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domenica 6 maggio 2012

Report e i bovi di Colonnino...


      Da che parte cominciare? Bella domanda, bella domanda. Come spesso fa l'eretico, si inizia dalla fine, con la Gabanelli, padrona di casa, che spiega come Mussari, Mancini e Ceccuzzi abbiano rifiutato di farsi intervistare, rinunciando tout court a dire la loro sulle cose senesi: consueto boomerang mediatico, che la dice lunga sullo spessore dei tre (quello della Provincia giustamente non è stato neanche preso in considerazione), e sulla capacità di affrontare domande scomode che a Siena nessuno osa fargli.
Unico ed ultimo paladino del Sistema Siena, Stefano Bisi, ormai sempre più soldato nipponico pronto a difendere perinde ac cadaver una causa ormai persa: incapace di ogni forma di autocritica, anzi pronto ad affermare che il Sistema Siena andrebbe semmai rafforzato, invece che smantellato. Gli mancava giusto la bandana con le palle montepaschine al posto del Sol levante...

  Ciò che dobbiamo fare, riflettendo sui 60 minuti reportiani, è cercare di immaginare l'impatto del reportage su di un montanaro di un maso dolomitico, oppure della casalinga di Voghera, ovvero di un parcheggiatore abusivo partenopeo: che immagine avranno ricevuto, della città?
 Quella di una realtà corrotta, collusa con poteri tutt'altro che democratici, piena di silenzi ed ambiguità. Un'immagine, purtroppo, aderente al vero. Una città che ha cullato il suo delirante sogno di grandeur, e poi ci ha battuto la bocca.
 Sì, nel lungo servizio c'è stata qualche imperfezione, qualche sbavatura: Mussari fatto passare dalla Gabanelli come ex democristiano (se la sarà presa a bestia, Lui così orgoglioso della sua autocertificata sinistrorsità...) insieme a Gabriellone Mancini; una certa carenza di analisi sull'inossidabile (fino al 27 aprile) potere del Pci-Pds-Ds-Pd (Franchino se li è fatti tutti, uno dopo l'altro...), e qualche altra inezia.
La sostanza, però, c'è tutta: soprattutto perchè è la prima volta che la Siena mussarizzata viene mostrata a qualche milione di persone oltre la Tressa e la Foenna. Questo è il dato sostanziale. Almeno forse la smetteranno, in Fortezza a fine estate, di parlare di Buon governo e di Città-modello per il Pd. Se vorranno continuare, ci sarà un pochina più di gente che si metterà a ridere.

 Ci sarà tempo e modo, poi, per analizzare i singoli buchi neri proposti da Paolo Mondani: il ruolo della massoneria (Grande Oriente d'Italia) nelle cose senesi; il licenziamento dalla Fondazione di un manager come Nicola Scocca al quale semmai si sarebbe dovuto dare una medaglia al merito, vista la sua onesta lungimiranza; il caso Alexandria, di cui questo blog ha fornito una succulenta anticipazione, a suo tempo; i soldini dati all'amico costruttore di Verdini (come ampiamente ricostruito nel mio recente libro su Mussari), et alia.

 Per ora, andiamo a lettino con in mente la lezione del professor Colonna sul Palio e, anche, sul Sistema Siena: ad imperitura memoria. "Prima, se i bovi del Palio avevano la diarrea, pagava tutto la Fondazione; ora invece la diarrea l'hanno fatta venire a noi!".

Ps Gli argini della censura praticata dal Sistema Siena stanno finalmente cedendo, uno dopo l'altro; suggerisco ai lettori di andare su Panorama on line,  quando hanno tempo e voglia.
 Potrebbero esserci sorprese: una volta, fino a poco tempo fa, assolutamente inimmaginabili...

venerdì 4 maggio 2012

Report in arrivo...


   
     Il count-down è ormai iniziato (prencipiato, direbbe qualcuno in Giunta...): fra poco più di 48 ore, su Raitre andrà in onda una trasmissione che cambierà il modo in cui il Potere di Siena è visto e vissuto in Italia. Non la città, sia ben chiaro: bensì il Potere dell'oligarchia senesota, del Sistema Siena, della Casta di Siena, insomma.
L'eretico premette di non avere visto l'intera puntata, quindi domenica sera (alle 21,30) sarà una deliziosa primizia anche per lui. Diciamo che avendo avuto l'onore (più che l'onere) di collaborare con il giornalista Paolo Mondani che ha realizzato il tutto, qualche cosa so e qualche altra cosa posso immaginare (altre cose, magari, saranno sorprese totali...).

  L'impatto sarà forte, forse devastante: in una città che dal punto di vista mediatico è abituata da anni ed anni ad una stomachevole omertà e ad una vomitevole tendenza alla censura, sarà comunque una boccata d'acqua fresca. Si potrebbe dire, a prescindere...
Di fronte al botto, i castisti avranno tre sole possibilità: scegliere il silenzio assordante (vedasi i libri dello scrivente), oppure la minimizzazione, ovvero infine una strategia d'attacco a tutto tondo.
La prima possibilità, pur presente, è quasi da scartare: di fronte a 60 minuti 60 di shock mediatico con 4 milioni di spettatori (più la sopravvivenza internettiana), non si può fare finta di niente. La frittata è troppo grossa.
La seconda chance è quella di minimizzare il tutto: "il servizio è stato sì duro, ma insomma ormai certe cose sono risapute, quel che è fatto è fatto, guardiamo al futuro, ora c'è Profumo...". Direi da scartare anche questa, visto che Report farà - come è lodevolmente abituata a fare - nomi e cognomi, quindi si parlerà di personaggi di solito off limits per i pennivendoli locali.
Si andrà a finire, così, al terzo caso di specie: il vittimismo mediatico, la sindrome di accerchiamento. Extrema ratio (disperatissima) di fronte allo sputtanamento siderale. "Il gioiellino medievale dà fastidio a molti, in Italia, e suscita invidie e scatena appetiti": quante volte è risuonata questa pietosa giustificazione aprioristica, quante volte ho provato a smontarla. Tra l'altro, Report è su Raitre, tradizionale Rete della sinistra. E posso assicurare che Paolo Mondani tutto è, fuorchè uomo del centrodestra.
 Che nessuno, poi, osi dire che si attacca Siena in un momento di semicommissariamento: posso di nuovo assicurare che Mondani ha iniziato a lavorare alacremente sulla città del Palio quando ancora i monaciani facevano flanella con Franchino il Ceccuzzi a tutte le ore.

 Nell'ottobre del 2009, l'eretico organizzò un incontro pubblico per denunciare il silenzio e la censura dei media senesi sulla questione morale nel Senese: la manifestazione fu un totale insuccesso, dal punto di vista delle presenze fisiche (c'era Adriano Fontani, una delegazione del Comitato di Ampugnano capitanata dall'avvocato Mariani, l'allora Consigliere comunale Mario Ascheri e qualche altro cane sciolto).
Con non trattenuta soddisfazione, Stefano Bisi qualche giorno dopo parlò di "quattro gatti" presenti quel sabato pomeriggio d'ottobre in Piazza Tolomei (La Nazione, come d'abitudine, stette in totale silenzio, per non sbagliare). Tutto sommato, il Bisi aveva ragione.
Chissà cosa dirà e scriverà, adesso che i 4 gatti di Piazza Tolomei stanno per diventare 4 milioni...

 Ps Montaggio mondaniano permettendo, nel corso della puntata apparirà anche un'intervistina con un notissimo personaggio senese (non altissimo, tartuchino senza essere il Guideri, dalla battuta caustica e salace...). L'eretico, presente al momento dell'intervista realizzata agli orti del Tolomei, si sentì quasi male dal ridere, dopo le prime due o tre battute.
Come si dice in questi casi, da non perdere: per una sera, fanculo al calcio...

giovedì 3 maggio 2012

Sanità e politica: le amnesie (monaciane) di Enrico Rossi...

    Obtorto collo, questo articolo inizierà con un complimento al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: in Regione, infatti, ieri è passata la proposta di rendere più facile (o meno difficile) l'accesso agli antidolorifici derivati dalla cannabis. La Toscana, in questo, si inserisce sulla scia degli Stati Uniti e dell'Inghilterra (Queen Victoria usava lenire perfino i dolori mestruali con l'uso della cannabis, pare).
Non si può poi non registrare il per lui positivo responso del sondaggio Monitoregione (dell'istituto Datamonitor), che colloca il Rossi al secondo posto nel gradimento, fra i Presidenti di Regione (ma inquieta che un ipersputtanato come il ciellino Roberto Formigoni - scaricato anche dal braccio spirituale del movimento - si attesti comunque sul 51,7%, contro il 58,6% del moralizzatore della politica toscanota).

  Visto che del marito dell'ex Direttore generale dell'Asl senese ( dottoressa Laura Benedetto) si scrive, però, gioverà ricordare ai distratti ed agli ignoranti un passaggio, uno snodo fondamentale per capire la politica toscana di questo incasinato 2012 (leggasi Consiglio comunale senesota, ma non solo).
Adesso il Rossi arriva a Siena, e richiama al "senso di responsabilità" i transfughi piddini, invitandoli ad accordi per salvare la città dal Commissario ad acta. Lui, in effetti, di accordi si intende parecchio: nella primavera del 2008, infatti, siglò in modo informale quello fra lui stesso (in rappresentanza di Enrico Rossi) ed Alberto Monaci. Il Monaci ottenne la Presidenza del Consiglio regionale (non a caso ancora detenuta, senza che Rossi possa chiederne la testa, chissà perchè...); il Rossi ottenne, a sua volta, il beneplacito monaciano per la Presidenza della Regione, SENZA NEANCHE PASSARE DAL VAGLIO DELLE PRIMARIE, CHE NON CI FURONO.
Nel non ufficiale accordo, furono sacrificati il dottor Tomassini (Direttore Generale Aous) prima, la dottoressa Radice (Direttrice sanitaria) poi. Mano libera allo strapotere monaciano fra le mura ospedaliere, dunque. I due furono sostituiti, non a caso, dal dottor Morello (ancora in carica) e dalla futura signora Rossi, dottoressa Laura Benedetto, area Margherita, Gentiloni in particolare. Grazie al combinato disposto cagionato dall'accordo, sono arrivati a livelli dirigenziali coloro di cui spesso l'eretico si è occupato. I vari Picciolini, Baldi, Franchi, Pioli, Alessandro Piccini, Grazioso, Ghezzi. Il meglio del meglio, dunque. Pura e semplice meritocrazia in salsa senesota.
 Anna Gioia, moglie del suddetto Alberto Monaci, è diventata, come e più di prima, la fisioterapista più potente della Toscana (d'Italia?). Lei nega il familismo monaciano, e sbandiera il fatto di non avere fatto chissà quale carriera. Sorge però spontaneo un dubbio: può - legge alla mano - fare carriera una fisioterapista? Fra le varie soddisfazioni della sua vita, l'eretico le consiglia sommessamente di accontentarsi di fare cadere in modo definitivo Franchino il Ceccuzzi: il quale fortemente la pretese nel "suo" Consiglio comunale, quando ancora non giocava a fare il discontinuatore di maniera.
L'onda lunga di questo accordo Rossi-Monaci del 2008, tra l'altro, potrebbe avere provocato qualche grattacapo legale (potenziale, reale?) alla Sanità locale; non a caso, è fresca la notizia dell'approdo all'Asl 7 del nuovo Direttore amministrativo, Roberta Volpini. La quale, sempre non a caso, è un avvocato, proveniente dall'Asl empolese, ove dirigeva l'Unità operativa degli affari legali. Un avvocato d'esperienza, potrebbe ben tornare utile, no?

Ps Non c'entra niente, ma non si può non scriverlo: oggi inizia, in casa Mps, l'era Profumo. Ovviamente se ne riparlerà, magari quando arriverà l'aumento di capitale che allontanerà per sempre la Banca da Siena.
 Per ora, con ben oliata sinergia, l'eretico rimanda al blog del Santo, per un buon lavoro a Profumo. In musica...

mercoledì 2 maggio 2012

Montalcino al voto: a perdere è la politica!

  "Nell'interesse della collettività ilcinese...sono necessari massima chiarezza, trasparenza e meno linciaggi mediatici", dichiarava, tutto impettito, il Sindaco di Montalcino Maurizio Buffi all'indomani della deflagrazione di Brunellopoli (aprile 2008). I "linciaggi mediatici" (del giornalista Fittipaldi    dell'Espresso)  NON  erano assolutamente tali, come i patteggiamenti delle grandi ditte di Brunello hanno palesemente dimostrato; essendo poi in terra di Siena, la "massima chiarezza e la trasparenza" sono andati a farsi fottere nel momento in cui venivano pronunciate da colui che, per tre giorni ancora, rappresenta il Comune di Montalcino (per la ricostruzione della vicenda, non posso non rimandare al mio Le mani sulla città, con il Capitolo "Montalcino, sbornia mediatica o furbetti delle vigne?", pagg. 12-21).
L'unico ad uscirne davvero bene è stato Franco Biondi-Santi, con il suo leggendario vino: a dimostrazione del fatto che buon sangue, almeno in questo caso, non mente...

    Perchè  l'unica cosa certa e sicura del voto di domenica, è che Maurizio Buffi NON sarà più il primo cittadino ilcinese: cosa che - va detto - dovrebbe rallegrare tutti i cittadini di Montalcino, Torrenieri e zone limitrofe. Almeno a qualcosa serviranno, queste strane elezioni.
Perchè strane? Per un semplice motivo: perchè sono elezioni con due sole liste, fra le quali spicca la totale assenza di quella di centrodestra. Caso forse unico nello stivale, nella terra del Brunello si va a votare senza la presenza fisica dell'opposizione berlusconiana. Cosa che non può non inquietare anche chi il Pdl non l'ha mai votato.
Allora Montalcino, la rossa Montalcino svolta ulteriormente a sinistra, diventa più rossa del suo vino?
Altra stranezza: manco per niente! Si sfidano fra quattro giorni (si vota anche il lunedì, ad un solo turno) due personaggi di estrazione familiare democristiana, poi confluiti nel Pd che tutto raccatta (salvo poi lasciare per strada, come a Siena con la fronda monaciana, benedetta a Roma da Fioroni).
 Rifondazione e Di Pietro, a conferma di quanto appena detto, sono per l'astensione, non presentando loro candidati (come appunto il Pdl).
La Lista civica guidata dal Cesarini, è capitanata da uno che era il vicesindaco del povero Massimo Ferretti (Sindaco scomparso per infarto nel 2007), che gli subentrò per un anno post mortem,  quindi sulla scena politica ilcinese da una vita.
L'altro contendente - ovviamente favorito - è il giovane (per la politica: 41 anni) avvocato civilista Silvio Franceschelli. Le persone con cui l'eretico ha parlato, lo hanno descritto nel complesso in modo positivo, e di questo si prende atto; certo che l'investitura della Casta senese, con l'arrivo finale di Enrico Rossi, agli occhi ereticali, non giova affatto. Apparentato con Sel e con i Riformisti, financo Bobo Craxi è venuto a lanciarlo verso l'agognato desiderio. Magari sarebbe arrivato fino a lassù anche Hollande, se non ci fosse stata questa curiosa coincidenza fra il voto francese e quello ilcinese.
Pare che il futuro Sindaco sia compagno di Elisa Meloni, Segretario provinciale del Pd.
Così almeno lui, da avvocato, le potrà finalmente spiegare la differenza fra un piccolo illecito amministrativo e l'azione della Procura della Repubblica: un paio di estati fa, all'alba di Galaxopoly, la Meloncina ancora non l'aveva capito...

Ps Questo triste teatrino ilcinese l'eretico lo vuole concludere dicendo come voterebbe lui, se fosse residente in loco: per me, Ilio Raffaelli sarebbe ancora, nonostante gli 86 anni, il migliore dei Sindaci possibili. Sforna un libro dopo l'altro, conosce la realtà ilcinese intra ed extra moenia meglio di chiunque altro, è di un'onestà adamantina. No, in effetti non può più fare il Sindaco...

martedì 1 maggio 2012

Capitale della Cultura; forse arriva il Commissario: ma non Montalbano...

 
  Ancora una volta, l'eretico torna a parlare della vexata quaestio di Siena Capitale della Cultura. La posizione del blog, ormai, è nota a tutti i lettori: noi si pinta forte per Bari, con testimonial la roboante D'Addario (frase cult? "La più pulita, a Bari, sono io!").
In subordine, ci piacerebbe trionfasse Catanzaro (senza fare facili rimandi mussariani): dove la Provincia, almeno sul fronte della Cultura, pare stia lavorando benone. Lì c'è una "grintosa" (secondo Il Fatto) Presidente, tale Wanda Ferro, che si dà da fare:
"Da anni, con puntiglioso orgoglio (rispetto all'odierno panorama istituzionale che sbarra tutto, musei compresi) la Ferro semina massicce dosi di iniziative su tutto il territorio...come il Parco delle Biodiversità...Intersezioni, altro progetto di scultura contemporanea...e il MARCA, Museo delle Arti Catanzaro, nato nel 2008 come polo museale dove convivono arte antica e contemporanea" (Claudia Colasanti, pagina 15, 26 aprile).
Quello della Provincia, nel Senese, che fa? Boh. Ma non spariamo sulla Croce rossa, ed occupiamoci di Commissari: non di quello che potrebbe arrivare in Comune (Ad acta: che vorrà dire, si alambiccherà qualcuno...); bensì di Montalbano, alias Luca Zingaretti. Il notissimo attore romano - tra l'altro fratello del Presidente della Provincia di Roma - nel triennio 2006-2009 organizzava a Siena il Festival del documentario denominato "Haivistomai". Si prendeva una bella paccata di soldi dalla Fondazione Mps (circa 150mila euroni); ebbene, questa rassegna a Siena NON ci sarà più: il Commissario Montalbano ABBANDONA SIENA, PREFERENDOLE ALTRI LIDI TOSCANI. Uno smacco incredibile, deciso dall'attore - che adesso sta girando un film su Paolo Borsellino - allorquando ha saputo che non solo era finito il burro della Fondazione (e quindi del Comune), ma anche che alla rassegna (sia consentito: fallimentare) organizzata dal panificatore Antonio Sclavi era stato concesso un piccolo, ma significativo, contributo di 10mila euri. Che per lui non c'erano.
Nella Siena ceccuzziana, almeno qualche spiccio per lo Sclavi si raccatta, per Luca Zingaretti no.
Giusto così: uno si proclama l'uomo più potente di Siena, quell'altro è un borgataro romano che ha avuto la ventura di azzeccare un paio di interpretazioni, e che ora vorrebbe fare anche il mecenate per i giovani documentaristi.
L'Assessore Lucia Cresti - sempre così solerte e puntigliosa nel difendere le scelte in campo culturale, anche in Consiglio comunale - ha niente da dire, al proposito (e senza offendersi se uno osa tirarla in ballo)?
E ancora: il budget di questa propostona di Siena Capitale della Cultura risulta essere di 160mila euroni (160 stanziati dal Cenni, 100 dal Monte): come vengono spesi, questi dindini? Chi se li mette in tasca, per essere ancora più chiari?

Ps Un appello ereticale al Commissario ad acta (se verrà): ritiriamola, questa candidatura. Arrendiamoci, alziamo le mani. Questa Siena - come scritto - non la merita proprio, la prestigiosa candidatura. Anche perchè quelli che sfacciatamente la sostengono, sono proprio quelli che hanno portato sul baratro la città, anche dal punto di vista dell'offerta culturale. Non fa un pochino pensare, tutto questo? 

lunedì 30 aprile 2012

Gli sponsor di Franchino: Enrico Rossi e Santa Caterina...

 
   L'eretico chiede pietà, in quest'ultimo dì d'aprile: non ce la fa più a scrivere di Franchino il Ceccuzzi! La gente ne chiede per strada, gli articoli su di lui spopolano sul blog surclassando altri pezzi ben più meritori...con questo 30 aprile, in attesa del 15 maggio, si inizierà un periodo di astinenza ceccuzziana, dunque (salvo clamorose novità, si capisce).
 Oggi chiudiamo l'aprile ceccuzziano (con le focalizzazioni del 3 e del 27) con un articolo concernente i suoi due grandi sponsor calati a Siena tra ieri ed oggi: Santa Caterina ed Enrico Rossi. Ascetica e profetica l'una, ascetico e profetico l'altro: Caterina capace di confrontarsi con Cardinali e Papi, il Rossi - più modestamente - capace di tenere testa al giovin Matteo Renzi, nella tenzone interna al Pd toscano e nazionale. Perchè è bene sapere che il Rossi vorrebbe fare il leader nazionale del Pd, facendo le scarpe agli altri, proprio presentando al Partito le sue credenziali di ottimo (a suo dire) amministratore locale. A dirla tutta, il suo operato sulla Sanità toscana non sembra tutto luci e luci più forti, come lui vuole fare credere: vedremo in futuro, perchè non di questo trattiamo stasera.

 Oggi l'Enrico da Pontedera con furore è tornato - dopo il matrimonio con l'ex Direttore dell'Asl senese Laura Benedetto, protagonista di questo blog la scorsa estate - in Comune: non per risposarsi, ma per dare il suo concreto aiuto politico al dead major walking, cioè allo sfiduciato Franchino (colui che l'ha unito in matrimonio appunto con la Benedetto). Ad uso e consumo della stampa locale, che ha visto bene di evidenziare il pieno feeling fra l'Enrico e Franchino (c'era anche quello della Provincia, ma - come al solito - se n'è accorto solo lui). Condivisione totale fra i due, dunque: e non c'era da dubitarne. Il Bisi stamattina presentava il Rossi come il Gran pacificatore nella faida intestina Monaci-Ceccuzzi, visto che il Rossi Alberto Monaci (Presidente del Consiglio regionale) bene lo conosce, per tanti motivi. In questo momento, ovviamente è più Franchino ad avere bisogno del Presidente, che non il contrario; d'altro canto, però, se salta definitivamente Siena, salta il Pd, almeno a livello toscano, e l'ambiziosissimo Rossi rischia di vedere naufragare le sue ambizioni nazionali, per le quali si prepara da tempo con oculatezza, riuscendo a trovare sponde giornalistiche mica da poco (lo stesso Scalfari, per esempio).

   Ieri pomeriggio, invece, Franchino ha fatto il suo discorsetto su Santa Caterina. In primo luogo, per l'ennesima volta la parola discontinuità è parsa la buffonata che è, se da lui (e dai suoi corifei) pronunciata: un intervento speculare a quello che il Cenni ogni anno faceva (e che l'eretico si è sorbito per tre o quattro volte): il potere prestato, e giù con tutta la bolsa retorica cateriniana. Cenni e Ceccuzzi, pari sono (o forse sono gli stessi a scriverglieli, questi alati interventi? La citazione di Norberto Bobbio legata alla mistica di Fontebranda grida vendetta!).
Esattamente come faceva il paonazzo del Nicchio (forse anche il barbuto Piccini, ma a quell'epoca l'eretico aveva di meglio da fare che perdere tempo ad ascoltare questi discorsetti), Franchino ha cercato di tirare per la giacchetta Caterina:
 "Nel nostro lavoro quotidiano del resto, l'impegno è quello di garantire che anche la nostra città sia luogo dove, NEL SOLCO DEGLI INSEGNAMENTI DI CATERINA, si coltivi il BENE COMUNE, piuttosto che l'interesse particolare".
L'eretico ormai ha raggiunto il livello di insopportazione che Goebbels aveva per la Cultura, quando si offende l'intelligenza altrui con questa boiata del BENE COMUNE: "Quando sento parlare di Bene comune, metto mano alla fondina!", parafrasando lo strettissimo collaboratore hitleriano.
 Uno prima sfascia lo sfasciabile (in compagnia di pochi altri) di una città, poi si mette a fare i discorsi sul Bene comune?
 Ebbene sì, ebbene sì.
Davanti a due alfieri e un tamburino per Contrada, poi, Franchino si è goduto lo spettacolo della sbandierata collettiva in Piazza: visto che la prossima sbandierata collettiva (con un solo alfiere, peraltro) ci sarà il 2 luglio, a pochi minuti dal Palio, sarà sempre Sindaco, o lo spettacolo se lo godrà il Commissario ad acta, con Franchino a rodersi il fegato?

 Comunque, statene ben certi: se Caterina vivesse oggi, sarebbe di certo del Pd. E sarebbe inserita in Consiglio comunale come quota rosa, a mo' di captatio benevolentiae verso l'elettorato cattolico. Ma sarebbe monaciana o ceccuzziana, sponda Massimo Bianchi, l'idolo delle suorine?

Ps Ieri sera, dopo le cerimonie cateriniane, rientro della Comparsa montonaiola, quasi di buio: le ex Priori Anna Carli e Lucia Cresti tutto il tempo accanto, a chiaccherare fitto fitto. Senz'altro del Bene comune...  

domenica 29 aprile 2012

L'eretico a Roma(I): Campo dei fiori

 
 
    Inizia oggi una serie di pezzi romani dell'eretico: un viaggio in una serie di luoghi (più o meno conosciuti) della Città eterna che propongo ai lettori, sperando di invogliarne qualcuno a visitarli e qualcun altro a rivisitarli, magari con rinnovata curiosità.

  Non si poteva non iniziare dal luogo simbolo dello scontro tra ortodossia ed eresia, nonchè dall'unica Piazza di importanza storica, a Roma, a NON avere una Chiesa all'interno del suo perimetro : quel Campo dei fiori, ove giovedì 17 febbraio 1600 fu arso Giordano Bruno, l'eretico impenitente che NON volle sottomettersi alla Chiesa.
 Al centro della Piazza, si staglia l'enorme monumento in sua memoria, creato dalla maestria di Ettore Ferrari, scultore e massone anticlericale, nonchè Consigliere comunale romano a fine Ottocento. Eretta nel 1889 (il 9 giugno, per Pentecoste), la statua affida ai posteri un'immagine pensosa, meditabonda del Bruno. Intorno a lui, 8 medaglioni di altri grandi eretici, martiri del libero pensiero (fra i quali Aonio Paleario, che a Colle Val d'Elsa prese casa e moglie e del quale riparleremo, non appena ce ne sarà il tempo).
Cosa alquanto discutibile (a parere di alcuni, vergognosa), ai piedi della statua si svolge tutti i giorni un mercatino tanto vivace quanto chiassoso (ritratto nel film con la Magnani ed Aldone Fabrizi, del 1943), al punto che, in pratica, il momento migliore per godersi la Piazza ed il monumento è quello del tramonto, o giù di lì: dopo la fine del mercatino (con conseguente, rumorosa, pulizia della Piazza), e prima che sciamino in loco frotte di giovani per la movida romana, specie il venerdì ed il sabato sera.

 Proprio verso le sette di un pomeriggio di aprile, una settimana fa, mi è capitato di essere a Campo dei fiori: gli unici esseri viventi sopra la testa del Bruno erano le rondini e gli immancabili gabbiani romani. Perchè appunto il filosofo guarda tutti dall'alto in basso, con la caratterizzazione indubbiamente severa ed arcigna che il Ferrari gli ha attribuito. Seduto a pochi metri dal luogo in cui fu arso, mi chiedevo cosa direbbe o comunque penserebbe il Bruno della variegata umanità che si vede girare intorno, giorno dopo giorno, da quel giugno 1889 in cui perfino il Presidente del Consiglio Francesco Crispi (il Premier più anticlericale che l'Italia abbia mai avuto) venne ad omaggiarlo, mentre Leone XIII (Papa opportunisticamente "progressista") era a digiunare e pregare in San Pietro, inorridito per lo scandalo della profanazione della Città Santa cagionata dal monumento del Ferrari.
Alla fin fine - riflettevo - ha vinto il Bruno: la Chiesa non può più ammazzare nessuno, al massimo si concede piccate querele; il libero pensiero oggi è tale (pur con tutti i limiti che sappiamo), e grazie ad Internet ci sono praterie di comunicazione e di scambio prima sic et simpliciter impossibili; le Chiese sono di norma semivuote (perfino a Roma, perfino a Roma!).
Il punto, però, è questo: chi è stato a sconfiggere la Chiesa (certo non a morte), chi è stato a costringerla ad autorelegarsi ad una posizione di mera conservazione dell'immenso potere politico-finanziario che ancora detiene (con le poche, lodevolissime, eccezioni)? Insomma, ha vinto il libero pensiero bruniano, o altro?
Con amarezza per il grande Bruno, dobbiamo concludere che la "sconfitta" della Chiesa è dovuta in massima parte al benessere, alla consumer society, alla televisione, ad Internet stesso. Alla secolarizzazione, quindi.

  Ci ripasso verso le undici del sabato: la Piazza è - come previsto - stracolma di ragazzini, chi con la birra, chi con la sigarettina d'ordinanza in mano (molti, con entrambe le cose). Ragazzine con minigonne da paese dell'Est. Si notano già i primi elementi annebbiati dall'alcol. Immagino che dopo qualche ora chi di dovere dovrà pulire con una certa lena, se vuole riconsegnare la Piazza decente ai fruitori della domenica mattina. Per questi ragazzi, probabilmente è più importante Maria De Filippi che non Giordano Bruno. Forse molti di loro (non tutti, si vuole sperare) ritengono che colui che li guarda sia un rapper d'altri tempi, tutto incappucciato come lo vedono...
Cosa penserà, Giordano, dall'alto?

sabato 28 aprile 2012

L'indifendibile Franchino perde anche la dignità...

   A 24 ore dalla "barbiconizzazione" di Franchino il Ceccuzzi, molto dobbiamo aggiungere a ciò che è accaduto il 27 aprile.
In primis, ciò che è accaduto oggi: nella odierna conferenza stampa, Ceccuzzi NON ha avuto neanche la dignità politica - e non solo -  di dimettersi (che deve succedere, ancora?), procrastinando il tutto al prossimo Consiglio comunale del 15 maggio. Il Sindaco pensa dunque di potere risollevare la situazione in questi 15 giorni, evidentemente: con i voti di chi, non è dato sapere. Vedremo, vedremo.

  Torniamo a ieri, alla "barbiconizzazione" ceccuzziana. Alcune considerazioni ereticali.
Sacrosanto parlare dei monaciani, ma ricordiamoci che fra gli antiCeccuzzi c'è anche la Mugnaini e c'è il poco citato Meacci, cenniano e cigiellino di ferro. Anche il paonazzo del Nicchio si sta togliendo le sue belle soddisfazioni (come quando ebbe la faccia di andare allo sciopero montepaschino, dicendo - mentre Franchino veniva subissato di fischi -  che sotto di lui la Banca andava benone...): giusto metterlo nella dovuta evidenza, no? Nel suo intervento, il Meacci non a caso ha irriso platealmente alla parola "discontinuità", dichiarandosi orgogliosamente continuo, lui.
Il mantra della discontinuità, appunto. Risuonato impunemente anche ieri, in Consiglio comunale. Fra i più infervorati filoceccuzziani, ovviamente il vicesindaco Marzucchi, voluto a gran forza da Franchino, un anno fa. Quello sarebbe stato un bel segno di discontinuità, prima del voto: invece il Marzucchi vicesindaco era con il Cenni, vicesindaco è restato sotto Franchino! Che discontinuità, wow!  E la moglie di Alberto Monaci, Anna Gioia? Quando l'eretico ne stigmatizzava il terzo mandato in Consiglio, Franchino che faceva? La candidava, perchè è una che porta tanti, tanti bei votini, che servono a vincere al primo turno le elezioni (come voleva D'Alema, così si risparmiava sul secondo turno: il Commissario lo paga baffino, ora?). Sapeva benissimo, Franchino, chi sono i Monaci, ma non ha battuto ciglio, manco per niente, anzi. Chi è causa del suo male, pianga se stesso: è rimasto imbrigliato, prigioniero, schiavo del modus operandi che porta avanti da 20 anni.
 Caro Franchino, è la politica, baby! In quattro anni in Parlamento a fianco dello statista Paolo Del Mese da Pontecagnano Faiano, non se n'era accorto? Eppure il vecchio democristiano Paolone Del Mese è uno che poteva bene servigli da esempio, e invece niente: dovrebbe tornare a ripetizione dalle parti di Salerno, non gli farebbe altro che bene.

 Non ha senso politico alcuno il dire che "per cinque dodicesimi il Bilancio riguarda la precedente amministrazione": ma Franchino non era il Segretario comunale del Pd, cioè dello stesso partito del Sindaco Cenni? Se il modo di fare del Cenni, quanto a Bilanci, non gli andava bene, non aveva che da dirlo. Qualcuno si ricorda che Ceccuzzi abbia criticato il Bilancio (uno dei) del paonazzo del Nicchio?

 Ma c'è soprattutto un altro motivo da evidenziare, quasi totalmente sottaciuto dai media senesi: la Corte dei Conti di Firenze nutre forti sospetti sulla regolarità del Bilancio comunale, si parla, in una sua nota, di "gravi irregolarità contabili" sul consuntivo 2010, ed il 22 maggio il vicesindaco Marzucchi dovrà cercare di giustificarsi davanti alla Corte, in un'udienza che si preannuncia ostica assai. Robetta, come si è cercato penosamente di dire dai banchi della maggioranza (divenuta poi minoranza)?
Si deve dire di più: Franchino è POLITICAMENTE responsabile anche del clamoroso deficit del Monte, perchè ha sempre coperto Mussari Giuseppe; Franchino è POLITICAMENTE responsabile della sciagura dell'Università (e la sua presenza il 24 aprile a dare solidarietà ai lavoratori dell'Ateneo è l'ennesima presa in giro, da parte sua, nei loro confronti: chapeau); Franchino è POLITICAMENTE responsabile dello stato della Sanità senese, di cui tutto sa.  Del Comune, si è detto prima.

  Si dice pugnalato alle spalle, presentandosi vittima di una congiura, lui che pensava di esserne maestro. Se la prende con i democristi, ma resta aggrappato alla sedia come neanche l'andreottiano Sbardella dei tempi d'oro.
L'eretico pensava che, dopo ieri, Franchino si sarebbe dimesso, ma Ceccuzzi non l'ha fatto. La sedia, si può riconquistare, la dignità no...

Ps A proposito, le dieci domande dieci rimangono inevase, come previsto. Perchè qualche illustre "giornalista" senese non gliene fa almeno una? Così, per sentire che effetto fa il fare una domanda imbarazzante ad un politico... 

venerdì 27 aprile 2012

La caduta di Franchino. Monaci vs. Ceccuzzi: 2.0!!

  Ha rotto gli zibidei a tutti con quel Siena 2.0 rimasticato per tutta la campagna elettorale, un anno fa. Il 27 aprile, neanche un anno dopo, un uno-due eterodiretto dal Gran visìr Alberto Monaci con perfidia democristica l'ha affondato. Un Ordine del giorno presentato dai monaciani (dall'anonimo consigliere Bazzini) passa per 1 voto (De Risi astenuto); il voto sul Bilancio consuntivo 2011, bocciato per due voti, con De Risi che vota contro (Corradi - come preannunciato - era assente).
 Invece di Siena 2.0, Franchino deve ingoiare il rospo di Monaci che lo batte per 2 a zero...

  Domani si tornerà con maggiore dovizia di particolari sulla lunghissima (e a tratti irresistibilmente esilarante) giornata in Consiglio.
 Prima di vedere Franchino con le pive nel sacco, si è visto (quasi) di tutto: Alex Nannini fare un discorso da politico consumato (e votare contro Ceccuzzi!); un intervento su una dichiarazione di voto, senza poi dichiarare il voto stesso (Senni sul Bilancio, poi ha votato pro-Ceccuzzi); meravigliosi neologismi degni di altri palcoscenici ("causa di cognizione" invece di cognizione di causa, neologismo coniato da Marco Fedi, un consigliere che merita di essere ascoltato con attenzione...), più un nuovo idolo politico dell'eretico: il sellato D'Onofrio, il più legnoso in assoluto fra gli oratori in campo (non possiamo esimerci dal riparlarne, lo merita).

 A parte questa variegata umanità, resta comunque il dato politico: Franchino farebbe bene a dimettersi subito, perchè politicamente ormai è morto. Se vuole avere la possibilità di resuscitare (come alcuni cui aveva augurato la sepoltura), l'unica strada sono le dimissioni immediate, per poi preparare una nuova campagna elettorale. I 60 giorni che la legge gli concede, sono solo una graticola: lo diciamo per lui, perchè se poi esce definitivamente di scena, l'eretico perde argomenti ed audience.
Il Pd senesota NON esiste più (non esisteva da tempo, peraltro, sotto altri aspetti): lo si era visto il 3 aprile, oggi c'è stata la plastica, definitiva conferma.

 Ultima considerazione: quante volte mi è capitato di scrivere che, una volta finito il burro della Fondazione, il Pd senesota sarebbe imploso su se stesso? Non mi ricordo nemmeno, quante volte l'ho scritto. Una volta quello della Provincia - allora segretario provinciale, mi pare si chiami Bezzini - disse che era solo gossip. Toh, è accaduto proprio questo...

Ps Oggi escono di scena tanto Franchino, quanto Mussari Giuseppe, coloro che - unici - hanno fatto causa all'eretico insieme (per risparmiare sull'avvocato). Causa "binaria", la loro. Ma lì in Tribunale, con un avvocato come Fabio Pisillo, partono troppo avvantaggiati...

Mps, finisce l'era Mussari. Beviamoci su...

    Oggi finisce l'era Mussari Giuseppe al Mps: l'unico ad essere stato Presidente della Fondazione (2001-2006), poi della Banca (dal 29 aprile 2006), abbandona il campo (senese). L'eretico su di Lui ha già scritto in abbondanza, ed è contento che i lettori della biografia (non autorizzata) uscita quasi due mesi or sono gli facciano spesso il più bello dei complimenti:
"Grazie per quello che hai scritto, senza questo libro non l'avrei mai saputo!".
Finita l'era Mussari, inizia quella Profumo, la prima asenesizzata della Banca. E se a maggio il Pm Robledo lo rinvia a giudizio per l'affaire Brontos? Se ne riparlerà, evidentemente.

  Proprio in coincidenza con il 27 aprile, è arrivata all'eretico una notiziola che pare davvero, nel piccolo, segnare la fine di un'epoca. Sembra che Mps Tenimenti ("società del gruppo Monte dei Paschi, avente come obiettivo la gestione delle proprietà agricole, con la finalità di creare valore aggiunto") non se la passi troppo bene. Sarà la crisi, baby. I due pezzi forte del gruppo sono due vecchie conoscenze castiste, gente che, sotto l'ala protettiva di Mussari e della Curia acampiana, ha fatto faville: il misericordioso Mario Marzucchi (fan di Mastella in una immortale intercettazione con Acampa), e Roberto Vivarelli da Buonconvento, amico del Borgogni Lorenzo di Finmeccanica. Gente di stozzo, insomma.
 Ecco che allora Mps Tenimenti sta cercando, con abile e sagace mossa, di piazzare il suo vino (fattoria Chigi Saracini e Poggio Bonelli) a destra e a manca, cercando vitale ossigeno. Addirittura sembra sia arrivata a cercare la captatio benevolentiae delle Società di Contrada. "Per piacere, guardate di comprarcene un pochino, via...", è stata la proposta arrivata  ad alcuni economi di Contrada.

  Non si era sempre detto che Mps è stata fondamentale, per la vita delle Contrade e per il tessuto sociale senesota?
 Beh, ora pare davvero essere giunto il momento che siano le Contrade a dare un aiutino al gruppo Mps: in basso il titolo, in alto i calici...  

giovedì 26 aprile 2012

Dieci domande a Franchino il Ceccuzzi

 
      Domani sarà il D-day della politica senesota? Di certo sarà una giornata di rara intensità (ed impegno per chi cercherà di raccontarla), ma non è detto che si riveli una giornata decisiva.
 Di sicuro in Consiglio comunale (che si svolgerà in simultanea rispetto all'Assemblea di Banca Mps, in cui ci sarà il già definito passaggio delle consegne fra Mussari Giuseppe ed "arrogance" Profumo) NON sarà presente Gabriele Corradi, ancora canadese (per stare con il figlio Bernardo). Ci sarà invece il desaparecido dello scorso 3 aprile, Alex Nannini? Avrà ancora di meglio da fare? Il pallino, comunque, ce l'hanno in mano i monaciani: i sei Consiglieri che possono "barbiconizzare" Franchino il Ceccuzzi. Il quale, per la prima volta in vita sua, rischia di andare a cercarsi un lavoro (e sarebbe interessante sapere su cosa si orienterebbe il nostro primo cittadino, se del caso...). Si starà a vedere, insomma: senza farsi troppe illusioni, comunque.

  Nel frattempo - galvanizzati dalla campagna di Repubblica su Formigoni e Cl, con le 7 domande - questo blog lancia le dieci domande dieci a Franchino il Ceccuzzi (ognuno ha i politici che si merita).
Con due premesse: queste domande sono già state poste (mai tutte insieme, però) a Ceccuzzi, in miei articoli, interventi, libri (in un caso, anche in un intervento pubblico a cui lui era presente); ci si ribatte solo perchè nè il deputato Ceccuzzi (2006-2011), nè il Sindaco Ceccuzzi (2011-?) hanno mai trovato il modo ed il tempo di rispondere.
In secondo luogo, l'eretico si augura che un Sindaco che ha l'orgoglio di candidare la sua città a Capitale europea della Cultura, abbia, almeno adesso, il decoro di non scappare (o di minacciare ulteriori azioni legali), di fronte alle domande: nelle democrazie europee più antiche e mature (l'Inghilterra, per esempio, ma non solo) questo comportamento è ipso facto condannabile ed esecrabile, nonchè additato al ludibrio dell'opinione pubblica.

 Ciò detto, ecco le domande, in attesa di una risposta:
1) Potrebbe il Sindaco chiarire cosa abbia ricevuto l'allora onorevole (mastelliano) Paolo Del Mese da Pontecagnano Faiano (Salerno), per il suo grande attivismo filo Fondazione Mps, nel 2007?   Solo i bottiglioni di Nobile di Montepulciano magnum e la bandiera della Torre, doni del deputato Franco Ceccuzzi?
2) Potrebbe il Sindaco spiegare perchè il 30 settembre 2009, quando era deputato, non andò in Aula a votare per l'emendamento contro lo Scudo fiscale, vergogna del Governo Berlusconi? Perchè - insieme a Bersani, D'Alema ed altri - non votò quell'emendamento?
3) Potrebbe il Sindaco spiegare il perchè della sua amicizia con monsignor Acampa? E soprattutto: perchè non ha mai detto mezza parola sul Processo che ha visto il monsignore imputato (altri Sindaci parlano di ciò che più interessa all'opinione pubblica)?
4) Potrebbe il Sindaco spiegare perchè dopo avere detto, nel 2008, che se ci fosse stato un altro candidato Pd (oltre a Bezzini) per le primarie per la Provincia, lui si sarebbe dimesso? E poi: visto che i candidati furono addirittura tre (!), perchè allora non si dimise dalla carica di Segretario comunale, come appunto annunciato?
5) Potrebbe il Sindaco spiegare ai suoi elettori perchè la quota del 50,1% della Fondazione Mps era imprescindibile, per il futuro della città, meno di un anno fa in campagna elettorale, e non lo è più oggi? Per rispetto di chi l'ha votata, dovrebbe dare una motivazione.
6) Potrebbe il Sindaco spiegare cosa pensa dell'intervista di Mussari Giuseppe al Corriere della sera, in cui il banchiere dice di non essersi mai imbattuto nella massoneria da quando è a Siena? E poi: è mai capitato a Ceccuzzi di imbattersi, lui, nella massoneria?
7) Potrebbe il Sindaco dire alla cittadinanza senese se lui sapeva niente delle modalità di ingresso della Società Galaxy in Ampugnano (Galaxopoly)?
8) Potrebbe il Sindaco dire alla cittadinanza se sapeva alcunchè del ruolo dell'avvocato (e senatore Pdl) Franco Mugnai nell'affaire Ampugnano (Galaxopoly)?
9) Potrebbe il Sindaco rassicurare i cittadini senesi sul fatto che non esiste alcun "cerchio magico" intorno alla sua persona? Il Sindaco si circonda politicamente solo di persone scelte per la loro competenza politica e per la qualità e quantità della loro militanza pregressa nel Pd?
10) Potrebbe infine il Sindaco spiegare ai suoi elettori come può coniugare la Carta etica del Pd con la permanenza, in Consiglio comunale, di un Consigliere inquisito? Se il voto del Consigliere Chiti dovesse risultare decisivo per la sua (di Ceccuzzi) sopravvivenza politica, cosa farebbe il Sindaco?

Ps In attesa delle risposte, l'eretico annuncia Urbi et orbi che domenica 6 maggio, finalmente, andrà in onda la tanto attesa puntata di Report (Raitre, ore 21,30). Ne vedremo delle belle (o brutte, a seconda dei punti di vista)...

mercoledì 25 aprile 2012

XXV aprile: meglio una memoria non condivisa...

 
    Qual è il senso del XXV aprile, oggi che sono trascorsi quasi settanta anni da quell'evento? C'è intanto un problema di natura prettamente conoscitiva: i giovani e giovanissimi di oggi quasi niente sanno di ciò che è accaduto quel giorno (e prima, e dopo) ; ma anche i quarantenni ed i cinquantenni, spesso, inciampano in errori o imprecisioni clamorosi. La scuola, l'università, i media dovrebbero farsene carico: ma tendono a brillare per assenza o per retorica, purtroppo.
 Le cerimonie pubbliche che oggi si tengono in ogni Comune italiano sono, nella stragrande maggioranza, solo funzionali a perpetuare un'immagine blindata ed autoreferenziale. Uno strenuo difensore della Resistenza come Paolo Flores d'Arcais - sul Fatto di oggi, in prima pagina - scrive senza tema di "retorica di celebrazioni bolse ed ipocrite, o peggio". Come non concordare, in pienissimo.

  Dopo gli ultimi vent'anni di insano revisionismo (il revisionismo sarebbe alla base della ricerca storiografica, ma abbiamo piuttosto assistito ad un "rovescismo", come lo designa, con efficacia, lo storico di matrice azionista Angelo d'Orsi), il problema pare più evidente che mai: come dare nuova linfa, come rivitalizzare questa data, come evitare la retorica agiografica da una parte, e i rigurgiti saloini dall'altra (si vedano i manifesti inneggianti alla esperienza di Salò presenti da due giorni a Roma)?
L'eretico crede che l'unica strada percorribile sia quella di ammettere che una memoria condivisa (e condivisibile) NON c'è, nè ci può essere. Il XXV aprile non deve essere una data condivisa, stando così le cose: sarebbe auspicabile, ovviamente, che lo fosse, ma dobbiamo prendere atto che così non è. Sarebbe bello che non esistesse la crisi economica, per esempio; ma essa esiste. Valga anche per la non condivisione della memoria di questa data cruciale. Meglio una sana non condivisione, che una ipocrita e strumentale adesione a valori non pienamente fatti propri.
 Avviene anche per altre date (per esempio, per il XX settembre, anche se in Vaticano fanno buon viso a cattivo gioco...), tra l'altro. I tentativi di pacificazione nazionale sul XXV aprile degli ultimi 20 anni (Violante in primis) si sono risolti in fallimenti, mettendo ben presto in luce l'intrinseco carattere strumentale degli stessi.
Come già scritto in altre occasioni, la frase "tutti uguali davanti alla morte, ma diversi di fronte alla Storia", è sempre quella che condensa e sintetizza al meglio l'enorme complessità degli eventi legati alla data in oggetto. Ricordiamocela, in onore di chi - per idealismo, ed anche per altri motivi - prese le armi e rischiò la vita, cercando di scuotere dall'apatia attendistica della zona grigia la maggior parte del popolo italiano.
 E sia lecito fare sapere a chi non sa - per chiudere -  che una autentica minoranza eroica - scevra da appartenenze ideologiche nefaste e da atti di violenza vendicativa post XXV aprile -, ci fu, in quei venti mesi di guerra civile.
 Facciamola conoscere, la misconosciutissima storia del movimento Giustizia e Libertà, del Partito d'Azione! Ce n'è davvero tanto, tanto, tanto bisogno...

martedì 24 aprile 2012

Processo Acampa: le chiavi? A portata di tutti...

  
     Iniziamo con oggi un'analisi più dettagliata delle 47 pagine della sentenza del Giudice Gaggelli: le motivazioni dell'assoluzione di monsignor Acampa rispetto all'accusa di incendio e calunnia.
L'incendio, sulla cui natura dolosa non ci sono dubbi, è del 2 aprile 2006.

 Oggi l'eretico analizza la vexata quaestio delle chiavi degli uffici curiali, quelli in cui avvenne il fattaccio quella domenica mattina.
La strategia difensiva dell'Acampa e dei suoi due legali (De Martino e Mussari) è stata sin dall'inizio ben chiara e definita: le chiavi degli uffici ce le avevano in tanti, quindi tanti possono essere stati ad appiccare il fuoco.
Questo hanno sostenuto, all'unisono, tutti i testi difensivi, senza eccezione alcuna. Primus inter pares, il Vescovo Antonio Buoncristiani da Sellano (Foligno). Ascoltiamolo, il successore apostolico:
"Credo che le chiavi fossero innumerevoli, perchè mi ero lamentato più volte. Tanto è vero che dopo questo episodio ho fatto cambiare...è molto difficile devo dire la verità mantenere le chiavi esclusive degli uffici, perchè SONO TROPPE LE PERSONE CHE SI MUOVONO, però NON ERANO ASSOLUTAMENTE CONTROLLABILI...ho cambiato, ma credo che già adesso siano più di una, cioè invece io sarei più esclusivo a fare sì che ce ne sia, almeno una, che apre una persona sola" (pagina 16 delle motivazioni del Giudice Gaggelli).
Argomenta il Giudice che:
"La ragioniera Macchi - che in Curia era stata assunta nel 1995 - unitamente ad altri testimoni ed in testa a tutti l'Arcivescovo Buoncristiani HANNO CONFERMATO CHE QUESTA SITUAZIONE ERA INVARIATA DA TANTI ANNI ed era mutata soltanto dopo e proprio in conseguenza dell'incendio per cui è giudizio".
Testuali parole gaggelliane: dalle quali si comprende come ciò che hanno detto il Vescovo e tutti i salariati della Curia sia da prendere come oro colato.
"Unitamente ad altri testimoni": tutti, dal primo all'ultimo, salariati della Curia (uno, don Mauro Fusi, Economo prima di Acampa); tutti, dal primo all'ultimo, aventi legami personali con Acampa ed il Vescovo; quasi tutti, sempre presenti alle udienze del Processo, per solidarizzare con l'imputato Acampa.
Tra l'altro, proprio da ciò che è emerso dalle risultanze processuali, in molti hanno sostenuto che l'Acampa era (è) personaggio alquanto accentratore, negli uffici curiali: cosa che stride - e non poco - con questa prassi di dare le chiavi a tutti, a destra e a manca.
 Come vedremo, un teste amico dell'allora archivista Franco Nardi, invece, si mostrerà - secondo il Giudice - ben poco attendibile, dopo avere commesso un errore in totale buona fede.
A proposito di Franco Nardi. Tutti i testi acampiani hanno detto e sottoscritto che una quantità, imprecisata ed imprecisabile, di persone aveva le chiavi di ingresso (infatti non ci fu effrazione alcuna, il giorno dell'incendio); orbene, sarà un puro caso, ma il professor Nardi quella chiave posseduta da decine, centinaia, forse migliaia di persone, proprio non ce l'aveva. Certo lui entrava da Via dei Fusari (ingresso dell'Archivio storico, da cui poi è stato espulso dal Vescovo), ma resta il fatto che, visto che ce l'avevano cani e porci, una copia la potevano dare anche a lui, no?
 Ma soprattutto, ben più importante: visto che cani e porci avevano la chiave, perchè Acampa - appena insediatosi sul trono di Economo curiale, nel dicembre 2002 - fece installare un sofisticato e costosissimo sistema d'allarme all'ingresso della Curia? Come si dovrebbe giudicare il comportamento di colui che, in casa sua, spende tanti soldini per dotarsi di un sofisticato sistema d'allarme, lasciando poi che la chiave di ingresso della sua residenza ce l'abbiano in tanti, anzi tantissimi (ma non - come detto - Franco Nardi)?

  Nel capolavoro di Sir Alfred Hitchcock "Il delitto perfetto" (1954), un delitto apparentemento perfetto (meglio, un tentativo di delitto perfetto), viene scoperto dall'ispettore di Scotland yard proprio grazie ad una chiave, come si ricorderanno i cinefili.
 Beh, diciamo che a questo giro ciò non è accaduto. In Curia, è tutto un altro film...

lunedì 23 aprile 2012

Sanità senese: qualcosa si muove...

  Spingi spingi, pinta pinta, l'eretico qualche risultato l'ha ottenuto, almeno nel settore sanitario senesota.
Come di consueto, prendiamola un po' alla larga, e poi ci arriviamo.
La settimana scorsa ci siamo occupati dell'intra-moenia allargata del luminare Caporossi (e famiglia di oftalmologi).
Ma non esiste settimana senza che - a livello nazionale - non venga fuori qualche puttanaio concernente la Sanità: Formigoni ed il Sistema Cl in Lombardia, Vendola ed il Sistema...non lo diciamo, altrimenti si rischia troppo. Vendola ed il centrosinistra pugliese, che è più asettico ed inattacabile. Centrodestra e centrosinistra: il meglio c'ha la rogna, purtroppo.
Poi ci si è messo anche questo Enpam (Ente di previdenza dei medici italiani), con il suo presidente, Eolo Parodi, indagato - in buona compagnia - per truffa aggravata dalla Procura di Roma. Speriamo bene per le pensioni (soprattutto quelle più meritate) dei medici italiani. Poi casino grosso in Emilia Romagna: indagato consigliere regionale (del Pd) e sei dirigenti dell'ASl, per abuso d'ufficio, truffa e falso in atto pubblico. L'inchiesta è incardinata nella Procura di Piacenza: la città del leader (?) del Pd Bersani.

  Veniamo a noi, che forse è meglio. Il 24 febbraio scorso, l'eretico aveva scritto (nel pezzo "Asl 7: la Corte dei Conti si muove...") della vicenda del dottor Paolo Biagi, tolto da Nottola e fatto approdare a Siena per predisporre un un paio di progetti aziendali, ciascuno di durata triennale (12.500 euro annui di extra budget). Al posto del "povero" Biagi, a Nottola era stato mandato un altro medico (Luigi Abate), con stipendio più indennità integrativa di 535 euro al mese. Per fare la stessa cosa che faceva prima il succitato dottor Biagi. Soldi pubblici sprecati, tra stipendio in più e indennità?
Forse sì, visto che una Delibera del Direttore generale Nicolò Pestelli ( la 142, del 16 aprile 2012), fa rientrare il dottor Biagi a Nottola. Cosa che, a lume di ereticale naso, pare davvero la cosa più saggia. Un bravo, dunque, al dottor Pestelli!

  Adesso ci aspettiamo che anche altri possano assaggiare la ventata di novità rappresentata dal cambio della guardia all'Asl 7: do you remember - tanto per non fare nomi - il Ghezzi, il Grazioso, il Cardelli, ovvero i Becattini, i Bugnoli, i Baragatti, per stare al settore infermieristico?
Il nuovo Dg è in carica da circa 100 giorni: gli facciamo i complimenti, e lo esortiamo ad andare avanti sulla strada intrapresa.
Chissà, chissà fino a dove oseranno le aquile...

sabato 21 aprile 2012

Il lugubre augurio di Franchino...


 
     Per portare un po' di serenità all'agitata vicenda della politica senesota, stamattina l'eretico vi racconta una storiella davvero gustosissima, imperdibile.
Con una premessa: la dedica è per quelli (Stefano Bisi in primis, ma non solo) che dicono o scrivono che lo scrivente avvelena i pozzi della purissima acqua della politica senesota, incitando alla violenza con ogni mezzo. Senza disdegnare le bombe...
Fatta la dedica, andiamo alla storiella.

  Nei giorni scorsi, il monaciano Sandro Vannini è stato nominato alla guida del Corecom: nomina regionale, per capirsi. In questa sede, all'eretico non interessa sapere se il buon Sandro ne abbia le competenze specifiche, o meno (ovviamente se ci vuole mandare il curriculum, lunedì lo pubblichiamo senza tema...).
Qui interessa piuttosto raccontare quello che successe l'antivigilia di Natale del 2008: Franchino il Ceccuzzi era allora segretario comunale del Pd, nonchè deputatino a Roma (nessuno se ne accorgeva, ma così era). Nelle stanze piddine, dopo l'esecutivo comunale, c'erano tutti i notabili del Partito per farsi gli auguri. La frattura dell'oggi, ben lontana a venire. Franchino, però, si era innervosito per un intervento del suddetto Sandro Vannini, allora Consigliere comunale. Figuriamoci chissà che cosa avrà detto mai: ma la permalosità ceccuzziana è proverbiale...
 Invece di farsi prendere dal clima natalizio, il futuro Sindaco (che era già in campagna elettorale) si lasciò andare ad una "maledizione" nei confronti del povero Vannini (sia chiaro che non è stato il buon Sandro a dirlo all'eretico, a scanso di equivoci):
"Io ti seppellisco, io ti seppellisco!!", disse il nervoso Franchino all'esterrefatto Consigliere comunale piddino.
La cosa, francamente, appartiene al Sindaco: più di uno mi ha riferito che cose simili le ha dette anche sul conto ereticale, in pubblico. A suo tempo, l'avevo anche scritto. Un conto, però, è farlo con un aizzatore (non certo alleato), un altro è farlo con un suo "collega". Ci vuole un po' di self control, no? Diciamo che ci vorrebbe. Meglio ancora: che ci sarebbe voluto...
 L'importante comunque è non mettersi anche a piagnucolare se poi il livello dello scontro si alza, no?

  Questa Pasqua 2012, dunque, ha segnato la resurrezione politica del Vannini (che c'era rimasto malissimo per l'esclusione dal Consiglio comunale), dopo l'augurio ceccuzziano di pronta sepoltura del Natale 2008. Come già detto, a Siena la situazione è grave, ma non seria.
 E farsi augurare una sepoltura da Franchino, allunga anche la vita, qualche volta...

Ps L'eretico parte per una breve trasferta romana (giri vaticani...); se la Procura laziale non interviene per l'inchiesta sulle bombe all'agenzia romana del Monte, lunedì si riparte con il blog!

giovedì 19 aprile 2012

Solidarietà ai giornalisti della Nazione, ennesimo scempio della Casta di Siena!

 
 
  Chi legge questo blog, bene sa che molto, molto spesso in passato vi ha trovato polemiche con vari giornalisti della Nazione (redazione senese, peraltro). Lo sciopero di oggi - a livello regionale - del quotidiano fiorentino va altresì guardato come un fatto del tutto positivo, nella misura in cui i cronisti del quotidiano si sono ribellati (concretamente, come può fare un lavoratore scioperando) ad un atto gravissimo, un attentato alla libertà di stampa: il licenziamento in tronco del direttore Mauro Tedeschini, a causa degli attacchi alla gestione del Monte dei Paschi e a qualche critica (per l'eretico, quasi all'acqua di rose...) sul Grande Moralizzatore della politica toscana e non solo Enrico Rossi.
Pare che all'uscita di scena del direttore Tedeschini (nominato solo nel giugno 2011!), ci sia stato un caloroso e sentito applauso da parte dei suoi giornalisti: bel gesto, che ricorda il finale del celebre film Brubaker, con Robert Redford (non si monti la testa il povero Tedeschini, eh), direttore giubilato di un carcere, acclamato dai suoi carcerati, che avevano imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo.

  Al suo posto, Gabriele Canè, immortalato dalle famose intercettazioni con gli Aleotti-Menarini (non a caso ora entrati in pompa magna in Mps, non a caso...), in cui in pratica si esplicitava l'appeal menariniano a livello di pubblicità: niente di nuovo sotto il sole, in questa Toscana che ha la sfrontatezza di ergersi a paladina della libertà di informazione. Quello, Gabriele Canè, che si augurava il pensionamento di Franca Selvatici di Repubblica ("Ma non era andata in pensione?"). Complimentoni, ed andiamo avanti così.

  Da parte ereticale, non resta che sollecitare chi voglia alla lettura di un Capitolo succoso del suo ultimo libro (Mussari Giuseppe Una biografia non autorizzata): "L'affaire Bagnaia, appendice di Galaxopoly" (da pagina 167 a 177).
 Per capire bene perchè ci sia questa lobby che ha chiesto ed ottenuto la testa del Tedeschini, forse può essere utile. Quale mai sarà la Banca pronta a scucire allegramente fior di denari ad un'impresa che registra perdite corpose, come la Bagnaia della Monti Riffeser? Il Monte dei Paschi mussarizzato, ovviamente.
 L'eretico, con un colpo di...fortuna dei suoi, ha trovato il documento che certifica i "problemi" della Monti Riffeser e di Bagnaia. Più problemi, più finanziamenti montepaschini. Con altri imprenditori, non pare funzioni così. Con la Monti Riffeser, sì. Chissà perchè, chissà perchè...

Ps Domani ci attendiamo un forte comunicato di solidarietà ai giornalisti della Nazione da parte del maestro del giornalismo senese, Stefano Bisi. Contro questa lobby che avrebbe inopinatamente chiesto la testa di Tedeschini, la sua voce non può davvero mancare...

mercoledì 18 aprile 2012

Il Marzucchi ed il Tafani: quel che resta del socialismo senese...

     La situazione senese è grave, gravissima, ma non seria, come già scritto.
 Rifuggendo da facili applicazioni lombrosiane, come si fa a non ridere (o piangere, appunto) di fronte ad uscite come quella del vicesindaco Mauro Marzucchi (il quale, con il suo physique du role, tende a bilanciare l'ormai sempre più esangue Franchino)? Da ieri, infatti, gira una sua - del Marzucchi -  irresistibile nota di rinforzo all'intervento ceccuzziano (Fondazione, o sganci, o si chiude bottega, in sintesi), che addirittura si ammanta di una ricostruzione del recente passato senese: ricostruzione fatta la quale, lui, Franchino e compagnia brutta, dovrebbero avere la decenza di alzare le mani, arrendersi, e di lasciare il passo al voto (poi magari rivincono, ma almeno giocando a carte scoperte, non dicendo che la Fondazione resterà al 50,1...).
Ascoltiamo le inquietanti parole del Marzucchi a proposito del drammatico indebitamento comunale, nonostante le valanghe di quattrini sborsati dalla Fondazione in passato:
 "Un indebitamento che nel passato è comunque servito a costruire opere pubbliche, fare manutenzioni straordinarie alla città, lastricare strade, mettere a norma scuole,sostenere il welfare, le istituzioni culturali e tanto altro. Un lavoro che sarebbe stato impossibile raggiungere SENZA LE RISORSE AGGIUNTIVE DELLA FONDAZIONE".
Prendiamolo alla lettera: allora chi è che ha rovinato questo ruzzino, caro Marzucchi? Che ruolo aveva l'attuale vicesindaco quando venne fuori l'affarone Antonveneta (novembre 2007)?  Ha forse detto, fatto, scritto qualcosa, al tempo?
E poi, a peggiorare ulteriormente: come fanno le altre città a "lastricare strade", senza la Fondazione di turno? Dovrebbero essere lastricate d'oro, le strade senesi: invece spesso fanno alquanto pena, a dirla tutta. Senza i quattrini della Fondazione, che si fa? Invece degli operai, ci va il Marzucchi in persona, ad asfaltarle (l'asfalto glielo portino i 659 che l'hanno votato meno di un anno fa, a spese loro)?

  Per restare in ambito "socialista" (mi sia consentito il virgolettato, per rispetto a chi c'ha creduto per una vita), c'è poi il curioso caso del Consigliere comunale Leonardo Tafani. L'aitante allenatore di atletica leggera prestato alla politica, è stata una delle sorprese dell'ultima campagna elettorale, nella lista dei Riformisti (ma non si dichiarono riformisti anche i piddini? Boh): 414 voti personali, 9 in più della reproba Mugnaini, appena uscita dal gruppo per passare all'opposizione (il 3 aprile ha votato contro alla mozione sulla Fondazione, si ricorderà).
Ovviamente tutto è assolutamente casuale e fortuito, ma risulta che il 2 aprile (il giorno prima del famigerato Consiglio comunale con Franchino "salvato" da Corradi e De Risi) la Regione Toscana, presieduta dal Gran moralista Enrico Rossi, su proposta dell'Assessore Allocca, abbia deliberato una consulenza in favore proprio del Tafani stesso (Delibera 244). Poca roba, in tutto 5.200 euro. Sempre meglio averli che non averli, però, specie in momenti di crisi.
Il Tafani, a differenza della Mugnaini, è rimasto nel blocco ceccuzziano. La consulenza può avere influito, in tal senso? L'eretico spera davvero di no. Per fare chiarezza, anzi, invita il Consigliere a sgombrare subito il campo dalle facili illazioni: si attendono precisazioni in merito, su questo blog.
Il buon Tafani è uomo di sport, quindi sa bene come vanno le cose nella giustizia sportiva: l'onere della prova, è sul groppone dell'accusato, non dell'accusa.

 Conclusione: il Sindaco, Franchino il Ceccuzzi, è aggrappato a tutto, pur di restare sulla sedia che sogna dai tempi della residenza universitaria dell'Acqua calda; detto del Marzucchi che pontifica invece di alzare le mani ed arrendersi, richiamata la curiosa coincidenza del riformista Tafani, resta da aggiungere l'ultima chicchina: quella di David Chiti (499 voti, un anno fa).
Ci si rende conto che Franchino resterà in sella (se ce la farà) per il singolo, personale voto di una persona su cui la Procura di Siena ha speso parecchio inchiostro (forse quasi quanto quello speso sullo scrivente)? Non è un caso di concreta, palpabile, tangibile indecenza politica? Chi lo mette in evidenza fa antipolitica, forse?

martedì 17 aprile 2012

Ma Libera quanto è libera?

 
   L'eretico deve fare due premesse: in primo luogo, l'Associazione Libera (fondata nel marzo 1995 da don Ciotti) è assolutamente benemerita, e non c'è neanche bisogno di ricordare il perchè. La figura di don Ciotti è adamantina: si tratta forse di uno dei pochi che possa andare - come fa - nelle scuole e nelle università a parlare di legalità a testa alta, altissima.
In secondo luogo, questo blog è prontissimo ad accogliere una (o più) repliche da parte di Libera senese, in ordine a ciò di cui ci stiamo occupando. Non resta che replicare, dunque.

 Questo pomeriggio la carovana di Libera farà tappa a Siena (17,30-19,30), in Piazza Matteotti; a seguire, cena - con prodotti meritoriamente provenienti dalle terre confiscate ai malavitosi - al circolo Arci dei Due ponti.
A questi eventi, NON potrà partecipare (non comunque da iscritto all'Associazione) il maestro Adriano Fontani, di fatto espulso (come stiamo per vedere) dall'Associazione una decina di giorni or sono.
Nonostante l'eretico sia amico di Adriano Fontani, può tranquillamente riconoscere che in qualche occasione il maestro della Val d'Arbia possa essere "indigesto", per la sua incisività polemica; si può dire che sia persona difficile da gestire, in quanto totalmente libera di pensiero, senza alcun timore reverenziale e del tutto aliena rispetto ai compromessi tanto in voga in questa Italia ed in questo specifico territorio.
Sentiamo però la lettera di espulsione, firmata dal dottor Giulio Sica (ex magistrato), datata 5 aprile 2012:
"Egregio signor Adriano Fontani,
quale referente del Coordinamento di Siena di Libera...Le comunico che il Coordinamento ha deciso di NON ACCETTARE il Suo tesseramento come socio e quindi di escluderLa dalla mailing list di Libera a Siena per COMPORTAMENTI INCOMPATIBILI con le finalità di Libera".
Che avrà fatto, il povero Adriano? L'hanno pizzicato a rubare, a truccare una gara d'appalto per un aeroporto, a distrarre milioni di euro, a mettersi in casa i lingotti d'oro? No, no: ci sono state delle "sceneggiate pubbliche da Lei poste in essere...e accuse o insinuazioni, gravi quanto generiche e gratuite, contro altri soci...in altre parole Lei li accusa (altri soci di Libera senese, Ndr) in blocco di contraddire, nei fatti, quei valori che a parole dicono di volere sostenere".
 Visto che l'eretico socio di Libera senese non è, si vorrebbe precisare che prendere posizione sulla questione morale senese sarebbe stato un obbligo, da parte di un'associazione come Libera. Ciò non pare proprio essere avvenuto: in nessun modo e in nessun luogo. Perchè?   Non è forse un qualcosa di profondamente contraddittorio e strano?
 Stasera, al passaggio della carovana, hanno assicurato la loro augusta presenza il Sindaco Ceccuzzi ed il Presidente della Provincia: l'uno - fra le altre cose - ha un indagato fra i suoi Consiglieri comunali (rimastogli fedele): Libera ne chiede le dimissioni, forse? La Provincia è scossa dall'affaire Cinghialopoli, che vede coinvolti - fra gli altri - i massimi esponenti della Polizia provinciale: Libera chiede chiarimenti, al proposito? Vogliamo continuare con l'Università ed Ampugnano, magari lambendo la Sanità? Diciamo qualcosina sulla cementificazione, allora?
 Faccio altresì presente che il Fontani è stato colui che ha fatto conoscere il caso di Castiglion del bosco (scempio paesaggistico di cui nessuno si era mai occupato prima di lui, tra Montalcino e Buonconvento); faccio altresì presente che - prima che la cosa arrivasse sui giornali nazionali - aveva sollevato il caso di Lorenzo Borgogni (l'altissimo manager Finmeccanica aduso - nei momenti di vacche grasse - arrivare al paesello in elicottero); faccio altresì presente, tanto per cambiare fronte, che il maerstro Fontani promuoveva attivamente la raccolta differenziata dei rifiuti (insegnandola ai bambini) quando ancora non si praticava, e si potrebbe continuare. Per queste ed altre battaglie pregresse, ha pagato (e non poco) sempre di persona, mai trovando - chissà perchè, chissà perchè - alcuna sponda partitica o associazionistica.
 Poi uno può dire che mettersi a fare l'uomo sandwich per denunciare la corruzione imperante, sia buffonesco, clownesco: lo si dica pure, ma la sostanza del problema resta, intatta. E la forza della denuncia, lo stesso.

 Mi pare, quindi, che la questione morale nel Senese esista, oppure è un'invenzione dello scrivente e del Fontani? Perchè Libera locale NON se n'è MAI fatta carico, in nessun modo?  Per iniziare a rendere migliore questa terra corrotta, la cosa più importante ed urgente da fare era proprio l'espulsione di Adriano Fontani?

lunedì 16 aprile 2012

La vecchina manolesta e l'associazione di Franchino...

 

  L'accostamento fra i due personaggi - sia ben chiaro - è del tutto casuale, frutto della mente disturbata dell'eretico. La vecchina manolesta di cui si sta per parlare, quindi, non deve sentirsi offesa (anche se non leggerà, verosimilmente, questo pezzo); quanto a Franchino - il quale invece legge, ma non lo può dire -, saprà lui come comportarsi: lui conosce bene i problemi quotidiani delle famiglie senesi, non potrà che trovare ripetitiva e scontata (spero non banale) questa scenetta.

  Stamattina l'eretico era in un supermarket senese; in coda, con le bananine d'ordinanza, davanti alla bilancia della frutta e della verdura. Il massimo della quotidianità.
Prima di me, c'era una vecchina sugli ottanta anni: 3 o 4 kiwi sul piatto della bilancia, senza bustina all'uopo. Preme il pulsante per pesarli, poi - con una rapidità felina - prende la bustina, e ci aggiunge un paio (forse tre) di altri kiwi. Non pesati, però. Con grande rapidità e naturalezza. Non credo fosse la prima volta. Per la cronaca, l'eretico - forse sbagliando, forse no - non dice niente alla pur non lontana cassiera (avrà visto, lei?).
La crisi morde, fra le categorie più deboli anche di più: non è una gran scoperta; e stimola la furbizia e la capacità di adattamento, nessun dubbio: come sempre, darwinismo sociale.

  Nel frattempo, i Partiti politici italioti battono sfrontatamente cassa, e se qualcuno dice qualcosa, è subito un populista o un demagogo: per la trimurti BAC (Bersani-Alfano-Casini), i rivoluzionari francesi sarebbero stati populisti anche loro. Demagoghi, poi...
Il tesoriere del Pd, tale Antonio Misiani, ha dichiarato al Fatto che senza i milioni della tranche di luglio, il Pd chiude bottega (Wanda Marra, 14 aprile, pagina 5).
 "Abbiamo un disavanzo di 43 milioni di euro (pur ricevendo negli ultimi 4 anni rimborsi per 200milioni di euro, Ndr)...Quei soldi li usiamo per pagare l'attività politica, il personale. Il nostro bilancio è certificato. E rimborsi per le amministrative li trasferiamo sul territorio...le donazioni da privati sono poche (ma guarda un po', Ndr)".
Il Pd - come e più degli altri Partiti - ha un apparato che, sebbene dimagrito, resta pletorico, cascame del partitone che fu. Oggi, però, c'è un'indecenza in più, rispetto al 1993, quando venne fatto il referendum sul finanziamento pubblico ai Partiti (con il risultato che si sa): con la Legge elettorale di oggi (il famoso Porcellum), di fatto i candidati NON FANNO campagna elettorale, perchè i capetti decidono chi fare vincere o perdere al momento della formazione delle liste. Non c'è più bisogno di battere il territorio, di passare da un comizio all'altro, profondendo energie e spese di trasferimento: decidono tutto i vari ras, ed il gioco è fatto.
 Non a caso Franchino tanto nel 2006 quanto nel 2008 ha vinto facile: in Parlamento con una campagna elettorale da signore...
Pensate se uno come lui avesse avuto l'obbligo di andare a cercarsi i fondi, i quattrini per la campagna elettorale (seria), che pena e che strazio. Come dice Marco Staderini - il radicale che sta portando avanti questa benemerita lotta insieme ai grillini -, i finanziamenti devono essere SOLO PRIVATI, con lo Stato a garantire spazi pubblici per tutti i candidati, sull'etere e non solo. Allora sì, che sarebbe democrazia! Allora sì, che vincerebbe chi dietro (o dentro) di sè ha qualche idea ed un po' di passione, non solo l'apparato ipergonfiato dai soldi dei contribuenti.
Ecco che - a questa proposta - il Bersani (forse immemore di come siano andate le primarie del 2009 che l'hanno incoronato leader, sic) si ricorda di dovere fare finta di essere di sinistra, e dice che senza i finanziamenti pubblici la politica la fanno solo i ricchi, i manager. Tesi da sempre fatta propria da Rosaria Bindi e da altri big del Pd. Che coraggio, che coraggio ci vuole a dire queste cose!
Nella nostra sienina, tanto per fare un esempio calzante, il principale finanziatore del Pd - lo dice Lui stesso - è quel Mussari Giuseppe che destina un centinaio di migliaia di euro annui al Partito locale: uomo del popolo, Lui, caro il nostro Bersani? E i legami con le banche in cui lavorano i manager, allora, sono da disprezzare? Non pare che il Pd li disprezzi troppo. E Chiamparino che diventa Presidente della Fondazione San Paolo, dopo essere stato Sindaco della stessa città? Per parlare di personaggi di un certo spessore, tacendo dunque di Gabriellone alla Fondazione nostrale.

 Ciliegina finale: che fine ha fatto la mitica associazione Polis forgiata da Franchino il Ceccuzzi quando era ancora parlamentare? Ne Le mani sulla città (pagina 87) ne avevo un po' scritto; veniva presentata da Franchino stesso come "un centro di dialogo fra le istituzioni" (c'è bisogno di un'associazione? Non bastava una telefonata?). Per i quattrini, diceva lo statista che "per la parte di segreteria viene da me rimborsata con una convenzione che parte dal maggio 2007". Questa sì che è trasparenza!
Era nata, questa Polis, per promuovere pubblicazioni di giovani autori senesi "ed altre attività, tutte finalizzate a sostenere il sistema senese delle istituzioni". Sublime aria fritta, ancora una volta.
Ma non è che Franchino il Ceccuzzi ha scambiato la Fondazione (Mps), con la sua associazione?  

domenica 15 aprile 2012

Sentenza Acampa (I): può essere stato chiunque...

   Finalmente, dunque, ci siamo: habemus sententiam!
47 pagine che dovevano arrivare entro ottobre, e che, invece, sono state depositate il 3 aprile 2012 (coincidenza clamorosa: il giorno del quarantreesimo compleanno dell'imputato Acampa Giuseppe...). 47 pagine di cui nessun giornale o organo di informazione (?) locale parlerà o scriverà, statene ben tranquilli (se lo faranno, sarà stimolante sapere come).

  Con quello di oggi, l'eretico inizia una serie di articoli incentrati sulle motivazioni di questa sentenza assolutoria, che il 19 luglio scorso mandò assolto l'Acampa tanto dall'accusa di incendio, quanto da quella di calunnia contro il professore-archivista Franco Nardi (nel frattempo, non più archivista della Curia, in quanto giubilato dal Vescovo). La Procura (dottor Nicola Marini) aveva chiesto complessivamente due anni e sei mesi, per il rampante monsignore.
Oggi, per iniziare, si starà sulle generali. Sia ben chiara, però, una cosa: ad una prima lettura delle 47 pagine, risulta evidente - direi palese - che il Giudice Monica Gaggelli ha preso letteralmente per oro colato tutto (vorrei evidenziare il "TUTTO") ciò che promanava da parte della difesa (avvocati Enrico De Martino e Mussari Giuseppe, bene specificare), al contempo vanificando, demolendo ab imo ed in modo sistematico gli elementi, portati dal Pm Marini, di enorme spessore (la testimonianza autoptica di don Enrico Furiesi, fra gli altri).
 Don Furiesi, dunque, inattendibile (allora chi entrò in Curia quella mattina alle 8, visto che nessuno mette in dubbio che Furiesi qualcuno abbia visto, quella maledetta domenica?); quanto a don Benedetto Rossi, peggio ancora: un bilioso pronto a tutto pur di vedere Acampa in galera (tesi portata avanti da Mussari nell'arringa conclusiva). I testi pro Acampa, invece, tutti inappuntabili, a partire da quella bravissima persona che è il Vescovo Buoncristiani da Foligno, alcune frasi del quale sono state quasi letteralmente recepite nella sentenza stessa. La Procura notarile del gennaio 2004 - caso unico in Italia -, quella dei pieni poteri di firma ad Acampa sulle proprietà immobiliari? Robetta, robetta, giusto per non avere sempre la penna in mano e potere quindi pregare di più, povero Antonio Buoncristiani. Detto in Aula di Tribunale dal Vescovo; riportato nero su bianco dal Giudice Gaggelli.

  Tutti questi punti (e molti altri per ora neanche accennati) li rivedremo nei prossimi articoli, in modo più analitico e dettagliato.
Per ora, resta il fatto che l'incendio di 6 anni fa NON HA ALCUN COLPEVOLE.
Resta il fatto che chiunque potrebbe essere stato, visto che i testi difensivi (in primis il Buoncristiani di Foligno) hanno tutti detto, ad una voce, che le chiavi degli uffici ce le avevano cani e porci, in quel periodo. Può essere stato chiunque, dunque. Ex volontari della Curia inferociti perchè mandati via da Acampa, esponenti della fazione anti-Acampa, gente incazzata per l'efficienza ed il decisionismo acampiano: chi più ne ha, ne metta.  Si escludono forse (giusto forse) i turisti, a prima vista fuori dai giochi senesoti del tempo. Tutti gli altri, però, ci sono dentro, nessuno può essere certamente innocente, a prescindere: neanche il povero Franco Nardi. Non a caso NON ESCLUSO come potenziale piromane dal Vescovo stesso, in Aula (e nella sentenza c'è ampio spazio per la famigerata "telefonata satanica" che il Nardi avrebbe fatto ad Acampa la notte di Natale del 2003, cult assoluto del Processo, con tanto di turbamento profondissimo di Acampa ed arrivo in Aula dello psicologo genovese: abbiate pazienza, abbiate pazienza...).

 In fin dei conti, che sarà mai? In Italia NON SI HANNO COLPEVOLI per la strage di Piazza Fontana (1969), per la bomba sul treno Italicus (1974), da ieri sappiamo anche per quella di Piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974).
I parenti dei morti bresciani, addirittura, dovranno pagare le spese processuali. Vergogna, vergogna, vergogna.
In Curia a Siena, figuriamoci: nessun morto, nemmeno nessun ferito. Solo quel mezzo scemo del professor Nardi qualche mese sotto inchiesta, che sarà mai. Acampa ed i suoi amici-colleghi-testi difensivi, un'oretta dopo l'incendio, erano a mangiare tutti insieme.
Ah, dimenticavo: oltre all'avvocato, il professor Franco Nardi i consulenti che dovevano dimostrare il peggioramento, grave, della sua qualità di vita a causa dello stress derivante dall'essere stato messo sotto inchiesta (a causa di Acampa, secondo la tesi accusatoria), li ha pagati di tasca sua.
 Forse era meglio se risparmiava...