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mercoledì 19 settembre 2012

L'eretico a scuola (II): i "genitori elicottero"


    La prima settimana di scuola se n'è alfine andata (e dal Provveditorato nessuna lagnanza di "mammine angosciate" è arrivata, per ora); nessun problema, nessun danno collaterale particolare, se si eccettua la gola un po' usurata, non essendo più la stessa abituata a richiamare all'ordine la ciurma. Come forse i lettori sapranno, la categoria dei docenti è considerata una delle più a rischio per tutta una serie di turbe nevrotico-comportamentali: a questo giro, però, l'eretico non ha intenzione di parlare del corpo docente, bensì di un'altra fondamentalissima componente di quel "patto educativo" così tanto evocato, e così raramente applicato.
 Vale a dire quella dei genitori; lo faccio adesso, a metà settembre, non certo a caso. I ricevimenti dei genitori ancora non sono iniziati, quindi si potrà agevolmente capire come la mia riflessione non possa non essere generale, del tutto affrancata e svincolata dalla contingenza (visto anche il sabbatico da cui sono reduce). Momento giusto, favorevole, quantomai propizio, dunque, per portare avanti una riflessione che ovviamente investe la quindicina d'anni d'esperienza pregressa, tra immondi diplomifici, precariato extra-moenia e immissione in ruolo.

   La categoria genitoriale sulla quale mi preme soffermarmi è quella che uno psicologo canadese (Michael Ungar) ha descritto in "Too safe for their own good" (Troppo protetti per il loro bene), ovverosia quella del cosiddetto "genitore elicottero": assiduamente, continuamente, inesorabilmente presente, fino all'ossessione, nella vita - soprattutto scolastica - del povero figlio (di norma - pleonastico sottolinearlo - figlio unico).
 Su cosa spinga certi genitori, non pochi purtroppo, ad essere tali, ognuno può avere la sua risposta, certo diversa da caso a caso, da famiglia a famiglia. Sarebbe presuntuoso e comunque sbagliato cercare di approfondire il perchè di questo modus operandi. Certo è che i docenti - in questo caso all'unisono, come accade solo quando c'è da eliminare un Collegio od un Consiglio - conoscono benissimo i danni che tale atteggiamento iperprotettivo causa negli alunni figli di "genitori elicottero".
Andiamo sul concreto, sul logistico, senza nessuna pretesa se non quella della sana esperienza: due esempi mi sembrano quelli più da sottolineare.
 I genitori NON dovrebbero - se non in casi eccezionali - fare i compiti dei figli (il che vuol dire neanche aiutarli, mentre magari loro sono a gozzovigliare su Facebook o pensano ad altro); in secondo luogo, i genitori NON dovrebbero, come invece spesso fanno gli elicotteristi, eccepire su ogni virgola segnata in un tema, su ogni errore rimarcato in un compito, cercando (spesso goffamente) di mettere implicita pressione sul docente: mettiamo anche che, a furia di rompere (perchè di questo trattasi), riescano ad ottenere un comportamento più morbido da parte di certi docenti (succede, succede): questo va forse nell'interesse del pargoletto?
Questi genitori elicotterati, sono poi gli stessi che fanno danno nello sport: guai se l'allenatore gli toglie il figlioletto dal campo, vuol dire che è in malafede; se i compagni non gli passano il pallone, non è mai il generato ad essere uno scarpone, sono gli altri che ce l'hanno con lui.

 Tornando allo specifico scolastico: un brutto voto, nessuno lo vorrebbe assegnato al proprio figlio; ma spesso è un fattore di crescita superiore financo al fascistissimo olio di ricino, date retta. E certe bocciature alle medie, evitano figuracce (nonchè bocciature posteriori) al biennio delle superiori, che - statistiche alla mano - è il periodo più a rischio per le bocciature, nella scuola italiana.
 Quando si andava a scuola noi, non ci hanno detto tutti gli educatori, a partire dai genitori, che un dente - se proprio si deve levare - va tolto il prima possibile? E poi dicevano che eravamo i figli del '68...

Ps Forse siamo stati troppo seriosi, magari addirittura eccessivi (tanto a questo giro voglio vedere chi querela); mercoledì prossimo, si scriverà anche di altro: roba più divertente e gratificante.
 Una ex compagna di Liceo dell'eretico - assidua lettrice del blog dalle lande svizzere - ha rinfrescato un gustosissimo ricordo scolastico, che ebbe come protagonista l'eretico e come coprotagonista un suo ex compagno, ora pezzo grosso del Monte (!!). A mercoledì, dunque. E buona scuola a tutti!

20 commenti:

  1. Sì ma almeno chi è il pezzo grosso del Monte ce lo devi dire...

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  2. Diciamo che da una decina d'anni viviamo in una nuova bolla d'ansia, che dopo uno spaesamento iniziale lentamente stiamo arredando, un giorno un tavolino, poi un quadro, due tappeti, il vaso di terracotta della nonna. Alla fine la nuova bolla d'ansia sarà familiare, vivibile, quasi sarà doloroso lasciarla.
    I figli non si sa bene come viverli. Se si aiutano si sbaglia, e ti dò ragione, perché l'insegnante non riesce a individuare gli errori dello studente e quindi trova più difficile aiutarlo. D'altra parte, pare che se non si aiutano si sbaglia di nuovo, perché gli altri studenti -quasi tutti- sono aiutati, quindi si rischia il senso di alterità, di esclusione del figlio rispetto al branco protettivo. Senso bellissimo, l'esclusione, e indice di forza e carisma, ma difficile da sopportare per un ragazzino ancora incauto. In sintesi, siccome nessuno nasce imparato, possiamo forse concludere dicendo che anche i genitori, sbagliando, imparano a essere genitori. E forse nell'errore sta il senso di tutta questa vita che ci è capitato di passare.

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  3. Caro anonimo, la scuola dell'obbligo ha tra i suoi obiettivi quello di educare l'allievo alla vita, non soltanto trasferirgli contenuti nozionistici. Il dispiacere per un brutto voto ragionato insieme ai genitori, è molto più educativo di una lode presa studiando il sussidiario. Diseducare i figli al concetto di branco protettivo poi, lo è molto di più. A noi stessi ci è stato insegnato che "se gli altri si buttano nel pozzo, noi non dobbiamo andargli dietro". Perchè non far valere lo stesso concetto con i propri figli? Si raccuori: l'identità personale del bambino non si sviluppa in un giorno. Quello che lei può e deve fare, è stare accanto a suo figlio quotidianamente. Non per sottrarlo alle esperienze negative che lo coinvolgeranno, quanto per offrirgli delle chiavi di lettura ad esse, degli strumenti adatti a comprenderle. La comprensione, si sa, è un'arma ben più forte della protezione genitoriale. Che lei mi insegna, un giorno dovrà necessariamente venire meno.
    Infine, si fidi dei docenti e abbia rispetto del loro operato. Lei non si sentirebbe offeso e sminuito, se ogni giorno persone inesperte le volessero insegnare il suo mestiere?

    Tante buone cose e felice anno scolastico!

    CM

    ps. per L'Eretico e i lettori, condivido un'esperienza che si lega bene al mio intervento.
    Ho svolto senza pretese una semplicissima indagine qualitativa sull'Autonomia dei giovani universitari non senesi, basandomi su dati raccolti durante la mia ricerca di due inquilini/e con cui condividere la mia abitazione. La curiosità per il tema è nata dopo diverse telefonate ricevute, tutte arrivate da genitori. Dall'analisi dei dati raccolti fino ad oggi (circa 50 telefonate di richiesta info), emerge che sotto ai 22 anni! i genitori del centro-meridione si auto delegano il compito di cercare una stanza per i figli. Non ho avuto modo di indagare sulle cause che spingono i padri a farsi carico di tale responsabilità, ma ho riscontrato una delle conseguenze, intervistando molti studenti fuori sede che conosco: i giovani che non si occupano di cercare da soli una stanza, hanno minore possibilità di essere accettati negli appartamenti in cui l'obbligo contrattuale di trovare coinquilini non spetta al proprietario, quanto ai giovani locatari.

    Che il lettore tragga le sue conclusioni in merito all'utilità di proteggere ad ogni costo il figlio...

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    1. Salutiamo con vivo piacere il ritorno di Camilla Marzucchi fra le commentatrici del blog, tra l'altro con un intervento stimolante assai.

      L'eretico

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    2. Si fidi dei docenti... si fa presto a dirlo, mica si chiamano tutti Ascheri! Ho figli che fanno l'Università e le posso assicurare che la qualità scarseggia a tutti i livelli: elementari, medie e superiori

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  4. Caro eretico, noi figli unici siamo destinati ad essere più o meno legati dal cordone ombelicale a vita direi - conosco diversi figli unici che me lo confermano. Sono una tua quasi coetanea (qualche anno in più ma non guardiamo la virgola) e ancora oggi, pur essendo sposata con figli, per mia madre sono ancora la ragazzina di 15 anni a cui dar consigli e da proteggere. Credo sia proprio una prerogativa del genitore che spesso soffoca il figlio unico causando anche danni purtroppo, ma tant'è.

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  5. Va bene. Ora dopo aver parlato dei genitori(rapporto con i figli a scuola) non potrebbe essere il momento di parlare del corpo insegnante? I rapporti tra colleghi/colleghe...tutto bene? E con i capi(si quelli che si chiamavano prima direttori, poi presidi ed ora (sic) dirigenti. Via dicci qualcosa...sei sempre bene informato su tutto! Se vuoi puoi parlare anche di altri Istituti, professionali o non

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  6. Per anonimo delle 21.17
    Commento bellissimo, mi ha quasi commosso.
    Per parlare di figli bisogna averne...

    gigi

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    1. Non serve essere galline per sapere come si cuoce una frittata.. ho visto Chef studiare e prepararne di migliori.

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    2. Nel mio intervento(19 settembre 21.17)non intendevo sottostimare il valore dei docenti, e neppure esprimere sfiducia verso di loro. Camilla, come spesso accade, hai aggiunto una tua tinta alle mie parole. Questo si verifica non di rado negli scambi scritti sulla rete, fa parte del gioco. Con il mio intervento intendevo soltanto dire che certamente noi genitori sbagliamo, così come anche sbagliani molti medici, molti insegnanti, molti imbianchini, molti pasticceri. E volevo dire che gli errori hanno un loro valore, e che, come si sa bene, chi non fa non sbaglia.

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  7. Si scopre l'acqua calda dicendo che fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo, oggi forse più di sempre almeno nella società occidentale, perfusa di relativismo, priva di "idee forti", nella quale i vecchi "valori", talvolta diciamolo retorici e più declinati che praticati, non sono stati rimpiazzati da altri. Genitori e figli si aggirano smarriti e non si può certo pretendere che la scuola, discretamente disastrata di suo, possa supplire alla famiglia. E allora che fare? Io, oggi 60 anni e due figli maschi di 16 e 21 anni, sono stato un ragazzo molto ribelle, sono uscito presto di casa per andare a studiare in un'altra città, perché per un verso vivevo la mia famiglia, che oggi ricordo come normalissima ed affettuosa e mai opprimente, come un vincolo malsopportato. Per un altro verso però, in tempi di politica "pesante", extraparlamentare, la famiglia rappresentava per me un porto sicuro dove avrei potuto sempre rifugiarmi, dove sono sempre stato accettato per come ero, senza recriminazioni. Ecco anche oggi, mutatis mutandis, credo che la famiglia debba proporsi ai nostri figli come il luogo dove sempre saranno accettati, ma non perché la ragione sia dalla loro parte, anzi. I figli hanno diritto alle loro cazzate e i genitori hanno il dovere di rimarcarle e per quanto possibile correggerle (essenzialmente con l'esempio e non con le chiacchiere perché i figli sono osservatori acutissimi e giudici inflessibili), alla scuola può e deve essere delegata almeno in larga parte l'istruzione, ma non l'educazione. Dopodiché un figlio, chiariti senza equivoci i torti e le ragioni, deve poter contare su un approdo sicuro, un posto dove poter leccarsi le ferite e trarre sempre una speranza per ripartire.

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  8. Caro Prof. Ascheri dopo la lettura del post mi sono riconosciuto nella figura del genitore-elicottero.
    Con l'aggravante che a differenza del mezzo non mi alzo dal suolo nemmeno di un centimetro.
    Scriveva un noto educatore - poi accusato di molte nefandezze - che i buoni genitori insegnano con l'esempio e non con le parole.
    Mio padre e mia madre facevano esattamente così; io non credo di rientrare nella categoria.
    Luigi De Mossi

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  9. quello di gracciano20 settembre 2012 18:26

    La situazione dell'istruzione nozionistica italiana si può riscontrare con diversi under 30 che al casello di Certosa (pardon Impruneta) dovendosi dirigere a Milano e sprovvisti di Gps indugiano incerti tra la direzione Bologna e quella Roma.

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  10. Questo commento è meraviglioso! Grazie a quello di Gracciano

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    1. confermo, e rilancio.
      sto al pubblico, in un ufficio pubblico che più pubblico non si può.
      e al di là delle battute, è preoccupante constatare il livello mediamente basso di cultura "di base".....ritengo che ci siano una serie di norme di buon senso che tutti DEVONO conoscere indipendentemente dal titolo di studio e dalla professione......insomma per capire che su una qualunque documentazione da presentare alla pubblica amministrazione se mancano la data e la firma ti ci puoi pulire il c... non c'è bisogno di aver conseguito laurea magistrale in giurisprudenza con lode !!!
      e questo tema non è tanto di fori dal seminato : coinvolge l'intero sistema scolastico ma anche l'atteggiamento dei genitori, che con la loro iperprotettività causano anche questo tipo di danni, ben descritto da Camilla !
      troppo spesso vediamo oggi ventenni che spippolano con questi c.... di iphone ma non si sanno legare nemmeno una scarpa, non sanno andare in un ufficio pubblico, non sanno filtrare e vagliare le informazioni che trovano in rete, non conoscono la differenza tra governo e parlamento, se domandi loro chi è renata polverini è capace pensano sia una cantante, ecc. ecc...figuriamoci se sono in grado di trovarsi un appartamento !!!

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    2. quello di Gracciano22 settembre 2012 07:57

      Grazie dell'apprezzamento,qualcuno penserà che quello sia un paradosso ma è purtroppo la triste realtà....,altro esempio:tempo fa stavamo ricercando in biblioteca nelle vecchie raccolte della Nazione i risultati dei primi anni della nostra squadra amatori di calcio al fine di trarne una pubblicazione celebrativa dei venti anni di attività. Informato della cosa un ragazzotto ventenne attualmente militante nella squadra affermò candidamente:"Ma cercatele su Internet no?"

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  11. Credo di essere uno degli ultimi che aveva dei genitori che, se a scuola s'era preso uno schiaffo, a casa si riscuoteva il "raddoppio". Dopodichè seguiva l'incontro con la maestra per scusarsi del comportamento del proprio figliolo, insieme alla rassicurazione di averlo già punito a dovere ("Signora si doveva andare a Gardaland questa domenica, ma siamo rimasti a casa, così impara questo delinquente..." e altre cose simili), e qualche volta al ringraziamento alla stessa per averlo punito, tanto "deve imparà come si sta al mondo questo citto!".
    Cosa avevano di diverso i nostri genitori, nati a cavallo tra i '40 e i '50? forse avevano visto anni più bui, a letto dopo Carosello, il dolce una volta a settimana se andava bene e tanti nocchini, ok... ma non solo. Per me loro non erano così preoccupati della loro "immagine", come tanti genitori rampanti-fashion di oggi. A titolo di esempio, si vede in giro porno-mamme (scusate il termine, ma per me tali sono!) che sembrano voler sedurre l'amico diciottenne del figlio con scollature debordanti, abbigliamento da olgettine, lampadature e trucco da 20enni, che forse pensano che un 4 preso dal figliolo (viziatissimo e spesso arrogante come pochi) scalfisca la loro immagine perfettina. Oppure credono che un votaccio o una nota in condotta voglia dire: sei un pessimo genitore, quindi sei un fallimento, nessuno ti vorrà più frequentare, e ORRORE: sei ormai vecchio e inutile.
    I nostri genitori invece se ne sbattevano del passarci bene o male agli occhi degli altri, e pensavano più alla sostanza. Dico questo perchè, riflettendoci a posteriori, mi sono convinto che ragionassero diversamente, nel senso che la colpa era sì anche loro, ma 1. non lo prendevano come un fallimento personale, 2. spesso per la maggior parte la colpa era di noi figlioli, che nel 99% dei casi avevamo combinato la cretinata in questione scientemente (pur avvisati dai genitori sulle conseguenze, cosa che i genitori di oggi non fanno spesso!) e quindi la punizione scolastica ce la dovevamo "puppare" e zitti!

    I miei non mi hanno mai punito troppo: per loro era sufficiente rimanere impassibili quando arrivavo a casa, e lamentandomi delle punizioni ricevute a scuola, rispondermi con estrema calma: "il Professore ha fatto proprio bene. La prossima volta sai come fare per evitare di ritrovarti in questa situazione!". Qualche volta, se proprio era stata grossa, seguiva il supplemento di punizione domestico, ma già il vederli "non difendermi" in certe situazioni mi frizzava parecchio, e a forza di sformati, credo di poter dire che ho imparato tanto.

    Ma oggi esistono ancora genitori così?

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  12. Voglio ringraziare l'eretico perchè questo suo articolo mi ha fatto aprire un'interessante dibattito con altri genitori, ed il confronto su questi temi non può che essere importante fattore di crescita.

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  13. Se avessi figli li manderei certamente a scuola da te, Raf!

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  14. Tempo scaduto ma come non lasciare un commento, almeno per riprovare l'emozione di un volo in elicottero...

    "I genitori NON dovrebbero - se non in casi eccezionali - fare i compiti dei figli"
    "Quello che un genitore può e deve fare, è stare accanto a suo figlio quotidianamente"

    Ecco fatto: qualche solido paletto e il mestiere di genitore sembra già meno vago.
    Come se poi, rientrando dal lavoro, un genitore non avesse altro per la testa che adoperarsi per avere un figlio con tutti 10, a qualunque costo.
    Come cambiano i tempi: le amiche di mia madre si sentivano nella norma ad avere figli ciucci, la media del 5 era la garanzia di un figlio sano, intanto un 6 striminzito per andare avanti, magari a settembre, si rimediava sempre. Lei semmai doveva preoccuparsi, che con tutti quei bei voti qualcosa di strano c'era sicuramente...
    Del resto una volta, di genitori in grado di aiutare coi compiti, anche solo alle medie inferiori, non ce n'erano poi tanti: almeno un diploma adesso ce l'ha chiunque.

    Facile a dirsi lasciarli fare: la volontà ci sarebbe anche, ma all'avvicinarsi dell'ora di dormire o con la prospettiva di una lunga scaletta di lezioni ancora da ripetere, è facile che l'aiuto materiale si faccia più concreto.
    Alla stessa stregua bisognerebbe anche sanzionare tutti quelli che mandano i figli a ripetizione.

    O magari si è autorizzati all'aiuto dal caso eccezionale: chissà, una ricerca sui casi di doping nella Fiorentina degli anni '70 può rientrarci?
    D'accordo, i ragazzi se la cavano bene con google, ma estrapolare qualcosa di più o meno lineare da articoli diversi, evitando di riportare tutto com'è e ricucendo con un minimo di garbo, almeno a me richiede quasi un'ora, a mio figlio non so, dall'approccio iniziale potrebbero volerci minuti come ore, con risultati nemmeno passibili di critica, perché dopo averci investito del tempo non può certo tollerare di perderne altro a mettere in dubbio quello che ha fatto, con la prospettiva sicura, appena sentito il tono di velata critica, di dover ricominciare da capo.
    Allora lo tieni lì, chiedi consiglio a ogni passo, anche se critiche sei sicuro di non riceverne, ma su dove sia la testa non v'è certezza.
    Mi sbaglierò ma non ci sono gardaland vietati che tengano, un genitore alla fine non ha l'autorità e il distacco necessari per dire questo e quest'altro non vanno, devi fare di meglio, puoi riuscirci: in un modo o nell'altro qualsiasi imposizione gli si ritorce contro.
    Solo un insegnante ufficiale può avere questo ruolo e ottenere qualche risultato duraturo, se in grado di usarne il "relativo" potere.

    D'accordo, non posso e non voglio arrogarmi il diritto di insegnare il mestiere a nessuno, però sembra logico utilizzare un criterio di acquisizione di competenze graduale.
    Se uno è capace a disegnare coi pennarelli non puoi metterlo davanti a un cavalletto con dei colori a olio e dirgli semplicemente "Adesso prova a dipingere con questi", qualche istruzione per l'uso ci vuole in tutto.
    Benissimo far prendere appunti, ma poi bisogna controllare come sono venuti, non solo quello che si è imparato della lezione: un cattivo risultato può dipendere da bighelloneria o da mancanza di un valido metodo di studio oppure da semplice lacunosità degli appunti.
    Al primo tentativo non è facile avere la misura di come sintetizzare e seguire il discorso senza perdersi nella meccanica della scrittura: vediamo allora cosa è rimasto scritto e farà testo di tutta la spiegazione, prova di ingresso anche sul prendere appunti, da cui partire per arrivare per gradi ai risultati attesi.

    Tutto questo non per polemica ma come feed-back iniziale: ci sarà senz'altro molto da criticare in quel che dico e molto di frainteso in quel che ho recepito, ma spero emerga il desiderio che si tratti di anni, i prossimi, che lasciano qualcosa di duraturo, invece del solito (parlando di esperienze trascorse) tempo buttato (per tutti) in faticose contrapposizioni di ruoli.

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