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mercoledì 20 febbraio 2013

Il mercoledì scolastico: i ragazzi e la crisi

 
   Nei giorni scorsi, in occasione del consueto compito in classe, fra i tre titoli proposti, ce n'era uno sulla crisi economica e sulle sue ricadute, a livello concreto, sulle famiglie degli studenti. Chi non ha voluto cimentarsi su Dante (il XV, dunque Brunetto Latini) o sul Seicento a livello storico, quindi, si è buttato, con più o meno entusiasmo, sul tema slegato dalla programmazione scolastica (in realtà, ovviamente se n'era parlato ad abundantiam in classe, soprattutto in Geografia).

 Correggendo gli elaborati, vengono fuori cosette interessanti: per esempio, che la maggior parte degli studenti sostiene che della crisi sente sì parlare in continuazione, ma che la stessa NON gli ha cambiato molto la vita.
 Mettiamo che chi ha difficoltà, abbia scelto di non scriverne; poniamo che si sia voluto edulcorare il tutto; aggiungiamo che, in città, la ricchezza familiare pregressa di molti (certo non di tutti) possa fare, ancora per un po', da scudo protettivo; per poi aggiungere, infine, che molti tirano la cinghia, tagliando molto, ma cercando di preservare i figli: resta il fatto che questi preadolescenti vivono la crisi come un qualcosa che non li tocca più di tanto. Curioso, no?

  C'è comunque chi scrive delle lamentele familiari per il costo della benzina, esortando al contempo ad usare i mezzi pubblici e financo i piedi il più possibile (sacrosanto!); c'è chi dice che la sua famiglia viaggia di meno (ma viaggia sempre); c'è chi spara a zero sull'Imu come neanche Berlusconi, e via dicendo.

 Mi permetto di citare un brano dell'elaborato di un'alunna (certo non delle peggiori, anzi), che può dare qualche consiglio a chi abbia vissuto al di sopra delle possibilità, ed oggi deve imparare a ricalibrare il proprio modus operandi. Semplicissimo  (non certo banale) buon senso da formichina, ci mancherebbe: ma quanti - e per quanto tempo - hanno vissuto da cicale, all'ombra di un Sistema che oggi non esiste più? Quanti hanno quotidianamente vilipeso la fatica ed il merito?
Ascoltiamola, dunque:

 "In tutta la mia vita, i miei genitori mi hanno sempre insegnato a non spendere cifre iperboliche per delle sciocchezze. Certe volte ho dei ripensamenti perchè vedo alcune mie amiche che, anche senza meritarselo, tutti i venerdì vanno a fare le spese mentre io sono a casa a studiare per il giorno dopo (tre ore con lo scrivente, il sabato, Ndr)".

Mi piace, in conclusione, sottolineare soprattutto un passaggio: "ANCHE SENZA MERITARSELO". Di fronte a tanti buffoni che parlano di impegno e di meritocrazia, forse un raggio di luce ci potrebbe anche essere...

10 commenti:

  1. E' piacevolmente sorprendente che in tutta questa massa umana vagante dietro al consumismo economico ,che ci hanno portato ad adorare per rimanere " al passo con gli altri", ci sia qualche famiglia che fa' ancora un enorme sforzo,per educare i propri figli a capire quale sia il valore giusto di un bene, e se sia giusto meritarlo in base alla necessita ed al buon comportamento.
    Duccio Franzinu

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  2. Si è mai chiesto quanti anni avessero i suoi alunni nel 2008, quando è iniziata la crisi? Ora, sebbene la matematica non sia propio il mio forte, nel 2008 avevano all'incirca 8, 9 anni e forse anche di meno. Quante altre situazioni oltre alla crisi avranno mai conosciuto questi figlioli? Glielo dice una che, avendone 19, non è che si sia mai trovata in chissà quali altre situazioni economiche. Mi sembra abbastanza normale: per noi (mi ci metto anch'io) la vita è questa. Siamo la generazione della crisi.
    Quanto a quella sua alunna, io, piccinina, la capisco: anch'io passo i pomeriggi a studiare o comunque sto a casa (tutta vita!) e vedo gente che se ne va tranquillamente a zonzo. Vabbè avranno i quattrini per farlo. Io preferisco il cervello. Anche perché se uno ha cervello, si spera poi che i quattrini vengan da sé.
    Viola.

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  3. Deve essere interessante leggere i temi degli adolescenti di oggi. Vengono fuori un sacco di cose. Mi chiedo e ti chiedo, Raf, se vedi delle differenze sostanziali con la nostra generazione o meno.
    Inoltre vorrei chiederti se qualche volta puoi parlare della presenza (realtà inedita per la mia generazione) dei ragazzi estracomunitari nelle scuole, della loro integrazione, delle difficoltà che hanno nello studio ecc...

    BK

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  4. E beati loro!
    Noi venivamo "indottrinati" secondo l'ideologia catto-comunista: quanto erano pesanti!
    A quell'eta' si ha voglia di divertirsi, di uscire, di andare a feste. A noi veniva lesinato tutto, ci veniva concessa una festa come se fosse chissa' quale premio!
    Lo studio, il lavoro (compreso l'aiuto dato in casa) venivano prima di tutto. Il resto erano "frivolezze", "sciocchezze", "fesserie".
    Penso che ci voglia equilibrio, che scialacquare, giusto per il gusto di sfoggiare, sia la causa di molti mali (vero, "baroni" del MPS?)ma che sia bello anche poter concedere un qualcosa di piu' ai propri figli, quando questo "di piu'" non sia eccessivo (no, niente Ferrari a 18 anni e SE voli, voli in classe turistica!), pacchiano e soprattutto dato per scontato. Anni fa una mia amica si lamentava di sua figlia dicendomi che per andare in Sardegna la ragazza si rifiutava di prendere il traghetto e voleva esclusivamene volare, mentre lei, quando la figlia era bambina, viaggiava in una cabina di seconda o di terza e, parole sue, "sembrava Kunta Kinte"! Il problema, avevamo concluso, era che spesso i genitori italiani di un certo ceto sociale non solo accoglievano i figli adulti dando loro un piatto di minestra, ma dal piatto passavano alla pentola, poi alla cucina, poi al salotto, ecc. e infine a tutta la casa!Compresa la villa in Sardegna!
    C'e' un libro molto interessante, dal titolo "The millionaire next door" (il miliardario della porta accanto) che parla appunto di Americani che sono diventati miliardari grazie ad uno stile di vita moderato, ma non "spartano". Gente che ha lavorato sodo, ha avuto una buona idea e ha avuto successo, e che quando fa spese le fa usando il cervello, comprando prodotti di buona qualita' magari con i saldi; gente che e' rimasta nella stessa casa per trent'anni e piu' senza volerne aumentare le dimensioni con l'aumentare del conto in banca. Ho conosciuto alcune di queste persone, spesso vestite in blue-jeans e maglietta, persone alla mano, senza nessuna spocchia, nessuna arroganza e magari, come e' capitato, con $5000 in contanti in tasca. Gente che ama le comodita' ma non gli eccessi. Gente che fa lavorare i figli durante le vacanze (si, qui ci sono ancora lavoretti per gli studenti), perche' imparino il valore dei soldi GUADAGNATI lavorando onestamente.
    Per me sono un esempio da seguire per lo stile di vita confortevole e sobrio (naturalmente entro i limiti del mio reddito da persona "qualunque")e sottolineo il "confortevole".
    In ogni caso, complimenti alla tua alunna. Bello leggere finalmente qualcosa di sensato e non il famigerato "per evitare le conseguenze della crisi da grande voglio fare la velina"...

    Un affettuoso saluto

    Lucrezia

    Un caro saluto

    Lucrezia

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    1. mi scusi se mi permetto, ma credo in una differenza sostanziale tra "far scialacquare" ,"insegnare a scegliere in base al rapporto qualità-prezzo" e "premurarsi che i ragazzi agiscano in sicurezza per i genitori". Concordo sul dare valore al denaro e credo sia opportuno insegnare ai ragazzi come scegliere le proprie priorità.. resto perplessa quando si tratta di insegnare la modestia ma non a fare i conti, senza tenre conto della sicurezza di un minorenne.
      Mi spiego meglio: Lei racconta un episodio in cui una giovane pretendeva di viaggiare in aereo, rifiutandosi di passare un giorno intero in traghetto. Con i costi alla mano, le posso dire che è più economico viaggiare in economy, che non in nave. Anche perchè, oltre al costo del biglietto c'è da aggiungere quello del taxi che dal punto di arrivo ti accompagnerà alla struttura ricettiva (il fantomatico autobus non c'è sempre, ed anche aspettare ore per raggiungere una meta equivale a un costo). In definitiva la richiesta della ragazza, mi sembra legittima. Non mi soffermo sul desiderio genitoriale di sapere che un ragazzo è arrivato e sta bene, un'ora di volo contro dodici di traversata non mi sembrano paragonabili. Questo per dire che un conto è insegnare ai giovani a non buttare i soldi in sciocchezze, un altro è buttare via il denaro per insegnare loro la modestia.
      Ammetto di essere esperta di parte e di non considerare i viaggi un premio, 10 giorni di mare a mio avviso sono sacrosanti e necessari per la salute psicofisica. Ma forte anche dell'educazione ricevuta, mi sento di concludere rigirando la frittata: è più educativa una vacanza ludico-culturale che ha un certo costo ma educa al valore dei soldi e al bello, o lasciare liberi i ragazzi di scegliere una Ibiza, ma con i quattrini contati? Io non ho dubbi, piuttosto proibirei la vacanza.

      Un caro saluto e cercherò il libro che consiglia

      CM

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    2. Gentile Signora,
      capisco le sue obiezioni pero' la storia riferita risale a parecchi anni fa, quando viaggiare in aereo era molto piu' caro che viaggiare in traghetto (non era ancora il tempo del low-cost).
      Non si doveva pagare il taxi perche' si veniva prelevati da qualche parente, in genere dai genitori. La traversata durava meno di dodici ore, credo intorno alle 8 o 9.
      La vacanza normalmente durava tra le due settimane (minimo) e un mese, per qualcuno addirittura due mesi, e avveniva per di piu' in una casa di famiglia.
      La mia amica si lamentava per le pretese della figlia, che non era minorenne e, a quel punto, gia' coniugata e con una figlia. Il biglietto non le veniva pagato dal marito, allora ancora studente universitario (e la ragazza era disoccupata), ma era offerto dai genitori di lei. Penso che se avesse alternato il viaggio in aereo con quello in nave, la mia amica non si sarebbe lamentata.
      La lamentela della madre si riferiva solo al mezzo scelto per viaggiare e al costo relativo.
      Per il resto la vacanza era assolutamente "standard" per il nostro luogo di villeggiatura. Che si arrivasse in un modo o nell'altro non influenzava la qualita' della vacanza, ma il "prestigio" di cui si godeva in una determinata cerchia di vacanzieri (della quale, grazie al Cielo, non facevo parte).
      Credo che fosse questo il problema.
      Ormai la figlia della mia amica e' diventata economicamente indipendente e si paga i biglietti da sola.
      Concordo sul confronto tra vacanza di qualita' e vacanza "inutile" - ma questo non era il caso illustrato - e come Lei sono del parere che se si vuole un prodotto di migliore qualita' si debba pagare di piu'.
      Organizzo annualmente un viaggio culturale in Italia e seguo questo principio, ben sapendo di rivolgermi solo ad un determinato tipo di viaggiatori.
      Per quanto riguarda il rapporto qualita' prezzo, francamente, considerando come si viaggia oggi in classe turistica con alcune compagnie aeree (e parlo di voli intercontinentali), verrebbe la tentazione di pagare business o prima o almeno la turistica "premium" che alcune compagnie offrono. Personalmente finora ho resistito, anche perche' i biglietti me li pago di tasca mia, e anche quando ricevo un rimborso dal mio datore di lavoro, non mi piace far spendere di piu'. Ogni tanto arrivo indolenzita (grazie, Lufthansa!), ma ancora viva e vegeta! Quindi non mi lamento molto.
      Spero che trovi il libro citato e che le piaccia. Io l'ho trovato molto istruttivo e divertente perche' sfata tantissimi luoghi comuni sui miliardari americani.
      E devo dire che seguendo, grazie all'educazione ricevuta dalla mia famiglia, principi che corrispondono ad alcuni di quelli esposti nel libro, sono sopravvissuta piu' che bene all'orrenda crisi economica che negli USA abbiamo appena superato.

      Cordiali saluti


      Lucrezia

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  5. Il tema di questa ragazzina mi ha fatto tornare in mente un premio che ho vinto in terza elementare qualche anno fa... - ottobre 1968 - istituito dal MPS nella giornata del risparmio. Il dubbio che mi ha fatto venire è: la banca indice ancora questo premio?

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  6. quello di gracciano21 febbraio 2013 10:14

    Vorrei capire da un insegnante se è giusta la mia sensazione che diversi ragazzi delle medie non sappiano neanche chi è il Presidente del Consiglio o,se lo sanno,cosa rappresenta quella carica

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    1. Caro amico valdelsano,

      hai perfettamente ragione: molti non lo sanno davvero; in compenso, però, può capitare che ci sia uno che sappia (cosa accaduta stamattina) chi è Lukashenko, così per dire!

      Quanto a Beatrix Kiddo, che mi chiede di parlare dei ragazzi stranieri, le dico che è un pungolo giusto, e che un mercoledì scolastico sarà a loro dedicato.

      L'eretico

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  7. E meno male che qualche dodicenne scrive così, forse non tutto è perduto! Detto, poi, da un senese, credo anzi mi auguro, fa ancor meglio sperare!

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