DA GIOVEDI' 25 LUGLIO 2013 IL BLOG SI TRASFERISCE AL SEGUENTE INDIRIZZO: WWW.ERETICODISIENA.IT
Cerca nel blog
lunedì 29 ottobre 2012
Macchè Arrogance, Profumo è un banchiere etico!
C'eravamo appena liberati del banchiere etico per antonomasia (Mussari Giuseppe), e - senza accorgercene - ce ne troviamo in casa un altro...
L'eretico fa ammenda: oltre a riprendere il ben noto Arrogance, aveva coniato il soprannome-epiteto di Muhammar, in memoria dei bei tempi di Unicredito e di Gheddafi. Tutto sbagliato, tutto da rifare: anche Alessandro Profumo è un banchiere etico, alla stregua appunto di chi lo ha preceduto in casa Mps. A Siena, evidentemente, ci deve essere lo scivolo.
Quelli che lo contestano, quelli che storcono il naso (vedi Mantova), devono ricredersi: non sanno quello che fanno. Profumo ci può davvero portare fuori dalle tristi ed immorali secche della finanza d'assalto, in nome della finanza etica da lui stesso incarnata. Come stiamo per vedere, a lui stanno a cuore prima di tutto i piccoli o piccolissimi correntisti, in modo precipuo le vecchiette. Lo scrive lui.
Nel 2003, infatti, per la Baldini e Castoldi, insieme al professor Giovanni Moro (sociologo politico, figlio dello statista democristiano, nonchè ex segretario di Cittadinanzattiva) ha dato alle stampe un libretto di 140 pagine intitolato "Plusvalori- La responsabilità sociale dell'impresa".
Nonostante le poche pagine, un polpettone che sfido chiunque a leggere senza addormentarsi, anche a metà mattinata e dopo un lauto sonno notturno.
Spulciando perla da perla, l'eretico per esempio ha letto quanto segue (pagina 72):
"...noi siamo una banca (Unicredit, Ndr) e svolgiamo dunque un servizio che presenta comunque un forte impatto sociale, perchè tratteniamo il risparmio delle famiglie e FINANZIAMO LE IMPRESE per facilitarne la crescita. Nelle scelte quotidiane che dobbiamo compiere, nel modo in cui esercitiamo questa funzione, l'incrocio tra responsabilità sociale e la responsabilità etica è fortissimo (sic!)... Dovrebbe essere questa una convinzione del vertice aziendale, che si riflette in tutti i settori del lavoro.
Torno alla solita storia della VECCHIETTA ALLA QUALE NON POSSIAMO VENDERE UN PRODOTTO CHE MAGARI CI FAREBBE GUADAGNARE MOLTO, MA CHE NON SERVE A LEI. Non sarebbe comunque una proposta corretta, questo deve essere ben chiaro...
Se sappiamo salvaguardare un rapporto corretto con i nostri clienti, prima ancora che dar loro del valore aggiunto (ma arriverà anche quello naturalmente), aumentiamo il tasso di fidelizzazione dei nostri clienti. Con un po' di brutalità potremmo dire che aumentiamo per noi il valore del cliente stesso, anche se nella media dell'anno rinunciamo a guadagnare qualcosa. Ma questa fedeltà è la nostra prima risorsa. Per raggiungere questo obiettivo deve essere profondamente metabolizzata la convinzione che il profitto non è tutto e che la profittabilità deve essere realizzata in modo corretto".
Così parlò, anzi scrisse e pubblicò, Alessandro Profumo, meno di dieci anni or sono.
Giovanni Moro - guarda un pochino - gli risponde subito, in questo dialogo sulla responsabilità sociale dell'impresa (a pagina 73):
"Trovo molto apprezzabile questo ragionamento. E non banale".
Bisogna insomma trovare il modo di aumentare il "tasso di fidelizzazione dei nostri clienti", chiaro?
Le sfilate di moda ed i gadgets, pare non vadano più; in compenso, si continua ad elargire denaro della banca per cercare di tacitare implicitamente la stampa (oggi paginone intero su Repubblica, inserto finanziario).
Basterà, sarà sufficiente a fare riprendere la banca? Gli esternalizzandi, è più etico esternalizzarli prima, o dopo le elezioni di primavera? E la vecchietta - visti i tempi - dove la mettiamo?
Ps Da qualche giorno, l'eretico ha avuto una sorta di folgorazione creativa (che peraltro lo distrae dal suo romanzo!): un racconto (o romanzo breve) sulla vita di un Dirigente montepaschino di oggi, Profumo regnante, alle prese con il rischio quotidiano di licenziamento e con svariati problemi familiari.
Per ora, anticipo solo il nome del protagonista assoluto del racconto (o romanzo breve): Lorenzo Alderani. Nome non reale: ma non casuale, ovviamente...
domenica 28 ottobre 2012
La Marcia su Roma: 90 anni e non sentirli...
"La marcia delle camicie nere che inizia il 28 ottobre del 1922 è un miscuglio di violenza, di pressione psicologica e di trattativa politica. Il movimento guidato da Mussolini vede coronata dal successo la prova di forza per la conquista del potere. Ormai sconfitte le sinistre, Mussolini sfida lo Stato e la fragile democrazia liberale e si avvale del rifiuto di Vittorio Emanuele III di proclamare lo stato d'assedio", si trova scritto - con efficace sintesi - nella quarta di copertina de "La marcia su Roma" di G. Santomassimo (Giunti, 2000).
A 90 anni di distanza, non solo se ne deve parlare sine ira ac studio, ma bisogna anche vedere chi, fra gli intellettuali, aveva visto giusto o aveva sbagliato, e di brutto (i fatti, quelli ormai sono chiarissimi, salvo dettagli di non capitale importanza).
Benedetto Croce, per esempio, aveva applaudito i fascisti napoletani, e si era lasciato andare ad un paragone storico quantomeno azzardato: le camicie nere sarebbero state paragonabili alla invasione degli Hyksos, quella misteriosa popolazione che, intorno al 1750 a.C., aveva invaso l'antico Egitto. Popolazione apparsa all'improvviso, sparita altrettanto improvvisamente.
Gaetano Salvemini e Piero Gobetti, invece, avevano compreso in profondità la natura del movimento fascista, concreta autobiografia - per dirla appunto con Gobetti - del popolo italico, con i suoi pregi ed i suoi - purtroppo, più numerosi - difetti.
90 anni portati magnificamente, potremmo dunque dire, vista l'Italia di oggi. In cosa è "migliorato", l'italiano medio, da allora? Per esempio nel non usare più la violenza come mezzo di risoluzione dello scontro politico-ideologico (anche perchè non ci sono più le ideologie...); forse per una maggiore dialettica politica, nonostante lo stato pietoso della classe dirigente.
Molto di ciò che partì dall'hotel Brufani di Perugia (ove si trovavano, quella mattina del 28 ottobre 1922, i quadrumviri De Bono, De Vecchi, Italo Balbo e Michele Bianchi, con Mussolini prudentemente milanese), è però ancora attuale:il trasformismo sfacciato dei leaders politici (Mussolini dieci anni prima della Marcia su Roma non solo era ancora socialista, ma si fece arrestare per un'azione pacifista (sic!) degna di un No-Tav di oggi!); la capacità di fare ingurgitare di tutto di più ad un popolo incapace di memoria storica (come si sa, moltissimi fascisti erano reduci dalle trincee della Grande Guerra: solo 14 anni dopo, il loro Duce esaltò l'Asse Roma-Berlino, cioè il primo embrione di un'alleanza a fianco di coloro che nel 1915-18 sparavano dall'altra parte delle trincee); il conformismo pietoso degli intellettuali (Croce almeno seppe parzialmente redimersi) e di buonissima parte del giornalismo nazionale; lo sport usato come mezzo di esaltazione del Potere costituito e mantenimento del consenso (Mondiali di calcio del 1934 e del 1938, nonchè Olimpiadi del 1936, all'Olympiastadion di Berlino); la Chiesa, l'alto clero sempre pronti ad accettare tutto e tutti - con lodevoli eccezioni personali - purchè i propri privilegi - soprattutto economici - vengano salvaguardati (salvataggio del Banco di Roma): perfino il Duce Benito Mussolini che menava vanto del suo profondo ateismo ed anticlericalismo di stampo ottocentesco.
E lasciamo da parte, per amore di Patria, le divisioni intestine ed i mal riposti opportunismi della Sinistra di allora, in quei giorni con i suoi leaders quasi tutti a Mosca per festeggiare il quinto anniversario della Rivoluzione bolscevica.
Piero Gobetti (morto 25enne a Parigi, ove si era rifugiato dopo le aggressioni squadristiche), come la analizzerebbe, l'Italia di oggi? Mutatis mutandis, non ci ritroverebbe tanti elementi di assoluta continuità, pur nell'ovvia differenza del contesto?
Ps Anche nei momenti più duri e tristi, c'è chi ha saputo regalarci una folgorazione di intelligenza, caustica ed immortale. Mino Maccari, fascista del tutto sui generis, di fronte al coraggio ostentato, ai petti gonfi di fascistico orgoglio dei marciatori su Roma, modificò il ben conosciuto "O Roma o morte!", adattandolo piuttosto nell'irresistibile "O Roma, o Orte!"...
venerdì 26 ottobre 2012
Legge-bavaglio: cosa fa Siena? Una proposta ereticale
Tutto rinviato a lunedì, per la Legge-bavaglio all'informazione (a quella libera, per quella embedded non cambierà molto). Come prevedibile, c'è una gran voglia di redde rationem, da parte della corrotta classe politica italiota, con il Pd, as usual, furbescamente pronto a far fare gli ultrà, i pasdaran antigiornalisti ai pidiellini, per poi accodarsi lemme lemme (come sullo Scudo fiscale e su tante altre porcate immonde).
Francesco Rutelli - che non si sa più a quale partito appartenga - viene descritto come scatenato, nel pretendere Giustizia contro i diffamatori (infatti ha proposto astutamente il voto segreto: ma la moglie non sarebbe una giornalista?): si è evidentemente accorto della pericolosità della stampa, mentre non si era mai accorto dei soldi sottratti alle casse della Margherita dal boy scout Lusi...
L'obbligo di rettifica a prescindere, è semplicemente inaccettabile (se uno vuole, replica, e gli si dà spazio, ma non in modo coatto!); una norma sacrosanta come quella contro le cosiddette querele temerarie (proposta da alcuni piddini presentabili, come Casson e D'Ambrosio), è stata fatta cadere nel vuoto. Ci credo, ci credo: in caso di sconfitta del potente che querela, il perdente avrebbe dovuto pagare tutte le spese processuali, condite da un decimo della somma richiesta. Col cavolino, che la fanno passare!
Veniamo ai nostri pelaghi (per dirne una, il mio avvocato Luigi De Mossi mi ha testè comunicato che l'udienza Ceccuzzi-Mussari versus eretico è stata aggiornata al prossimo 18 marzo), anzi a quelli senesoti.
I lettori provino, giusto per un attimo, a chiudere gli occhi, e a pensare a quante cosine NON AVREBBERO MAI SAPUTO (o avrebbero saputo in microspazi insignificanti) senza l'attività dei blogger locali. Se volete divertirvi (o incazzarvi), e affinchè la cosa non diventi stucchevolmente autocelebrativa, pensateci: se qualcuno vuole esagerare, può scrivere un commento, può venire fuori un bell'elenchino, no?
Ora che siamo alle porte con i sassi del Ddl, adesso che tutti i giornali nazionali (anche quelli non certo irreprensibili, contro certi Poteri e contro certi malfattori) si stracciano giustamente le vesti, a Siena il giornalismo "ufficiale" cosa fa? Se non mi sono perduto qualcosa, tace. Guardate, che i vostri colleghi usano toni drammatici, talvolta liricamente drammatici.
Ho letto con piacere un pezzo di Elio Fanali-Alessandro Lorenzini: che si dice del tutto contrario al Ddl, ma poi vira subito sui diritti (sacrosanti) di chi è oggetto di critica, piuttosto che su quelli dei giornalisti. Poi, nel Ps, tira fuori le mogli (?), dicendo di lasciarle stare: in tutta sincerità, non ho capito a chi alludesse, e sarei invece contento di avere gli strumenti per farlo. Aiutami, Elio!
Ad ogni buon conto, non sarebbe, anzi non è momento di divisioni, fra chi produce informazione: di fronte ad attacchi non peggiori di questo, in passato si è visto sfilare, fianco a fianco, Michele Santoro e Bruno Vespa.
A Siena ormai ci sono più Associazioni cultural-politiche che barbieri: sarebbe bene che si dessero una mossa, e che una organizzassero un incontro, invitando chi di dovere (compreso ovviamente il buon Elio, e a maggior ragione Stefano Bisi e lo Strambi) ad esporre i termini del problema, in modo pubblico e partecipato.
Come gli Stati Uniti e la loro storia ci hanno insegnato, nei momenti più difficili e drammatici ciò che unisce deve (dovrebbe) prevalere su quello che ci divide.
Ps In effetti, devo ammetterlo: stare a discettare di informazione accanto a Stefanino Bisi ed allo Strambi, sarebbe curioso assai.
Per cercare di evitare questo obbrobrio (il Ddl, intendo), però, questo ed altro. Oddio, forse mi sono davvero spinto troppo in là...
giovedì 25 ottobre 2012
Sanità senesota: una domanda al dottor Pestelli...
Un anonimo lettore - lo scorso 29 settembre, alle 14,13 - scriveva al blog ereticale, firmandosi "Un suddito della provincia Senese". Tra gli 11 punti posti dal lungo commento, al 9 scriveva:
"Mi risulterebbe, ma dovrebbe essere appurato vedendo gli atti, che qualche DG vicinioro (allusione al dottor Pestelli, Direttore generale dell'Asl7, Ndr) ha l'aspettativa dalla asl di provenienza ma se è stato assunto con un 15 septies (contratto a tempo determinato, Ndr) forse non sarebbe possibile".
Poi concludeva, amaramente, scrivendo quanto segue:
"Grazie per aver ospitato nel blog queste mie considerazioni CHE NON SERVIRANNO A NULLA ma solo qui è data possibilità di esternare qualcosa".
L'imbeccata del "suddito", invece, a qualcosa è servita. In effetti un quid di stranezza in questa vicenda del dottor Pestelli c'è.
Nel suo Curriculum vitae, Nicolò Pestelli si autoqualifica come "Direttore Amministrativo Aziendale", senza specificare di essere a tempo indeterminato.
Ma è soprattutto con la Delibera numero 52 del 23 gennaio 2012 della Asl (Usl) 10 di Firenze, che i dubbi si dilatano.
Nominato Direttore Generale a Siena a decorrere dal 24 gennaio 2012, Pestelli ovviamente si dimette dal già prestigioso incarico di Direttore Amministrativo dell'Asl fiorentina: cosa buona e giusta.
Il passaggio interessante della suddetta Delibera è questo:
"Considerato che il dottor Nicolò Pestelli, già dirigente amministrativo in servizio presso questa azienda, ha chiesto la prosecuzione dell'aspettativa senza assegni, CON CONSERVAZIONE DEL POSTO, così come previsto dal vigente CCNL della Dirigenza Amministrativa".
Anche qui, dunque, NON si scrive, NON c'è alcuna traccia di quel "A TEMPO INDETERMINATO" che di solito, carte alla mano, si trova in delibere come questa appena citata. Davvero molto strano.
Per chi non fosse addentro, provo a spiegarmi meglio, facendo riferimento al mondo scolastico: sarebbe come se un docente andasse in congedo, CON CONSERVAZIONE DEL POSTO, pur non essendo di ruolo! L'eretico l'ha fatto giusto l'anno scorso, di prendersi un anno di riposo (si fa per dire): ma essendo appunto di ruolo, non a tempo determinato. Non a caso, il posto di lavoro gli è stato mantenuto (nonostante la mitica "mammina angosciata"...).
Al dottor Pestelli, l'eretico chiede dunque di fare al più presto chiarezza, su questo punto. Tra l'altro, questo blog, pur pungolandolo, l'ha sempre sostenuto; figuriamoci adesso, che pare davvero in rotta nei confronti del Gran moralizzatore Enrico Rossi.
Proprio perchè apprezziamo la pur cautissima (ed obbligata, in larga parte) opera di risanamento portata avanti dal dottor Pestelli, ci auguriamo che chiarisca l'equivoco (se così si può chiamare) al più presto, e nel miglior modo possibile.
Accettiamo volentieri un suo intervento, ovviamente. Intervenne anche, a sorpresa, la dottoressa Benedetto in Rossi, su questo blog, nell'estate 2011. Poco dopo quei due simpatici interventi, dovette sbolognare dalla carica che adesso ricopre proprio il dottor Pestelli (non faccia lo scaramantico, dottore!). Lo fece per amore, di lasciare, la Benedetto: secondo la vulgata da lei stessa messa in giro.
Versione che ci ha sempre lasciati dubbiosi alquanto, già allora; figuriamoci adesso con quello che è venuto fuori...
mercoledì 24 ottobre 2012
Eretico scolastico: il Governo dietro la lavagna!
Come molti italiani, l'eretico è sempre più invelenito contro il Governo Monti. Ai motivi pregressi (lassismo totale verso gli autentici poteri forti, soprattutto mondo bancario- finanziario e Vaticano), negli ultimi giorni pare che le due battaglie decisive - oltre alla Legge di stabilità, vale a dire una Finanziaria che non si ha il coraggio semantico di chiamare con il suo autentico nome - siano la implicita censura dei blog e del giornalismo d'inchiesta (vediamo come va a finire) e l'innalzamento delle ore lavorative (di un terzo, si badi) senza alcun compenso salariale ai docenti.
Ne abbiamo già scritto mercoledì scorso, ma come si fa a non tornarci?
Mentre nelle scuole fioriscono proposte ed idee di ogni genere (dalla tabula rasa per le uscite didattiche di ogni genere, fino ad arrivare allo sciopero bianco dei compiti scritti o del blocco dei corsi di recupero), dettate da una sana incazzatura per l'atteggiamento penalizzante di un Governo che non intacca i grandi capitali ma gli stipendi da 1400 euro, ecco che, in Rete e su Repubblica, arriva la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso, nel senso della sopportazione.
Lo spottone sulla scuola pubblica che il Governo ha tirato fuori dai primi di ottobre (c'era bisogno di uno spot? La scuola pubblica si pubblicizza con i finanziamenti, no?), quello con Roberto Vecchioni, è stato AMBIENTATO IN UNA SCUOLA PRIVATA! In particolare, alla Deutsche Schule Mailand, ove si paga una retta annua, dalla materna alle superiori, di 5400 euroni.
L'eretico si chiede: come è possibile inciampare in un così clamoroso autogoal? Diciamo la verità: l'avesse fatto la Gelmini (semper non laudabitur), sarebbe venuto giù il mondo.
A parte questo, il "gustarmi" questa pubblicità a ogni piè sospinto, mentre il Ministro mi tratta in siffatto modo, credo mi abbia suscitato lo stesso senso di nausea provato dai tanti montepaschini anonimi che, giusto giusto mentre crollava tutto, continuavano a vedersi fiorire intorno magliette e gadgets vari con su scritto 1472. E qualche vip a pubblicizzarle, con un bel sorriso ed il portafoglio gonfio, anzi più gonfio ancora.
Singolare simmetria, in questo periodo: Profumo di qua, Profumo di là...
Ps Come già scritto al Santo, se passa la Legge "ammazza-blog", l'eretico chiude bottega.
O, meglio, si dedica di più agli altri argomenti non castisti del blog stesso. La scuola, per esempio. E poi il cinema, la Storia, lo sport (quello più o meno pulito).
Forse è meglio così, tutto sommato...
martedì 23 ottobre 2012
Ferdinando Minucci, l'ultimo dei Mussarosauri (I)
Fateci caso: di fronte al baratro senese, i giornalisti tesserati usano ormai le loro sane cautele. Mussari Giuseppe non si critica, ma la gestione della banca nel passato, un pochino sì (basta non fare il Nome, insomma); Ceccuzzi? Implicitamente si osa accennare a qualche criticità emersa nel brevissimo mandato. Mancini, qualche indiretta critica la raccatta (lo 0,5% di ciò che meriterebbe, peraltro). Ferdinando Minucci, invece, è l'unico che goda ancora del diritto sacrale all'agiografia aprioristica, a prescindere, della quale gli altri hanno goduto fino a pochi mesi o settimane fa, e che di certo adesso gli invidiano.
Questo blog ha la pretesa (verrebbe da dire l'orgoglio) di avere dimostrato che la Casta senesota non è fatta solo di politici e banchieri per caso, ma anche di altri tasselli, di cui lo sport (non uso più l'espressione latina, ormai sulla bocca di tutti...) è stato tassello fondamentale per alimentare il consenso. Sia il calcio che il basket. Ma mentre la Robur ha avuto varie figure pronte ad avvicendarsi al timone, al basket locale - con un potere via via crescente, fino a diventare totale - nell'epoca mussariana c'è stato solo, solamente e soltanto Ferdinando Minucci.
Il quale, con i soldi (tantissimi) della banca, ha scalato i gradini del potere cestistico nazionale: tale e quale quell'avvocato che conosciamo.
Uno voleva arrivare all'Abi, e così è stato. L'altro voleva diventare il Dominus della pallacanestro italiana, e così è stato. Entrambi provenienti da carriere diverse, entrambi cresciuti l'uno senza sapere niente di banca e finanza (Mussari), l'altro di basket (Minucci). Da grandicelli, poi, il Fato li ha condotti per vie insperate.
I giorni scorsi sono stati però giorni intensi ed amari anche per Minucci, l'ultimo dei Mussarosauri: nel silenzio dei media montepaschinizzati (settore basket), la Commissione Giudicante (il II grado, in sintesi) del Tribunale sportivo-cestistico ha chiuso (per ora) quella Baskettopoli che si è fatto di tutto per insabbiare (ne abbiamo già parlato, ne riparleremo a lungo).
Con una sentenza di puro equilibrismo diplomatico (Milano aveva presentato un esposto contro Siena alla Federazione, sbagliando di brutto: doveva andare in Procura), la suddetta Commissione Giudicante ha respinto il ricorso milanese (opposto all'archiviazione disposta dalla Procura federale sull'esposto dell'Armani), ma PER LA PRIMISSIMA VOLTA IN TUTTA LA SUA CARRIERA l'ombra del sospetto grava, per tabulas, nei confronti di Ferdinando Minucci.
La Gazzetta dello sport - ormai quotidiano da bruciare nelle pubbliche piazze senesi - sabato scorso scriveva (a firma di Paolo Bartezzaghi) quanto segue:
"Tuttavia la Commissione ha riconosciuto "un'ipotetica responsabilità disciplinare" del manager di Siena Ferdinando Minucci nelle telefonate intercettate con l'allora presidente del Comitato arbitri Giuseppe Garibotti, indagato nell' ambito dell'inchiesta ora in oggetto di un processo penale in corso a Reggio Calabria. Secondo la Commissione monocratica, "se in tali frasi non si può ravvisare una condotta diretta a condizionare in qualche misura lo svolgimento delle gare, può ritenersi contrario ai principi di lealtà e correttezza il comportamento del massimo dirigente di una società impegnata nei play off che, immediatamente dopo una di tali gare e prima di quella successiva, contatta telefonicamente il massimo dirigente del Settore arbitrale per discutere di quanto svoltosi durante e dopo la gara".
Siamo dopo Gara 2 della finale Scudetto 2008. Il Presidente romano, il costruttore romano Claudio Toti, era entrato negli spogliatoi della gara, a caldo, per protestare? Malissimo, pessimo comportamento: ma Minucci poteva (doveva) fare un esposto in Federazione contro il comportamento scorretto di Toti, invece di chiamare, nel cuore della notte, il "massimo dirigente del Settore arbitrale per discutere di quanto svoltosi durante e dopo la gara".
Questi sono fatti, messi nero su bianco da un Giudice (sportivo, ovviamente); non opinioni, ereticali o milanesi.
Continua la Commissione Giudicante, riferita a Minucci:
"Non sfugge certamente ad un dirigente esperto e di alto livello (come il Minucci) la circostanza che i rapporti tra Società sportive e dirigenti del Settore arbitrale DEVONO RIGOROSAMENTE SVOLGERSI ENTRO I CANALI DI COMUNICAZIONE UFFICIALI previsti dalle norme regolamentari".
Tra i quali canali, non pare esserci la telefonata all'1,30 di notte...
Ps Ancora una volta: mandate pure i commenti antiereticali (l'eretico è del Costone, oppure altro ancora). Se non sono eccessivamente offensivi, state pur tranquilli che li pubblicherò, come sempre. Vorrei solo fare capire che è l'operato dell'ex bancario Ferdinando Minucci, al centro dell'attenzione, non certo le straordinarie partite e vittorie mensanine. Solo uno che non capisca un'acca di basket potrebbe non avere apprezzato il recente passato mensanino (quest'anno, ancora sono a secco di partite viste). E poi, una volta per tutte, cerchiamo di liberarci da questa faziosità autolesionistica (vista la Siena attuale): uno può benissimo tifare per una squadra, e criticarne il Presidente, specie in certi casi. L'eretico, alcuni anni fa, si è trovato Gran visir del Costone l'ottimo Acampa Giuseppe.
Si può ragionevolmente dire che gli abbia risparmiato qualcosa perchè - ahimè! -, me lo sono trovato all'improvviso costoniano?
Questo blog ha la pretesa (verrebbe da dire l'orgoglio) di avere dimostrato che la Casta senesota non è fatta solo di politici e banchieri per caso, ma anche di altri tasselli, di cui lo sport (non uso più l'espressione latina, ormai sulla bocca di tutti...) è stato tassello fondamentale per alimentare il consenso. Sia il calcio che il basket. Ma mentre la Robur ha avuto varie figure pronte ad avvicendarsi al timone, al basket locale - con un potere via via crescente, fino a diventare totale - nell'epoca mussariana c'è stato solo, solamente e soltanto Ferdinando Minucci.
Il quale, con i soldi (tantissimi) della banca, ha scalato i gradini del potere cestistico nazionale: tale e quale quell'avvocato che conosciamo.
Uno voleva arrivare all'Abi, e così è stato. L'altro voleva diventare il Dominus della pallacanestro italiana, e così è stato. Entrambi provenienti da carriere diverse, entrambi cresciuti l'uno senza sapere niente di banca e finanza (Mussari), l'altro di basket (Minucci). Da grandicelli, poi, il Fato li ha condotti per vie insperate.
I giorni scorsi sono stati però giorni intensi ed amari anche per Minucci, l'ultimo dei Mussarosauri: nel silenzio dei media montepaschinizzati (settore basket), la Commissione Giudicante (il II grado, in sintesi) del Tribunale sportivo-cestistico ha chiuso (per ora) quella Baskettopoli che si è fatto di tutto per insabbiare (ne abbiamo già parlato, ne riparleremo a lungo).
Con una sentenza di puro equilibrismo diplomatico (Milano aveva presentato un esposto contro Siena alla Federazione, sbagliando di brutto: doveva andare in Procura), la suddetta Commissione Giudicante ha respinto il ricorso milanese (opposto all'archiviazione disposta dalla Procura federale sull'esposto dell'Armani), ma PER LA PRIMISSIMA VOLTA IN TUTTA LA SUA CARRIERA l'ombra del sospetto grava, per tabulas, nei confronti di Ferdinando Minucci.
La Gazzetta dello sport - ormai quotidiano da bruciare nelle pubbliche piazze senesi - sabato scorso scriveva (a firma di Paolo Bartezzaghi) quanto segue:
"Tuttavia la Commissione ha riconosciuto "un'ipotetica responsabilità disciplinare" del manager di Siena Ferdinando Minucci nelle telefonate intercettate con l'allora presidente del Comitato arbitri Giuseppe Garibotti, indagato nell' ambito dell'inchiesta ora in oggetto di un processo penale in corso a Reggio Calabria. Secondo la Commissione monocratica, "se in tali frasi non si può ravvisare una condotta diretta a condizionare in qualche misura lo svolgimento delle gare, può ritenersi contrario ai principi di lealtà e correttezza il comportamento del massimo dirigente di una società impegnata nei play off che, immediatamente dopo una di tali gare e prima di quella successiva, contatta telefonicamente il massimo dirigente del Settore arbitrale per discutere di quanto svoltosi durante e dopo la gara".
Siamo dopo Gara 2 della finale Scudetto 2008. Il Presidente romano, il costruttore romano Claudio Toti, era entrato negli spogliatoi della gara, a caldo, per protestare? Malissimo, pessimo comportamento: ma Minucci poteva (doveva) fare un esposto in Federazione contro il comportamento scorretto di Toti, invece di chiamare, nel cuore della notte, il "massimo dirigente del Settore arbitrale per discutere di quanto svoltosi durante e dopo la gara".
Questi sono fatti, messi nero su bianco da un Giudice (sportivo, ovviamente); non opinioni, ereticali o milanesi.
Continua la Commissione Giudicante, riferita a Minucci:
"Non sfugge certamente ad un dirigente esperto e di alto livello (come il Minucci) la circostanza che i rapporti tra Società sportive e dirigenti del Settore arbitrale DEVONO RIGOROSAMENTE SVOLGERSI ENTRO I CANALI DI COMUNICAZIONE UFFICIALI previsti dalle norme regolamentari".
Tra i quali canali, non pare esserci la telefonata all'1,30 di notte...
Ps Ancora una volta: mandate pure i commenti antiereticali (l'eretico è del Costone, oppure altro ancora). Se non sono eccessivamente offensivi, state pur tranquilli che li pubblicherò, come sempre. Vorrei solo fare capire che è l'operato dell'ex bancario Ferdinando Minucci, al centro dell'attenzione, non certo le straordinarie partite e vittorie mensanine. Solo uno che non capisca un'acca di basket potrebbe non avere apprezzato il recente passato mensanino (quest'anno, ancora sono a secco di partite viste). E poi, una volta per tutte, cerchiamo di liberarci da questa faziosità autolesionistica (vista la Siena attuale): uno può benissimo tifare per una squadra, e criticarne il Presidente, specie in certi casi. L'eretico, alcuni anni fa, si è trovato Gran visir del Costone l'ottimo Acampa Giuseppe.
Si può ragionevolmente dire che gli abbia risparmiato qualcosa perchè - ahimè! -, me lo sono trovato all'improvviso costoniano?
lunedì 22 ottobre 2012
Un cattolico praticante che non riesce ad essere ascoltato dall'Arcivescovo
Quest'oggi l'eretico riveste le assai insolite vesti del messaggero (che, si sa, non porta pena).
Mentre è in pieno svolgimento questo anno della Fede (fino al 24 novembre), più forte e rimbobante che mai risuona il desiderio di molti cattolici senesi di essere finalmente ascoltati dal loro pastore.
Bisogna partire da un dato di fondo: come più volte denunciato su questo blog, il senese medio non brilla per coraggio, di fronte all'autorità costituita; se possibile, questo vale all'ennesima potenza fra i cattolici praticanti (sempre meno numerosi, tra l'altro: a meno che non si voglia considerare un evento come quello della scorsa domenica, nella sua eccezionalità, con fedeli provenienti financo dal Romituzzo...).
Inutile ripetere quali siano le cose su cui ci sarebbe da discutere, e molto: una pastorale pressochè inesistente (parlare di Fede o di importanza della famiglia sono cose un po' generiche, no?), una comunità ecclesiale profondamente divisa e lacerata (tesi difensiva del pupillo di Buoncristiani al processo per il rogo, di cui attendiamo con impazienza l'Appello fiorentino), appunto la vexatissima quaestio dell'incendio del 2 aprile 2006 e molto, molto altro.
Oggi dunque è un cattolico praticante, senesissimo dell'Alberino, conosciuto e stimato organista, a prendere la parola, e noi - con un piccolo esercizio di sintesi - gliela diamo più che volentieri.
Riservandoci, nel nostro cantuccino, questo interrogativo: ma sarà possibile che un praticante, che ci mette firma e faccia a differenza di tantissimi altri, debba ricorrere al miscredente e diffamatore che scrive su questo blog, pur di comunicare con l'Arcivescovo Buoncristiani?
Sentiamolo, Francesco Galli:
"Considerato che Ella NON INTENDE RICEVERMI PERSONALMENTE, mi trovo costretto ad interloquire con Lei tramite l'eretico...trovo tristissimo che una povera pecorella debba ricorrere a tali mezzi per parlare con il suo Pastore.
Molti di noi cattolici praticanti avrebbero da chiedere molte cose, chiarimenti, delucidazioni ma Lei sistematicamente scivola, evade, evita...ecco proprio per parlare e per confrontarsi sulla difficile posizione della Curia e del Suo mandato che ne direbbe di ORGANIZZARE UNA GRANDE ASSEMBLEA prima del Santo Natale?
Noi siamo qua che pascoliamo e come pecorelle ubbidienti, aspettiamo che il Pastore ci chiami".
C'è qualcuno che ha il coraggio di dire che la posizione del Galli è sbagliata, chiedendo lui solo e solamente di potere incontrare e parlare (magari anche ascoltare)?
E soprattutto: c'è forse qualcuno che abbia l'ardire di pensare che le esigenze del Galli sono isolate ed estemporanee, all'interno della Chiesa senese?
domenica 21 ottobre 2012
Hitler a Firenze: il caso Dalla Costa (II)
Nella seconda parte di commento sulla stimolante mostra fiorentina concernente la visita hitleriana a Firenze (di cui si è scritto anche domenica scorsa), piace oggi segnalare che l'unica istituzione che seppe svincolarsi dall'abbraccio mortale della propaganda mussoliniana sull'evento, fu la Chiesa cattolica, allora guidata da un pastore davvero degno di memoria: l'Arcivescovo Elia Dalla Costa.
Già dal momento in cui la visita del gotha del nazismo (solo Goring restò a Berlino, fra i pezzi grossi e grossissimi del III Reich) in Italia fu nota, la guida della Chiesa fiorentina non esitò a schierarsi nettamente dalla parte degli ebrei, contro il montante allineamento filohitleriano in corso.
Come ricordato in seno alla mostra, nel febbraio 1938, in una lettera pastorale davvero degna di nota, scriveva:
"...sono poi affatto contrarie alla Chiesa le teorie di coloro che a Dio sostituiscono la stirpe".
Il contenuto di questa illuminante e coraggiosa lettera (che andava nel solco dell'Enciclica vergata da Pio XI Mit brennender sorge) fu diffuso in ogni chiesa fiorentina.
Nel fatal giorno, poi, mentre Firenze si prostrava, giubilante, davanti al Fuhrer, ecco che Dalla Costa fece letteralmente chiudere le porte di ogni chiesa fiorentina, a partire da Santa Maria in fiore, davanti alla quale peraltro Mussolini ed Hitler passarono e si fermarono, in mezzo a festanti ali di folla.
Questa presa di posizione di Dalla Costa, tra l'altro, riveste a parere ereticale un'importanza enorme, e rappresenta un'arma a doppio taglio, per il suo esempio comparativo, nella memoria del Novecento cattolico.
Quale è stata la motivazione principale che folte schiere di apologeti cattolici con il vezzo della storiografia hanno addotto, pur di cercare di difendere il silenzio di Pio XII sulla Shoah? Che il successore di Pio XI avrebbe magari voluto parlare, ma pensò ai rischi che un suo intervento avrebbe comportato per i cattolici delle regioni occupate dai nazisti (cosa già di per sé curiosa assai, essendo la Germania stessa composta, al suo interno, da una nutritissima minoranza cattolica: Hitler avrebbe aperto un altro fronte, in piena guerra contro Churchill Stalin e Roosevelt, contro i cattolici austrotedeschi? Suvvia, un po' di decenza...).
Il caso di Dalla Costa, invece, pur in un contesto differente (l'Italia non era occupata dai nazisti, nel 1938), dimostra davanti alla Storia che contrastare il nazifascismo, con gesti anche eclatanti, si poteva: l'essersi schierati contro un nazismo reduce dai trionfi dell'Anschluss austriaco e sempre più vicino all'alleanza con Mussolini (l'Asse Roma-Berlino è del 1936, giova ricordare) rende questo Arcivescovo degno della massima stima come successore apostolico e, in ultima analisi, come uomo.
Bello sarebbe che, a Firenze o altrove, venisse organizzato qualcosa per celebrarlo e farlo conoscere meglio.
Dalla Costa, in quel maggio del 1938, non salvò nessuno, ebreo o cattolico, dalla morte.
Fece però grandemente onore al delicato ruolo che ricopriva: davanti alla Storia, va considerato - per la forza e l'esemplarità della sua decisione - un Giusto.
venerdì 19 ottobre 2012
L'ignobile pantomima mussariana sull'avviso di garanzia
La notizia del giorno - anticipata dal Cittadino on line - è che la tanto attesa udienza preliminare davanti al Gup per Galaxopoly è saltata: legittimo impedimento del principe del foro, avvocato Fabio Pisillo, testimone di nozze (con Franchino il Ceccuzzi) di Mussari Giuseppe.
Che volete, il Pisillo non è un avvocato normale, è superiore: pur pieno di cause fino al collo, riesce comunque a gustarsi i suoi amati gelati, a fare il lupaiolo e a seguire la prole negli studi. Questa mattina era invece impedito, legittimamente.
Sarà poi stato notato dai più attenti osservatori che il Gup che avrebbe deciso sul rinvio a giudizio di Mussari è la dottoressa Monica Gaggelli, colei che ha assolto, tra lo stupore generale ed ereticale, Acampa Giuseppe un anno fa. Il quale Acampa - chi non lo ricorda? - era difeso proprio da Mussari Giuseppe: che incroci incredibili, al Palazzo di Giustizia senese...
Fino al 24 gennaio, dunque, non se ne saprà più niente: ossigeno puro, per Mussari Giuseppe, e possibilità - su questo fronte di Galaxopoly - di mangiare il panettone da non rinviato a giudizio.
Ma è indubbio che - complice la campagna giornalistica del Giornale (sarebbe ora si svegliasse qualcun altro, diciamo progressista, no? - il focus è sulla questione Antonveneta, ove davvero la pantomima mussariana sta raggiungendo livelli esilaranti.
Davanti ai compari dell'Abi, secondo Milano finanza (toh) l'ex Presidente Mps avrebbe dichiarato di non essere stato raggiunto da alcun avviso di garanzia, per l'affaire Antonveneta. Qualunque praticante sa alla perfezione che si può essere indagati senza avere materialmente (ancora) ricevuto alcunchè, per motivi anche logistici; sarebbe inoltre oltremodo curioso che non fosse indagato: fra le altre cose, in quanto legale rappresentante della banca ai tempi della stupefacente performance dell'Antonveneta (oltre alla perquisizione et alia).
Indagato, giammai colpevole, si badi! E come potrebbe esserlo, Colui che ha portato finalmente prosperità al popolino senese, dandogli anche la serie A di calcio e 7 scudetti 7 di basket?
L'eretico ha inoltre imparato bene (proprio grazie a Mussari ed alla solerzia dell'avvocato Pisillo, in quel caso non impedito, anzi reattivo parecchio) che spesso si entra in Procura da persona informata sui fatti, e poi se ne esce, sbattuti e tristi, da indagati (e senza ricevere giustamente alcun avviso di garanzia). Questo potenzialmente vale per tutti quelli che abbiano fatto questa esperienza (magari anche per Cenni, Ceccherini e Ceccuzzi...).
Il fatto che la Procura non abbia assolutamente smentito la notizia data da Gian Marco Chiocci de Il Giornale, poi, pare davvero cosa eloquente.
Ad ogni buon conto, facciamola finire, questa pantomima che ha solo il senso di guadagnare disperatamente tempo: tanto Mussari quanto Pisillo sanno benissimo cosa fare, in casi come questi. C'è da prendere un apposito modulino, riempirlo ed inoltrarlo seduta stante all'ufficio competente: serve per sapere se la Procura stia indagando, o meno, su chiunque.
Sottolineando soprattutto una cosa: al di là della questione penale, la domanda che le persone oneste (non solo montepaschine, non solo senesi) si trovano inevasa, è piuttosto che fine abbiano fatto i miliardi di euro dell'affaire Antonveneta, quelli che hanno affossato il Monte e la Fondazione (non c'era bisogno di Moody's, per certificarlo...).
Abbia l'avvocato-banchiere Mussari almeno la decenza di fare una conferenza stampa (cosa mai fatta, sui suoi guai giudiziari e sulle sue cene salernitane), e ci dica finalmente la sua.
Che Lui non sappia se è indagato o meno, ci interessa poco; ci dica dei dindini, semmai...
giovedì 18 ottobre 2012
Sanità senesota: Enrico Rossi come Fini?
Più i nodi vengono al pettine, più la situazione rischia di sfuggire di mano: stretto nella morsa del Fatto e dell'Espresso, vacilla la carriera politica di Gianfranco Fini. La casa monegasca pare davvero la sua maledizione. In giornata, ha riferito di non avere mai mentito agli italiani, e quindi di non dimettersi, neanche di fronte all'evidenza dei fatti.
Amaro - per non dire altro - declino, per un politico che pretendeva di incarnare, dopo la spregiudicata svolta postfascista, un neonato spirito gaullista in salsa italiota (ma noi preferiamo i Duci, rispetto agli statisti). Comunque vada a finire, il futuro politico di Fini sarà sempre ipotecato, in negativo, dalla moglie, la bionda Tulliani (ex di Luciano Gaucci, bene ricordarlo).
Rischia seriamente di fare la stessa fine anche il Gran moralizzatore piddino Enrico Rossi, uno che veniva indicato come potenziale futuro leader nazionale: sulla Sanità ha costruito la sua carriera politica, sulla Sanità rischia di cadere.
Come era cauto, prudente, attendistico, qualche sera fa, dalla Gruber, alla destra di Roberto Formigoni: il Celeste ed il Rossi duettavano d'amore e d'accordo. Ma come, hai un Presidente che era politicamente un dead man walking, per giunta di un partito sulla carta da combattere, ed invece di azzannare la ghiotta preda in balìa dei flutti, tu gli lisci il pelo, non vuoi farne una questione personale?
Non bastasse il maxibuco di Massa (di cui ovviamente lui mai si era accorto), a togliere il sonno al Gran moralizzatore da un po' sono i conti in rosso dell'Asl senesota (negati fino a quando è stato possibile farlo), come scritto ad abundantiam su questo blog. Colui che aveva le mani in pasta nel Bilancio, il dottor Grazioso, era un fedelissimo della signora Rossi (dottoressa Benedetto). Di lui abbiamo scritto a ripetizione: ora si trova con un bel procedimento interno in corso, più 30 giorni di proroga della sospensione (ferie da giocarsi non ne ha più). Secondo il blog il Gavinone, ci sarebbe una lettera di licenziamento pronta per lui.
Ad ogni buon conto, questo rampante dottor Grazioso bisogna esca di scena senza troppo clamore: hai visto mai parlasse...una volta, per dirne una, tirò fuori che la password per accedere alle scritture contabili non era di sua sola pertinenza, ma che era anche in mano ai collaboratori. Cosa alquanto opinabile, che ha l'odore, disperato ed ingeneroso, dello scaricabarile.
Colui che fu scelto (e promosso sul campo!) dalla moglie di Enrico Rossi per gestire il Bilancio della Sanità aslina, sarà al corrente che in quel programma le correzioni - con tanto di date - sono rintracciabili?
E lo sanno i cittadini toscani che la Regione taglia duramente su tanti fronti, ma per ripianare i debiti aslini trova sempre il modo?
Lo scorso 3 settembre, per esempio, la delibera 791 assegna 12 milioncini di euro. Per colpa - si legge - di una "situazione di sottofinanziamento". Parlare di deficit o di disavanzo sarebbe stato bruttino, in effetti: edulcorare, edulcorare, mi raccomando.
Ps Enrico Rossi è incazzato nero con il Direttore generale Pestelli, che quest'estate è andato in Procura a consegnare materiale sull'Asl 7. Curioso, questo atteggiamento del Gran moralizzatore toscanota, no? In nome della trasparenza che per lui è un must, lo avrebbe dovuto portare come esempio alle future generazioni. Quando ci andò lui, in Procura a Massa, a portare i libri contabili, si autopresentò, come di consueto, come uomo di integrità morale adamantina. Come uno che appena sente puzza di bruciato, parte e va (in Procura).
Sull'Asl della moglie, invece, si è fatto battere in velocità...
mercoledì 17 ottobre 2012
L'eretico scolastico: colleghi, si lavorerà di più?
Quest'oggi, alla fine dell'ultima ora, non c'è stato il consueto, fantozziano, tragicomico fuggi fuggi dalla sala insegnanti verso la pastasciutta d'ordinanza, appena vergato il registro nel loculo (semimortuario) che lo contiene: i colleghi avevano voglia di parlare, di ascoltare, di sfogarsi. L'argomento - come si ritiene in tutte le scuole del Regno - concerneva l'idea del Ministro Profumo di allungare da 18 a 24 ore settimanali l'orario di lavoro di noi docenti. Il Ministro aveva sicuramente previsto la levata di scudi che sta crescendo.
In effetti, allungare così corposamente l'orario SENZA ALCUN INCREMENTO RETRIBUTIVO ed essendo già in presenza di salari bassissimi, è davvero criticabilissimo.
Se il corpo docente vuole essere più credibile in un'ora nella quale si chiedono più sacrifici a tutti (fuorchè ai Mussari della situazione, ma lasciamo stare e speriamo nella Magistratura), l'eretico propone che la mobilitazione percorra strade nuove, invece dei soliti scioperi su cui prospera il sindacato (che adesso starà gongolando, con l'offensiva profumata da contrastare) e che ovviamente alleggeriscono la già assai esigua busta paga.
Ogni scuola, per esempio, potrebbe convocare i genitori (che hanno un potere contrattuale ormai esponenziale) per sensibilizzarli su varie cose, non a tutti chiare, per esperienza diretta plurima: sul fatto che le 18 ore sono solo UNA PARTE del lavoro, se un docente è serio (di questo si è già detto); perchè nelle 18 ore canoniche NON SONO PREVISTE molte cose: colloqui settimanali con i genitori stessi, Consigli e Collegi pomeridiani, Glic (incontri per alunni con disturbi dell'apprendimento), correzione elaborati et alia. Oltre alle attività extracurricolari, se un docente le vuole fare (pagato). Più tutto il lavoro che non rientra in niente di ciò che si è detto: per esempio le famose gite, che si fanno a costo zero, ormai (ed infatti non ci sono le spinte per partire, come diremo a suo tempo).
Dall'altra parte, è davvero giunto il momento che anche noi ammettiamo che i quasi tre mesi di vacanze che lo Stato ci concede (più il rientro settembrino che, prima dell'inizio delle lezioni a metà mese, è decisamente blando), sono un'anomalia assoluta, nel panorama lavorativo nazionale, e non solo.
Quel che è giusto dire, bisogna dirlo: non è più tempo di difendere a spada tratta i (peraltro pochissimi) privilegi del corpo docente.
Ecco dunque che una mobilitazione dal basso, un incontro, il più possibile partecipato, docenti-genitori face to face su questo tema (con conseguente impatto mediatico-politico), potrebbe contribuire a fare abortire un'idea - quella di Profumo - oggettivamente penalizzante (a parità di salario), in modo intelligente e condiviso. Questo Governo Monti - l'abbiamo visto - spesse volte è partito lancia in resta, per poi ritirarsi piuttosto scandalosamente. Siamo (dovremmo essere) gente di dialogo, non siamo certo gente da bloccare strade o fare piazzate: usiamolo, allora, questo dialogo, con chi di dovere. E vediamo di sfruttarla, questa abilità dialogica. Se ci fosse una mobilitazione di questo genere con il coinvolgimento genitoriale, i media non resterebbero insensibili, non potrebbero. E Profumo non potrebbe fare finta di niente. Già è difficile andare contro il corpo docente compatto, figuriamoci contro una Santa Alleanza (sic) fra docenti e genitori.
Sperando quindi che i genitori capiscano che la professione della docenza non si esaurisce affatto nelle 18 ore settimanali, e sperando che i docenti dimostrino a loro volta di utilizzare in modo fruttuoso il tempo pomeridiano di solito (ma non sempre, come visto) libero dalla scuola: a vantaggio degli alunni, per capirsi. Meglio un buon libro letto in più (qualunque disciplina si insegni), che una riunione aggiuntiva, no?
martedì 16 ottobre 2012
Mussari under attack: pubblicare o non pubblicare?
"Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli".
Dispiace scomodare Shakespeare per le torbide vicende giudiziarie senesote, però proprio questo è il dilemma, atroce, dei giganti del giornalismo locale, Stefano Bisi e Tommaso Strambi.
"Pubblicare o non pubblicare, questo è il problema", di fronte all'inaudita (e non terminata!) offensiva mediatica del Giornale berlusconiano, a firma di Gian Marco Chiocci.
Da sabato, è un martellamento giornalistico che la Casta senese mai aveva conosciuto.
Sul perchè (sui perchè), già ci siamo dilungati su queste colonne sabato scorso, e non vale la pena aggiungere molto: c'è chi azzarda che sia un'offensiva volta non solo a scaricare l'ormai indifendibile Mussari Giuseppe, ma anche a dare il colpo di grazia a colui che, accompagnato da Franchino il Ceccuzzi, passò pochi giorni prima delle ultime elezioni dalla Coop di San Miniato dicendo che a Siena il Pd doveva vincere e vincere bene (cioè subito, senza ballottaggio). Il messaggio dalemiano fu puntualmente raccolto, anche grazie alla desistenza di fatto del Pdl che allora presentò l'impresentabile Alex Nannini candidato a Sindaco. A questo giro, e da alcuni mesi, il Pdl si è messo a fare opposizione: non barricate, certo, ma decente opposizione sì. Ah, se avessero iniziato prima: magari anche Il Giornale si sarebbe svegliato con qualche mese o anno di anticipo, no?
Torniamo a noi, però. Come hanno risolto la questione, i due maestri di giornalismo?
Lo Strambi, visto che è il caporedattore locale di una testata che aveva una sua dignità, è stato costretto a fare scrivere a Cecilia Marzotti un paio di pezzi, domenica: uno, ampio, nel fascicolo locale, un altro perfino nel "nazionale" (ricordando che i quotidiani della Monti Riffeser, se Dio vuole, in tutta Italia non arrivano). Di fronte ai futuri frequentatori di emeroteche, l'ottimo Strambi potrà almeno dire di avere pubblicato qualcosa: il minimo del minimo, ma qualcosina sì. Con tanto di ciliegina finale, alquanto apprezzabile, della Marzotti, tesa a risucchiare in pieno Franchino il Ceccuzzi nel vortice dell'affaire Antonveneta. Leggere per credere.
Stefanino Bisi, invece, resta silente: francamente - direbbe D'Alema - da un combattente (peraltro con le spalle sempre ben coperte) come lui, non ce l'aspettavamo proprio. Come si fa a restare silenti, dopo 4 articoli di cotale portata, tre dei quali (specie il primo) sparati in prima pagina?
"Pubblicare o non pubblicare, questo è il problema": Stefanino l'ha risolto non pubblicando alcunchè. Facendo finta di niente (come per la rassegna stampa ad uso interno dei montepaschini, silente sugli articoli di Chiocci: curioso, eh?).
Che stia preparando una rivincita clamorosa e livorosa, iniziando lui una campagna giornalistica paragonabile, in loco, a quella del Giornale? Urge una rapida manovra mediaticamente diversiva. Che qualcuno fra i massoni grandorientali presenti sabato pomeriggio al Garden (al Garden!) gli abbia suggerito qualcosa? Certo è che qualcosa sta tramando, Stefanino, altrimenti non lo riconosceremmo più: secondo l'eretico, ne vedremo delle belle, a breve. Ad majora!
Ps Chiocci nel fare l'elenco dei blogger locali - lo scorso sabato - si è colpevolmente dimenticato dell'ottimo Santo. Che fa un eccellente lavoro quotidiano, spesso complementare a quello ereticale. Un avvertimento bisiano, giorni fa, dall'Angolo dell'unto, è arrivato anche a lui: ben gli sta!
Ma lui, che è stato il secondo blogger a Siena dopo Giovanni Grasso, non si è scomposto più di tanto. Chapeau.
lunedì 15 ottobre 2012
Il bel gesto di Veltroni (ancora da fare)
Ieri sera Walter Veltroni ha annunciato, davanti alla platea televisiva di Fazio, la sua intenzione di non ricandidarsi, dopo "solo" 18 anni di permanenza nel Parlamento italiota (la stessa età parlamentare di Rosaria Bindi from Sinalunga). Come disse di avere fatto Palmiro Togliatti dopo l'invasione sovietica in Ungheria, ci concederemo mezzo bicchiere di rosso in più, stasera...
Per quanto riguarda l'eretico, dopo la simpatia degli inizi anni Novanta, ascoltare Veltroni era l'unico modo per rendere accettabile financo D'Alema.
Lasciamo stare - fino al finale del pezzo - le cose senesote (Veltroni sbrodolante pro-Ceccuzzi al Santa Maria della Scala giusto un anno e mezzo fa; Premio Frajese nel dicembre 2007, davanti alla Casta plaudente, più un'agendina persa, sulla quale si tornerà a tempo debito), su cui torneremo a spron battuto domani (fossi in voi, intanto comprerei Il Giornale...).
Non ho letto, per mancanza di tempo, un libro che pare godibilissimo, su Uòlter: "Il Piccolo Principe"; ho però letto, tempo fa, un must, sul primo Veltroni (e non solo): "Il baratto Il Pci e le televisioni: le intese e gli scambi fra il comunista Veltroni e l'affarista Berlusconi negli anni Ottanta" (di Michele De Lucia, Kaos edizioni, 2008).
Fra le varie chicche, giova citare qualche passo del "mai stato comunista" Veltroni. Il quale, 21enne nel 1976, scriveva, per esempio, sul mensile della Fgci romana, un pezzo dal sapore antico: "La Dc che si è venduta agli americani".
L'anno dopo, ancora non posseduto dal demone del romanziere, vergava un'introduzione al saggio di Rosental "Alla ricerca di un ideale": titolo dell'introduzione? "Come aveva previsto Marx". Parlando del 1956 e di Togliatti, una curiosa amnesia giovanile: nessun cenno ai carri armati sovietici a Budapest. Non si può certo dare colpa all'Alzheimer, grazie a Dio...
Era giovanissimo, certo: ma non incapace di intendere e di volere, visto che pubblicava interminabili polpettoni ad uso e consumo figiciotto! Il negare di essere stato comunista - meglio, komunista - è davvero cosa indifendibile.
E tutto questo è niente rispetto alla politica di FALSO ANTIBERLUSCONISMO minuziosamente documentata dal bravissimo De Lucia, implacabile nel seguire, passo passo, l'appeasement fra Pci e Silvione negli anni Ottanta: i compagni che lasciano sostanzialmente via libera all'imprenditore meneghino, il quale, auspice il CAF (Craxi, Andreotti e Forlani), lascia loro Raitre.
L'ultima chicca di De Lucia è davvero ghiottissima. Il filoamericanissimo Uòlter, ventenne, tifava per Ho chi min, e, nel marzo del 1975, lo citava alla lettera: "Questa primavera sarà la migliore di ogni altra; la notizia delle vittorie (contro gli States, ritiratisi proprio quell'anno, Ndr) riempie di gioia tutto il paese, Nord e Sud, gareggiando in coraggio sconfiggono lo yankee", e giù inni antiamericani e peana filocinesi e filocubani.
Almeno D'Alema ha ammesso di avere tirato la sua molotov, da studente...
Malato come è di politica (ma senza volerlo ammettere), che farà adesso, a soli 56 anni, il buon Uòlter? Continuerà a scrivere romanzi (che non commento, visto che ora si rischia la querela anche a criticare quelli, Carofiglio docet)?
Chi vivrà, vedrà; da questo blog, l'unico invito che gli possiamo fare è questo: vuole fare un bel gesto che lo riconcili con i senesi per bene che magari l'hanno in buona fede apprezzato e votato? Restituisca pubblicamente quel Premio Frajese, ricevuto l'8 dicembre 2007: le mani di chi glielo ha consegnato, un mese prima - con l'affaire Antonveneta - avevano appena venduto (svenduto) il futuro della città che Veltroni dice sempre di amare infinitamente e con tutto il cuore.
Sia consequenziale, allora, una volta tanto nella vita, il buon Uòlter...
domenica 14 ottobre 2012
Hitler a Firenze: e anche le Contrade (I)
Torno a parlare della visita di Hitler a Firenze del maggio 1938, perchè proprio a Firenze è visitabile una interessantissima mostra dedicata a quella "giornata particolare" (quella del film di Ettore Scola è una di quelle romane, mentre la citazione del film è il titolo del primissimo libro ereticale, pubblicato nel 2003).
La mostra - inaugurata il 25 settembre scorso, ed in programmazione fino al 31 ottobre - si trova nei locali dell'Archivio storico del Comune di Firenze, in Via dell'Oriuolo 35, a due passi dal Duomo e da San Giovanni. L'ingresso è del tutto libero (per altre informazioni, archstor@comune.fi.it).
Quel 9 maggio 1938 fu l'ultimo giorno di permanenza hitleriana in Italia, e l'unico giorno fiorentino (prima tanta Roma ed un passaggio, rapido, a Napoli, per ammirare la potenza navale fascista).
Sempre triste, diciamo pure squallido, vedere una città intera che si imbelletta (goffamente) per omaggiare supinamente chiunque; tanto più penosa, la cosa, allorquando ciò avviene per un personaggio del calibro del Fuhrer.
A parziale scusante, va detto che il III Reich - se escludiamo la questione antisemitica, peraltro non ancora pogromica - fino a quel momento si era comportato, in politica estera, non troppo diversamente da altri Stati più o meno democratici, ed era reduce dal freschissimo trionfo dell'Anschluss (annessione) austriaca del marzo. Hitler era dunque un vincente, all'interno della Germania e fuori, ed ancora non aveva scatenato guerre (anche se tutto lasciava prevedere che l'avrebbe fatto - come accadde in effetti un anno e 4 mesi dopo -, oltre al fatto che la sua Luftwaffe si stava dando molto da fare in terra di Spagna).
L'unica istituzione che, davanti alla Storia, esca davvero bene da questa "giornata particolare" fiorentina è - incredibile dictu - la Chiesa (quella fiorentina, si badi): nella prossima puntata, vedremo di puntualizzare il perchè.
Tutte le altre componenti, purtroppo, non possono dire altrettanto, compresi i fiorentini comuni, definiti da Eugenio Montale "miti carnefici", con splendido ossimoro tratto da "La primavera hitleriana", dedicata proprio alla giornata fiorentina.
"...la sagra dei miti carnefici che ancora ignorano il sangue", che di lì a poco sarebbe sgorgato, per il disegno nazista, assecondato dall'italico Duce (ovviamente anch'egli presente in loco).
Hitler arrivò in treno - si legge visitando la mostra - da Roma alle 10, e ripartì da Firenze, verso Monaco di Baviera, a mezzanotte e dieci minuti, dopo il gran finale della serata di gala organizzata in suo onore al teatro Comunale (il "Simon Boccanegra", per la precisione: inizio alle 22 precise,"abito scuro" raccomandato caldamente).
In precedenza, grande manifestazione dei giochi popolari e tradizionali toscani, a Boboli: figuranti dell'appena rinato (grazie a Pavolini) calcio in costume fiorentino, quelli della Giostra del Saracino da Arezzo, quelli del Gioco del Ponte di pisana provenienza, nonchè la comparsa al completo di ognuna delle 17 Contrade senesi.
L'episodio non è del tutto chiaro in ogni suo passaggio, ma pare davvero che uno dei due alfieri torraioli, Enrico Rocchigiani, si sia rifiutato di effettuare la sbandierata (rectius: l'alzata) davanti al Fuhrer. Unico fra tutti i figuranti senesi.
Il tutto è provato: oltre alla vox populi di Salicotto, il Seggio torraiolo, riunito il 16 maggio, deplorò il comportamento del Rocchigiani, sospendendolo a tempo indeterminato dalle attività contradaiole.
Non fu solo la Chiesa fiorentina, dunque, a salvarsi l'anima, in quella tristissima giornata benedetta da uno splendido sole quasi estivo...
sabato 13 ottobre 2012
Il Giornale attacca Mussari: la Pax giornalistica è saltata!
Questo 13 ottobre segnatevelo, sul calendario: è il giorno che segna la fine della pluriennale Pax giornalistica concernente banca Mps e Mussari Giuseppe tra Berlusconi e la Casta di Siena.
Verosimilmente sono (almeno) due le ragioni che hanno decretato la fine della suddetta Pax:
1) le condizioni del Pdl nazionale: talmente messo male, talmente invischiato nella lotta di tutti contro tutti, da avere bisogno come l'aria di roba forte e grossa per cercare una intelligente manovra diversiva rispetto alle proprie, clamorose magagne. Di qui, ecco l'inchiesta del bravo Gian Marco Chiocci (sul Giornale di oggi, sparata in prima pagina, e caricata con reattività dal Santo, cui rimando per la lettura integrale del pezzo).
O Denis Verdini ha perso smalto negli ultimi giuochi di palazzo pidiellini (romani), ovvero si è incazzato perfino lui, con Mussari Giuseppe, dopo tante smancerie e tanti milioncini montepaschini elargiti con disinvoltura. Fossi un castista, non saprei cosa temere di più, se la prima o la seconda delle cose...
2) il plenipotenziario della comunicazione targata Mps - il Genio David Rossi - non ce la fa più a fermare la stampa. Almeno non completamente: la stampa di ortodossia piddina (Unità e Repubblica) non a caso è del tutto silente, e su quella locale stendiamo il consueto velo pietosissimo.
Ma evidentemente - dopo questo articolo - il tappo è saltato, e di brutto. Basterebbe riprendere a foraggiare di pubblicità montepaschina, a questo giro? E poi: i dindini dove si trovano, di fronte alla gente da esternalizzare ed agli aiuti di Stato?
Nessuno può neanche invocare il motivo ideologico, a questo punto: della dissennata gestione mussariana si sono tra gli altri occupati - prima del Giornale di berlusconiana proprietà - Der Spiegel e Report, due santuari del giornalismo d'inchiesta di sinistra, quindi c'è poco da cercare penose strumentalizzazioni. A breve, magari, se ne occuperà di nuovo qualcun altro, chissà.
Questo di Chiocci, infine, è proprio un pezzo rognoso, per i David Rossi: documentato (con informazioni fresche, tipo Mussari Giuseppe indagato ANCHE per Antonveneta, ad una settimana dal verosimile rinvio a giudizio per Galaxopoly previsto per il 19) dal punto di vista giudiziario, e non a caso scritto da un esperto di cronaca giudiziaria; silente sulle Contrade e sul Palio, in modo da mettersi al riparo da ogni potenziale accusa di lesa maestà verso la collettività; saggiamente allusivo, allorquando richiama la curiosa sincronia tra l'affaire Antonveneta e la nascita del Pd. Beffardamente irresistibile, con la scelta di pubblicare (a grandezza quasi naturale!) la foto di Mussari Giuseppe assiso sul trono in modo compiaciuto, novello Luigi XIV.
Aspettiamo la seconda puntata, dunque: e buon lavoro a Gian Marco Chiocci. L'eretico gli dà un consiglio: giù duro con Antonveneta, ma non dimenticare Galaxopoly. Per capire il personaggio, Galaxy è complementare di Antonveneta.
Ps Nell'incipit dell'articolo, Chiocci scrive:
"Qui ballano miliardi di euro, altro che Fiorito o Finmeccanica". Sacrosanto. Avvertenza per il giornalista del Giornale: nel Senese, non ci facciamo mancare niente, anche oltre il Monte e Mussari Giuseppe. Quasi tutto quello che sta venendo fuori su Finmeccanica, infatti, proviene dalla bocchina, improvvisamente apertasi, di Lorenzo Borgogni da Buonconvento. Personaggio legatissimo alla nomenklatura senesota (con figlia Assessore alla Cultura del borgo), come scritto ad abundantiam su questo blog.
Fiorito? Io lo inviterei al prossimo Palio: dalle trifore di Palazzo Sansedoni (c'entrerà?). Al buffet, con l'arcivescovo se la giocherebbe alla pari...
venerdì 12 ottobre 2012
Città senza eroi? Sì, ma non solo...
Siena, questa Siena, non ha eroi: brechtianamente, molto meglio così. Non stiamo adesso a discettare se ne avrebbe avuto bisogno: non essendoci in loco una dittatura militare, verrebbe da dire più no che sì.
Ciò che ha portato la città allo scatafascio non è quindi la mancanza di eroi, quanto piuttosto di quella classe media dotata di civismo non omertoso, quella middle class contraddistinta da decenza etica che purtroppo - salvo poche eccezioni - in questi anni perigliosi non c'è stata. Oppure, se c'era, dormiva.
Non eroi, ci sarebbero voluti, ma onesti - neanche integerrimi - travet della decenza civica, quelli sì. Se ne sono visti davvero pochi, e qui non ne faremo i nomi. L'immensa massa che ha galleggiato nella zona grigia, fra i "cattivi" ed i "buoni", è quella che ha permesso ai primi di vincere sui secondi, portando la civitas allo stato attuale.
La Siena conformista, omertosa, untuosa, pronta a genuflettersi a qualsiasi Potente, purchè tale, in qualsivoglia campo (politica, economia, finanza, sport).
Che sia un Francesco Gaetano Caltagirone che si prende il Buon Governo per il matrimonio della figlia amatissima (che male c'è - disse indovinate chi - se un imprenditore di successo viene a sposare la figlia a Siena? Anzi, pubblicità per la città...); che sia invece un qualunque senese che ha fatto un po' di soldi: pacca sulla spalla e via, amiconi al primo sguardo. Se ci scappa, guardiamo di combinare una cenetta.
Lasciamo stare il Palio, perchè altrimenti qualche "mammina angosciata" potrebbe scandalizzarsi; prendiamo lo sport, allora: chi è stato ad applaudire per anni (fino allo scorso!) Mussari Giuseppe ad ogni presentazione della Montepaschi basket? C'erano forse i manichini, a spellarsi le mani quando prendeva il microfono e si abbandonava al one man show, illuminato come un predicatore carismatico? E quando il Paonazzo del Nicchio (l'ex Sindaco Maurizio Cenni) disse a Roberto Morrocchi, Presidente uscente della squadra, che lui, il Morrocchi, era stato onesto, ma che "quello lì però vince". Quello lì è Ferdinando Minucci. Un ex bancario che abbandonò improvvisamente la banca, sentendosi predestinato al successo.
E domenica, standing ovation per Antonio Conte. Ma quale squadra allenava ai tempi della partita a causa della quale (e non per le dichiarazioni di Carobbio, si badi bene) è stato condannato in tre - dicasi tre - diversi gradi di giudizio?
I peggiori in assoluto, comunque, sono stati gli intellettuali, che avrebbero dovuto vigilare e denunciare, ponendosi a guida dell'opinione pubblica.
Domenica scorsa l'eretico era a Firenze a visionare la Mostra che raccoglie la documentazione sulla visita fiorentina di Hitler (domenica se ne scriverà, sine ira ac studio). Ho rivisto, per l'ennesima volta, le foto di Ranuccio Bianchi Bandinelli stretto nella morsa di Hitler e Mussolini.
Tipico intellettuale senese (almeno lui di grandissime doti culturali): voleva fare chissà che (pensò financo di farsi saltare in aria mentre era con i dittatori: avrebbe evitato la seconda guerra mondiale!), salvo poi andare a fare il cicerone a Mussolini ed Hitler senza proferire verbo polemico, in quella "giornata particolare" fiorentina (e non solo in quella) del maggio 1938.
Tanta acqua è passata sotto i ponti, verrebbe da dire, da quella primavera hitleriana; se non fosse che a Siena non ci sono fiumi...
giovedì 11 ottobre 2012
Una strana gara d'appalto per un Centro logistico mai nato (II)
Come anticipato, una settimana dopo si torna a parlare, dalle colonne ereticali, di un argomento "stranamente" toppato dai mastini della stampa locale (ai quali devo purtroppo aggiungere Paola Tomassoni, dopo quello che ha combinato sulla Nazione di oggi, in particolare l'intervista a Quello della Provincia, su cui si tornerà a tempo debito).
Il Centro logistico dell'Estav, dunque: la garona d'appalto vede vincitore l'unica ditta partecipante, come ampiamente detto (novembre 2008). Il Centro logistico da più di 20 milioni di euroni, però, resta un pio desiderio, perchè NON è ancora edificato (lo sarà mai?).
Vediamo come si muove la politica (indovinate il partito) dopo la sudatissima vittoria dell'EACOS nel novembre 2008. Tutto è fermo, allora il Pd inizia la sua poderosa mobilitazione: non raccoglie firme (qualche giovanotto arzillo magari una petizioncina l'avrebbe anche firmata), ma macina interrogazioni su interrogazioni.
2 febbraio 2010, l'evergreen Alessandro Starnini, piddino regionale, presenta un'interrogazione alla Giunta regionale "in merito alle problematiche relative alla realizzazione del magazzino nell'area di Asciano". Asciano? Ma non si era detto e scritto che questo monumento all'efficienza dell'ESTAV andava edificato nel Comune di Sovicille (area ex Bayer)?
Il tutto si spiega con un'interrogazione posteriore, questa volta a livello comunale (Maurizio Cenni ancora imperante): il Consigliere comunale Massimiliano Perugini presenta un'interrogazione urgente sulla questione in oggetto. Il punto tre risulta particolarmente stimolante:
"Dall'affidamento dell'incarico ai suddetti (senza dire che erano gli unici concorrenti, Ndr) è risultata una fase interlocutoria con l'Estav sud-est per l'individuazione dell'area di realizzazione del fabbricato, inizialmente fissata nell'area Bayer del Comune di Sovicille MA RESPINTA DAL COMUNE STESSO per incompatibilità dello strumento urbanistico".
Per cui da Rosia-Sovicille, il tutto si sposta (SENZA RIFARE LA GARA D'APPALTO, tipo Salerno-Reggio Calabria...) verso le crete ascianesi (febbraio 2010). "Su progetto presentato dall'Ati" (Associazione temporanea d'impresa, in cui i costruttori sono appunto quelli della EACOS).
Torniamo al punto adesso cruciale: il Consigliere piddino Perugini chiede al Sindaco, il piddino Cenni, perchè i lavori della EACOS (legata al Pd: si potrà dire?) non vadano avanti. Tutto in famiglia, as usual.
Ma soprattutto il Perugini dice e scrive (repetita iuvant) che il Comune di Sovicille aveva respinto la proposta per "incompatibilità dello strumento urbanistico".
Il che - a quel che risulta all'eretico - è DEL TUTTO FALSO: la possibilità di costruire a Rosia-Sovicille c'era.
Si attendono, al più presto, sdegnate repliche (che pubblicheremo, ovviamente). Se il buon Perugini ha toppato - come è umano fare -, ci aspettiamo almeno che ci dica chi gli aveva suggerito che a Sovicille non era possibile costruire questo benedetto Centro logistico mai nato.
Restiamo dunque in trepidante attesa, come tante altre volte per questioni simili...
mercoledì 10 ottobre 2012
L'eretico scolastico: elogio del voto basso (I)
L'articolo sul "professor Paraculino" ha suscitato un certo qual dibattito: bene così, ovviamente. Quest'oggi il tema da affrontare sarebbe stato un altro (la necessità di quote azzurre, a livello di docenti, nella scuola italiana, soprattutto alle medie, non parliamo alle elementari), ma mi trovo costretto - piacevolmente, peraltro - a dovere trattare delle tematiche legate ai criteri per assegnare i voti. Tanti sono stati i commenti in tal senso al precedente pezzo (leggere per credere).
Per intanto, alla secondaria inferiore, se Dio vuole da pochi anni è tornato il voto numerico: meglio tardi che mai! Il povero eretico, come molti colleghi, era incavolato e disperato al tempo stesso, con quei maledetti giudizi, figli degeneri del 1968, anzi della sua spesso nefasta onda lunga scolastica (anche di questo si parlerà, tranquilli).
"Ma "discreto" si può dare, o no?", era una domanda classica da Consiglio di classe.
"Assolutamente no, dal sufficiente si passa al buono!", rispondevano all'eretico, allora giovin professorino, le più attempate colleghe.
Il voto non deve essere né alto, né basso, ovviamente: deve essere solo dato con onestà intellettuale (non come il paraculino, insomma). Se c'è da darlo basso o financo bassississimo, però, va dato, senza tema di ripercussioni.
Alle medie siamo strapieni di ragazzini che arrivano, in prima, gonfiati dagli estrogeni di maestre che hanno enfatizzato a dismisura i loro giudizi, nei cinque anni precedenti: malissimo! Così come una caterva di preadolescenti abbandonano le medie con un calcio nel sederino, invece di essere bocciati come giusto sarebbe, per poi fare dannare i docenti del biennio del superiore (e lì bocciare). Così ognuno scarica il peso dell'antipopolare bocciatura sulle spalle di chi verrà dopo: e all'Università si vedono spesso arrivare autentici zombie culturali di ultima generazione, alla fine di questa penosa filiera dello scaricabarile.
Senza capire che un brutto voto - oggi molto più che ieri - è un balsamo educativo, per il pargoletto (se meritato). La generazione, questa generazione (soprattutto maschile), che riscalda i banchi scolastici (fortunatamente con tante straordinarie eccezioni alla regola), è forse la più lassista che sia esistita dall'Italia unita: in famiglia, comandano loro invece di essere comandati; fuori, se un compagno gli dà uno schiaffo, si va dall'avvocato a furor di popolo e si fa scrivere alla famiglia dello schiaffeggiatore; la leva obbligatoria, non esiste più, e si potrebbe tristemente continuare.
Per alcuni di questi ragazzi, lo spauracchio di un cattivo voto è davvero l'unico baluardo con cui confrontarsi, nella bolla di lassismo generale in cui sono quotidianamente immersi.
Meditate, colleghi, meditate; sopportate, famiglie, sopportate: è per il bene dei vostri pargoletti. Dare 4 o 8, per noi lo stipendio uguale resta...
Ps Che nessuno faccia l'offeso se non rispondo immediatamente ad ogni domanda o spunto presente nei commenti, mi raccomando. Abbiate pietà. Al massimo, datemi (mentalmente) un 4!
martedì 9 ottobre 2012
Addio Fondazione! Parliamo però di Sanità senesota: un'altra carriera al neutrino...
Nel giorno del suicidio assistito (dal Pd) della Fondazione Mps, nel momento dell'onta massima di Gabriellone Mancini (insultato pubblicamente all'Assemblea: troppo tardi), l'eretico vuole concentrarsi sulla Sanità senesota, con un altro scoop dei suoi: non solo perchè la salute viene prima di tutto, ma anche perchè oggi scrivere della Fondazione serve solo, purtroppo, per sfogarsi, mentre nell'incacrenito Sistema Siena, a livello sanitario, ci sarebbe ancora la possibilità di recuperare qualcosa. Purchè qualcuno messo lì da qualcun altro se ne andasse, prima di trovarsi alle scene di oggi per la banca e la Fondazione, con la gentye incazzata nera.
La dottoressa Susanna Pioli è il vicesindaco di Casteldelpiano. E chi se ne frega, si potrebbe obiettare. Giusto, però è anche l'attuale Direttore amministrativo della Asl 7. Una carriera al neutrino, la sua. Che ci possa entrare qualcosa la vicinanza politica con Alberto Monaci, ed il Patto d'acciaio da questi stretto con Enrico Rossi?
Fino al giugno 2010, la Pioli è una tranquilla funzionaria amministrativa nella zona d'origine, cioè in Amiata. Con la Delibera 495 del 20 luglio 2010, arriva a Siena in una posizione organizzativa di supporto agli organismi istituzionali (5.000 euroni al mese). Le si spalanca quindi la mitica Società della Salute, di cui ci siamo di recente occupati (la Delibera con cui si bandisce l'incarico è del 23 luglio 2010).
La domanda è: ma a cosa diavolo serve un Dirigente amministrativo per la SdS, visto che pochi mesi prima (maggio, per la precisione) è stato nominato un Direttore dei servizi tecnico-amministrativi dell'Asl 7? Non potrebbe fare tutto il ragioniere Walter Mazzetti? La prassi porterebbe a fare coincidere le due figure (come in Val d'Elsa, Val di Chiana e nella stessa Amiata). In tempi di spending review, si farebbe così: ma in loco i tagli - lo si sa - valgono per molti, ma non per tutti.
Questo ragioniere Mazzetti, dunque, è di troppo: con Delibera 543 del 31 agosto 2010, lo si colloca a riposo, in vista della pensione.
Si arriva al concorsone per assegnare la tanto ambita carica all'interno della SdS. Nell'ambiente, le voci corrono, e c'è chi pronostica in anticipo la vittoria della dottoressa amiatina. Saranno i soliti invidiosi, ovviamente. O forse soltanto dannatamente fortunati: essendoci altri 4 concorrenti, c'erano il 20% di probabilità.
Nel bando, non si chiarisce con nettezza se ci sarà o meno la prova orale: dato che gli altri 4 concorrenti sono forse più temibili del previsto, l'orale si fa. Presidente della Commissione: quel dottor Baldi, fedelissimo della dottoressa Benedetto in Rossi, di cui ci siamo già occupati illo tempore.
28 ottobre 2010 (Delibera 692): il concorso, dopo la prova orale, viene vinto dalla dottoressa Pioli.
Non è finita qui: a dimostrazione che la posizione organizzativa con la quale la Pioli era giunta a Siena serviva il giusto, il giorno stesso della formalizzazione della vittoria della dottoressa amiatina, quel posto di lavoro viene soppresso (Delibera 694). Che tempismo!
E ancora: vinto il posto di Dirigente amministrativo della Società della Salute (a tempo determinato), per un po' la Pioli tiene compagnia al ragioniere Mazzetti. Finchè, andato lui in pensione, una Delibera (la 54, del 18 febbraio del 2011), fortemente voluta dalla dottoressa Benedetto e firmata dal dottor Ghezzi, la nomina Responsabile dei "Servizi amministrativi e tecnici Zona senese".
Il cerchio dunque si chiude: un'altra carriera al neutrino è servita.
La dottoressa Susanna Pioli è il vicesindaco di Casteldelpiano. E chi se ne frega, si potrebbe obiettare. Giusto, però è anche l'attuale Direttore amministrativo della Asl 7. Una carriera al neutrino, la sua. Che ci possa entrare qualcosa la vicinanza politica con Alberto Monaci, ed il Patto d'acciaio da questi stretto con Enrico Rossi?
Fino al giugno 2010, la Pioli è una tranquilla funzionaria amministrativa nella zona d'origine, cioè in Amiata. Con la Delibera 495 del 20 luglio 2010, arriva a Siena in una posizione organizzativa di supporto agli organismi istituzionali (5.000 euroni al mese). Le si spalanca quindi la mitica Società della Salute, di cui ci siamo di recente occupati (la Delibera con cui si bandisce l'incarico è del 23 luglio 2010).
La domanda è: ma a cosa diavolo serve un Dirigente amministrativo per la SdS, visto che pochi mesi prima (maggio, per la precisione) è stato nominato un Direttore dei servizi tecnico-amministrativi dell'Asl 7? Non potrebbe fare tutto il ragioniere Walter Mazzetti? La prassi porterebbe a fare coincidere le due figure (come in Val d'Elsa, Val di Chiana e nella stessa Amiata). In tempi di spending review, si farebbe così: ma in loco i tagli - lo si sa - valgono per molti, ma non per tutti.
Questo ragioniere Mazzetti, dunque, è di troppo: con Delibera 543 del 31 agosto 2010, lo si colloca a riposo, in vista della pensione.
Si arriva al concorsone per assegnare la tanto ambita carica all'interno della SdS. Nell'ambiente, le voci corrono, e c'è chi pronostica in anticipo la vittoria della dottoressa amiatina. Saranno i soliti invidiosi, ovviamente. O forse soltanto dannatamente fortunati: essendoci altri 4 concorrenti, c'erano il 20% di probabilità.
Nel bando, non si chiarisce con nettezza se ci sarà o meno la prova orale: dato che gli altri 4 concorrenti sono forse più temibili del previsto, l'orale si fa. Presidente della Commissione: quel dottor Baldi, fedelissimo della dottoressa Benedetto in Rossi, di cui ci siamo già occupati illo tempore.
28 ottobre 2010 (Delibera 692): il concorso, dopo la prova orale, viene vinto dalla dottoressa Pioli.
Non è finita qui: a dimostrazione che la posizione organizzativa con la quale la Pioli era giunta a Siena serviva il giusto, il giorno stesso della formalizzazione della vittoria della dottoressa amiatina, quel posto di lavoro viene soppresso (Delibera 694). Che tempismo!
E ancora: vinto il posto di Dirigente amministrativo della Società della Salute (a tempo determinato), per un po' la Pioli tiene compagnia al ragioniere Mazzetti. Finchè, andato lui in pensione, una Delibera (la 54, del 18 febbraio del 2011), fortemente voluta dalla dottoressa Benedetto e firmata dal dottor Ghezzi, la nomina Responsabile dei "Servizi amministrativi e tecnici Zona senese".
Il cerchio dunque si chiude: un'altra carriera al neutrino è servita.
lunedì 8 ottobre 2012
Le Contrade e la crisi: un rapporto da ripensare
Con questo fine settimane, sono state archiviate le Cene della vittoria dell'Onda e del Montone: migliaia di persone a tavola, grandi festeggiamenti per due Contrade che non assaporavano il gusto della vittoria da tanto tempo (17 anni l'Onda, addirittura 22 la Contrada di Via dei servi).
Lasciando alla stampa embedded di celebrarle a prescindere con il suo contorno di foto e lustrini, qui interessa cercare di affrontare un discorso un pochino più ampio, che ovviamente prescinde dalle due Contrade in questione (le altre 15 - fino a prova contraria - si sarebbero comportate allo stesso modo): sono state, le consorelle, pronte a recepire i segnali di una crisi che morde così tanto, in quest'annata paliesca?
Non si entrerà sulla spesa per la vittoria sul Campo, perchè le cifre ballano un po', e non c'è nessuna certezza: ma a chiunque non può sfuggire come la tanto auspicata riduzione del flusso del denaro - ipocritamente auspicata da più parti - non è certo arrivata. Questo pare davvero costituire un primo punto, imprescindibile, da cui partire.
Arriviamo alle cifre verificabili: le cene appunto della vittoria. Sabato, il Montone faceva pagare 100 euro per i protettori, 120 per i non protettori. Ieri (una settimana di ritardo, per la pioggia della scorsa domenica), l'Onda chiedeva 85 euro a testa (esenzione per gli under 14). Soldi che si vanno ad aggiungere - lo si scrive per i lettori non contradaioli - a quelli per i "cenini" post cenona, alla sottoscrizione, alle varie ed eventuali.
In sintesi, famigliola di padre, madre e due figli sopra i 14: nel Montone (se protettori), 400 euro; nell'Onda, 340 euroni. Così facendo, credo nessuno si debba offendere, se diciamo che le dirigenze NON HANNO SAPUTO INTERPRETARE IL MOMENTO DI CRISI che la collettività sta attraversando. Direi proprio per niente. Quanti sono i buoni contradaioli - magari pensionati, o famiglie monoreddito - che sono rimasti amaramente a casina? Nessuno lo potrà mai dire, ma anche se solo un singolo anziano che ha abitato per 50 anni nel rione prima di essere andato via, fosse rimasto fuori per questo, non sarebbe forse una sconfitta cocente per la Contrada (ripeto: Onda, Montone, Selva che sia)?
Ultimo punto, legato al precedente: proprio perchè siamo in questo momento delicato, si impone chiarezza.
Rosaria Bindi da Sinalunga era nel Montone. Non ricopre nessun incarico istituzionale a Siena (meno male), né mai lo ha ricoperto (rimeno male): chi ha pagato la sua tessera? Franchino il Ceccuzzi non ricopre sic stantibus rebus nessun incarico istituzionale (meno male): da buon prezzemolino, se l'è fatte entrambe, Montone ed Onda. Ha pagato di tasca, ora che guadagna 1500 euroni mensili, o qualcuno l'ha fatto per lui?
Ieri sera l'eretico era a cena nell'Ondina, santa e benedetta. In generale, una bella cena, per quello che conta il parere ereticale.
Mi siano concesse solo due osservazioni, prima di andare al tanto di positivo: il "concone" era davvero eccessivamente grande e magniloquente, assomigliando sinistramente, più che all'Olimpo, a quelle strutture che si vedevano ai tempi in cui si riunivano i Comitati centrali del Pcus (chi è sopra gli anta o ha studiato un po' se li ricorderà di certo); il Priore Massimo Castagnini, poi, ha fatto il suo discorso, come era giusto e scontato che facesse: ma forse è bene che chi lo conosce gli ricordi che, con il fazzoletto al collo, è un Dirigente, importante e plurivittorioso, di una Contrada, e che quindi sarebbe meglio (molto meglio) evitare discorsi generali (tra l'altro, molto ceccuzziani...) sulla città e sul suo attuale stato di salute.
Buono invece il cibo (catering umbro, mi dicono) e, ancora di più, il vino: il Rosso di Montalcino, che non tradisce (quasi) mai.
Meraviglioso, infine, il cavallo di Troia ricreato, con fatica ed ingegno, dai contradaioli: dispiace davvero che venga distrutto!
Lasciando alla stampa embedded di celebrarle a prescindere con il suo contorno di foto e lustrini, qui interessa cercare di affrontare un discorso un pochino più ampio, che ovviamente prescinde dalle due Contrade in questione (le altre 15 - fino a prova contraria - si sarebbero comportate allo stesso modo): sono state, le consorelle, pronte a recepire i segnali di una crisi che morde così tanto, in quest'annata paliesca?
Non si entrerà sulla spesa per la vittoria sul Campo, perchè le cifre ballano un po', e non c'è nessuna certezza: ma a chiunque non può sfuggire come la tanto auspicata riduzione del flusso del denaro - ipocritamente auspicata da più parti - non è certo arrivata. Questo pare davvero costituire un primo punto, imprescindibile, da cui partire.
Arriviamo alle cifre verificabili: le cene appunto della vittoria. Sabato, il Montone faceva pagare 100 euro per i protettori, 120 per i non protettori. Ieri (una settimana di ritardo, per la pioggia della scorsa domenica), l'Onda chiedeva 85 euro a testa (esenzione per gli under 14). Soldi che si vanno ad aggiungere - lo si scrive per i lettori non contradaioli - a quelli per i "cenini" post cenona, alla sottoscrizione, alle varie ed eventuali.
In sintesi, famigliola di padre, madre e due figli sopra i 14: nel Montone (se protettori), 400 euro; nell'Onda, 340 euroni. Così facendo, credo nessuno si debba offendere, se diciamo che le dirigenze NON HANNO SAPUTO INTERPRETARE IL MOMENTO DI CRISI che la collettività sta attraversando. Direi proprio per niente. Quanti sono i buoni contradaioli - magari pensionati, o famiglie monoreddito - che sono rimasti amaramente a casina? Nessuno lo potrà mai dire, ma anche se solo un singolo anziano che ha abitato per 50 anni nel rione prima di essere andato via, fosse rimasto fuori per questo, non sarebbe forse una sconfitta cocente per la Contrada (ripeto: Onda, Montone, Selva che sia)?
Ultimo punto, legato al precedente: proprio perchè siamo in questo momento delicato, si impone chiarezza.
Rosaria Bindi da Sinalunga era nel Montone. Non ricopre nessun incarico istituzionale a Siena (meno male), né mai lo ha ricoperto (rimeno male): chi ha pagato la sua tessera? Franchino il Ceccuzzi non ricopre sic stantibus rebus nessun incarico istituzionale (meno male): da buon prezzemolino, se l'è fatte entrambe, Montone ed Onda. Ha pagato di tasca, ora che guadagna 1500 euroni mensili, o qualcuno l'ha fatto per lui?
Ieri sera l'eretico era a cena nell'Ondina, santa e benedetta. In generale, una bella cena, per quello che conta il parere ereticale.
Mi siano concesse solo due osservazioni, prima di andare al tanto di positivo: il "concone" era davvero eccessivamente grande e magniloquente, assomigliando sinistramente, più che all'Olimpo, a quelle strutture che si vedevano ai tempi in cui si riunivano i Comitati centrali del Pcus (chi è sopra gli anta o ha studiato un po' se li ricorderà di certo); il Priore Massimo Castagnini, poi, ha fatto il suo discorso, come era giusto e scontato che facesse: ma forse è bene che chi lo conosce gli ricordi che, con il fazzoletto al collo, è un Dirigente, importante e plurivittorioso, di una Contrada, e che quindi sarebbe meglio (molto meglio) evitare discorsi generali (tra l'altro, molto ceccuzziani...) sulla città e sul suo attuale stato di salute.
Buono invece il cibo (catering umbro, mi dicono) e, ancora di più, il vino: il Rosso di Montalcino, che non tradisce (quasi) mai.
Meraviglioso, infine, il cavallo di Troia ricreato, con fatica ed ingegno, dai contradaioli: dispiace davvero che venga distrutto!
domenica 7 ottobre 2012
Fratello sole, sorella luna: ma il Concilio non c'è più...
Siamo nel cinquantenario del Concilio vaticano II, che iniziò le sue sessioni appunto nel 1962. I mass media stanno preparandosi ad enfatizzare questa ricorrenza, ma ben pochi - statene pur tranquilli - diranno o scriveranno la cosa più importante e significativa: vale a dire che lo spirito del Concilio, voluto fortemente da Giovanni XXIII, è del tutto naufragato. Ed anche miseramente.
E i 50 anni sono lì a dircelo, implacabilmente: mezzo secolo in cui la Chiesa ha messo progressivamente da parte (con Papa Ratzinger - all'epoca facente parte dei progressisti, sic - anche in modo sfacciato) le conquiste che davvero avvicinarono allora i fedeli a Dio ed alla Chiesa, nel momento dell'inizio dell'ultima, decisiva, fase della secolarizzazione, quella cagionata dal Boom economico iniziato un lustro prima.
Per motivi didattici, ieri ho rivisto il film "Fratello sole, sorella luna": un vero e proprio manifesto della Chiesa post-conciliare, uscito nel 1972. Grondante spirito conciliare da tutti i pori: l'abbandono della sessuofobia, l'apertura dialogica, il recupero della dimensione prettamente spirituale, la condanna delle disuguaglianze sociali et alia.
Franco Zeffirelli in cabina di regia, sceneggiatori del calibro di Lina Wertmuller prima maniera e di Suso Cecchi d'Amico nonchè dello stesso Zeffirelli; la stupenda musica di Riz Ortolani, i costumi di Danilo Donati, la intensa recitazione del poi sparito Graham Faulkner nei panni di Francesco; i luoghi del film (l'interno della Cattedrale di Assisi, in realtà, è quello di Sant'Antimo presso Montalcino!): tutto concorre a fare di questo film un'opera che mantiene il suo valore a 40 anni esatti dall'uscita.
Il film non invecchia (o invecchia bene assai), lo spirito del Concilio invece sì.
Quando per esempio, nel finale, Innocenzo III (Alec Guinnes) si rivolge a Francesco - fino ad allora non riconosciuto dalla Chiesa - dicendogli, poco prima di baciargli i piedi (!), che "noi siamo incrostati di potere e di denaro...tu con la tua semplicità ci hai umiliato tutti", si assiste ad una scena che il Vaticano di oggi sic et simpliciter arriverebbe a censurare, una sequenza cui non darebbe mai l'imprimatur televisivo-cinematografico. Non è solo il modello pauperistico ad essere lontano anni luce dall'alto clero di oggi, quanto appunto financo lo spirito conciliare in quanto tale.
Il peccato, non il peccatore, andava colpito: oggi la Chiesa ruiniana è arrivata a negare funerali religiosi ad una persona (cattolica) come Mario Welby, innalzando un monumento alla deficienza di pietas che non verrà mai abbastanza stigmatizzato. Si colpisce eccome il "peccatore", abdicando allo spirito evangelico, in nome della fredda norma (evangelica?).
Quando Francesco, contravvenendo al padre, scende negli opifici dell'impresa paterna, in mezzo ad un'umanità derelitta, non è forse un Francesco che sta - come i preti operai di un tempo - a contatto degli ultimi e degli sfruttati, di Assisi come di ogni luogo? Oggi i Vescovi benedicono gli ammorbatori dell'ILVA, purchè li finanzino. Di fronte ai tumori dei bambini, zitti e mosca: meno denunce pubbliche, più dindini.
E la naturalezza con la quale, nel film, Francesco, invece di arcigne condanne o biasimi vituperosi, accoglie le richieste del compagno Giocondo (nomen omen) che non sa rinunciare ai piaceri carnali? Non fa forse parte dell'archeologia conciliare, rispetto ad un alto clero che ormai si ringalluzzisce solo per difendere i propri privilegi fiscali ed i segreti dello IOR? Non era più adeguata a capire il mondo quella Chiesa, piuttosto che questa, dilaniata da corvi e processi-farsa?
Nessuna ostia per i divorziati, niente da dire sul ciellino Formigoni (salvo voci clamanti nel deserto), che sbandierava la castità e poi andava in yacht con procaci signore: questo vuol dire l'abbandono, la desertificazione dello spirito conciliare (e non solo, a dirla tutta).
Sic transit gloria mundi...
venerdì 5 ottobre 2012
La banca e la Fondazione tracollano, ma la Casa è forte...
Negli ultimi giorni, è accaduto un po' di tutto, in casa Mps (Fondazione e banca): ma niente che non fosse in larga parte prevedibile.
Grazie all'oculatissima gestione del piddino Mussari Giuseppe (principale sponsor personale del Pd senesota), banca Mps è l'unica banca italiana - dicasi l'unica! - ad avere un deficit patrimoniale, fra quelle analizzate dall'Eba. Ben 61, le banche esaminate in Europa: ma solo la banca del "groviglio armonioso" è in deficit, insieme a banche di grande prestigio internazionale quali la bank of Cyprus (chi è che non ci metterebbe i suoi soldini?) e la Marfin popular bank (sempre cipriota), nonchè la slovena Nove kreditna banka di Maribor. Già detto questo, si potrebbe anche smettere.
Invece c'è da continuare: in attesa del D-day del 9 ottobre, Gabriellone Mancini ha già fatto ieri sapere che il sussulto di dignità NON ci sarà, da parte della Fondazione. Via libera ad Arrogance Profumo su tutti i fronti. Nessuno, in coscienza, ne dubitava più di tanto.
Benissimo ha fatto la Lega del battagliero Francesco Giusti a rivolgersi alla Procura (in base all'ex articolo 290 del Codice di procedura penale), battendo sulla illegittimità della nomina manciniana. Tentativo velleitario? Vedremo: in ogni caso, come si dice a Milano "piuttosto che niente, piuttosto!" (il Presidente Profumo ci correggerà, in caso di errore).
Quello che sconcerta NON è tanto il silenzio della politica (a parte l'Osservatorio ed i soliti, lodevoli, noti), perchè ormai la frittata è fatta, e non da ieri: è piuttosto il silenzio, la rassegnazione, la passività della città. Chissà, magari uno striscione domenica allo stadio, davanti alla Juventus: ci sono le televisioni di tutto il mondo, per fare sapere che non tutti i senesi accettano passivamente questo stato di cose. Non sarebbe certo la prima volta che in uno stadio entrano i riflessi delle situazioni economiche della città della squadra ospitante, no?
Banca bocciata dall'Eba ed ormai formalmente nazionalizzata, Fondazione senza neanche un briciolo di dignità di fronte all'inabissamento; in compenso c'è un prodotto finanziario Mps che va per la maggiore (?).
Si chiama "Casaforte", ed è roba complessa assai, come sempre in queste operazioni di ingegneria finanziaria.
Resta un fatto, certo: due giorni fa, un deputato leghista, Giovanni Fava, ha scritto un'interrogazione in Commissione finanze, al Ministero appunto delle Finanze, per saperne di più.
In realtà, il buon Fava (classe 1968, imprenditore mantovano, Presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla pirateria commerciale) pare conoscere assai bene questa proposta finanziaria targata montepaschina. Non sarà uno statista degno di Paolone Del Mese (con cui cenavano allegramente Franchino il Ceccuzzi e Mussari Giuseppe, elargendo dindini agli amici dello stesso), ma sembra - documento alla mano - persona solida.
Torniamo a Casaforte.
Roba di cartolarizzazioni, giri a prima vista curiosi:
"Mps - dice l'onorevole - ha ceduto alla società veicolo (Casaforte srl) i crediti che ha nei confronti di Perimetro Gestione proprietà immobiliari Scpa con lo scopo di emettere un'obbligazione che eroga una cedola, distribuita semestralmente, del 3 per cento annuo fino al 30 giugno 2012...".
Questa Perimetro Gestione immobiliare è a sua volta una creatura Mps: il 49% è della Sansedoni, il 30% di Axa, circa l'11% della banca stessa.
Conclude l'interrogazione, l'onorevole Fava, dicendo che:
"questa operazione di ingegneria finanziaria è la stessa che ha innescato l'ultima grande crisi finanziaria".
Sarà troppo drastico, eccessivamente pessimista? Il problema è che questi lumbard hanno davvero tanti difetti (e lo dice uno che non li ha mai votati), però su queste cose ci azzeccano spesso, per non dire spessissimo.
L'eretico si ricorda di altre, simili, iniziative leghiste al tempo di Antonveneta. Prontamente ridicolizzate, con penoso sussieguo, dalla stampa castista, allora plaudente a prescindere all'acquistone Antonveneta (a quel prezzo, ovviamente).
A quel giro, i lumbard ci avevano dato di brutto (purtroppo per la città!), criticando l'affaire Antonveneta; chissà con questa Casaforte se avranno avuto ancora ragione...
giovedì 4 ottobre 2012
Una strana gara d'appalto per un Centro logistico mai nato (I)
Oggi l'eretico inizia a raccontare una storia davvero oltremodo intrigante, per capire il Buon governo senesota e toscanota. C'è di mezzo un po' di tutto: la Sanità (l'Estav in particolare), la politica - locale e regionale -, con tutte le sue interferenze; il mattone, con un'impresa che più la si conosce, più la si considera fortunata (l'Eacos dell'ottimo Luca Anselmi). C'è inoltre una gara d'appalto che emana uno strano odore, anche ad una certa distanza, per un olfatto ormai tristemente allenato come quello ereticale. Last but not least, c'è la situazione del giornalismo senesota: la vicenda inizia nell'ormai lontano 2008 (dicasi quattro anni or sono!), trascinandosi come vedremo fino all'oggi. Nessun mastino del giornalismo d'inchiesta del Corrsiena o della Nazione se n'è però mai occupato. Che curiosa stranezza, a pensarci bene.
Gustatevela dunque con calma, questa prima puntata: gli ingredienti per capire il Sistema Siena ci sono davvero tutti (a parte forse uno: manca un discontinuatore che prenda le distanze...).
Per chi non lo sapesse, l'Estav sud-est è l'ente preposto agli acquisti per la Sanità, quindi si parla di un organismo di enorme importanza per tutto il Sistema Sanità toscano.
Nel 2008 (regnante Enrico Rossi all'Assessorato della Sanità regionale), l'Estav si mette in testa di fare costruire un fabbricato "da destinare a Centro Logistico e dei relativi servizi ed infrastrutture per le Aziende Sanitarie dell'Area Vasta Sud Est". Chiariamo subito: non c'è da costruire un capanno per metterci gli attrezzi, si parla di roba davvero grossa. Quanto è infatti l'importo? 21.231.364,00, più l'IVA. Un appalto enorme, come è facile comprendere.
Siamo appunto nel 2008, periodo di gare "facili" per la Casta di Siena (il 19 ottobre si attende il responso del GUP per quella di Ampugnano, leggasi Galaxopoly e Mussari Giuseppe).
Con deliberazione numero 891 del 5 giugno 2008, viene indetta questa gara d'appalto. La gara vieta espressamente ogni variante rispetto al capitolato (cosa che tornerà utile in seguito ricordare). Tempistica? 2 anni dall'aggiudicazione dell'appalto. Ubicazione del magazzino? "Nell'ambito territoriale del comune di Siena o di un comune contermine".
Il 10 novembre 2008 (delibera numero 1988) si arriva all'aggiudicazione dell'appalto.
Componenti di Commissione: Siro Chiarabolli, Valter Mazzetti, Sergio Rossolini, Silvano Ripaccioli; segretario Annalisa Parrini; Presidente della Commissione che decide l'appalto, la dottoressa Antonella Valeri, allora ex Direttrice amministrativo dell'Estav stessa (conflitto d'interesse?), oggi Direttore amministrativo Asl di Empoli.
La Commissione in questione non deve sudare le proverbiali sette camicie: la gara viene subitaneamente e trionfalmente vinta da Coopservice-Cooplat-Eacos (riunite per l'occasione). Vinta abbastanza facilmente: la trojka in oggetto era L'UNICA DITTA PARTECIPANTE ALL'APPALTO!!
Non è finita, non è finita (neanche la prima puntata): quando viene fatta la stipula del contratto? Il 12 novembre 2008. Curiosamente, esattamente 24 ore dopo la stipula del contratto (roba da ben più di 21 milioni di euro, ricordate?), c'è il cambio della guardia fra Direttori generali dell'Estav: il dottor Francesco Izzo subentra al posto del dottor Francesco Vannoni.
Ciliegina finale (pro costruttori): in sede di stipula del contratto, la tempistica dei 2 anni sic et simpliciter SALTA! Invece dei due anni dalla stipula, si passa a 18 mesi, ma dal rilascio delle concessioni edilizie. Ma non erano vietate varianti?
Vedremo alla prossima come la politica locale si sia mossa (in modo ufficiale) sulla questione.
Ah, dimenticavo un aspetto piuttosto importante: questo Centro logistico dell'Estav, ancora non risulta essere costruito...
mercoledì 3 ottobre 2012
L'eretico scolastico: il "professor Paraculino"
Abbiamo scritto dei ragazzi (e ne riparleremo, ovviamente), abbiamo parlato dei genitori (e ne riparleremo, ovviamente); questo mercoledì, per il nostro appuntamento settimanale con il magico mondo della scuola, focalizziamo invece l'attenzione sui docenti, in un momento particolare per la scuola italiana: il nuovo concorso fortemente voluto dal Ministro Profumo è ormai alle porte, e forse è arrivato il momento di ragionare sul metodo di reclutamento del personale docente della scuola.
Tanto per cercare di fare riflettere sull'argomento, e tanto per smentire la voce che rappresentiamo un settore refrattario alle critiche, l'eretico vorrebbe porre una questione, al centro del ragionamento di oggi: non esiste forse professione al mondo più DISCREZIONALE di quella del professore. Nel senso che - per dirla proprio tutta - è bene che i genitori sappiano che, volendo, i docenti dei loro figli possono fare ben poco, possono interpretare le 18 ore settimanali di lavoro in classe (che NON è tutto il lavoro di un insegnante, va ricordato!) in modo molto, molto elastico. Eufemismo per dire che possono permettersi di NON FARE QUASI NIENTE, senza incorrere in alcuna forma di sanzione.
Nel momento in cui uno si presenta puntuale a scuola ed in classe, fa l'appello e debitamente riempie il registro (i registri), davanti ai ragazzi si può tranquillamente parlare di ciò che si vuole: c'è chi fa lezione con scrupolo e preparazione impeccabile (magari preparandosela ogni pomeriggio), c'è chi assegna le paginette d'ordinanza e si mette a parlare dei figli o dei nipoti o del marito o delle amiche. Poi magari assegna voti alti o altissimi a tutti, e ben difficilmente si trovano genitori sul piede di guerra, allorquando si è di manica larga o larghissima.
Il Collegio dei docenti approva un progetto didattico quale che sia? Lui aderisce immantinente, per dimostrarsi, davanti a tutti, pienamente collaborativo (forse per dimostrare di esistere, anche).
Arrivati agli scrutini finali, allora lì c'è l'apoteosi finale: c'è da bocciare un ragazzo, magari con il padre altolocato o comunque di avanzato grado sociale?
"Oh colleghi, i motivi ci sarebbero tutti per fermarlo, però andava bocciato l'anno scorso, ormai non si può più. Poi se la famiglia fa ricorso, io non ci voglio venire a riaprire i verbali a luglio, capito?".
A questo punto, anche i dubbiosi abbandonano ogni scrupolo: pensano alla temutissima chiamata di cellulare che arriva sotto l'ombrellone (con l'intimazione di presentarsi a scuola "fuori stagione"), mentre uno si spalma la crema solare e sta per mettere i piedini nell'acqua e..."via, in effetti il ragazzo nel finale un pochino di impegno ce l'ha messo, non è vero? Rispetto al primo quadrimestre, qualche passo in avanti l'ha fatto. Diamogliela, via, un po' di fiducia, a questo citto!". Tutti i salmi finiscono in gloria, agitando lo spauracchio del ricorso della famiglia del bocciato.
Questa, in estrema sintesi, è quindi la figura del "professor Paraculino" (copyright ereticale): fa il simpatico con tutti, non scontenta mai nessuno, anzi di norma accontenta tutti, formalmente è inattaccabile, boccia solo quando proprio non può esimersi dal farlo. Detto inter nos: NON FA PRATICAMENTE UN TUBO, ma ne esce sempre bene con tutti, per non dire alla grande.
E la cosa più drammatica è che non esiste test, selezione, prova di ingresso, interrogazione che lo possa smascherare, prima che entri in servizio, per poi bloccarlo, o anche arginarlo negli anni a venire: il professor Paraculino vince sempre, immancabilmente ed implacabilmente.
Ps Dopo il pezzo sui "genitori elicottero", le colleghe che hanno letto, in sala docenti, mi hanno osannato; si prevedono viceversa consensi in drastico calo, dopo queste considerazioni in libertà sulla nostra professione: la più bella (e discrezionale) del mondo!
martedì 2 ottobre 2012
W i veleni (se in realtà sono notizie)!
Mentre la città attende la dissoluzione della Fondazione Mps (9 ottobre) e l'arrivo della Juventus (7 ottobre), con attenzione maggiore, nei "barri", per il secondo evento rispetto al primo, questo pomeriggio l'eretico, noto malmestatore, vuole piuttosto tornare ad un evento che segnò la vita politico-giornalistica della città giusto 6 anni or sono. Sapete anzi che si fa? Per non farsi mancare alcunchè, di pezzi se ne fanno due: uno oggi e un altro in settimana prossima, a Dio piacendo.
La cosa è di tremenda attualità, visto lo scandalo delle Regioni (non solo il Lazio, ora arriva l'Emilia...) e le giornalate (Repubblica di ieri) sulle Province ed i loro sprechi. In più, purtroppo il tutto cade in concomitanza con la quasi certa "retrocessione" di Siena a NON PROVINCIA. Per quella, aspettiamo a piangere (ma prepariamo i fazzoletti...).
Altra premessa: di questa storia, non ci interessano più gli sprechi intrinseci (alcuni peraltro irresistibili), perchè è roba ormai vecchia; c'è di più: il protagonista-vittima dell'affaire (l'ex Presidente della Provincia Fabio Ceccherini) è ormai fuori dalla politica attiva, e questo ha il suo peso (speriamo che ritorni: quello che c'è oggi in Provincia, lo fa sinceramente rimpiangere...).
Ciò che interessa oggi è piuttosto questo: se 6 anni or sono - in un periodo ancora prebloggeristico, salvo l'ottimo Giovanni Grasso sull'Università - qualcuno avesse aperto un dibattito sulla QUESTIONE MORALE A SIENA, forse il disastro di oggi sarebbe stato evitato.
Per capirsi meglio: a parte l'Università, le altre cose erano ancora recuperabili (l'Antonveneta, per esempio, non era stata comprata!); se quello scandalo fosse stato affrontato in modo critico, se si fosse fatto almeno finta di essere indignati, un segnale chiaro sarebbe stato dato.
Invece non ci fu neanche bisogno di retorica ipocrita: il reo - almeno a livello di correttezza etica e di sobrietà nelle spese - fu innalzato a vittima (!!); i fari dell'opinione pubblica (se a Siena esiste) furono spostati, con abilissima manovra mediatica orchestrata indovinate da chi, subitaneamente verso chi aveva diffuso la lettera anonima incentrata sui comportamenti opinabili del Presidente della Provincia (e ancora non era venuto fuori il bello, pubblicato in seguito grazie al sottoscritto). Pierluigi Piccini e Vittorio Stelo avrebbero dovuto buttare subito la lettera, fu scritto all'unisono dalla stampa castista. Un ex Sindaco ed un ex Prefetto dovevano comportarsi così, fu l'accusa ricorrente. Mettiamo pure che abbiano sbagliato (qui la cosa davvero non ci tange in alcun modo): nessuno però osò chiedersi se le accuse (fra cui l'ormai celeberrimo bagno ad personam, anzi ad ceccherinem, nei locali) fossero semplicemente rispondenti al vero o meno. Cosa che sarebbe stata la più normale da farsi, a livello politico e giornalistico. La settimana prossima, si pubblicheranno le reazioni alla vicenda di alcuni noti discontinuatori.
Poco più di un anno dopo (1 dicembre 2007), il diffamatore che cura questo blog pubblicò La Casta di Siena, in cui - nel Capitolo su Fabio Ceccherini - si dava notizia (ampiamente documentata e MAI SMENTITA DA ALCUNO) della Carta di credito personale di don Fabio (pagina 118): Delibera Giunta Provinciale numero 227 del 5 settembre 2001, con la quale "è stato deciso di introdurre la Carta di Credito quale strumento di pagamento dell'Amministrazione per le spese di rappresentanza, di trasporto, di vitto e alloggio in occasioni di missioni".
Missioni imperdibili, con i quattrini pubblici, foriere però di benefici decisivi per il popolino senese, come quella del novembre 2001 in Andalusia, con Canale Tre al seguito (sic!). Motivazione ufficiale? C'erano da incrementare gli scambi commerciali fra il Senese e l'Andalusia. Buffo, eh: oggi l'Andalusia è in pieno default, ed il Senese lo stesso. E da noi si continua a mangiare il "presciutto" nostrale, piuttosto che l'allora sbandierato Pata negra, il prelibato prosciutto di maiale iberico.
Quella poteva essere dunque un'occasione, anche aspra, di dibattito sugli sciali che, insieme alla oggettiva pochezza degli amministratori, ci hanno portato fino al default del territorio. Poteva, ma non fu. I castisti - compresa l'opposizione forzaitaliota! - intonarono la litania dei veleni: veleni, veleni, veleni. Ma la notizia, ovviamente, ancorchè velenosa, c'era tutta.
Magari, a Siena, ci fossero stati più veleni (cioè notizie, informazioni, fatti): con più informazione (e meno patacche) forse la nave non sarebbe affondata.
Ed il fatto è che non solo nessuno ha pagato per tutto ciò, ma anche che nessuno ha chiesto scusa alla collettività, in nessun modo.
La Polverini, con la teatralità all'amatriciana che la contraddistingue, almeno scusa ai cittadini del Lazio l'ha chiesta (e - sputtanata ma non indagata - si è dimessa): il maltolto non torna, l'incazzatura resta, ma almeno uno la faccia ce la mette.
Qui, invece, alla fine secondo alcuni dovrebbero chiedere scusa quelli che hanno scritto e denunciato ciò che non andava...
Ps Giovedì, alle 17,45 alla Saletta dei mutilati, un incontro sul destino del Monte (Fondazione e Profumo), organizzato dal benemerito Osservatorio civico. Come l'articolo su Profumo che l'eretico sta preparando, non servirà purtroppo a niente, ormai: parlare, dibattere o scrivere del Monte è puro e semplice sfogo personale, magari condivisione della rabbia con qualcuno che ascolta. Come andare dallo psicanalista: ma almeno è gratis...
lunedì 1 ottobre 2012
Whirlpool: congelatori e congelati (i sindacalisti)
Iniziamo questa settimana (e questa intensa ottobrata) concentrando l'attenzione su una new entry (quasi) assoluta di questo blog: la questione operaia a Siena. Il primo tratto di un viaggio che non si conclude di certo quest'oggi.
Siena, va ricordato, non è sempre stata una città dedita al terziario, più o meno avanzato, come oggi (fino a quando?); un secolo fa, per esempio, la ferrovia - con tutto il relativo indotto - era più importante del Monte dei Paschi, ancora banca regionale, a livello occupazionale. Tanto per dirne una.
Anche oggi, comunque, nell'indifferenza generale dei media, c'è gente che la mattina (proprio da quest'oggi con un orario nuovo, tra l'altro!) si alza e va a lavorare in fabbrica, o da impiegato o, soprattutto, da operaio: alla Whirlpool, producono congelatori (compreso quello ereticale) la bellezza di 532 persone. Una presenza numericamente tutt'altro che marginale, se pensiamo a questi 532 con annesse famiglie. Gli altri pezzi escono invece dagli stabilimenti di Varese, Trento e Napoli.
La crisi, ovviamente, si sente anche in questo settore, e non potrebbe davvero essere altrimenti: nuove assunzioni, da dimenticare.
C'è poi da gestire l'esistente, con svariati problemi. Uno su tutti, almeno a prima vista: l'immobile ove si producono i congelatori. A chi appartiene, l'immensa struttura che si vede costeggiando Viale Toselli? Alla cifra di circa 2 milioni di euro annui, l'affitto viene pagato dall'azienda alla Sansedoni, vale a dire all'immobiliare montepaschina. Sul cui futuro, chi potrebbe scommettere più di un soldo di cacio? Il contratto d'affitto scade a stretto giro di posta, nel 2014. Staremo a vedere, dunque.
Parlando del presente, poi, ci sono altre problematiche: pare per esempio che NON SIANO MAI STATI PRESENTATI AL PUBBLICO (dicasi ai lavoratori, agli operai che ci passano ore ed ore, in quegli ambienti più a rischio) i controlli sui decibel e sui fumi. Magari colpa anche degli operai che non fanno sentire troppo la voce, su questo aspetto; certo è che dovrebbe essere il sindacato a fare - su questo come su altri temi di cui parleremo - la voce grossa, anzi grossissima.
Eccoci alfine giunti alla particolarità - tutta senese, anzi senesota - del sindacalismo della Whirlpool: la iperbattagliera FIOM di Maurizio Landini, bestia nerissima di Marchionne alla Fiat, a Siena ruggisce molto, molto, molto meno. Andrà tutto bene, forse. Però il tutto ha quel retrogusto amarognolo che da queste colonne è stato più volte condannato (sul Monte dei Paschi e sulla Sanità, soprattutto).
Si arriva così al paradosso che il Segretario provinciale della FIOM, Marco Goracci, giusto un anno or sono, davanti a decine di operai di Viale Toselli, arrivò ad appoggiare in pieno la mobilità aziendale, di fatto schierandosi dalla parte della proprietà. Un'apologia della mobilità che - ad altre latitudini - gli sarebbe stata rinfacciata a brutto muso.
Una sorta di doppiopesismo sindacale: duri, implacabili contro il Governo Monti, spietati con il Ministro Fornero; parecchio meno battaglieri sul versante interno dell'azienda, però.
D'altro canto, come sia schierato questo Goracci nei confronti della Casta di Siena, è lui stesso a dirlo.
In un'intervista a Sel di Asciano del 14 gennaio 2011(facilmente rintracciabile su Internet), dopo avere detto e ripetuto che il progetto nazionale del Pd era ormai naufragato, arringava i sellati ascianesi con queste parole pro-Casta:
"A livello locale le persone come sempre fanno la differenza (sic, Ndr), tanto che alcuni amministratori di area Pd, a cominciare dal Presidente della Regione fino ad alcuni assessori provinciali, dedicano attenzione, impegno e competenze alla risoluzione di certe tematiche".
A questi amministratori locali, dunque, bisognerebbe quasi fare un monumento, per il Segretario provinciale Goracci: ve le immaginate questa parole, queste frasi, questi concetti da parte del Segretario nazionale FIOM Landini?
Una volta di più, Siena è una meravigliosa eccezione, rispetto al panorama nazionale.
S'è visto infatti come sia andata a finire...
Iscriviti a:
Post (Atom)