschile -, qui le donne non sono più quelle di una volta, ed io, dopo 350 giorni in mezzo ai maiali, per 15 giorni all'anno divento io stesso un maialino", aggiunse, ridendo in modo grasso, e facendo assumere ai suoi tratti un'espressione ancora più volgare di quella che l'eretico gli aveva assegnato fino a quel momento.
"Capisco, capisco benissimo: ma perchè tutto ciò dovrebbe interessarmi? Sono esperienze sue: che c'entro io?", provò a domandare, in modo un pochino spazientito, l'eretico. Una reazione del tutto scontata, visto la piega che sembrava prendere il discorso...
"Va bene, vedo che lei vuole arrivare subito al sodo: bravo, è giusto così, mi piacciono le persone che non hanno tempo da perdere!", disse sorseggiando una cedrata ghiacciata abbinata a pezzi di salame e formaggio. Mentre parlava, il salame ed il formaggio, opportunamente triturati da denti devastati dall'incuria, non venivano celati al suo interlocutore.
"Rientrato nel mio albergo dopo avere ben mangiato e bevuto, avevo un appuntamento con una...ragazza. Il portiere mi aveva detto di andare in una stanza, ma io avevo evidentemente sbagliato il numero: questi dell'Est, parlano sempre un italiano incerto, no? In quell'albergo, con la stessa chiave spesso si entra in più porte, quindi entrai: appena dentro, non trovai la bella ragazza che mi aspettavo, bensì una stanza vuota. Sul lettone, però, c'era una borsa, piena. Non volendo uscire a mani vuote, la volli prendere, per poi andarmene, subito dopo. Dopo avere consumato con la ragazza nella stanza giusta, tornato in camera mia, aprii la borsa: c'era quello che le sto facendo vedere adesso. Una cartella con dentro più di 300 pagine, tutte dedicate alla vita di questo importante personaggio di Siena. Le interesse averle, queste pagine? Io non voglio avere noie, e, francamente, non me ne importa niente. Dissi del fatto alla maga, un paio di mesi fa, quando lei stette una settimana a Pegognaga: e lei deve averlo riferito a lei. Insomma, le vuole queste carte, o no?".
Come potrete immaginare, l'eretico si tuffò su quelle pagine: appena visto il calibro del personaggio in questione, non potè che accettare, con grande, immenso piacere.
Chi mai le poteva avere scritte, quelle più di trecento pagine, già quasi pronte per la stampa?
Ma soprattutto - immaginando la legittima curiosità dei lettori - chi è l'oggetto della biografia non autorizzata?
Tempo al tempo: domenica l'arcano - alla maga dell'Acquacalda piacendo - sarà svelato...
Entrato nel paesone - come pattuito con la maga dell'Acquacalda -, l'eretico aprì finalmente la busta che gli era stata consegnata qualche giorno prima, compiacendosi del suo autocontrollo per non averla aperta prima, a Siena o durante il viaggio: all'interno, c'era un nome (Settimio), un cognome (che non si può trascrivere, per comprensibili ragioni di privacy), un indirizzo. Ed una raccomandazione finale:
"Quest'uomo ha materiale importante per te: vai da lui, ne sarai soddisfatto!", intimava perentoriamente la fattucchiera.
Arrivato al cospetto di Settimio, mi trovai di fronte un imprenditore di carni dall'aria furba, dall'aspetto sgraziato, nonchè dai modi gentili. Tra le varie occupazioni della sua giornata, di certo l'igiene personale non era ai primissimi posti: la faccia paonazza, la barba incolta ed unta, l'abbondante sudorazione, non facevano che confermare quanto appena detto.
"La storia che sto per dirle - prese a parlare, dopo i rapidi convenevoli di rito - le sembrerà quasi incredibile, ma le assicuro che è tutto realmente accaduto!", disse l'uomo, mentre prendeva da una borsa che aveva alla sua sinistra una cartella: piuttosto piena, all'apparenza.
Mentre parlava, le sue manone da macellaio arricchito, ben tozze, se le passava sulla testa, attraversata da pochi - ma decisamente sporchi - capelli rossi.
"L'anno scorso - come faccio tutti gli anni - sono andato in vacanza in un paese dell'Est: sa com'è - disse, giocando sulla complicità maschile -, qui le donne non sono più quelle di una volta, ed io, dopo 350 giorni in mezzo ai maiali, per 15 giorni all'anno divento io stesso un maialino", aggiunse, ridendo in modo grasso, e facendo assumere ai suoi tratti un'espressione ancora più volgare di quella che l'eretico gli aveva assegnato fino a quel momento.
"Capisco, capisco benissimo: ma perchè tutto ciò dovrebbe interessarmi? Sono esperienze sue: che c'entro io?", provò a domandare, in modo un pochino spazientito, l'eretico. Una reazione del tutto scontata, visto la piega che sembrava prendere il discorso...
"Va bene, vedo che lei vuole arrivare subito al sodo: bravo, è giusto così, mi piacciono le persone che non hanno tempo da perdere!", disse sorseggiando una cedrata ghiacciata abbinata a pezzi di salame e formaggio. Mentre parlava, il salame ed il formaggio, opportunamente triturati da denti devastati dall'incuria, non venivano celati al suo interlocutore.
"Rientrato nel mio albergo dopo avere ben mangiato e bevuto, avevo un appuntamento con una...ragazza. Il portiere mi aveva detto di andare in una stanza, ma io avevo evidentemente sbagliato il numero: questi dell'Est, parlano sempre un italiano incerto, no? In quell'albergo, con la stessa chiave spesso si entra in più porte, quindi entrai: appena dentro, non trovai la bella ragazza che mi aspettavo, bensì una stanza vuota. Sul lettone, però, c'era una borsa, piena. Non volendo uscire a mani vuote, la volli prendere, per poi andarmene, subito dopo. Dopo avere consumato con la ragazza nella stanza giusta, tornato in camera mia, aprii la borsa: c'era quello che le sto facendo vedere adesso. Una cartella con dentro più di 300 pagine, tutte dedicate alla vita di questo importante personaggio di Siena. Le interesse averle, queste pagine? Io non voglio avere noie, e, francamente, non me ne importa niente. Dissi del fatto alla maga, un paio di mesi fa, quando lei stette una settimana a Pegognaga: e lei deve averlo riferito a lei. Insomma, le vuole queste carte, o no?".
Come potrete immaginare, l'eretico si tuffò su quelle pagine: appena visto il calibro del personaggio in questione, non potè che accettare, con grande, immenso piacere.
Chi mai le poteva avere scritte, quelle più di trecento pagine, già quasi pronte per la stampa?
Ma soprattutto - immaginando la legittima curiosità dei lettori - chi è l'oggetto della biografia non autorizzata?
Tempo al tempo: domenica l'arcano - alla maga dell'Acquacalda piacendo - sarà svelato...
martedì 30 agosto 2011
Bersani-Penati come Ceccuzzi-Mussari?
L'eretico confessa: sta godendo come pochi, nel corso della lettura di prima mattina dei vari quotidiani (nazionali). L'affaire Penati, in effetti, non può che fare gongolare chi da anni scrive delle zone d'ombra del Pd (troppo facile fare come Rosaria Bindi, per la quale il Pd è pulito, semmai erano sporchi i diesse...). Il "sistema Sesto" è venuto a galla, ed ora c'è il crucifige nei confronti del (ricco, non certo povero) Penati Filippo, fino a ieri osannato per il suo pragmatismo riformatore, alieno dalla facile demagogia dell'antipolitica. Financo il Tribunale interno con i probiviri (primus inter pares il probissimo Luigi Berlinguer, a Siena ben noto) è stato sguinzagliato, per trovare il modo di escogitare la punizione esemplare per il reprobo piddino: ma i Pm di Monza, fortunatamente, sembrano, ad occhio e croce, sulla retta via per fare naufragare il goffo tentativo piddino di circoscrivere a Sesto San Giovanni le magagne del Partito (e Pronzato, e Morichini, dove li mettiamo, per restare solamente a questa estate?). Dagli al Penati Filippo, dunque.
Certo che se iniziasse a parlare lui, sarebbe uno spasso: a parte tutta la questione degli appalti dell'area Falck e delle quote autostradali con il gruppo Gavio (roba decisiva, ma pallosissima da seguire), l'eretico auspicherebbe maggiori chiarimenti su un fronte di irresistibile interesse: quello che l'imprenditore (e pagatore di Penati, per sua stessa ammissione) Piero Di Caterina ha dichiarato a Paolo Berizzi di Repubblica lo scorso 4 agosto ( pagina 11): "Di imprenditori ce n'erano sempre. Quelli erano viaggi per metà di lavoro - diciamo istituzionali o comunque di affari - e per metà di piacere. Brasile, Usa, Repubblica ceca, Slovacchia. Erano gli anni di Penati Sindaco. Solo uomini, niente famiglie". Non risulta che Penati Filippo abbia smentito una virgola di quanto detto da Di Caterina in questa intervista.
Quando queste cose le facevano i craxiani, venivano considerati lo sterco della politica...
A Siena, ovviamente, di viaggi di piacere e non solo pagati con soldi pubblici o della banca, mai neanche l'ombra: solo Penati Filippo, solo lui!
E veniamo alla questione posta dal titolo. Ora Bersani - sbolliti i bollenti spiriti da class action (e da colpo di sole) dei militanti piddini contro i giornali (sic) - si dice incredulo, incapace di capire come sia potuto succedere (inizia a dubitare della propria intelligenza?); in ogni caso, è stato costretto a biascicare qualcosa, dopo reiterate insistenze.
A Siena, visto che c'è un Mussari Giuseppe (main sponsor del Pd locale) sotto inchiesta esattamente come Penati Filippo, Franco Ceccuzzi - che Mussari ben conosce, oltre ad esserne stato testimone di nozze - non dice niente. Aspetta, nicchia, parla di cavalli e trova voce solo per attaccare (giustamente, si capisce) la Brambilla. Se le cose mussariane dovessero mai andare avanti, ci delizierà con una sua esternazione? Semplicemente, ci farà capire come la pensa? Siamo a rischio querela anche solo a chiedere il suo augusto pensiero?
Visto poi che il caso Penati fa riscoprire improvvise verginità a parte del Pd, con continue richieste di "fare piena chiarezza su ogni aspetto della vicenda", e pressanti inviti a rinunciare alla prescrizione, l'eretico si domanda: perchè Ceccuzzi non si unisce al coro dei giustizialisti anti-Penati? Perchè non usa parole nette e perentorie contro di lui come altri piddini di rango (tra cui i suoi amici Rossi e Renzi)? Anche se non se n'è accorto nessuno, è stato per due mandati in Parlamento (a differenza di Rossi e di Renzi): un giudizio di una testa pensante come la sua - in questo momento periglioso per il Pd - potrebbe risollevare il morale della base smarrita.
Dì qualcosa di sinistra, Ceccuzzi; o, almeno, qualcosa di civiltà! Oppure, qualcosa basta sia, purchè non riguardi i cavalli...
Certo che se iniziasse a parlare lui, sarebbe uno spasso: a parte tutta la questione degli appalti dell'area Falck e delle quote autostradali con il gruppo Gavio (roba decisiva, ma pallosissima da seguire), l'eretico auspicherebbe maggiori chiarimenti su un fronte di irresistibile interesse: quello che l'imprenditore (e pagatore di Penati, per sua stessa ammissione) Piero Di Caterina ha dichiarato a Paolo Berizzi di Repubblica lo scorso 4 agosto ( pagina 11): "Di imprenditori ce n'erano sempre. Quelli erano viaggi per metà di lavoro - diciamo istituzionali o comunque di affari - e per metà di piacere. Brasile, Usa, Repubblica ceca, Slovacchia. Erano gli anni di Penati Sindaco. Solo uomini, niente famiglie". Non risulta che Penati Filippo abbia smentito una virgola di quanto detto da Di Caterina in questa intervista.
Quando queste cose le facevano i craxiani, venivano considerati lo sterco della politica...
A Siena, ovviamente, di viaggi di piacere e non solo pagati con soldi pubblici o della banca, mai neanche l'ombra: solo Penati Filippo, solo lui!
E veniamo alla questione posta dal titolo. Ora Bersani - sbolliti i bollenti spiriti da class action (e da colpo di sole) dei militanti piddini contro i giornali (sic) - si dice incredulo, incapace di capire come sia potuto succedere (inizia a dubitare della propria intelligenza?); in ogni caso, è stato costretto a biascicare qualcosa, dopo reiterate insistenze.
A Siena, visto che c'è un Mussari Giuseppe (main sponsor del Pd locale) sotto inchiesta esattamente come Penati Filippo, Franco Ceccuzzi - che Mussari ben conosce, oltre ad esserne stato testimone di nozze - non dice niente. Aspetta, nicchia, parla di cavalli e trova voce solo per attaccare (giustamente, si capisce) la Brambilla. Se le cose mussariane dovessero mai andare avanti, ci delizierà con una sua esternazione? Semplicemente, ci farà capire come la pensa? Siamo a rischio querela anche solo a chiedere il suo augusto pensiero?
Visto poi che il caso Penati fa riscoprire improvvise verginità a parte del Pd, con continue richieste di "fare piena chiarezza su ogni aspetto della vicenda", e pressanti inviti a rinunciare alla prescrizione, l'eretico si domanda: perchè Ceccuzzi non si unisce al coro dei giustizialisti anti-Penati? Perchè non usa parole nette e perentorie contro di lui come altri piddini di rango (tra cui i suoi amici Rossi e Renzi)? Anche se non se n'è accorto nessuno, è stato per due mandati in Parlamento (a differenza di Rossi e di Renzi): un giudizio di una testa pensante come la sua - in questo momento periglioso per il Pd - potrebbe risollevare il morale della base smarrita.
Dì qualcosa di sinistra, Ceccuzzi; o, almeno, qualcosa di civiltà! Oppure, qualcosa basta sia, purchè non riguardi i cavalli...
lunedì 29 agosto 2011
Abolite l'8 dicembre, invece del 1 maggio!!
Finalmente in Italia si è aperto un dibattito sul rapporto fra Chiesa e fisco: ci voleva la supermanovra da 45 miliardi, ma ci siamo arrivati. Meglio tardi, che mai!
Merito dei Radicali (non certo del Pd, subito intervenuto con Rosaria Bindi a subitanea difesa dei privilegi ecclesiastici, poi con Bersani che - spinto dalla base - ha fatto una mezza apertura, che rimarrà di certo lettera morta) e dell'incazzatura della gente.
L'eretico, modestamente, lancia la sua proposta (non sulle tasse, visto che è sin troppo scontato intuirne il pensiero): ABOLIRE L'8 DICEMBRE!!
Perchè se da qualche parte bisogna pur tagliare, è giusto partire dalle feste religiose, piuttosto che dal 25 aprile o dal 1 maggio; perchè se pensiamo di tagliare quelle religiose (almeno una, almeno una!), all'eretico pare che proprio l'8 dicembre (dirò subito la ragione) sia quella più adatta.
L'8 dicembre non si lavora per "festeggiare" il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria (non che la Madonna fosse immacolata - cosa stabilita da secoli -, ma che fosse nata, da Anna, senza peccato originale): massimo rispetto per il dogma cattolicissimo, ci mancherebbe altro. Meno, molto meno, per l'imposizione della festività (almeno, per il Santo patrono c'è un legame con la città e le sue tradizioni, il Natale è sempre il Natale e la Pasqua è la festa fondante il Cristianesimo stesso...). Va aggiunta un'altra cosina, poi: il contesto. Pio IX impose il dogma - nel 1854 - in chiara ed evidente funzione antirisorgimentale (la svolta antipatriottica dell'allocuzione del 1848, durante la I Guerra d'Indipendenza, era ancora fresca), come ulteriore monito antisavoiardo: stabilendo che la Madonna era nata immacolata ed incorrotta, si voleva ricordare - a mò di perentorio memento - da che parte stesse la Madre di Dio, al cospetto di coloro che avevano l'idea di abbattere lo Stato Pontificio e già si erano macchiati dell'affronto della Legge Siccardi contro i privilegi feudali degli ecclesiastici (Legge che avevano voiglia di estendere a tutto il Regno futuro). Il dogma dell'Immacolata, dunque, ha un valore intrinsecamente polemico contro le Leggi Siccardi, e di monito contro quello che si capiva sarebbe venuto (la Breccia di Porta Pia, shock non ancora del tutto metabolizzato da parte della Chiesa cattolica...). Visto che siamo nel tanto strombazzato 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, forse sarebbe venuto il momento di affrontare questa zona d'ombra: facile ribadire l'importanza dell'Unità, meno agevole e più imbarazzante ricordare chi era fermamente contrario alla stessa (primus inter pares, proprio quel Pio IX del suddetto dogma, pronto dopo il 1870 - e dopo un altro dogma "politico" come quello dell'infallibilità pontificia - a dichiararsi prigioniero dei Savoia ).
Nella temperie risorgimentale, una delle imprecazioni più diffuse (ancora presente, sebbene in via di estinzione, fra i vecchi nelle campagne toscane) era il celebre "Accidenti a Pio IX!"; noi, ora, dobbiamo essere politicamente corretti: però un pensierino sull'abolizione dell'8 dicembre, si potrebbe sempre fare, no?
Merito dei Radicali (non certo del Pd, subito intervenuto con Rosaria Bindi a subitanea difesa dei privilegi ecclesiastici, poi con Bersani che - spinto dalla base - ha fatto una mezza apertura, che rimarrà di certo lettera morta) e dell'incazzatura della gente.
L'eretico, modestamente, lancia la sua proposta (non sulle tasse, visto che è sin troppo scontato intuirne il pensiero): ABOLIRE L'8 DICEMBRE!!
Perchè se da qualche parte bisogna pur tagliare, è giusto partire dalle feste religiose, piuttosto che dal 25 aprile o dal 1 maggio; perchè se pensiamo di tagliare quelle religiose (almeno una, almeno una!), all'eretico pare che proprio l'8 dicembre (dirò subito la ragione) sia quella più adatta.
L'8 dicembre non si lavora per "festeggiare" il dogma dell'Immacolata Concezione di Maria (non che la Madonna fosse immacolata - cosa stabilita da secoli -, ma che fosse nata, da Anna, senza peccato originale): massimo rispetto per il dogma cattolicissimo, ci mancherebbe altro. Meno, molto meno, per l'imposizione della festività (almeno, per il Santo patrono c'è un legame con la città e le sue tradizioni, il Natale è sempre il Natale e la Pasqua è la festa fondante il Cristianesimo stesso...). Va aggiunta un'altra cosina, poi: il contesto. Pio IX impose il dogma - nel 1854 - in chiara ed evidente funzione antirisorgimentale (la svolta antipatriottica dell'allocuzione del 1848, durante la I Guerra d'Indipendenza, era ancora fresca), come ulteriore monito antisavoiardo: stabilendo che la Madonna era nata immacolata ed incorrotta, si voleva ricordare - a mò di perentorio memento - da che parte stesse la Madre di Dio, al cospetto di coloro che avevano l'idea di abbattere lo Stato Pontificio e già si erano macchiati dell'affronto della Legge Siccardi contro i privilegi feudali degli ecclesiastici (Legge che avevano voiglia di estendere a tutto il Regno futuro). Il dogma dell'Immacolata, dunque, ha un valore intrinsecamente polemico contro le Leggi Siccardi, e di monito contro quello che si capiva sarebbe venuto (la Breccia di Porta Pia, shock non ancora del tutto metabolizzato da parte della Chiesa cattolica...). Visto che siamo nel tanto strombazzato 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, forse sarebbe venuto il momento di affrontare questa zona d'ombra: facile ribadire l'importanza dell'Unità, meno agevole e più imbarazzante ricordare chi era fermamente contrario alla stessa (primus inter pares, proprio quel Pio IX del suddetto dogma, pronto dopo il 1870 - e dopo un altro dogma "politico" come quello dell'infallibilità pontificia - a dichiararsi prigioniero dei Savoia ).
Nella temperie risorgimentale, una delle imprecazioni più diffuse (ancora presente, sebbene in via di estinzione, fra i vecchi nelle campagne toscane) era il celebre "Accidenti a Pio IX!"; noi, ora, dobbiamo essere politicamente corretti: però un pensierino sull'abolizione dell'8 dicembre, si potrebbe sempre fare, no?
sabato 27 agosto 2011
Ha parlato la maga: l'eretico a Pegognaga!
I lettori si chiederanno il senso di questo titolo, e con piena ragione. Premettendo che non trattasi di post scritto sotto l'effetto etilico o come conseguenza traumatica cagionata dall'ascolto prolungato del Bezzini, una premessa è doverosa.
Come Nanni Moretti dopo il successo berlusconiano del 1994 si fece il primo cannone della sua vita, l'eretico - dopo la vittoria di Franco Ceccuzzi e la (allora) verosimile vittoria processuale di Acampa, poi infatti verificatasi - ha fatto ben di peggio: per la prima volta è andato da una maga. Mettendo da parte pregiudizi più che radicati, evidentemente risucchiato dai rischi di una depressione da sconfitta sistematica, è arrivato alla frutta.
In una giornata freddina e piovosa di maggio, l'incontro con la famosa maga dell'Acquacalda (di cui non posso fornire, comprensibilmente, l'indirizzo) ha avuto - quasi insperabilmente - un valore terapeutico. Guardando nella sua sfera di cristallo, la maga dell'Acquacalda, dopo alcuni minuti di concentrazione assoluta, ha profetizzato la seguente frase, che ha preso a ronzarmi nella testolina, in continuazione:
"Se vuoi avere un pochina di soddisfazione nella tua vita grama, è a Pegognaga che devi andare!".
L'eretico, ovviamente, ha chiesto ulteriori lumi alla fattucchiera della periferia nord:
"Da eretico a maga, non prendiamoci per il...perchè in quel paesino sperduto nella pianura padana, perchè proprio lì?".
"Caro eretico - è stata la ieratica risposta, le braccia rivolte al cielo -, vai e capirai...".
Per dare maggiore forza e vigore al suo pensiero ed al suo suggerimento, ha preteso financo di non essere pagata.
"Se avrai soddisfazione, tornerai da me, e mi ringrazierai come vorrai...", ha concluso sempre più misteriosa e sfuggente.
Perchè, dunque, Pegognaga? E soprattutto: cosa mai ci potrebbe essere (oltre al puzzo di concime, olfattivamente ben rilevabile anche dall'autostrada) in quel florido paese di 7218 anime? Cosa possono celare i pegognaghesi, o, forse, uno solo di loro?
La maga dell'Acquacalda mi diede una busta:
"Aprila solo quando sarai a Pegognaga, non prima: altrimenti il suo effetto, importantissimo, svanirà".
Chiunque di voi, potrà immaginare la curiosità spasmodica del viaggio, dopo cotanta rivelazione di cotanta maga (quando Canale tre era un pochino meglio di ora, almeno le maghe e le donnine discinte le faceva vedere: ora, nemmeno quelle...).
Mercoledì l'eretico - alla maga piacendo - svelerà l'arcano...
Come Nanni Moretti dopo il successo berlusconiano del 1994 si fece il primo cannone della sua vita, l'eretico - dopo la vittoria di Franco Ceccuzzi e la (allora) verosimile vittoria processuale di Acampa, poi infatti verificatasi - ha fatto ben di peggio: per la prima volta è andato da una maga. Mettendo da parte pregiudizi più che radicati, evidentemente risucchiato dai rischi di una depressione da sconfitta sistematica, è arrivato alla frutta.
In una giornata freddina e piovosa di maggio, l'incontro con la famosa maga dell'Acquacalda (di cui non posso fornire, comprensibilmente, l'indirizzo) ha avuto - quasi insperabilmente - un valore terapeutico. Guardando nella sua sfera di cristallo, la maga dell'Acquacalda, dopo alcuni minuti di concentrazione assoluta, ha profetizzato la seguente frase, che ha preso a ronzarmi nella testolina, in continuazione:
"Se vuoi avere un pochina di soddisfazione nella tua vita grama, è a Pegognaga che devi andare!".
L'eretico, ovviamente, ha chiesto ulteriori lumi alla fattucchiera della periferia nord:
"Da eretico a maga, non prendiamoci per il...perchè in quel paesino sperduto nella pianura padana, perchè proprio lì?".
"Caro eretico - è stata la ieratica risposta, le braccia rivolte al cielo -, vai e capirai...".
Per dare maggiore forza e vigore al suo pensiero ed al suo suggerimento, ha preteso financo di non essere pagata.
"Se avrai soddisfazione, tornerai da me, e mi ringrazierai come vorrai...", ha concluso sempre più misteriosa e sfuggente.
Perchè, dunque, Pegognaga? E soprattutto: cosa mai ci potrebbe essere (oltre al puzzo di concime, olfattivamente ben rilevabile anche dall'autostrada) in quel florido paese di 7218 anime? Cosa possono celare i pegognaghesi, o, forse, uno solo di loro?
La maga dell'Acquacalda mi diede una busta:
"Aprila solo quando sarai a Pegognaga, non prima: altrimenti il suo effetto, importantissimo, svanirà".
Chiunque di voi, potrà immaginare la curiosità spasmodica del viaggio, dopo cotanta rivelazione di cotanta maga (quando Canale tre era un pochino meglio di ora, almeno le maghe e le donnine discinte le faceva vedere: ora, nemmeno quelle...).
Mercoledì l'eretico - alla maga piacendo - svelerà l'arcano...
venerdì 26 agosto 2011
Un altro prete contro il Vescovo!
Un altro sacerdote che si trova (suo malgrado) sotto la giurisdizione dell'Arcivescovo Antonio Buoncristiani fa sentire la sua voce sulla scandalosa situazione della Curia senese. Trattasi di un sacerdote anziano, della parrocchia di Civitella Marittima (giurisdizione senese, per quanto appaia strano), di nome Benedetto, e di cognome Carbone (ah, questi Benedetto, che croce, per Buoncristiani: ma finchè l'unico Benedetto che conta fa finta di niente pur sapendo, no problem per il Vescovo...).
Don Benedetto Carbone, lo scorso 28 luglio, ha scritto una piuttosto lunga lettera (8 pagine dattiloscritte), usando parole durissime contro il "suo" Arcivescovo Antonio Buoncristiani. Partendo dalla difesa di don Doriano (il sacerdote allontanato dalla sua parrocchia dal Vescovo perchè sospettato di avere coperto un pedofilo, ma senza essere stato raggiunto da alcun avviso di garanzia!), fa emergere l'asimmetria con l'affaire Acampa (appena raggiunto da una richiesta di rinvio a giudizio, promosso da lui monsignore!).
Scrive, testualmente, don Carbone: "Si badi la differenza di comportamento: nel caso di don Doriano tanta considerazione per la Magistratura, nel caso dell'economo generale nessuna considerazione per la stessa. Alle persone intelligenti non sfugge il perchè". Più chiaro di così...
Sul Vescovo, poi: "La presente lettera non l'invio all'arcivescovo, nè per conoscenza, nè per competenza, perchè i rapporti che io ho con lui, sono solo quelli inerenti al suo ruolo di Superiore, di Ispettore, di Sorvegliante, di Menager (l'errore è del sacerdote, Ndr), di Alto Funzionario della Chiesa...unico suo intento: tutelare se stesso".
Stoccatina finale: "è mia intenzione divulgare questa lettera anche tra i fedeli".
Come già detto in altro post, il Dominus della Chiesa senese ora deve sbrigliare la matassa: come minimo, intanto, una bella querela con maxirichiesta di danni gliela dovrebbe proprio fare, a questo impenitente di prete; in secondo luogo, non si vede proprio come un pastore d'anime come Buoncristiani possa continuare ad esercitare il suo altissimo ruolo pastorale, in cotanto nido di vipere, che gli fanno lo fronda dal mattino alla sera, invece di essergli proni: vanno dalla Polizia ad insinuare la colpevolezza del suo pupillo, scrivono lettere contro il Vescovo.
Non si può - e non si deve - restare inermi, non è più possibile: Giustizia deve essere fatta!
Don Benedetto Carbone, lo scorso 28 luglio, ha scritto una piuttosto lunga lettera (8 pagine dattiloscritte), usando parole durissime contro il "suo" Arcivescovo Antonio Buoncristiani. Partendo dalla difesa di don Doriano (il sacerdote allontanato dalla sua parrocchia dal Vescovo perchè sospettato di avere coperto un pedofilo, ma senza essere stato raggiunto da alcun avviso di garanzia!), fa emergere l'asimmetria con l'affaire Acampa (appena raggiunto da una richiesta di rinvio a giudizio, promosso da lui monsignore!).
Scrive, testualmente, don Carbone: "Si badi la differenza di comportamento: nel caso di don Doriano tanta considerazione per la Magistratura, nel caso dell'economo generale nessuna considerazione per la stessa. Alle persone intelligenti non sfugge il perchè". Più chiaro di così...
Sul Vescovo, poi: "La presente lettera non l'invio all'arcivescovo, nè per conoscenza, nè per competenza, perchè i rapporti che io ho con lui, sono solo quelli inerenti al suo ruolo di Superiore, di Ispettore, di Sorvegliante, di Menager (l'errore è del sacerdote, Ndr), di Alto Funzionario della Chiesa...unico suo intento: tutelare se stesso".
Stoccatina finale: "è mia intenzione divulgare questa lettera anche tra i fedeli".
Come già detto in altro post, il Dominus della Chiesa senese ora deve sbrigliare la matassa: come minimo, intanto, una bella querela con maxirichiesta di danni gliela dovrebbe proprio fare, a questo impenitente di prete; in secondo luogo, non si vede proprio come un pastore d'anime come Buoncristiani possa continuare ad esercitare il suo altissimo ruolo pastorale, in cotanto nido di vipere, che gli fanno lo fronda dal mattino alla sera, invece di essergli proni: vanno dalla Polizia ad insinuare la colpevolezza del suo pupillo, scrivono lettere contro il Vescovo.
Non si può - e non si deve - restare inermi, non è più possibile: Giustizia deve essere fatta!
Penati Filippo ed il Sistema Siena...
Mentre impazza la Festa del Pd senese, il Partito è scosso dall'affaire Penati Filippo, ex braccio destro (ora ovviamente scaricato) del Bersani piddino. Il Gip non ha ravvisato la concussione, ma certo che la corruzione sì, e il Penati Filippo si è salvato dalla galera (dove sono comunque finiti ieri un architetto e l'ex assessore all'edilizia di Sesto San Giovanni) solo per la prescrizione dei fatti corruttivi. Come un berluschino qualunque, dunque (o come un Andreotti d'antan): complimenti, davvero, a colui che coordinò, in primissima persona, la campagna elettorale di Bersani alle Primarie nazionali del Pd (guarda caso, tutti i big del Pd senesota, erano per Bersani, dunque per Penati...). E complimenti anche a Bersani, un genio quando c'è da scegliere chi mettersi intorno (oltre a Penati Filippo, si pensi per esempio all'ottimo Pronzato, che ha già ammesso di avere raccattato tangenti in qualità di Responsabile nazionale trasporti - settore aereo - del Pd).
Meno male che il Sistema Siena (sempre orientato al Buon governo ed alle Carte etiche) è ben differente da quello di Sesto San Giovanni: perchè, allora, non rivendicarne la diversità? Visto che qui il Partito è sano fino al midollo, visto che qui il Pd non conosce avvisi di garanzia (e come potrebbe?), visto che qui onestà adamantina e Pd non sono ossimori, perchè non parlare mai di questione morale (ed infatti, l'argomento è tabu, alla Festa)? Alla festa piddina, per chi non si addormenta, alla fine degli incontri non c'è mai spazio per gli interventi del pubblico: perchè, se ci si riempie sempre la bocchina con la parola partecipazione (bla bla bla)? Non c'è una eclatante contraddizione, in tutto ciò?
Lo sapete che a Sesto San Giovanni - anche lì - i Penati della situazione fino all'altroieri si impastavano la bocca con paroloni come "diversità" ed altri, per rimarcare una loro (presunta alquanto) superiorità rispetto al resto dei politicanti? Proprio facce da Penati...
Ma l'avete visto il manifesto della Festa, quello con il neonato che ci offre un meraviglioso sbadiglione da competizione? Sembra uscito da un incontro in Fortezza...
Meno male che il Sistema Siena (sempre orientato al Buon governo ed alle Carte etiche) è ben differente da quello di Sesto San Giovanni: perchè, allora, non rivendicarne la diversità? Visto che qui il Partito è sano fino al midollo, visto che qui il Pd non conosce avvisi di garanzia (e come potrebbe?), visto che qui onestà adamantina e Pd non sono ossimori, perchè non parlare mai di questione morale (ed infatti, l'argomento è tabu, alla Festa)? Alla festa piddina, per chi non si addormenta, alla fine degli incontri non c'è mai spazio per gli interventi del pubblico: perchè, se ci si riempie sempre la bocchina con la parola partecipazione (bla bla bla)? Non c'è una eclatante contraddizione, in tutto ciò?
Lo sapete che a Sesto San Giovanni - anche lì - i Penati della situazione fino all'altroieri si impastavano la bocca con paroloni come "diversità" ed altri, per rimarcare una loro (presunta alquanto) superiorità rispetto al resto dei politicanti? Proprio facce da Penati...
Ma l'avete visto il manifesto della Festa, quello con il neonato che ci offre un meraviglioso sbadiglione da competizione? Sembra uscito da un incontro in Fortezza...
giovedì 25 agosto 2011
Mussari snobba Bersani: e non è neanche in ferie...
La Stampa di Torino (che molti conoscono solo da pochi giorni, visto lo sciagurato - per lei - abbinamento con il Corriere di Siena) oggi pubblica un articolo di Fabio Martini (pagina 5), concernente l'incontro di Bersani (quello del Pd) con le parti sociali. Incontro dominato dalle assenze, più che dalle presenze: la Marcegaglia, niet; Bonanni, non arrivato, Mussari Giuseppe, non pervenuto. Il giornalista della Stampa la butta sul balneare: "Certo, è agosto, non tutti se la sono sentiti di lasciare il luogo delle vacanze". Forse è andata così, ma non certo per Mussari: il quale ieri (ore 9, 14 a.m.), ha infatti varcato, con buon passo, l'austero portone di Rocca Salimbeni, con opportuna borsa da sport sulla spalla destra. Lui, quindi, in vacanza non c'era proprio: da buon stakanovista, era al pezzo. Magari incazzato nero (la Repubblica proprio ieri parlava del 92% di valore della Banca bruciato, dal 2007 ad ora), ma sempre al pezzo.
Il fatto è che Lui è stato un Grande sponsor di questo rassemblement delle parti sociali, ma poi il privilegio della visibilità se lo sono conquistate le donne (la Marcegaglia e la Camusso in primis), ed i vecchi marpioni sindacalisti. Per Mussari, poco spazio, ed ancor meno visibilità: scelta anche sua, o amaramente subìta?
Certo che, però, dare questo sgarbo al meno famoso dei Bersani (il cantante Samuele è molto più carismatico), non se l'aspettava nessuno, a maggior ragione visto che non era in ferie. Se avesse chiamato Silvione o qualche pezzo grosso del Pdl, di certo sarebbe andato...
Il fatto è che Lui è stato un Grande sponsor di questo rassemblement delle parti sociali, ma poi il privilegio della visibilità se lo sono conquistate le donne (la Marcegaglia e la Camusso in primis), ed i vecchi marpioni sindacalisti. Per Mussari, poco spazio, ed ancor meno visibilità: scelta anche sua, o amaramente subìta?
Certo che, però, dare questo sgarbo al meno famoso dei Bersani (il cantante Samuele è molto più carismatico), non se l'aspettava nessuno, a maggior ragione visto che non era in ferie. Se avesse chiamato Silvione o qualche pezzo grosso del Pdl, di certo sarebbe andato...
mercoledì 24 agosto 2011
Città aromatica: per qualcuno, aromaticissima...
Venerdì, tutti in Piazza, a godersi lo spettacolo del concertone di fine estate della cosiddetta "Città aromatica" (aroma di che? A ciascuno la sua idea...). Si esibirà un artista straordinario (senza presa per il culo), rispondente al nome di Massimo Ranieri: una carriera quarantennale, non solo legata alla musica, ma anche al cinema. Probabilmente anche l'eretico sarà presente, nonostante la ghiottissima concorrenza, in simultanea, del Bezzini show in Fortezza (al masochismo di chi andrà, davvero non c'è limite!).
Chi è il vero Dominus di questa Città aromatica? Mauro Pagani, ex Pfm (per chi ha gli anni per ricordarseli), divenuto, con gli anni, coproduttore di molti artisti di rango (Gianni Morandi, Roy Paci, lo stesso Ranieri et alii); per organizzare questa città aromatizzata, raccatta 45mila euro (più i comprensibili ritorni, derivanti dal fatto di portare a Siena artisti della sua scuderia).
Per organizzare lo spettacolo di venerdì in Piazza, il Comune sborserà (tutto compreso) una cifra intorno ai 200mila euro: in tempi di vacche magre o magrissime, non certo poco, no?
Chissà cosa ne penseranno - solo per restare all'aspetto musicale ed aromatico della città, senza inserire il solito discorso sul welfare cittadino che alza i prezzi di molti suoi servizi - quei dieci docenti di Siena Jazz che si sono dovuti recentemente esibire aggratisse per mancanza di fondi?
Ma soprattutto: con le eccellenze del territorio che ci ritroviamo in casa, perchè fare organizzare il tutto a Mauro Pagani? Sarà bravo, sarà inserito, certo. Però a Siena abbiamo un altro Mauro (Mauro Rosati), che di questa roba si intende, probabilmente più di quanto si intenda di strategia della geopolitica alimentare. Perchè non farlo lavorare su questi temi, del tutto attinenti alla sua formazione? Perchè fare sfiorire le eccellenze del territorio, destinandole a tristi ed anonimi posti nei Consigli di amministrazione montepaschini? Diamo fiducia al territorio, cribbio: la prossima Città aromatica, deve essere sua!!
Chi è il vero Dominus di questa Città aromatica? Mauro Pagani, ex Pfm (per chi ha gli anni per ricordarseli), divenuto, con gli anni, coproduttore di molti artisti di rango (Gianni Morandi, Roy Paci, lo stesso Ranieri et alii); per organizzare questa città aromatizzata, raccatta 45mila euro (più i comprensibili ritorni, derivanti dal fatto di portare a Siena artisti della sua scuderia).
Per organizzare lo spettacolo di venerdì in Piazza, il Comune sborserà (tutto compreso) una cifra intorno ai 200mila euro: in tempi di vacche magre o magrissime, non certo poco, no?
Chissà cosa ne penseranno - solo per restare all'aspetto musicale ed aromatico della città, senza inserire il solito discorso sul welfare cittadino che alza i prezzi di molti suoi servizi - quei dieci docenti di Siena Jazz che si sono dovuti recentemente esibire aggratisse per mancanza di fondi?
Ma soprattutto: con le eccellenze del territorio che ci ritroviamo in casa, perchè fare organizzare il tutto a Mauro Pagani? Sarà bravo, sarà inserito, certo. Però a Siena abbiamo un altro Mauro (Mauro Rosati), che di questa roba si intende, probabilmente più di quanto si intenda di strategia della geopolitica alimentare. Perchè non farlo lavorare su questi temi, del tutto attinenti alla sua formazione? Perchè fare sfiorire le eccellenze del territorio, destinandole a tristi ed anonimi posti nei Consigli di amministrazione montepaschini? Diamo fiducia al territorio, cribbio: la prossima Città aromatica, deve essere sua!!
La Benedetto si inkazza...
Visto che non tutti leggono i commenti ai post, all'eretico preme segnalare che la dottoressa Benedetto ne ha lasciato uno (piuttosto lungo ed argomentato) concernente l'articolo di ieri, in cui attacca a capo basso l'eretico. Chiunque lo può leggere, e quindi giudicare: quantomeno lei risponde, e da questo punto di vista è da elogiare.
Si contesta una cifra che l'eretico ha ripreso da Marco Bastiani de Il Giornale: se l'eretico ha sbagliato (con Bastiani) la cifra, chiede scusa, ed è pronto ad inchinarsi ed a stare sui ceci per venti minuti. Ci faccia però sapere la dottoressa Benedetto quale sarà la sua retribuzione annuale (lorda) per il suo prestigioso incarico alla Camera di commercio fiorentina: siamo in (dolcissima) attesa.
Inevitabile, poi, il ricorso della Benedetto alle minacce di adire a vie legali (non grande originalità, a dire il vero): contestando cosa, è però meno chiaro; ma se fosse stato stato tutto così inappuntabile ed ineccepibile, perchè dimettersi, allora?
Quanto al conflitto di interessi, come sempre si riversa tutto su Berlusconi (sacrosanto: forse la Benedetto ha scambiato l'eretico per un filoberlusconiano?), evitando di guardare in casa propria. Ci si scandalizza della trave, ma il proprio conflittino è una pagliuzza?
Si contesta una cifra che l'eretico ha ripreso da Marco Bastiani de Il Giornale: se l'eretico ha sbagliato (con Bastiani) la cifra, chiede scusa, ed è pronto ad inchinarsi ed a stare sui ceci per venti minuti. Ci faccia però sapere la dottoressa Benedetto quale sarà la sua retribuzione annuale (lorda) per il suo prestigioso incarico alla Camera di commercio fiorentina: siamo in (dolcissima) attesa.
Inevitabile, poi, il ricorso della Benedetto alle minacce di adire a vie legali (non grande originalità, a dire il vero): contestando cosa, è però meno chiaro; ma se fosse stato stato tutto così inappuntabile ed ineccepibile, perchè dimettersi, allora?
Quanto al conflitto di interessi, come sempre si riversa tutto su Berlusconi (sacrosanto: forse la Benedetto ha scambiato l'eretico per un filoberlusconiano?), evitando di guardare in casa propria. Ci si scandalizza della trave, ma il proprio conflittino è una pagliuzza?
martedì 23 agosto 2011
Il caso Benedetto- Rossi: riflessioni da post scoop...
La vicenda delle dimissioni della dottoressa Laura Benedetto dalla Asl senese impone almeno un paio di riflessioni: la prima, in merito alla (tristissima) situazione della stampa toscana; la seconda, in ordine al caso in se stesso.
La stampa, dunque. Questo bloggino di provincia - volenti o nolenti - era stato l'unico (non il primo, l'unico) a scrivere del conflitto di interessi della suddetto Benedetto (vedasi post del 10 luglio scorso). Quando lei si è dimessa dal suo importante incarico amministrativo, alcuni giornali si sono ben guardati dal citare in alcun modo l'eretico di Siena (complimentoni ai futuri Premi Pulitzer!), e solo Michele Bocci della redazione fiorentina di Repubblica ha scritto di un "blog senese", ma senza avere il coraggio di citare quale (un compromesso con lo staff rossiano, immagino).
Chi tocca Enrico Rossi (o persone a lui care), peste lo colga, evidentemente: meglio non citare blog eversivi del Potere costituito, dunque. O, al limite, limitarsi a mettere sulla pista giusta i lettori: quelli più svegli, ci avranno capito qualcosa, e magari saranno risaliti alla effettiva fonte della notizia. Gli altri, si arrangino.
Secondo argomento: le dimissioni della compagna di Enrico Rossi. In primis, nessuno pretendeva che - con il Curriculum vitae che si ritrova - dopo cotanto incarico senese, andasse a fare la badante a Gambassi Terme o le notti a Campostaggia: questo proprio no! Da un concorso della Camera di commercio di Firenze, fra 39 concorrenti, lei è uscita trionfatrice, e dal prossimo1 settembre ne diventerà Segretario generale (il 25 agosto deve festeggiare il compleannone dell'Enrico, prima). Secondo Marco Bastiani de Il Giornale del 19 agosto (l'eretico - come vedete - usa citare le fonti a stampa), la Benedetto andrà a percepire uno stipendio annuo intorno ai 250mila euro (dunque maggiore di quello del Rossi stesso). Ad essere pignolissimi, un conflittino ino ino ci sarebbe egualmente, dato che il Presidente di Regione nonchè fidanzato "ratifica l'organismo di guida dell'ente con la moglie segretario generale" (sempre Marco Bastiani, articolo citato).
Forse, sarebbe stato meglio aspettare un annetto, e dare all'ottima Benedetto direttamente la Presidenza del Monte dei Paschi, al posto dell'inguaiato Mussari Giuseppe: laureata in Economia e commercio l'11 marzo 1988 (108 su 110), con una tesi di tecnica bancaria ad Ancona, si sarebbe finalmente tornati ad un Presidente laureato in materia attinente. Sarebbe stata l'ora!!
Ad ogni buon conto, per chiudere con questa storia, non sarebbe stato meglio ammettere che qualcosa si era sbagliato, in casa Benedetto-Rossi (da non confondere con il prete "nemico" di Acampa, secondo i suoi difensori)? Un'ammissioncina alla Tremonti: dire che era stata una "stupidata", niente di più.
Quando era diventata improvvisamente un'editorialista de l'Unità (da direttrice amministrativa dell'ospedale di Sassuolo), nella primavera del 2009, la Benedetto aveva titolato uno dei suoi editoriali sullo stato della Sanità italiana "Il coraggio di mostrare gli errori": un coraggio che - come spesso accade - è richiesto agli altri, ma dal quale si è sempre esentati...
Ps Salutiamo dunque la dottoressa Benedetto, e le auguriamo buone cose con il Presidente Rossi. Ma ricordiamoci che nel periodo in cui ha diretto l'Asl senese (dicembre 2009-luglio 2011), qualche stranezza pare ci sia stata, a livello di promozioni et alia. Saranno voci infondate, ma l'eretico controllerà, con attenzione. Pronto all'eventuale scoop, che poi, tanto, non verrà citato, o verrà citato solo in modo allusivo...
La stampa, dunque. Questo bloggino di provincia - volenti o nolenti - era stato l'unico (non il primo, l'unico) a scrivere del conflitto di interessi della suddetto Benedetto (vedasi post del 10 luglio scorso). Quando lei si è dimessa dal suo importante incarico amministrativo, alcuni giornali si sono ben guardati dal citare in alcun modo l'eretico di Siena (complimentoni ai futuri Premi Pulitzer!), e solo Michele Bocci della redazione fiorentina di Repubblica ha scritto di un "blog senese", ma senza avere il coraggio di citare quale (un compromesso con lo staff rossiano, immagino).
Chi tocca Enrico Rossi (o persone a lui care), peste lo colga, evidentemente: meglio non citare blog eversivi del Potere costituito, dunque. O, al limite, limitarsi a mettere sulla pista giusta i lettori: quelli più svegli, ci avranno capito qualcosa, e magari saranno risaliti alla effettiva fonte della notizia. Gli altri, si arrangino.
Secondo argomento: le dimissioni della compagna di Enrico Rossi. In primis, nessuno pretendeva che - con il Curriculum vitae che si ritrova - dopo cotanto incarico senese, andasse a fare la badante a Gambassi Terme o le notti a Campostaggia: questo proprio no! Da un concorso della Camera di commercio di Firenze, fra 39 concorrenti, lei è uscita trionfatrice, e dal prossimo1 settembre ne diventerà Segretario generale (il 25 agosto deve festeggiare il compleannone dell'Enrico, prima). Secondo Marco Bastiani de Il Giornale del 19 agosto (l'eretico - come vedete - usa citare le fonti a stampa), la Benedetto andrà a percepire uno stipendio annuo intorno ai 250mila euro (dunque maggiore di quello del Rossi stesso). Ad essere pignolissimi, un conflittino ino ino ci sarebbe egualmente, dato che il Presidente di Regione nonchè fidanzato "ratifica l'organismo di guida dell'ente con la moglie segretario generale" (sempre Marco Bastiani, articolo citato).
Forse, sarebbe stato meglio aspettare un annetto, e dare all'ottima Benedetto direttamente la Presidenza del Monte dei Paschi, al posto dell'inguaiato Mussari Giuseppe: laureata in Economia e commercio l'11 marzo 1988 (108 su 110), con una tesi di tecnica bancaria ad Ancona, si sarebbe finalmente tornati ad un Presidente laureato in materia attinente. Sarebbe stata l'ora!!
Ad ogni buon conto, per chiudere con questa storia, non sarebbe stato meglio ammettere che qualcosa si era sbagliato, in casa Benedetto-Rossi (da non confondere con il prete "nemico" di Acampa, secondo i suoi difensori)? Un'ammissioncina alla Tremonti: dire che era stata una "stupidata", niente di più.
Quando era diventata improvvisamente un'editorialista de l'Unità (da direttrice amministrativa dell'ospedale di Sassuolo), nella primavera del 2009, la Benedetto aveva titolato uno dei suoi editoriali sullo stato della Sanità italiana "Il coraggio di mostrare gli errori": un coraggio che - come spesso accade - è richiesto agli altri, ma dal quale si è sempre esentati...
Ps Salutiamo dunque la dottoressa Benedetto, e le auguriamo buone cose con il Presidente Rossi. Ma ricordiamoci che nel periodo in cui ha diretto l'Asl senese (dicembre 2009-luglio 2011), qualche stranezza pare ci sia stata, a livello di promozioni et alia. Saranno voci infondate, ma l'eretico controllerà, con attenzione. Pronto all'eventuale scoop, che poi, tanto, non verrà citato, o verrà citato solo in modo allusivo...
lunedì 22 agosto 2011
La Brambilla va alle armi: 1milione e mezzo di euro richiesti al Fatto!
Tornato dalla montagna appenninica(da dove esattamente? Tempo al tempo...), l'eretico riprende contatto con il boccheggiamento senese.
Molte cose bollono nell'afa di fine estate: va da sè che si tornerà, a brevissimo, a scrivere del caso Benedetto-Rossi, uno scoop ereticale solo parzialmente riconosciuto dalla carta stampata. Anche in questo caso, tempo (pochino) al tempo.
Come post di rientro, una cosa leggerina, ma emblematica alquanto: il caso Brambilla. Visto, però, da tutt'altra angolazione, rispetto a quello della Casta.
L'elemento nuovo è il maxirisarcimento che la "ex commerciante di mangimi per pesci divenuta ministro del Turismo" (Travaglio dixit, ieri) ha chiesto al Fatto quotidiano dello stesso Travaglio (ma diretto da Antonio Padellaro). Causa, condita da una richiesta di un milione e mezzo di euro (ma chi pensa di essere, Acampa?). Per giunta, facendosi difendere dall'Avvocatura dello Stato, così per non spendere neanche per l'avvocato.
Il Fatto aveva attaccato la pulsione brambilliana a sistemare i suoi sodali in posti pubblici. Specie i suoi collaboratori della ex (fallita) Tv della libertà.
Ciò premesso, mi aspettavo di vedere la stampa senese gongolare per questa notizia, ottimo pretesto per dare addosso alla ex testimonial delle calze Omsa: invece, niente di niente. Sarebbe ben imbarazzante attaccare la Brambilla allorquando si comporta pari pari come lorsignori della Casta: minacce legali, azioni legali, richieste tali da fare chiudere un giornale. Questo aspetto brambillesco, dunque, non sembra così degno di censura, da parte castista. L'antibrambillesco per antonomasia Ceccuzzi, per esempio, non scomoda nessun portavoce per polemizzare con la Brambilla: curioso,no?
Se attacca il Palio, morte la colga (e con dolore indicibile); se attacca la libertà di stampa e di critica, salute gliene venga...
Molte cose bollono nell'afa di fine estate: va da sè che si tornerà, a brevissimo, a scrivere del caso Benedetto-Rossi, uno scoop ereticale solo parzialmente riconosciuto dalla carta stampata. Anche in questo caso, tempo (pochino) al tempo.
Come post di rientro, una cosa leggerina, ma emblematica alquanto: il caso Brambilla. Visto, però, da tutt'altra angolazione, rispetto a quello della Casta.
L'elemento nuovo è il maxirisarcimento che la "ex commerciante di mangimi per pesci divenuta ministro del Turismo" (Travaglio dixit, ieri) ha chiesto al Fatto quotidiano dello stesso Travaglio (ma diretto da Antonio Padellaro). Causa, condita da una richiesta di un milione e mezzo di euro (ma chi pensa di essere, Acampa?). Per giunta, facendosi difendere dall'Avvocatura dello Stato, così per non spendere neanche per l'avvocato.
Il Fatto aveva attaccato la pulsione brambilliana a sistemare i suoi sodali in posti pubblici. Specie i suoi collaboratori della ex (fallita) Tv della libertà.
Ciò premesso, mi aspettavo di vedere la stampa senese gongolare per questa notizia, ottimo pretesto per dare addosso alla ex testimonial delle calze Omsa: invece, niente di niente. Sarebbe ben imbarazzante attaccare la Brambilla allorquando si comporta pari pari come lorsignori della Casta: minacce legali, azioni legali, richieste tali da fare chiudere un giornale. Questo aspetto brambillesco, dunque, non sembra così degno di censura, da parte castista. L'antibrambillesco per antonomasia Ceccuzzi, per esempio, non scomoda nessun portavoce per polemizzare con la Brambilla: curioso,no?
Se attacca il Palio, morte la colga (e con dolore indicibile); se attacca la libertà di stampa e di critica, salute gliene venga...
mercoledì 17 agosto 2011
L'okkio sul Palio: vittoria della Giraffa
CECCUZZI CHE NE PENSA? - Cosa pensa il paladino della senesità dura e pura Franco Ceccuzzi delle bancarelle in purissimo stile sagra paesana che si posizionano in centro il giorno del Palio (ieri l'eretico ne ha vista una, tipo San Giovanni Rotondo, davanti alle Logge del Papa)?
I palloncini colorati, ce l'hanno il marchio del consorzio per la tutela?
GLI AMULETI CECCUZZIANI - Secondo Sonia Maggi del Corrsiena, questi sono gli amuleti del neosindaco: "coccinelle scaramantiche, il cacciaspiriti indiano, il cornetto rosso". Il quale cornetto "è minuscolo ma è carico di energia positiva", chiosa apoditticamente. Un Ceccuzzi che si affida all'oggettistica apotropaica, dunque (per il significato della parolona, esistono i vocabolari, caro Sindaco). Dicevamo, prima, di San Giovanni Rotondo...
VITTORIA DELL'IMPERIALE - Vince l'Imperiale Contrada della Giraffa, con il Capitano Maurizio Vanni (sosia dell'ex Presidente della Provincia Fabio Ceccherini).
Visto che è stata revocata la cittadinanza onoraria a Mussolini due anni or sono, ricordiamoci del perchè la Contrada di Via delle Vergini si fregia di siffatto appellativo...
LA D'AMICO ALLA NAZIONE - Beata bellezza! Ilariona D'Amico è andata a visitare la redazione del quotidiano La Nazione, in occasione della sua visita paliesca; non rendendosi conto della gravità del gesto, si è fatta financo fotografare abbarbicata al caporedattore Strambi, il quale maliziosamente ne ha cinto con la sinistra l'appetibilissimo ed ubertoso fianco.
Caro Strambi, urge confessione riparatoria, e quanto prima: lo sa un cattolicissimo come lei,che solo desiderare le donne altrui, è un peccato?
ACAMPA MARCA VISITA AL BATTESIMO - Il 15 agosto pomeriggio - come d'abitudine - il correttore (sic) della Selva, monsignor Acampa, doveva battezzare i giovani virgulti selvaioli, in occasione della Festa titolare della Contrada. Purtroppo (o fortunatamente) non s'è presentato. Voci accreditate lo danno in Spagna, a fruire degli ultimissimi scampi dello zapaterismo (di striscio, c'è anche la Giornata mondiale della gioventù). Adelante, Acampa(ma con giudizio)!!
Ps L'eretico saluta - fino a lunedì prossimo - i suoi lettori.
Me ne vado a visitare un posto lontano da Siena, ma che in qualche forma riguarda la Casta di Siena. Al tempo giusto, ne scriverò.
Nel frattempo, il 19 chi vuole, vada a sentire Franco Ceccuzzi alla Festa del Pd: si consiglia di fare un'opportuna siesta pomeridiana prima per arrivare ben riposati, e di portarsi un termos pieno di caffè o succedanei...
I palloncini colorati, ce l'hanno il marchio del consorzio per la tutela?
GLI AMULETI CECCUZZIANI - Secondo Sonia Maggi del Corrsiena, questi sono gli amuleti del neosindaco: "coccinelle scaramantiche, il cacciaspiriti indiano, il cornetto rosso". Il quale cornetto "è minuscolo ma è carico di energia positiva", chiosa apoditticamente. Un Ceccuzzi che si affida all'oggettistica apotropaica, dunque (per il significato della parolona, esistono i vocabolari, caro Sindaco). Dicevamo, prima, di San Giovanni Rotondo...
VITTORIA DELL'IMPERIALE - Vince l'Imperiale Contrada della Giraffa, con il Capitano Maurizio Vanni (sosia dell'ex Presidente della Provincia Fabio Ceccherini).
Visto che è stata revocata la cittadinanza onoraria a Mussolini due anni or sono, ricordiamoci del perchè la Contrada di Via delle Vergini si fregia di siffatto appellativo...
LA D'AMICO ALLA NAZIONE - Beata bellezza! Ilariona D'Amico è andata a visitare la redazione del quotidiano La Nazione, in occasione della sua visita paliesca; non rendendosi conto della gravità del gesto, si è fatta financo fotografare abbarbicata al caporedattore Strambi, il quale maliziosamente ne ha cinto con la sinistra l'appetibilissimo ed ubertoso fianco.
Caro Strambi, urge confessione riparatoria, e quanto prima: lo sa un cattolicissimo come lei,che solo desiderare le donne altrui, è un peccato?
ACAMPA MARCA VISITA AL BATTESIMO - Il 15 agosto pomeriggio - come d'abitudine - il correttore (sic) della Selva, monsignor Acampa, doveva battezzare i giovani virgulti selvaioli, in occasione della Festa titolare della Contrada. Purtroppo (o fortunatamente) non s'è presentato. Voci accreditate lo danno in Spagna, a fruire degli ultimissimi scampi dello zapaterismo (di striscio, c'è anche la Giornata mondiale della gioventù). Adelante, Acampa(ma con giudizio)!!
Ps L'eretico saluta - fino a lunedì prossimo - i suoi lettori.
Me ne vado a visitare un posto lontano da Siena, ma che in qualche forma riguarda la Casta di Siena. Al tempo giusto, ne scriverò.
Nel frattempo, il 19 chi vuole, vada a sentire Franco Ceccuzzi alla Festa del Pd: si consiglia di fare un'opportuna siesta pomeridiana prima per arrivare ben riposati, e di portarsi un termos pieno di caffè o succedanei...
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