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domenica 16 giugno 2013

La domenica del villaggio: l'abilità di Hitler, un finale perfetto di Cesare Pavese...


   Dopo la inevitabile sosta elettorale, torna la rubrica domenicale del blog: tante (troppe) cose sono rimaste inevase, ma cercheremo, piano piano, di smaltirle. Date di scadenza, in effetti, per questo tipo di rubrica non ci sono...

 Il Sole 24 ore di domenica 26 maggio, nell'inserto culturale, presentava la recensione, scritta dallo storico David Bidussa, di un libro che ancora l'eretico non ha letto, ma che non si può non segnalare: "Perchè i tedeschi, perchè gli ebrei? Uguaglianza, invidia e odio razziale. 1800-1933", dello storico (ebreo) Gotz Aly (pagine 300, 32 euro, Einaudi Torino).
Storico stimolante, Aly: non a caso capace, in passato, di avere parole di ammirazione per il Welfare nazista (non certo per il nazismo in quanto tale: per la capacità del III Reich di risolvere il dramma della disoccupazione, garantendo al contempo agli operai benefit a loro sconosciuti fino all'avvento al potere del Fuhrer).
La tesi di fondo dello storico - dice Bidussa - è che Hitler e Goebbels ebbero successo (prima di andare al potere) "facendo leva sugli istinti culturali profondi dei tedeschi". Bidussa conclude la sua recensione ricordando un comizio hitleriano del 1930 (ben prima di andare al potere, dunque): si era in pienissima crisi economica post Wall street crash, per assistere all'evento si pagava 1 marco (un biglietto del cinema costava 30 centesimi). C'erano 12mila posti a sedere da riempire:
 "non uno rimase vuoto in ciascuna delle tre serate".
 Ma la disamina di Gotz Aly raggiunge il suo acmè nello scandaglio della psicologia tedesca dei primi anni Trenta ("Chi desideri conoscere il passato non può fare altro che immaginare le condizioni in cui si trovava ad agire chi viveva all'epoca ed i costumi mentali in quell'orizzonte temporale", dice Aly nell'incipit del suo libro):

"è l'invidia, secondo Gotz Aly, a costituire il vero motore del processo che porta allo sterminio (pp. 231-232). Un motore potente che vince solo realizzando il suo obiettivo: distruggere la felicità altrui, impossessandosi della vita degli altri".

 Gli ebrei tedeschi avevano avuto, a partire soprattutto dall'emancipazione post-napoleonica, più successo degli altri; di più: l'avevano avuto CONTRO gli altri (secondo la propaganda nazista), bloccando l'ascensore sociale dei non ebrei.
 Mischiate il tutto con la plurisecolare tradizione antisemita ed antigiudaica - soprattutto, ma non solo, cattolica -, ed il terribile miscuglio di odio culturale, religioso, sociale e appunto psicologico è servito. Con i risultati che la Storia ci ha consegnato.

 Si parla spesso dei problemi dei giovani, dei preadolescenti, e del dramma dei loro genitori che non sanno più come porsi verso di loro, scomparso l'approccio duro, potremmo dire gaullista.
Come spesso i grandi poeti sanno fare, Cesare Pavese, nell'ormai lontanissimo 1935, aveva già visto (e pre-visto?) tutto. Con poche, piane, parole, nella poesia "Ulisse" riesce in modo davvero incisivo a dipingere la complessità del rapporto fra un padre ("un vecchio deluso, perchè ha fatto suo figlio troppo tardi": chissà a che età, se pensiamo ai parametri dell'oggi...) ed il figlio preadolescente. La tortuosità del rapporto è resa con grande verità umana.

Riportiamo solo gli ultimi 9 versi (dalla raccolta di poesie "Lavorare stanca", pubblicata la prima volta da Solaria nel 1936):

"Il ragazzo che torna tra poco, non prende più schiaffi.
Il ragazzo comincia ad essere giovane e scopre
ogni giorno qualcosa e non parla con nessuno.
Non c'è nulla per strada che non possa sapersi
stando a questa finestra. Ma il ragazzo cammina
tutto il giorno per strada. Non cerca ancor donne
e non gioca più in terra. Ogni volta ritorna.
Il ragazzo ha un suo modo di uscire di casa
che, chi resta, s'accorge di non poterci fare più nulla".

Tutto bello: gli ultimi due versi, semplicemente straordinari. Da applausi, a scena aperta.


Ps A proposito di rubriche che ritornano dopo le fatiche elettorali, mercoledì ritorna anche il "mercoledì scolastico", con una puntata dedicata alla difficoltà del bocciare.  

6 commenti:

  1. riccardo clemente16 giugno 2013 21:12

    Odio razziale non credo sia un tabù ma un istinto naturale, razziale o verso classi sociali o etnie direi sono la stessa cosa. Un popolo o alcune clssi povere identificano un gruppo che invece è ricco e ostenta o meno tale ricchezza attrae prima l'antipatia all'estremo l'odio. Se molti dei ricchi sono ebrei in un paese stremato ecco l'odio. Ma anche oggi arrivano russi milionari che spendono e devono ostentare e nasce l'antipatia (ironia della storia dalla russia arrivava il messaggio comunista ora arrivano ricoperti d'oro ....). Anche noi italiani in america non penso fossimo amati all'inizio ....
    Di fondo poi c'è una antipatia forse data dalla nostra religione verso chi è ricco, contro la ricchezza. Il povero è buono il ricco è avido e cattivo.
    Forse se gli ebrei fossero un gruppo etnico povero in tutto il mondo nessuno lo avrebbe mai perseguitato .... ?

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    1. Nel tuo commento hai avuto coraggio, o incoscienza, non sai che nel nostro occidente democratico, si può parlare male dei nostri politici, offendere l' islam, raccontare la chiesa come una congrega di pedofili, ma se anche minimamente si prova a giustificare atteggiamenti ( passati) ostili verso gli ebrei, o si critica la politica aggressiva di Israele si incorre nel esecrazione generale, e al rischio di un incriminazione per odio razziale?
      Anche se l' equazione ebreo-ricchezza non è del tutto vera, esistono ebrei molto ricchi , così come esistono cristiani, agnostici, arabi, molto ricchi.
      Alessandro Di Piazza

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    2. Non sono d'accordo.
      Primo: l'antipatia o l'odio del povero verso il ricco è sinonimo del più esecrabile dei peccati, cioè l'invidia (tanto per dire cosa c'entra "la nostra religione").
      Secondo: i ROM e gli Armeni non sono poi così ricchi, ma non mi sembra che abbiano avuto, nel corso della storia, baci e abbracci.
      Terzo: in realtà in Italia è assai più pericoloso "offendere l'Islam" (che vuol dire?, tipo magari prendersela se esplode un grattacielo da qualche parte?) che prendersela con gli ebrei, meno che mai con Israle (e sì, il 99,9% dell'antisionismo è antisemitismo con la foglia di fico).
      Luca.

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  2. era anche un modo per deviare l'attenzione dai banchieri veri, quelli che i quattrini li facevano eccome, anche nella Germania nazional-popolare!
    L'articolo di Raffaele mi fa venire in mente che dovrebbe essere lui l'assessore alla Cultura e Istruzione del Comune.
    FORZA, Valentini, un po' di SERIA DISCONTINUITA'! Che colpo sarebbe, da presenziare su tutti i giornali nazionali come PROVA SERIA CHE SIENA HA SVOLTATO.
    Perché non mandate mail in Comune, cari amici?
    Silvia

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  3. Caro Eretico , io ho due figli grandi ed un po' d' esperienza di insegnamento.

    Da questo ho tratto una precisa convinzione : la prima e vera educazione i figli la ricevono in famiglia dai genitori e la scuola può solo aggiungere qualcosa, non togliere.

    E' quindi sbagliato addossare troppe colpe alla scuola, che pure ne ha, perchè quando ti trovi dei genitori che fanno ricorso al TAR se gli bocci il figlio, capisci subito da che parte stanno le maggiori responsabilità !!

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  4. Dovranno passare altri anni prima che si possa analizzare gli anni 30, senza preconcetti ideologici.
    A parere mio, circa l' avversione agli ebrei, del ideologia nazionalsocialista, un peso fondamentale lo ha avuto la posizione geopolitica della Germania.
    Non va dimenticato che a est dei propri confini era incombente la presenza del Unione Sovietica, che non era ignoto a nessuno, nutriva intenti aggressivi di espansione della propria rivoluzione, e noto a tutti era che grandissima parte della propria classe dirigenza fosse di etnia ebraica,così come lo erano i dirigenti social- comunisti tedeschi che alla fine del I conflitto mondiale, tentarono di esportare in Germania la rivoluzione, si ricordi gli "spartachisti".
    E di questo Hitler aveva già scritto 10 anni prima tutto nel Main kampf.
    Erano anni in cui non si discuteva le proprie convinzioni politiche nei parlamenti o nei blog ma si imbracciava il fucile e si sparava.
    E questo i popoli europei lo sapevano bene.
    E a riprova di questo è la presenza di centinaia di migliaia di volontari da tutta Europa che si arruolarono nel esercito germanico con l' inizio della guerra contro URSS.
    Così come si tende a tacere l' entusiastico "collaborazionismo" offerto da milioni di europei anche nel progetto di espulsione degli ebrei dai territori conquistati.
    Alessandro Di Piazza

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