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martedì 31 maggio 2011

De Magistris, Pisapia, Zedda: gli antitetici a Ceccuzzi...

  Al termine di questo maggio così denso di politica (purtroppo con la p minuscola), è venuto il momento di fare un bel commento finale sulla tornata amministrativa appena conclusa; in seguito, con calma, ci sarà tempo e modo per occuparsi di alcuni componenti della Giunta Ceccuzzi, che sembrano proprio messi lì per agevolare la vis polemica dell'eretico. Ma soprattutto, si potrà riprendere a scrivere del processo alla Curia in dirittura d'arrivo, della Banda della Curiana, nonchè di cosine nuove, gustosissime. Inoltre, si potrà riprendere a scrivere di Robertino il montepaschino, alle prese con i suoi problemi sentimentali e le magagne familiari...

  Veniamo al voto, dunque. Che belle le scene delle piazze milanesi, napoletane, cagliaritane: a prescindere per un momento dall'appartenenza politica dei trionfatori, voi le avete viste? C'era davvero autentica gioia, sincera felicità, passione politica ruspante, quasi incredulità, in alcuni (nonostante dopo il primo turno le cose si fossero messe bene per i futuri vincitori).
A Siena, che festa di popolo c'è stata? Parlo di quella a caldo, a poche ore, o minuti, dal risultato: dov'era il popolo senese, che in maggioranza assoluta ha votato don Franco? Ora fanno la grande cena al Tartarugone, con i notabili da omaggiare e le mani da sfregarsi: si continua a mangiare, anche se, magari, il piatto è un pochino meno ricco, a causa di chi ha preceduto (avallato però da chi c'è ora, nella grande Palude senese).Ceccuzzi è un Sindaco che si fa votare (ma si ricordi sempre quei 1116, che nessun giornale senese può citare...), ma che non scalda, che non trascina; può riempire un attico, non una piazza: senza rischiare querele, si può dire che è uomo di grigio apparato? O "costa caro" anche il dire questo, caro Sindaco?
Il dato politico, poi: le tre vittorie più importanti della tornata (appunto Cagliari, Milano e Napoli), vedono trionfatori Sindaci non d'apparato, e, soprattutto, non Pd!
Massimo Zedda (35 anni, dimostrandone forse meno) ha vinto, dopo che alle Primarie (negate a Siena) aveva sconfitto l'uomo delle tessere piddine e del potere dalemiano nell'isola, Antonello Cabras.
De Magistris si è saputo brillantemente distanziare dall'apparato e dal tesserificio bassoliniano, parlandone esplicitamente in termine negativi, prima e dopo la vittoria: lui sì che è contro le incrostazioni ventennali di bassoliniana memoria. E ha posto la questione morale al centro della campagna elettorale (come l'eretico aveva invano consigliato all'opposizione di fare, all'inizio della campagna elettorale...): la Casta consociativa Pd-Pdl della Campania non l'ha di sicuro aiutato, ma lui ha stravinto lo stesso (doppia vittoria per Di Pietro, che soffre tremendamente della popolarità di De Magistris, e così se lo leva dagli zibidei).
Pisapia, infine, ha fatto le Primarie, ed ha sconfitto con nettezza il candidato piddino Boeri, l'architetto quotato nei salotti, parecchio meno fra la gente.
Candidati visti come discontinui, candidati che parlano di questione morale (Ceccuzzi non l'ha neanche nominata, anzi si rifiuta di rispondere), candidati che vanno in giro da soli, o con due o tre collaboratori, non con un codazzo di 25 persone.
Capito perchè, in caso di vittoria, la gente corre in piazza ad esultare? Noi, a Siena, esultiamo per il calcio, il basket,le Contrade: gli altri esultano per la Politica. A ciascuno il suo...

Ps Domani, un post di buon augurio: il 2 giugno, infatti, è il compleanno di un senese che si è battuto per il bene di Siena. 50 candeline, ben portate. Chi sarà? Non resta che attendere...

lunedì 30 maggio 2011

Un libro da leggere: Luxuria...

 Una volta tanto, l'eretico invece di scrivere dei suoi libri, ne recensisce uno di un altro. Di un amico, peraltro: sia per antica frequentazione familiare, che per frequentazione di Campo scuola (il libro è curiosamente dedicato anche agli atleti del suddetto Campo: scelta curiosa, originale e da apprezzare), ove l'autore - il professor Oscar Di Simplicio - con una continuità certosina va tutti i santi giorni a mantenere in forma il suo fisico, con corse felpate e palestra rigenerante. Un esempio da additare, quanto alla mens sana, in corpore sano...
"Luxuria" (Salerno editrice, 170 pagine, 12 euro), con sottotitolo "Eros e violenza nel Seicento", è il libro di cui l'eretico scrive.
Testo sotto le duecento pagine, quindi piuttosto breve, ma denso assai: lo storico (moderno) Di Simplicio, partendo da una rigorosa base documentale su cui a lungo si è cimentato, con l'acutezza dell'auctoritas in materia, ci fa entrare in un mondo di sesso, soldi, sottomissione: di Potere, dunque. Di Potere clericale, ad essere più precisi.
Il dove, è lo sperduto borgo maremmano di Montorgiali, un pugno di anime; il quando, intorno al 1630 (coevo all'ambientazione dei Promessi sposi, dunque), in pienissimo clima controriformistico, nonchè durante la terribile Guerra dei Trent'anni; il chi, un personaggio tutto da scoprire: il locale pievano Marcantonio Niccolai.
Il titolo è riferito a lui: detto questo, detto tutto. Un "diavolo vestito da prete", secondo alcuni. La fonte? Una cronaca giudiziaria del tempo. Fino a prova contraria, il massimo dell'autorevolezza, per uno storico rigoroso come l'atleta (non di Dio...) Oscar Di Simplicio. Non trattasi, quindi, del solito libello romanzato sulle perversioni di un pievano post tridentino: qui si parte da un solido ancoraggio storico (come dimostrano anche le note, inserite a conclusione dell'opera, forse per non appesantire la lettura).
Il Niccolai viene definito "maschio alfa", dall'autore: all'eretico, ha fatto venire in mente fra Remigio da Varagine, l'ex dolciniano de Il nome della rosa. Colui che - davanti all'inquisitore Bernardo Guy - ammise, con la bava alla bocca: "Sì, in tutti questi anni, non ho fatto altro che soddisfare la mia pancia e la mia verga!", in una sorta di liberatoria confessione pubblica.
Quanto a Marcantonio, fra i tanti casi, segnalo ai lettori quello di una "giovane e bella vedova di 26 o 27 anni", tale Genova (pagina 102):
"Io voglio dire quello che so...Il signor piovano venne da me una mattina. Credo che fusse l'anno che il poverino del mio marito morì e mi disse: Genova non sospettate che vi habbi a mancare niente se mi contentate...et io dissi che non ero giovane da fare quelle cose (sic!, Ndr)...Lui se ne andò allora e mi disse venite a casa mia".
Il "corteggiamento" continuerà: per vedere come andrà a finire, non resta che il piacere della lettura.

L'eretico non parlerà del caso della Curia senese, parlando del libro in questione: sarebbe troppo prevedibile e scontato. Diciamo che casi come quello di don Riccardo Seppia - il parroco pedofilo, cocainomane e sieropositivo di Sestri Ponente - hanno degli ottimi e stagionati precursori, come dimostrato da Di Simplicio nel suo Luxuria.
Fino a che il Vaticano non farà effettiva pulizia nei seminari (non solo con i proclami), fin tanto che non abolirà il celibato obbligatorio, fin tanto che non farà qualche reale passo avanti contro l'ipocrisia sessuofobica, di personaggi così e ne saranno sempre tanti.
Un libro da leggere, da gustare e da meditare, questo Luxuria: ricordando che quasi sempre la Storia, quando si ripete, diventa una farsa...

Gira e rigira, Silvio ha vinto solo a Siena...

 In via di archiviazione anche i ballottaggi, in attesa di avere il tempo ed il modo di analizzarli con la dovuta attenzione, l'eretico questo lo può dire (come chiunque, peraltro): Berlusconi ha preso una ringollata di quelle storiche. Questa volta, forse si può davvero iniziare a recitare il De profundiis politico, per il Silvio nazionale.Forse.
Una delle poche soddisfazioni che gli rimangono, è proprio Siena: grazie all'oculata regia del coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, la Lega in campagna elettorale ha ritirato una candidatura di rottura con il Sistema Siena (Loretana Battistini), e si è accodata a chi non aveva nessuna possibilità di vittoria (fortunatamente!), Alex Nannini. La Battistini ha preso poche preferenze, da candidata consigliera? Certamente si aspettava di più, forse molto di più, ma chiunque capisce che lei, ormai, era un corpo residuale, nella campagna elettorale.

Avendo vinto lo status quo, avendo trionfato la Casta, Silvione può dormire sonni tranquillissimi (anche in compagnia, da pagare con denaro depositato al Monte): la vera Bicamerale, ormai, Berlusconi e D'Alema la trovano a Siena.
Vittoria politica, al Pd; Mps, da dividersi, con sagacia. Casini-Caltagirone si erano ben sistemati nel Terzo Polo, casomai il battagliero Corradi ce l'avesse fatta.
E a chi dice che cavalcare il tema della Giustizia e della legalità non paga, magari fa perdere financo voti, fa un piacere agli avversari, raccomando la visione di Napoli, una delle poche città più corrotte di Siena (ma lì, almeno, esiste la stampa): ha vinto l'ipergiustizialista De Magistris, ex Pm d'assalto.Uno che ha caricato, a testa bassa, sulla contiguità tra politica e camorra, sulla questione morale, sulla rottura decisa con il passato, senza nessuna voglia di rinnovare e tranquillizzare in contemporanea: e ha stravinto. Con lo stesso Pd travolto dall'Italia dei valori.
Che qui si è accodata a Ceccuzzi: che occasione persa, che possibilità gettata al vento...
Silvio, ti aspettiamo a Siena: tradito dalla tua Milano, meglio di qui, ormai, dove ti trovi?

domenica 29 maggio 2011

Don Franco alla prova estrazione...

 Oggi, 29 maggio 2011, è una data storica: non tanto perchè si ricordi la presa di Costantinopoli da parte dei Turchi nel 1453 (fine dell'Impero romano d'Oriente), quanto perchè è effettivamente iniziata l'era di don Franco Ceccuzzi sulla città di Siena. Durata minima, 10 anni (due mandati): poi, si vedrà. I regni, si sa quando iniziano, mai quando si concludono: la data di scadenza, attiene alle democrazia compiuta, quindi...
Nel giorno che sarebbe potuto essere del ballottaggio, ecco invece la sua consacrazione: la Piazza del Campo piena come sempre all'ultima domenica di maggio, i monturati del Drago a terminare il giro annuale, proprio sotto al Palazzo.
Pare che don Franco si sia affacciato per un attimo da una trifora, e - vista la gran folla - abbia esclamato, a voce alta:
"Che bello, finalmente tanta gente, tutta per me! Giusto Benito riusciva a fare meglio, e anche Palmiro, ma solo negli anni d'oro!".
Distogliendolo dal momentaneo delirio d'onnipotenza, sembra sia arrivato un commesso comunale, per fargli presente che doveva iniziare la procedura per l'estrazione delle Contrade. La sera prima - uscito dal bagno di Cultura con Scalfari ed Asor Rosa al Sms - don Franco era andato, con i suoi più stretti collaboratori, a ripassare l'abbinamento bandiera- nome della Contrada. Se l'è cavata davvero benone, don Franco. La notte prima dell'estrazione, l'ha trascorsa in grande letizia: sul letto, chiusi gli occhi, forse avrà ripensato a quando, nella residenza universitaria che divideva con altri due studenti, provava a studiare, ma non ce la faceva, nè con la Giurisprudenza, nè con le Scienze politiche.
Forse già da allora, studiava da Sindaco: invece che stare sui libri, lui andava in giro, stava fra la gente, ascoltava, sondava. E quando - come per miracolo - verso primavera spuntavano quelle 17 bandiere una diversa dall'altra, lui le osservava, e le imparava una ad una, eccome se le imparava. Il problema vero, fu imparare il nome delle Società di Contrada: perchè quella dell'Istrice si chiama Leone, e non l'Aculeo? Ed il Cavallino, non potevano chiamarla Unicorno? E gli toccò pure occuparsi di letteratura, per memorizzare Cecco l'Angiolieri. Superato anche questo scoglio, la prova più ardua: i motti delle Contrade. Optò per il giusto mezzo: ne imparò una decina.
Con tutte queste cose da apprendere (colori, nomi, frasi, financo latine), come si poteva pretendere anche che si laureasse?

Ps Proprio come oggi: con quante cose ha da fare come Sindaco, come si può pretendere che risponda alle domande sull'onorevole Del Mese,  su Galaxopoly, sull'Università o su altro ancora?
Lasciamolo lavorare, don Franco: e baciamo le mani...

L'Operazione paraculo: ennesimo episodio...

  L'interessante rassegna del cortometraggio e del giornalismo d'inchiesta, organizzata lodevolmente da Luca Zingaretti, si conclude stamattina, con le premiazioni di rito. Ieri sera, il vero gran finale, di altissimo livello culturale: Eugenio Scalfari ed Asor Rosa, due dei maggiori intellettuali italiani, al Santa Maria della Scala.
L'iniziativa voluta da Zingaretti - lodevole sotto molti aspetti - si colloca, purtroppo, in un'operazione ad ampio raggio di cui, temo, lo stesso Zingaretti sia del tutto all'oscuro, non potendo conoscere a fondo la realtà senese: l'Operazione paraculo.
Veniamo al dunque: da anni, ormai, a Siena si ospitano grandi giornalisti, illuminate figure dell'intellettualità italiana e straniera. Va tutto bene, anzi benissimo. I risvolti principali sono due: alimentare le possibilità di successo della candidatura di Siena a capitale europea della Cultura nel 2019 (che sarebbe il trionfo della Casta, e di Ceccuzzi verso la fine del secondo mandato). Proposito legittimo, volendo anche giusto, dal punto di vista dei castisti.
Ciò che, però, non si può dire è quale sia il secondo motivo: la Casta invita - con soldi pubblici, ovviamente - illustri esponenti del mondo dell'informazione, a mò di captatio benevolentiae nei loro confronti (traduzione per Ceccuzzi: è questa l'Operazione paraculo, capito?).
Con la pubblicità del Monte su L'Espresso e l'invito del suo Direttore ad intervistare Mussari (sempre al Sms), si cerca di tenere buono appunto L'Espresso (per Panorama, essendo dell'amico Silvio, non c'è bisogno di grandi sforzi); per Repubblica, poi, chi meglio del suo fondatore? Non a caso, ieri Ceccuzzi ci ha voluto mettere il cappello, con un suo interventino pre Scalfari.  I cortometraggi migliori, le inchieste migliori, il giornalismo migliore sono sempre quelli che riguardano altro, da Siena: qui, tutto a posto, no? Che bisogno c'è, dunque, di giornalismo di inchiesta? L'eretico offre gratis la documentazione su Galaxopoly, ed i direttori locali fanno finta di niente (e Ceccuzzi minaccia pubblicamente il sottoscritto): poi, però, tutti a spellarsi le mani (giustamente) per chi fa sano giornalismo. Lontano da casina, però.
Nelle prossime settimane, arriveranno al pettine molti nodi giudiziari: Università, Ampugnano, Provincia, incendio in Curia et alia. Come ci starebbe bene un reportage dell'ottimo (senza ironie!) Fabrizio Gatti, giornalista d'inchiesta di punta de L'Espresso.
Pronto a "vestirsi" da immigrato, per scrivere sui viaggi della speranza; a Siena, non avrebbe neanche bisogno di travestirsi, per scoprire certe cose. E neanche di viaggiare tanto.
Meglio farlo invitare, e trattarlo con i guanti bianchi: non si sa mai...
Raffaele Ascheri 

sabato 28 maggio 2011

Don Franco, sempre con il codazzo dietro...

 Sulle elezioni comunali, ormai si può - e si deve -  ragionare a mente fredda, nel fine settimana che avrebbe dovuto segnare il ritorno alle urne dei cittadini, invece negato dal risultato elettorale del caravanserraglio partitico-listitico che ha sostenuto Ceccuzzi. D'Alema lo aveva detto, nell'ormai celebre discorso della Coop di San Miniato, da grande statista quale è: a Siena, bisognava vincere, e bene (cioè subito, al primo turno). L'unico posto dove D'Alema possa fare ancora il vincente, è la Coop di San Miniato...

 A mente fredda, quindi, alcune cose le possiamo aggiungere, a quelle già dette (soprattutto a quei 1116 voti che mancano all'appello per il neosindaco).
In primo luogo, questa tornata elettorale ha fatto definitivamente abbandonare il modus operandi della base dell'ex Pci: che votava il Partito, metteva la croce sul simbolo, ma era refrattaria alle preferenze. Ceccuzzi ha vinto con (e grazie a) le due liste del Marzucchi e dei Riformisti: se questi accaparravoti di preferenza fossero andati altrove, ora Franchino sarebbe nelle ambasce del ballottaggio, con serie probabilità di boccata.
In secondo luogo, queste elezioni hanno mostrato - e l'eretico lo dice con amarezza - che la censura ha vinto, ha stravinto ancora. Lo scrivevo prima, lo riscrivo, ancora più convinto, oggi: se l'opinione pubblica fosse seriamente informata, altro che ballottaggio. Sia pur vero che a tanti senesi il voto clientelare sta benone (contenti, dunque, della mastellizzazione della politica senese); sia pur vero che la radicalizzazione berlusconiana ha fatto un cadeau enorme a Franchino (d'altra parte, non può mica essere sempre e solo il Pd senese, ad aiutare Silvione, no? Un pochina di reciprocità...); resta il fatto che quella quota di gente che - in buonissima fede - ha votato Pd o simili, l'ha fatto per semplice ignoranza delle magagne del Ceccuzzi (che non a caso non può rispondere alle domande dell'eretico). La censura, occhiuta o meno, paga sempre: soprattutto quando sono ben pochi a denunciarne la potenza devastatrice. Quanta gente che ha messo la croce sul Pd e sul neosindaco, sapeva degli "inciuci" - secondo gli inquirenti, fuorilegge - fra illustri esponenti del Pd senese ed un senatore del Pdl? Il Fatto l'ha scritto, l'eretico l'ha scritto: ma queste sono informazioni che arrivano solo alla (piccola) parte informata della opinione pubblica senese. Mille, mille e cinquecento persone: non di più. Gli altri, sono tagliati fuori: così, magari, si spiega il flop personale di Ceccuzzi, ma anche la vittoria del suddetto caravanserraglio.
E qui, una tirata d'orecchi se la merita anche Zoom: essendo l'unico giornale cartaceo non appiattito sulla Casta, perchè non ha mai ripreso - in campagna elettorale, a maggior ragione - un tema come Galaxopoly, o il processo alla Curia, o lo scandalo della Provincia in tutte le sue sfaccettature, solo per fare degli esempi? Per paura di perdere qualche elettore ligio a Casini o qualche bighina, che tanto ha votato come le ha detto il Vescovo? A parere dell'eretico, è stato un grave errore: sacrosanto parlare di "Regime", ma allora poi bisogna sporcarsi le mani, fare nomi e cognomi. Altrimenti, si rischia il boomerang.
Detto questo, adesso godiamoci lo spettacolo del neosindaco (e della neogiunta, a parlare della quale si arriverà a breve): l'eretico, per dirne una, è andato ieri sera a mangiare nella Chiocciola. Un'orgia di carne alla brace. Appena entrato nell'uliveta chiocciolata, ecco che - con un tempismo clamoroso - mi si para innanzi Franchino, con vari pretoriani al seguito (ma questo, non si muove mai da solo, ha sempre bisogno di sei liste elettorali e di venti persone dietro?). Andava al ristorante dei "ricchi", in cima; l'eretico, invece, al tavolone della brace, in basso.
Mentre aspettavo il cibo, facendo quattro chiacchiere con vari amici, tutti a parlare male (o malissimo) del Ceccuzzi: chi lo scherniva, chi ridacchiava di certi suoi comportamenti, che faceva analisi lucidamente polemiche. Ma di certo almeno la metà di questi denigratori l'avranno votato.
Al secondo tocco di costoleccio, all'eretico è venuta questa riflessione: "una cosa è essere il più votato, altra cosa è l'essere stimato e amato dagli elettori".
L'eretico, al momento della riflessione, aveva anche sbevuzzato mezza bordolese di rosso dell'oliveta (13,5 gradi), ma resta decisamente convinto della sua opinione... 

venerdì 27 maggio 2011

Robertino il montepaschino in versione seduttore...

 Tornato a casa, sapeva di dovere attraversare le forche caudine di Caterina, prima di potersi concentrare sull'oggetto dell'effettivo desiderio.
Sapeva bene di non potere neanche mentire, dato che Angiolino ha tanti difetti, ma un pregio certo: non sa tenere le cose per sè, le deve esternare, sempre e comunque.Il redde rationem, tutto sommato, si rivelò meno terribile di quanto il montepaschino temesse: una risciacquata veloce, quasi indolore, anestetizzata dall'abitudinarietà di 25 anni di unione (di cui 15 matrimoniale), conclusa con il solito "sciabordito" di prammatica.
Ciò che davvero arrovellava i neuroni di Robertino, era piuttosto come fare a cercare di conquistare la procace professoressa: tra l'altro, non sapeva niente di lei. E sapeva bene di non essere nè un Adone, nè un gran conquistatore.
Non sapendo cosa fare, si risolse di telefonare a Filippo, suo vecchio amico di Contrada e di giovanili scorribande rionali. Filippo gli disse che per l'indomani sarebbe stato pronto, e lieto di ascoltare il suo problema. Così accadde che Filippo si offrì di fare lui, ciò che Robertino non avrebbe mai avuto il coraggio di fare: farsi avanti all'uscita della scuola, sfacciatamente, per parlare alla docente dell'interesse dell'amico. Tattica quasi disperata, di certo temeraria. C'erano altre soluzioni, però?
Robertino non si stupì tanto della disponibilità dell'amico, quanto della cura e della meticolosità con le quali Filippo stava preparando l'attacco: quando si rividero un paio di giorni dopo in un bar del centro, vicino al Duomo, Filippo aveva già le informazioni giuste. Il giorno libero dell'insegnante, gli orari d'uscita, il tragitto usualmente percorso al momento dell'uscita. Non volle condividere con Robertino il nome della fonte. Il montepaschino di una sola cosa era certissimo: lui, una cosa del genere ci avrebbe messo almeno due settimane ad architettarla, per poi, magari, lasciarla marcire nel cassetto delle rose non colte. Filippo, invece, aveva avuto una efficienza da applausi. Robertino quindi lo pregò - se fosse riuscito a farlo - di chiedere alla donna se lei lo volesse incontrare: in qualunque luogo lei preferisse. Il cellulare era un problema, un rischio: l'unica soluzione era quindi quella del mediatore sentimentale. Sarà stata una regressione adolescenziale, ma non c'erano alternative.
I due si accordarono per un mercoledì di metà ottobre: Filippo - che fa il rappresentante di prodotti alimentari - non aveva problemi particolari di orario.
La giornata - calda ed aprìca - sembrava promettere davvero bene...

giovedì 26 maggio 2011

Robertino il montepaschino a scuola del figlio...

  Caterina lo riprende sempre, per quel suo disinteressarsi delle sorti scolastiche del figlio:
"Devi andare a parlare con i professori, capito? Non lo puoi delegare sempre a me, è chiaro? Ora mi sono rotta...". Prima che la sua dolce metà si lasci andare ad improperi volgari (che, peraltro, le si addicono), Robertino si convince: lui di fronte a queste scenate, non esita a piegarsi, ed anche a spezzarsi.
"Va bene, va bene. Vado!". Prendendosi una Moretti ben fredda dal frigo, gli viene in effetti in mente che un suo collega, giorni addietro, gli aveva parlato di una avvenente docente di educazione fisica, che insegnava anche al suo Angiolino.Volendo unire l'utile al dilettevole, la settimana successiva Robertino prende un permessino, e va alla scuola del figlio, per conferire con la suddetta docente. Che gli era stata presentata bene, e gli appare - se possibile - anche meglio: bellezza mediterranea, fisico procace, bocca carnosa. Quando arriva il suo turno, lui dall'emozione non le dice il nome del figlio, e lei lo battezza come genitore di tutt'altro pargolo; dopo 10 minuti di commedia degli equivoci e di commenti - in larga parte positivi -, per Robertino il dramma si invera: la docente passa dal "suo figlio", al nome: Carlo, invece di Angiolino! Imbarazzato e mortificato, Robertino lascia correre: dal cambio di figlio, certamente ha guadagnato; in più, raccatta ancora qualche attimo per avere la procace docente davanti agli occhi.Il massimo, con il minimo sforzo. Al momento del congedo, la mano di lui è piuttosto sudaticcia, e la pressione arteriosa è quasi fuori controllo.
Il peggio, però, stava per accadere: tutto era andato benone, pur con lo scambio di figlio (peraltro a buon pro). Nel momento in cui Robertino sfodera il suo classico sorriso d'ordinanza di quando non sa bene come prolungare la sua permanenza di fronte ad una bella donna, si catapulta, in sala insegnanti, un gruppetto di pargoli, che cercano proprio la professoressa: fra questi, Angiolino. Tutto contento di vedere inaspettatamente il padre, lo va ad abbracciare, con slancio affettuoso.
"Ah, ma allora ci deve essere un errore!", sibila la ricciolona. "Eh, forse sì: ma ora, mi scusi, devo assolutamente ritornare al lavoro, sa...". Come in tutti i momenti difficili, Robertino scappa, se la dà a gambe: e senza sapere dare spiegazioni di sorta. Il povero Angiolino viene lasciato, rigido, sul posto: gli altri genitori, se la ridono di santa ragione, qualcuno financo esplicitamente.
Tornando verso il lavoro, Robertino pensò che, a casa, l'attendevano altri momenti poco edificanti: ma quel colloquio di una decina di minuti, era stato un balsamo.
Una donna così, non se la poteva lasciare scappare... 

Le avventure di un personaggio senese: Robertino il montepaschino...

  Sì, lo so: molti mi chiedono un pezzo al vetriolo sulla nuova Giunta comunale ( in effetti,ci sono almeno un paio di pezzi davvero da urlo!), o sull'ammainabandiera di Gabriellone (fine soldi dalla Fondazione: tanto ormai il Ceccuzzi ha vinto, si può dire, con serenità: chapeau).
Come si diceva una volta, diamo tempo al tempo: di Franco Ceccuzzi e del suo sguardo acquoso, l'eretico è sazio (per ora, per ora). In più, lui non risponde alle domande che gli fa l'eretico: allora, che sugo c'è? Certo che iniziare un mandato senza potere rispondere ad un cittadino-blogger-scrittore, è un pochino triste: ma è quello che si merita la Siena attuale, in fin dei conti...
Da oggi, quindi, ai consueti articoli sulla politica, sulla Curia (quanta robina bolle in pentola...), nonchè su un settore finora poco esplorato dall'eretico (la sanità? La vita sessuale delle farfalle? Le relazione sociali dei guanachi?), si affianchereranno le imperdibili vicende di Robertino il montepaschino. Tranquilli, qui le querele non si prendono: Robertino non esiste. Pirandellianamente, è UNO, NESSUNO E SESSANTAMILA (circa).
Rappresenta il prototipo del senese medio nell'anno I dell'era ceccuzziana: il cittadino modello della Siena "Bella, meravigliosa 2.0", per intenderci.
Contradaiolo verace, montepaschino pugnace (fino ad un certo punto), donnaiolo fugace, il quarantacinquenne Robertino ha una sua famiglia: una moglie - Caterina - che una gran bellezza non è mai stata, e che ora si è anche un pochino lasciata andare; due figli, un maschio ed una femmina (Angiolino e Senia), lui di 13 anni, l'altra di 16. In casa, vive anche la suocera, Isolina, ormai vedova, inurbata in Siena negli ormai lontani Sessanta.
Che fa, nella vita, questo Robertino, dunque, oltre a portare le buste da un ufficio all'altro del Monte?
Beh, cari lettori: lo scoprirete solo leggendo.
Con un'avvertenza: nessuno di voi si ritroverà in toto in Robertino.
Ma qualche goccia di lui, qualche stilla di Robertino - statene certi - è, implacabilmente, in ciascuno di noi...

mercoledì 25 maggio 2011

Cari "amici" del Vaticano...

 Oggi accade una cosa notevole: l'eretico scrive al Vaticano.
Sapendo per certo che alcuni prelati romani mi leggono spesso e volentieri, io lo faccio. In realtà, lo avevo già fatto, mesi fa, segnalando per lettera i messaggi internettiani omoerotici di un esponente della Curia (non don Acampa, non don Acampa, e neanche l'ottimo don Marco Terazzi, del quale pure mi sono occupato da poco): loro - in pieno stile pilatesco - rimandarono dal Vaticano tutto al Vescovo locale (l'uomo giusto, al posto giusto). Di questo personaggio amante dei corpi muscolosi, l'eretico scriverà: i lettori potranno toccare con mano, lo spessore etico di alcuni fra quelli che offrono loro la comunione la domenica.
Non dico, quindi, che siamo in confidenza, con il Vaticano: ma insomma un precedente fruttuoso c'è, e sempre per il Bene comune.
L'eretico, dopo lungo penare, sembra avere in mano diverse tessere del puzzle curiale: a partire da quel luogo di grande profondità spirituale che era il Seminario di Montarioso ai gloriosi tempi acampiano-bechiani.
Come si vede dal caso di don Seppia ("don Ricchiardo", per i parrocchiani di Sestri Ponente), tutto nasce dal seminario, no? E Siena non è certo un'eccezione, statene pur certi.
Cari amici del Vaticano, pensateci: io più che avvertirvi prima, non so cosa fare, davvero.
Date dimostrazione di quello in cui confidano i cattolici onesti e timorati davvero di Dio: che anche, perfino in Vaticano ci sono persone che sanno muoversi prima, e non solo dopo. Che sanno prevenire, piuttosto che curare (o provare a).
Di quanti don Seppia avete ancora bisogno, dalle parti di San Pietro?
A Siena - a differenza di Sestri Ponente -, non si potrà fare finta di non avere saputo...

lunedì 23 maggio 2011

Morire a vent'anni, a Siena...

    L'eretico è stato in forte dubbio, a proposito della opportunità di questo post: non conosco la famiglia Ganfini, non conoscevo il povero Giulio, morto una settimana fa, in Esterna Fontebranda. Poteva essere un mio ex studente: ma non lo era. Un incidente l'ha portato via. A vent'anni, con un promettente futuro di medico, legittimato da un radioso presente di studente brillante: ho letto che era arrivato secondo (su 900 candidati!) al concorso per l'ammissione in Medicina, ed aveva superati tutti gli esami del primo anno.

 Parlo di questa tragedia, solo per due motivi: perchè ho una figlia coeva della vittima, e perchè non è stato possibile che non mi tornasse in mente una tragedia (numericamente anche più devastante, purtroppo) che colpì una famiglia a me cara. Sempre di maggio, sempre dell'Oca, sempre fuori Fontebranda (in quel caso, come residenza, non come luogo dell'incidente). Una ventina d'anni fa, ormai.
Francesco era magro come un grissino, i suoi capelli erano sempre riottosi; aveva un neo, grande, sul viso, non riesco a ricordare con esattezza se a destra o a sinistra del naso; aveva presa la patente da poco, forse da troppo poco: il ritorno dall'ormai inesistente discoteca Tendenza, fu una strage, che per un giorno intero rimase senza prove. Strage dei sentimenti, abbinata a quella dei corpi. Caterina e Pino, i genitori, mi abbracciarono, in sacrosante lacrime, sfibrati dal dolore: io, non seppi cosa dire loro.
Allo stesso modo, non saprei proprio cosa dire ai genitori dello sventurato Giulio, se me li trovassi - per avventura - davanti.
Se non una cosa, quella sì: che non si scoraggino, che non si arrendano, che non si sfilaccino.
In ogni sorriso di un coetaneo di Giulio, vedranno, in qualche modo, il sorriso di lui; non potranno trovare nessuno che sorrida proprio come sorrideva lui, è vero, ma questo è il Fato, quando si incarognisce.
Loro, però, come fosse fatto quel sorriso, non se lo dimenticheranno mai, e lo condivideranno, magari, con altri. Della famiglia, della Contrada, degli amici.
Sono certo che lo faranno, anzi sono sicuro che lo stanno già facendo: e la "celeste corrispondenza d'amorosi sensi", fra loro e Giulio, si invererà...

domenica 22 maggio 2011

In memoria di Giovanni Falcone

  La generazione dei quarantenni di oggi, ha l'età, forse, migliore per onorare Giovanni Falcone( e Paolo Borsellino).
Quando sono stati trucidati, avevamo una ventina d'anni (l'eretico, ventitre): l'età in cui non si possono non avere ideali, e in cui si inizia a capire almeno qualcosina del mondo e del Potere. Dopo, si tende a diventare più scafati, ma a vent'anni no: non si può!
A quell'epoca, l'eretico (non certo ancora tale), pensava in tutta sincerità quello che il pliticamente corretto di sinistra gli aveva inculcato: che i socialisti fossero quasi tutti ladri, che i democristiani fossero corrotti e contigui alle mafie, e che i pidiessini (freschi di riverniciatura occhettiana) fossero quasi tutti onesti.Con le "mani pulite", come ebbe a sostenere Achillino in un memorabile programma santoriano. Quando ne arrestavano uno, la forma mentis settaria era tale, che c'era subito - preconfezionato dalla stampa di sinistra - il capro espiatorio ad hoc: l'hanno arrestato? Si tratta di uno solo, e poi è un migliorista, un amico dei socialisti (Napolitano - per la cronaca - era l'esponente più in vista fra i miglioristi, con il sempiterno Emanuele Macaluso).

 Ma torniamo al giudice Giovanni Falcone, ucciso ormai 19 anni fa. L'eretico, in effetti, non ha niente da dire, che non sia già stato detto e scritto: il suo coraggio, il senso del dovere che facevano di lui un siciliano atipico, la sua faccia bonaria e simpatica, le sue capacità maieutiche, tali da persuadere uno come don Masino Buscetta a spiegare urbi et Orbi la struttura (gerarchica e piramidale) di Cosa nostra.
Oggi di Falcone si parla nei libri di scuola, nei Musei di Storia dell'Unità d' Italia (vedasi quello torinese), gli si dedicano film ben fatti e ben interpretati.
Ricordiamoci, però, che il modo migliore per onorarne la memoria, è quello di pensare sempre cosa avrebbe fatto lui al nostro posto, in determinati frangenti, perseguendo un ideale di Giustizia e di Verità.
Ce ne sarebbe un grande bisogno: in questo Paese, in questa città.
Che nessuno osi ricordare Giovanni Falcone, comportandosi in modo antitetico a lui...

venerdì 20 maggio 2011

L'ultimo nazista?

  Sandor Kepiro è accusato di avere partecipato, nel 1942, all'eccidio di oltre 1200 persone: 97 anni portati con signorilità ed eleganza, agghindato con le mai rinnegate decorazioni della gendarmeria magiara filonazista del dittatore collaborazionista Horty sul bavero della giacca, è sotto processo, a Budapest, per il suo crimine contro l'umanità.
Paradosso della Storia, l'Ungheria processa, nel 2011, l'ultimo (?) dei suoi collaborazionisti-carnefici, proprio mentre si trova ad essere l'avamposto del neonazismo europeo, con il Partito Jobbik (duramente antisemita e antirom), lanciatissimo, che non ha eguali in Europa quanto a simpatia per il nazismo: e si può permettere - a differenza di ciò che accade ad altre latitudini - di non nascondere l'altrove impresentabile feeling...quanto al premier, Viktor Orban, è a capo di un governo nazional-conservatore che ha nel proprio mirino i giornalisti liberi e la magistratura, con proposte di leggi penalizzanti nei loro confronti, rispetto alle quali Silvio Berlusconi è un tollerante scolaretto alle prime armi.
Non a caso, mentre viene accolto malamente dai parenti degli ammazzati (con cartelli con su scritto: "Ma come fai a dormire tranquillo"?), non pochi giovanotti che si rifanno esplicitamente alle croci frecciate (le SS magiare) lo confortano, e ne fanno financo un loro idolo: compresa - ci informa Andrea Tarquini su Repubblica del 9 maggio scorso - "una giovane bionda sexy dell'ultradestra, jeans aderenti, stivali tacco a spillo e t-shirt che lascia l'ombelico scoperto", pronta ad avvicinarglisi e ad accarezzarlo, con tenerezza se non devozione.
La parte più interessante dell'articolo, a parere mio, è quella in cui si descrive il passato post nazista dell'imputato:
"Kepiro riuscì a scappare in Austria, poi in Argentina. Nel 1996, sentendosi al sicuro, tornò a Budapest...era un vecchietto tranquillo, dicevano i vicini, "cucinava il pollo alla paprika per tutti". Abitava in un appartamentino davanti ad una sinagoga", scrive Tarquini.
Il nazista magiaro, dunque, ritornato, da anziano non pentito, a Budapest, viveva tranquillamente davanti ad una sinagoga, cucinando di buona lena per i vicini piatti tradizionali. Una sinagoga: quale posto migliore, per non dare nell'occhio, per non scatenare potenziali sospetti? Magari salutava il custode con un sorriso gentile, magari esortava i turisti ad andare a visitare il luogo di culto ebraico, magari si dilungava con i frequentatori a proposito della Shoah.
Nel romanzo "Gli scheletri nell'armadio", la mia fervida immaginazione ha immaginato che uno spietato nazista forgiatosi ad Auschwitz (Erich), fosse addirittura il principale sponsor privato di un piccolo Museo dell'Olocausto a Santa Maria al bagno, nel Salento. Fervida immaginazione?
Raffaele Ascheri

giovedì 19 maggio 2011

La vittoria mutilata del Sindaco Franco...

    Nessuno vuole minimamente togliere nulla al successo di Franco Ceccuzzi, che ha appena raggiunto il traguardo per il quale studiava da quando è arrivato a Siena (magari sarebbe stato meglio se avesse studiato di più all'Università: forse sarebbe riuscito a laurearsi. Forse...).
Il suo successo nasce dai numeri: ma anche la sua "vittoria mutilata" nasce dall'analisi, ponderata e scientifica, dei numeri. Il prestigioso Istituto Cattaneo di Bologna, una delle maggiori auctoritas della politologia italiana, ha analizzato lo scarto fra i voti dei candidati a Sindaco appena eletti, ed i voti delle liste che li appoggiavano: di solito, il Sindaco qualche voterello in più - con il disgiunto - se lo porta dietro. Qualche volta, una vera valanga. Amara sorpresa, invece, per Franchino: lui, il voto disgiunto lo subisce. Per l'Istituto Cattaneo, ci sono Sindaci che "manifestano una capacità di respingere consensi". Lui è uno di quelli.
I numeri, please (Repubblica di ieri, pagina 14): Franco Ceccuzzi ha avuto 1.116 voti in meno di quelli delle liste che lo sostenevano. Non una ventina: più di mille e cento! Nessuno, fra gli altri quattro candidati, ha fatto altrettanto: anzi hanno tutti superato la sommatoria dei voti delle loro liste.
E pochissimi hanno fatto peggio di Ceccuzzi, in tutta Italia: se prendiamo il rapporto con il numero degli abitanti, quasi nessuno.
Un altro dato affinchè non si possa dire che sono solo invidie e voci malevole destituite da fondamento: Ceccuzzi ha totalizzato, dunque, 1.116 voti in meno delle sue liste.
Michele Pinassi, candidato del Movimento 5 stelle (Beppe Grillo), in tutto ha totalizzato 1.154 voti (3,55%). Come i voti perduti dal neosindaco.
Nell'amarezza del momento, forse il tanto inchiostro usato per farlo conoscere ai suoi concittadini, non è stato del tutto indarno...

Ps Il Sindaco Ceccuzzi ha intenzione di restare 5 anni muto come un pesciolino, di fronte alla domanda dell'eretico sulle modalità di ingresso di Galaxy ad Ampugnano? Pensa di farci una bella figura? Nel 2016, quando si ripresenterà, rischia di essere ancora più penalizzato di quest'anno, dal voto disgiunto. S'ha da cambiare, questa legge elettorale?

mercoledì 18 maggio 2011

Il caso di don Seppia, e quello di don Marco...

  Finalmente - dopo la scontata parentesi delle amministrative, con la vittoria del programmato a vincere Ceccuzzi - si può tornare a parlare delle magagne di Santa Madre Chiesa.
Particolarmente stimolante il caso di questo don Riccardo Seppia, di Sestri Ponente (Genova): quello - per capirsi - che è cocainomane perso (detto da lui), e a cui piacciono i ragazzini (che già a 16 anni sono "vecchi", per lui, ed è meglio se provengono da famiglie disgraziate, chapeau); quello che era chiamato "il prete della notte" o "don Ricchiardo"; quello di cui un sacerdote, ora in pensione, aveva parlato con diffidenza, senza essere ovviamente ascoltato. La Curia genovese, infatti, non si era accorta di alcunchè, salvo poi organizzare, in quattro e quattro otto, una ipocrita Messa riparatrice (vale a dire autoassolutoria...). Sempre, sempre, immancabilmente, implacabilmente dopo, interviene la Chiesa: mai prima, stranamente. Era dal 1994 (dal 1994!) che "il prete della notte" frequentava club per gay di Milano, sniffava a più non posso e si presentava in hiesa solo nel pomeriggio: ora gli hanno sequestrato tre computer, ed è verosimile che, dall'analisi degli stessi, non escano proposte di cambiamento del finale del Pater noster (a proposito, se ne parla da anni: perchè non cambiare il finale "liberaci dal Male - libera nos a Malo -: guardate che è un finale tra i più ambigui, e non lo dice l'eretico, lo sostengono fior di teologi...).
  Quanto alla nostra Siena ed alla sua Curia (ora in festa per l'elezione del suo candidato), l'eretico deve andarci piano: va bene che il giudice Cavoto è in pensione, ma insomma...stupendo i suoi lettori (a proposito, ieri per la prima volta superata quota mille!!), stasera non parlerà del "prete della notte" nostrano, monsignor Acampa.
   Credo sia giusto dare spazio e visibilità anche ad altri preti meritevoli di fama, ma troppo spesso oscurati dalla magnetica ed invadente personalità di Acampa (su cui, comunque, torneremo, tranquilli).
 Merita di essere conosciuta la figura, per esempio, di don Marco Terazzi, fino al 2008 attivissimo nella Curia senese di Antonio Buoncristiani, nonchè grande amico di Acampa: spesso a cena con lui, in grande serenità ed in ristiana letizia.
Nato a Lugano nel 1964, ordinato sacerdote il 3 luglio del 1988, fino a tre anni fa era cappellano al carcere di Santo Spirito ed al Butini Burke (il pensionato per vecchi situato nei Pispini); promotore di giustizia e difensore del vincolo (sic) al Tribunale ecclesistico diocesano, nonchè - udite udite! - giudice regionale del Tribunale ecclesiastico. Un pezzo grosso, dunque.
Con un solo problemino: gli piaceva mostrarsi, come Nostro Signore l'ha fatto, su siti gay, mostrando il suo alto e glabro corpo. In cerca di giovani e piacenti corpi.
L'eretico la foto la portò con sè il 1 luglio 2008, nella conferenza stampa svoltasi nello studio dell'avvocato Luigi De Mossi. Era presente anche l'ottimo portavoce del Vescovo-insegnante di religione-Presidente del Gruppo stampa senese, Roberto Romaldo, tra gli altri.
Guarda caso, dopo pochi giorni don Terazzi abbandonò la sua casa, posta in Piazza (prato) Sant'Agostino, nel cuore del centro storico senese. Dove aveva vissuto per lungo tempo con un amico sardo, che allora studiava da infermiere a Siena (ma che ora vive a Parma). L'Arcivescovo di Siena, ha allontanato Terazzi dalla città, in fretta e furia, in quell'estate del 2008: ma di certo, il legame con quella foto non ha niente a che vedere con l'allontanamento di don Terazzi, vero cittadino Buoncristiani?

Ps L'eretico non pubblica foto, affidandosi solo alla vis della parola: quindi non pubblicherà neanche quella di Terazzi. Ciò non vuol dire che ciò che Terazzi o altri esponenti della Curia senese pubblicano su Internet, non sia pubblicabile, caro cittadino Buoncristiani...

Un appello su cui meditare...

 Il Général Charles De Gaulle, il 18 giugno del 1940, era a Londra, con la Francia appena occupata dai nazisti. Il suo discorso ai francesi (appel du 18 juin), dai microfoni della Bbc, è da tutti riconosciuto come la pietra miliare della Resistenza francese. Qui - se Dio vuole - non ci sono nazisti conquistatori, ci mancherebbe altro: invece della implacabile ferocia nazista, qui i vincitori sono quelli della "rivoluzione dolce". Modo elegante, anche vagamente ossimorico, di edulcorare la squallida realtà della campagna elettorale. Fatta di pranzi, cene, colazioni, mòniti alle persone giuste (non c'è solo chi non ha lavoro, esiste anche chi vuole la promozioncella, per esempio). Non è una novità assoluta, per la politica senese, tutt'altro: forse mai come in questa occasione, però, si è raschiato il barile. Siamo alla piena - e neanche nascosta - mastellizzazione della politica. La rivoluzione dolce, in che cosa mai consisterebbe? Cosa c'è di rivoluzionario in due liste di Sinistra (?), abbinate al doroteo Ceccuzzi? Oppure in due liste acchiappavoti, con gente che da vent'anni fa le stesse, identiche cose prima di ogni elezione (vedasi sopra: cene, pranzi, buffet)? A Siena, purtroppo, è morto il voto d'opinione (ed anche le opinioni non se la passano troppo bene...).
Una lettrice mi chiede perchè anche Silvione avrà stappato il suo champagne, per la vittoria ceccuzziana. Lo ripeto: perchè gli attuali assetti del potere senese (Banca in primis), gli vanno perfettamente a genio. Proprio a livello personale, per capirsi. Vedasi una figura come Verdini, vedasi i post in cui scrivevo della candidatura Ceccuzzini. Ceccuzzi è stato votato da tanti anche in nome dell'antiberlusconismo: sono i paradossi della politica, che possono accadere quando il cittadino medio ignora le dinamiche sotterranee della politica stessa. Ho detto Denis Verdini. Avrei dovuto aggiungere, magari, il senatore berlusconiano (nella declinazione matteoliana) Franco Mugnai da Castell'Azzara, grande consulente mussariano per Ampugnano: l'eretico ne riparlerà. Quanta gente, in definitiva, è andata a mettere la crocettina sul Pd, pensando di fare uno scorno a Berlusconi? Tanta, tanta. E non ci hanno capito proprio niente: ma sic et simpliciter non sapevano, non potevano sapere.
Torniamo, per concludere, a De Gaulle (per le analisi sulle preferenze, ci diamo appuntamento al futuro, senza fretta): l'appello del 18 giugno 1940. Magari anche dall'esilio (chissà), l'eretico cercherà di continuare ad informare i cittadini - per quanto gli sarà possibile - sulle storture del Sistema Siena. C'è davvero tanto, da scrivere. Da questo punto di vista, Franchino è il Sindaco migliore che potesse capitare!

Ps Mi scuso per avere postato tardi alcuni commenti, per meri problemi tecnici; altri, non li ho proprio potuti postare: pur condividendoli in pieno, non volevo "aggiungere altra carte", come ha detto una settimana fa il neosindaco...

lunedì 16 maggio 2011

Nessun complimento al neosindaco Ceccuzzi...

   Tornato a casa dopo un estenuante finesettimana al seggio elettorale, l'eretico, prima di andare a fare la nanna, non può e non vuole esimersi dal commentare la netta vittoria di Franco Ceccuzzi, mentre lui festeggia. Non essendo nell'agone politico, l'eretico può volentieri affrancarsi dai complimenti o dal fair play degli altri competitors: la vittoria di Ceccuzzi è netta, forse anche superiore alle sue stesse attese. Ma ciò non cambia un aspetto determinante: Ceccuzzi ha vinto, perchè evidentemente ha convinto la maggioranza dei senesi votanti. Ma non ha mai voluto rispondere alle uniche domande di cui aveva paura davvero in questa campagna elettorale, e non ha mai chiarito i suoi rapporti con Del Mese nel 2006 e 2007, la sua amicizia con Acampa e tante altre cosine. L'appoggio esplicito della Banca, della Fondazione, della Curia arcivescovile, oltre che del Partito e di due liste acchiappavoti  - vere e proprie macchine da guerra del consenso -come quella dei Riformisti e di Siena Futura, gli hanno garantito il successo, che nei prossimi giorni si analizzerà più a fondo: compresa la Waterloo dell'opposizione, soprattutto nella declinazione terzopolista.

   Due cose, sin da ora, sono certe: oltre al gotha del Pd nazionale, stanotte stapperà una buona bottiglia di champagne anche Silvio Berlusconi. Ben contento del successo ceccuzziano, come l'ottimo Denis Verdini: lui forse addirittura raggiante.
In secondo luogo, vediamo quanto ci metterà, Franco Ceccuzzi, a zittire i suoi avversari politici, dicendo che tanto lui ha, dalla sua parte, il suffragio popolare. Tale e quale il suo Silvio...
Da parte nostra, non si preoccupi: un'opposizione sistematica alla sua azione di governo ci sarà sempre. Perchè se, con le sue "coccole", Ceccuzzi saprà sistemare le strade o le aiuole, gliene renderemo atto, con piacere; fino a quando non affronterà, però, la questione morale senese, non sarà il nostro Sindaco.
In nessun modo ed in nessun senso...

sabato 14 maggio 2011

Siena: se non ora, quando?

 Siena, se non ora, quando? La città del Palio si trova in questo fine settimana di maggio davanti ad un bivio: o lo status quo, o il rinnovamento, la discontinuità, il cambiamento. La Storia ci insegna che il cambiamento non è di per se stesso sinonimo di miglioramento: nessun dubbio, al proposito. Dopo Lenin, per esempio, venne Stalin...
Detto questo, di certo a Siena c'è bisogno di cambiare, di vedere facce diverse e nuove a guidare la città: poi magari faranno male, e noi li criticheremo, e i lettori li manderanno a casa nel 2016, magari anche prima. Il voto a Ceccuzzi, invece, è un voto che significa mera riconferma di ciò chè stata la città negli ultimi anni, con i brillanti risultati in tutti i campi.
  Questa volta, nessun alibi, per chi va a votare domani e lunedì: nel 2006 si intuivano certe cose, ora una parte delle magagne sono emerse in pieno (e qualcuna sta per emergere...); l'ignoranza, dunque, non è più ammessa, o ammissibile.
In più, questa volta il carnet dell'offerta politica è ampio e variegato, con due novità che non possono che fare piacere: una lista seria di sinistra, con una candidata di grande integrità e preparazione culturale come Laura Vigni; in più, abbiamo la novità assoluta dei grillini, con un candidato frizzante e tutt'altro che sprovveduto come Michele Pinassi.
Come nel 2006 (ma non con Piccini candidato a Sindaco), c'è un outsider di ciò che è restato delle Liste civiche, aggregato al Terzo polo: il candidato è un sanguigno ex bancario, uno che ancora si indigna (diciamo, si incazza) quando vede la Dirigenza della Banca Mps abdicare platealmente al suo (presunto, peraltro) ruolo super partes, calandosi le brache pro Ceccuzzi, con i suoi buffet e la sua campagna elettorale stile Achille Lauro.
Se proprio uno vuole farsi del male, c'è infine la candidatura - debole - di Nannini: il problema, però, non è solo lui, è soprattutto chi lo sostiene, da Campi Bisenzio e da Arcore. L'eretico lo ripete: Berlusconi vuole più di D'Alema, di Bersani e di quello che voleva andare a fare il missionario in Africa, che il Monte resti nelle mani del tandem Ceccuzzi-Mussari.

"Il Pdl in Campania ha un legame più che organico con la camorra", ha detto Andrea Orlando, il commissario mandato da Bersani in Campania dopo la figuraccia delle Primarie annullate (qui, neanche fatte: peggio Siena o Napoli?). Chi è uno dei main sponsor del Pdl campano? Chi è che si sta impegnando allo spasimo per portare voti al Pdl nel Salernitano? Paolone Del Mese, da Pontecagnano Faiano. Grande amico personale di Ceccuzzi (anche se ora sbianchettato dalla campagna elettorale); lui ha dato tanto per Siena, ma Ceccuzzi non ha mai voluto specificare cosa abbia ricevuto in cambio. Un'altra delle tante domande cui il deputato-candidato Sindaco non potrà mai rispondere...

Ps Giovedì scorso, a Canale Tre ci doveva essere il confronto Tv tra i 5 candidati: Nannini e Ceccuzzi non si sono neanche presentati, per paura del contraddittorio. Meditate gente, meditate... 

venerdì 13 maggio 2011

Gli impresentabili: Fiorino Iantorno

    L'eretico lo deve premettere, per onestà intellettuale: conosco il compagno Fiorino, e mi starebbe anche simpatico. Quello che non capisco (voglio fare l'ingenuo, in questo caso), è come possa il buon Fiorino mettersi insieme a Ceccuzzi. Per l'unità delle sinistre? Ma fammi il piacere...
 Eppure, apparentemente è sempre lo stesso: look da curdo in gita-premio aziendale, passo rapido, sorriso gentile. Dentro, è dentro che è cambiato, il buon Iantorno.
Nella campagna elettorale del 2009 per le Provinciali, ebbe il coraggio politico di rompere l'abbraccio mortale con il Pd ceccuzziano: poco male per il Pd, giacchè in Provincia il Pd vince anche candidando un ectoplasma (nessun riferimento, ovviamente, a Bezzini: statista di indubbio pregio e carisma...). Alle Comunali, invece, tutto si potrebbe giocare per una manciata di voti, ed allora il buon Fiorino è tornato, buono buono, all'ovile ceccuzziano.
 Esattamente due anni or sono, aveva impostato la campagna elettorale sulla questione morale in Provincia. Arrivò addirittura - incredibile dictu - a chiamare l'eretico a fare un comizietto (ahimè, davanti ad una decina di persone e ad un paio di cani, in Piazza Sant'Agostino) tutto incentrato sulla censura a Siena e sulla questione morale in Provincia, appunto.
Oggi, che il numero degli indagati castisti è alto come non mai (e ben maggiore di due anni or sono), Fiorino diventa (o ridiventa?) organico al Pd ceccuzziano.
Oggi, Fiorino non chiama più l'eretico a fargli campagna elettorale. Più emerge il marcio che lui stesso denunciava, più si avvicina al Pd. Questa è l'essenza del paradosso iantornano.
Quando (finalmente) arriveranno ad arrestare qualcuno dei pezzi grossi della Casta, che fa, prende la tessera del Pd?

mercoledì 11 maggio 2011

Franco Ceccuzzi, e le risposte che non arrivano (perchè non possono arrivare...)

   L'eretico non può non notare un paio di cosine, a proposito della serata concernente Ampugnano di lunedì sera: in primo luogo, Stefano Bisi ha scritto (o fatto scrivere) un articolo sulla serata, come era doveroso e giusto che fosse; come spesso gli capita, però, ha omesso un "pezzettino" di serata, quello in cui appunto l'eretico domandava al candidato Ceccuzzi se lui avesse mai saputo alcunchè delle modalità di ingresso di Galaxy Fund nell'affaire Ampugnano (cosa da cui è scaturita l'inchiesta sui vertici della Banca e della Fondazione Mps). Sicuramente era più importante sapere le posizioni dei 5 candidati su Ampugnano, ed era meglio guardare al futuro, piuttosto che al passato. Come l'eretico ha fatto notare, però, anche lui guardava al futuro, più che al passato: non a caso, il processo non è ancora iniziato...

 E qui si arriva al secondo punto all'ordine del giorno: al netto delle velate (ma nemmeno troppo) minacce ceccuzziane, c'è un altro elemento da ponderare, e bene.
Come fa un candidato Sindaco a non rispondere su un caso come Galaxopoly? Passi per Mussari che - intervistato dal direttore dell'Espresso al Santa Maria della Scala - si è trincerato dietro al fatto di essere indagato; ma Ceccuzzi - che non è indagato, ed è soprattutto candidato a guidare questa città - come fa a tacere (così come su tante altre cose)?
Lasciamo stare come andranno le cose nelle urne: resta il fatto che decine e decine di persone hanno ascoltato la domanda, alla Pubblica assistenza; e stanno ancora aspettando, fiduciosi, la risposta. Più di 900 persone, solo oggi, hanno letto questo blog: forse anche qualcuno di loro, magari, vorrebbe una rispostina, no?

Ceccuzzi non risponde, non dice niente su Galaxopoly; trova però il tempo di andare all'economato del Monte dei Paschi (San Miniato), ad offrire la colazione a tutti gli astanti (tutto regolare?): ma aspira a fare il Sindaco, o a mettere su un barrino?