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mercoledì 3 ottobre 2012

L'eretico scolastico: il "professor Paraculino"


    Abbiamo scritto dei ragazzi (e ne riparleremo, ovviamente), abbiamo parlato dei genitori (e ne riparleremo, ovviamente); questo mercoledì, per il nostro appuntamento settimanale con il magico mondo della scuola, focalizziamo invece l'attenzione sui docenti, in un momento particolare per la scuola italiana: il nuovo concorso fortemente voluto dal Ministro Profumo è ormai alle porte, e forse è arrivato il momento di ragionare sul metodo di reclutamento del personale docente della scuola.

Tanto per cercare di fare riflettere sull'argomento, e tanto per smentire la voce che rappresentiamo un settore refrattario alle critiche, l'eretico vorrebbe porre una questione, al centro del ragionamento di oggi: non esiste forse professione al mondo più DISCREZIONALE di quella del professore. Nel senso che - per dirla proprio tutta - è bene che i genitori sappiano che, volendo, i docenti dei loro figli possono fare ben poco, possono interpretare le 18 ore settimanali di lavoro in classe (che NON è tutto il lavoro di un insegnante, va ricordato!) in modo molto, molto elastico. Eufemismo per dire che possono permettersi di NON FARE QUASI NIENTE, senza incorrere in alcuna forma di sanzione.
 Nel momento in cui uno si presenta puntuale a scuola ed in classe, fa l'appello e debitamente riempie il registro (i registri), davanti ai ragazzi si può tranquillamente parlare di ciò che si vuole: c'è chi fa lezione con scrupolo e preparazione impeccabile (magari preparandosela ogni pomeriggio), c'è chi assegna le paginette d'ordinanza e si mette a parlare dei figli o dei nipoti o del marito o delle amiche. Poi magari assegna voti alti o altissimi a tutti, e ben difficilmente si trovano genitori sul piede di guerra, allorquando si è di manica larga o larghissima.
 Il Collegio dei docenti approva un progetto didattico quale che sia? Lui aderisce immantinente, per dimostrarsi, davanti a tutti, pienamente collaborativo (forse per dimostrare di esistere, anche).

   Arrivati agli scrutini finali, allora lì c'è l'apoteosi finale: c'è da bocciare un ragazzo, magari con il padre altolocato o comunque di avanzato grado sociale?
 "Oh colleghi, i motivi ci sarebbero tutti per fermarlo, però andava bocciato l'anno scorso, ormai non si può più. Poi se la famiglia fa ricorso, io non ci voglio venire a riaprire i verbali a luglio, capito?".
 A questo punto, anche i dubbiosi abbandonano ogni scrupolo: pensano alla temutissima chiamata di cellulare che arriva sotto l'ombrellone (con l'intimazione di presentarsi a scuola "fuori stagione"), mentre uno si spalma la crema solare e sta per mettere i piedini nell'acqua e..."via, in effetti il ragazzo nel finale un pochino di impegno ce l'ha messo, non è vero? Rispetto al primo quadrimestre, qualche passo in avanti l'ha fatto. Diamogliela, via, un po' di fiducia, a questo citto!". Tutti i salmi finiscono in gloria, agitando lo spauracchio del ricorso della famiglia del bocciato.

 Questa, in estrema sintesi, è quindi la figura del "professor Paraculino" (copyright ereticale): fa il simpatico con tutti, non scontenta mai nessuno, anzi di norma accontenta tutti, formalmente è inattaccabile, boccia solo quando proprio non può esimersi dal farlo. Detto inter nos: NON FA PRATICAMENTE UN TUBO, ma ne esce sempre bene con tutti, per non dire alla grande.
E la cosa più drammatica è che non esiste test, selezione, prova di ingresso, interrogazione che lo possa smascherare, prima che entri in servizio, per poi bloccarlo, o anche arginarlo negli anni a venire: il professor Paraculino vince sempre, immancabilmente ed implacabilmente.

Ps Dopo il pezzo sui "genitori elicottero", le colleghe che hanno letto, in sala docenti, mi hanno osannato; si prevedono viceversa consensi in drastico calo, dopo queste considerazioni in libertà sulla nostra professione: la più bella (e discrezionale) del mondo!

33 commenti:

  1. Ma almeno il Prof. Paraculino quacosa fa!!!
    Ci sono professori che entrano, salutano (non fanno nemmeno l'appello) e non dicono più niente.
    Possibile che queste persone non si possano allontare dall'insegnamento?

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  2. Appena tornato da scuolina, rispondo.
    Facendo una domanda, visto che al peggio non c'è mai fine, come dimostrano tante vicende nostrali: ma un professore che fa meno del Paraculino, che fa? Come fa a trascorrere i 50-60 minuti di una lezione davanti a circa 25 esseri umani, più o meno interessati alla materia?
    Sarei davvero curioso di saperlo!

    Allontanare qualcuno dall'insegnamento è in teoria possibile (esiste la figura dell'Ispettore scolastico), in concreto difficilissimo. Ne riparleremo, inevitabilmente.

    L'eretico

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  3. Oltre ai prof Paraculini ci sono anche quelli che hanno le "simpatie", chiamiamoli "simpatichini". Nelle interrogazioni applicano metodi molto diversi tra studente e studente, negli scritti per ovvi motivi non lo possono fare. Per questo bisognerebbe adottare prove solo scritte in cui il metodo di valutazione è oggettivo e non soggettivo, anche se così facendo si impoverirebbe la capacità di esporre verbalmente.

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  4. La prima cosa che mi viene a mente è che sei stato talmente bravo che potrebbe sembrare un ....autoritratto!! Ma ripeto sopra i professori o gli insegnanti ( perchè mi sembra di ricordare che Tu insegni in un Istituto che comprende anche l'insegnamento primario) non vi è forse quello che ora viene chiamato Dirigente (?) ma che era il Direttore didattico o Preside ? Che fa allora questo personaggio,non controlla? Cosa dirige? Dai Professore fai un piccolo sforzo e dicci qualchecosina in più. Tanto come Tu stesso hai dichiarato l'Ispettore scolastico non dovrebbe intimorire....

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  5. Caro Professore, ma Rita Petti, poi, ha fatto sapere qualcosa? Cosa aspetta a risponderTi ? Forse lo farà nel suo primo intervento nel nuovo Consiglio Comunale.Dovrà comunque aspettare un pò, ammesso che sia ricandidata. Perchè con la perdita della Provincia il numero dei consiglieri comunali a Siena subirà un ulteriore ridimensionamento e sarà quindi molto più difficile.Qualcuno ha detto (infischiandosene della perdita della provincia): vista la qualità espressa dalla maggioranza sindaco compreso e dall'opposizione sembra che poi non sia un gran male.

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  6. M.llo Adolfo Macchia4 ottobre 2012 14:42

    non per fare il disfattista che più pessimista non si può....ma da trentenne sostengo che nel tempo le generazioni vanno peggiorando....siamo mediamente peggiori dei nostri genitori e i nostri figli saranno peggiori di noi !
    quando ho frequentato le scuole di diverso ordine e grado, sia la media san bernardino che il l.s.galilei, ho sempre e solo trovato PERSONE prima che ottimi docenti, tutti, nessuno escluso. non mi risultavano esistere figure del genere paraculo, davvero.
    gli insegnanti di allora (si parla di 10-15 anni fa) erano tutti preparati, seri, sempre presenti, mai un qualcosa oltre le righe, e molti di loro ci hanno dato qualche insegnamento in più del dovuto, mai in meno !
    cioè come l'eretico, che pur non conoscendo personalmente sono certo che come docente sia serio e preparato tanto quanto dimostra su queste colonne.

    i veri brividi vengono applicando questo concetto ALLA PROFESSIONE MEDICA.....toccato con mano, non sto sparando a sproposito !
    ma è tutto un altro discorso, anche se molto interessante

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  7. Professori al servizio degli allievi o allievi al servizio dei professori? (prima parte)

    Non è mai stato chiaro, all'epoca in cui la mia generazione (e presumibilmente anche quella dell'Eretico) andava a scuola, se dovesse essere il docente al servizio degli allievi o piuttosto gli allievi al servizio del docente e dei suoi umori. Mi spiego meglio. Si aveva la percezione che si dovesse studiare per non far arrabbiare l'insegnante e non perché la cultura avesse qualcosa a che fare con i ragazzi e con la loro formazione. La mia generazione – generazione di giovani virgulti destinati a recare il fardello della cultura come fiaccola radiosa, nostro malgrado -ha studiato perché così il professore era contento e non faceva una delle sue scenate isteriche in classe. C'era un regime di terrore, ci davano del lei anche se eravamo poco più che bambini (e bambini spaventati), e l'unica molla che ti spingeva ad aprire il libri era la paura. La paura di essere bocciati, la paura di essere sgridati, la paura di sbagliare, la paura di essere messi in imbarazzo e umiliati di fronte a tutta la classe con sentenze impietose del tipo “Lei ha l'impercettibile difetto di non capire!” che certamente non giovavano all'autostima né alla crescita del fanciullo in età evolutiva.
    Avevo fin dall'infanzia una capacità espositiva, quando scrivevo, che faceva del mio stile uno stile da adulti, il lessico era piuttosto ben nutrito, l'uso delle costruzioni sintattiche era disinvolto, riuscivo a gestire periodi lunghi lunghissimi senza perdere il ritmo e l'eleganza del fraseggio, e soprattutto quello che scrivevo aveva sempre un senso. Un po' era talento naturale, ero una bimba sola introversa e senza amici, avevo molto tempo da dedicare all' otium intellettuale, mi piaceva ascoltare i grandi che parlavano, leggevo molto. Mia nonna possedeva ben due biblioteche private, due salotti di 25 metri quadri le cui pareti erano interamente rivestite di librerie, di quelle con gli sportelli in vetro rifinito a piombo. Non mi sono mai piaciuti quei mobili antichi,sapevano di vecchio. Oggi mi mancano da morire, e mi manca mia nonna. Si leggeva molto in casa mia, non c'era libro dei classici che non fosse presente nella collezione di famiglia. E' sui grandi tavoli dei salotti di mia nonna che mi sono formata, che ho imparato a leggere e a scrivere, e a riflettere e a pensare . Mia nonna recitava a memoria interi canti della Divina Commedia, e poi naturalmente me li spiegava parafrasandoli con perizia quasi accademica, in tempi in cui Benigni ancora doveva scoprirlo questo giochino.

    (segue seconda parte)

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  8. Professori al servizio degli allievi o allievi al servizio dei professori? (seconda parte)

    Dal ginnasio fino all'ultimo anno di liceo, ogni volta che il docente o la docente di turno riportava in classe i temi corretti con i voti – di solito il mio non superava il 6 – c'era sempre la solita lavata di testa per me, ormai mi ci ero abituata : “l'hai copiato , eh?”. Non cercavo nemmeno più di difendermi, era una battaglia persa. Era stato deciso che ero una figlia di papà, venivo da una famiglia dell'upper class, e per una sfortunata coincidenza ho sempre incontrato nel mio percorso formativo dalle elementari fino alle superiori docenti post 68ini, pieni di livore per le classi sociali più abbienti, e che si sentivano i depositari assoluti della verità e della conoscenza. Avevano grande simpatia per i figli di genitori di estrazione diversa dalla mia, oppure per i figli di intellettuali di sinistra, che se facevano bene un compito era perché erano bravi, mica perché l'avevano copiato! Io non potevo essere brava, e nemmeno onesta, venivo da una famiglia borghese degna di vituperio, secondo la vulgata del corpo docenti . I miei silenzi, che derivavano solo da una educazione severa che mi imponeva di non rispondere agli adulti dopo un rimprovero, venivano spesso scambiati per insolenza “ che fai non rispondi?” e io no che non rispondevo, non ne ero capace. “La ragazza è impertinente”, quante volte mia madre tornava a casa in lacrime umiliata dagli insegnanti che al colloquio la tormentavano. Non c'erano all'epoca i genitori elicottero, c'era solo la pagella, che se faceva schifo quando tornavi a casa erano botte. Ero solo una bambina impaurita,silenziosa, introversa, e incapace di farsi degli amici. Più tardi non fui nemmeno più capace di studiare. Eppure a me piaceva studiare. Verosimilmente questi metodi venivano adottati nella convinzione che così si forgiasse il carattere, o almeno quella era doveva essere la vulgata. Metodi fascisti adottati dai più sinistrorsi tra i professori. Fu allora che decisi che il mio carattere l'avrei forgiato da me, e non avrei permesso a nessuno di sedersi in cattedra di fronte a me con la supponenza da professorino arrogante e di trattarmi come una subalterna. Potevano spezzarmi ma non piegarmi. Oggi i tempi sono cambiati, si spera in meglio: come è noto, e vi sono studi sull'argomento, un soggetto sottoposto a stress produce molto meno di un soggetto che viene incoraggiato. Lo capiva anche uno scemo, non c'era bisogno di scomodare l'accademia per questo.

    cordialmente

    BK

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    1. Mi riconosco in quello che dici, anch'io quando andavo a scuola avevo un professore che ci dava del lei e non si limitava a dire "la ragazzà è impertinente" bensì, se sbagliavamo qualcosa anche non troppo semplice, ci diceva "signorina, lei è una bestia!". Spero che oggi non ci siano più professori di questo tipo, anche se purtroppo forse la situazione è peggiorata sotto altri punti di vista.

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  9. Caro Eretico.. d' accordissimo con te ma dando sempre a tutti voti bassi... ( penso tu capisca cosa ti voglio dire FORSE AVRAI DATO 1 DIECI E IL TUO VOTO MASSIMO è 7-7e1/2 NO? Non si rischia di seccare anche quei pochi che potrebbero essere in grado di emergere o di discriminare i figli di professorini o della casta? uno come te é in grado di lasciare fuori dai propri strumenti valutativi il tuo essere ERETICO?

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  10. Cari commentatori,

    cerco di rispondere a tutti con questo intervento.
    Sui voti, si tornerà (diamo tempo al tempo, no?); in generale, per me molto meglio bassi meritati, che alti immeritati. Semplice buon senso, ma non solo: base per società meritocratica.
    Discriminazione dei figli di castisti? Direi proprio di no, comunque in linea di massima i genitori castisti cambiano sezione ai figli...
    All'anonimo delle 13,35, direi che risponde quello delle 16,22: semmai vengo accusato di essere il contrario dell'esemplare di antropologia scolastica sopra descritto.
    I Presidi, infine: ovviamente dipende da caso a caso, ma i loro poteri di intervento sui "paraculini" sono davvero bassi, soprattutto se appunto il professor è formalmente a posto (punjtualità, registro in ordine et alia).
    Certo dipende anche da quanto e come i genitori si fanno sentire.
    Spero di avere esaurito le risposte, altrimenti mi scuso.

    L'eretico

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  11. Ricordo i miei "tre" nei primi compiti in classe di italiano, in prima liceo. Ricordo che la prof ci chiedeva semplicemente di scrivere su un titolo. Non sapevo quante parole scrivere, né quale mappa (o scaletta) seguire. Non sapevo come iniziare, come e quando concludere. Gli alberi fuori dalla finestra mi distraevano e la confusione e la biondina del primo banco e tutto il disordine dell'aula, e io finivo con un tre. E solo dopo mesi e mesi di sofferenza, ho capito -da solo- che dovevo scrivere poco, con frasi brevi e semplici. Insomma, sarebbe bello se i prof di italiano non si limitassero a chiedere di scrivere su temi da loro imposti, ma insegnassero a scrivere, le tecniche di scrittura, e soprattutto che trasmettessero l'amore per le parole, e la loro infinita magia.

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    1. Anonimo dele 17:27 mi hai tolto le parole di bocca! Infatti è proprio così che dovrebbe essere la scuola: i professori non si devono limitare a chiedere ai ragazzi di scrivere, ma devono insegnare a scrivere. Devono insegnare a studiare, devono ricordarsi che gli adolescenti sono fragili si distraggono, devono insegnare loro come concentrarsi , devono insegnare loro tecniche di concentrazione, tecniche di rilassamenteo prima di affrintare un esame o un interrogazione o un compito. Sarebbe sicuramente più edificante anche per gli insegnanti e certamente di maggior soddisfazione. Siamo nel XXI secolo e non è da furbi comportarsi da aguzzini con i ragazzi, non serve a niente. Guadagnatevelo lo stipendio, cazzo!
      Eretico, tu non hai risposto a tutto, non hai esaurito le risposte. Sei invitato a rispondere,e le tue scuse non sono utili a nessuno in questo momento.

      cordialmente

      BK

      P.S.: errata corrige, nella seconda parte del mio post delle 16.01 la frase in virgolette non era "che fa non risponde?", perché il prof mi dava del lei, tanto per mettermi ancora di più a mio agio...

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  12. l'Eretico sarà mica il classico professore stitico che con i suoi 7 elimina totalmente una qualsiasi parvenza di motivazione negli alunni? Se si parla di meritocrazia allora il merito va valorizzato con voti che arrivano fino al 10, che cazzo di merito è il solito 7 e mezzo? Stile Cochi e Renato: BRAVO! 7+!!!

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    1. Non ho avuto i miei figli in classe con l'eretico, ma invece è stato un suo alunno il figlio di una mia amica. Si è lamentata tre anni per quanto il prof. pretendeva, ma si à dovuta ricredere alle superiori: fatica a fare le medie, sta vivendo di rendita alle superiori. Credo che qualcosa voglia dire.

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    2. solito adagio di chi di scuola (pedagogia dell'età evolutiva vi dice nulla? Misurazione, valutazione, ecc.)non capisce proprio nulla! Che cazzo c'entra il pretendere con il giusto riconoscimento? I voti vanno da 0 a 10, perchè non utilizzarli tutti? Si fatica più volentieri, caro Anonimo, se si vedono giustamente riconosciuti i propri sforzi. Generalmente i ragazzi che partono da 7 ed arrivano a 7 si demotivano enormemente ed io, come insegnante, comincerei a pormi anche delle domande. Mi chiederei, ad esempio, che razza di incapace sono se non riesco a far progredire un ragazzo nemmeno di un voto. Evidentemente c'è qualcosa di sbagliato nella strategia educativa (strategia educativa messa in atto, appunto, nei licei classici di una trentina di anni fa che la scrivente ha frequentato. Eretico, svecchiati! Ne è passata di acqua sotto i ponti, basta con gli insegnanti privativi che tolgono qualsiasi barlume di voglia di studiare ai loro allievi. Un conto è studiare perchè il prof. pretende, un conto è motivare gli alunni a studiare con passione!). Vi dice niente una teoria che si chiama "profezia che si auto avvera" o Effetto Rosenthal? Se l'insegnante crede nei suoi alunni (e lo dimostra col voto) questi, col tempo, miglioreranno le loro prestazioni e diventeranno come l'insegnante se li era immaginati (cioè bravi). Se l'insegnante li considera 7+, questi si considereranno sempre 7+, cioè delle brave capre, capaci di sudare, che alle superiori vivono di rendita (che cazzata stratosferica, non si fanno le superiori per vivere di rendita, altrimenti ci si potrebbe fermare alle medie, e mi eraviglio che ci siano genitori così ottusi, anzi non mi meraviglio più di nulla vedendo come i genitori tirano su i loro pargoli).

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  13. parliamo un po' di come sono stati selezionati tanti (quasi tutti) insegnanti entrati di ruolo negli ultimi anni. Metodo SSIS, diplomificio a pagamente che ha visto entrare a far parte del corpo insegnante una pletora di incompetenti, senza motivazione nè cultura nè attitudine. E per quel che riguarda gli eventuali ispettori è pura utopia, nessuno ispeziona nulla, non vengono radiati neppure i molestatori di bambini. Anzi, a Siena succede che personaggi simili vengano tranquillamente tenuti ED ASSUNTI IN RUOLO come insegnanti di sostegno, cioè come insegnanti che stanno vicini a bambini che non si possono difendere. Se non è uno scandalo questo! Vorrei tanto conoscere l'opinione dell'Eretico in merito.

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  14. Scusa tanto Beatrix Kiddo, ma a noi che ce ne importa di quello che facevi a scuola ....perchè non ti crei un tuo blog se ancora non ce l'hai ???

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    1. ...perché questo è un blog dove ognuno può esprimere liberamente il proprio parere e raccontare le proprie esperienze confrontandole con quelle dell'Eretico e dei suoi lettori.Non ho bisogno di crearmi un mio blog fintanto che l'Eretico non deciderà di censurarmi (e ne ha facoltà). Se non ti interessa non leggerlo.

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    2. mas infatti ma che ce ne frega a noi!!! e poi hai visto qualche film: io figlia di operai al liceo faticavo e nessuno a casa mi aiutava o era in pena per me

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  15. Prima media, mese di settembre. La professoressa di lettere si ammala, sta a casa una settimana. Al ritorno, di mercoledì, assegna ai ragazzi come compito per il successivo lunedì, circa venticinque pagine di storia da studiare, dalla preistoria ai fenici, senza aver spiegato niente.Brava! è rimasta in pari con il programma.

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  16. per curisotà, c'entra poco, ma può darsi che ieri sera al canale civico abbia visto l'eretico ?
    proprio tre secondi di sfuggita, era uno di quei pezzi molto interessanti sui vari luoghi di siena...... era lui ?

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    1. macchisenefrega se era lui!!! Ma che siamo, all'idolatria??? Ho visto l'Eretico in tivvù!!!! Capirai!

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    2. L'Eretico è molto più che un idolo, è un simbolo. E di simboli abbiamo bisogno in questo momento per darci il coraggio e la forza di dire basta a un sistema che non vogliamo e non possiamo più accettare!

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  17. Sono l'anonimo delle 17.27 di ieri. Tengo a precisare che il mio intervento non intendeva accusare di alcunché la categoria degli insegnanti. Ci mancherebbe, non sono certo io a dover dare consigli agli altri. Intendevo solo esprimere una opinione e riportare una mia esperienza.

    Per l'anonimo delle 22.52, dico che ognuno -spero- ha il diritto di scrivere in questo blog, senza dover rendere conto a lui. Beatrix Kiddo esprime una opinione, e non c'è nulla di male in questo atto.

    Insomma, smettiamola di criticare qualcuno solo perché esprime una sua opinione diversa dalla nostra.

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  18. "Il medico pietoso fa la piaga purulenta". Meglio un 7 che ti fa rimanere la motivazione di fare neglio che un 10 che ti fa rilassare (specie quando sei adolescente...). Rispondo anche a quelli che hanno detto "che bisogna insegnare a scrivere".Il migliore è piu' divertente modo per imparare a scrivere è... leggere. Comprate ai vostri ragazzi qualche libro invece di un cellulare al mese. Fatevi trovare lettori avidi invece che professionisti dello zapping sul divano. Vedrete che funziona.Non deleghiamo sempre a qualcun altro. Il primo insegnante è il genitore.

    Francesco

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    1. Un 7 ingiusto manterrebbe la motivazione a fare meglio?? E dove sta scritto? Forse in una minima parte di studenti, tignosi e pieni di sè (la maggior parte di loro sente il giudizio dell'insegnante come una frustata). Le garantisco, Francesco, che nella maggior parte dei casi lo studente dà un poderoso vaffa al prof, in senso metaforico, e chiude per sempre con quella materia, magari continua a studiarla per dovere, perchè mamma si incazza e mi toglie il cell e facebook, ecc., ma non la studierà MAI più con passione. Questo devono fare gli insegnanti, trasmettere la passione per la materia che insegnano. E del resto l'adolescente non è che un adulto in fieri: le piacerebbe che nel suo lavoro mai nessuno le riconoscesse i suoi meriti e mai le dicesse bravo? Lei conserverebbe la motivazione a fare bene o piuttosto si trasformerebbe in un lavoratore svogliato e broccione? Concordo invece sulle responsabilità dei genitori che educano i loro figli a pane e videogames, internet, tv e fuffa varia. Non solo, sono anche sempre pronti ad incolpare la scuola della mancata educazione dei loro figli.

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    2. Anonimo delle 19:43, Non condivido. Soprattutto quando mi parla di 7 "ingiusti". Il professore "che ce l'ha con mio figlio" lo considero un eccezione alla regola. Non credo che un'insegnante decida scientemente di perseguitare un alunno per mortificarlo. Anche perchè a sentire i genitori di tanti compagni dei miei figli sembrerebbe la loro unica occupazione. E mi parebbe una situazione parossistica. Le scale di valori sono sempre relative. Tanto se 7 è un voto alto vuol dire che lo prendono in pochi e basta un confronto con i compagni per rendersene conto. Per quanto riguarda l'osservazione tra tignosi e sfavati, beh, nemmeno a volerlo, sintetizza perfettamente il mio pensiero sull'argomento; ben venga una naturale selezione inter pares. Chi ha voglia, dedizione ed impegno si migliorerà. Chi non ha voglia di cimentarsi si faccia da parte. Vorrei fosse cosi' anche da adulti. La trasmissione della passione è un tasto delicato: ci sono professori preparatissimi incapaci di trasmetterla, e sono d'accordo. E cosi' anche genitori appassionati che non riescono ad "infettare" benignamente la propria prole.
      Per quanto riguarda la sua domanda,la risposta è scontata. Ma è anche vero che ho imparato, fortunataente non troppo avanti con l'età , a non dipendere dall'approvazione altrui.Ed' è questa si, una cosa che mi piacerebbe trasmettere soprattuto nella fase post-adolescenziale, ai miei figli. Essere sicuri (da non confondere con strafottenti, acritici ed egocentrici attenzione) di se stessi.
      Un saluto.

      Francesco

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  19. Scusate...ma ai miei tempi il 7 era considerato un voto alto, il max che davano era 8 ma capitava a uno in tutta la classe di prendere un voto così alto, quasi nessuno riusciva a prenderlo! Ma che cazzo di scuole frequentano i vostri figli? il mio liceo era durissimo, e voi vi lamentate se i vostri figli prendono 7? Ma state scherzando vero? Io con un 7 ero in paradiso.

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  20. cara beatrix, suppongo che tu non sia più di primo pelo, come me del resto, e suppongo pure che tu non abbia figli. Anche io quando frequentavo il liceo classico (ma anche la scuola media) sudavo parecchio per arrivare al 7, per quanto mi ricordi perfettamente che venivano dati anche degli 8 (e financo dei 9!). Detto questo va riconosciuto che qualche anno è passato, il liceo classico non è più quello di una volta e rare sono le bocciature, si studia molto, è vero, ma si prendono dei bei voti e, udite-udite, ci sono anche degli insegnanti umani, insomma Lifodi è ormai pensionato. Ti puoi immaginare se, parlando di scuola media, un 7 è un bel voto! Un 7 significa che non sei nè ciuco nè bravo, sei lì che galleggi a metà classifica. I voti si usano tutti senza aver paura, se la legge dice che i voti vanno da 0 a 10, si andrà da 0 a 10 o no? Inoltre, siccome la valutazione non può prescindere dal livello di partenza del ragazzo nè dalla sua situazione particolare, si potrebbe arrivare a mettere 10 in pagella, ad esempio, ad un ragazzo russo arrivato ad ottobre senza sapere una parola di italiano (quindi partendo da 0) che a giugno sia arrivato al 7 pieno. Nella misurazione, dove si misura la singola prova, non salirà oltre il 7 ma nella valutazione, dove si valuta l'intero percorso (diverso da ragazzo a ragazzo)l'ipotetico russo in questione si meriterebbe un bel 10!

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    1. Anonimo delle 20:29 apprezzo molto la tua risposta. Tuttavia mi piacerebbe anche un commento di uno che il prof lo fa di mestiere, tipo l'Eretico per esempio. La domanda a questo punto è: perché quella generazione di docenti si è permessa di comportarsi con noi in un modo che oggi sarebbe considerato deprecabile e poco edificante? Non si vergognano? E inoltre se con tutta quella severità poi avessimo avuto il premio di trovare facilmente un lavoro (ricordo a chi non lo sa che negli ani '60-'70, nisi fallor, con il nostro titolo di studio si poteva allegramente insegnare nei licei, senza lauree , senza ssis, e si poteve insegnare anche all'università). Oggi con il diploma di liceo classico, anche se certamente hai una cultura e una forma mentis superiore alla media, non ti caca nessuno, perché fondamentalmente la formazione che hai ricevuto non vale un cazzo secondo il nostro sistema sociale. Allora a che scopo tanta severità? Io chiedo un redde rationem.

      cordialmente

      BK

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    2. Cara Beatrix, sono l'Anonimo delle 20:29. Io sono una che la prof la fa di mestiere ma mi associo alla tua richiesta: Eretico, palesati! O non postare più nulla sulla scuola se poi ti ritiri dal dibattito.

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  21. Care signore (colleghe) lettrici,
    abbiate pietà dello scrivente!
    Mercoledì si tornerà sulla vexata quaestio dei voti, contente? Tanto ci si sarebbe tornati lo stesso...

    L'eretico

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