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mercoledì 26 dicembre 2012

Tema: Un viaggio indimenticabile

 
  Per fare una salutare pausa dall'overdose di politica senesota, nonchè per festeggiare degnamente il protomartire, l'eretico inaugura un esperimento bloggeristico in piena regola: passa, per una volta, dall'altra parte della cattedra, scrivendo un temino; poi i lettori daranno - se lo vorranno - il loro voto, purchè opportunamente motivato (facciamo una tara sul 30% di biliosi che ovviamente taglieranno le gambe sul nascere all'esperimento...).
Chiamatelo - se volete - esercizio di scrittura (su argomento realmente vissuto), per l'eretico; per chi legge, sarà invece esercizio di critica.


 UN VIAGGIO INDIMENTICABILE

   Esattamente 2 anni or sono, per Santo Stefano, arrivavo a NYC; sarei dovuto arrivare, per meglio dire. Andiamo con ordine: il Natale 2010 fu quello delle grandi nevicate in tutta Europa e nella east coast degli States.
 Dopo che il mio volo del 24 dicembre (Fiumicino-Londra; Londra-JFK) era stato annullato a causa del maltempo, il primo volo utile risultò essere quello della prima mattina del 26 dicembre.
Finalmente si parte! Non oltrepassavo l'Atlantico da diversi anni, per la precisione dal 1990, perso in viaggi concentrati soprattutto dall'altra parte del mondo; non mi ero ben informato su ciò che NON si può più portare: ecco che già al servizio dogana il mio bagaglio a mano fu mutilato di alcuni flaconi di prodotti per i capelli, che mi erano stati dati affinchè poi li consegnassi a mia figlia, una volta arrivato a New York City. A parte il posticipo di ben due giorni (!), il viaggio cominciava davvero sotto brutti auspici, ma chi è causa del suo male, pianga se stesso...

 Salito sull'aereo (tratta Roma-Londra, come detto), mi godo finalmente il viaggio fino ad Heathrow, il meraviglioso hub londinese, ove passeggiando aspetto il mio turno per la seconda parte del viaggio. Fra le varie cose, interessantissima la Sala di preghiera per tutte le religioni: si entra, non c'è alcun simbolo religioso, si medita e si prega, ognuno il suo Dio. Unica prescrizione, togliersi le scarpe all'ingresso. Inimmaginabile da noi, purtroppo.  Il terrore della bomba condiziona la vita dell'aeroporto: la raccomandazione più frequente, all'altoparlante, è quella di NON lasciare per nessun motivo il proprio bagaglio incustodito. E non certo per paura che qualcuno ve lo rubi...

 Arriva il momento della partenza, da Heathrow al JF Kennedy di New York; mi metto a sedere nel posto assegnatomi al check in: non solo vicino al finestrino, ma anche e soprattutto con la possibilità di allungare le gambe. Il massimo, no? Dopo pochi attimi, si presenta un giovanotto americano che mi dice che la madre, anziana ed obesa, sarebbe contenta di sedere dove sono io, per ovvi motivi. Non essendo un missionario, resto perplesso, poi vedo arrivare l'anziana e non riesco ad impuntarmi: lascio il posto, e vado in quello del giovanotto (o della mamma?). Posto pessimo: ala destra del terzetto centrale. Gambe non allungabili, finestrino neanche se ne parla. I due posti alla mia sinistra sono ancora vuoti.
 Mi siedo, mi sistemo, inizio ad "acclimatarmi" al viaggio, quando, all'improvviso (non poteva che essere all'improvviso, in effetti), si avvicina alla mia zona una ragazza di straordinaria bellezza:
"Vuoi vedere che si siede proprio vicino a me. Vuoi vedere che il Fato ha voluto premiare il mio bel gesto di due minuti fa?", mi dico. Detto fatto!
Non c'è bisogno di enfatizzare: è un mirabile incrocio fra la Zeudy Araya di 20 anni fa e l'attuale Beyonce.
 Un primo particolare, pur nel marasma psicologico del momento, mi inquieta: non ha alcun bagaglio. Una donna, bella o brutta che sia, non può viaggiare senza un piccolo bagaglio. Dopo alcuni attimi (quanti secondi? Non lo potrei dire, visto lo stato gravemente confusionale), ecco spiegato l'arcano: arriva il suo uomo, un energumeno alto un paio di metri con i bicipiti ovviamente all'aria, in modo vagamente intimidatorio.
 L'unico rapporto fra me e la levigata bellezza seduta accanto a me, sarà un involontario calcio che lei mi assesterà, cercando di spostarsi per meglio appoggiarsi al suo body guard. Senza neanche chiedere scusa, peraltro...
 Voliamo sopra New York, quando il Capitano prende la parola:
"Le condizioni atmosferiche sono tali da non consentire l'atteraggio a NYC, e neanche a Washington o Boston. Atterreremo a Montreal. Ci scusiamo per l'inconveniente".
 Mi giro verso la coppietta, cercando un loro sguardo simpatetico: trovo solo gli occhi del coloured, e ritorno nel mio bugigattolo. Come non fatto.
 Ebbene sì, si atterra a Montreal: città francofona ed anglofona insieme. La British airways ci tratta da signori: trasferimento in pullman ed alloggio in un gran bell'albergo nel cuore della città. Fuori si viaggia sul -15. Le comunicazioni sulla ripartenza avvengono con metodi curiosi: bigliettini infilati sotto la porta della camera, con continui aggiornamenti sull'ora.
 La mattina seguente, esco verso le 7,30: paesaggio inquietante, solo ghiaccio, neve ed un'unica presenza umana, ovviamente sconosciuta. Siamo a -19. Mi rendo conto di avere fatto una solenne sciocchezza ad uscire: cammino per alcuni minuti rischiando di cadere ad ogni mezzo passo, giusto il tempo di scorgere il monumento a Queen Victoria, poi ritorno all'hotel; la partenza è per il primo pomeriggio, come da bigliettino.
Si ritorna in pullman: fra i personaggi più curiosi, una famiglia di ebrei ortodossi, con tre o quattro figli al seguito, i quali sembrano più che altro divertiti (più sfibrata appare la madre, mentre il padre continua ad ingurgitare junk food ogni volta che lo guardo). Sfilano anche i due belloni: lui ha un cappello che sembra Denzel Washington quando esce di galera in Hurricane. Non c'è stata relazione in aereo, figuriamoci sul pullman.
 Da Montreal a New York c'è un'oretta di viaggio; verso l'ora di cena, si arriva. E qui inizia un'altra avventura; che, magari, racconterò in futuro...

12 commenti:

  1. Bastardo Senza Gloria26 dicembre 2012 19:34

    Visto la semplicità della situazione descritta, considerato quindi che non era facile rendere il tutto interessante, direi che ti sei dimostrato, ce ne fosse ancora bisogno, un ottimo descrittore di tratti umani, siano essi descritti in maniera fisica sia attraverso il racconto dei loro movimenti che rendono come una fotografia, dove ognuno può sbizzarrirsi in ulteriori dettagli con la propria immaginazione.
    Voto: 8

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    1. Grazie, grazzissime BSG! Tu mi hai ricordato perché mi piace scrivere: per rendere interessanti le cose semplici. Bravo 8 ++ !

      BK

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  2. Carinissimo! Potrebbe essere la sceneggiatura di un film. I primi 10 minuti almeno. Mentre leggevo pensavo che te e tua figlia, che se non sbaglio è sceneggiatrice a NYC, un giorno dovreste scrivere una sceneggiatura a 4 mani. Sarebbe fantastico. Voto 7 e 1/2. Ma puoi fare meglio...
    Intanto c'è un gap temporale dalle 7,30 del mattino, quando esci dall'hotel di Montreal per la passeggiata sul ghiaccio, al pomeriggio quando ti imbarchi di nuovo per New York. Non si sa che cosa hai fatto. Ce lo potevi raccontare.E poi potevi descrivere qualsiasi cosa dell'albergo, qualsiasi minima cosa poteva diventare divertente (i bigliettini sotto la porta sono esilaranti!). E inoltre potevi lavorare un po' di più sugli stati d'animo del personaggio, un provinciale che non mette piede su un aereo da 20 anni (o comunque da prima dell' 11 settembre). Il racconto è carinissimo. Aspetto il seguito...

    BK
    P.S. sono brava come maestrina dalla penna rossa?

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    1. Cara Beatrix,
      ti dò assoluta ragione sulla mancata descrizione dell'albergo (rimarcata anche da un altro commento, più sotto); sullo stato d'animo del protagonista, ho cercato di farlo capire senza descriverlo: magari fallendo, perchè no. Ti faccio poi notare che NON è vero che non mettevo piede su un aereo da 20 anni: era dal 1990 che non attraversavo l'Atlantico, non che non prendevo un aereoplanino! Giusto per la cronaca, si capisce.

      Ps Comunque brava come maestrina, la nostra Beatrix...

      L'eretico

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  3. Mi sembra una cazzata. Comunque mi è piaciuto,voto 6 e mezzo: troppo semplice il testo. Perchè invece non fai un temino più complicato (o forse no...) su che cosa lega fra di loro i componenti dell'associazione cinquantatrecento? Ti do anche una traccia che ti può aiutare: forse il Protocollo equino?
    Aleandro Lorenzinio

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  4. Penso che l'albergo di Montreal andasse descritto con maggiori particolari. Secondo me si doveva anche insistere di più sulle reazioni dei compagni di viaggio dopo l'annuncio clamoroso del non atterraggio a NYC.
    Voto 7, di quelli "gonfiati" che non piacciono per niente all'Eretico...

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  5. Caro Raffaele, non c'entra molto ma segnalo che in città si parla molto del fatto che il dott. Viola, a 55 anni, ha avuto il terzo figlio.........

    Duccino da Monteriggioni

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  6. Salve, non c'entra niente con questo argomento ma vi volevo comunicare il il blog risulta "irraggiungibile" dai computer della sanità senesota...sono tornati i censori?

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    1. Un saluto

      Che schifo.

      Censura Politica > Nei regimi autoritari la censura politica impedisce a individui, associazioni, partiti e mezzi di informazione di divulgare informazioni ed esprimere opinioni contrarie a quelle del potere esecutivo. Tale censura si realizza attraverso il divieto di trattare taluni argomenti o attraverso il controllo preventivo dei contenuti divulgati dai mezzi di informazione.

      http://it.wikipedia.org/wiki/Censura

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  7. Mi chiedo: era un esercizio di scrittura?
    Allora 7+.
    Scritto bene, scorrevole, evidentemente da limare ma buono.
    Se invece fosse stato un esercizio di racconto il voto sarebbe più basso: 6-.
    Non c'è una trama, c'è un continuo prepararsi a qualcosa che non avviene.
    Forse per preparare il terreno alla seconda parte, ma non è una premessa che genera elementi di stupore o particolare interesse.
    Con immutata stima.

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  8. Mi piaci di più quando descrivi ambientazioni storiche, magari con un sano portato di violenza. Comunque con quello che c'è in giro da queste parti un seino lo raccatti di certo. Questione di accontentarsi o meno

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  9. Scusa eh, ma se non c'era il fidanzato grossone che sarebbe successo?

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