Siamo entrati nella "settimana santa" dedicata al Risorgimento ed all'Unità d'Italia. Inutile dire quanto l'eretico sia contento e gratificato di ciò: perfino in televisione, perfino in orari accessibili, compaiono programmi di buona divulgazione storica, incredibile dictu. Di cui in Italia c'è un bisogno drammatico: per i giovani, ma - tristemente - forse ancora di più per gli adulti. L'ho già scritto: l'adulto medio sotto i 50 anni, è quasi del tutto ignorante, a proposito del Risorgimento. In larga parte, purtroppo, lo rimarrà anche passata l'euforia dei 150 anni.
Quello che più indigna - e che è possibile proprio grazie all'ignoranza di cui sopra - è che a festeggiare, ed in prima fila, ci sia la Chiesa cattolica: Mazzini, Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele II (meglio specificare l'ordinale...), si staranno rivoltando nella tomba, nel guardare siffatto spettacolo. Se non ci fosse l'ignoranza che c'è, tutto ciò davvero non sarebbe possibile. Da questo punto di vista, queste celebrazioni (inaugurate con l'offensiva presenza del Segretario di Stato vaticano Bertone alla celebrazione di Porta Pia, lo scorso XX settembre) realmente offendono lo spirito di chi ha combattuto per la Patria, e che aveva - fra i più acerrimi nemici, e spesso armi in mano - proprio il temporalismo papale. Sempre ben presente, carsicamente, in molti settori della Chiesa (Sergio Romano dixit).
Non ha più l'esercito, il Papa, certo; non ha più le "divisioni" di staliniana memoria, senza dubbio. Ma il potere temporalistico è anche quello economico-finanziario (vedasi lo Ior, ma non solo), quello mediatico (televisivo in modo particolare: chi parla più, in Italia, dello scandalo pedofilia?), quello dei privilegi vari che - in certi campi - sono simillimi a quelli che i Savoia abolirono con la Legge Siccardi, prima ancora che si facesse l'Italia.
Giustamente, lo storico Sergio Luzzatto ricordava lunedì scorso nella trasmissione di Gad Lerner che il cinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia (1911) si celebrò con la Chiesa declinante, a livello di Potere (ed era anche l'anno della campagna di Libia, curiosità della Storia): un sano senso di laicità - ispirato beneficamente dalla Francia - pervadeva l'Italia giolittiana. Tutt'altro che "italietta", come invece sosteneva qualcuno, preparando un'Italia ben diversa.
Il centenario (1961), vide una Chiesa alle prese con la temperie del Concilio Vaticano secondo, guidata dal "Papa buono" (i precedenti erano "cattivi"?) Giovanni XXIII: una Chiesa che si metteva in discussione, che si apriva, che si offriva alla modernità.
Nel centocinquantesimo, l'Italia del bunga bunga vede un neotemporalismo vaticano più forte ed aggressivo che mai: forse dai tempi di Pio XII (quando almeno aveva un Pci che - in parte - lo contrastava), forse financo dalla Breccia di Porta Pia. Con nessuna forza politica che ne metta in discussione, in alcun modo, i privilegi. Ed il Vaticano - con la sua sagacia plurisecolare - è ben lieto di salire, nonostante la Storia, sul carro dei vincitori...
Ps Dedico questo articolo al grande Ernesto Rossi. Uno che avrebbe davvero ancora tantissimo, da dire: anche se, forse, quasi nessuno lo ascolterebbe...
Raffaele Ascheri
DA GIOVEDI' 25 LUGLIO 2013 IL BLOG SI TRASFERISCE AL SEGUENTE INDIRIZZO: WWW.ERETICODISIENA.IT
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lunedì 14 marzo 2011
sabato 12 marzo 2011
Mussari show (II): la Siena vincente ed i "braccettisti" indisciplinati
Riparlando della kermesse della Siena vincente di ieri sera al Sms con un amico, l'eretico rifletteva sul comportamento del pubblico in piedi: come accennato nel post precedente, tanto numeroso, quanto rumoroso.
Io ero fra loro, all'inizio; l'amico anche. Entrambi quindi testimoni dell'intervento del direttore de L'Espresso, Manfellotto, il quale - appena presa la parola - ha dovuto fare un intervento, fra il garbato e l'autoritario, con il quale esortava al silenzio quelli in fondo, quantomeno per dare la possibilità a quelli davanti (seduti) di ascoltare qualcosa. Mussari pareva imbarazzato, e ne aveva ben donde: non so a quante conferenze, Manfellotto sia dovuto ricorrere ad esortazioni di siffatto tenore.
Esattamente come si fa a scuola, con le classi indisciplinate: gli studiosi davanti, seri e presi dalla lezione; quelli indietro, a fare di tutto. Pari pari al Sms ieri. Mentre Isabelli Becchi introduceva , per l'Associazione Per Siena, il tema (andando un pochino lunga), quelli in fondo si davano alla pazza gioia: abbraccioni, sorrisi pieni di complicità, micro capannelli ("lo vedi quanti siamo? Qualcuno ci sforma di sicuro!", dice uno, tutto insciarpato, ad un altro esponente della Siena vincente). Nelle retrovie, c'è gran movimento: si aggirano personaggi con ampie criniere ed in scarpe da ginnastica, facce che Lombroso classificherebbe in modo ben preciso, belle signore messe in tiro. Della intervista (all'acqua di rose) di Manfellotto a Mussari, del Pil che deflette e del patto fra Capitale e lavoro, questi se ne strafregano.Come gli studenti di certe classi, tanto sanno bene che loro - di riffa o di raffa - la licenza (vedasi la poltrona), la raccattano di sicuro: se non va bene la Maturità, vuol dire andranno al Cepu o al Manzoni (mi dicono esista ancora). L'importante è arrivare alla meta. E che gli sgobboni, sgobbino pure: loro prendono a braccetto un mare di gente, intanto. I "braccettisti" - nell'Italia di oggi, nella Siena di oggi - vanno avanti; gli altri, dipende.
Raffaele Ascheri
Io ero fra loro, all'inizio; l'amico anche. Entrambi quindi testimoni dell'intervento del direttore de L'Espresso, Manfellotto, il quale - appena presa la parola - ha dovuto fare un intervento, fra il garbato e l'autoritario, con il quale esortava al silenzio quelli in fondo, quantomeno per dare la possibilità a quelli davanti (seduti) di ascoltare qualcosa. Mussari pareva imbarazzato, e ne aveva ben donde: non so a quante conferenze, Manfellotto sia dovuto ricorrere ad esortazioni di siffatto tenore.
Esattamente come si fa a scuola, con le classi indisciplinate: gli studiosi davanti, seri e presi dalla lezione; quelli indietro, a fare di tutto. Pari pari al Sms ieri. Mentre Isabelli Becchi introduceva , per l'Associazione Per Siena, il tema (andando un pochino lunga), quelli in fondo si davano alla pazza gioia: abbraccioni, sorrisi pieni di complicità, micro capannelli ("lo vedi quanti siamo? Qualcuno ci sforma di sicuro!", dice uno, tutto insciarpato, ad un altro esponente della Siena vincente). Nelle retrovie, c'è gran movimento: si aggirano personaggi con ampie criniere ed in scarpe da ginnastica, facce che Lombroso classificherebbe in modo ben preciso, belle signore messe in tiro. Della intervista (all'acqua di rose) di Manfellotto a Mussari, del Pil che deflette e del patto fra Capitale e lavoro, questi se ne strafregano.Come gli studenti di certe classi, tanto sanno bene che loro - di riffa o di raffa - la licenza (vedasi la poltrona), la raccattano di sicuro: se non va bene la Maturità, vuol dire andranno al Cepu o al Manzoni (mi dicono esista ancora). L'importante è arrivare alla meta. E che gli sgobboni, sgobbino pure: loro prendono a braccetto un mare di gente, intanto. I "braccettisti" - nell'Italia di oggi, nella Siena di oggi - vanno avanti; gli altri, dipende.
Raffaele Ascheri
venerdì 11 marzo 2011
Mussari show: piena sufficienza, ma con gaffe...
La sala delle balie era strapiena (di un pubblico anche indisciplinato e rumoroso), nel pomeriggio di oggi, per Mussari Giuseppe, l'indagato più applaudito del Senese.
E Lui, tutto sommato, non è andato male, anzi: si vede che il giovane (per i tempi della gerontocrazia italiana) banchiere si sta sempre più appropriando del lessico dell'uomo di finanza, del conoscitore di economia. Persona intelligente, in un decennio ha fatto indubbiamente passi di avanti, niente da dire. Secondo l'eretico, un 6 e mezzo lo merita: non di più (e dirò perchè), ma neanche di meno.
Un pochino troppo filotremontiano (e senza dire l'amaro perchè...), Mussari ormai parla di "dinamica del Pil che flette", di "operazioni di sistema" (che gli darebbero l'orticaria), è in grado di spaziare dalla Germania agli accadimenti nord africani e del Medio Oriente, cita Basilea 3 (il suo incubo notturno!), adotta espressioni bersanian-kennediane ("rimboccarsi le maniche").
Niente di trascendentale, sia chiaro, ma neanche così male. Avrebbe forse preso di più del sei e mezzo, se non si fosse trovato davanti un Bruno Manfellotto - direttore de L'Espresso - davvero troppo accondiscendente e piacione: sarà l'aria senese, a rendere innocui anche i giornalisti che sarebbero abituati ad essere un po' più combattivi...nessuna domanda su Antonveneta, niente sui conti berlusconiani, niente sull'avvisone di garanzia (l'ha dovuto ricordare Mussari stesso, di essere indagato: per qualcuno in sala, forse sarà stata una novità...).
Unica pecca, una vera e propria gaffe: citando di fila due opere letterarie - "Aspettando Godot" e "Il deserto dei tartari" - attribuisce la seconda a Buzzati (giusto), e la prima a Ionesco. Sbagliando completamente attribuzione: "Aspettando Godot", infatti, è opera (1953) di Samuel Beckett, Premio Nobel per la letteratura nel 1969. Mal di poco, si intende: ma perchè - facendo queste citazioni culturali - Mussari si espone sempre a questi rischi, a queste "boccate"? Come quando attribuì la frase "Parigi val bene una messa" a Napoleone Bonaparte (sic!), invece che ad Enrico IV. Non gliel'ha mica detto il dottore, di avventurarsi in questi pelaghi culturali, no? Peccato sciuparsi per così poco: a meno che questa messe di sfondoni non sia un modo per avvicinarsi ulteriormente al suo modello di etica politica: Silvio Berlusconi. Quello - per capirsi - di Romolo e Remolo...
Raffaele Ascheri
E Lui, tutto sommato, non è andato male, anzi: si vede che il giovane (per i tempi della gerontocrazia italiana) banchiere si sta sempre più appropriando del lessico dell'uomo di finanza, del conoscitore di economia. Persona intelligente, in un decennio ha fatto indubbiamente passi di avanti, niente da dire. Secondo l'eretico, un 6 e mezzo lo merita: non di più (e dirò perchè), ma neanche di meno.
Un pochino troppo filotremontiano (e senza dire l'amaro perchè...), Mussari ormai parla di "dinamica del Pil che flette", di "operazioni di sistema" (che gli darebbero l'orticaria), è in grado di spaziare dalla Germania agli accadimenti nord africani e del Medio Oriente, cita Basilea 3 (il suo incubo notturno!), adotta espressioni bersanian-kennediane ("rimboccarsi le maniche").
Niente di trascendentale, sia chiaro, ma neanche così male. Avrebbe forse preso di più del sei e mezzo, se non si fosse trovato davanti un Bruno Manfellotto - direttore de L'Espresso - davvero troppo accondiscendente e piacione: sarà l'aria senese, a rendere innocui anche i giornalisti che sarebbero abituati ad essere un po' più combattivi...nessuna domanda su Antonveneta, niente sui conti berlusconiani, niente sull'avvisone di garanzia (l'ha dovuto ricordare Mussari stesso, di essere indagato: per qualcuno in sala, forse sarà stata una novità...).
Unica pecca, una vera e propria gaffe: citando di fila due opere letterarie - "Aspettando Godot" e "Il deserto dei tartari" - attribuisce la seconda a Buzzati (giusto), e la prima a Ionesco. Sbagliando completamente attribuzione: "Aspettando Godot", infatti, è opera (1953) di Samuel Beckett, Premio Nobel per la letteratura nel 1969. Mal di poco, si intende: ma perchè - facendo queste citazioni culturali - Mussari si espone sempre a questi rischi, a queste "boccate"? Come quando attribuì la frase "Parigi val bene una messa" a Napoleone Bonaparte (sic!), invece che ad Enrico IV. Non gliel'ha mica detto il dottore, di avventurarsi in questi pelaghi culturali, no? Peccato sciuparsi per così poco: a meno che questa messe di sfondoni non sia un modo per avvicinarsi ulteriormente al suo modello di etica politica: Silvio Berlusconi. Quello - per capirsi - di Romolo e Remolo...
Raffaele Ascheri
giovedì 10 marzo 2011
Mussari show al Sms: un appuntamento da non mancare!
Nel "caos calmo" della politica senese (tante schermaglie, ma una campagna elettorale che non decolla, e che probabilmente non decollerà mai), chi comanda davvero è l'unico che affronti un pubblico vasto, almeno per ora: domani 11 marzo, al Sms (è il Santa Maria della Scala: altrimenti Ceccuzzi manda un messaggino...), Mussari Giuseppe ci parlerà - dall'alto delle sue competenze di esperto, forgiate in anni di studio sui sacri testi della disciplina - di Economia, in compagnia di Bruno Manfellotto, fresco direttore de L'Espresso. Ennesimo tentativo di captatio benevolentiae verso i capi della grande stampa italiana: De Bortoli ultimo Premio Frajese, per esempio. Si chiama un direttore, lo si lusinga in tutti i modi possibili, lo si fa stare bene in città, gli si fa vedere quello che non disturba, ed in più gli si fa trovare una sala piena: cosa volete di più dalla vita?
Siccome siamo di fronte al direttore de L'Espresso, Mussari sarà sobriamente (molto sobriamente) antiberlusconiano(anche se l'esserlo gli dispiacerà non poco); di certo, non dirà a Manfellotto che la raccolta di firme contro Berlusconi - discutibile nel resto d'Italia, se vogliamo -, è stata una vera e propria farsa qui a Siena. Non si potevano imbarazzare gli amici come Denis Verdini e Rocco Girlanda. Questo è un argomento di cui non si parlerà.
Come di certo non si parlerà di Finmeccanica, pure di grande attualità, vista la Libia, in cui Gheddafi massacra i suoi giovani con gli elicotteri nostri. Forse si parlerà di Libia, di sicuro Mussari non parlerà di Finmeccanica. Se poi il Borgogni si indispettisce?
Magari si parlerà di etica e finanza, come a Colle Val d'Elsa lo scorso fine gennaio: Mussari, su questo, è preparatissimo. Grazie al suo piano quinquennale (2006-2011), Banca Mps è diventata, ormai, una banca solidale, ad enorme tasso di eticità: Yunus, grazie a Mussari, è roba vecchia.
Di certo, poi, Manfellotto non tirerà fuori quell'antipatico avvisetto di garanzia che al Presidente di Mps è piombato addosso la scorsa estate: sarebbe inopportuno ed inelegante! Come comportarsi, dopo, al rinfresco in suo onore?
L'unica cosa incerta, in definitiva, è questa: Mussari si presenterà al pubblico, in deliquio per la sua presenza, vestito come sempre con inappuntabile eleganza, o arriverà, con il capello sgarrupato, con addosso una felpa Mps 1472? Questo pare essere il più cogente interrogativo della serata: non resta che andare al Santa Maria per esserne spettatori.
"Venghino, signori, venghino: qui c'è il banchiere etico!".
Raffaele Ascheri
Siccome siamo di fronte al direttore de L'Espresso, Mussari sarà sobriamente (molto sobriamente) antiberlusconiano(anche se l'esserlo gli dispiacerà non poco); di certo, non dirà a Manfellotto che la raccolta di firme contro Berlusconi - discutibile nel resto d'Italia, se vogliamo -, è stata una vera e propria farsa qui a Siena. Non si potevano imbarazzare gli amici come Denis Verdini e Rocco Girlanda. Questo è un argomento di cui non si parlerà.
Come di certo non si parlerà di Finmeccanica, pure di grande attualità, vista la Libia, in cui Gheddafi massacra i suoi giovani con gli elicotteri nostri. Forse si parlerà di Libia, di sicuro Mussari non parlerà di Finmeccanica. Se poi il Borgogni si indispettisce?
Magari si parlerà di etica e finanza, come a Colle Val d'Elsa lo scorso fine gennaio: Mussari, su questo, è preparatissimo. Grazie al suo piano quinquennale (2006-2011), Banca Mps è diventata, ormai, una banca solidale, ad enorme tasso di eticità: Yunus, grazie a Mussari, è roba vecchia.
Di certo, poi, Manfellotto non tirerà fuori quell'antipatico avvisetto di garanzia che al Presidente di Mps è piombato addosso la scorsa estate: sarebbe inopportuno ed inelegante! Come comportarsi, dopo, al rinfresco in suo onore?
L'unica cosa incerta, in definitiva, è questa: Mussari si presenterà al pubblico, in deliquio per la sua presenza, vestito come sempre con inappuntabile eleganza, o arriverà, con il capello sgarrupato, con addosso una felpa Mps 1472? Questo pare essere il più cogente interrogativo della serata: non resta che andare al Santa Maria per esserne spettatori.
"Venghino, signori, venghino: qui c'è il banchiere etico!".
Raffaele Ascheri
mercoledì 9 marzo 2011
L'eretico a Como: finalmente un sano giornalismo...
L'eretico ieri sera era a Como. Nella città di Alessandro Volta e dei due Plini (il vecchio ed il giovane), era stato chiamato a sdottorare sulla Madonna di Medjugorje, visto il libro pubblicato, su quelle false apparizioni, ormai quattro anni or sono. Quello su cui vorrei fare riflettere i lettori, però, non è tanto la questione della Madonna balcanica (a proposito: San Quirico si è già sgonfiata, come avevo previsto. Non c'è il sostrato, non c'è il sostrato...), quanto la lezione di giornalismo che una piccola emittente locale (Espansione Tv) ha saputo dare, a tutti.
Studi piccoli, diciamo pure angusti; la sede, quasi nascosta, in un meandro del delizioso centro storico della città sul lago (se capitate, obbligatoria la visita al Duomo: romanico, gotico, rinascimentale e barocco insieme. E con la cupola dello Juvarra!). Soldi a disposizione della televisione, pochi, o pochini. Intermezzi pubblicitari che non durano venti minuti. Eppure, lì hanno saputo organizzare un confronto, un dibattito serio, plurale; due a favore (pur con accenti diversi), due contro (pur con accenti diversi). Verso il finale, telefonate in studio: senza alcun filtro preventivo! E si parlava di un argomento tanto complesso, quanto capace di smuovere passioni (ed interessi milionari): la Fede, il rapporto con il Vaticano, la credibilità dei veggenti, cosa sia - scientificamente parlando - uno stato di estasi (non necessariamente religiosa), e tanto, tanto altro. Ognuno ha avuto tempo e modo di dire la sua, nelle quasi due ore di trasmissione, rigorosamente in diretta.C'è stato anche lo scontro dialettico, ovviamente.
Perchè a Siena questo non si può fare? Perchè Canale tre Toscana non lo può fare, un dibattito vero, nè sulle Madonne, nè sulla politica locale o la banca? Perchè si può dibattere - ma solo con la stessa compagnia di giro - solo di sport e Palio? Lo sappiamo tutti, perchè: non c'è davvero bisogno di ripeterlo.
Ho ricevuto un lungo commento sul mio post su "Ceccuzzini". In esso, l'anonimo scrivente dice che la Casta è la Casta, ma grande colpa è anche dei senesi, che reagiscono tiepidamente agli scandali che si susseguono, e si accontentano del panem et circenses che viene ammansito loro dalla Casta.
In larga parte, l'anonimo ha ragione. Lui se n'è andato, da Siena, 5 anni fa, ci scrive, amaro; noi restiamo, per ora. Ciò non toglie, che di tante cose ci vergogniamo. Già siamo in imbarazzo per alcuni aspetti dell'essere cittadini italiani (hai voglia a dire ad un canadese che non siamo tutti come il Silvio nazionale...); essendo anche cittadini senesi, purtroppo dobbiamo vivacchiare in questa poltiglia di censura, omissioni, servilismo, falsità, ipocrisia. Mala tempora currunt.
Va bene, basta: finalmente, una buona notizia! Si possono comprare le felpe del Monte dei Paschi, quelle con su scritto "1472", il brand vincente.
Quel velo di malinconia e di amarezza che può arrivare pensando alla Siena attuale, passa subito, al cospetto dell'epocale notizia...
Raffaele Ascheri
Studi piccoli, diciamo pure angusti; la sede, quasi nascosta, in un meandro del delizioso centro storico della città sul lago (se capitate, obbligatoria la visita al Duomo: romanico, gotico, rinascimentale e barocco insieme. E con la cupola dello Juvarra!). Soldi a disposizione della televisione, pochi, o pochini. Intermezzi pubblicitari che non durano venti minuti. Eppure, lì hanno saputo organizzare un confronto, un dibattito serio, plurale; due a favore (pur con accenti diversi), due contro (pur con accenti diversi). Verso il finale, telefonate in studio: senza alcun filtro preventivo! E si parlava di un argomento tanto complesso, quanto capace di smuovere passioni (ed interessi milionari): la Fede, il rapporto con il Vaticano, la credibilità dei veggenti, cosa sia - scientificamente parlando - uno stato di estasi (non necessariamente religiosa), e tanto, tanto altro. Ognuno ha avuto tempo e modo di dire la sua, nelle quasi due ore di trasmissione, rigorosamente in diretta.C'è stato anche lo scontro dialettico, ovviamente.
Perchè a Siena questo non si può fare? Perchè Canale tre Toscana non lo può fare, un dibattito vero, nè sulle Madonne, nè sulla politica locale o la banca? Perchè si può dibattere - ma solo con la stessa compagnia di giro - solo di sport e Palio? Lo sappiamo tutti, perchè: non c'è davvero bisogno di ripeterlo.
Ho ricevuto un lungo commento sul mio post su "Ceccuzzini". In esso, l'anonimo scrivente dice che la Casta è la Casta, ma grande colpa è anche dei senesi, che reagiscono tiepidamente agli scandali che si susseguono, e si accontentano del panem et circenses che viene ammansito loro dalla Casta.
In larga parte, l'anonimo ha ragione. Lui se n'è andato, da Siena, 5 anni fa, ci scrive, amaro; noi restiamo, per ora. Ciò non toglie, che di tante cose ci vergogniamo. Già siamo in imbarazzo per alcuni aspetti dell'essere cittadini italiani (hai voglia a dire ad un canadese che non siamo tutti come il Silvio nazionale...); essendo anche cittadini senesi, purtroppo dobbiamo vivacchiare in questa poltiglia di censura, omissioni, servilismo, falsità, ipocrisia. Mala tempora currunt.
Va bene, basta: finalmente, una buona notizia! Si possono comprare le felpe del Monte dei Paschi, quelle con su scritto "1472", il brand vincente.
Quel velo di malinconia e di amarezza che può arrivare pensando alla Siena attuale, passa subito, al cospetto dell'epocale notizia...
Raffaele Ascheri
lunedì 7 marzo 2011
Un film da vedere, per tanti motivi. Sarà piaciuto al Rettore?
Anche a Siena, è arrivato il film "Il gioiellino", del regista Andrea Molaioli (quello dell'intenso "La ragazza sul lago" del 2007): un autore da seguire, un regista che può permettersi il lusso di prendersi il tempo necessario tra un film ed un altro.
Si parla in modo chiaro del crack Parmalat, pur non essendo "Il gioiellino" un film prettamente d'inchiesta; ma la cronologia ed i prodotti stessi della ditta, non lasciano adito a dubbi di sorta.
Ben diretto, con buon ritmo narrativo, l'opera è magistralmente interpretata: per Toni Servillo, ormai basta la presenza, per legittimare il biglietto; ma eccellente è il lavoro di un Remo Girone (Callisto Tanzi), in continuo bilico tra il personaggio da compatire, e da condannare.
Per trovare appigli con le squallide storie senesi, basterebbe l'incipit del film: un Remo Girone radioso, che si rivolge alla platea adorante, parlando della sua azienda come di una azienda che sa creare "valori", che sono più importanti del fatturato. Come fosse un banchiere etico; come fosse un Mussari qualunque.
Poi il discorso finisce. Girone - bicchiere in mano - si mette a parlare con il banchiere; c'è il Cardinale che gira intorno, riverito da tutti, insieme al politico di turno che fa continue citazioni in latino, e che si perde dietro la più bella e scollacciata delle signore presenti: storie di ordinario capitalismo italiota, a Parma come ad altre latitudini. Un capitalismo di relazione: di pacche sulle spalle e di ammiccamenti, che valgono più delle lauree e dei master. Fino a quando, fino a quando - non improvvisa -, arriva la Guardia di Finanza, meglio tardi che mai: la ricreazione è finita, avrebbe detto De Gaulle.
Toni Servillo, in manette, è atteso da una piccola folla di giornalisti: "Auguro a voi ed alle vostre famiglie una morte lenta e dolorosa!", dice con il suo ineffabile sorriso.
Fine del film, titoli di coda, poi luce in sala. La gente sfolla. L'eretico, in uscita, nota il Magnifico Rettore dell'Università di Siena, Angelo Riccaboni, anch'egli in uscita, con amici al seguito.
Cosa avrà pensato, di un film come questo, il numero uno di un ateneo da tempo sull'orlo del collasso, se non già collassato? Si sarà rivisto, in qualche modo, in un finale drammatico come quello dell'opera di Molaioli? Appena arrestati, sulla camionetta della Finanza, con i creditori infuriati che manifestano all'esterno la loro rabbia, troviamo - nell'ultimissima sequenza - uno dei collaboratori di Servillo, che gli dice: "Beh, però in questi anni ci siamo divertiti, eh capo?".
Un finale memorabile.
Al posto loro, ci fossero stati due pezzi grossi del Sistema Siena, quello con più voglia di parlare, magari avrebbe detto, all'altro, cupo ed incapace di inteloquire: "Beh, ma in tutti questi anni, non ci dicevamo in continuazione che stava andando tutto bene?".
Raffaele Ascheri
Si parla in modo chiaro del crack Parmalat, pur non essendo "Il gioiellino" un film prettamente d'inchiesta; ma la cronologia ed i prodotti stessi della ditta, non lasciano adito a dubbi di sorta.
Ben diretto, con buon ritmo narrativo, l'opera è magistralmente interpretata: per Toni Servillo, ormai basta la presenza, per legittimare il biglietto; ma eccellente è il lavoro di un Remo Girone (Callisto Tanzi), in continuo bilico tra il personaggio da compatire, e da condannare.
Per trovare appigli con le squallide storie senesi, basterebbe l'incipit del film: un Remo Girone radioso, che si rivolge alla platea adorante, parlando della sua azienda come di una azienda che sa creare "valori", che sono più importanti del fatturato. Come fosse un banchiere etico; come fosse un Mussari qualunque.
Poi il discorso finisce. Girone - bicchiere in mano - si mette a parlare con il banchiere; c'è il Cardinale che gira intorno, riverito da tutti, insieme al politico di turno che fa continue citazioni in latino, e che si perde dietro la più bella e scollacciata delle signore presenti: storie di ordinario capitalismo italiota, a Parma come ad altre latitudini. Un capitalismo di relazione: di pacche sulle spalle e di ammiccamenti, che valgono più delle lauree e dei master. Fino a quando, fino a quando - non improvvisa -, arriva la Guardia di Finanza, meglio tardi che mai: la ricreazione è finita, avrebbe detto De Gaulle.
Toni Servillo, in manette, è atteso da una piccola folla di giornalisti: "Auguro a voi ed alle vostre famiglie una morte lenta e dolorosa!", dice con il suo ineffabile sorriso.
Fine del film, titoli di coda, poi luce in sala. La gente sfolla. L'eretico, in uscita, nota il Magnifico Rettore dell'Università di Siena, Angelo Riccaboni, anch'egli in uscita, con amici al seguito.
Cosa avrà pensato, di un film come questo, il numero uno di un ateneo da tempo sull'orlo del collasso, se non già collassato? Si sarà rivisto, in qualche modo, in un finale drammatico come quello dell'opera di Molaioli? Appena arrestati, sulla camionetta della Finanza, con i creditori infuriati che manifestano all'esterno la loro rabbia, troviamo - nell'ultimissima sequenza - uno dei collaboratori di Servillo, che gli dice: "Beh, però in questi anni ci siamo divertiti, eh capo?".
Un finale memorabile.
Al posto loro, ci fossero stati due pezzi grossi del Sistema Siena, quello con più voglia di parlare, magari avrebbe detto, all'altro, cupo ed incapace di inteloquire: "Beh, ma in tutti questi anni, non ci dicevamo in continuazione che stava andando tutto bene?".
Raffaele Ascheri
domenica 6 marzo 2011
Arrivano le lacrime, scompaiono gli organi: e i Vescovi tuonano contro le coppie gay...
Vista la giornata di festa, santifichiamo il tutto con alcuni "aggiornamenti" sulla Banda della Curiana, cioè sull'allegra brigata che sta intorno al Vescovo Buoncristiani.
Tanto per iniziare: un mesetto fa, scrissi che, dalla Cattedrale di Colle Val d'Elsa, era letteralmente sparito da un annetto l'organo, di pregevole fattura. Una mia fonte di provata fede è andata a ontrollare oggi stesso (6 marzo). L'organo continua a non esserci: dove è finito? Se davvero è in restauro, è il restauro più lungo della storia degli organi: in ogni caso, basterebbe dirlo. Lo so bene, Acampa non si può rivolgere all'Eretico, dopo avergli fatto (e fatto fare dai sodali) causa e querela: lo dica almeno ai parrocchiani, però. Un pochina di trasparenza, domineddio!
La notizia più ghiotta della settimana appena trascorsa, però, è soprattutto un'altra: non tanto la Madonna di San Quirico in lacrime (penoso, goffo déjà vu medjugorjano), quanto piuttosto l'intervista shock dell'ex Vescovo Gaetano Bonicelli. Il quale ha avuto parole di fuoco (sic!) contro l'omosessualità, e contro le coppie omosex. Bonicelli ormai ha i suoi anni, e il sito che l'ha intervistato è un sito del tradizionalismo cattolico più bieco, quindi è facile che lui si sia fatto prendere la mano: nonostante tutto ciò, le sue parole sono ugualmente di forte impatto. Anche perchè chiunque conosca dall'interno le vicende della Curia senese, sa alcune cose, e da Bonicelli certe parole non se le sarebbe mai aspettate. Chi è addentro alla Curia più trendy d'Europa, per esempio, ben sa che Giuseppe Acampa fu ordinato sacerdote (complimentoni!) quando lui era ancora Vescovo, anche se don Benedetto Rossi era decisamente contrario (come lo stesso Rossi ha confermato in Tribunale, sentito come teste). Perchè Bonicelli - da Vescovo - volle in tutti i modi che il giovane Acampa divenisse prete?
Sentiamo comunque l'intemerata bonicelliana contro i gay: "Da Vescovo e da cattolico non posso che compiacermi (dell'uscita berlusconiana contro le coppie omosessuali ed i loro eventuali diritti, Ndr), e dire che questa volta Berlusoni non ha sbroccato ed anzi ha indicato la via giusta...". E bravo Bonicelli: anche tu - nell'insistere su Acampa sacerdote - hai davvero indicato la via giusta. Di nuovo, di cuore, complimentoni!! La Storia ha dato ragione a Bonicelli: nel senso che di un monsignore come Acampa, ci si ricorderà per un bel pezzo...
Bonicelli parla, e Buoncristiani tace? Sempre il boccone in bocca, cittadino Buoncristiani (magari con l'annesso, immancabile sciacquettio d'ordinanza tra una forchettata e l'altra)? Allora, ce lo dica chiaro e tondo, cittadino Buoncristiani: la Curia di Siena è favorevole o no, alle coppie omosessuali? Comprese quelle con l'abito talare, si capisce...
Raffaele Ascheri
Tanto per iniziare: un mesetto fa, scrissi che, dalla Cattedrale di Colle Val d'Elsa, era letteralmente sparito da un annetto l'organo, di pregevole fattura. Una mia fonte di provata fede è andata a ontrollare oggi stesso (6 marzo). L'organo continua a non esserci: dove è finito? Se davvero è in restauro, è il restauro più lungo della storia degli organi: in ogni caso, basterebbe dirlo. Lo so bene, Acampa non si può rivolgere all'Eretico, dopo avergli fatto (e fatto fare dai sodali) causa e querela: lo dica almeno ai parrocchiani, però. Un pochina di trasparenza, domineddio!
La notizia più ghiotta della settimana appena trascorsa, però, è soprattutto un'altra: non tanto la Madonna di San Quirico in lacrime (penoso, goffo déjà vu medjugorjano), quanto piuttosto l'intervista shock dell'ex Vescovo Gaetano Bonicelli. Il quale ha avuto parole di fuoco (sic!) contro l'omosessualità, e contro le coppie omosex. Bonicelli ormai ha i suoi anni, e il sito che l'ha intervistato è un sito del tradizionalismo cattolico più bieco, quindi è facile che lui si sia fatto prendere la mano: nonostante tutto ciò, le sue parole sono ugualmente di forte impatto. Anche perchè chiunque conosca dall'interno le vicende della Curia senese, sa alcune cose, e da Bonicelli certe parole non se le sarebbe mai aspettate. Chi è addentro alla Curia più trendy d'Europa, per esempio, ben sa che Giuseppe Acampa fu ordinato sacerdote (complimentoni!) quando lui era ancora Vescovo, anche se don Benedetto Rossi era decisamente contrario (come lo stesso Rossi ha confermato in Tribunale, sentito come teste). Perchè Bonicelli - da Vescovo - volle in tutti i modi che il giovane Acampa divenisse prete?
Sentiamo comunque l'intemerata bonicelliana contro i gay: "Da Vescovo e da cattolico non posso che compiacermi (dell'uscita berlusconiana contro le coppie omosessuali ed i loro eventuali diritti, Ndr), e dire che questa volta Berlusoni non ha sbroccato ed anzi ha indicato la via giusta...". E bravo Bonicelli: anche tu - nell'insistere su Acampa sacerdote - hai davvero indicato la via giusta. Di nuovo, di cuore, complimentoni!! La Storia ha dato ragione a Bonicelli: nel senso che di un monsignore come Acampa, ci si ricorderà per un bel pezzo...
Bonicelli parla, e Buoncristiani tace? Sempre il boccone in bocca, cittadino Buoncristiani (magari con l'annesso, immancabile sciacquettio d'ordinanza tra una forchettata e l'altra)? Allora, ce lo dica chiaro e tondo, cittadino Buoncristiani: la Curia di Siena è favorevole o no, alle coppie omosessuali? Comprese quelle con l'abito talare, si capisce...
Raffaele Ascheri
sabato 5 marzo 2011
A Siena, libertà di sfasciare le macchine (altrui)...
Siete un pochino nervosetti? Problemi di lavoro, o in famiglia, o entrambe le cose? Si sa che sfogarsi fa bene: uno si libera, si rilassa, sta meglio con se stesso, fa pace con il mondo.
Sfasciare un paio di macchine o tre - con i mezzi che si preferiscono -, in tutto il resto del mondo è un reato grave: a Siena, no! Con 38 euro di multa, si risolve tutto, come dimostrato in modo netto dalla sanzione applicata al Direttore generale della Provincia Tommaso Stufano, che sfasciò appunto 3 macchine in Pian dei Mantellini il tardo pomeriggio del 6 dicembre 2009.
A sentire chi andò a soccorrerlo - il comandante della Polizia provinciale Marco Ceccanti, ora sospeso dall'incarico, ma per un altro motivo - era ubriaco fradicio: "se gli misurano il fiato, non si perdeva tempo" (nel senso della confisca del mezzo), dice Ceccanti ad una amica, il giorno dopo l'incidente. Ma l'etilometro non serve, se uno è facente parte della Casta di Siena, no? No, in effetti proprio no.
Il Fatto quotidiano di oggi 5 marzo, impietosamente, ci porta ad un raffronto comparativo, che ci fa capire quanto Siena sia una città felice (per quelli giusti e basta, però): "Guidava ubriaco, condannato a spazzare" (pag. 9, Alex Corlazzoli). La vicenda concerne un 36enne di Melzo (Cremona), trovato a guidare in stato d'ebbrezza nel luglio scorso: pagherà con 16 giornate "con cesoia e rastrello a fare il giardiniere per l'amministrazione comunale". Il Comune ha infatti firmato una convenzione con il Tribunale, in questo senso: se pescato ubriaco, ti devi dare ai lavori socialmente utili. Era successo a Naomi Campbell e al cantante Boy George, in altri momenti e ad altre latitudini. Per gli Azzeccagarbugli nostrani, ci si basa sull'articolo 186, VIII comma bis del Codice della strada, scrive il giornalista de Il Fatto.
E pensare che il giovane lombardo non ha avuto neanche il brivido di sfasciare una macchina, da ubriaco: non dico tre, ma nemmeno una!
Sindaco Cenni, un'idea per diversificare l'offerta turistica, e per galvanizzare il grigiore assoluto degli ultimi mesi della sua carica. Una proposta di assoluta originalità: oltre alla bellezza della città, oltre allo splendore del Duomo e della Piazza, il turista che viene a Siena può - se lo vuole - sfasciare un paio di macchine, in pieno centro storico. Per divertirsi, e per scaricare le tensioni negative accumulate a casa. Secondo me, ci sarebbe un'impennata di nuovi arrivi.
Già pronto lo slogan all'uopo: "Chianciano, fegato sano! Siena, crick in mano!".
Raffaele Ascheri
Sfasciare un paio di macchine o tre - con i mezzi che si preferiscono -, in tutto il resto del mondo è un reato grave: a Siena, no! Con 38 euro di multa, si risolve tutto, come dimostrato in modo netto dalla sanzione applicata al Direttore generale della Provincia Tommaso Stufano, che sfasciò appunto 3 macchine in Pian dei Mantellini il tardo pomeriggio del 6 dicembre 2009.
A sentire chi andò a soccorrerlo - il comandante della Polizia provinciale Marco Ceccanti, ora sospeso dall'incarico, ma per un altro motivo - era ubriaco fradicio: "se gli misurano il fiato, non si perdeva tempo" (nel senso della confisca del mezzo), dice Ceccanti ad una amica, il giorno dopo l'incidente. Ma l'etilometro non serve, se uno è facente parte della Casta di Siena, no? No, in effetti proprio no.
Il Fatto quotidiano di oggi 5 marzo, impietosamente, ci porta ad un raffronto comparativo, che ci fa capire quanto Siena sia una città felice (per quelli giusti e basta, però): "Guidava ubriaco, condannato a spazzare" (pag. 9, Alex Corlazzoli). La vicenda concerne un 36enne di Melzo (Cremona), trovato a guidare in stato d'ebbrezza nel luglio scorso: pagherà con 16 giornate "con cesoia e rastrello a fare il giardiniere per l'amministrazione comunale". Il Comune ha infatti firmato una convenzione con il Tribunale, in questo senso: se pescato ubriaco, ti devi dare ai lavori socialmente utili. Era successo a Naomi Campbell e al cantante Boy George, in altri momenti e ad altre latitudini. Per gli Azzeccagarbugli nostrani, ci si basa sull'articolo 186, VIII comma bis del Codice della strada, scrive il giornalista de Il Fatto.
E pensare che il giovane lombardo non ha avuto neanche il brivido di sfasciare una macchina, da ubriaco: non dico tre, ma nemmeno una!
Sindaco Cenni, un'idea per diversificare l'offerta turistica, e per galvanizzare il grigiore assoluto degli ultimi mesi della sua carica. Una proposta di assoluta originalità: oltre alla bellezza della città, oltre allo splendore del Duomo e della Piazza, il turista che viene a Siena può - se lo vuole - sfasciare un paio di macchine, in pieno centro storico. Per divertirsi, e per scaricare le tensioni negative accumulate a casa. Secondo me, ci sarebbe un'impennata di nuovi arrivi.
Già pronto lo slogan all'uopo: "Chianciano, fegato sano! Siena, crick in mano!".
Raffaele Ascheri
venerdì 4 marzo 2011
Processo Acampa rinviato al 22 aprile
L'udienza di stamattina 4 marzo è stata rinviata, su richiesta del Pm Nicola Marini, il quale ha chiesto ed ottenuto più tempo (fino al 22 aprile) per esaminare al meglio il materiale della consulenza tecnica ordinata dal Giudice Gaggelli.
Si va per le lunghe, inutile girarci tanto intorno: il 2 aprile prossimo, saranno 5 anni dal fattaccio dell'incendio in Curia! Ancora non siamo alla sentenza del primo grado (e non è detto che il processo termini entro l'estate 2011).
Visto che ovviamente Acampa è innocente (lo dice l'avvocato Mussari Giuseppe, lo dice il Vescovo, lo dice il suo grande amico don Andrea Bechi, lo sostiene lui stesso, rosario in mano), resta il Mistero, anzi i Misteri: perchè un anziano e stimatissimo prete d'altri tempi (don Enrico Furiesi) dice di averlo visto entrare in Arcivesovado verso le 8 di mattina, Acampa negante? Pare evidente che l'anziano prete - ancora lucissimo -, sia stato posseduto dal Diavolo: urge un esorcista, al più presto!
Perchè mai un cristiano (mai individuato, in 5 anni) sarebbe dovuto entrare nel Palazzo della Curia alle tre o alle quattro di notte, per dare fuoco a materiale d'ufficio, rischiando di essere visto e scoperto (e denunciato)? Con tutti i modi che ci sono per vendicarsi di un personaggio come Acampa, questo pare francamente il più originale, per non dire il più demenziale...
Perchè quel sant'uomo del Vescovo - a letto presto, lui uomo integro dalla testa ai piedi, giusto qualche peccatuccio di gola - non ha sentito niente, nè rumore, nè fumo: niente di niente? Nè lui, nè quella santissima donna della sorella, che l'accudisce piamente? Il fumo - pare all'eretico - tende naturaliter a salire. E lui dorme lì sopra. In quel caso, in quella notte, il fumo se n'è rimasto buono e fermo. Sarà stato tutto sigillato ermeticamente. Soprattutto, il colpevole è stato silente: il piromane, deve essere davvero un professionista di quelli coi fiocchi! E si potrebbe continuare per moltissimo, ahimè...
Il Pm Marini, però, pare abbia individuato una crepa, diciamo pure una falsità, fra le dichiarazioni degli Acampa boys venuti a testimoniare: in particolare, l'ottimo tecnico informatico Giampaolo Gallù - che dopo l'incendio ha fatto una fulminea, inarrestabile carriera in Curia - è indagato per falsa testimonianza, sulla base di una sua dichiarazione legata al server della Curia.
Vedremo: certo è che gli Acampa boys sono sotto la lente di ingrandimento. La seguiremo, la seguiremo la sua (di Gallù) vicenda.
Ne "Le mani sulla città", l'eretico aveva ipotizzato anche altro: cioè che Gallù, quel giorno, non fosse in riva al lago Trasimeno con la fidanzatina (mai escussa, purtroppo), come da lui asserito più volte. Detto fra noi, a distanza di due anni dalla pubblicazione del libro, l'eretico ne è sempre, sempre più convinto...
Raffaele Ascheri
Si va per le lunghe, inutile girarci tanto intorno: il 2 aprile prossimo, saranno 5 anni dal fattaccio dell'incendio in Curia! Ancora non siamo alla sentenza del primo grado (e non è detto che il processo termini entro l'estate 2011).
Visto che ovviamente Acampa è innocente (lo dice l'avvocato Mussari Giuseppe, lo dice il Vescovo, lo dice il suo grande amico don Andrea Bechi, lo sostiene lui stesso, rosario in mano), resta il Mistero, anzi i Misteri: perchè un anziano e stimatissimo prete d'altri tempi (don Enrico Furiesi) dice di averlo visto entrare in Arcivesovado verso le 8 di mattina, Acampa negante? Pare evidente che l'anziano prete - ancora lucissimo -, sia stato posseduto dal Diavolo: urge un esorcista, al più presto!
Perchè mai un cristiano (mai individuato, in 5 anni) sarebbe dovuto entrare nel Palazzo della Curia alle tre o alle quattro di notte, per dare fuoco a materiale d'ufficio, rischiando di essere visto e scoperto (e denunciato)? Con tutti i modi che ci sono per vendicarsi di un personaggio come Acampa, questo pare francamente il più originale, per non dire il più demenziale...
Perchè quel sant'uomo del Vescovo - a letto presto, lui uomo integro dalla testa ai piedi, giusto qualche peccatuccio di gola - non ha sentito niente, nè rumore, nè fumo: niente di niente? Nè lui, nè quella santissima donna della sorella, che l'accudisce piamente? Il fumo - pare all'eretico - tende naturaliter a salire. E lui dorme lì sopra. In quel caso, in quella notte, il fumo se n'è rimasto buono e fermo. Sarà stato tutto sigillato ermeticamente. Soprattutto, il colpevole è stato silente: il piromane, deve essere davvero un professionista di quelli coi fiocchi! E si potrebbe continuare per moltissimo, ahimè...
Il Pm Marini, però, pare abbia individuato una crepa, diciamo pure una falsità, fra le dichiarazioni degli Acampa boys venuti a testimoniare: in particolare, l'ottimo tecnico informatico Giampaolo Gallù - che dopo l'incendio ha fatto una fulminea, inarrestabile carriera in Curia - è indagato per falsa testimonianza, sulla base di una sua dichiarazione legata al server della Curia.
Vedremo: certo è che gli Acampa boys sono sotto la lente di ingrandimento. La seguiremo, la seguiremo la sua (di Gallù) vicenda.
Ne "Le mani sulla città", l'eretico aveva ipotizzato anche altro: cioè che Gallù, quel giorno, non fosse in riva al lago Trasimeno con la fidanzatina (mai escussa, purtroppo), come da lui asserito più volte. Detto fra noi, a distanza di due anni dalla pubblicazione del libro, l'eretico ne è sempre, sempre più convinto...
Raffaele Ascheri
giovedì 3 marzo 2011
Giochi fatti: si vota per "Ceccuzzini"!
Il dado è tratto, ormai! Alea iacta est!
A Franco Ceccuzzi, candidato della Casta, si contrapporrà Alessandro Nannini, candidato della Casta targata Pdl: garante dell'operazione, Denis Verdini, coordinatore nazionale del partito berlusconiano. Colui che - con la sua indubbia abilità personale - è riuscito a fare recedere dai loro propositi non pochi finiani della prima ora, facendoli tornare nell'ovile berlusconiano. Un genio delle relazioni interpersonali. Come farà?
La candidatura di Alessandro Nannini (accompagnato a Palazzo Grazioli dallo stesso superDenis, recitano le cronache), almeno, ha un vantaggio: fa sì che si giochi allo scoperto. Se il candidato Pdl fosse stato un altro, forse a qualcuno sarebbe anche potuta balenare l'idea che Berlusconi volesse provare a vincerle, queste elezioni, in una città declinante sotto ogni aspetto, e con un candidato Pd che definire grigio, sarebbe un'offesa al colore.
Con Nannini, invece, siamo a posto: il gioco è sin troppo manifesto. A lui - statene tranquilli - la Nazione ed il Corriere di Siena le interviste le faranno, e copiose: non ci sarà nessunissima censura, sul suo "pensiero". E lui - statene tranquilli - farà qualche discorsino di prammatica sull'Università e sul Monte in difficoltà, farà un po' il senesone, ma non attaccherà mai il Ceccuzzi. Mai. Il garante Denis Verdini non lo sopporterebbe.
Siena ha quindi quel che si merita: con la suddetta candidatura "Ceccuzzini", infatti, si ha la quadratura del cerchio. "Ceccuzzini" è la versione senese del "Dalemoni" di marca nazionale. Ancora una volta, devo fare i complimenti alla Casta di Siena, da questo punto di vista.
Quanto alla candidatura di Alessandro Nannini, l'eretico non farà mancare le sue critiche, di qui in avanti: in modo che - vedrete - sarà compiutamente argomentato.
Il centrodestra ha tanti seri elettori, tanta gente per bene, fra le sue fila: un popolo che meriterebbe un candidato migliore, per la propria città.
A Franco Ceccuzzi, candidato della Casta, si contrapporrà Alessandro Nannini, candidato della Casta targata Pdl: garante dell'operazione, Denis Verdini, coordinatore nazionale del partito berlusconiano. Colui che - con la sua indubbia abilità personale - è riuscito a fare recedere dai loro propositi non pochi finiani della prima ora, facendoli tornare nell'ovile berlusconiano. Un genio delle relazioni interpersonali. Come farà?
La candidatura di Alessandro Nannini (accompagnato a Palazzo Grazioli dallo stesso superDenis, recitano le cronache), almeno, ha un vantaggio: fa sì che si giochi allo scoperto. Se il candidato Pdl fosse stato un altro, forse a qualcuno sarebbe anche potuta balenare l'idea che Berlusconi volesse provare a vincerle, queste elezioni, in una città declinante sotto ogni aspetto, e con un candidato Pd che definire grigio, sarebbe un'offesa al colore.
Con Nannini, invece, siamo a posto: il gioco è sin troppo manifesto. A lui - statene tranquilli - la Nazione ed il Corriere di Siena le interviste le faranno, e copiose: non ci sarà nessunissima censura, sul suo "pensiero". E lui - statene tranquilli - farà qualche discorsino di prammatica sull'Università e sul Monte in difficoltà, farà un po' il senesone, ma non attaccherà mai il Ceccuzzi. Mai. Il garante Denis Verdini non lo sopporterebbe.
Siena ha quindi quel che si merita: con la suddetta candidatura "Ceccuzzini", infatti, si ha la quadratura del cerchio. "Ceccuzzini" è la versione senese del "Dalemoni" di marca nazionale. Ancora una volta, devo fare i complimenti alla Casta di Siena, da questo punto di vista.
Quanto alla candidatura di Alessandro Nannini, l'eretico non farà mancare le sue critiche, di qui in avanti: in modo che - vedrete - sarà compiutamente argomentato.
Il centrodestra ha tanti seri elettori, tanta gente per bene, fra le sue fila: un popolo che meriterebbe un candidato migliore, per la propria città.
mercoledì 2 marzo 2011
Lo scandalo della Provincia, e quello dei Vigili urbani...
L'eretico ha già scritto a lungo dell'incidente del Direttore generale della Provincia Tommaso Stufano, vergognosamente insabbiato (anche dalla stampa).Come accennato, evidenti appaiono anche le responsabilità di un paio di Vigili urbani di Siena, purtroppo. Premessa d'obbligo: si vuole sperare che il Corpo - nel suo insieme - sia sano, pulito, onesto. Diciamo che questo è stato un incidente di percorso, allora: che qualcuno, però, dovrebbe avere il coraggio di chiarire, anche per rassicurare i cittadini. Il Comandante Bonucci, per esempio; o, magari, financo il Sindaco, che potrebbe avere un sussulto di dignità sul finire della sua attività di primo cittadino (meglio tardissimo, che mai...). Non lo faranno, va bene: se però qualche cittadino, poi, non volesse più continuare a pagare le multe, in qualche caso vessatorie? Visto che c'è chi ha sfasciato tre macchine(rischiando di ammazzare esseri umani), e se l'è cavata con trentotto euro (poco più di 10 a macchina), sgabellandosi anche l'etilometro...
Eccola, l'intercettazione della vergogna.
Il Ceccanti - capo della Polizia provinciale, ora sospeso dal lavoro per la questione della caccia non corretta agli ungulati - riceve la telefonata da tale vigile urbano Becatti. Un'antologia del servilismo verso il potente (in questo caso, il suddetto direttore generale Tommaso Stufano, autore del grave incidente del 6 dicembre 2009).
La telefonata è del 15 dicembre 2009.
Becatti: "Ciao buongiorno, so Becatti dei Vigili".
Ceccanti: "Sì ciao".
Becatti: "Quello che venì (?) lassù l'altra sera, ti ricordi, a Pian dei Mantellini...io l'ho finito quel lavoro, l'ho sistemato tutto e nel senso se glielo vuole anticipare al Direttore, gli si è mandato un 141...perdita del controllo del veicolo, 38 euro..."
Ceccanti: "Ma te sei stato un angelo, guarda...io infatti...spero di poterti offrire un caffè appena ci si incontra..."
Becatti: "Poi io...nel senso...l'importante è che...tu pensi sia il caso di anticiparglielo, senza che gli arrivi a casa tutto il chiocco, insomma...".
Ceccanti: "Quello vedrai era dovuto, per forza, sicchè...voglio dì, quello vedrai era inevitabile, quindi insomma...grazie per tutto il resto".
Becatti: "Per il resto se gli ci vuole qualcosa, la pratica insomma l'ho finita...l'ho messa a posto prima delle feste".
Ceccanti: ""Giovedì mattina vengo lì, c'ho un incontro con il Bonucci (Comandante Vigili urbani, Ndr) e l'assessore Bindi, vengo lì da voi alle 11...sei stato meraviglioso".
Il Comandante della Polizia municipale Bonucci è d'accordo con il Ceccanti? Il Comandante Bonucci ritiene che il comportamento del suo agente Becatti sia stato "meraviglioso, ovvero che Becatti sia stato un "angelo"? Fino a che qualcuno non risponderà a queste domande, palloso come è, l'eretico continuerà a porle...
Raffaele Ascheri
Eccola, l'intercettazione della vergogna.
Il Ceccanti - capo della Polizia provinciale, ora sospeso dal lavoro per la questione della caccia non corretta agli ungulati - riceve la telefonata da tale vigile urbano Becatti. Un'antologia del servilismo verso il potente (in questo caso, il suddetto direttore generale Tommaso Stufano, autore del grave incidente del 6 dicembre 2009).
La telefonata è del 15 dicembre 2009.
Becatti: "Ciao buongiorno, so Becatti dei Vigili".
Ceccanti: "Sì ciao".
Becatti: "Quello che venì (?) lassù l'altra sera, ti ricordi, a Pian dei Mantellini...io l'ho finito quel lavoro, l'ho sistemato tutto e nel senso se glielo vuole anticipare al Direttore, gli si è mandato un 141...perdita del controllo del veicolo, 38 euro..."
Ceccanti: "Ma te sei stato un angelo, guarda...io infatti...spero di poterti offrire un caffè appena ci si incontra..."
Becatti: "Poi io...nel senso...l'importante è che...tu pensi sia il caso di anticiparglielo, senza che gli arrivi a casa tutto il chiocco, insomma...".
Ceccanti: "Quello vedrai era dovuto, per forza, sicchè...voglio dì, quello vedrai era inevitabile, quindi insomma...grazie per tutto il resto".
Becatti: "Per il resto se gli ci vuole qualcosa, la pratica insomma l'ho finita...l'ho messa a posto prima delle feste".
Ceccanti: ""Giovedì mattina vengo lì, c'ho un incontro con il Bonucci (Comandante Vigili urbani, Ndr) e l'assessore Bindi, vengo lì da voi alle 11...sei stato meraviglioso".
Il Comandante della Polizia municipale Bonucci è d'accordo con il Ceccanti? Il Comandante Bonucci ritiene che il comportamento del suo agente Becatti sia stato "meraviglioso, ovvero che Becatti sia stato un "angelo"? Fino a che qualcuno non risponderà a queste domande, palloso come è, l'eretico continuerà a porle...
Raffaele Ascheri
martedì 1 marzo 2011
Non di sole Madonne vive Siena: Elisa Toti for major!
Premessa: lo scrivo, lo scrivo. Trovo gente, per strada, che lo chiede, con ansia: andassero nelle redazioni dei giornali, a chiederlo con questa insistenza, almeno un pochino li farebbero vergognare, i censori della stampa locale. Il post sull'intercettazione scandalo della Polizia municipale, comunque, è solo rimandato: a domani. Tranquilli.
Oggi - dopo avere speso ieri qualche parola sulla buffonata di San Quirico d'Orcia (che - come sempre - dovrebbe essere una buffonata soprattutto per chi ha il dono della fede...), torniamo ad occuparci di un'altra donna senese: vale a dire di Elisa Toti, la torraiola ospite - a spese del Premier, come ha detto lei stessa a Porta a porta - all'Olgettina (il cambio della "l" con una "r" è davvero troppo scontato, per essere ripreso...).
In terra di Siena, abbiamo dunque Madonne che piangono lacrime rosse, e virtuose giovani che vanno nelle ville arcoriane solo per filiale amicizia con Silvio Berlusconi. Questa Elisa Toti non va lodata solo per la sua bellezza, per il suo sapere stare in televisione: va ammirata soprattutto per un'altra cosa. Come ho già scritto, lei è una donna straordinaria: rappresenta l'archetipo della donna incorruttibile, capace di non farsi coinvolgere nelle degenerazioni dell'allegra brigata che l'accompagna nelle cene e nei dopocena arcoriani. Eva - lo sappiamo - è l'emblema della donna tentatrice; Elisa Toti, invece, è il modello antitetico, rispetto alla tentatrice meladotata: c'è un anziano Adamo che, verosimilmente, la tenta in tutti i modi, le gira intorno con l'occhio iniettato di desiderio, le si avvicina, gentile e sfrontato, e lei (a differenza, pare, di altre...), concede giusto un baciamani d'antan, ricambiato con un castissimo bacino in fronte (appena sotto la moquette che ricopre la di lui testa): poi via, all'Olgettina, che l'indomani c'è da lavorare, tanto e tutto il giorno!
"Spero che questa vicenda si concluda presto e nel migliore dei modi. Me lo auguro per Berlusconi cui voglio bene", ebbe a dichiarare il 18 gennaio al Corriere di Siena, suo sponsor mediatico (perchè definirla "l'anti Ruby"? Altro mistero senese...). Beh, le è andata malino, visto l'incipiente processo del 6 aprile. Lei comunque - come detto - ne esce a testa alta. Mentre le altre olgettine hanno problemi i più disparati, tra cui la paura di avere contratto malattie ("A posto, sì. Globuli bianchi a posto, non abbiamo nessun Aids...sai, quando uno va a letto con 80 donne, non si sa mai nella vita", dice, ispirata e sollevata al tempo stesso, una delle olgettine ad una amica), la Toti, dall'alto della sua virtuosità, può stare del tutto tranquilla. E non esiste prezzo, per la tranquillità. Quanto a quella che - in una intercettazione riportata da Il Fatto di domenica scorsa, pagina 3, pezzo di Antonella Mascali - sbraita, a proposito dell'Olgettina: "Ah, che zoccolame questa casa, questo condominio diventa sempre più un puttanaio", forse la Toti sarà rimasta infastidita: è umano.
Ma anche il discorso dell'Olgettina dimostra che ad ogni regola, c'è sempre un'eccezione; e che bisogna imparare a non generalizzare, a non sparare nel mucchio: ci sono le olgettine un pochino "allegre", ma ci sono anche quelle virtuose. Elisa Toti appartiene alle seconde. Silvio la chiama, lei, premurosa, accorre; è filoberlusconiana della prima ora, o quasi (1999, dice lei).
Insomma, caro Marignani coordinatore del Pdl: perchè non candidarla a Sindaco? In terra di Siena, non c'è nessuno che conosca Silvione più da vicino...
Raffaele Ascheri
Raffaele Ascheri
Oggi - dopo avere speso ieri qualche parola sulla buffonata di San Quirico d'Orcia (che - come sempre - dovrebbe essere una buffonata soprattutto per chi ha il dono della fede...), torniamo ad occuparci di un'altra donna senese: vale a dire di Elisa Toti, la torraiola ospite - a spese del Premier, come ha detto lei stessa a Porta a porta - all'Olgettina (il cambio della "l" con una "r" è davvero troppo scontato, per essere ripreso...).
In terra di Siena, abbiamo dunque Madonne che piangono lacrime rosse, e virtuose giovani che vanno nelle ville arcoriane solo per filiale amicizia con Silvio Berlusconi. Questa Elisa Toti non va lodata solo per la sua bellezza, per il suo sapere stare in televisione: va ammirata soprattutto per un'altra cosa. Come ho già scritto, lei è una donna straordinaria: rappresenta l'archetipo della donna incorruttibile, capace di non farsi coinvolgere nelle degenerazioni dell'allegra brigata che l'accompagna nelle cene e nei dopocena arcoriani. Eva - lo sappiamo - è l'emblema della donna tentatrice; Elisa Toti, invece, è il modello antitetico, rispetto alla tentatrice meladotata: c'è un anziano Adamo che, verosimilmente, la tenta in tutti i modi, le gira intorno con l'occhio iniettato di desiderio, le si avvicina, gentile e sfrontato, e lei (a differenza, pare, di altre...), concede giusto un baciamani d'antan, ricambiato con un castissimo bacino in fronte (appena sotto la moquette che ricopre la di lui testa): poi via, all'Olgettina, che l'indomani c'è da lavorare, tanto e tutto il giorno!
"Spero che questa vicenda si concluda presto e nel migliore dei modi. Me lo auguro per Berlusconi cui voglio bene", ebbe a dichiarare il 18 gennaio al Corriere di Siena, suo sponsor mediatico (perchè definirla "l'anti Ruby"? Altro mistero senese...). Beh, le è andata malino, visto l'incipiente processo del 6 aprile. Lei comunque - come detto - ne esce a testa alta. Mentre le altre olgettine hanno problemi i più disparati, tra cui la paura di avere contratto malattie ("A posto, sì. Globuli bianchi a posto, non abbiamo nessun Aids...sai, quando uno va a letto con 80 donne, non si sa mai nella vita", dice, ispirata e sollevata al tempo stesso, una delle olgettine ad una amica), la Toti, dall'alto della sua virtuosità, può stare del tutto tranquilla. E non esiste prezzo, per la tranquillità. Quanto a quella che - in una intercettazione riportata da Il Fatto di domenica scorsa, pagina 3, pezzo di Antonella Mascali - sbraita, a proposito dell'Olgettina: "Ah, che zoccolame questa casa, questo condominio diventa sempre più un puttanaio", forse la Toti sarà rimasta infastidita: è umano.
Ma anche il discorso dell'Olgettina dimostra che ad ogni regola, c'è sempre un'eccezione; e che bisogna imparare a non generalizzare, a non sparare nel mucchio: ci sono le olgettine un pochino "allegre", ma ci sono anche quelle virtuose. Elisa Toti appartiene alle seconde. Silvio la chiama, lei, premurosa, accorre; è filoberlusconiana della prima ora, o quasi (1999, dice lei).
Insomma, caro Marignani coordinatore del Pdl: perchè non candidarla a Sindaco? In terra di Siena, non c'è nessuno che conosca Silvione più da vicino...
Raffaele Ascheri
Raffaele Ascheri
lunedì 28 febbraio 2011
La Madonna di San Quirico,il Vescovo, Acampa e Mussari...
Tutto avrei pensato, quando ero ragazzo o giù di lì, fuorchè di diventare un mariologo di fama nazionale. Eppure, lo sono diventato: un mese dopo l'apparizione su Raitre del 20 gennaio, e dopo una prolungata intervista con la televisione della Svizzera italiana, mercoledì 8 marzo sarò a Como, a parlare della Madonna di Medjugorje. Mi ha chiamato l'emittente locale, per un programma di approfondimento giornalistico sul tema: "Noi vogliamo sempre un contraddittorio, anche duro", mi ha detto la gentile segretaria. "Si vede che siete a Como, e non a Siena", le avrei voluto dire, senza però farlo: sarebbe stata cosa troppo lunga ed accidentata, da spiegare.
Stamattina, aprendo la stampa locale, leggo con piacere di una presunta lacrimazione di una statuetta della Madonna, proveniente proprio da Medjugorje: che notizia, wow! Invece di parlare del sempre più imminente aumento di capitale della Banca Mps, invece di parlare dello scandalo in Provincia ( a breve un'altra intercettazione sull'incidente coperto da due vigili urbani di Siena), invece di scrivere dei 50 indagati eccellenti - o eccellentissimi - del Sistema Siena, grande enfasi sul caso della Madonnina di San Quirico. Il quale caso - ovviamente una panzana micidiale - tra l'altro si sgonfierà, salvo clamorose novità. E spiego subito il perchè: le apparizioni mariane o le lacrimazioni, hanno possibilità di successo solo laddove ci sia un terreno fertile pronto per essere concimato, un sostrato cultural-religioso adatto. A Medjugorje, per esempio, c'era un impasto di nazionalismo identitario catto-croato da terra di confine (con ortodossi ed islamici, pur non fanatici), miscelato con una atavica povertà, il tutto condito da una fede cattolica ancora non troppo minata dai processi di secolarizzazione: humus ideale, appunto, per apparizioni o lacrimazioni. A San Quirico d'Orcia, invece, non c'è nessuno dei tre ingredienti: nessun identitarismo di sorta, benessere ampiamente diffuso (grazie al buon governo del Partito democratico, si capisce), nonchè una secolarizzazione ormai irresistibile. Per la concomitante presenza dei tre elementi, San Quirico non sarà una nuova Civitavecchia (anche lì, il tutto nacque da una statuetta portata da Medjugorje).
C'è dell'altro, poi. Pare che questa Madonna pianga lacrime rosse (se ho letto bene): ma sarà il Vescovo, a dovere dire la sua. Già questo, fa sorridere. Se invece di lacrime (vere o presunte), dal suo viso sgorgassero monetine, statene certi: il Vescovo darebbe la lacrimazione per buona. E si terrebbe la statuetta nel suo Palazzo.
Quel Palazzo nel quale 5 anni fa divampò un incendio: secondo la difesa dell'imputato monsignor Acampa, l'incendio sarebbe nato nel cuore della notte, per poi essere riattivato alle 11 di mattina da Acampa, con la nuova ossigenazione causata dall'apertura della porta. Il famoso ritorno di fiamma. Il Vescovo Buoncristiani, però, con gli uffici che gli bruciavano sotto il sedere, non si accorse di niente di niente.
Non credo proprio che queste lacrime della Val d'Orcia siano vere; di certo, però, sono alquanto più verosimili di certe ricostruzioni fatte ad arte, in Tribunale, per scagionare l'imputato eccellente.
Difeso dall'avvocato ancora più eccellente, quel Mussari Giuseppe grazie al quale la banca più antica del mondo sta primeggiando, da nord a sud.
Nel senso che è la prima banca d'Italia: nel fare le felpe sportive...
Raffaele Ascheri
Stamattina, aprendo la stampa locale, leggo con piacere di una presunta lacrimazione di una statuetta della Madonna, proveniente proprio da Medjugorje: che notizia, wow! Invece di parlare del sempre più imminente aumento di capitale della Banca Mps, invece di parlare dello scandalo in Provincia ( a breve un'altra intercettazione sull'incidente coperto da due vigili urbani di Siena), invece di scrivere dei 50 indagati eccellenti - o eccellentissimi - del Sistema Siena, grande enfasi sul caso della Madonnina di San Quirico. Il quale caso - ovviamente una panzana micidiale - tra l'altro si sgonfierà, salvo clamorose novità. E spiego subito il perchè: le apparizioni mariane o le lacrimazioni, hanno possibilità di successo solo laddove ci sia un terreno fertile pronto per essere concimato, un sostrato cultural-religioso adatto. A Medjugorje, per esempio, c'era un impasto di nazionalismo identitario catto-croato da terra di confine (con ortodossi ed islamici, pur non fanatici), miscelato con una atavica povertà, il tutto condito da una fede cattolica ancora non troppo minata dai processi di secolarizzazione: humus ideale, appunto, per apparizioni o lacrimazioni. A San Quirico d'Orcia, invece, non c'è nessuno dei tre ingredienti: nessun identitarismo di sorta, benessere ampiamente diffuso (grazie al buon governo del Partito democratico, si capisce), nonchè una secolarizzazione ormai irresistibile. Per la concomitante presenza dei tre elementi, San Quirico non sarà una nuova Civitavecchia (anche lì, il tutto nacque da una statuetta portata da Medjugorje).
C'è dell'altro, poi. Pare che questa Madonna pianga lacrime rosse (se ho letto bene): ma sarà il Vescovo, a dovere dire la sua. Già questo, fa sorridere. Se invece di lacrime (vere o presunte), dal suo viso sgorgassero monetine, statene certi: il Vescovo darebbe la lacrimazione per buona. E si terrebbe la statuetta nel suo Palazzo.
Quel Palazzo nel quale 5 anni fa divampò un incendio: secondo la difesa dell'imputato monsignor Acampa, l'incendio sarebbe nato nel cuore della notte, per poi essere riattivato alle 11 di mattina da Acampa, con la nuova ossigenazione causata dall'apertura della porta. Il famoso ritorno di fiamma. Il Vescovo Buoncristiani, però, con gli uffici che gli bruciavano sotto il sedere, non si accorse di niente di niente.
Non credo proprio che queste lacrime della Val d'Orcia siano vere; di certo, però, sono alquanto più verosimili di certe ricostruzioni fatte ad arte, in Tribunale, per scagionare l'imputato eccellente.
Difeso dall'avvocato ancora più eccellente, quel Mussari Giuseppe grazie al quale la banca più antica del mondo sta primeggiando, da nord a sud.
Nel senso che è la prima banca d'Italia: nel fare le felpe sportive...
Raffaele Ascheri
domenica 27 febbraio 2011
Una proposta al Corradi (e a Zoom)...
Un anonimo mi attacca, dicendomi - in rima baciata - di avere "pisciato di fuori", nel criticare la candidatura del Corradi, voluta dal Piccini. In primis, quando ho un'urgenza minzionale, cerco sempre di centrare il punto giusto: anche con buoni risultati, salvo rarissime eccezioni. Lavorando in un ambiente in larghissima prevalenza femminile, sto perfino attento al problema della seggetta: anche qui, di solito con buone, buonissime probabilità successo...
Ciò detto, veniamo alla candidatura Corradi: ho solo scritto che trattasi di uno sconosciuto o quasi. Su questo, credo si possa essere d'accordo tutti, no? Se poi si deve fare l'elogio dello sconosciuto a priori, va benissimo: ma un minimo di visibilità, un candidato ce la deve pur avere, no? Questo vale all over the world, e Siena - pur essendo in effetti un mondo a parte - non dovrebbe fare eccezione. A maggior ragione, in un contesto in cui le ideologie non esistono più; a maggior ragione, senza avere neanche un Partito dietro, ma una parte delle Liste civiche.
Assolutamente niente di personale, quindi, contro Corradi (proprio perchè non lo conosco, tra l'altro): che sarà di certo persona onesta e seria, non ne dubito. Ribadisco solo la particolarità: invece di essere "figlio di", è "padre di". Anche su questo, credo ci sia poco da eccepire, no? Rimarco solo la stranezza, niente di più.
A proposito, se davvero sarà lui il candidato delle Liste civiche picciniane (cosa che la stessa Nazione di oggi mette in serio dubbio), gli lancio ufficialmente la proposta: l'eretico è pronto, prontissimo ad intervistarlo, così come fece con Loretana Battistini e come farà con gli altri candidati, se lo vorranno. Visto che trattasi di candidato poco conosciuto, un'intervista - seria, non preventivata - lo farebbe conoscere meglio, gli darebbe una visibilità maggiore, di fronte alle centinaia di lettori del blog.
L'eretico resta in attesa di risposta, fiducioso.
Rispondendo, in ultima analisi, all'anonimo critico, formulo una domanda che mi sta molto a cuore: perchè il settimanale Zoom non riprende mai i post dell'eretico? Che non lo facciano gli house organ del Potere (Corriere e Nazione), non sorprende, ma da Zoom ci si aspetto altro, no? Mi pare di avere pubblicato molta robetta interessante, nelle ultime settimane: perchè non riprenderla? Perchè aspettare l'ottimo articolo del Fatto di domenica scorsa, per parlare più nel dettaglio di Galaxopoly: nel blog c'era e c'è tanto altro materiale... Il 4 marzo, infine, riprende il processo a monsignor Acampa: Zoom ne vuole parlare, in modo diffuso? Mi auguro proprio di sì!
Ciò detto, veniamo alla candidatura Corradi: ho solo scritto che trattasi di uno sconosciuto o quasi. Su questo, credo si possa essere d'accordo tutti, no? Se poi si deve fare l'elogio dello sconosciuto a priori, va benissimo: ma un minimo di visibilità, un candidato ce la deve pur avere, no? Questo vale all over the world, e Siena - pur essendo in effetti un mondo a parte - non dovrebbe fare eccezione. A maggior ragione, in un contesto in cui le ideologie non esistono più; a maggior ragione, senza avere neanche un Partito dietro, ma una parte delle Liste civiche.
Assolutamente niente di personale, quindi, contro Corradi (proprio perchè non lo conosco, tra l'altro): che sarà di certo persona onesta e seria, non ne dubito. Ribadisco solo la particolarità: invece di essere "figlio di", è "padre di". Anche su questo, credo ci sia poco da eccepire, no? Rimarco solo la stranezza, niente di più.
A proposito, se davvero sarà lui il candidato delle Liste civiche picciniane (cosa che la stessa Nazione di oggi mette in serio dubbio), gli lancio ufficialmente la proposta: l'eretico è pronto, prontissimo ad intervistarlo, così come fece con Loretana Battistini e come farà con gli altri candidati, se lo vorranno. Visto che trattasi di candidato poco conosciuto, un'intervista - seria, non preventivata - lo farebbe conoscere meglio, gli darebbe una visibilità maggiore, di fronte alle centinaia di lettori del blog.
L'eretico resta in attesa di risposta, fiducioso.
Rispondendo, in ultima analisi, all'anonimo critico, formulo una domanda che mi sta molto a cuore: perchè il settimanale Zoom non riprende mai i post dell'eretico? Che non lo facciano gli house organ del Potere (Corriere e Nazione), non sorprende, ma da Zoom ci si aspetto altro, no? Mi pare di avere pubblicato molta robetta interessante, nelle ultime settimane: perchè non riprenderla? Perchè aspettare l'ottimo articolo del Fatto di domenica scorsa, per parlare più nel dettaglio di Galaxopoly: nel blog c'era e c'è tanto altro materiale... Il 4 marzo, infine, riprende il processo a monsignor Acampa: Zoom ne vuole parlare, in modo diffuso? Mi auguro proprio di sì!
Gheddafi, una storia anche senese: vero, Borgogni?
Verosimilmente, il colonnello (titolo autoconferitosi) Gheddafi ha le ore contate: l'intervento obamiano può essere determinante, a questo punto. Anche perchè, quali sarebbero le sue possibilità di manovra, anche se dovesse tenere Tripoli? Con la Cirenaica (dove si trovano in maggioranza i pozzi petroliferi) passata agli insorti; con la comunità internazionale (a parte il caudillo venezuelano Hugo Chavez) che ora fa a gara a scaricarlo (o, almeno, a disturbarlo...); con larga parte della stessa famiglia in fuga o fuggita, e persino la fidatissima infermiera ucraina data per partente, quali sono le prospettive del raìs?
Il sipario su Gheddafi, politicamente, è chiuso, definitivamente; bisognerà vedere se davverò andrà fino in fondo con la soluzione hitlerian-wagneriana che pare avere prospettato, anche nell'ultimo discorso: nessun abbandono della sua terra, resistenza nel bunker perinde ac cadaver.
Viste certe caratteristiche marcatamente edonistiche del personaggio, l'immolarsi per la sua terra pare francamente improbabile: ma di fronte a determinati contesti, nessuno può prevedere alcunchè con neanche relativa certezza.
Da chi il raìs ha comprato le armi che sta usando per annientare il suo stesso popolo, per massacrare i suoi stessi civili? In buona parte, dall'Italia; per esempio, da Finmeccanica, di cui possiede circa il 2%.
Ricordava Daniele Martini, su Il fatto quotidiano del 23 febbraio, quanto segue:
"Due anni fa Finmeccanica ha firmato con la Lia (Lybian investiment Authority) e con la Lap (Libya Africa Investiment Portfolio) un Memorandun of understanding per la promozione di "attività strategica". Nello stesso periodo, un'altra società del gruppo Finmeccanica, la Selex guidata da Marina Grossi, moglie di Guargaglini - al centro di indagini della magistratura italiana nei mesi passati - ha siglato con il colonnello di Tripoli un accordo del valore di 300 milioni di euro per la realizzazione di un grande sistema di protezione e sicurezza. Tra il 2006 e il 2009 la Agusta-.Westland, sempre della Finmeccanica, ha venduto 10 elicotteri AW 109 E Power a Gheddafi (valore 80 milioni di euro), più altri 20 velivoli tra cui alcuni AW 119 K. Finmeccanica fornisce anche l'addestramento degli equipaggi e la manutenzione dei mezzi tramite una joint venture con la Lybian company for aviation industry. La Alenia aeronautica, sempre Finmeccanica, fornisce aerei Atr-42 Surveyor per il pattugliamento".
Il più stretto collaboratore di Pierfrancesco Guarguaglini - dominus di Finmeccanica - si chiama Lorenzo Borgogni: è di Buonconvento, sua figlia è (o è stata fino a poco fa) Assessore alla Cultura del Comune di Buonconvento. Qualcuno dovrebbe avere la dignità di prenderne atto, e fare almeno finta di fare atto di contrizione. Il Borgogni era solito arrivare al paese natìo a bordo di elicotteri targati Finmeccanica, come un REmo Gaspari da prima repubblica; il braccio destro di Guarguaglini portava in Val d'Arbia il Ministro Matteoli e D'Alema: tutta gente che non si muove facilmente. Per Borgogni, si muovevano, eccome. Ora pare che - davanti ai magistrati - abbia iniziato a parlare, il Borgogni di Buonconvento. Speriamo che - fra le tante cose cui sono interessati - trovino il tempo per farsi raccontare dei suoi rapporti con la Casta di Siena: ottimi ed abbondanti.
Ps A proposito, il Pd fiorentino, nei giorni scorsi, ha tiepidamente partecipato ad un sit-in sulla Libia in città. Ci auguriamo che anche il Pd locale - in particolare quello della Val d'Arbia - si faccia promotore di qualcosa di simile. Con il Borgogni a salutare e, dall'alto dell'elicottero, dannunzianamente proteso a distribuire volantini inneggianti alla caduta del regime con cui Finmeccanica ingrassava gli stipendi dei suoi uomini d'oro...
Raffaele Ascheri
Il sipario su Gheddafi, politicamente, è chiuso, definitivamente; bisognerà vedere se davverò andrà fino in fondo con la soluzione hitlerian-wagneriana che pare avere prospettato, anche nell'ultimo discorso: nessun abbandono della sua terra, resistenza nel bunker perinde ac cadaver.
Viste certe caratteristiche marcatamente edonistiche del personaggio, l'immolarsi per la sua terra pare francamente improbabile: ma di fronte a determinati contesti, nessuno può prevedere alcunchè con neanche relativa certezza.
Da chi il raìs ha comprato le armi che sta usando per annientare il suo stesso popolo, per massacrare i suoi stessi civili? In buona parte, dall'Italia; per esempio, da Finmeccanica, di cui possiede circa il 2%.
Ricordava Daniele Martini, su Il fatto quotidiano del 23 febbraio, quanto segue:
"Due anni fa Finmeccanica ha firmato con la Lia (Lybian investiment Authority) e con la Lap (Libya Africa Investiment Portfolio) un Memorandun of understanding per la promozione di "attività strategica". Nello stesso periodo, un'altra società del gruppo Finmeccanica, la Selex guidata da Marina Grossi, moglie di Guargaglini - al centro di indagini della magistratura italiana nei mesi passati - ha siglato con il colonnello di Tripoli un accordo del valore di 300 milioni di euro per la realizzazione di un grande sistema di protezione e sicurezza. Tra il 2006 e il 2009 la Agusta-.Westland, sempre della Finmeccanica, ha venduto 10 elicotteri AW 109 E Power a Gheddafi (valore 80 milioni di euro), più altri 20 velivoli tra cui alcuni AW 119 K. Finmeccanica fornisce anche l'addestramento degli equipaggi e la manutenzione dei mezzi tramite una joint venture con la Lybian company for aviation industry. La Alenia aeronautica, sempre Finmeccanica, fornisce aerei Atr-42 Surveyor per il pattugliamento".
Il più stretto collaboratore di Pierfrancesco Guarguaglini - dominus di Finmeccanica - si chiama Lorenzo Borgogni: è di Buonconvento, sua figlia è (o è stata fino a poco fa) Assessore alla Cultura del Comune di Buonconvento. Qualcuno dovrebbe avere la dignità di prenderne atto, e fare almeno finta di fare atto di contrizione. Il Borgogni era solito arrivare al paese natìo a bordo di elicotteri targati Finmeccanica, come un REmo Gaspari da prima repubblica; il braccio destro di Guarguaglini portava in Val d'Arbia il Ministro Matteoli e D'Alema: tutta gente che non si muove facilmente. Per Borgogni, si muovevano, eccome. Ora pare che - davanti ai magistrati - abbia iniziato a parlare, il Borgogni di Buonconvento. Speriamo che - fra le tante cose cui sono interessati - trovino il tempo per farsi raccontare dei suoi rapporti con la Casta di Siena: ottimi ed abbondanti.
Ps A proposito, il Pd fiorentino, nei giorni scorsi, ha tiepidamente partecipato ad un sit-in sulla Libia in città. Ci auguriamo che anche il Pd locale - in particolare quello della Val d'Arbia - si faccia promotore di qualcosa di simile. Con il Borgogni a salutare e, dall'alto dell'elicottero, dannunzianamente proteso a distribuire volantini inneggianti alla caduta del regime con cui Finmeccanica ingrassava gli stipendi dei suoi uomini d'oro...
Raffaele Ascheri
sabato 26 febbraio 2011
La situazione politica senese: un casino totale. Meno male c'è Mussari...
L'unica cosa certa e sicura, è che la situazione politica senese - a meno di tre mesi dalle comunali - è in preda al caos più completo. Al casino più totale, per dirla tutta.
Il Pdl non ha ancora ufficializzato la sua candidatura (aspettate ancora, mi raccomando! Anzi, fate una cosa: non lo dite neanche al popolino votante. Fate giusto stampare il cognome sulla scheda elettorale, chi c'è, c'è...); la Lega tiene bossianamente duro su Loretana Battistini (a sua volta, ex berlusconiana, ora redenta); i picciniani presentano, forse, uno sconosciuto (spero non a loro), per descrivere il quale si dice che è del Bruco ed è il babbo del calciatore Bernardo Corradi (invece di uno "figlio di", a Siena siamo sul candidato "babbo di"...); poi pare ci sarà il candidato della sinistra alternativo al Ceccuzzi, ma non si sa chi sarà.
Infine, c'è il cavallo di razza, il vincitore designato: Franco Ceccuzzi, deputato Pd, pronto a dimettersi dalla Camera dei deputati (in cui nessuno si è mai accorto della sua presenza, se non Mastella quando ci passava) in caso di elezione a Sindaco.
Agli inizi del mese, aveva tuonato: "è ora di primarie, è ora di primarie. Basta con i tavoli!". Ancora una volta, padella: le primarie non si faranno. Non siamo mica come quegli imbecilli di Torino, sabaudi vecchia maniera. Domani loro le fanno, e sono in cinque! Il vecchio Piero Fassino se la dovrà sudare, con gli altri quattro (specie con l'emergente Gariglio, lanciatissimo). Qui, invece, il buon Ceccuzzi non deve neanche fare finta.
Altra stranezza del contesto senese: uno dei pochi - se non l'unico - incontro di dibattito politico previsto per la prossima settimana, pare sia quello del 1 marzo, in cui il padre dell'eretico chiama a raccolta i cittadini per dibattere sul fatto se la sinistra e la destra abbiano ancora un senso, nella Siena di oggi: visto Ceccuzzi candidato del centrosinistra, a lume di naso direi proprio che la risposta è già data...l'appuntamento è nella Sala delle lupe per martedì 1 marzo, alle ore 17,00. Non si promettono posti di lavoro o avanzamenti di carriera: astenersi perditempo, please. Benvenuti tutti gli altri.
Ps Sembra che non c'entri niente, ed invece c'entra, eccome: sembra che chi comanda davvero, a Siena, sia stato avvistato a vedere la partita del Siena, a Modena, in mezzo al popolino bue. Mussari - insieme al responsabile della comuninicazione Mps David Rossi - era a tifare Siena, e la sua presenza ha portato un bel successo esterno. Loro sì, che sono vincenti: Lui sì, che è uno di successo. Ma perchè Mussari non si presenta direttamente come candidato Sindaco, invece di mandare avanti quell'altro?
Il Pdl non ha ancora ufficializzato la sua candidatura (aspettate ancora, mi raccomando! Anzi, fate una cosa: non lo dite neanche al popolino votante. Fate giusto stampare il cognome sulla scheda elettorale, chi c'è, c'è...); la Lega tiene bossianamente duro su Loretana Battistini (a sua volta, ex berlusconiana, ora redenta); i picciniani presentano, forse, uno sconosciuto (spero non a loro), per descrivere il quale si dice che è del Bruco ed è il babbo del calciatore Bernardo Corradi (invece di uno "figlio di", a Siena siamo sul candidato "babbo di"...); poi pare ci sarà il candidato della sinistra alternativo al Ceccuzzi, ma non si sa chi sarà.
Infine, c'è il cavallo di razza, il vincitore designato: Franco Ceccuzzi, deputato Pd, pronto a dimettersi dalla Camera dei deputati (in cui nessuno si è mai accorto della sua presenza, se non Mastella quando ci passava) in caso di elezione a Sindaco.
Agli inizi del mese, aveva tuonato: "è ora di primarie, è ora di primarie. Basta con i tavoli!". Ancora una volta, padella: le primarie non si faranno. Non siamo mica come quegli imbecilli di Torino, sabaudi vecchia maniera. Domani loro le fanno, e sono in cinque! Il vecchio Piero Fassino se la dovrà sudare, con gli altri quattro (specie con l'emergente Gariglio, lanciatissimo). Qui, invece, il buon Ceccuzzi non deve neanche fare finta.
Altra stranezza del contesto senese: uno dei pochi - se non l'unico - incontro di dibattito politico previsto per la prossima settimana, pare sia quello del 1 marzo, in cui il padre dell'eretico chiama a raccolta i cittadini per dibattere sul fatto se la sinistra e la destra abbiano ancora un senso, nella Siena di oggi: visto Ceccuzzi candidato del centrosinistra, a lume di naso direi proprio che la risposta è già data...l'appuntamento è nella Sala delle lupe per martedì 1 marzo, alle ore 17,00. Non si promettono posti di lavoro o avanzamenti di carriera: astenersi perditempo, please. Benvenuti tutti gli altri.
Ps Sembra che non c'entri niente, ed invece c'entra, eccome: sembra che chi comanda davvero, a Siena, sia stato avvistato a vedere la partita del Siena, a Modena, in mezzo al popolino bue. Mussari - insieme al responsabile della comuninicazione Mps David Rossi - era a tifare Siena, e la sua presenza ha portato un bel successo esterno. Loro sì, che sono vincenti: Lui sì, che è uno di successo. Ma perchè Mussari non si presenta direttamente come candidato Sindaco, invece di mandare avanti quell'altro?
venerdì 25 febbraio 2011
Un bel record per l'eretico! Ed un saluto a Rino...
Ringrazio tutti, belli e brutti: l'eretico lambisce (o supera?) quota mille! Sono le 23, e siamo a quota 933: mai successo, da novembre ad ora.
Lo scandalo della Provincia tira, evidentemente: sarà sempre più difficile - per gli amministratori locali - tenerlo sotto silenzio ancora per molto. La faccia di gomma (più del loro amico Altero Matteoli, che peraltro sembra Fantomas...), ce l'hanno, su questo non c'è dubbio alcuno. Insomma, vedremo nei prossimi giorni.
"Chi vivrà, vedrà!", cantava il grande Rino Gaetano, nella sua canzone Gianna.
Non sapeva, non poteva sapere che - di lì a poco - sarebbe morto, in un incidente d'auto. Nè poteva immaginare che la sua memoria sarebbe stata infangata da un martellante spot radiofonico e televisivo. Pubblicizzante una banca. Per quello che sappiamo e ricordiamo di lui, tutto avrebbe pubblicizzato, fuorchè una banca: ma i geni della comunicazione del Monte, di certo lo conoscevano meglio dell'eretico...
Lo scandalo della Provincia tira, evidentemente: sarà sempre più difficile - per gli amministratori locali - tenerlo sotto silenzio ancora per molto. La faccia di gomma (più del loro amico Altero Matteoli, che peraltro sembra Fantomas...), ce l'hanno, su questo non c'è dubbio alcuno. Insomma, vedremo nei prossimi giorni.
"Chi vivrà, vedrà!", cantava il grande Rino Gaetano, nella sua canzone Gianna.
Non sapeva, non poteva sapere che - di lì a poco - sarebbe morto, in un incidente d'auto. Nè poteva immaginare che la sua memoria sarebbe stata infangata da un martellante spot radiofonico e televisivo. Pubblicizzante una banca. Per quello che sappiamo e ricordiamo di lui, tutto avrebbe pubblicizzato, fuorchè una banca: ma i geni della comunicazione del Monte, di certo lo conoscevano meglio dell'eretico...
Un'altra intercettazione illuminante sulla Provincia di Siena...
Come promesso ai lettori, l'eretico continua la pubblicazione delle intercettazioni concernenti lo scandalo in Provincia: poi, per il fine settimana, scriverà di altro, tanto per variare un pochino, e per non fossilizzarsi solo sullo squallore dell'istituzione in questione.
Succedono tante altre cose, nel mondo, in questo periodo: il nord Africa, per esempio; la settimana prossima, comunque, un'altra intercettazione la pubblicherò di certo, giusto per concludere in bruttezza questa storiaccia. Si parlerà dei vigili urbani di Siena.
Restiamo sempre in attesa che il Presidente della Provincia Bezzini si degni di prendere posizione (oppure la Meloni, ovvero il Ceccuzzi: purtroppo, cambia ben poco...).
L'intercettazione odierna risale al 7 dicembre 2009, il giorno dopo lo schianto fra il direttore generale della Provincia, Tommaso Stufano, e tre innoenti macchine, che avevano il solo torto di essere parcheggiate al momento sbagliato, nel punto sbagliato: vale a dire alle 18 e 50 del 6 dicembre, davanti all'hotel Ravizza, in Pian dei Mantellini. Stufano pare proprio si sia addormentato alla guida, e così ha fatto filotto: "pare", perchè nessuno gli ha mai effettuato alcun alcool test, come sarebbe accaduto con noi, normali cittadini.
La telefonata intercorre fra il comandante della Polizia provinciale (Marco Ceccanti, corso in aiuto dello Stufano), ed una non meglio precisata amica, della quale - siccome siamo davvero signori - vogliamo tutelare la legittima privacy.
Amica: "Allora, cosa è successo con Tommy?".
Ceccanti: "è successo che gli è preso un colpo di sonno".
Amica: "ma di giorno?".
Ceccanti: "no, era dieci alle sette".
Amica: "a quell'ora il colpo di sonno?".
Ceccanti: "eh! Rientrava da Buonconvento, hanno mangiato lì, si vede che hanno anche un po' bevuto...(fiuto da Sherlock Holmes, per il comandante della Polizia provinciale, Ndr)".
Amica: ah!"
Ceccanti: "ah sai, il caldo della macchina, una cosa e l'altra, stanco in qua e in là da diversi giorni fra Milano e Siena...".
Amica: "e praticamente è andato addosso alle altre macchine...".
Ceccanti:"tre posteggiate, ma un bello scontro..."
Amica: "ma come ha fatto?".
Ceccanti: "e vedrai, perchè finchè non si è fermato, c'è andato proprio addosso pieno, capito?...dormiva, sicchè non ha frenato".
Amica: "ma te come l'hai aiutato?"
Ceccanti: "poi te lo dico a voce come l'ho aiutato".
Amica: "perchè?".
Ceccanti: "eh perchè al telefono è sempre bene non dire le cose (altra furbata: peccato avesse già detto tutto, Ndr)...perchè se non arrivavo io, è difficile si porti la macchina in carrozzeria, perchè se gli misurano il fiato, non si perdeva tempo...c'è la confisca, lo sai, no? Dopo una certa soglia...cioè nel senso non te la ridanno più!".
Amica: "eh, pensa poi Tommy che bella figura!".
Eh sì, lo Stufano una gran bella figura non ce l'ha proprio fatta, va riconosciuto. Ma neanche il Ceccanti, a dirla tutta. E neanche i vigili urbani di Siena - quei due certamente intervenuti -, di cui riparleremo la settimana prossima.Ma una pessima figura, la fa anche chi - come appunto Bezzini - non interviene, neppure in casi come questi.
Quando era in piazza Salimbeni (davanti all'ufficio del suo amico Mussari Giuseppe) a manifestare con le donne contro Berlusconi (bravo Bezzini), l'eretico ha visto il Presidente della Provincia, con piccola prole, in passeggino, e moglie al seguito. Una scenetta da Family day.
Se la moglie e l'infante in passeggino fossero passate per Pian dei Mantellini alle 18 e 50 del 6 dicembre 2009 (ammesso che la creatura fosse già nata, ma questo è un altro discorso), e contro di loro, improvvisamente, si fosse abbattuta una Mercedes a tutta velocità, forse allora il Bezzini avrebbe avuto il coraggio di proferire verbo?
Raffaele Ascheri
Succedono tante altre cose, nel mondo, in questo periodo: il nord Africa, per esempio; la settimana prossima, comunque, un'altra intercettazione la pubblicherò di certo, giusto per concludere in bruttezza questa storiaccia. Si parlerà dei vigili urbani di Siena.
Restiamo sempre in attesa che il Presidente della Provincia Bezzini si degni di prendere posizione (oppure la Meloni, ovvero il Ceccuzzi: purtroppo, cambia ben poco...).
L'intercettazione odierna risale al 7 dicembre 2009, il giorno dopo lo schianto fra il direttore generale della Provincia, Tommaso Stufano, e tre innoenti macchine, che avevano il solo torto di essere parcheggiate al momento sbagliato, nel punto sbagliato: vale a dire alle 18 e 50 del 6 dicembre, davanti all'hotel Ravizza, in Pian dei Mantellini. Stufano pare proprio si sia addormentato alla guida, e così ha fatto filotto: "pare", perchè nessuno gli ha mai effettuato alcun alcool test, come sarebbe accaduto con noi, normali cittadini.
La telefonata intercorre fra il comandante della Polizia provinciale (Marco Ceccanti, corso in aiuto dello Stufano), ed una non meglio precisata amica, della quale - siccome siamo davvero signori - vogliamo tutelare la legittima privacy.
Amica: "Allora, cosa è successo con Tommy?".
Ceccanti: "è successo che gli è preso un colpo di sonno".
Amica: "ma di giorno?".
Ceccanti: "no, era dieci alle sette".
Amica: "a quell'ora il colpo di sonno?".
Ceccanti: "eh! Rientrava da Buonconvento, hanno mangiato lì, si vede che hanno anche un po' bevuto...(fiuto da Sherlock Holmes, per il comandante della Polizia provinciale, Ndr)".
Amica: ah!"
Ceccanti: "ah sai, il caldo della macchina, una cosa e l'altra, stanco in qua e in là da diversi giorni fra Milano e Siena...".
Amica: "e praticamente è andato addosso alle altre macchine...".
Ceccanti:"tre posteggiate, ma un bello scontro..."
Amica: "ma come ha fatto?".
Ceccanti: "e vedrai, perchè finchè non si è fermato, c'è andato proprio addosso pieno, capito?...dormiva, sicchè non ha frenato".
Amica: "ma te come l'hai aiutato?"
Ceccanti: "poi te lo dico a voce come l'ho aiutato".
Amica: "perchè?".
Ceccanti: "eh perchè al telefono è sempre bene non dire le cose (altra furbata: peccato avesse già detto tutto, Ndr)...perchè se non arrivavo io, è difficile si porti la macchina in carrozzeria, perchè se gli misurano il fiato, non si perdeva tempo...c'è la confisca, lo sai, no? Dopo una certa soglia...cioè nel senso non te la ridanno più!".
Amica: "eh, pensa poi Tommy che bella figura!".
Eh sì, lo Stufano una gran bella figura non ce l'ha proprio fatta, va riconosciuto. Ma neanche il Ceccanti, a dirla tutta. E neanche i vigili urbani di Siena - quei due certamente intervenuti -, di cui riparleremo la settimana prossima.Ma una pessima figura, la fa anche chi - come appunto Bezzini - non interviene, neppure in casi come questi.
Quando era in piazza Salimbeni (davanti all'ufficio del suo amico Mussari Giuseppe) a manifestare con le donne contro Berlusconi (bravo Bezzini), l'eretico ha visto il Presidente della Provincia, con piccola prole, in passeggino, e moglie al seguito. Una scenetta da Family day.
Se la moglie e l'infante in passeggino fossero passate per Pian dei Mantellini alle 18 e 50 del 6 dicembre 2009 (ammesso che la creatura fosse già nata, ma questo è un altro discorso), e contro di loro, improvvisamente, si fosse abbattuta una Mercedes a tutta velocità, forse allora il Bezzini avrebbe avuto il coraggio di proferire verbo?
Raffaele Ascheri
giovedì 24 febbraio 2011
Post scriptum...
Due aggiunte, la prima sullo scandalo della Provincia: ieri più di 550 persone hanno letto l'articolo in questione. Tutto si può dire, fuorchè che la notizia sia rimasta sotto traccia. Continueremo - come detto - con altre intercettazioni sull'argomento. Salvo attacchi hackeristici, ovviamente: non siamo mica in terre libere come l'Egitto e la Tunisia, qua a Siena...
Con che coraggio, il Presidente Simone Bezzini e l'onorevole Franco Ceccuzzi - che risulta essere molto amico di alcuni di questi personaggi - possono ancora fare finta di niente?
Seconda cosa: da fonte alquanto autorevole, l'eretico ha appreso nel pomeriggio che - nella fine mattinata di oggi - il Ministro Gelmini era a Siena; in Palazzo di Giustizia, in particolare. Per parlare con il Procuratore capo, dott. Salerno. Avranno parlato dell'Università, pare di potere dire.
Oppure, forse, avranno discusso di come trovare il modo, fra tutti, per fare avere uno straccio di laurea al futuro Sindaco di Siena Franco Ceccuzzi, che - nonostante i generosi e reiterati tentativi quando era studente - proprio non ce l'ha fatta a laurearsi?
Con che coraggio, il Presidente Simone Bezzini e l'onorevole Franco Ceccuzzi - che risulta essere molto amico di alcuni di questi personaggi - possono ancora fare finta di niente?
Seconda cosa: da fonte alquanto autorevole, l'eretico ha appreso nel pomeriggio che - nella fine mattinata di oggi - il Ministro Gelmini era a Siena; in Palazzo di Giustizia, in particolare. Per parlare con il Procuratore capo, dott. Salerno. Avranno parlato dell'Università, pare di potere dire.
Oppure, forse, avranno discusso di come trovare il modo, fra tutti, per fare avere uno straccio di laurea al futuro Sindaco di Siena Franco Ceccuzzi, che - nonostante i generosi e reiterati tentativi quando era studente - proprio non ce l'ha fatta a laurearsi?
Provincia nella bufera: una intercettazione...
Prima che Silvione ce le tolga, godiamoci un po' di intercettazioni. Per esempio quella tra il comandante della Polizia provinciale Marco Ceccanti ed un suo amico, la sera del grave incidente stradale descritto nel post di ieri. Siamo al 6 dicembre 2009, una domenica.
Ceccanti: "...stasera il Direttore (Tommaso Stufano, Direttore generale della Provincia di Siena, ndr) ha battuto uno scoppio con la macchina...sono andato a recuperarlo io, ma a salvarlo, ma insomma non voleva far spargere la voce (...) ha chiappato...ha falciato tre macchine in Pian dei Mantellini".
Amico: "ah ecco...come ha fatto?".
Ceccanti: "eh, s'è addormentato...sì e poi...la voce si tiene per noi...ma insomma sò andato io lì di corsa, perchè se gli fanno l'alcool test non gliela ridanno la macchina (...) e sicchè mi hanno mandato uno giusto...il Fontani...e poi l'ho portato via con la macchina, almeno non gliel'hanno fatto...".
Un poliziotto provinciale (anzi, il capo della Polizia provinciale!), che si adopera per "salvare" il Direttore generale della Provincia: davvero un bello spirito di corpo, complimenti!
Ottimo, poi, l'intervento del vigile urbano, verosimilmente (fino a prova contraria) da identificare con Adriano Fontani. Omonimo del noto maestro della Val d'Arbia, da sempre in lotta contro i soprusi della Casta di Siena, e non solo. Il vigile omonimo, a differenza del Fontani, la parte giusta dove stare l'ha trovata. Complimenti anche a lui. Ma non è per sudditanza al potere, no: è proprio che il Fontani vigile è buono di cuore. Perchè sequestrare una macchina ad uno che ne ha appena sfasciate tre? Tanto l'assicurazione paga, no? Perchè fare l'alcool test ad uno che si addormenta alla guida? A tutti piace bere... E poi si dice sempre che in centro non succede mai niente, fuori dai giorni del Palio: un bello schianto il 6 dicembre - mentre le famigliole fanno l'albero di Natale - rende tutto più intenso e più bello, no?
Alla prossima intercettazione, dunque: al peggio, non c'è mai fine...
Raffaele Ascheri
Ceccanti: "...stasera il Direttore (Tommaso Stufano, Direttore generale della Provincia di Siena, ndr) ha battuto uno scoppio con la macchina...sono andato a recuperarlo io, ma a salvarlo, ma insomma non voleva far spargere la voce (...) ha chiappato...ha falciato tre macchine in Pian dei Mantellini".
Amico: "ah ecco...come ha fatto?".
Ceccanti: "eh, s'è addormentato...sì e poi...la voce si tiene per noi...ma insomma sò andato io lì di corsa, perchè se gli fanno l'alcool test non gliela ridanno la macchina (...) e sicchè mi hanno mandato uno giusto...il Fontani...e poi l'ho portato via con la macchina, almeno non gliel'hanno fatto...".
Un poliziotto provinciale (anzi, il capo della Polizia provinciale!), che si adopera per "salvare" il Direttore generale della Provincia: davvero un bello spirito di corpo, complimenti!
Ottimo, poi, l'intervento del vigile urbano, verosimilmente (fino a prova contraria) da identificare con Adriano Fontani. Omonimo del noto maestro della Val d'Arbia, da sempre in lotta contro i soprusi della Casta di Siena, e non solo. Il vigile omonimo, a differenza del Fontani, la parte giusta dove stare l'ha trovata. Complimenti anche a lui. Ma non è per sudditanza al potere, no: è proprio che il Fontani vigile è buono di cuore. Perchè sequestrare una macchina ad uno che ne ha appena sfasciate tre? Tanto l'assicurazione paga, no? Perchè fare l'alcool test ad uno che si addormenta alla guida? A tutti piace bere... E poi si dice sempre che in centro non succede mai niente, fuori dai giorni del Palio: un bello schianto il 6 dicembre - mentre le famigliole fanno l'albero di Natale - rende tutto più intenso e più bello, no?
Alla prossima intercettazione, dunque: al peggio, non c'è mai fine...
Raffaele Ascheri
mercoledì 23 febbraio 2011
Uno scandalo nello scandalo: per una potenziale strage, 38 euro di multa...
Partiamo dai fatti, anzi dal fatto: 6 dicembre 2009, una domenica. Intorno alle 19,00. Improvvisamente, un'auto di grossa cilindrata (Mercedes), va, verosimilmente a tutta velocità, a schiantarsi contro tre altre auto (parcheggiate). Siamo in Pian dei Mantellini, per la precisione le tre sventurate auto sono davanti al prestigioso hotel Ravizza. Una scena da incidente d'autostrada, si para innanzi ai proprietari delle 3 auto, accorsi sul posto qualche minuto dopo: una delle tre macchine è letteralmente distrutta, quasi del tutto ribaltata su se stessa. Basti dire che, delle tre auto, quella di gran lunga meno danneggiata, avrà circa 3000 euro di danni liquidati (con insolita rapidità, peraltro...).
Se il Mercedes avesse incocciato un gruppo di persone, sarebbe stata una strage. Da questo punto di vista, è andata a finire sin troppo bene.
In realtà, le cose sono un pochino più complesse: da un banale incidente, si parte per un giro di coperture e di insabbiamenti che fanno - mi sia consentito lo sdegno - davvero vomitare. Sì, di fronte a cose come queste(non l'incidente in sè, ma la copertura dello stesso), non c'è continenza verbale che possa tenere.
La persona che perde il controllo, non è una persona come tante: si tratta di Tommaso Stufano, nato a Giovinazzo (Bari), il 26 agosto del 1952. Costui è il Direttore generale della Provincia di Siena; è arrivato a Siena proprio nel 2009, nel momento in cui si è insediato il Presidente Simone Bezzini, eletto appunto in quello stesso anno. A parte il Presidente, Stufano è l'uomo più importante della Provincia: una sorta di amministratore delegato della elefantiaca struttura, ora nell'occhio del ciclone.
Da due intercettazioni della Procura di Siena, risulta - in modo chiarissimo - che lo Stufano aveva bevuto molto, quel pomeriggio prenatalizio.Tanto, appunto, da addormentarsi alla guida della sua potente macchina. Fatto gravissimo, foriero di potenziale morte! Ognuno provi a pensare che ci poteva essere la propria figlia, la propria moglie, in Pian dei Mantellini, in quel momento.
Ma la cosa più grave (dato che l'incidente non ha provocato nè morti, nè feriti), avviene subito dopo l'impatto devastante: dalla ricostruzione della Procura, Stufano - evidentemente destatosi dal torpore post bevuta - chiama il Capo della Polizia provinciale Marco Ceccanti (ora sospeso dal servizio per ordine del Gip Bagnai, a causa della storia delle battute di caccia agli ungulati condotte in modo irregolare); il quale - nonostante la giornata festiva - parte lancia in resta, e fa scomparire lo Stufano prima del doveroso controllo del tasso alcolemico. A breve, pubblicheremo un paio di intercettazioni sulla squallida storia.
Il Presidente Bezzini, però, non ha niente da dire. Si vede che per lui tutto ciò è normale: nessuno aveva dubbi, in effetti. E bravo Bezzini, chapeau.
Le opposizioni (sic), un boccone così ghiotto se lo fanno sfuggire? Voglio sperare di no! Mi immagino immediate richieste di chiarimento: Loretana (Battistini), se ci sei, batti un colpo! Piccini - invece di incontrare degne persone, appartenenti però ad ere politiche ormai strasuperate -, farebbe bene a battere su questa vicenda, no? Se non ora, quando? Che deve succedere ancora, in questa città? Che almeno un paio di vigili urbani si mobilitino per coprire il grave (potenzialmente drammatico) incidente?
Questa, ladies and gentlemen, è la terra di Siena.
Dove non solo non tutti sono uguali davanti alla Legge, ma dove non tutti gli incidenti sono uguali; e dove non tutti gli ubriachi devono fare l'alcol test...
Raffaele Ascheri
Se il Mercedes avesse incocciato un gruppo di persone, sarebbe stata una strage. Da questo punto di vista, è andata a finire sin troppo bene.
In realtà, le cose sono un pochino più complesse: da un banale incidente, si parte per un giro di coperture e di insabbiamenti che fanno - mi sia consentito lo sdegno - davvero vomitare. Sì, di fronte a cose come queste(non l'incidente in sè, ma la copertura dello stesso), non c'è continenza verbale che possa tenere.
La persona che perde il controllo, non è una persona come tante: si tratta di Tommaso Stufano, nato a Giovinazzo (Bari), il 26 agosto del 1952. Costui è il Direttore generale della Provincia di Siena; è arrivato a Siena proprio nel 2009, nel momento in cui si è insediato il Presidente Simone Bezzini, eletto appunto in quello stesso anno. A parte il Presidente, Stufano è l'uomo più importante della Provincia: una sorta di amministratore delegato della elefantiaca struttura, ora nell'occhio del ciclone.
Da due intercettazioni della Procura di Siena, risulta - in modo chiarissimo - che lo Stufano aveva bevuto molto, quel pomeriggio prenatalizio.Tanto, appunto, da addormentarsi alla guida della sua potente macchina. Fatto gravissimo, foriero di potenziale morte! Ognuno provi a pensare che ci poteva essere la propria figlia, la propria moglie, in Pian dei Mantellini, in quel momento.
Ma la cosa più grave (dato che l'incidente non ha provocato nè morti, nè feriti), avviene subito dopo l'impatto devastante: dalla ricostruzione della Procura, Stufano - evidentemente destatosi dal torpore post bevuta - chiama il Capo della Polizia provinciale Marco Ceccanti (ora sospeso dal servizio per ordine del Gip Bagnai, a causa della storia delle battute di caccia agli ungulati condotte in modo irregolare); il quale - nonostante la giornata festiva - parte lancia in resta, e fa scomparire lo Stufano prima del doveroso controllo del tasso alcolemico. A breve, pubblicheremo un paio di intercettazioni sulla squallida storia.
Il Presidente Bezzini, però, non ha niente da dire. Si vede che per lui tutto ciò è normale: nessuno aveva dubbi, in effetti. E bravo Bezzini, chapeau.
Le opposizioni (sic), un boccone così ghiotto se lo fanno sfuggire? Voglio sperare di no! Mi immagino immediate richieste di chiarimento: Loretana (Battistini), se ci sei, batti un colpo! Piccini - invece di incontrare degne persone, appartenenti però ad ere politiche ormai strasuperate -, farebbe bene a battere su questa vicenda, no? Se non ora, quando? Che deve succedere ancora, in questa città? Che almeno un paio di vigili urbani si mobilitino per coprire il grave (potenzialmente drammatico) incidente?
Questa, ladies and gentlemen, è la terra di Siena.
Dove non solo non tutti sono uguali davanti alla Legge, ma dove non tutti gli incidenti sono uguali; e dove non tutti gli ubriachi devono fare l'alcol test...
Raffaele Ascheri
martedì 22 febbraio 2011
Cinghialopoli: la Provincia nella bufera...
Lo scandalo concernente la Provincia (non solo riguardante gli ungulati) ovviamente è già stato abbandonato dai media locali: nessuno aveva dubbi, al proposito. Fino a che si trattava di qualche cinghiale abbattuto furbescamente (con la braccata - cioè con più cani al seguito -, o con la caccia notturna con le fonti luminose), si poteva anche fare uscire qualcosa, per informare il popolino ignorante. Il resto, però, off limits. E del resto, ci occuperemo alla prossima, ripetendo ciò che abbiamo già accennato: il Direttore generale della Provincia di Siena Tommaso Stufano, dovrebbe avere la dignità di dimettersi. Non lo farà di certo, e l'eretico, da par suo, documenterà il suo disinvolto modus operandi con i soldi della collettività.
Certo, però, anche pensare che coloro che dovrebbero vigilare sugli altri cacciatori, se ne strafreghino delle regole, ed vadano nottetempo a fare i Rambo della Merse per massacrare il primo ungulato che gli capita sotto tiro, non è così rassicurante: specialmente visto che ci andavano financo con mezzi appartenenti al Corpo della Polizia Provinciale (un fuoristrada Land Rover PK, per esempio). La benzina, chi la pagava? Come sempre, si socializzano le perdite, e si privatizzano i profitti cioè cinghiali, cervi e daini).
L'andazzo andava bene anche ai proprietari dei terreni delle riserve naturali (Lucciola bella, Crete dell'Orcia e del Formone, Alta Val di Merse e Basso Merse), che si tenevano un pochina di carne (magari parecchia), e poi avevano anche il coraggio di chiedere (ed ottenere) il rimborso alla Provincia: roba da Spaccanapoli, da falsi invalidi d'annata. Complimenti davvero a lorsignori! Ormai non c'è dubbio: Siena non è più la più meridionale delle città del Nord, è la più settentrionale di quelle del Sud. E senza ciò che di positivo c'è nelle realtà del Sud...
Se questi della Provincia sono i controllori, i cacciatori fanno bene a fare quello che gli pare (come infatti molti fanno). Se io pagassi tutte le tasse che deve pagare un cacciatore per non rischiare quando viene controllato da certa gente, io farei uno sciopero fiscale in piena regola. Quanto alla caccia, perchè non sparare in Piazza del Campo ai piccioni? Ormai, a Siena, si può fare di tutto, purchè sia vietato dalla Legge...
Carlo Terzuoli (classe 1962) ed il capo della Polizia Provinciale Marco Ceccanti (classe 1963, divenuto Capo sotto la Presidenza Bezzini), sono stati sospesi dal lavoro, ha sentenziato il Gip dott. Francesco Bagnai, il 10 febbraio scorso.
In nessuna altra città del mondo occidentale, dopo uno scangeo di queste dimensioni, l'istituzione - rappresentata dal suo Presidente, cioè Simone Bezzini - si sarebbe potuta permettere di non fare neanche una mezza dichiarazione, per non dire una conferenza stampa sull'argomento. E di assumersi in modo critico le sue responsabilità. Siena, però, è diversa dall'universomondo. Il Presidente Bezzini - dopo che gli avranno mostrato le foto (ingrandite) di esemplari di cinghiali, cervi e daini per fargli capire di cosa diamine si stia discutendo - dovrebbe esigere lui, la testa dei due pezzi più grossi della Polizia provinciale. Per dare un minimo di credibilità all'istituzione. Quantomeno, per provarci. Nessuno vuole a tutti i costi lo scalpo del Terzuoli e del Ceccanti, ma un minimale rispetto della legalità non sarebbe poi così male, no?
Raffaele Ascheri
Certo, però, anche pensare che coloro che dovrebbero vigilare sugli altri cacciatori, se ne strafreghino delle regole, ed vadano nottetempo a fare i Rambo della Merse per massacrare il primo ungulato che gli capita sotto tiro, non è così rassicurante: specialmente visto che ci andavano financo con mezzi appartenenti al Corpo della Polizia Provinciale (un fuoristrada Land Rover PK, per esempio). La benzina, chi la pagava? Come sempre, si socializzano le perdite, e si privatizzano i profitti cioè cinghiali, cervi e daini).
L'andazzo andava bene anche ai proprietari dei terreni delle riserve naturali (Lucciola bella, Crete dell'Orcia e del Formone, Alta Val di Merse e Basso Merse), che si tenevano un pochina di carne (magari parecchia), e poi avevano anche il coraggio di chiedere (ed ottenere) il rimborso alla Provincia: roba da Spaccanapoli, da falsi invalidi d'annata. Complimenti davvero a lorsignori! Ormai non c'è dubbio: Siena non è più la più meridionale delle città del Nord, è la più settentrionale di quelle del Sud. E senza ciò che di positivo c'è nelle realtà del Sud...
Se questi della Provincia sono i controllori, i cacciatori fanno bene a fare quello che gli pare (come infatti molti fanno). Se io pagassi tutte le tasse che deve pagare un cacciatore per non rischiare quando viene controllato da certa gente, io farei uno sciopero fiscale in piena regola. Quanto alla caccia, perchè non sparare in Piazza del Campo ai piccioni? Ormai, a Siena, si può fare di tutto, purchè sia vietato dalla Legge...
Carlo Terzuoli (classe 1962) ed il capo della Polizia Provinciale Marco Ceccanti (classe 1963, divenuto Capo sotto la Presidenza Bezzini), sono stati sospesi dal lavoro, ha sentenziato il Gip dott. Francesco Bagnai, il 10 febbraio scorso.
In nessuna altra città del mondo occidentale, dopo uno scangeo di queste dimensioni, l'istituzione - rappresentata dal suo Presidente, cioè Simone Bezzini - si sarebbe potuta permettere di non fare neanche una mezza dichiarazione, per non dire una conferenza stampa sull'argomento. E di assumersi in modo critico le sue responsabilità. Siena, però, è diversa dall'universomondo. Il Presidente Bezzini - dopo che gli avranno mostrato le foto (ingrandite) di esemplari di cinghiali, cervi e daini per fargli capire di cosa diamine si stia discutendo - dovrebbe esigere lui, la testa dei due pezzi più grossi della Polizia provinciale. Per dare un minimo di credibilità all'istituzione. Quantomeno, per provarci. Nessuno vuole a tutti i costi lo scalpo del Terzuoli e del Ceccanti, ma un minimale rispetto della legalità non sarebbe poi così male, no?
Raffaele Ascheri
lunedì 21 febbraio 2011
Viva la trasparenza di Fondazione Mps: una telefonata di Parlangeli...
Per motivi meramente logistici, l'eretico - sebbene di pochissimo - ha padellato il compleanno del Provveditore della Fondazione, Marco Parlangeli: il suo cinquantunesimo compleanno cadeva giusto il 20 febbraio. Scusandomi per il ritardo, gli invio i più sentiti auguri: è il suo primo compleanno da inquisito!
Per festeggiare degnamente il lietissimo evento (avrà fatto una festona al Garden come l'anno scorso, il Nostro?), per suggellare al meglio il giorno più importante del numero uno della Fondazione Mps, cosa ci potrebbe essere di meglio del racconto di una telefonata (intercettata dagli inquirenti di Galaxopoly)?
31 gennaio 2010, poco più di un anno fa: Parlangeli chiama tale Mauro Cardinali, della Fondazione. Sono le 18 ed un minuto; c'è da preparare una memoria per il principe del foro senese Fabio Pisillo, sulla questione Ampugnano: bisogna, cioè, arrampicarsi sugli specchi per giustificare il perchè la Fondazione sia entrata nell'affaire Ampugnano. Ci vuole proprio un avvocatone, per cercare di legittimare questo ingresso. La cosa che ci interessa di più, però, è un'altra: il neocinquantenne - non si sa se, in quel momento, sigarodotato o meno - fa una diretta e precisa richiesta al suo subordinato: gli chiede espressamente di non usare i personal computer della Fondazione, per redigere questa memoria per l'avvocato Pisillo. Tredici giorni prima c'era stata una perquisizione della finanza, in Fondazione. Potrebbe il banchiere che così spesso si diletta di sdottorare di finanza etica, spiegare il percchè di questa affermazione? Questa è la glasnost della Fondazione Mps? Chapeau, davvero.
A questo punto, solo il futuro Sindaco Franco Ceccuzzi - invece di continuare a fare finta di niente, as usual - può sbrigliare la matassa, con la consueta, riconosciuta autorevolezza: perchè non andavano usati i pc della Fondazione? Per risparmiare corrente?
Ps Ma Madonnina santa e benedetta, ma dopo che c'è stata una perquisizione nei tuoi uffici pochi giorni prima, non si dovrebbe stare attenti a quello che si dice al telefono, perdinci? Dilettanti allo sbaraglio!
Raffaele Ascheri
Per festeggiare degnamente il lietissimo evento (avrà fatto una festona al Garden come l'anno scorso, il Nostro?), per suggellare al meglio il giorno più importante del numero uno della Fondazione Mps, cosa ci potrebbe essere di meglio del racconto di una telefonata (intercettata dagli inquirenti di Galaxopoly)?
31 gennaio 2010, poco più di un anno fa: Parlangeli chiama tale Mauro Cardinali, della Fondazione. Sono le 18 ed un minuto; c'è da preparare una memoria per il principe del foro senese Fabio Pisillo, sulla questione Ampugnano: bisogna, cioè, arrampicarsi sugli specchi per giustificare il perchè la Fondazione sia entrata nell'affaire Ampugnano. Ci vuole proprio un avvocatone, per cercare di legittimare questo ingresso. La cosa che ci interessa di più, però, è un'altra: il neocinquantenne - non si sa se, in quel momento, sigarodotato o meno - fa una diretta e precisa richiesta al suo subordinato: gli chiede espressamente di non usare i personal computer della Fondazione, per redigere questa memoria per l'avvocato Pisillo. Tredici giorni prima c'era stata una perquisizione della finanza, in Fondazione. Potrebbe il banchiere che così spesso si diletta di sdottorare di finanza etica, spiegare il percchè di questa affermazione? Questa è la glasnost della Fondazione Mps? Chapeau, davvero.
A questo punto, solo il futuro Sindaco Franco Ceccuzzi - invece di continuare a fare finta di niente, as usual - può sbrigliare la matassa, con la consueta, riconosciuta autorevolezza: perchè non andavano usati i pc della Fondazione? Per risparmiare corrente?
Ps Ma Madonnina santa e benedetta, ma dopo che c'è stata una perquisizione nei tuoi uffici pochi giorni prima, non si dovrebbe stare attenti a quello che si dice al telefono, perdinci? Dilettanti allo sbaraglio!
Raffaele Ascheri
La stampa nazionale si accorge dello scandalo Ampugnano: Ceccuzzi no...
Non poteva che essere il Fatto di Padellaro e Travaglio, il primo quotidiano nazionale a rendere pubblico - con la dovuta evidenza - lo scandalo di Galaxopoly. Bravo Daniele Martini, dunque. L'eretico era arrivato anche prima (come chiunque può constatare), ma essere in buonissima compagnia non guasta, anzi fa sincero piacere. In 4 colonne, il bravo giornalista del Fatto ha saputo offrire una sintesi piuttosto esaustiva dell'affaire Ampugnano: onore al merito!
In un prossimo futuro, magari potrebbero partire anche altri, chissà: a parte il Corriere della sera (mussariano all'ennesima potenza, come documentato più volte dallo scrivente), ci potrebbero essere delle altre sorprese.
Ora vediamo se lo pseudogiornalismo senese reagirà, ed eventualmente come: la curiosità è davvero notevole. Farà finta di niente come quando l'eretico ha pubblicato le stesse notizie del Fatto?
Un'ultima curiosità: visto che non ha molto da fare (primarie saltate, assessori già sistemati, gli sherpa al lavoro nei posti giusti), perchè il prossimo Sindaco di Siena Franco Ceccuzzi non dice niente, sulla questione? Il popolo di sinistra che andrà in massa a votarlo - facendo la fila in modo ordinato ai seggi -, dovrà pur sapere cosa pensa di Galaxopoly il futuro Sindaco, no? Almeno ora che se ne parla a livello nazionale!
Visto che ci siamo, io ritirerei fuori la questione del Decalogo anti-raccomandazioni: scaduto da più di un mese, nessun ceccuzziano si è fatto vivo. Allora, facciamo così: allunghiamo al 1 marzo la scadenza. Giusto perchè è lui. Dopodichè, prenderemo definitivamente atto che il candidato Ceccuzzi non vuole garantire (o non è in grado di farlo) di non promettere posti di lavoro e cose simili ai suoi potenziali elettori. Restiamo in trepidante attesa...
Ps Il 1 marzo, non è una data a casaccio: è il giorno in cui escono le felpe 1472 Mps. Quelle ndossate da Mussari e Giletti in plastica simbiosi. Le gare d'appalto, non le sa fare, questa Banca così antica; ma sulle felpe....
Raffaele Ascheri
In un prossimo futuro, magari potrebbero partire anche altri, chissà: a parte il Corriere della sera (mussariano all'ennesima potenza, come documentato più volte dallo scrivente), ci potrebbero essere delle altre sorprese.
Ora vediamo se lo pseudogiornalismo senese reagirà, ed eventualmente come: la curiosità è davvero notevole. Farà finta di niente come quando l'eretico ha pubblicato le stesse notizie del Fatto?
Un'ultima curiosità: visto che non ha molto da fare (primarie saltate, assessori già sistemati, gli sherpa al lavoro nei posti giusti), perchè il prossimo Sindaco di Siena Franco Ceccuzzi non dice niente, sulla questione? Il popolo di sinistra che andrà in massa a votarlo - facendo la fila in modo ordinato ai seggi -, dovrà pur sapere cosa pensa di Galaxopoly il futuro Sindaco, no? Almeno ora che se ne parla a livello nazionale!
Visto che ci siamo, io ritirerei fuori la questione del Decalogo anti-raccomandazioni: scaduto da più di un mese, nessun ceccuzziano si è fatto vivo. Allora, facciamo così: allunghiamo al 1 marzo la scadenza. Giusto perchè è lui. Dopodichè, prenderemo definitivamente atto che il candidato Ceccuzzi non vuole garantire (o non è in grado di farlo) di non promettere posti di lavoro e cose simili ai suoi potenziali elettori. Restiamo in trepidante attesa...
Ps Il 1 marzo, non è una data a casaccio: è il giorno in cui escono le felpe 1472 Mps. Quelle ndossate da Mussari e Giletti in plastica simbiosi. Le gare d'appalto, non le sa fare, questa Banca così antica; ma sulle felpe....
Raffaele Ascheri
giovedì 17 febbraio 2011
La Provincia nella bufera: altri inquisiti per il Sistema Siena, arriva Cinghialopoli!
Ormai quasi solo Gabriello Mancini - a dimostrazione del fatto che il suo ruolo è solo quello del gran ciambellano della Fondazione, a cui neanche raccontano le cose importanti - è senza avviso di garanzia, nel Sistema Siena. Da Mussari Giuseppe in giù, ce n'è per tutti...
Una vera e propria bufera si è abbattuta sulla Provincia: talmente grossa, che qualcosa hanno dovuto scrivere anche i giornali locali. L'eretico, però, come al solito va un pochino più in là, dove le "aquile" del giornalismo montepaschino-senese non possono osare.
Questo scandalo - che definiremo "Cinghialopoli" -, va molto, molto al di là del semplice abbattimento irregolare di alcuni cinghiali. Fatto deprecabile, certo, ma che sarebbe socialmente di impatto minimo. Forse anche positivo: non si dice sempre che queste bestie sono troppe?
Bello, sarebbe, se lo scandalo si fermasse a questo: non siamo animalisti sfegatati, non ci metteremmo a scrivere per una cosa del genere.
Questo nuovo scandalo, invece, ha un profilo ben più grave e sistemico: fa capire come si può entrare in Provincia a lavorare (altro che meritocrazia!); fa comprendere come si possa "aggiustare" un clamoroso incidente d'auto (in cui potevano esserci dei morti, invece che tre macchine semisfasciate), se a provocarlo è stato il Direttore generale della Provincia stessa (con la complicità di alcuni elementi del Corpo dei Vigili urbani, dispiace molto dire); fa capire come nel Sistema Siena - magari in modo goffo e patetico - si faccia di tutto per nascondere la verità dei fatti agli inquirenti, ed altro ancora.
In una città normale, dopo quello che sta emergendo - e che l'eretico documenterà, per filo e per segno -, succederebbe questo: il Direttore generale, Tommaso Stufano, si dimetterebbe seduta stante, a prescindere dall'esito giudiziario. Se si parla di motivi d'opportunità (giustamente) per Berlusconi, questo deve valere anche per un "servitore dello Stato" che si porta a casa 180mila euro all'anno, più benefits. E chi l'ha scelto, questo Direttore generale? Il Presidente della Provincia Simone Bezzini, appena insediatosi. Il quale dovrebbe, a sua volta, chiarire il perchè della sua dissennata scelta (dimettersi, è inutile: è, già ora, come se non ci fosse...). Quanto a Carlo Terzuoli e Marco Ceccanti - rispettivamente Comandante Polizia provinciale e suo vice! -, non c'è neanche da farli dimettere: il Gip Alessandro Bagnai ha già ordinato la sospensione dal pubblico ufficio attualmente ricoperto. A casa, dunque. Chapeau...
Ps A proposito, visto che lei spesso è portata ad equivocare, sempre dietro alla sua Bianca: questi - cara segretaria provinciale del Pd Elisa Meloni - sono reati. Rientrano nel Codice di procedura penale. Fanno parte di quelle cose che - se proprio si esagera - si va a finire in prigione. Che è quel palazzo con le sbarre, in cui c'è l'ora d'aria...
Raffaele Ascheri
Una vera e propria bufera si è abbattuta sulla Provincia: talmente grossa, che qualcosa hanno dovuto scrivere anche i giornali locali. L'eretico, però, come al solito va un pochino più in là, dove le "aquile" del giornalismo montepaschino-senese non possono osare.
Questo scandalo - che definiremo "Cinghialopoli" -, va molto, molto al di là del semplice abbattimento irregolare di alcuni cinghiali. Fatto deprecabile, certo, ma che sarebbe socialmente di impatto minimo. Forse anche positivo: non si dice sempre che queste bestie sono troppe?
Bello, sarebbe, se lo scandalo si fermasse a questo: non siamo animalisti sfegatati, non ci metteremmo a scrivere per una cosa del genere.
Questo nuovo scandalo, invece, ha un profilo ben più grave e sistemico: fa capire come si può entrare in Provincia a lavorare (altro che meritocrazia!); fa comprendere come si possa "aggiustare" un clamoroso incidente d'auto (in cui potevano esserci dei morti, invece che tre macchine semisfasciate), se a provocarlo è stato il Direttore generale della Provincia stessa (con la complicità di alcuni elementi del Corpo dei Vigili urbani, dispiace molto dire); fa capire come nel Sistema Siena - magari in modo goffo e patetico - si faccia di tutto per nascondere la verità dei fatti agli inquirenti, ed altro ancora.
In una città normale, dopo quello che sta emergendo - e che l'eretico documenterà, per filo e per segno -, succederebbe questo: il Direttore generale, Tommaso Stufano, si dimetterebbe seduta stante, a prescindere dall'esito giudiziario. Se si parla di motivi d'opportunità (giustamente) per Berlusconi, questo deve valere anche per un "servitore dello Stato" che si porta a casa 180mila euro all'anno, più benefits. E chi l'ha scelto, questo Direttore generale? Il Presidente della Provincia Simone Bezzini, appena insediatosi. Il quale dovrebbe, a sua volta, chiarire il perchè della sua dissennata scelta (dimettersi, è inutile: è, già ora, come se non ci fosse...). Quanto a Carlo Terzuoli e Marco Ceccanti - rispettivamente Comandante Polizia provinciale e suo vice! -, non c'è neanche da farli dimettere: il Gip Alessandro Bagnai ha già ordinato la sospensione dal pubblico ufficio attualmente ricoperto. A casa, dunque. Chapeau...
Ps A proposito, visto che lei spesso è portata ad equivocare, sempre dietro alla sua Bianca: questi - cara segretaria provinciale del Pd Elisa Meloni - sono reati. Rientrano nel Codice di procedura penale. Fanno parte di quelle cose che - se proprio si esagera - si va a finire in prigione. Che è quel palazzo con le sbarre, in cui c'è l'ora d'aria...
Raffaele Ascheri
Un bel funerale, per una bella persona
Un bel funerale, quello del Guaspa: tantissima gente, partecipazione intensa, ma senza - per esempio - quegli applausi, ormai rituali e scontati, che sanno tanto di omologazione, di indistinto. Non ci sarebbe molto da aggiungere, in effetti; camminando da Piazzetta della Selva al Cimitero minumentale della Misericordia, con i passi lenti e gravi che si fanno per i funerali, ho visto tanta, tanta compostezza, e una dignità profonda.
Quante volte il Guaspa avrà solcato, con i suoi piedi, quelle plurisecolari pietre, che questo pomeriggio uggioso lo vedevano muoversi in orizzontale, con la bandiera selvaiola a fargli sentire il calore sincero di tanti, non solo appartenenti alla sua Contrada. Bellissima, toccante, l'ostensione, dalla Costarella, verso quel Campo che l'ha visto tante volte - anche molto recenti - catturato da quella "epilessia paliesca" che rapisce tutti quelli che hanno adrenalina in corpo, nei momenti topici del Palio. Le braccia dei selvaioli e degli altri, Guaspa, ti hanno innalzato, per alcuni, intensissimi, momenti. Era il modo, per chi si alternava ad accompagnarti verso il cimitero, di ringraziarti per i tanti momenti trascorsi insieme.
Ora, come sempre in questi casi, resta il ricordo: che vorremmo fosse autentico, genuino, schietto. Ti vogliamo ricordare come eri davvero, per come ognuno ti abbia conosciuto.Avevi 43 anni, Guaspa: appartenevi, dunque, all'ultima generazione di contradaioli che - viventi o meno sulle pietre - ci passavano i pomeriggi, da adolescenti. I quarantenni (o giù di lì) di oggi, sono la generazione spartiacque: sono gli ultimi ad avere vissuto una Siena che - senza retorica, perchè non era certo tutto positivo - semplicemente non esiste più. Forse, anzi, è meglio adesso: ma quella Siena, sic et simpliciter non esiste più. Inevitabile il ricordarla con un affetto lancinante, quello del tempo irrimediabilmente perduto: che non solo non torna, ma che - quando riaffiora - crea quella malinconia difficile da affrontare, tanto più da eliminare. Bastava un mezzo raggio di sole dopo ore di pioggia, per andare ad impantanarsi al Costone, o per stare comunque fuori, per strada, magari in mezzo alle pisciate del Vicolo delle Carrozze; c'erano i luoghi convenzionali, dove trovarsi: non c'era bisogno di Facebook e dei social network: di solito, si diventava amici solo perchè si condividevano gli spazi. Ma reali, non virtuali...e non era tutto incanalato e politicamente corretto come è oggi: il pesce grande, mangiava ancora il pesce piccolo (o, almeno, gli rendeva la vita difficile); cosa brutta, ingiusta, scorretta: ma palestra indiscutibile di vita. Se c'era da dare un golino, si dava (o si prendeva), senza troppi complimenti. Erano gli ultimi fuochi di qualcosa che stava finendo, che sarebbe finita di lì a poco.
Il Guaspa li ha vissuti, questi ultimi fuochi dell'ultima Siena, scorretta e sgarrupata. Quell'aria, l'ha respirata, e a pieni polmoni.
Lo ricorderemmo lo stesso, certo, il Guaspa; ma questo è un motivo in più per farlo...
Quante volte il Guaspa avrà solcato, con i suoi piedi, quelle plurisecolari pietre, che questo pomeriggio uggioso lo vedevano muoversi in orizzontale, con la bandiera selvaiola a fargli sentire il calore sincero di tanti, non solo appartenenti alla sua Contrada. Bellissima, toccante, l'ostensione, dalla Costarella, verso quel Campo che l'ha visto tante volte - anche molto recenti - catturato da quella "epilessia paliesca" che rapisce tutti quelli che hanno adrenalina in corpo, nei momenti topici del Palio. Le braccia dei selvaioli e degli altri, Guaspa, ti hanno innalzato, per alcuni, intensissimi, momenti. Era il modo, per chi si alternava ad accompagnarti verso il cimitero, di ringraziarti per i tanti momenti trascorsi insieme.
Ora, come sempre in questi casi, resta il ricordo: che vorremmo fosse autentico, genuino, schietto. Ti vogliamo ricordare come eri davvero, per come ognuno ti abbia conosciuto.Avevi 43 anni, Guaspa: appartenevi, dunque, all'ultima generazione di contradaioli che - viventi o meno sulle pietre - ci passavano i pomeriggi, da adolescenti. I quarantenni (o giù di lì) di oggi, sono la generazione spartiacque: sono gli ultimi ad avere vissuto una Siena che - senza retorica, perchè non era certo tutto positivo - semplicemente non esiste più. Forse, anzi, è meglio adesso: ma quella Siena, sic et simpliciter non esiste più. Inevitabile il ricordarla con un affetto lancinante, quello del tempo irrimediabilmente perduto: che non solo non torna, ma che - quando riaffiora - crea quella malinconia difficile da affrontare, tanto più da eliminare. Bastava un mezzo raggio di sole dopo ore di pioggia, per andare ad impantanarsi al Costone, o per stare comunque fuori, per strada, magari in mezzo alle pisciate del Vicolo delle Carrozze; c'erano i luoghi convenzionali, dove trovarsi: non c'era bisogno di Facebook e dei social network: di solito, si diventava amici solo perchè si condividevano gli spazi. Ma reali, non virtuali...e non era tutto incanalato e politicamente corretto come è oggi: il pesce grande, mangiava ancora il pesce piccolo (o, almeno, gli rendeva la vita difficile); cosa brutta, ingiusta, scorretta: ma palestra indiscutibile di vita. Se c'era da dare un golino, si dava (o si prendeva), senza troppi complimenti. Erano gli ultimi fuochi di qualcosa che stava finendo, che sarebbe finita di lì a poco.
Il Guaspa li ha vissuti, questi ultimi fuochi dell'ultima Siena, scorretta e sgarrupata. Quell'aria, l'ha respirata, e a pieni polmoni.
Lo ricorderemmo lo stesso, certo, il Guaspa; ma questo è un motivo in più per farlo...
mercoledì 16 febbraio 2011
Ciao Guaspa!!
L'eretico oggi avrebbe avuto tanto, ma davvero tanto da scrivere: ma quando accade quello che è accaduto ieri, tutto passa in secondo piano. Anche in terzo o quarto...
"Percossa e attònita la terra al nunzio sta": lo scrive il Manzoni, quando gli arriva la notizia della morte di Napoleone Bonaparte (1821). Lorenzo Guasparri non era certo assimilabile a Napoleone, in nessun modo: ma il senso di sgomento alla notizia della sua morte, al "nunzio" che il Guaspa non c'è più, credo sia paragonabile a quello sopra citato. Sconcerto, sgomento, incazzatura.
Quando l'ho saputo, stavo andando a giocare in uno di quei campini di campagna (Brenna, in questo caso), in cui qualche volta - per la nostra Selva - anche lui, pur cestista di formazione, si sbucciava le ginocchia, magari per uno scapoli-ammogliati di infimo rango. Di solito - a quello che ricordo - era Caldana, vicino Sovicille, il campo prescelto: spesso il giorno dell'estrazione di maggio, con una malsana canicola a fare da contorno. Campo duro, terra arsa dal sole, ciuffi di erba mal tagliata a rendere le cose anche peggiori. Chi ce lo faceva fare, di essere lì, invece che altrove? Salvo esempi di masochismi (sempre possibili), credo solo il piacere di stare insieme, al netto di tutto quanto il resto.
Il Guaspa era un gran tifoso di calcio (inutile specificare la squadra!), ed un giocatore di basket, di sponda virtussina: personaggio dotato di una sua poliedrica asimmetria, dunque. Pessimo calciatore, validissimo cestista. Gli ho sempre invidiato l'altezza, e l'ampiezza del deltoide e del trapezio: pur sbilanciato dal tronco in su, aveva un grande fisico, il Guaspa. Come è possibile che una febbriciattola l'abbia portato via, maledizione? Non c'è solo impotenza, di fronte a questa domanda: c'è rabbia, rabies vera, incarognita.
Davvero "l'unica scusa che ha Dio, è quella di non esistere", come chiosava Stendhal.
Il Guaspa lo osservavo spesso, quando frequentavo la Contrada: era uno che salutava tutti. Un sorriso, spesso una pacca sulla altrui spalla, il piacere del contatto amicale, corpo a corpo: voleva mostrare il suo slancio vitale così, a più gente possibile. Selvaioli, non selvaioli.
La scorsa primavera, mi chiamò per invitarmi al rinfresco del suo matrimonio, al Granaio di Monteaperti: "mi raccomando, vieni! Voglio che ci siano tutti i selvaioli della nostra generazione!". Ovviamente, c'erano tutti i quarantenni, ma anche persone di altre età: l'invito era sicuramente tarato per eccesso, non per difetto. Fui contento della sua felicità, e di quella della compagna, da quel momento moglie, oltre che madre.
Non l'ho conosciuto abbastanza da poterlo definire compiutamente generoso, ma una cosa la posso dire con certezza: era uno che un gesto d'affetto lo cercava con tutti. Se ci capitava - anni fa, ormai - di stare ad osservare passare dieci persone, eravamo agli antipodi: di quelle dieci persone, io ne criticavo almeno sette o otto; lui le salutava tutte, con immancabile slancio entusiastico. Aveva un atteggiamento positivo verso gli altri: forse era solo questo, nè più, nè meno. Non abbastanza, forse, per definirlo generoso; più che sufficiente, però, per cercare di fare in modo che ogni singola pacca sulla spalla da lui ricevuta, si possa tramutare - d'oggi in avanti - in un corroborante ricordo.
E una raccomandazione, finale, a tutti noi: che la vitale positività del Guaspa - e la sua prematura morte -, ci affranchino dal lamentarci dei nostri piccoli problemi, quando ne abbiamo. Giusto per rispettare il senso delle proporzioni.
Senza enfasi, senza retorica, senza melassa: ci mancherai, davvero.
La terra ti sia lieve, Guaspa...
"Percossa e attònita la terra al nunzio sta": lo scrive il Manzoni, quando gli arriva la notizia della morte di Napoleone Bonaparte (1821). Lorenzo Guasparri non era certo assimilabile a Napoleone, in nessun modo: ma il senso di sgomento alla notizia della sua morte, al "nunzio" che il Guaspa non c'è più, credo sia paragonabile a quello sopra citato. Sconcerto, sgomento, incazzatura.
Quando l'ho saputo, stavo andando a giocare in uno di quei campini di campagna (Brenna, in questo caso), in cui qualche volta - per la nostra Selva - anche lui, pur cestista di formazione, si sbucciava le ginocchia, magari per uno scapoli-ammogliati di infimo rango. Di solito - a quello che ricordo - era Caldana, vicino Sovicille, il campo prescelto: spesso il giorno dell'estrazione di maggio, con una malsana canicola a fare da contorno. Campo duro, terra arsa dal sole, ciuffi di erba mal tagliata a rendere le cose anche peggiori. Chi ce lo faceva fare, di essere lì, invece che altrove? Salvo esempi di masochismi (sempre possibili), credo solo il piacere di stare insieme, al netto di tutto quanto il resto.
Il Guaspa era un gran tifoso di calcio (inutile specificare la squadra!), ed un giocatore di basket, di sponda virtussina: personaggio dotato di una sua poliedrica asimmetria, dunque. Pessimo calciatore, validissimo cestista. Gli ho sempre invidiato l'altezza, e l'ampiezza del deltoide e del trapezio: pur sbilanciato dal tronco in su, aveva un grande fisico, il Guaspa. Come è possibile che una febbriciattola l'abbia portato via, maledizione? Non c'è solo impotenza, di fronte a questa domanda: c'è rabbia, rabies vera, incarognita.
Davvero "l'unica scusa che ha Dio, è quella di non esistere", come chiosava Stendhal.
Il Guaspa lo osservavo spesso, quando frequentavo la Contrada: era uno che salutava tutti. Un sorriso, spesso una pacca sulla altrui spalla, il piacere del contatto amicale, corpo a corpo: voleva mostrare il suo slancio vitale così, a più gente possibile. Selvaioli, non selvaioli.
La scorsa primavera, mi chiamò per invitarmi al rinfresco del suo matrimonio, al Granaio di Monteaperti: "mi raccomando, vieni! Voglio che ci siano tutti i selvaioli della nostra generazione!". Ovviamente, c'erano tutti i quarantenni, ma anche persone di altre età: l'invito era sicuramente tarato per eccesso, non per difetto. Fui contento della sua felicità, e di quella della compagna, da quel momento moglie, oltre che madre.
Non l'ho conosciuto abbastanza da poterlo definire compiutamente generoso, ma una cosa la posso dire con certezza: era uno che un gesto d'affetto lo cercava con tutti. Se ci capitava - anni fa, ormai - di stare ad osservare passare dieci persone, eravamo agli antipodi: di quelle dieci persone, io ne criticavo almeno sette o otto; lui le salutava tutte, con immancabile slancio entusiastico. Aveva un atteggiamento positivo verso gli altri: forse era solo questo, nè più, nè meno. Non abbastanza, forse, per definirlo generoso; più che sufficiente, però, per cercare di fare in modo che ogni singola pacca sulla spalla da lui ricevuta, si possa tramutare - d'oggi in avanti - in un corroborante ricordo.
E una raccomandazione, finale, a tutti noi: che la vitale positività del Guaspa - e la sua prematura morte -, ci affranchino dal lamentarci dei nostri piccoli problemi, quando ne abbiamo. Giusto per rispettare il senso delle proporzioni.
Senza enfasi, senza retorica, senza melassa: ci mancherai, davvero.
La terra ti sia lieve, Guaspa...
domenica 13 febbraio 2011
Se non ora, quando? Lo spiega la mammina ricciolina...
Bella, partecipata (Piazza Salimbeni pienissima), con tanti spunti interessanti: la manifestazione del 13 febbraio sulla dignità delle donne ha centrato l'obiettivo, in linea di massima.
Il cartello più in tema? Questo: "Sono una donna allegra e la mia allegria non si compra", brandito da una nota guida turistica, di quelle battagliere.Nessuna bandiera di Partito: cosa rimarchevole. Qui si innesta un problema, che dovrebbe fare pensare tutti (specialmente il Pd): se si vuole, a Siena, organizzare una manifestazione di successo,ormai i Partiti vanno tenuti lontani il più possibile. Novembre 2007, contro l'ampliamento di Ampugnano: il Pd contro, la più grande manifestazione dal dopoguerra ad oggi. 13 febbraio 2011, buonissima partecipazione: nessun Partito presente con le proprie insegne.
Detto questo, qualcuno che ha voluto metterci il cappello partitico c'è stato, inutile nascondercelo. E non è colpa delle organizzatrici: dovevano forse censurare altre donne? In questa corrotta città, censura ce n'è anche troppa. Dovevano essere loro, a capire di non dovere parlare: ovviamente, non l'hanno capito. Forse era pretendere troppo.
L'onorevole Susanna Cenni doveva parlare in tutti i modi (ha detto di avere pianto il 14 dicembre scorso, poverina, perchè Berlusconi non era caduto: allora perchè non dice ai suoi sodali di Partito, di smettere di telefonare in continuazione ai senatori berlusconiani, che poi, magari, ci raccattano anche un avvisetto di garanzia?); poi ha parlato Fiorenza Anatrini, da vent'anni impossibilitata a non avere cariche da qualche parte. Frase da archiviare: "Non sono stata scelta nè dal Sultano (nessun dubbio, tranquilla, Ndr), nè dalle segretarie di Partito": sicura?
Il colmo, però, è stato il finale, con la Elisa Meloni che non ce l'ha fatta a tacere. Lo sospettavo, lo immaginavo. Doveva dire a tutti, che per lei la cosa più bella è avere accanto la sua creatura, la piccola Bianca. Tutte le oratrici precedenti avevano fatto interventi articolati, complessi (comprese le stesse Cenni e Anatrini), lei ha raccontato della figlia che si sveglia la mattina, e le scarmiglia i riccioli.Poi qualche volta la accompagna in ufficio, e gioca con le sue colleghe (che voterà da grande, la povera Bianca?). Che immagine da Family day laico. Diciamo che forse l'ha fatto per risultare originale, per differenziarsi dalle altre.Come mamma, poi, sarà bravissima, nessuno ne dubita: se, come oratrice, vale un pochino meno, pace.
Nonostante tutto, sempre molto meglio quando parla della piccola Bianca, di quando sproloquia a vanvera sull'inchiesta di Ampugnano (Galaxopoly): confondendo il diritto civile, con quello penale! Da grande, speriamo con tutto il cuore che la piccola Bianca insegni alla mamma la notevole differenza...
Ps Tra la tanta gente, non ho visto Elisa Toti, la contradaiola residente all'Olgettina a spese di Silvio.Quella che, quando ha voglia, chiama papi Silvio, e si fa invitare a cena per parlare di politica. Peccato non ci fosse. L'eretico aveva pronta una domanda bomba: che c'è di vero che la lunga pertica della sala-disco di Arcore, serve - invece che per la lap dance come sostenuto dai soliti maligni - per le esercitazioni dei vigili del fuoco?
Il cartello più in tema? Questo: "Sono una donna allegra e la mia allegria non si compra", brandito da una nota guida turistica, di quelle battagliere.Nessuna bandiera di Partito: cosa rimarchevole. Qui si innesta un problema, che dovrebbe fare pensare tutti (specialmente il Pd): se si vuole, a Siena, organizzare una manifestazione di successo,ormai i Partiti vanno tenuti lontani il più possibile. Novembre 2007, contro l'ampliamento di Ampugnano: il Pd contro, la più grande manifestazione dal dopoguerra ad oggi. 13 febbraio 2011, buonissima partecipazione: nessun Partito presente con le proprie insegne.
Detto questo, qualcuno che ha voluto metterci il cappello partitico c'è stato, inutile nascondercelo. E non è colpa delle organizzatrici: dovevano forse censurare altre donne? In questa corrotta città, censura ce n'è anche troppa. Dovevano essere loro, a capire di non dovere parlare: ovviamente, non l'hanno capito. Forse era pretendere troppo.
L'onorevole Susanna Cenni doveva parlare in tutti i modi (ha detto di avere pianto il 14 dicembre scorso, poverina, perchè Berlusconi non era caduto: allora perchè non dice ai suoi sodali di Partito, di smettere di telefonare in continuazione ai senatori berlusconiani, che poi, magari, ci raccattano anche un avvisetto di garanzia?); poi ha parlato Fiorenza Anatrini, da vent'anni impossibilitata a non avere cariche da qualche parte. Frase da archiviare: "Non sono stata scelta nè dal Sultano (nessun dubbio, tranquilla, Ndr), nè dalle segretarie di Partito": sicura?
Il colmo, però, è stato il finale, con la Elisa Meloni che non ce l'ha fatta a tacere. Lo sospettavo, lo immaginavo. Doveva dire a tutti, che per lei la cosa più bella è avere accanto la sua creatura, la piccola Bianca. Tutte le oratrici precedenti avevano fatto interventi articolati, complessi (comprese le stesse Cenni e Anatrini), lei ha raccontato della figlia che si sveglia la mattina, e le scarmiglia i riccioli.Poi qualche volta la accompagna in ufficio, e gioca con le sue colleghe (che voterà da grande, la povera Bianca?). Che immagine da Family day laico. Diciamo che forse l'ha fatto per risultare originale, per differenziarsi dalle altre.Come mamma, poi, sarà bravissima, nessuno ne dubita: se, come oratrice, vale un pochino meno, pace.
Nonostante tutto, sempre molto meglio quando parla della piccola Bianca, di quando sproloquia a vanvera sull'inchiesta di Ampugnano (Galaxopoly): confondendo il diritto civile, con quello penale! Da grande, speriamo con tutto il cuore che la piccola Bianca insegni alla mamma la notevole differenza...
Ps Tra la tanta gente, non ho visto Elisa Toti, la contradaiola residente all'Olgettina a spese di Silvio.Quella che, quando ha voglia, chiama papi Silvio, e si fa invitare a cena per parlare di politica. Peccato non ci fosse. L'eretico aveva pronta una domanda bomba: che c'è di vero che la lunga pertica della sala-disco di Arcore, serve - invece che per la lap dance come sostenuto dai soliti maligni - per le esercitazioni dei vigili del fuoco?
venerdì 11 febbraio 2011
La manifestazione di domenica: ci sarà Elisa Toti?
L'eretico ha già scritto della positività della manifestazione di domenica, e non ha senso ripetere il già scritto; ciò detto, sempre più evidenti paiono i rischi della suddetta manifestazione, a livello generale e, in particolare, a Siena.
In primo luogo - come era ovvio - c'è il concreto pericolo della strumentalizzazione partitica: poteva mancare la presenza, per esempio, di Elisa Meloni, la bossina del Pd provinciale, ceccuzziana della prima ora? La irreprensibile piddina di Torrita non vedeva l'ora di mettersi a capo di una manifestazione del genere, lei che è così diversa dalle arcorine, che mai userebbe il proprio corpo per fare carriera in politica. Pontifica che c'è "un modello culturale che va diffondendosi nel nostro paese, proponendo alle giovani generazioni di raggiungere facili guadagni "svendendosi" al potente di turno, barattando la propria dignità per denaro, o ancora, peggio, ruoli pubblici..."(Corrsiena del 9 febbraio). Ben detto, meloncina! Ma c'era proprio bisogno della bossina del Pd, per capirlo? Mah...certo che lei è più a suo agio quando può fare la moralista a costo zero, che non quando deve parlare della questione morale all'interno del Pd senese. Immortale - e mai abbastanza ripetuta, purtroppo - la sua uscita all'ultima Festa dell'Unità: "su Ampugnano, solo illeciti amministrativi!". Peccato ci fossero 16 avvisi di garanzia, per gravi accuse penali: nel vecchio Pci berlingueriana, dopo un'uscita così, l'avrebbero mandata via a calci.
Altro pericolo: il non vedere il coinvolgimento del Mps in questa storia. Credere che Silvio Berlusconi apra un conto - e che conto! -, in una filiale del Mps, ed il direttore di filiale non avvisi nessuno sopra di lui, non faccia trapelare alcunchè, è come credere che il Silvio nazionale pensasse davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Ho visto che la manifestazione sarà in Piazza Salimbeni. Non aggiungo altro, su questo punto...
Terzo punto: non è strano che fra le "olgettine" ci sia anche una senesissima, ci mancherebbe altro. Forse è più strano che la stessa sia presentata da Porta a porta come una sorta di Maria Goretti (con affitto pagato da Silvio), con relativa intervista in ginocchio (proprio da Premio Frajese) di Bruno Vespa, mordace come non mai. O che la suddetta Elisa Toti venga presentata dal Corriere di Siena come l'anti Ruby: brava nel parlare, una che buca lo schermo, rassicurante, e via dicendo. Questa santificazione non è un pochino sospetta? Saranno i soliti cattivi pensieri...
Il Fatto di mercoledì 9 febbraio riporta che la Toti spesso era al telefono con l'ormai celebre Annalisa Minetti. Il 14 ottobre 2010, la Minetti le scrive un Sms: "Amo' mercoledì ore 11 firmiamo il contratto lì a Milano 2, Via Olgettina 65. Bacino". Interessante, questo continuo rapporto, questo fruttuoso interscambio di idee con la Minetti. La Toti considera Berlusconi come un "padre": la Minetti, invece, come la considera?
L'Espresso del 10 febbraio ci dà una comunicazione della Toti alla Minetti: dice di avere frequentato "il giro di Roma, tra virgolette. Poi ogni tanto venivamo su a Milano perchè c'era qualcosa. Però io stavo a Roma, poi a lui gli chiesi che comunque preferivo venire su a Milano...".
Quanto movimento, per vedere Baarìa di Tornatore, sorseggiando una Coca cola light...ecco, io spero che ci sia lei, in prima fila, domenica: lei sì che è una martire, vera, di Berlusconi e del berlusconismo, altro che l'irreprensibile Meloni. Pensate un po' voi, al posto suo: per ascoltare Apicella strimpellante e le barzellette sconce di Silvio, quanti chilometri avrà macinato, su e giù tra Milano e Roma, vera pendolare del berlusconismo. La prima fila deve essere per lei. Per Elisa, l'anti Ruby...
In primo luogo - come era ovvio - c'è il concreto pericolo della strumentalizzazione partitica: poteva mancare la presenza, per esempio, di Elisa Meloni, la bossina del Pd provinciale, ceccuzziana della prima ora? La irreprensibile piddina di Torrita non vedeva l'ora di mettersi a capo di una manifestazione del genere, lei che è così diversa dalle arcorine, che mai userebbe il proprio corpo per fare carriera in politica. Pontifica che c'è "un modello culturale che va diffondendosi nel nostro paese, proponendo alle giovani generazioni di raggiungere facili guadagni "svendendosi" al potente di turno, barattando la propria dignità per denaro, o ancora, peggio, ruoli pubblici..."(Corrsiena del 9 febbraio). Ben detto, meloncina! Ma c'era proprio bisogno della bossina del Pd, per capirlo? Mah...certo che lei è più a suo agio quando può fare la moralista a costo zero, che non quando deve parlare della questione morale all'interno del Pd senese. Immortale - e mai abbastanza ripetuta, purtroppo - la sua uscita all'ultima Festa dell'Unità: "su Ampugnano, solo illeciti amministrativi!". Peccato ci fossero 16 avvisi di garanzia, per gravi accuse penali: nel vecchio Pci berlingueriana, dopo un'uscita così, l'avrebbero mandata via a calci.
Altro pericolo: il non vedere il coinvolgimento del Mps in questa storia. Credere che Silvio Berlusconi apra un conto - e che conto! -, in una filiale del Mps, ed il direttore di filiale non avvisi nessuno sopra di lui, non faccia trapelare alcunchè, è come credere che il Silvio nazionale pensasse davvero che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Ho visto che la manifestazione sarà in Piazza Salimbeni. Non aggiungo altro, su questo punto...
Terzo punto: non è strano che fra le "olgettine" ci sia anche una senesissima, ci mancherebbe altro. Forse è più strano che la stessa sia presentata da Porta a porta come una sorta di Maria Goretti (con affitto pagato da Silvio), con relativa intervista in ginocchio (proprio da Premio Frajese) di Bruno Vespa, mordace come non mai. O che la suddetta Elisa Toti venga presentata dal Corriere di Siena come l'anti Ruby: brava nel parlare, una che buca lo schermo, rassicurante, e via dicendo. Questa santificazione non è un pochino sospetta? Saranno i soliti cattivi pensieri...
Il Fatto di mercoledì 9 febbraio riporta che la Toti spesso era al telefono con l'ormai celebre Annalisa Minetti. Il 14 ottobre 2010, la Minetti le scrive un Sms: "Amo' mercoledì ore 11 firmiamo il contratto lì a Milano 2, Via Olgettina 65. Bacino". Interessante, questo continuo rapporto, questo fruttuoso interscambio di idee con la Minetti. La Toti considera Berlusconi come un "padre": la Minetti, invece, come la considera?
L'Espresso del 10 febbraio ci dà una comunicazione della Toti alla Minetti: dice di avere frequentato "il giro di Roma, tra virgolette. Poi ogni tanto venivamo su a Milano perchè c'era qualcosa. Però io stavo a Roma, poi a lui gli chiesi che comunque preferivo venire su a Milano...".
Quanto movimento, per vedere Baarìa di Tornatore, sorseggiando una Coca cola light...ecco, io spero che ci sia lei, in prima fila, domenica: lei sì che è una martire, vera, di Berlusconi e del berlusconismo, altro che l'irreprensibile Meloni. Pensate un po' voi, al posto suo: per ascoltare Apicella strimpellante e le barzellette sconce di Silvio, quanti chilometri avrà macinato, su e giù tra Milano e Roma, vera pendolare del berlusconismo. La prima fila deve essere per lei. Per Elisa, l'anti Ruby...
giovedì 10 febbraio 2011
Ceccuzzi: caccia al voto (del dislessico)
Che sarebbe stata una campagna elettorale triste, lo si era intuito subito: presentazione del candidato indetta per il 17 dicembre(venerdì), e clamorosa nevicata blocca-città! Quasi una vendetta della Natura, si potrebbe interpretare (neanche troppo: il giorno della sua incoronazione a Sindaco, dovrebbe esserci un terremoto magnitudo 8 della Richter...).
"L'abc dalla teoria alla pratica - aspetti clinici e riabilitativi della dislessia", interessante incontro di venerdì 11 febbraio nella Sala delle Lupe del Palazzo comunale. Alzi la mano che c'azzecca, dopo il professorone emiliano (Giacomo Stella), la dottoressa Ventriglia ed altri, la presenza del "deputato parlamentare" Franco Ceccuzzi, il cui intervento rappresenterà addirittura il gran finale del pomeriggio, tra le 19,30 e le 19 e 45 (giusto prima dell'aperitivo, previsto tra le 19 e 45 e le 20). Passi al limite per Bezzini (dovrebbe salutare alle 16, 30): rappresenta una istituzione locale, per quanto inutile come la Provincia. Farà il suo salutino, poi scomparirà: nessuno - come al solito - si ricorderà cosa abbia detto, già venti secondi dopo che avrà parlato. Ma Franco Ceccuzzi, cosa accidenti c'entra, in tutto ciò? Forse sarà interessato agli Osa (Obiettivi specifici apprendimento, se mi ricordo bene) nella scuola primaria e secondaria: che qualcuno, preliminarmente, gli dovrà insegnare non essere la prima e la seconda...
Noto esperto delle problematiche inerenti la dislessia e del mondo della scuola in genere (quella, a suo tempo, almeno ce l'ha fatta a finirla, a differenza dell'università), ci dirà la sua sull'argomento. Ci dobbiamo aspettare un Ceccuzzi iperpresente a tutte le manifestazioni simili, di qui a maggio? Ebbene sì: la sua cultura intrisa di mastellismo, la sua amicizia con lo statista (ai tempi d'oro mastelliano) di Pontecagnano Faiano Paolo Del Mese, ci restituiscono questa forma mentis del futuro Sindaco. Lui ragiona così: sto mezz'ora lì, stringo una dozzina di mani, faccio un paio di brindisini assestati bene. Tutto, alla fine, fa brodo. Se, poi, vado a parlare di dislessia, magari gli elettori pensano perfino che io ne sappia qualcosa...
"L'abc dalla teoria alla pratica - aspetti clinici e riabilitativi della dislessia", interessante incontro di venerdì 11 febbraio nella Sala delle Lupe del Palazzo comunale. Alzi la mano che c'azzecca, dopo il professorone emiliano (Giacomo Stella), la dottoressa Ventriglia ed altri, la presenza del "deputato parlamentare" Franco Ceccuzzi, il cui intervento rappresenterà addirittura il gran finale del pomeriggio, tra le 19,30 e le 19 e 45 (giusto prima dell'aperitivo, previsto tra le 19 e 45 e le 20). Passi al limite per Bezzini (dovrebbe salutare alle 16, 30): rappresenta una istituzione locale, per quanto inutile come la Provincia. Farà il suo salutino, poi scomparirà: nessuno - come al solito - si ricorderà cosa abbia detto, già venti secondi dopo che avrà parlato. Ma Franco Ceccuzzi, cosa accidenti c'entra, in tutto ciò? Forse sarà interessato agli Osa (Obiettivi specifici apprendimento, se mi ricordo bene) nella scuola primaria e secondaria: che qualcuno, preliminarmente, gli dovrà insegnare non essere la prima e la seconda...
Noto esperto delle problematiche inerenti la dislessia e del mondo della scuola in genere (quella, a suo tempo, almeno ce l'ha fatta a finirla, a differenza dell'università), ci dirà la sua sull'argomento. Ci dobbiamo aspettare un Ceccuzzi iperpresente a tutte le manifestazioni simili, di qui a maggio? Ebbene sì: la sua cultura intrisa di mastellismo, la sua amicizia con lo statista (ai tempi d'oro mastelliano) di Pontecagnano Faiano Paolo Del Mese, ci restituiscono questa forma mentis del futuro Sindaco. Lui ragiona così: sto mezz'ora lì, stringo una dozzina di mani, faccio un paio di brindisini assestati bene. Tutto, alla fine, fa brodo. Se, poi, vado a parlare di dislessia, magari gli elettori pensano perfino che io ne sappia qualcosa...
Donne e Potere: così fan tutti?
Domenica prossima (ore 15, 30 in Piazza Salimbeni), manifestazione sulla dignità delle donne, contro la berlusconizzazione dell'universo femminile: doverosa, giusta, sacrosanta. Nel prossimo post sull'argomento, mi permetterò di fare alcune precisazioni sul caso senese, tanto per non perdere l'abitudine. Oggi, però, vorrei permettermi - sperando che nessuno si adiri - solo di fare alcune precisazioni storiche. Il rapporto fra donne e Potere non l'ha certo inventato il Silvio nazionale, lo sappiamo tutti.
Mi duole ricordare - fra i tanti esempi - che la festeggianda Italia del 1861, è nata anche (qualcuno dice soprattutto) grazie ad una che oggi si chiamerebbe escort d'alto bordo, per non dire altro: la contessa di Castiglione.Che andò - spinta dal Cavour - a donare le sue grazie a Napoleone III di Francia: senza l'apporto del quale, di certo, l'Italia unita (almeno nel 1861), non si sarebbe fatta.Non era minorenne, non c'è dubbio: ma non risulta sia andata da Napoleone III a parlare delle terre irredente e della guerra di Crimea, come certamente sosterrebbero i berlusconiani d'oggi...gli italiani e le italiane di allora avevano sensibilità diverse, diciamo così.
Berlusconi, tra l'altro, più che ad un Cavour (che peraltro non si dilettava solo di gianduiotti), può essere certo avvicinato al Duce di fascista memoria: molte sono le caratteristiche comuni, nei rapporti con le donne.Veronica Lario ha sopportato - come Rachele - per anni ed anni, fino a quando il Silvio nazionale - ormai incapace di tenere a freno la lingua, oltre ad altro - si buttò nel pubblico peana della Mara Carfagna. Benito - che si sappia - non aveva mai fatto niente di simile, in questo essendo più cauto, nè con la Petacci, nè con altre: ed aveva davanti una pubblica opinione molto meno reattiva di quella italiana di oggi (nonostante il rimbabimento propugnato dalla Tv berlusconizzata, portato avanti con luciferina astuzia dagli anni ottanta ad oggi).
Quando il Craxi incarnava l'anima libertina dell'Italia anni ottanta, prodromica al berlusconismo? Lo si attaccava sulle tangenti, sul nepotismo da satrapo arabo, sulla spregiudicatezza politica: manifestazioni riferibili all'harem (la Pieroni era solo la prima inter pares), non se ne ricordano proprio. E con il Crassi, c'era già stato il '68, il femminismo e la secolarizzazione, con tutto ciò che ne era conseguito. In questo, Craxi ha avuto un merito precipuo: ha indicato alla sinistra la strada da battere. Dopo di lui, hanno iniziato a vestirsi da fighetti, rubare e a raccattare le donnine vistose anche quelli dell'ex Pci: altro che austerità berlingueriana, sdoganata definitivamente dal cinghialone socialista, non certo dal romantico Occhetto, sul quale si riuscì a polemizzare financo per un bacio appassionato, immortalato in riva al mare, con la sua compagna Aureliana Alberici.
Insomma, la verticale del Potere italiano Cavour, Mussolini, Craxi (e non certo solo loro!), ha usato sistematicamente le donne: per portarsele a letto, come merce di scambio, per il puro gusto di mostrare il Potere per il Potere.
Solo il divo Andreotti (con qualche triste epigono democristiano) ha rappresentato l'eccezione antropologica a questo andazzo: "comandare è meglio di fottere", è una delle sue massime, immortali. Per Pierferdinando Casini in Caltagirone - che pure si è formato a quella scuola -, la massima andrebbe solo un pochino modificata: basta togliere l'accento sulla e, aggiungendendo un "anche"... De Gasperi, cattolicissimo e con figlia suora, è il vero rappresentante della rettitudine cattolica: non a caso, un'eccezione assoluta; non a caso, un italiano di frontiera, per certi aspetti più austriaco che italiota...
Questa, nel suo genere, è dunque la prima manifestazione di questo tipo: una manifestazione storica, dunque.
A maggior ragione, giova non dimenticare la Storia...
Mi duole ricordare - fra i tanti esempi - che la festeggianda Italia del 1861, è nata anche (qualcuno dice soprattutto) grazie ad una che oggi si chiamerebbe escort d'alto bordo, per non dire altro: la contessa di Castiglione.Che andò - spinta dal Cavour - a donare le sue grazie a Napoleone III di Francia: senza l'apporto del quale, di certo, l'Italia unita (almeno nel 1861), non si sarebbe fatta.Non era minorenne, non c'è dubbio: ma non risulta sia andata da Napoleone III a parlare delle terre irredente e della guerra di Crimea, come certamente sosterrebbero i berlusconiani d'oggi...gli italiani e le italiane di allora avevano sensibilità diverse, diciamo così.
Berlusconi, tra l'altro, più che ad un Cavour (che peraltro non si dilettava solo di gianduiotti), può essere certo avvicinato al Duce di fascista memoria: molte sono le caratteristiche comuni, nei rapporti con le donne.Veronica Lario ha sopportato - come Rachele - per anni ed anni, fino a quando il Silvio nazionale - ormai incapace di tenere a freno la lingua, oltre ad altro - si buttò nel pubblico peana della Mara Carfagna. Benito - che si sappia - non aveva mai fatto niente di simile, in questo essendo più cauto, nè con la Petacci, nè con altre: ed aveva davanti una pubblica opinione molto meno reattiva di quella italiana di oggi (nonostante il rimbabimento propugnato dalla Tv berlusconizzata, portato avanti con luciferina astuzia dagli anni ottanta ad oggi).
Quando il Craxi incarnava l'anima libertina dell'Italia anni ottanta, prodromica al berlusconismo? Lo si attaccava sulle tangenti, sul nepotismo da satrapo arabo, sulla spregiudicatezza politica: manifestazioni riferibili all'harem (la Pieroni era solo la prima inter pares), non se ne ricordano proprio. E con il Crassi, c'era già stato il '68, il femminismo e la secolarizzazione, con tutto ciò che ne era conseguito. In questo, Craxi ha avuto un merito precipuo: ha indicato alla sinistra la strada da battere. Dopo di lui, hanno iniziato a vestirsi da fighetti, rubare e a raccattare le donnine vistose anche quelli dell'ex Pci: altro che austerità berlingueriana, sdoganata definitivamente dal cinghialone socialista, non certo dal romantico Occhetto, sul quale si riuscì a polemizzare financo per un bacio appassionato, immortalato in riva al mare, con la sua compagna Aureliana Alberici.
Insomma, la verticale del Potere italiano Cavour, Mussolini, Craxi (e non certo solo loro!), ha usato sistematicamente le donne: per portarsele a letto, come merce di scambio, per il puro gusto di mostrare il Potere per il Potere.
Solo il divo Andreotti (con qualche triste epigono democristiano) ha rappresentato l'eccezione antropologica a questo andazzo: "comandare è meglio di fottere", è una delle sue massime, immortali. Per Pierferdinando Casini in Caltagirone - che pure si è formato a quella scuola -, la massima andrebbe solo un pochino modificata: basta togliere l'accento sulla e, aggiungendendo un "anche"... De Gasperi, cattolicissimo e con figlia suora, è il vero rappresentante della rettitudine cattolica: non a caso, un'eccezione assoluta; non a caso, un italiano di frontiera, per certi aspetti più austriaco che italiota...
Questa, nel suo genere, è dunque la prima manifestazione di questo tipo: una manifestazione storica, dunque.
A maggior ragione, giova non dimenticare la Storia...
martedì 8 febbraio 2011
Sinistra e laicità: un appuntamento da non mancare!
Giovedì prossimo 10 febbraio, alle 17,00 a Palazzo Patrizi in Via di Città, c'è un appuntamento da non perdere: e non lo dico con lo stesso spirito che uso per pubblicizzare una conferenza di Franco Ceccuzzi...
Si parlerà di Laicità e di Sinistra, presentando il testo "Gli ultimi giorni di Eluana": vale a dire di due cose letteralmente sparite dall'agenda della politica senese.
Molti fanno finta di essere di sinistra, ma non lo sono di certo: credo di averlo documentato nei miei libri ed in questo blog. Se poi si vuole credere che la Casta di Siena sia assimilabile alla sinistra, è come credere che nelle ville berlusconiane andassero (vadano) gruppi di educande a vedere film sulla storia del Partito comunista.
Quanto alla laicità, in questo caso non si fa nemmeno finta di richiamarsi a questo caposaldo, che dovrebbe essere ununa bandiera della sinistra: non lo fa il Pd nazionale, figuriamoci quello locale. Eppure, con una Curia come questa...Franco Ceccuzzi spero proprio non si presenti all'incontro: anche alla faccia tosta ci deve pur essere un limite, no? Colui che giocherellava alla Festa dell'Unità con il collarino di don Acampa, farebbe bene a stare a casa, a leggersi, se non il mio maestro Ernesto Rossi, almeno un pochino di Cavour.Le Leggi Siccardi, per esempio, lo sa cosa furono? Fiorino Iantorno credo ci sarà: è sempre stato presente, nei momenti importanti per la laicità. Con amicizia, gli chiedo: anche su questo tema (non parliamo su quello della legalità, non diciamo niente a proposito dell'ipercementificazione o dell'Università), come si fa ad allearsi con il Pd, con il Pd di Ceccuzzi e Mussari? Curioso di vedere se ci sarà Pierluigi Piccini: da tempo ha un rispettando percorso di avvicinamento alla Fede, e ne siamo contenti per lui. Ma non gli sentiamo dire o scrivere qualcosa di laico da anni ed anni: non è mai troppo tardi, ma bisogna sbrigarsi.
Il 21 febbraio, in Parlamento, inizia la discussione sul testamento biologico: è ragionevole il massimo del pessimismo della ragione, visto il contesto. Berlusconi - pur di non perdere il Vaticano -, regalerebbe spot sulle sue reti a Bertone (l'avrà già fatto?): figuriamoci se apre sul testamento biologico. Il Pd sarà lacerato come sempre sui temi etici, e per Fioroni e sodali potrebbe essere la volta buona per andarsene (magari...).
Il popolo italiano, ormai, è ampiamente secolarizzato, e fra gli stessi praticanti molti sono a favore dei sacrosanti diritti dei morituri; ma le leggi le fa il Parlamento, cioè la realpolitik del momento, quindi...
Date retta all'eretico: speriamo il più tardi possibile, ma auguriamoci di andarcene con un bello schianto, e via...mala tempora currunt!
Raffaele Ascheri
Si parlerà di Laicità e di Sinistra, presentando il testo "Gli ultimi giorni di Eluana": vale a dire di due cose letteralmente sparite dall'agenda della politica senese.
Molti fanno finta di essere di sinistra, ma non lo sono di certo: credo di averlo documentato nei miei libri ed in questo blog. Se poi si vuole credere che la Casta di Siena sia assimilabile alla sinistra, è come credere che nelle ville berlusconiane andassero (vadano) gruppi di educande a vedere film sulla storia del Partito comunista.
Quanto alla laicità, in questo caso non si fa nemmeno finta di richiamarsi a questo caposaldo, che dovrebbe essere ununa bandiera della sinistra: non lo fa il Pd nazionale, figuriamoci quello locale. Eppure, con una Curia come questa...Franco Ceccuzzi spero proprio non si presenti all'incontro: anche alla faccia tosta ci deve pur essere un limite, no? Colui che giocherellava alla Festa dell'Unità con il collarino di don Acampa, farebbe bene a stare a casa, a leggersi, se non il mio maestro Ernesto Rossi, almeno un pochino di Cavour.Le Leggi Siccardi, per esempio, lo sa cosa furono? Fiorino Iantorno credo ci sarà: è sempre stato presente, nei momenti importanti per la laicità. Con amicizia, gli chiedo: anche su questo tema (non parliamo su quello della legalità, non diciamo niente a proposito dell'ipercementificazione o dell'Università), come si fa ad allearsi con il Pd, con il Pd di Ceccuzzi e Mussari? Curioso di vedere se ci sarà Pierluigi Piccini: da tempo ha un rispettando percorso di avvicinamento alla Fede, e ne siamo contenti per lui. Ma non gli sentiamo dire o scrivere qualcosa di laico da anni ed anni: non è mai troppo tardi, ma bisogna sbrigarsi.
Il 21 febbraio, in Parlamento, inizia la discussione sul testamento biologico: è ragionevole il massimo del pessimismo della ragione, visto il contesto. Berlusconi - pur di non perdere il Vaticano -, regalerebbe spot sulle sue reti a Bertone (l'avrà già fatto?): figuriamoci se apre sul testamento biologico. Il Pd sarà lacerato come sempre sui temi etici, e per Fioroni e sodali potrebbe essere la volta buona per andarsene (magari...).
Il popolo italiano, ormai, è ampiamente secolarizzato, e fra gli stessi praticanti molti sono a favore dei sacrosanti diritti dei morituri; ma le leggi le fa il Parlamento, cioè la realpolitik del momento, quindi...
Date retta all'eretico: speriamo il più tardi possibile, ma auguriamoci di andarcene con un bello schianto, e via...mala tempora currunt!
Raffaele Ascheri
domenica 6 febbraio 2011
Franco Ceccuzzi: siamo alle comiche (semi) finali...
Durante il Risorgimento, c'erano i medaglioni con la sacra triade Cavour-Vittorio Emanuele II -Garibaldi. Nella Siena del 2011, c'è invece la sacra triade degli impavidi: di coloro, cioè, che non hanno vergogna a presentarsi per quello che non sono. Acampa-Ceccuzzi-Mussari: uno continua a fare il monsignore nonostante l'evidenza; Mussari va a presenziare ad incontri sul bene comune, manco fosse davvero un banchiere etico (sic!): non si riesce a comprendere se lui stesso ci creda o meno; il prossimo Sindaco di Siena, con una giravolta funambolica, diventa un improvviso sostenitore della necessità delle Primarie.
Come se Acampa improvvisamente diventasse personaggio dall'irreprensibile moralità...
Ceccuzzi è sempre stato freddino alquanto con le Primarie, soprattutto nel senso aperto del termine. Era chiaro che le avrebbe accettate, solo allorquando fosse stato strasicuro di vincerle: evidentementi, la candelora lo ha portato alla suddetta convinzione, quindi ora vai con le Primarie. Ce ne occuperemo, molto.
Per ora, basti ricordare che il 26 novembre 2008, la spumeggiante Gaia Tancredi - sul Corriere di Siena, pagina 5 - scriveva che Ceccuzzi si sarebbe dimesso se, oltre a Bezzini, fosse spuntato un altro candidato per la Provincia. "Pd, Franco Ceccuzzi lascia se spunta il secondo candidato": ne spuntarono financo due, ma Franchino non lasciò la poltrona di segretario comunale, che gli serviva per iniziare a conoscere le principali Vie e Piazze della città di cui sapeva sarebbe diventato Sindaco.Fece di tutto e di più, per non arrivare a quelle Primarie, che ora rivendica come imprescindibili. "Ma mi faccia il piacere", avrebbe detto un grande conterraneo del suo punto di riferimento politico della prima legislatura,il mastelliano Paolo Del Mese da Pontecagnano Faiano. Ma mi faccia il piacere!
Non pago di questa giravolta spaziale, ora il Nostro - nel clima preprimarie - si batte anche per la meritocrazia: da che pulpito, verrebbe da dire. Ci vuole davvero una bella faccia bronzea. Ma lo sa che ruolo avrebbe lui, se ci fosse sempre il Pci di una volta? Non rispondiamo, per non essere impietosi: di certo, non correrebbe da Sindaco in pectore...
L'unica cosa, però, di cui non può proprio parlare - neppure con la faccia bronzea che si ritrova -, è la questione morale: quello, proprio no!
Forse, però, c'è un'altra chiave di lettura, concernente la ceccuzziana svolta meritocratica. Non vorrà mica fare fuori Mussari Giuseppe - che non è diventato certo banchiere in modo meritocratico - dalla poltrona della Banca più antica e più trendy del mondo?
Nb Napoli docet: per le Primarie, suggerisco di sorvegliare bene l'attività dei seggi. Vero è che le indicazioni si danno prima (e che il vincitore si conosce prima, altrimenti che Primarie sarebbero?): comunque, i piddini onesti controllino, per non avere brutte sorprese...
Come se Acampa improvvisamente diventasse personaggio dall'irreprensibile moralità...
Ceccuzzi è sempre stato freddino alquanto con le Primarie, soprattutto nel senso aperto del termine. Era chiaro che le avrebbe accettate, solo allorquando fosse stato strasicuro di vincerle: evidentementi, la candelora lo ha portato alla suddetta convinzione, quindi ora vai con le Primarie. Ce ne occuperemo, molto.
Per ora, basti ricordare che il 26 novembre 2008, la spumeggiante Gaia Tancredi - sul Corriere di Siena, pagina 5 - scriveva che Ceccuzzi si sarebbe dimesso se, oltre a Bezzini, fosse spuntato un altro candidato per la Provincia. "Pd, Franco Ceccuzzi lascia se spunta il secondo candidato": ne spuntarono financo due, ma Franchino non lasciò la poltrona di segretario comunale, che gli serviva per iniziare a conoscere le principali Vie e Piazze della città di cui sapeva sarebbe diventato Sindaco.Fece di tutto e di più, per non arrivare a quelle Primarie, che ora rivendica come imprescindibili. "Ma mi faccia il piacere", avrebbe detto un grande conterraneo del suo punto di riferimento politico della prima legislatura,il mastelliano Paolo Del Mese da Pontecagnano Faiano. Ma mi faccia il piacere!
Non pago di questa giravolta spaziale, ora il Nostro - nel clima preprimarie - si batte anche per la meritocrazia: da che pulpito, verrebbe da dire. Ci vuole davvero una bella faccia bronzea. Ma lo sa che ruolo avrebbe lui, se ci fosse sempre il Pci di una volta? Non rispondiamo, per non essere impietosi: di certo, non correrebbe da Sindaco in pectore...
L'unica cosa, però, di cui non può proprio parlare - neppure con la faccia bronzea che si ritrova -, è la questione morale: quello, proprio no!
Forse, però, c'è un'altra chiave di lettura, concernente la ceccuzziana svolta meritocratica. Non vorrà mica fare fuori Mussari Giuseppe - che non è diventato certo banchiere in modo meritocratico - dalla poltrona della Banca più antica e più trendy del mondo?
Nb Napoli docet: per le Primarie, suggerisco di sorvegliare bene l'attività dei seggi. Vero è che le indicazioni si danno prima (e che il vincitore si conosce prima, altrimenti che Primarie sarebbero?): comunque, i piddini onesti controllino, per non avere brutte sorprese...
sabato 5 febbraio 2011
Massimo Guasconi (II): lo smemorato della Cna...
Torniamo volentieri ad occuparci di Massimo Guasconi, il grand commis senese che scrisse di Galaxy vincente, sei mesi prima della gara d'appalto (vedasi post precedente).
Tutto dietro ai vestiti da scegliere ed alle cotonature più ricercate, dall'inchiesta su Galaxy (di cui è un personaggio minore, ma ben presente in momenti importanti, sui quali, magari, un giorno dovrà riferire in Tribunale come teste) esce il quadro di un Guasconi un pochino leggero, quanto a memoria.Niente di drammatico, ma indubbiamente uno che passa da una presidenza all'altra, deve avere l'ippocampo funzionante al meglio, no?
Doveva ricordarsi di non scrivere niente sull'accordo già raggiunto con Galaxy, ed invece - come visto - ha messo tutto nero su bianco, e dato alle stampe; c'è poi una interessante intercettazione che ce lo palesa come lo "smemorato della Cna" (allora ne era Presidente, prima di diventare il numero uno della Camera di commercio, carica che ricopre dal giugno 2009). La Cna - per chi non lo sapesse - con i suoi circa 4500 iscritti, è la vera cinghia di trasmissione tra la Casta di Siena e la piccola e media impresa del Senese: sempre all'ombra di Babbo Monte, ovviamente.
La futura indagata Francesca Andreini, titolare dell'agenzia immobiliare Case e ville di Monteriggioni, il 4 dicembre 2009, alle 8 e 50 di mattina, lo chiama, e gli ricorda l'appuntamento per il lunedì successivo in Provincia, per parlare con il Presidente Simone Bezzini: lui, il Guasconi, se n'era dimenticato...
Tutto dietro ai vestiti da scegliere ed alle cotonature più ricercate, dall'inchiesta su Galaxy (di cui è un personaggio minore, ma ben presente in momenti importanti, sui quali, magari, un giorno dovrà riferire in Tribunale come teste) esce il quadro di un Guasconi un pochino leggero, quanto a memoria.Niente di drammatico, ma indubbiamente uno che passa da una presidenza all'altra, deve avere l'ippocampo funzionante al meglio, no?
Doveva ricordarsi di non scrivere niente sull'accordo già raggiunto con Galaxy, ed invece - come visto - ha messo tutto nero su bianco, e dato alle stampe; c'è poi una interessante intercettazione che ce lo palesa come lo "smemorato della Cna" (allora ne era Presidente, prima di diventare il numero uno della Camera di commercio, carica che ricopre dal giugno 2009). La Cna - per chi non lo sapesse - con i suoi circa 4500 iscritti, è la vera cinghia di trasmissione tra la Casta di Siena e la piccola e media impresa del Senese: sempre all'ombra di Babbo Monte, ovviamente.
La futura indagata Francesca Andreini, titolare dell'agenzia immobiliare Case e ville di Monteriggioni, il 4 dicembre 2009, alle 8 e 50 di mattina, lo chiama, e gli ricorda l'appuntamento per il lunedì successivo in Provincia, per parlare con il Presidente Simone Bezzini: lui, il Guasconi, se n'era dimenticato...
giovedì 3 febbraio 2011
Galaxopoly: l'ingenuità di Massimo Guasconi...
Massimo Guasconi è il Presidente della Camera di commercio di Siena, dal giugno 2009; in precedenza, era stato il numero uno della Cna, grande serbatoio della Casta di Siena. Nel suo Curriculum vitae, si parte dal 1993, quando era amministratore unico della Tureco Srl: ma ma nei suoi primi 32 anni di vita, che professione ha svolto il Guasconi? Non lo poteva indicare, nel curriculum? Forse l'eretico avrà cercato male... Cinquantenne dall'aria pacata, mai mezzo capello fuori posto, impossibile da vedere non incravattato, nel marzo 2007 ha commesso un errore di quelli grossi, fornendo un assist con i fiocchi agli inquirenti. Qualche buffetto di rimprovero, quelli che contano (specialmente Quello che conta...), glielo avranno dato.
Forse troppo concentrato nella cotonatura, non si è accorto di scrivere una cosa che i potenti di Siena già ben sapevano, ma che si doveva tenere segreta, segretissima!
"L'accordo siglato con il fondo Galaxy è un passo decisivo per lo sviluppo del nostro aeroporto...i nostri complimenti vanno dunque alla Bana Mps, al Presidente dell'aeroporto Enzo Viani e a tutti gli altri soci istituzionali che hanno lavorato affinchè Galaxy decidesse di investire sul nostro territorio".
Peccato che queste cose le scrivesse - sul giornale della Camera di commercio, nero su bianco - appunto nel marzo del 2007: circa 6 mesi prima della farsesca gara d'appalto del 10 settembre 2007.
La Casta di Siena, anche in quell'occasione, ha dimostrato di essere antiveggente: di sapere davvero guardare avanti...
Forse troppo concentrato nella cotonatura, non si è accorto di scrivere una cosa che i potenti di Siena già ben sapevano, ma che si doveva tenere segreta, segretissima!
"L'accordo siglato con il fondo Galaxy è un passo decisivo per lo sviluppo del nostro aeroporto...i nostri complimenti vanno dunque alla Bana Mps, al Presidente dell'aeroporto Enzo Viani e a tutti gli altri soci istituzionali che hanno lavorato affinchè Galaxy decidesse di investire sul nostro territorio".
Peccato che queste cose le scrivesse - sul giornale della Camera di commercio, nero su bianco - appunto nel marzo del 2007: circa 6 mesi prima della farsesca gara d'appalto del 10 settembre 2007.
La Casta di Siena, anche in quell'occasione, ha dimostrato di essere antiveggente: di sapere davvero guardare avanti...
mercoledì 2 febbraio 2011
Mps: mignotte Presidente Silvio?
Uno dei tanti, legittimi motivi di vanto della corazzata mussariana in questo incipit di 2011 che promette bene per Mps, oltre al vino 1472 ed alle felpe (la cui uscita stiamo tutti aspettando: altro che saldi, che nessuno compri un maglione, se non mussariano, d'ora in avanti...), è il fatto che il conto del ragionier Spinelli con cui - secondo la Procura di Milano - Silvio Berlusconi pagava le sue escort (ma mignotte, non si può più dire?), è un conto montepaschino, ma proprio montepaschino Docg, più del vino di cui sopra.
Filiale presso il centro direzionale Palazzo Vasari, Milano 2, Segrate (Cab 206003), scrive Piero Colaprico su Repubblica di oggi (pagina 9, "Spunta Noemi nel conto segreto - i bonifici del ragionier Spinelli per la madre della ragazza di Casoria"). Altro che Intesa, Unicredit o altro: proprio Mps!
Non capisco perchè gli house organ locali di Mps (Corriere di Siena e Nazione) non lo scrivano, non lo enfatizzino: dovrebbero esserne orgogliosi, no? Dovremmo esserlo tutti, no? Che c'è di più trendy, di essere la banca scelta dal Cavaliere per foraggiare il bunga bunga? Davvero non capisco.
Ovviamente, Mussari Giuseppe non sapeva niente di questo conto, tantomeno dell'uso che ne veniva fatto (non può mica conoscere il nome di tutti i correntisti del Monte, che Lui - da vero uomo di sinistra - considera tutti uguali...); ed inoltre - pare superfluo dirlo - il conto incriminato non concerne minimamente la senesissima Elisa Toti, la 32enne che frequenta la villa di Arcore. Lei - come ha detto da Vespa ieri sera -, ogni tanto chiama, Silvio risponde, fanno due chiacchiere sul più e sul meno al cellulare, poi lui, galante come sempre, la invita a cena e lei - se non ha di meglio - accetta volentieri. Vuoi mettere avere l'onore di ascoltare le barzellette di Silvio dal vivo, la musica melodica del menestrello Apicella, di abbeverarsi alle pillole di giornalismo di inchiesta di Emilio Fede: si mangia, si beve (solo Coca cola light, ha detto Carlo Rossella: si sta attenti anche all'eccesso di calorie!), poi due salti nella discoteca della villa, e via a nanna, all'Olgettina. Il giorno dopo, ci si alza presto: inizia una nuova, defatigante giornata di fotomodella. Altro che bunga bunga, altro che quello che insinuano i soliti malevoli (anzi, diciamola tutta: chi fa certe allusioni, lo fa solo per invidia, perchè vorrebbe esserci lui, ad Arcore, tiè).
Sta venendo su bene, questa bella ragazza nostrale: il Corriere di Siena - che la porta in palmo di mano -, le pronostica financo l'isola dei famosi. Wow. Mi sembrerebbe, comunque, pienamente meritato: famosa, ormai, è diventata. Brava, è brava.
Credo, quindi, che anche Siena dovrebbe onorarla come si conviene.
Per il Mangia, forse è presto; si potrebbe optare per il Santa Caterina d'oro, no?
Raffaele Ascheri
Filiale presso il centro direzionale Palazzo Vasari, Milano 2, Segrate (Cab 206003), scrive Piero Colaprico su Repubblica di oggi (pagina 9, "Spunta Noemi nel conto segreto - i bonifici del ragionier Spinelli per la madre della ragazza di Casoria"). Altro che Intesa, Unicredit o altro: proprio Mps!
Non capisco perchè gli house organ locali di Mps (Corriere di Siena e Nazione) non lo scrivano, non lo enfatizzino: dovrebbero esserne orgogliosi, no? Dovremmo esserlo tutti, no? Che c'è di più trendy, di essere la banca scelta dal Cavaliere per foraggiare il bunga bunga? Davvero non capisco.
Ovviamente, Mussari Giuseppe non sapeva niente di questo conto, tantomeno dell'uso che ne veniva fatto (non può mica conoscere il nome di tutti i correntisti del Monte, che Lui - da vero uomo di sinistra - considera tutti uguali...); ed inoltre - pare superfluo dirlo - il conto incriminato non concerne minimamente la senesissima Elisa Toti, la 32enne che frequenta la villa di Arcore. Lei - come ha detto da Vespa ieri sera -, ogni tanto chiama, Silvio risponde, fanno due chiacchiere sul più e sul meno al cellulare, poi lui, galante come sempre, la invita a cena e lei - se non ha di meglio - accetta volentieri. Vuoi mettere avere l'onore di ascoltare le barzellette di Silvio dal vivo, la musica melodica del menestrello Apicella, di abbeverarsi alle pillole di giornalismo di inchiesta di Emilio Fede: si mangia, si beve (solo Coca cola light, ha detto Carlo Rossella: si sta attenti anche all'eccesso di calorie!), poi due salti nella discoteca della villa, e via a nanna, all'Olgettina. Il giorno dopo, ci si alza presto: inizia una nuova, defatigante giornata di fotomodella. Altro che bunga bunga, altro che quello che insinuano i soliti malevoli (anzi, diciamola tutta: chi fa certe allusioni, lo fa solo per invidia, perchè vorrebbe esserci lui, ad Arcore, tiè).
Sta venendo su bene, questa bella ragazza nostrale: il Corriere di Siena - che la porta in palmo di mano -, le pronostica financo l'isola dei famosi. Wow. Mi sembrerebbe, comunque, pienamente meritato: famosa, ormai, è diventata. Brava, è brava.
Credo, quindi, che anche Siena dovrebbe onorarla come si conviene.
Per il Mangia, forse è presto; si potrebbe optare per il Santa Caterina d'oro, no?
Raffaele Ascheri
martedì 1 febbraio 2011
Galaxopoly: la bilocazione del Biscardi...
Ritorniamo, finalmente, a parlare di Galaxopoly: lo so, ho aspettato troppo. Il fatto è, che c'è così tanto di cui scrivere, ho una montagna di arretrati, quindi...ciò detto, si riparte. Anzi, si decolla!
Una new entry di un certo peso è quella di Lorenzo Biscardi. Nativo di Certaldo, classe 1955, residente a Poggibonsi, è un tipico esempio del rampantismo valdelsano che fa tanto Casta di Siena. Nel 2007 (fino al 3 dicembre), era il Presidente del Consiglio di amministrazione dell'aeroporto di Ampugnano.
Quel maledetto 10 settembre 2007 - il giorno della farsesca gara d'appalto già decisa prima di iniziare, secondo gli inquirenti -, il Biscardi sarebbe dovuto essere a Siena, in Piazza Salimbeni, per presenziare all'inizio (almeno a quello!) delle "operazioni". Alle 9, 30, quindi, si sarebbe dovuto trovare in Piazza Salimbeni. Unico problemino: non c'era!
Il nostro pare abbia sei cellulari (Luciano Moggi, al confronto, era un neofita...); gli inquirenti sono agevolmente risaliti al fatto che, dal traffico di una di queste sei utenze, l'ottimo Biscardi quel giorno (o quantomeno quella mattina) non era a Siena. Alle 10 e 22 - invece di essere in Piazza Salimbeni - era a Roma; alle 14 e 37, per esempio, a Fiano Romano (la patria di Sabrinona Ferilli, sempre sia lodata: è anche del Pd...), alle 16 e 02 verso Sinalunga, poi a San Gimignano. Insomma, tra Lazio e Toscana, ma non a Siena: almeno non fino alle 16 e trenta.
E non è finita qui: ben due verbali della suddetta gara d'appalto, attestano la presenza del Biscardi in Piazza Salimbeni, almeno all'inizio della gara (se così ci ostiniamo a volerla chiamare...), appunto alle 9 e trenta di mattina. Che dire?
Vista la deriva filopapalina del Monte dei Paschi (con la Fondazione, formalmente, nelle mani del devotissimo Gabriellone), è probabile che Biscardi abbia avuto una bilocazione, tipo San Pio (o padre Pio che dir si voglia): una parte di lui era in viaggio per l'Italia; una parte, invece, nella sede della banca. Sì, proprio di quella che fa il vino buono e le felpe fashion...
Raffaele Ascheri
Una new entry di un certo peso è quella di Lorenzo Biscardi. Nativo di Certaldo, classe 1955, residente a Poggibonsi, è un tipico esempio del rampantismo valdelsano che fa tanto Casta di Siena. Nel 2007 (fino al 3 dicembre), era il Presidente del Consiglio di amministrazione dell'aeroporto di Ampugnano.
Quel maledetto 10 settembre 2007 - il giorno della farsesca gara d'appalto già decisa prima di iniziare, secondo gli inquirenti -, il Biscardi sarebbe dovuto essere a Siena, in Piazza Salimbeni, per presenziare all'inizio (almeno a quello!) delle "operazioni". Alle 9, 30, quindi, si sarebbe dovuto trovare in Piazza Salimbeni. Unico problemino: non c'era!
Il nostro pare abbia sei cellulari (Luciano Moggi, al confronto, era un neofita...); gli inquirenti sono agevolmente risaliti al fatto che, dal traffico di una di queste sei utenze, l'ottimo Biscardi quel giorno (o quantomeno quella mattina) non era a Siena. Alle 10 e 22 - invece di essere in Piazza Salimbeni - era a Roma; alle 14 e 37, per esempio, a Fiano Romano (la patria di Sabrinona Ferilli, sempre sia lodata: è anche del Pd...), alle 16 e 02 verso Sinalunga, poi a San Gimignano. Insomma, tra Lazio e Toscana, ma non a Siena: almeno non fino alle 16 e trenta.
E non è finita qui: ben due verbali della suddetta gara d'appalto, attestano la presenza del Biscardi in Piazza Salimbeni, almeno all'inizio della gara (se così ci ostiniamo a volerla chiamare...), appunto alle 9 e trenta di mattina. Che dire?
Vista la deriva filopapalina del Monte dei Paschi (con la Fondazione, formalmente, nelle mani del devotissimo Gabriellone), è probabile che Biscardi abbia avuto una bilocazione, tipo San Pio (o padre Pio che dir si voglia): una parte di lui era in viaggio per l'Italia; una parte, invece, nella sede della banca. Sì, proprio di quella che fa il vino buono e le felpe fashion...
Raffaele Ascheri
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