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domenica 13 gennaio 2013

La domenica del villaggio: un film, un libro, spigolature...


 
   Eccoci alfine giunti alla rubrica culturale della domenica: per il titolo, su suggerimento di Carlo Regina, dopo vari ripensamenti mi trovo ad optare per "La domenica del villaggio". Omaggio a Leopardi, che certo non mancherà di ricorrere in queste divagazioni domenicali.
 Avevo già pronte varie questioni di argomento storico, ma un film visto ieri sera penso meriti la "prima pagina" domenicale. Poi ci sarà - come tutte le settimane di qui in avanti - un suggerimento letterario; il tutto condito da spigolature varie.

  "LA MIGLIORE OFFERTA" di Giuseppe Tornatore

 Da alcuni giorni spopola, al cinema Pendola, l'ultima opera di Giuseppe Tornatore. Del quale l'eretico non è un ammiratore sperticato: in questo caso, però, il film è piaciuto, e non poco. Preliminarmente bisogna fare questa operazione, come e più che in altri film: dividere, separare il giudizio estetico-cinematografico da quello etico, legato in questo caso al sentimento amoroso: è facile condannare il film per il cinismo ingannevole che trasuda da alcuni suoi personaggi, dimenticando però il valore intrinseco dell'opera.
 Ad eretical parere, la chiave di lettura da privilegiare (a prescindere dal finale a sorpresa, di cui ovviamente tacer si deve) è quella della progressiva perdita del controllo di se stesso da parte dell'anziano protagonista, il battitore d'asta interpretato, con sublime maestria, da Geoffrey Rush.
 Novello magister elegantiarum, impeccabile nella sua professione, alterna con sapienza la quotatissima professione ad una vita di dandy urbano (e la città resta sfumata, volutamente: Roma, Trieste, la Francia?). Quando, per motivi inizialmente solo professionali, incontra la giovane ereditiera Claire, autoreclusa nella villa di famiglia per una grave forma di agorafobia, pian piano l'uomo si trasforma. Prima, in meglio: decide di lasciare il lavoro che pure tante soddisfazioni gli offre cotidie, diventa più espansivo abbandonando il suo essere burbero e scostante, inizia a togliersi i guanti che esibiva, per pura nevrosi igienista, anche nei più raffinati ristoranti (dopo avere smesso di tingersi i capelli, nella fase del corteggiamento: su suggerimento della ragazza, non a caso).
Quando l'amore si spezza, in seguito, il protagonista si lascia andare, derelitto nel corpo e nell'animo. Naufrago di se stesso.
Come l'attempato Harvey Keitel con Kate Winslet in "Holy smoke" di Jane Campion (la regista di "Lezioni di piano"): consulente spirituale di inappuntabile professionalità, poi uomo che si autoumilia, fino al ridicolo, di fronte alla suadente sensualità della Winslet.
Il dramma, dunque, del sessantenne (senza alcuna esperienza sentimentale pregressa, peraltro) che perde la testa per una giovane - e quantomai problematica! - ragazza: non un tema inedito, certo, ma trattato con maestria in questo thriller sentimentale "senza morti ammazzati,ma con tante ferite dell'anima" (come ha scritto Roberto Nepoti su Repubblica del 29 dicembre).
Ci sono alcuni passaggi un po' oscuri? Sì, lo concediamo; il film è un po' estetizzante? Sì, lo concediamo. La musica è del sempiterno Ennio Morricone, ma è troppo simile alla colonna sonora - sempre morriconiana - di "C'era una volta in America"? Sì, il nostro orecchio ci suggerisce questo.
 Ma il film resta teso, avvincente, da sorseggiare, stilla dopo stilla, dall'inizio alla fine: insegnandoci quest'opera che si può essere grandi esperti d'arte, riconoscendo un falso magari solo da microscopiche sfaccettature, e non riuscire a comprendere l'inganno (ben orchestrato, peraltro) di chi ti ha fatto innamorare.

 Il libro: ILIADE di Rachel Bespaloff

 Se volete spendere pochissimo e guadagnare tantissimo quanto ad arricchimento interiore, comprate questo piccolo, grande libro di questa studiosa ebrea, morta suicida nel 1949 (a 54 anni): nata in Bulgaria, poi ginevrina, in seguito parigina, infine statunitense per l'occupazione hitleriana di Parigi. Negli States, nel 1943, dunque in pieno secondo conflitto mondiale, concluse questo gioiellino di commento e di riflessione sul capolavoro di Omero (o di chi per lui).
 Per dare un'idea, trascrivo l'incipit del Capitolo su Ettore, e l'excipit di quello su Achille.

 Sul grande Ettore, figlio di Priamo re di Ilio:
 "Ettore ha subìto tutto, e ha perduto tutto fuorchè se stesso...né superuomo, né semidio, né simile agli dei, ma uomo, e principe tra gli uomini. A proprio agio in questa nobiltà senza ricercatezza che non deve inorgoglirsi nel rispetto di sé, né umiliarsi nel rispetto degli dei".

Achille, alla fine del Capitolo a lui dedicato ("Achille e Teti"):
"Senza Achille, l'umanità avrebbe pace. Senza Achille l'umanità si addormenterebbe morta di noia, ben prima della morte del pianeta".

 Molto stimolante infine un Capitolo ("Troia e Mosca"), in cui l'autrice istituisce una comparazione tra Omero e Tostoj, fra l'Iliade e Guerra e pace.
 Grande suggestione: con un linguaggio ed una sintassi alla portata di (quasi) tutti.

R. Bespaloff, "Iliade", Castelvecchi 2012, 96 pagine, 9 euro.


Ps Tornando al film, in particolare alla proiezione, se Dio vuole affollatissima. Domanda: nell'etica dello spettatore-cinefilo, si può portare un bambino di un paio di anni al massimo (non muto, fortunatamente) a vedere un film di Giuseppe Tornatore, con evidente nocumento a lui stesso nonchè agli spettatori?

14 commenti:

  1. Bastardo Senza Gloria13 gennaio 2013 19:14

    Grazie. Bellissima rubrica che ci rilassa la mente dopo le fatiche settimanali dovute alle "peripezie" socio-politiche alle quali ci sottopongono i nostri "eroi". Un pò come nella settimana enigmistica, che dopo un "Bartezzaghi" ci si distrae con qualche "spigolatura" o qualche barzelletta.
    Senza entrare nei tecnicismi da cinefili ai quali non appartengo, vorrei solo condividere la mia difficoltà a vedere certi film, con la relativa descrizione del "dramma umano" completamente estrapolata da quello che trovo essenziale nella vita di tutti noi, vale a dire il luogo dove viviamo e che influenza inevitabilmente la nostra vita ed i nostri drammi. Il luogo la città il quartiere per me devono essere nitidamente riconoscibili.
    Grazie.

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  2. Caro BSG,
    troppo buono, come sempre.
    La scelta di Tornatore credo sia dovuta alla volontà di rendere in qualche modo universale la storia, la vicenda di questo film. Che, in effetti, potrebbe essere ambientata anche altrove.
    A dirla tutta, l'unica città nitidamente riconoscibile è Praga, nel finale: questo perchè si lega ad una rivelazione della ragazza, e l'ambientazione non poteva essere tenuta sul vago, in questo caso.


    L'eretico

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  3. Risposta secca: chi porta un infante a vedere un film di questo tipo è scorretto verso gli altri spettatori, senza fare alcuna cosa buona verso il figlio/a.
    Credo ci sia poco da aggiungere.

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    1. Hai riagione, ma ormai credo ci siano pochissime persone che si preoccupano degli altri, e poi magari l'eretico sarà andato all'ultimo spettacolo e i genitori avranno pensato che magari il bambino si sarebbe addormentato... che ti devo di', io i miei da piccoli non li ho mai portati neanche alla messa

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  4. Non sono neppure io un fan sfegatato di Tornatore, ma il film mi è piaciuto molto: trovo che alcuni dei suoi film meno conosciuti (dal vecchio "Una pura formalità" con Depardieu a "La sconosciuta") siano molto più intriganti e riusciti di tanti successi da botteghino come "Malena" e "L'uomo delle stelle". Se avrete modo di vederli poi mi direte!
    Come affermavo qualche giorno fa in un vecchio post, auguro lunga vita al glorioso cinema Pendola. La vita culturale a Siena ormai è diventata asfittica: se togliamo qualche concerto di musica classica, qualche jam session in estate (non da "grande pubblico") e la stagione dei Rinnovati, cosa c'è rimasto in città per tenere in esercizio i neuroni?

    MICHAEL KOHLHAAS

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  5. Raffaele, la prossima volta parlaci anche del libro del Marini. Siena ed il passaggio del fronte. Roba tosta. Tra tribunali del popolo, liste di proscrizione, omicidi politici e non ... tedeschi e partigiani quasi "pigionali".
    A testimonianza del fatto che, come dice l'autore, la Giustizia (nota la G maiuscola) prima o poi arriva. Speriamo di non dover sempre aspettare 70 anni .....

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    1. Caro anonimo,
      dell'interessante libro del Pm Nicola Marini ha già scritto l'augusto padre (l'introduzione), e scriverei volentieri anche io, ma per motivi di opportunità (di cui si dirà a suo tempo) i lettori devono attendere.
      Così come, al lettore sotto che richiede informazioni sulla Mens sana, dico di pazientare, giusto un pochino.

      L'eretico

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  6. So che non è questo il luogo ma: avevi promesso di farci capire quanti soldi ha preso la mens sana in questi anni. Cifre che ai più non sono note e nemmeno chiare. Grazie per il disturbo.

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  7. Ottima la citazione del film con H. Keitel.
    Nel film di Tornatore c'è anche altro, ma il punto d'incontro c'è.

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  8. Che luogo fantastico il Cinema Pendola. Forse mi ricorda tanti vecchi cinematografi scomparsi di quando ero cittino. Luoghi di cultura e di risate senza il puzzo di pop corn fritti e di bocche rumorose in continuo movimento. Pensa, manca solo la nostalgia del fumo di sigarette che saliva di continuo ed annebbiava la proiezione. Proprio il luogo perfetto per vedere un film di Tornatore!
    E l'innamorarsi cosa è? Qualcosa che ti può far perdere il controllo e che capisci della bischerata che hai fatto solo quando sei stato fregato! Basta raccontarlo con dei bravissimi attori, con scenografie, fotografia e musiche di altissimo livello!
    Complimenti a chi ha portato un bambino a vederlo; pensa che quando ci sono andato io il più giovane credo non avesse meno di quaranta anni.... ma il cinema(tografo) era comunque strapieno. Peccato mancassero solo i ragazzi. Forse bisognerebbe cercare di trasmettere loro un po' di passione per quest'arte!

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    1. Arrivare a rimpiangere il fumo che incatramava le sale cinematografiche mi sembra francamente troppo...

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  9. Gentile anonimo/a, mi è piaciuta oltremodo questa definizione dell'innamoramento: meglio di tante che si trovano su autorevoli testi.

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  10. Intervengo solo per unirmi nel raccomandare assolutamente il libro della Bespaloff sull'Iliade: una piccola ma preziosissima perla di riflessione sul grande poema.

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  11. LA BELLEZZA DEL DOLORE ALTRUI-una chiave di lettura del film “La migliore offerta”

    La bellezza del dolore altrui è una straordinaria suggestione, insolita, inaspettata, quasi fuori tempo massimo. Valuta pregiata in un'epoca di mercificazione tout court, in cui ci si è dimenticati che forse esistono oggetti che non si vendono e non si comprano, che non recano alcun vantaggio, che non si valutano, che non si fanno stimare giacché il valore che possiedono non è osservabile né misurabile, ma solo fruibile attraverso le percezioni dell'anima. Sempre che se ne possieda ancora una. I pochi fortunati che si siano accertati di esserne provvisti (dell'anima), avranno il privilegio di godere dell'empatia con il personaggio Virgil Oldman (nomen omen), il battitore d'asta mirabilmente interpretato da Geoffrey Rush (che solo ora scopro essere Australiano).
    La quasi totalità del corpo narrativo, o almeno una parte consistente di esso, ha luogo nell'unità di spazio e d'azione del salottino dipinto, ove si danno convegno le due anime nude di Claire e Virgil per scambiare conversazioni ridotte ai minimi termini; separati dal rigore di una parete decorata a trompe l'oeil che promette, ingannevole, interminati spazi. Di là da quella si conosce solo la voce di lei fragile e supplichevole, che delicatamente giorno dopo giorno cinge d'assedio l'inespugnabile arido cuore di Virgil fino a scuoterne le fondamenta. Claire, turris eburnea, è paurosamente giovane e ferocemente bella nella sua magrezza, pallida, emaciata, senza seni né fianchi, di una grazia quasi efebica, malata di agorafobia, tremendamente fragile, tristemente sola . Un' anima persa alla deriva dell'esistenza, che si schiude all'anziano compagno di solitudini, e lo conduce a una palingenesi fatta d'amore e di grazia eterea. E la ama Virgil, la ama implacabilmente. Non importa che sia malata e fragile e bisognosa, egli si prende cura di lei , la protegge, ama il suo dolore.
    Il film potrebbe finire qui e sarebbe già una poesia di rara bellezza. Ricorda un po' “La ragazza di Trieste” di Campanile, film di una trentina d'anni fa. Lo schema è molto simile, un uomo maturo si innamora di una ragazza perduta, più giovane, una bellissima Ornella Muti (il film è dell'82), psicolabile,bisognosa di cure e d'affetto. Un argomento raramente affrontato, e su cui forse si preferisce non indagare. Poco richiesto da un pubblico che sempre meno si interessa dei sentimenti, della psiche umana, dei suoi luoghi reconditi, dei suoi recessi più bui. Ma ecco che la storia d'amore tra Virgil e Claire prende una piega assolutamente inopinata, cambiando impietosamente il corso degli eventi. L'uomo, con l'anima in cocci per lo strazio d'amore, cade ammalato nel corpo e nello spirito - analogamente alla M.me de Turvel nelle trasposizione cinematografia di Steven Frears, o alla truffautiana Adele H - per il nocumento (di cui non parlerò per non svelare il manto hitchcockiano della narrazione) arrecatogli dalla giovanetta.
    Un vero peccato, una volta tanto che c’era un uomo che voleva prendersi cura di una ragazza in difficoltà e certamente l’avrebbe resa felice (non succede mai nella vita reale), si preferisce rovinare tutto alla fine della storia con un risvolto a dir poco agghiacciante. Che peccato! Però geniale!


    cordialmente
    BK

    P.S. ottimo titolo per la rubrica della domenica sera, bravo BSG!

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