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sabato 8 giugno 2013

Turiamoci il naso, ma azioniamo il cervello!

 

  Non so quanti (compreso l'eretico) abbiano usato la montanelliana espressione di "turarsi il naso", indicando la necessità di votare, domani e lunedì, pro Eugenio Neri. Da questo blog, lo ripetiamo ancora, permettendoci di aggiungere: bisogna turarsi il naso, ma, al contempo, azionare il cervello!
Capire che Alfredino Monaci, Pierluigi Piccini e il paonazzo del Nicchio non possono (neanche volendo) fare gli stessi danni che Albertone Monaci e Franchino il Ceccuzzi possono fare di là, nei confronti del buon Bruno Rodolfo Valentini. E questo - lo ripetiamo per l'ennesima, ultima, volta - per un semplice (ma non banale) motivo di fondo: la presenza - alle spalle del trio lescano Valentini, Albertone, Franchino - di un Moloch che ha base a Roma, interconnessioni con i vertici Mps (oggi Profumo, ieri Mussàri). Tutto qui: se vi sembra poco.

  A livello personale, poi: Eugenio ha una professione (conquistata certo non a causa dell'appartenenza politica), e che professione; il buon Rodolfo Valentini viene invece dritto dritto da quel milieu che impasta politica, sindacato e banca: lo stesso che, Pd imperante, ha partorito tanti Sindaci, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
 "Eh, ma ci vuole l'esperienza del Valentini, in un momento come questo": ah sì? L'esperienza di chi ha ipercementificato il suo territorio, di chi non ha detto mezza parola sul Monte quando Mussàri ipnotizzava le folle degli amministratori piddini, di chi ha rotto con Ceccuzzi solo quando lo ha visto in difficoltà sempre più clamorose? Preferisco allora - e di gran lunga - l'inesperienza del cardiochirurgo Eugenio Neri, capace di affrontare carichi di impegni e di lavoro (nonchè di responsabilità) in un sol giorno, pari a quelli che un sindacalista dei bancari neanche in tre mesi, e di quelli impegnativi.
 Senza dimenticare una cosa che è l'ABC della Legge elettorale sui Sindaci: al primo turno, si vota chi ti piace davvero, la persona con cui ci si sente davvero garantiti; al secondo, se il preferito non ce la fa (e quelli votati dall'eretico non vincono mai, statene tranquilli), si vota il meno peggio. Turandosi il naso, appunto: ma anche azionando il cervello. Che dovrebbe dire di non premiare esattamente gli stessi che hanno deforestato la città: al limite, non essendoci concreta alternativa, parte dei deforestatori (ma senza il Moloch alle spalle), più qualche sana novità.
E ricordando anche che un voto amministrativo NON è un voto assimilabile a quello nazionale per il Parlamento: qui c'è da fare tagliare l'erba, rattoppare le buche dell'asfalto, cambiare l'orario del carico-scarico delle merci; garantire i servizi sociali ai cittadini, in buona sostanza. Anche perchè ormai la politica d'indirizzo della banca, dopo la cura piddina del noto banchiere Mussàri Giuseppe, non la fa certo la politica locale. Se poi uno sul comodino ha il "Che fare?" di Lenin o qualche scritto apologetico su Mussolini, relativamente a quanto sopra detto, ben poco importa (e sapeste quanti piddini senesoti hanno in casa cimeli mussoliniani...): l'importante è che questo faccia. Ma soprattutto: si può forse dire che il Pd senesota abbia fatto cose di sinistra, in questi anni?

 Due cose che farà l'eretico dal giorno dopo il voto, nel caso fosse favorevole ad Eugenio Neri:
1) cercare di neutralizzare la nefasta presenza cenniana all'interno della sua coalizione. Con il miserrimo risultato apportato dai cascami cenniani (99 voti), ce la potremmo anche fare, no? Forse con Alfredino - che i voti ce l'ha, eccome - non è possibile farlo; con il paonazzo del Nicchio è doveroso almeno provare!
2) nell'arco di una settimana, con il Pd per la prima volta sconfitto, si concretizzerebbe un voto da tempo in mente: l'eretico diventerebbe un homo piddinicus provetto.
 Primo passo, tessera della Cooppe, sempre sdegnosamente rifiutata, con sana obiezione di coscienza; se viene voglia di un bagnetto caldo (tanto ritorna il freddino), subito all'Antica Querciolaia; basta leggere Il Fatto: subitaneo abbonamento all'Unità di Claudio Sardo, giornalista più dalemiano di D'Alema; dulcis in fundo, iscrizione immediata al più vicino circolo Arci (per competenza territoriale, direi quello della Colonna San Marco): tessera dell'anno in corso.
Per l'ultima volta, dunque: turarsi il naso, ma azionare il cervello! 

giovedì 6 giugno 2013

Sindaconi piddini proValentini: il Moloch si mobilita!


   L'eretico vorrebbe d'altro scrivere, ma francamente, in quest'ultima settimana di campagna elettorale (bella o brutta che la si voglia definire), stanno accadendo cose davvero curiose, per quanto non certo inedite.
Prendete quest'ultima, per esempio: uno torna a casina dopo una giornata di scrutini a scuola, ed ecco che gli viene un mezzo coccolone, leggendo il comunicato dei Sindaconi piddini della Provincia che inneggiano al candidato piddino Rodolfo Bruno Valentini. Loro sono piddini, dovrebbero forse inneggiare al candidato antiPd? No di certo. Questo, ladies and gentlemen, è il Moloch piddino: dedicato agli schifiltosi che domenica andranno al mare (segnalo invece con piacere il contributo di Marco Pierini - pubblicato anche dal Santo - sulla necessità di andare alle urne).

  Nessun problema quindi per quanto concerne lo schieramento di piddini proPd. C'era però modo e modo di farlo, questo endorsement. Questo comunicatino ricalca quello che il Pd scrive da quando è nato, dimostrando che neppure il crollo del Sistema Siena è servito a qualcosa: neanche di fronte all'evidenza dei fatti, si riesce ad ammettere niente, ad accennare un minimo di autocritica. L'eretico queste cose le scrive da anni, ma continua a stupirsi di cotanta impudenza. Pensavo, speravo che dopo tutti questi casini, magari spuntasse un po' di autocritica. Forse è più facile che spunti un cedro del Libano in Piazza del Campo...
 Questi Sindaconi vogliono aprire, facendo votare Rodolfo Valentini, una "nuova stagione di innovazione e cambiamento che riguardi l'efficienza della pubblica amministrazione": ergo, prendono per il c..o; questi Sindaconi piddini sbandierano il "completamento della Siena-Grosseto e l'ammodernamento della Siena-Firenze": ergo, prendono per il c..o.
 Gran finale dei Sindaconi, tutti insieme in coro:
"chiediamo ai cittadini senesi di votarlo (il Valentini, Ndr) per assicurare a Siena ed al suo territorio un futuro di sviluppo, benessere, solidarietà e BUONE E TRASPARENTI AMMINISTRAZIONI".
 Qui, nel prendere per il c..o così sfacciatamente, oltraggiano l'intelligenza.
 Chiedo al Superavvocato De Mossi: ma un profilo penale, se uno oltraggia l'altrui intelligenza, si può riscontrare?

  Da notare che, fra questi grandi amministratori della Provincia senesota firmatari pro Rodolfo Valentini, manca il primo cittadino di Sinalunga. Chi ha orecchie per capire, avrà capito. Magari in seguito ne parliamo, vai...


Ps Domattina l'eretico è stato invitato dagli studenti del Liceo Galilei a discutere della situazione politica senese, nell'ambito dell'autogestione dell'istituto. Vado volentieri, e con grande curiosità. Anche di questo, riparleremo.

mercoledì 5 giugno 2013

Siena calcio messo malissimo; Paolino Mazzini anche...


    Si è svolto ieri sera un incontro, organizzato dai Vecchi Ultras della Robur calcio, sulla drammatica situazione della società calcistica senese. La sala dei mutilati era piena, e si è parlato di calcio e di politica. Binomio sempre più da tenere unito, seguendo la berlusconizzazione ormai irreversibile della società italiana.
 Per quanto riguarda il Siena calcio, di fronte ad un Presidente, Massimo Mezzaroma, che definire messo male è un eufemismo (basta parlare con qualche romano, per saperlo), e al cospetto di una banca che, Profumo imperante, ha deciso di sganciarsi in modo completo dal Siena (e da Siena), tutto sembra lasciare pensare al peggio. Spes ultima Dea, speranza ultima dea, dicevano i latini: non resta che affidarsi allo stellone, e prepararsi a leccarsi le ferite. La situazione attuale è il combinato disposto di una serie di mosse suicide, che partono dal king maker della scelta Mezzaroma, Mussàri Giuseppe, per proseguire giù per li rami.

  A parlare dello spinoso problema di fronte agli appassionati, erano stati invitati, da Pietro Poggi e dagli altri ultras, i due candidati Sindaci: Eugenio Neri c'era, Rodolfo Valentini no.
 Non contento della inopportuna assenza, ha mandato allo sbaraglio Paolino Mazzini, il quale è stato l'autentico protagonista della serata: in negativo, però. Non si vuole infierire su un amico di vecchia data, e tifoso della Robur da tempi non sospetti, ma la serie di inesattezze è stata davvero eccessiva. Visto che ha fatto buoni studi: amicus Plato, sed magis amica veritas.
 Tralasciamo la gaffe su Simone Pianigiani ("un senese che ha avuto successo fuori dalla sua città", ha detto: peccato che, ad Istanbul, non la pensino proprio tutti così...), su cui si può sorvolare con un sorriso; due cose, attinenti alla sue esperienza di politico locale nonchè presente in Fondazione, sono però realmente intollerabili.

 "I giornali li leggete, Profumo ce l'hanno mandato da Bankitalia", ha detto, almeno due volte: Paolino, ci fai o ci sei? Lo stesso Franchino il Ceccuzzi si vantò pubblicamente di avere avallato la scelta dell'ex patron di Unicredit, per non parlare della notoria vicinanza tra Profumo ed il Pd, nonchè dell'amicizia fra la moglie di Arrogance e Rosaria Bindi from Sinalunga. Boh.

 "Quando fu acquisita Antonveneta, il Pd ancora non c'era nemmeno, quindi...": Paolino, ci fai o ci sei? Il discorso programmatico del Pd lo tenne Uolter Veltroni al Lingotto, nel giugno 2007 (l'incauto acquisto è del novembre 2007!): era il discorso fondativo del nuovo partito. Al di là della data ufficiale, il Pd nacque allora, come qualunque esperto di politica benissimo sa. Riboh.

  Il buon Eugenio Neri ha dunque avuto buon gioco (sin troppo facile) a sovrastare il dirimpettaio, a tratti in modo imbarazzante.
 E del candidato Sindaco Eugenio Neri è venuto fuori un tratto inedito, per chi non lo conoscesse: l'irruenza. Condita da un bestemmione vecchia maniera che avrebbe fatto rizzare i capelli del neoapparentato Marchino Falorni, se fosse stato presente ("ti sei giocato i voti cattolici", ha detto a Neri, con fulminea reattività, Simone Bernini): lungi dall'elogio della bestemmia, almeno abbiamo la certezza che la coalizione antiValentini non odora troppo d'incenso, e che, oltre che dalle suorine, può essere votata anche da chi ha un approccio diverso - diciamo non letterale - con il Sacro.

 Domandona delle cento pistole, arrivati a fine serata: meglio un moccolone pretto (si sarebbe detto una volta), oppure sentirsi dire panzane, inascoltabili ed autoassolutorie, come quelle pronunciate da Paolino Mazzini? Alle urne l'arduo responso...

martedì 4 giugno 2013

Seggio 35: Totò, il compagno Roncucci e la leggiadra Oxana

 
  In attesa del ballottaggio di domenica e lunedì, come non ripercorrere la due giorni di fine maggio al seggio 35, il seggio ereticale (tanto quanto scrutatore, quanto come votante)?
Per cominciare, subito una chicchina: è il luogo ove ha votato (chissà per chi?) il candidato Sindaco Alessandro Corsini, protagonista del più clamoroso fra i flop elettorali della Siena repubblicana. Lui, almeno, ci ha messo il faccione simpatico, a differenza di chi l'ha mandato avanti. A votare, è venuto da solo, senza l'avvocato mussariano Fabio Pisillo. Dimostrando quindi indipendenza di giudizio e piena libertà d'azione...
 Oltre a lui, l'ex Consigliere comunale, avvocato Francesca Mugnaini (una di coloro a causa dei quali si è votato, in fin dei conti, avendo meritoriamente fatto cadere Franchino il Ceccuzzi: poteva mancare all'appuntamento proprio lei?).

  Ma va da sé che è arrivato il momento di scrivere dei tre autentici mattatori del seggio. Due l'eretico li ha già presentati al grande pubblico del blog dopo le elezioni politiche del febbraio scorso, il terzo è una new entry del blog.
Si parte con il Presidentissimo di seggio Michele Commare, socialista di antica militanza e di mostruosa esperienza pregressa in tutti i seggi dell'orbe senese. Mese dopo mese, sempre più somigliante (ahilui!) al boss dei boss di Cosa nostra, Salvatore Riina detto Totò. Titolo di merito, fra gli altri (di Commare, non di Riina)? Sabato pomeriggio, ha promosso sul campo lo scrivente a vicepresidente di seggio. Forse la massima onorificenza ricevuta in vita mia...

 Il secondo è anch'egli un personaggio ben noto in città: Massimo Roncucci, il Deus ex machina del trasporto pubblico senese, croce e delizia (più croce che delizia) dei pendolari cittadini. Comunista di strettissima osservanza, formatosi alle Frattocchie, si contraddistingue per un'altra curiosa somiglianza, certo meno cruenta di quella del Presidentessimo Commare: Massimo Boldi. Al seggio, lui è rappresentante di lista (indovinate di quale partito?), e con lui c'è, in qualità invece di scrutatore, il figlio Lorenzo, minucciano duro e puro (il compagno Roncucci senior, con scorza belingueriana - leggasi Enrico - dice di riprendere il figlio per questa difesa aprioristica del dominus montepaschino: sarà vero?).

 Il terzo personaggio è invece una new entry: la leggiadra Oxana Vorobieva, da San Pietroburgo. La volta precedente, a rappresentare le istanze di Alfredo Monaci, c'era Luca Guideri: decisamente un passo avanti notevole, a questo giro.  Uno si potrebbe aspettare che Oxana facesse la rappresentante di lista di Rifondazione comunista, ovvero, per sano rigetto del socialismo reale, dei Fratelli di Siena, la lista più destrorsa. Ed invece Oxana stupisce tutti, presentandosi come rappresentante della lista Nero su bianco, egemonizzata dall'ineffabile Alfredo Monaci. Il "democristian touch" monaciano, evidentemente, non conosce confini...

 Si chiudono i seggi, alle 15 di lunedì, e ci si mette a lavorare. Dopo uno spoglio che procede senza grossi intoppi (la doppia preferenza di genere non viene molto usata, per esempio), ecco che verso le 17 arriva il momento di appannamento che periodicamente crea intoppi, in tutti i seggi. La trojka dei più esperti (Totò Commare, il compagno Roncucci e, purtroppo, anche l'eretico) è ferma, bloccata, smarrita: c'è qualcosa che non va per il verso giusto. Dove sarà mai l'errore, l'inghippo, porca...miseria? I conti non tornano.
Ecco allora farsi avanti la leggiadra Oxana Vorobieva, che in quattro balletti capisce ciò che non sta funzionando bene: ci sono le maledette schede del maledetto (per gli scrutatori) voto disgiunto che sono state mal contate. Grazie all'intervento provvidenziale della bella Oxana, si riprende dunque a marciare piuttosto spediti, per poi uscire, espletate le ultime formalità, poco dopo le 20,30.

  Totò Commare carica le schede nel portabagagli, e si avvia verso il Comune, per terminare il suo defatigante lavoro di Presidente.
 Il compagno Roncucci, da par suo, si dilegua, magari per un summit con il gotha del partitone, dilaniato come mai prima, ma pur sempre primo partito, per la già teorizzata Sindrome di Stoccolma in salsa senesota.
 Oxana saluta gli astanti, dicendo di essere attesa per cena. Se si esce ad un'ora decente, buona parte del merito è suo. Era anche candidata, nella lista di Alfredo Monaci, ma solo 18 persone l'hanno votata.  L'avessero vista al lavoro al seggio 35, sarebbe entrata in Consiglio comunale...

Ps  Una nota di merito per un'altra rappresentante di lista (ebbene sì, della 53100!): si chiama Emilia, è la figlia della candidata Lucia Batoni. Poco più che maggiorenne, credo fosse alla primissima esperienza in un seggio, fra vecchi marpioni e gente sull'orlo di una crisi di nervi. Piano piano, si è scrollata l'imbarazzo di dosso, ed ha iniziato a lavorare. Ha visto la democrazia in divenire.
 La sua disponibilità e tenerezza fanno ben sperare per il futuro. Spero che la sua esperienza in quella gabbia di matti le sia servita, almeno un po'.
 Puntiamo di più sui giovani, dunque: peggio di noi, non potranno certo essere! 

lunedì 3 giugno 2013

Tucci versus Falorni (ed il Pd gode)

 
   Domenica dunque si rivota; ieri è scaduto il tempo per gli apparentamenti: nessuno per Bruno (Rodolfo) Valentini, neanche i volenterosi marzucchiani come si sarebbe potuto prevedere (ed i 414 voti pisilliani, dove li mettiamo?). Eugenio Neri, invece, ha incassato sabato l'apparentamento con Impegno per Siena del candidato Sindaco Marco Falorni (diciamolo subito, a scanso di equivoci: con Falorni, fra gli altri, c'è Pierluigi Piccini, per chi non lo sapesse). L'apparentamento era nelle cose, diciamo probabile; appena arrivata la notizia, sono arrivate le polemiche, da parte dell'altra lista civica, quella che aveva Enrico Tucci come candidato a Sindaco. Tuoni e fulmini, come già molti avranno letto o sentito. Con tutto il corollario (sul Cittadino on line) di schermaglie fra opinionisti dotati di nome d'arte: gustosissime da leggere, da una parte; da mettersi le mani nei capelli, sotto altri punti di vista (nel senso ovviamente del divide et impera che farà gioire i dirigenti piddini).

  Con il gruppo che si è formato intorno ad Enrico Tucci, l'eretico ha notoriamente un buonissimo rapporto, coronato da incontri pubblici di vario genere, cene e financo gradite bicchierate; il buon 6,58%, con 1.704 voti, delle elezioni (come Marzucchi e Corsini messi insieme; non lontani dai voti grillini) è un capitale umano che non va assolutamente disperso, per nessuna ragione.
E fra amici (laici), le cose bisogna cercare di dirsele: l'uscita di Enrico Tucci, sabato scorso, contro la notizia dell'apparentamento Falorni-Neri, è stata improvvida e, in buona sostanza, sbagliata. Opinabile ma rispettabile l'idea di non votare nessuno dei due al ballottaggio, in quanto entrambi legati al Sistema Siena; ma non si poteva semplicemente stare zitti, tacere, sulla scelta falorniana? Questo in sintesi è il senso del rimbrotto che l'eretico si sente di dare al buon Enrico. Sapendo che in questi movimenti c'è sempre stata - e deve continuare ad esserci - dialettica autentica. Facciamo un esempio pratico? Una parte dei sostenitori di Tucci sono del gruppo Fare per fermare il declino, sezione senese: la storia della falsa laurea di Giannino, chi l'ha tirata fuori, poco prima delle elezioni? L'economista Zingales, cioè proprio uno dei principali collaboratori di Giannino!

 Il problema fondamentale è come schierarsi domenica, come è ovvio. Tucci sostiene che i due schieramenti (Neri-Valentini) del tutto pari sono; tesi condivisibile? Ha ragione da vendere, allorquando sostiene che in entrambi vi sono figure di rilievo datate Sistema Siena, e in questo blog l'abbiamo scritto non so quante volte. Dirò di più: Maurizio Cenni - non fosse altro che per i 10 anni consecutivi di Sindaco - ha fatto oggettivamente più danni politici di un Franchino il Ceccuzzi (ma senza l'uno, non ci sarebbe stato l'altro).
 Ed è appunto qui che va colto il contesto ed il senso di questo voto di ballottaggio: nessun simpatizzante di questo blog ha in grande simpatia Alfredino Monaci o il paonazzo del Nicchio, con tutto il codazzo di ex piddini-cgiellini (non credo ci sia bisogno di rimarcare il perchè). Tutti noi (con Enrico Tucci) avremmo preferito un ballottaggio con un diverso competitor.
 Ma è di palmare evidenza che la Siena politica ha generato i Monaci (senior et iunior), Franchino il Ceccuzzi, Maurizio Cenni, Quello della Provincia, Gabriello Mancini (volete il Piccini? Anche lui, toh!), perchè alle loro spalle c'era il Moloch, onnipotente, del partitone: Pci-Pds-Ds-Pd. Senza gli appoggi - combinati e complementari - romani e dei volenterosi salsicciai della Fortezza Medicea, degli omini degli orti e degli intellettuali servi, il Sistema sarebbe collassato molto prima. Magari senza combinare i danni combinati. Ora il Moloch, falsamente rinnovato, è con Bruno Valentini.
Non è forse l'ora di augurarsi l'alternanza: se non con tutte le persone (come pure si sarebbe voluto!), almeno rispetto al partitone (incluse tante non belle persone, peraltro)? Pronti ovviamente a criticare Eugenio Neri un momento dopo la vittoria: a Giunta appena formata, per esempio.

  Di più, concludendo: l'apparentamento falorniano avviene effettivamente alla luce del sole, e questo, a Siena, è già cosa da non poco. Ma c'è di più: Legge elettorale alla mano, in caso di vittoria Eugenio Neri dovrà spartire la torta dei consiglieri con Impegno per Siena di Falorni. Il che vuol dire, con tutta evidenza, molto meno spazio per i tanti cascami del vecchio che allignano nella multiforme e variegata compagine neriana.

  Ps Stimolanti le domande poste dal Movimento 5 stelle ai due candidati ( quesiti presenti sul loro sito e non solo). Chissà se i due candidati troveranno il tempo per rispondere, o faranno finta di niente...

domenica 2 giugno 2013

L'ultimo acuto di Roberto Ricci

 
  Partiamo dalla fine, dagli ultimissimi giorni: Roberto Ricci domenica scorsa, a meno di una settimana dalla precoce morte, è andato a votare. Io ero al seggio accanto; uscito, un comune amico mi ha avvertito: sia del fatto che era venuto, sia della gravissima malattia, che gli era stata diagnosticata  a fine marzo. Ormai debolissimo, trasfigurato dal dolore, Robertino ha voluto comunque compiere il suo diritto-dovere. Per pochi attimi, non l'ho visto: "meglio così, dammi retta", mi dice l'amico. Non lo so, ma è andata così.

  Andiamo invece indietro di tanti anni, come accade quando se ne va una persona conosciuta; alla fine di quegli sgarrupati anni Settanta, italiani e senesi, in cui Roberto si era ovviamente formato (nato nel 1961, aveva l'età giusta per farlo): insieme ad altri, è uno dei fondatori dei "clebbini", quei luoghi in cui la  prima generazione post 68 sperimentava la nuova libertà. In un'epoca in cui ancora le ragazze uscivano il sabato vestite da educande, per poi, allontanatesi dai genitori, cambiarsi e mettersi le scarpe taccate e le gonne corte. Chi ha oggi una cinquantina d'anni, non può avere dimenticato quei momenti, quelle pulsioni, quella rottura con l'ingessatura precedente.
Bambino, lo scrivente nel 1979 conosce Roberto: conosce per come un decenne può dire di conoscere un diciottenne della Siena di allora, a dirla tutta...
 L'esperienza è quella del coro "Intonati e stonati", creato dal professor Vittorio Sforzi, un milanese con un'incredibile e contagiosa fede nel valore del canto (non necessariamente bello), anche visto in prospettiva di recupero sociale. Da quel coro e da quell'esperienza, Robertino prende consapevolezza delle proprie qualità canore: lui è uno dei "blu", cioè dei "grandi", fra le voci maschili. Il coro è collettività e condivisione, ma c'è spazio anche per i solisti: fra i pochi eletti - manco a dirsi - lui. Primavera 1979: decine di ragazzi e bambini senesi vanno a Lussemburgo, al Parlamento europeo, a cantare. Il trionfo del professor Sforzi.  Durante la trasferta (in treno!) e la permanenza, succede qualcosa; un qualcosa che noi bambini non capivamo con nettezza, e che quindi ci affascinava e ci turbava al tempo stesso: Roberto c'era di mezzo, e da lì i rapporti con il suo mèntore Vittorio Sforzi si guastano. Roberto esce dal coro (se non ricordo male, ci fu anche una mezza espulsione); resta il fatto, però, che a distanza di tanti anni, se a Siena c'è una persona che ha contribuito a fare cantare (bene o male, poco importa) decine, centinaia di persone, quella è Robertino Ricci. Non so se lui ci abbia mai pensato, ma il successore del professor Sforzi è proprio lui: bambini e donne delle Contrade, goliardi di plurime generazioni, tifosi del Siena e altro ancora. Li ha fatti cantare tutti, Roberto. Come aveva fatto il suo scopritore Vittorio Sforzi.

 Un ricordo personale: durante non so quale partita del Costone basket (il padre Aldo ne è stato per anni Presidente), ci fu un certo sommovimento (bell'eufemismo, eh?) fra tifosi delle due parti (non masse oceaniche: diciamo dieci e dieci, a memoria).
Da buon pacifista quale Roberto era, si dimostrò grande pacificatore: si mise davanti ai ragazzini costoniani, poco distanti, ed iniziò subito a farli cantare: la cosa - incredibile a dirsi - sbollì. I bollenti spiriti frenati dal canto? Boh; in quel caso, comunque, successe.

   Chissà se - credendoci magari di più - avrebbe potuto sfondare fuori dalle mura. Chi l'ha fatto (la Nannini), l'ha capito subito: via da Siena, e professionalmente mai più metterci piede, manco un concerto. Roberto probabilmente non aveva le sue qualità canore; di certo, non se la sentì, dopo qualche tentativo promettente. Saudade delle lastre, degli amici e della Contrada, o altro ancora?

 Ricordiamolo dunque come merita, con le sue debolezze e fragilità e con i suoi indubbi pregi: un artista, coinvolgente e passionale, del canto. Capace di passare allegramente dai Police agli stornelli senesi. Pronto a coinvolgere gente di ogni età.
Una persona che non ha avuto forse il successo che avrebbe meritato, ma che ha reso tante serate senesi più degne di essere vissute. Già questo, non sembri poco.
Nel Paradiso dei musicisti, c'è Vittorio Sforzi che ti aspetta: ti dà un nocchino, e poi giù, a cantare "Fiocca la neve" insieme...

venerdì 31 maggio 2013

Una strage dimenticata: il tritolo di Firenze (27 maggio 1993)


     All'1,04 del 27 maggio 1993 (vent'anni fa, l'altro giorno) a Firenze, nel cuore di Firenze, scoppio l'Inferno: un Inferno che forse solo Dante avrebbe potuto immaginare, se fosse esistito il tritolo ai suoi tempi. Ed un Inferno che colpì persone certo innocenti: la custode dell'Accademia dei Georgofili (Angela Fiume, 36 anni), il marito ispettore della Polizia municipale (Fabrizio Nencioni, 38 anni), le loro bambine Nadia e Caterina (8 anni la prima, 50 giorni la seconda), infine l'unico non fiorentino, lo studente di archittettura Dario Capolicchio, che di anni ne aveva 22 anni. 5 morti, dunque, il più "vecchio" dei quali non arrivava a quarant'anni. Le devastazioni monumentali, poi: la Torre de' Pulci distrutta, la Galleria degli Uffizi gravemente danneggiata, solo per citare i casi più eclatanti.

  Questa data, il 27 maggio 1993, rappresenta uno dei tanti, troppi, punti oscuri della recente storia d'Italia, a cavallo tra prima e seconda Repubblica (la seconda è stata pessima, ma ha ammazzato immensamente meno di quella uscita dalla Seconda Guerra mondiale); ulteriore danno (beffa?), è una data scarsamente ricordata, all'interno del dibattito pubblico e giornalistico: ancora una volta, dobbiamo dire grazie ad una giornalista davvero di razza come Franca Selvatici di Repubblica. La quale, giusto una settimana fa, ha dedicato due densissime paginate (Repubblica Firenze, 24 maggio, pagg. 2-3), attingendo con la consueta meticolosità a ciò che giudiziariamente sappiamo della immonda strage. Vale a dire ormai quasi tutto (compreso il pescatore siciliano che fornì il tritolo, residuato bellico della Seconda Guerra mondiale, condannato all'ergastolo proprio in concomitanza del ventennale): tanto degli esecutori materiali, quanto dei mandanti (il gotha mafioso di allora). Resta da indagare il comportamento dello Stato dopo questa e le altre stragi dell'estate 1993 (Roma e Milano), tutte aventi come minimo comune denominatore l'attentato alle opere d'arte della penisola.

 Perchè questa vicenda è stata di fatto rimossa, espunta dalla memoria collettiva? Sembra quasi di rivedere il triste film, mutatis mutandis, dei sopravvissuti alla Shoah, che per anni hanno preferito, quasi tutti, tacere sul loro vissuto devastato. I fiorentini difficilmente ne parlano, a quel che risulta; figuriamoci fuori: in una Nazione che ha poca speranza per il futuro e totale ignoranza del proprio passato, è già tanto quando una collettività riesce a mantenere vivo il proprio orticello di memoria. Il tritolo, il micidiale Semtex H usato dai mafiosi, ancora stenta ad entrare nel Sancta sanctorum della Memoria delle tragedie fiorentine (la Guerra con l'epopea resistenziale, a Firenze effettivamente tale; l'alluvione dell'Arno, giusto 20 anni dopo; le cicatrici del terrorismo, di ambo i colori, et alia).
E certo - cito sempre la Selvatici, in questo caso il suo pezzo di ieri (Repubblica Firenze, pagina 11) - gli storici di più chiara fama non danno una mano (peraltro, anche se la dessero, a ben poco servirebbe: gli storici essendo, al pari dei geologi, in Italia sistematicamente non ascoltati...).
Paul Ginsborg, nel suo "Italia del tempo presente" (Einaudi 1998, 628 pagine), dedica alla strage dei Georgofili ed alle altre del 1993 solo dieci righe; Francesco Barbagallo ("L'Italia repubblicana", Carocci 2009) arriva a sette righe; Nicola Tranfaglia ("Anatomia dell'Italia repubblicana 1943-2009", Passigli 2010) addirittura non cita, non fa alcun cenno tout court della drammatica vicenda della Firenze di 20 anni or sono.

  L'unica certezza è che i cinque cittadini di Firenze, quella notte, morirono invano: come sentenziato proprio dal Tribunale fiorentino, infatti, quello stesso Stato che aveva invocato ferrea e tetragona fermezza quando c'era Aldo Moro fra le mani dei brigatisti rossi, non esitò, 15 anni dopo, a trattare con chi aveva sventrato Firenze (e non solo), uccidendo bambini. Così è, se vi pare...   

giovedì 30 maggio 2013

Siena ed il Pd: la sindrome di Stoccolma


    Già il povero eretico era in grossa difficoltà a cercare di spiegare ai giornalisti foresti la balcanizzazione della politica senesota; adesso mi spiegate come si fa a renderli edotti della polemica scoppiata all'interno della coalizione di maggioranza, a due giorni dal voto, fra monaciani (versione Alberto) e ceccuzziani di provata fede? E d'altra parte se il candidato Rodolfo Valentini (copyright Conte Berio) si trova la lista piddina infarcita di devoti di Franchino il Ceccuzzi, e poi nella sua lista inserisce (oltre ai già sin troppo citati Mazzei Gennarino e dottor Centini) monaciani docg, quindi grandi raccoglitori di preferenze, come la dottoressa Sabatini e Sandrone Trapassi, come si può aspettare un esito diverso? Almeno l'inghippo è venuto fuori subito, per chiarezza di tutti: che non si dica che non si poteva sapere prima, dunque!

   Ma tant'è: probabilmente non servirà neanche questo penoso e rissosissimo agire, queste coltellate in piena campagna elettorale. Il popolo senese non può fare a meno del Pd. I numeri parlano chiaro: nel 2011 (quando già era chiaro cosa era accaduto alla città, a chi voleva vedere) il partito di Filippo Penati ottenne il 38% dei voti; domenica scorsa, è arretrato al 25% (con un senese su quattro ancora a dargli fiducia piena, fra i votanti), con però la lista di Rodolfo Valentini (Siena cambia, sic) che ha ottenuto un rotondo 10%, arrivando dunque in doppia cifra d'embleé. 38 contro 35, dunque, e dopo tutto ciò che è successo.
 In un'altra città (non necessariamente abitata da montagnardi adusi alla ghigliottina facile...), il Pd ed una lista di un Sindaco Pd di una cittadina limitrofa, avrebbero ottenuto percentuali da 53100, se gli fosse andata bene.
 Sì, certo, i grillini hanno fatto i loro errori, Laura Vigni ha toppato di brutto sulla Fondazione Mps, Falorni e Tucci potevano mettersi insieme et cetera. Ma i (per ora) vincenti non si sono limitati ad errori tattici e di comunicazione: hanno letteralmente devastato la città, eppure risono lì, a capeggiare la volata del ballottaggio, tra un battibecco e l'altro.
 Risulta dunque evidente che le analisi politologiche (pur più che necessarie), quelle di più ampio respiro storico (parte della popolazione non si è ancora affrancata dalla forma mentis mezzadrile), sono necessarie, ma non sufficienti: bisogna ricorrere anche alla psicanalisi, evidentemente.
 Una larga parte della cittadinanza senese è afflitta in pieno dalla famosa Sindrome di Stoccolma: nel 1973, ci fu una rapina ad una filiale della Kreditbanken della capitale svedese. I dipendenti furono tenuti sequestrati per 6 giorni; poi, una volta liberati, arrivarono a chiedere la clemenza per i rapitori. Nils Bejerot parlò dunque di "Sindrome di Stoccolma" (curiosamente, anche Rino Gaetano - coincidenze della vita - nel 1978 scrisse una canzone intitolata "Stoccolma", parlando dell'Italia di allora, amante dei suoi carnefici). I dipendenti di quella banca erano rimasti in qualche modo affascinati da chi aveva fatto loro violenza. Non si potrebbe dire la stessa cosa (riferita a Siena piuttosto che a Stoccolma), di tanti esternalizzandi Mps, di tanti dipendenti universitari, di tanti operatori della Sanità e via dicendo?

  Bruno Valentini (ops, Rodolfo) ha colto benissimo questa sindrome di Stoccolma in salsa locale, quando ha detto - implicitamente teorizzando l'impossibilità, per il senese medio, di abbandonare il Pd, qualunque cosa succeda - che "50 anni di buon governo non possono essere cancellati dagli ultimi episodi". Si può fallire, ma bisogna sempre votare il partitone.
Fino all'estate scorsa, il Pd si autoproclamava il Buon governo incarnato, e guai a chi osava contraddire; da quest'inverno, si ammettono generiche ed impersonali colpe (belle forze...), ma si teorizza la necessità di non fossilizzarsi solo sugli ultimi errori (veniali o venali?).
 Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Ma che si rida o si pianga, che uno sia felice o triste, l'unica cosa cogente è che si voti Pd...

Ps Adesso una (breve) pausa politica, sul blog; il prossimo pezzo su questo argomento sarà un ereticale racconto dei due giorni di votazioni alla sezione 35.
Titolo, per i curiosoni? "Seggio 35: Totò, il compagno Roncucci e la bella Oxana".

martedì 28 maggio 2013

Il voto senese: vincitori e vinti...

 
   Tanto tuonò, che alla fine non piovve (politicamente parlando, eh...) .
 Questa potrebbe essere la sintesi del voto di domenica e lunedì. Dopo il marasma (tutt'altro che finito, ovviamente) degli ultimi mesi, dopo l'emersione del fatto che la collettività è stata depredata delle sue immense ricchezze, chi si aspettava un sussulto, uno scossone, una scudisciata da parte della città (magari confuso), è rimasto deluso. Siena ha punito, o premiato solo in parte, coloro che cercavano di imprimere un rinnovamento forte (a partire dai nomi) alla vita politica ed alla gestione della cosa pubblica in città. Nessun dubbio al proposito. Il crollo verticale (rispetto alle recentissime politiche) del Movimento 5 stelle, a tal proposito, è assolutamente emblematico: si può discettare sulla campagna elettorale dell'amico Michele Pinassi, ma di certo la voglia di rottura, anche drastica, voluta da lui e da Maurone Aurigi non è stata accolta dai cittadini senesi. Che evidentemente preferiscono essere (non lo si scopre oggi, peraltro) blanditi, lusingati, vezzeggiati da figure già note, per quanto ora capaci di presentarsi sotto le ali del rinnovamento.
Se infatti i pentastellati sono i grandi sconfitti, il buon risultato personale di Laura Vigni l'ha comunque tenuta ben lontana da un possibile ballottaggio (quanto avrà pesato l'autogoal sullo Statuto della Fondazione a dieci giorni dal voto?); se il buon Enrico Tucci ha visto premiata la sua aggressiva campagna elettorale ed ha vinto il derby civico (6,58% contro il 5,25) con il comunque sempre vivo e reattivo Marchino Falorni, resta il fatto più cogente: gli autentici vincitori della tornata elettorale sono Franchino il Ceccuzzi ed Alberto Monaci da una parte, Alfredo Monaci ed il paonazzo del Nicchio (Maurizio il Cenni) dall'altra.
 Con il filiforme dell'Istrice (Mauro Marzucchi) capace - mistero gaudioso della politica senesota - di raccattare, perfino a questo giro, più di mille voti (stasera ci sarà un'assemblea dei marzucchiani per decidere con chi eventualmente apparentarsi: sarà una palestra di democrazia, si immagina...).

  Bruno Valentini versus Eugenio Neri, dunque: staremo a vedere. Pur non essendo certo il ballottaggio auspicato dall'eretico, godiamocelo, visto che è di fatto il primo (quello del 1993 fu una mezza farsa): la trama si rivelerà diversa da quella che pare già scritta?
Bruno Valentini è intorno al 40%, e parte nettamente favorito. Ma ricordiamo che l'astensionismo ha battuto duro, e più del 30% dei senesi non è andato a votare: che faranno il 9 giugno? Valentini deve temere questa massa d'urto (poi magari l'astensionismo aumenterà, ed allora pericolo per lui scampato).  Ad ogni buon conto, questa tornata elettorale disegna un futuro Consiglio comunale in cui la balcanizzazione della politica senesota renderà Valentini - in caso di vittoria -  ricattabile politicamente da entrambi i suoi king makers (Franchino ed Alberto Monaci): basta guardare - senza bisogno di binocoli - al successo ottenuto dai loro candidati.
 In televisione, Valentini ha dichiarato che, se dovesse accadere una rottura interna come quella dello scorso anno, lui emigrerebbe fino in Australia. C'è la Francigena da allungare parecchio, per arrivare fino a Sidney o zone limitrofe: nel marsupio delle dichiarazioni da evitare a caldo, c'è (anche) questa. Veltroni con l'Africa docet (o almeno dovrebbe)...

 Quanto ad Eugenio Neri, il distacco da colmare è tanto, tantissimo: 10.278 voti Valentini, 6.000 tondi tondi lui. Un terzo dei votanti ha votato per la coalizione valentiniana, un quinto per il buon Eugenio. Come ho avuto modo di dire ieri a Siena Tv, Eugenio adesso non può stare in difesa, deve attaccare, aggredire, mordere: come sta facendo, con discreta efficacia, su Fondazione e banca. Almeno qualche piccola paurina ad Arrogance Profumo, non ci sta mica male, no? Poi tanto lui fa come gli pare, ma insomma...
Per recuperare l'enorme oceano degli astenuti e per pescare fra chi ha votato Pinassi, Tucci e Falorni (anche senza gli apparentamenti, che in 2 casi su 3 non arriveranno), la V2 di Eugenio è una sola, quella esternata dall'augusto padre ieri sera: presentare Urbi et orbi la compagine di Giunta nei prossimi giorni, senza frapporre indugi. Per chiarezza di fronte alla città, e per mettere in difficoltà il Valentini.
Comunicare quindi la squadra di governo della città: andando a recuperare persone la cui storia di anticastisti a 360° gradi parli chiara (a scanso di potenziali commenti, lo scrivente si tira immantinente fuori). Nomi non se ne fanno, per ovvi motivi di opportunità.
 Verrebbe fuori una squadra composta da antipiddini dell'ultima ora, mischiati ad antipiddini di lunga o lunghissima data; nessuno si aspetta un Dream team, ma almeno una compagine capace di fare aumentare davvero i consensi del cardiochirurgo. E di fare almeno vacillare la terra sotto i piedi degli omini degli orti...

Ps Come sempre magnanimo verso i vinti, l'eretico non infierirà sul risultato della lista 53100. Un'unica cosa, però: chi c'era dietro, non lasci solo il simpatico birbantello Alessandro Corsini, nel momento della disfatta totale. Ce la metta, la faccina, ce la metta:...

sabato 25 maggio 2013

Siena al voto!


   Dunque, ci siamo: con un clima da "sinfonia d'autunno" i cittadini senesi tra domani e dopodomani si recheranno alle urne (coloro che lo vorranno, ovviamente); l'eretico, da par suo, ha già preso possesso del seggio numero 35 (scuola Saffi), e nel pomeriggio si è già messo a firmare e timbrare parte delle 988 schede. Un avvertimento ai votanti: occhio alla doppia preferenza di genere (un maschio ed una femmina), perchè la eventuale coppia DEVE appartenere alla medesima lista, altrimenti la seconda preferenza è nulla.
 Come già detto e scritto, il consiglio ereticale è il seguente: votate SOLO chi è all'opposizione da prima del 2011 (Ceccuzzi Sindaco con il 54% dei voti), oppure chi non abbia mai fatto politica. Partiti da questo discrimine, non tutti sono uguali (ci mancherebbe), ma TUTTI SONO VOTABILI, senza doversi vergognare, la mattina, davanti allo specchio. Obiezione: allora anche il 53100 è votabile, perfino il Corsini diventa appetibile? Risposta: fate un piccolo sforzo, ed andate a leggere i pezzi ereticali di questo maggio, e ricordate sempre che dietro l'assicuratore c'è un certo avvocato Fabio Pisillo, l'avvocato di Mussàri Giuseppe, nonché strenuo paladino della Casta.

 Ad ogni buon conto, fare pronostici è davvero impossibile: sono elezioni inedite in tutti i sensi. Al ballottaggio dunque si arriverà (salvo sorprese clamorosissime), e questo è già un (per quanto piccolo) risultato importante. Fa bene Raffaella Ruscitto a scrivere che quantomeno si sente nell'aria un tenue "venticello di democrazia". Ma c'è anche da dire che i metodi della peggiore politica clientelare non sono terminati: bisogna solo aspettare lunedì sera (forse notte) per sapere se i senesi avranno continuato ad abboccare a chi è solito (da anni, in qualche caso da decenni) riempirsi la bocca di promesse elettorali, a qualche giorno dal voto. 
 Il primo obiettivo è quindi quello del ballottaggio (Neri, Pinassi o Vigni, oltre al Valentini?), per assistere ad un comunque sano confronto: sono finiti i tempi in cui D'Alema arrivava alla Coop di San Miniato e, passando accanto al banco della macelleria, con la consueta sicumera ed arroganza diceva che a Siena il Pd doveva vincere, e vincere bene, cioè subito (peraltro, in quel caso - incredibile per lui a dirsi - azzeccando anche la previsione...).
 Il candidato del Pd Bruno Valentini, è la delusione più cocente di questa campagna elettorale: dal 1 maggio (famosa passeggiata elettoralistica alle Scotte) in avanti, è stato un crescendo di vecchio che ritorna, piuttosto che di nuovo che avanza. E il Segretario comunale del partito, Giulio Carli, è sempre lì; negli ultimi giorni, abbiamo avuto anche il piacere di vedere il candidato Pd a braccetto con Quello della Provincia. Che deve fare, il Valentini, a questo punto? Andare in pellegrinaggio a Pontecagnano Faiano (anzi, in galera) a trovare l'ex onorevole Paolo Del Mese?

  Leonardo Sciascia scriveva di una terra, la sua Sicilia, condannata dal suo stesso popolo ad essere "irredimibile". Lo dobbiamo scrivere anche per Siena ed i senesi?
Le schede elettorali (già firmate e timbrate, pronte per l'uso) sono lì, pronte a darci la risposta...

Ps Lunedì sera, puntata stimolante di Piazza pulita (La7, ore 21,15): una decina di minuti (tantissimi, televisamente parlando) saranno tutti per Siena. Mentre affluiranno i risultati. Serata intensa, quella di lunedì...

venerdì 24 maggio 2013

L'ultimo fra gli invotabili: il ginecologo Giovanni Centini (Lista Valentini)

 
   Eccoci dunque alla fine della seguitissima carrellata sugli invotabili delle Amministrative 2013: dopo il pittoresco sellato Cannamela, dopo la iperceccuzziana Rita Petti, dopo soprattutto il guardalinee moggiano Mazzei Gennaro (il quale ha visto bene, a questo giro, di non replicare al pezzo ereticale), oggi tocca ad un pezzo grosso della Sanità senesota: doppio gusto, quindi, per l'eretical palato!

  Il professor Giovanni Centini, stimato ginecologo, ha deciso di buttarsi in politica, folgorato sulla via del Valentini (soprattutto dopo che lo stesso ha concluso l'accordo con il plenipotenziario della Sanità locale, il Gran visir Alberto Monaci, Presidente del Consiglio regionale: l'uomo cui neanche Rossi Enrico può dire no).
 E allora, diranno i lettori? Non siamo tra l'altro di fronte ad una tornata elettorale infarcita di medici (Neri e Tucci, solo per citare i due candidati a Sindaco)? Ed un medico non è più politicamente spendibile di un gelataio precario, forse?
 Tutto giusto e condivisibile; tra l'altro, risultati alla mano, pare che la famiglia Centini, all'ospedale senesota, sia una potenza: bravi come loro, non c'è nessuno. Gli altri, biliosi, se ne facciano una ragione.
La figlia del candidato valentiniano, Eleonora, lavorava fino a meno di un mese fa all'Unità operativa (Affari generali), occupandosi della questione dell'asilo delle Scotte; improvvisamente, è stata trasferita al sedicente DIPINT (un "coso" burocratico meritevole di stimolante approfondimento, ma in altra sede), in un ruolo più prestigioso e di più ampio respiro. Unica non universitaria ad essere nella squadra di questo "dipartimento amministrativo gerarchicamente dipendente dal Direttore Amministrativo dell'AOUS" (fonte "Le Scotte informa", febbraio 2013, pagina 1).
 Per chi fosse distratto lettore del blog, chi è il Direttore Amministrativo dell'AOUS? Il mitico dottor Giacomo Centini, colui che inserisce, fra i titoli del suo Curriculum vitae, la lingua italiana fluente...
Capito dunque il tutto?
 Eleonora Centini, figlia del ginecologo Giovanni Centini (candidato del Valentini), viene selezionata, ad un mese dalle elezioni, dal cuginetto Giacomo, Direttore Amministrativo della stessa struttura!  
 Questi Centini, insomma, sono davvero bravi, medici o amministrativi che siano: il Valentini vuole premiare il merito e la trasparenza, no? Che colpa ha lui, se gli capita di candidare i migliori? Onore al merito.

 Ora l'eretico la spara grossa: pensate un po' cosa si potrebbe dire se, dopo quanto appena detto sui rapporti familiar-ospedalieri centiniani, si arrivasse a scrivere che il figlio del candidato Giovanni Centini (quindi fratello della selezionata ed appena citata Eleonora, nonché anch'egli ovviamente cugino di Giacomo Direttore amministrativo) facesse il medico (a contratto) in Ginecologia, cioè proprio dove il padre (il candidato valentiniano) ha lavorato proficuamente per anni?
Verrebbe fuori un pandemonio, se fosse rispondente al vero!
Verrebbe da dire, tutti insieme, in coro, urlando a squarciagola: aridatece Franchino il Ceccuzzi...

giovedì 23 maggio 2013

La inesistente difesa del candidato valentiniano Mazzei Gennaro...


    Come promesso, rieccoci a scrivere del guardalinee Mazzei Gennaro, non si sa bene grazie a quale Curriculum vitae candidato da Bruno Valentini al Consiglio comunale. Domani termineremo invece con il quarto invotabile ereticale.
   Dopo il pezzo di sabato scorso, il guardalinee che parlava con Moggi (e non solo, come scritto) per concordare le presenze in televisione, si deve essere incazzato di brutto. Il giorno dopo (visto che la domenica adesso ha più tempo libero, visto che non fa più il guardialinee, essendo stato inibito dalla Giustizia sportiva...), ha preso carta e penna. In un italiano dalla sintassi incerta, ma almeno corretto ortograficamente, ha vergato una sua articolata risposta, che alcuni avranno letto, ma che merita di essere ripresa.

 L'incipit è alato, da lezione deontologica: me lo dice Gennarino il Mazzei, come si fa a fare il giornalista, chiaro?
"Chiunque divulga notizie  ha il dovere prima di scriverle di verificarle". Richiaro? Meno male che l'ha detto lui: il verbo mazzeiano non ammette discussioni o sdirazzamenti.
Andiamo alla ciccia, cioè alla documentazione.
Mazzei condannato dalla Giustizia sportiva? Non potendo smentire ciò che ho scritto, la butta sulla fretta dei Giudici:
"Sentenze Sportive fatte frettolosamente in un mese e a dir poco in modo approssimativo".
Mazzei docet, dunque: quando si viene condannati, i Giudici sono frettolosi; quando si viene assolti, i Giudici ci hanno pensato bene, ponderando ogni cavillo della giurisprudenza. Fantastico!

 In secondo luogo, tutto suggestionato dalla forza delle sue argomentazioni, Gennarino offre al pubblico del blog gli estremi della sua assoluzione penale: Sentenza VI sezione Tribunale di Napoli numero 276865/09. E bravo, Gennarino: l'unico dettaglio è che l'eretico mai aveva scritto di una sua condanna nel penale (rileggere per credere!)...come se avesse fatto vedere a tutti lo scontrino della spesa per mostrare che non aveva rubato la merce. E chi l'aveva scritto?

 Per concludere, torniamo alla lezione di giornalismo, forse anche di vita, di cui all'inizio (l'invito, perentorio, a "documentarsi sugli sviluppi che hanno avuto nel tempo" le inchieste o i provvedimenti contro qualcuno). Aveva ragione, Gennarino: bisognava cercare anche OLTRE la condanna sportiva. Uomo saggio, Gennarino.
In effetti, all'eretico era sfuggito che Mazzei NON SOLO è stato condannato (frettolosamente, si capisce) dalla Giustizia sportiva, MA CHE ANCHE c'era una richiesta risarcitoria della Federazione italiana gioco calcio nei suoi confronti (come del resto nei confronti di altri arbitri o designatori invischiati in Calciopoli). Un lettore, anonimo, l'ha meritoriamente segnalata (e di ciò lo ringrazio).
Il 17 ottobre 2012 (roba freschina, dunque) Gennarino è stato condannato a pagare la cifretta di 30mila euro per danni di immagine (danni di immagine!) nei confronti della FIGC; badare bene: c'è stato anche chi, in quel procedimento, è stato assolto, rispetto alla richiesta (tale Marcello Ambrosino nel merito, e tale Maria Grazia Fazi per non avere la Corte giurisdizione sulla stessa). Mazzei Gennaro invece è stato condannato a risarcire, appunto, 30mila euroni.

  In buona sostanza, la Federazione calcistica ne chiede (ed ottiene, soprattutto) il pagamento di una somma risarcitoria; il candidato Bruno Valentini, da par suo, lo vorrebbe portare in Consiglio comunale, sulle ali del rinnovamento e della trasparenza. C'è qualcosa che non torna, forse...

Ps Quanto alla minaccia di querela, faccia pure, il buon Gennarino. Diceva Giulio Andreotti: "Mai querelato nessuno in vita mia". Sapeva che querelare voleva dare certe notizie due volte, con tutti gli annessi ed i connessi. Forse aveva capito, luciferino com'era, che spesso le querele sono un'arma a doppio taglio...

mercoledì 22 maggio 2013

Tre candidati votabilissimi: Gorelli (5 stelle), Gentili (Lista Tucci), Maiorano (Lista Vigni)

  Dopo la segnalazione dell'avvocato Stefano Marini (amico dell'eretico, ma da votare non in quanto tale!), l'eretico si permette - come in precedenza a loro totale insaputa - di segnalare tre votabili, anzi votabilissimi, candidati per la prossima tornata elettorale.
 Per chi non avesse già deciso, o fosse gravemente incerto. Magari anche per chi voterebbe qualcuno solo perchè questo qualcuno gli ha rotto gli zibidei per farsi votare...

 La prima, Beatrice Gorelli del Movimento 5 stelle, l'eretico non la conosce per niente, ma ciò che ha letto di lei nella presentazione sul sito del Movimento gli è bastato: dipendente dell'Università, socio fondatore della benemerita Associazione piccoli azionisti Mps per il Buongoverno, già candidata nel 2006 per la Lista civica Libera Siena.  Una donna, dunque, che attraversa svariati campi della crisi della città (Università, Mps, verosimilmente altri), e che decide di darsi da fare, senza assistere passivamente allo sfacelo: e non da oggi, ma da quell'ormai giurassico 2006, periodo in cui impegnarsi per l'autentico Bene pubblico e per organizzare e gestire una genuina opposizione era merce rara assai. Solo chi fa opposizione da almeno tre anni è credibile, in questa città: teniamolo bene a mente...

 Secondo nome di votabilissima: l'avvocato Daria Gentili, dell'ufficio legale Mps. In un ambiente in cui tutti pensano al proprio guicciardiniano "particulare", in cui il comformismo e la sudditanza psicologica verso il Potere (mussariano o profumiano che sia) la fanno da padroni, l'avvocato Gentili (in Mps dal 1993) si è voluta affrancare da questa perniciosa e deleteria forma mentis, che rende non pochi montepaschini rei - non certo come i vertici, sia ben chiaro! - della disfatta della banca. Si candida nella lista di Enrico Tucci. Per chi non la conosce, il marito è un altro avvocato targato Mps, quel Fausto Magi che spesso partecipa alle discussioni ed alle polemiche su questo blog: anche lui, mettendoci la firma, dunque la faccia. A proposito, avvocati Gentili e Magi: due avvocati che lavorano nello stesso ufficio, tornati la sera a casa, di che cosa parlano? Si attendono risposte, non in politichese...

 Terzo ed ultimo votabilissimo: il dottor Mario Maiorano, della Lista di Laura Vigni. Lui outing l'ha già fatto da tempo, e pubblicamente, ma io lo ripeto volentieri, per scritto: se della Sanità senese (senesota) si sa qualcosa in questa città, è grazie a lui, fonte principale ( non unica) degli articoli apparsi nell'ultimo anno e mezzo su questo blog. Basterebbe questo, per farlo votare.
Aggiungerò solo un'altra cosa, molto volentieri: Mario è uomo di sinistra, di una sinistra antica, figlia e madre anche di moti di piazza e di contrapposizioni dure; ed è un medico, ora in pensione. Anche lui, poteva stare zitto, coltivare il suo "particulare", con 2 figli (la piccola, ancora alle medie) da seguire, senza più la moglie, scomparsa; ed invece si è messo di impegno, denunciando, con documentazione implacabile ed inattaccabile, le magagne e le storture dell'Asl 7. Tanto di cappello. Altro merito: quando torna in Campania per le feste comandate, poi porta all'eretico prelibate mozzarelle di bufala. Che volete, c'è chi verso Salerno va per la mozzarella, e chi per la pasta...

  Come detto altre volte, infine, qui nessuno è un eroe, ma se qualcuno in più avesse avuto il senso civico di queste tre persone, di certo l'aria che si respira sarebbe migliore: non limpidissima, magari, ma certo neanche fetida.
 Gente, questa, che fa politica per passione autentica, e che dopo il 26 maggio tornerà tranquillamente a fare quello che faceva, che entri in Consiglio comunale o meno. Non sono gli unici, questi 4, ad intendere così la politica: l'eretico lo sa bene. Gli altri sappiano che se qualcuno di loro riuscirà ad andare in Consiglio comunale a portare la propria esperienza, improntata al sano civismo, questo blog sarà lietissimo di essere la loro cassa di risonanza, e di farli conoscere sempre meglio alla cittadinanza.
Auguri sinceri ai miei quattro candidati, ed a tutti gli altri che intendono la politica come loro.

martedì 21 maggio 2013

Il futuro (fiorentino) della Mens sana minucciana


   Siamo arrivati all'epilogo della avvincente sfida fra Milano e Siena per i play off cestistici: con gara 7 si chiude, dentro o fuori. La stagione della squadra del dominus Minucci Ferdinando è al bivio, agonisticamente parlando.
I fatti più interessanti per il futuro della squadra più vincente degli ultimi anni in Italia non passano però dalla partita di stasera. A breve, la Guardia di Finanza e la Procura di Siena chiuderanno l'inchiesta "dedicata" alla creatura minucciana, e già questo è un punto fermo che - a prescindere da tutto il resto - dovrebbe fare riflettere gli sportivi sani: perchè mai, fra tutte le squadre italiane, non ce n'è una che sia così attenzionata dalle forze dell'ordine (dopo esserlo stata dalla Giustizia sportiva)? Invece di gridare al lupo, sarebbe gradita una risposta nel merito. Senza dimenticare appunto la prescrizione minucciana per la questione della Giustizia sportiva (attenzione, leggere i commenti a piè di articolo: entro la giornata si attiverà il solito che scriverà, FALSAMENTE, che Minucci è stato assolto. Scommettiamo?).

  Punto due: i soldi. Lo sport senese sarà pressochè azzerato, a livello di finanziamento Mps (Siena calcio, basket minore); il Minucci's team, pur ridimensionatissimo, avrà probabilmente i suoi 4 milioncini di euro. Giusto così?
Minucci Ferdinando, dunque, ha bisogno di soldi freschi e sonanti: mica per le sue case e per la sua villona, parliamo piuttosto della società. Lui, sobrio come è sempre stato, si accontenta del suo stipendino (a proposito, se il Mangia d'oro Minucci Ferdinando vuol dire ai suoi tifosi quanto guadagna ogni singolo mese, noi la cifra la pubblichiamo volentieri assai): ma il resto, la società?

   Prende sempre più corpo l'ipotesi che il nuovo sponsor sarà un marchio dell'industria farmaceutica: vuoi vedere che Menarini ci possa entrare qualcosa, vista la sua massiccia presenza in casa Mps? Soccorso regionale (contributo per il palasport fiorentino a carico dei cittadini della Regione), abbinato ad un'azienda farmaceutica fiorentina: questo pare proprio prefigurarsi come il futuro dell'ex dream team minucciano (GdF permettendo...).
Non sarà mica che il buon Minucci Ferdinando voglia trasferire la gloriosissima ed onusta di gloria Mens sana Siena in riva all'Arno? Magari NON SOLO per l'Eurolega, MA ANCHE per il campionato in quanto tale? Da Viale Achille Sclavo al Palamandela?
 La grande prestazione offerta l'altra sera dalla squadra del bravo Banchi potrebbe infatti essere l'ultima partita mensanina in terra di Siena.
Non resta che attendere: ma non ci sarebbe certo niente di cui stupirsi.
Conoscendoli ormai sin troppo bene, i servi (tutt'altro che sciocchi, giusto servi) minucciani, dopo la fine dei play off, apriranno le danze (senza avere mai scritto una virgola sull'inchiesta della Procura!), con una serie di pezzi per preparare l'opinione pubblica al grande salto in riva all'Arno: "i tempi sono cambiati, un ciclo è finito, non si poteva continuare senza cambiare qualcosa, bisogna iniziare a ragionare senza gli steccati "ideologici" di una volta, in fin dei conti Siena è stata molto più guelfa che ghibellina (giustissimo, peraltro)",  bla bla bla.
 Minucci l'ha insegnato: basta vincere, vincere, vincere.
Per Siena, per Firenze, per chi ci sarà. Come si diceva una volta: "Franza o Spagna...".

 Ps Fra i commenti del pezzo del 30 aprile, c'era una curiosa lenzuolata scritta per gettare fango sul sottoscritto, accusato - ovviamente senza alcuna prova - di essere al soldo della società dell'Olimpia Milano (come già scritto, magari lo fossi: mi accontenterei anche di pochino...). Accuse ovviamente anonime, ma che non scandalizzano le anime belle dei castisti che "ci mettono sempre la faccia". De minimis praetor non curat.
 In un passaggio della suddetta lenzuolata, c'è anche un attacco, personale e violento, nei confronti di un grande giornalista, del quale l'eretico si onora di essere amico: Enrico Campana. Il quale mi ha detto che lui intende tutelarsi legalmente, di fronte alla illazione anonima di cui sopra. Illazione che recita che lui sarebbe mosso da invidia, perchè Minucci gli avrebbe soffiato il posto in società 20 anni fa, all'inizio della sua (di Minucci) irresistibile carriera.
L'eretico crede che con Enrico Campana ai vertici della società, la Mens sana probabilmente avrebbe vinto meno (in Italia), ma di certo avrebbe lanciato qualche giovane in più, negli anni. Ed ancora più sicuramente, uno come Enrico Campana non avrebbe fatto sì che la sua squadra e la sua società godessero del "privilegio" di un'inchiesta giudiziaria tutta per loro...

lunedì 20 maggio 2013

Una settimana al voto: adottiamo un "omino degli orti" per uno!


  
   Fra una settimana esatta, sapremo finalmente chi sarà il vincitore di questa tornata amministrativa: i vincitori, anzi, giacchè davvero nessuno pensa ad una possibilità di vittoria al primo turno.
 Diamo quindi per scontato il ricorso al ballottaggio, sfumato due anni or sono ( Alex Nannini, secondo, avrebbe detto di fare convogliare i suoi voti su Franchino il Ceccuzzi?); il problema a questo punto è: ballottaggio sì, ma fra chi?
 Verosimilmente a contendere al Valentini lo scettro di Sindaco saranno o il pentastellato Michele Pinassi, o Eugenio Neri (secondo voci ricorrenti - non si sa quanto accreditate, bene dirlo - Neri avrebbe un discreto margine di vantaggio su Pinassi, ma l'effetto Grillo di giovedì prossimo potrebbe fare cambiare le cose); e Laura Vigni?
 Resta da dire che tutti danno per certo il raggiungimento del secondo turno SOLO per il candidato piddino, dunque. Con piena ragione, direi.
 Ma ciò comporta una considerazione, che è alla base di tutto: in quale parte della penisola, se non nei Comuni sciolti per mafia aut similia, si trova il caso di un partito che ha letteralmente distrutto quello che in una città si può distruggere, ed è sicuro, secondo unanimi pronostici, di arrivare quantomeno a giocarsela al ballottaggio per il secondo turno? Peraltro, come ammesso financo da esponenti stessi del Pd senesota, quasi senza fare campagna elettorale. Indice di salute della vita politica della città?

 Campagna elettorale strana, dunque, all'insegna di un tasso di trasformismo e di sfacciataggine da latitudini sudamericane. Si sperava, se non in una palingenesi, almeno in una salutare rigenerazione della prassi politica: invece, oltre a rivedere TUTTE le stesse facce degli ultimi anni (trovatemi un'eccezione: ne sarò lieto), non è cambiata neanche la modalità di approccio verso le elezioni.
Gente che pietisce penosamente voti, santini distribuiti a destra e manca anche per strada, pubblicità elettorale che proviene dagli ambiti più imbarazzanti (bravo il Santo, l'altro giorno, ad avere denunciato un esempio clamoroso e scandaloso, in tale senso), prese di posizioni trivialmente elettoralistiche, candidati ipersputtanati (da questo blog, e non solo) che fanno finta di niente o minacciano querele invece di spiegare i punti oscuri del proprio passato, mentre in democrazie mature, per molto meno, sarebbero già stati costretti ad abbandonare la corsa, ed a chiedere scusa per essersi presentati.

 Resta una sola speranza, forse flebile: che siano i cittadini a dire basta alla pratica clientelare. Anche quelli che l'hanno ben volentieri accettata, trovino un sussulto di dignità, per quanto colpevolmente tardivo, e a buoi (bovi) scappati per sempre.
 Almeno questo: chi vi chiede il voto, mettetelo in fondo alla lista dei votabili.
E ognuno adotti - come un lettore suggeriva, acutamente - un "omino degli orti", o una "donnina della Cooppe", e spieghi loro che i dirigenti oggi piddini li hanno presi in giro (per il culo, diciamolo papale) per tanti anni.
Andate nei loro capanni di lamiera, accanto a quelle invereconde vasche da bagno che fanno indegna mostra di sé negli orti, calpestate la mota causata dalle precipitazioni di questo piovosissimo maggio: fatevi apostoli di informazione, dunque di democrazia. Il voto di queste persone è decisivo per le sorti della città, e loro non leggono i blog, è grassa se leggono La Nazione. 
Fategli capire che loro, ormai, hanno dato (ed avuto): che pensino almeno, se non ai figli, ai nipoti...

Ps Giovedì verso le 18,30 - sottoclou di Beppe Grillo - ci sarà l'eretico, alla Lizza. Gli amici del Movimento mi hanno invitato a parlare. Come per la campagna elettorale delle politiche, sarà un piacere farlo. Così come lo è stato partecipare ad eventi organizzati da altri candidati a Sindaco. Quanto al Pd? L'eretico non veniva invitato né dal Pd ceccuzziano, né da quello valentiniano. Forse perchè il partito è sempre nelle mani dello stesso?

domenica 19 maggio 2013

La domenica del villaggio: un Rutilio Manetti a Buonconvento, ed il grande Vitaliano Brancati...


    Uno dei musei del Senese meno conosciuti dal pubblico e, al contempo, più meritevole di visita?
 Il Museo di Arte sacra sito in Buonconvento, senza dubbio. In un palazzo che più liberty non si può (palazzo Ricci Socini, di inizio Novecento), il visitatore si trova innanzi autentici capolavori, mescolati ad oggetti sacri di varia foggia: roba - tanto per dire - di Duccio, Pietro Lorenzetti, Sano di Pietro, Rutilio Manetti.
Ed è proprio del Manetti, l'opera, ad eretical parere, più straordinaria del museo, quella per cui andrebbe la pena di andare anche se fosse l'unica esposta: un Cristo incoronato di spine (la didascalia recita "Ecce homo", con piccolo errore evangelico: Pilato, infatti, nel quadro non c'è...).
 Opera meravigliosa, con un chiaroscuro penetrante ed inquietante, ed il volto, dolente, di un Cristo che non si dimentica, non si può dimenticare, una volta che uno l'abbia visto, anche solo per qualche attimo.
 Nell'anniversario della morte di Arrigo VII a Buonconvento ( 24 agosto 1313), ricordato ieri da una articolata conferenza in loco coordinata dall'augusto padre, questo può essere un motivo in più per tornare ove la Grande Storia passò, sette secoli or sono: lasciando una traccia evidentemente ancora non cancellata.

   L'eretico ha ripreso in mano un libro che raccomanda a tutti i lettori della rubrica: "Paolo il caldo", del grande Vitaliano Brancati. Scrittore (e non solo) di originalissimo talento, morto nel settembre 1954, a soli 47 anni, durante una banale (evidentemente, non per lui) operazione legata ad una ciste dermoide.
Nessuno come Brancati ha saputo descrivere il rapporto (morboso, lussurioso) fra gli abitanti della sua Sicilia e le donne: si pensi al "Don Giovanni in Sicilia" del 1941, e a "Il bell'Antonio" del 1949, da cui il film con Claudia Cardinale e Marcello Mastroianni. L'umorismo, nel senso pirandelliano, di Brancati è devastante e sulfureo al tempo stesso, la sua prosa - non sempre facile - realistica ed immaginifica al tempo stesso, comunque densissima di divagazioni.
"Noi siciliani siamo soggetti ad ammalarci di noi stessi: un male che consiste nell'essere contemporaneamente il febbricitante e la febbre, la cosa che soffre e che fa soffrire".

 "Paolo il caldo" è rimasto senza gli ultimi due capitoli, a cagione della prematura morte dell'autore. Nelle disposizioni estreme (testamento di uno scrittore...), Brancati scrisse che si poteva pubblicare anche così, se l'operazione fosse andata male, purchè si dicesse che la moglie di Paolo non sarebbe più tornata, e che lui sarebbe quasi impazzito di gelosia.
Ecco l'incipit (autobiografico ed originalissimo) del meraviglioso libro:
"23 giugno 1952. Mi trovo seduto sulla terrazza dell'hotel Baglioni, innamorato di mia moglie".
La moglie di Vitaliano Brancati era la grande attrice teatrale Anna Proclemer, scomparsa solo da pochi giorni...

sabato 18 maggio 2013

Un invotabile (III): Gennaro Mazzei (Lista Valentini), una candidatura in fuorigioco...

 
    Dopo avere vinto le Primarie bis sconfiggendo il braccio ambidestro di Franchino il Ceccuzzi (Alessandro Mugnaioli), il buon Bruno Valentini non ne ha azzeccata una: o meglio, forse le ha azzeccate tutte. Dipende dai punti di vista. Rispetto a chi (ingenuamente) si aspettava effettiva discontinuità rispetto agli assetti di potere della Siena castista, la delusione è stata grande. Alleanze opinabilissime (Alberto Monaci), conseguenti, imbarazzanti, passeggiate ospedaliere, improvvisi endorsment universitari e quant'altro: più la ciliegina dell'appoggio, all'insegna di un lealismo deleterio, di Franchino il Ceccuzzi (con il Guicciardini ed il Carli ancora comodamente assisi al loro posticino).
 Tutto lascia pensare che, al ballottaggio, i 53100, i marzuccati (oltre a Sel e Riformisti) e quant'altro, passeranno a sostenerlo magno cum gaudio, e questo è già significativo in se stesso.

 Altra delusione (anche per i meno ingenui, questa): la lista dei candidati al Consiglio comunale. Non così propulsiva come alcuni si sarebbero attesi, e con alcuni elementi davvero discutibilissimi: uno per tutti, l'ex guardalinee (badarighe, si diceva una volta...) e dirigente arbitrale di altissimo livello (purtroppo per il calcio italiano) Gennaro Mazzei (classe 1957).

   Invischiato in pieno nella scandalo Calciopoli, condannato a 2 anni dalla Giustizia sportiva (contro i 3 della sentenza della Corte federale!), non si riesce proprio a capire, in tutta sincerità, questa urgenza valentiniana di schierare, fra i propri supporters, uno che telefonicamente dava (dà?) del tu a Lucianone Moggi (ed anche a Giacinto Facchetti, per piena par condicio).
 Al di là della questione legata alla Giustizia sportiva (che comunque forse qualcosina vorrà dire), resta una macroscopica questione di opportunità. Il prossimo Consiglio comunale dovrebbe essere - oggi più di ieri - composto da persone davvero al di sopra di ogni sospetto.
Tornando al Mazzei, facciamo un esempio, di contorno, ma utilissimo a capire certi rapporti:
 Gennaro Mazzei concordava la sua presenza al programma televisivo Matrix, nei momenti caldissimi di Moggiopoli, con l'ex ferroviere di Monticiano.
 Il quale lo rassicurava, lo caricava, lo blandiva: in modo tale, da lasciare ben poco spazio alla fantasia, circa i rapporti incestuosi (dal punto di vista sportivo, si capisce) che intercorrevano fra i due.
Ascoltiamole, le parole di Moggi Luciano rivolte al candidato valentiniano:
"No, no, te l'organizzo io (la presenza a Matrix, Ndr), non ti preoccupare...vale quattro volte il Processo di Biscardi...fidati di me...".

 La Lista di appoggio a Bruno Valentini si chiama, in modo inevitabilmente autopromozionale, "Siena cambia". Sarà...

giovedì 16 maggio 2013

Un'invotabile: Rita Petti (Pd)

 
  Molti mi invitano a parlare male, per esempio, della Carolina Persi, piddina e ceccuzziana di ferro: francamente, la eretical penna non sarebbe in grado di tirarne fuori granchè. Per potere attaccare qualcuno, bisogna che l'attaccato abbia almeno un minimo di sostanza, no?

  Per questo, si preferisce quest'oggi tornare a scrivere, dopo il pezzo dello scorso 13 settembre, della collega Rita Petti.
 L'eretico sperava con tutto il cuore che, dopo avere assaggiato la "bella politica" senesota del suo punto di riferimento (Franchino il Ceccuzzi), Rita ritornasse all'Arte (suo il Palio del 2 luglio 2005) e soprattutto all'insegnamento, alla docenza, che - lo sappiamo - esercita con passione e competenza.
 Il demone della politica senesota, invece, deve esserle entrato definitivamente in circolo: il magnetismo carismatico (?) di Franchino ormai l'ha conquistata, in modo si teme irredimibile.
 Senza avere mai neanche accennato ad un'autocritica (se non su stessa, almeno sul Pd!), la Dolores Ibarruri della Piaggia del Giuggiolo (quasi vicina di casa dell'eretico, dunque) ci riprova; di certo, un bel gruzzoletto di preferenze Franchino le farà dirottare su di lei, per avere poi, magari, un'Assessore alla Cultura di sua fiducia, pronta a cantare a squarciagola le sorti magnifiche e progressive del Sistema Siena (di certo, non potrebbe fare peggio di chi l'ha preceduta in quel delicato ruolo, va detto...).

 Speravo almeno, dopo avere visto la sua inopinata rentrée, che non portasse avanti uno dei cavalli di battaglia del ceccuzzismo di governo: il Palio usato sfacciatamente come strumento di facile consenso. Invece, l'altro giorno, eccola qua, servita calda, la sbrodolata retorica:
"Il modello delle Contrade per gestire la crisi".
I ceccuzziani di più stretta osservanza dovrebbero avere almeno il buon gusto di tacere, su questa questione; quantomeno dopo che finalmente la Procura di Salerno ha platealmente evidenziato come Franchino usasse, more solito, le Contrade (non solo la Torre) ed i soldi Mps per corroborare la sua corrispondenza d'amorosi sensi con l'oggi carcerato Paolo Del Mese da Pontecagnano Faiano (omaggiato della famosa bandiera torraiola). Neanche quanto fatto lodevolmente emergere dalla Procura salernitana, è sufficiente a disinnescare il pernicioso cortocircuito Palio-Politica. Ogni tanto (anzi spesso), sembra davvero che in questa città non sia accaduto niente.
Ovvia, su: la Dolores Ibarruri al picio rientrerà in Consiglio comunale, facciamocene una ragione, una volta per tutte. E a chi prova a toccarle Franchino, toccherà un veemente "No pasaran", di quelli da raccontare ai nipotini...

Ps Venerdì 17 (giorno perfetto), Colle Val d'Elsa, ore 21,15 alla Sala conferenza della Casa del popolo: gli amici del Telaio organizzano una stimolante serata sul gioco d'azzardo e sulla ludopatia, partendo dall'analisi del libro "Come diventare ricchi con i giochi d'azzardo". Chi può, vada: il tema è, purtroppo, di cogente attualità.

mercoledì 15 maggio 2013

Il mercoledì scolastico: il Manuale del perfetto somministratore del test Invalsi

 
  ""Un bimbo non si giudica con un quiz" la battaglia contro i test nella scuola", titolava Repubblica lo scorso 8 maggio, parlando dei test Invalsi alle scuole primarie (elementari).
Gli oltranzisti veterosessantottini alla Piero Bernocchi (Cobas), addirittura tuonano contro "una vergognosa scheda sugli alunni (?) che spinge a giudizi sommari e discriminazioni su attitudini e personalità e attua una rilevazione di censo".
 Senza capire, ancora una volta, che quanto più la scuola sa essere dura e selettiva, tanto più le differenze di censo tendono a sparire, e che proprio la selezione meritocratica è l'unica arma per riattivare l'ascensore sociale italiota, drammaticamente fermo.

  In questa sede, però, dovendo ancora correggere la prova, non si vuole entrare nel merito della prova; se non per mettersi dalla parte dei docenti "somministratori".
Il Ministero, evidentemente, considera il corpo docente un'accozzaglia di minus habentes, sembra di capire: ai docenti, nel Manuale del somministratore, viene specificato per iscritto, e nel dettaglio, anche l'ovvio più ovvio! All'eretico, questo sembra vagamente offensivo, ma forse lui è eccessivo ed ipercritico...
Mentre facevo, ieri, il somministratore, mi sono permesso di appuntare qualche esilarante passaggio, ad perpetuam rei memoriam.
Un alunno, in difficoltà con la prova, chiede lumi? Va da sé che non si può suggerire niente, anche perchè gli italianisti somministrano matematica, e viceversa. Il burocrate di turno, però, deve imboccare per filo e per segno il docente, suggerendo la risposta da dare al ragazzo implorante:
"Mi dispiace, ma non posso rispondere a nessuna domanda. Se ti può essere utile, rileggi le istruzioni e scegli la risposta che ti sembra migliore". Wow...

  Il massimo, però, è il comportamento da tenere allorquando un pargoletto finisce anzitempo il lavoro, e viene a chiedere cosa possa/debba fare a quel punto. Qui il burocrate di turno (pagato dai cittadini contribuenti per scrivere queste perle di saggezza) ha dato davvero il meglio di se stesso:
"Se qualche alunno termina in anticipo (75 minuti il tempo a disposizione, Ndr), dirgli di rileggere le risposte o di consegnare il fascicolo e mettersi a leggere per conto suo, facendolo rimanere seduto nel proprio banco, finchè anche gli altri non abbiano terminato".
E la sera, prima di coricarsi, bisogna sempre ricordare di lavarsi i dentini: non c'è scritto, nel Manuale del perfetto somministratore, ma questo si può dire lo stesso. Burocrate permettendo...

martedì 14 maggio 2013

Proposta ereticale: Mangia d'oro al professor Franco Nardi


  Si  fa gran parlare della mancata assegnazione del Mangia d'oro 2013.
Ringrazio i tanti che - nei commenti bloggeristici ed in altri modi - hanno indicato lo scrivente, per la massima onoreficienza cittadina: grazie davvero.
Il problema è che l'eretico (altrimenti che eretico sarebbe?) è per sua stessa natura figura di divisione, più che di unione ("divisiva", va di moda dire oggi, nella politologia delle larghe intese); e poi, li vedete i "giornalisti" del Gruppo stampa autonomo (?), quelli che non osavano scrivere un rigo contro Mussàri Giuseppe, Franchino il Ceccuzzi ed allegra brigata, che decidono di premiare chi faceva il contrario loro, e si divertiva (diverte) come un matto a ridicolizzare la loro insipienza?

 Concordo però sul fatto che il Mangia si potrebbe comunque assegnare, pur rivedendone i criteri (ce ne sarebbe qualcuno da REVOCARE IMMEDIATAMENTE, seduta stante: ma ne scriveremo a tempo debito). Oltre ai meriti culturali, a questo giro ci vorrebbe un segnale di effettiva (e non ceccuzziana) discontinuità, di rottura con la Casta e la sua impunita arroganza. Questo blog, un candidato ce l'ha: il professor Franco Nardi.
 Professore di Lettere al Sarrocchi (generalmente amatissimo dai suoi studenti), massimo conoscitore delle vicende plurisecolari della storia della Chiesa senese, per circa 30 anni archivista dell'Archivio della Curia, autore di svariate pubblicazioni sulla Chiesa locale, insignito del prestigioso titolo di Cavaliere dell'ordine di San Gregorio Magno per meriti culturali da Giovanni Paolo II: già sarebbe più che qualcosa, rispetto ai tromboni  proposti  dalla  stampa  embedded.
 Nardi, quell'archivio,  lo ha curato cotidie per tanti anni (gratis), lasciando una miniera di materiale ai posteri.

Vi è  poi un valore aggiunto, che sarebbe il quid pluris per dare il giusto segno a questa edizione: Franco Nardi è l'Enzo Tortora senese.
 
           Dopo l'incendio del 2 aprile 2006  in  Curia,  si  ritrovò,  reduce da un gravissimo infarto e dalla morte della madre, ad essere torchiato dalla Polizia e dalla Procura (che poi,con onestà intellettuale,seppero ammettere il clamoroso errore e tornare sui propri passi): il piromane degli uffici della Curia era lui. Acampa Giuseppe, in un empito di cattolico altruismo, si era fatto scappare il suo nome, subito dopo il grave fatto.
Dall'inquietante esito processuale che ha mandato assolto il monsignore anche (perfino?) dall'accusa di calunnia nei suoi confronti, il Nardi è uscito, per la seconda volta, con le ossa rotte: oltre il danno, la beffa.
 L'incendio in Curia? Colpa dello Spirito Santo, o comunque non di Acampa, per il Giudice Monica Gaggelli (e prescrizione in vista per il Processo d'Appello); Nardi, parte civile, costretto a pagarsi l'avvocato e i vari periti che gli avevano fatto le consulenze, senza ottenere alcuna forma di Giustizia.
Per essergli caritatevolmente vicino, l'Arcivescovo Antonio Buoncristiani a suo tempo fece cambiare la serratura dell'Archivio stesso, pur di impedirgli l'ingresso (e non ha mai spiegato perchè, il successore apostolico).

  Sarebbe bello, finalmente palingenetico, che la comunità senese - che non gli ha mai fatto sentire alcuna effettiva solidarietà, fra omissioni, autocensure ed imbarazzi vari - finalmente lo risarcisse, almeno in minima parte.
 Per l'eretico, il Mangia d'oro è lui. Se Siena vuole rigenerarsi davvero, è gente come il professor Franco Nardi, che deve imparare ad omaggiare.
 Dopo avere servilmente omaggiato i potenti che l'hanno devastata, non sarebbe forse l'ora di omaggiare un intellettuale che il Sistema Siena l'ha solo subìto?

Ps Ovviamente, il professor Franco Nardi non sa di questa proposta ereticale; non frequentando Internet, verosimilmente glielo comunicheranno, a breve, i suoi alunni. Anche questo fa parte del personaggio...