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sabato 25 febbraio 2012

Remigio Rugani, il fascista filantropo

   Ogni tanto, le Contrade sanno trovare il modo di fare onore a se stesse: è il caso della Tartuca, che - in occasione del Giorno della Memoria, lo scorso 27 gennaio - ha organizzato una serata per fare conoscere meglio un suo grande Capitano (vittorioso nell'agosto 1951 e nel luglio 1953), Remigio Rugani. Il quale Rugani (nato nel 1898, morto nel 1968) fu un fascista della primissima ora, di quelli che accettarono loro malgrado l'imbrigliamento degli ideali del fascismo sansepolcrino (delle origini) da parte del Mussolini al potere. Compromessi su compromessi (con la Chiesa, con la Monarchia, con il grande capitale finanziario et alia), che snaturano il fascismo fattosi potere, facendo perdere entusiasmo a gente come appunto il Rugani (o come il grande Mino Maccari, per non andare tanto lontano...).
Remigio Rugani aveva dunque 24 anni, il giorno della Marcia su Roma. E ne aveva quindi 42, allorquando il Duce portò, in modo avventato e sventurato, l'Italia in guerra (quanto sarebbe durato il suo potere senza quel 10 giugno - visto l'esempio salazariano in Portogallo e franchista in Spagna - è un dilemma tanto insolubile, quanto storiograficamente avvincente...).
 Pur già disilluso e da tempo, Rugani partecipò alla insana guerra promossa solo per accodarsi ai successi hitleriani: Capitano medico, si attivò in un convalescenziario ucraino, in una di quelle "Terre di sangue" descritte dal magnifico libro di T. Snyder di cui si parlerà.
 Adesso arriva il bello della storia: in quel luogo, in quel contesto di dramma assoluto e di desertificazione della pietà, colui che era stato, anche, un picchiatore fascista fra i più temuti, si distinse per azioni di pura e semplice filantropia. Più che uno Schindler (non foss'altro che per l'orgogliosa italianità), un Perlasca della situazione.
Un bambino ucraino di 10 anni ed un suo collega medico ebreo polacco furono aiutati - di più, salvati - dal Perlasca senese, tartuchino. C'è un Dvd a cura di Silvia Folchi e Antonio Bartoli ("La responsabilità del bene") che illustra questo esemplare comportamento, che espose ovviamente Rugani a rischi personali di non poco conto.
Così come la scelta ruganiana - ha ricordato Roberto Barzanti sul Corrsiena - di offrire la piena disponibilità a curare anche i partigiani senesi, nel momento del trapasso da un contesto all'altro.

  Bene, benissimo ha dunque fatto la sua Contrada a dedicargli una serata, con interventi di Mauro Barni, del prima ricordato Barzanti e di Giovanni Gigli, che ringrazio per i dati che mi ha prontamente fornito.
A questo punto, non sarebbe il caso di dedicare una via a questa singolare e poliedrica figura di fascista filantropo?
 Credo che i tempi siano maturi: e se non lo fossero, ci sarebbe di che dolersene...

9 commenti:

  1. Mi associo alla proposta sulla via, ma non credo che sia una proposta praticabile, visto che comunque Rugani era un fascista di provatissima fede.

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  2. Beh, in effetti Rugani non fu solo da ragazzotto un picchiatore squadrista. Ha avuto un ruolo di primo piano nel fascismo senese ed è stato anche segretario del fascio cittadino. Tra il 1924 e il '27 la sua "corrente" di fascisti "intransigenti era riuscita ad assumere il controllo del Consiglio Comunale di Siena e da lì faceva guerra al Provveditore (direttore generale) del Monte dei Paschi, l'avvocato e parlamentare Alfredo Bruchi (nulla di nuovo sotto il sole senese, come vedi...). Il Bruchi aveva assunto quella carica nel 1916 -in epoca liberale- e se la tenne fino al 1939!!!
    Rugani quindi si ruppe le corna contro tale personaggio, nel '27 fu anche espulso per un breve periodo dal PNF, Ma ancora nel '31 (non più un ragazzo...) era sulla breccia delle lotte intestine al fascismo senese, in cui si agitavano su varie fazioni Mezzetti, Ciliberti, Sampoli, Chiurco,
    Che gli orrori della guerra negli anni '40 lo abbiano "illuminato", può darsi. E' sicuramente apprezzabile che nel tempo in cui il suo sodale Chiurco ordinava le torture alla Casermetta e la fucilazione di Montemaggio, Rugani si adoperasse a salvare due perseguitati ebrei.
    Ma da qui ad intitolargli una via, mi pare ce ne corra...

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  3. Rugani non era certo quello che si dice "uno stinco di santo" e il breve curriculum sopra descritto è esatto. La sua scelta radicale, coraggiosa e disinteressata di salvare ebrei "nemici dell'italia", così come quella di nascondere tante altre persone ricoverandole in clinica o negli ospedali militari, o quella di accettare di curare i feriti partigiani (come testimoniato da Ranuccio B.Bandinelli) senza voler ricevere nessun vantaggio, valgono, secondo me come atto di altissima umanità. Rugani rischiò la vita non per il suo essere fascista ma per la sua scelta di stare dalla parte del bene in momenti drammaticamente decisivi. Siena può essere orgogliosa di questa persona e una titolazione di una strada rappresenterebbe un degno riconoscimento. D'altra parte anche Perlasca era fascista. Paragonare Rugani a Chiurco mi pare francamente eccessivo. Remigio era una personalità rissosa ma non firmava comandi di fucilazioni.

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  4. L'eretico bene immaginava che la sua proposta avrebbe diviso i lettori, e da una parte è bene e salutare che così sia. Ben venga il confronto.
    In attesa di ritornare sulla figura di Remigio Rugani, mi permetto solo di fare notare questo: chiunque conosca la storia del Novecento (e non solo, a dirla tutta), sa che ci sono stati esempi di eroismo o di vigliaccheria su tutti i fronti, a prescindere dall'appartenenza partitica o anche solo ideale.
    Così come i crimini contro l'umanità non cadono mai in prescrizione, così deve essere per i gesti eroici. Questo, ovviamente, senza nascondere niente del fascistissimo Rugani, sia ben chiaro. Ne riparleremo, perchè la figura di Rugani lo merita.
    L'eretico

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  5. Giorgio Bocca, Dario Fo, Giorgio Albertazzi, lo stesso Perlasca furono fascisti convinti e parteciparono alla guerra di liberazione dalla parte sbagliata....

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  6. Non cominciamo a fare minestroni di nomi famosi per sostenere argomenti poco sostenibili.
    Giorgio Bocca nel 1940 aveva 20 anni, Albertazzi ne aveva 17 e Dario Fo era appena quattordicenne.Sono stati fascisti come era difficile non esserlo in quel periodo.
    Dopo l'8 settembre del '43, solo Albertazzi ha combattuto la guerra di liberazione "dalla parte sbagliata" (giovanissimo ufficiale della RSI). Bocca ha fatto il partigiano nel cuneese e Fo era ancora un ragazzo.
    Quanto a Perlasca, nato nel 1910 e cresciuto anche lui sotto il regime, ha combattuto "dalla parte sbagliata" la guerra civile spagnola, ma il suo allontanamento dal fascismo si manifestò fin dal tempo delle leggi razziali (1938) e nel '43 rifiutò di aderire alla RSI.L'anno successivo iniziò la pericolosa avventura che gli consentì di mettere in salvo dai nazisti quasi 5.000 esseri umani.
    Tutte queste storie sono molto lontane da quella di un ras della provincia senese, che ha partecipato convintamente all'avvento del fascismo, al suo consolidamento e solo nel disastro finale (già 45enne) se ne è tirato fuori.

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    1. insomma due pesi e due misure....secondo il suo intervento ogni cosa si può giustificare. aggiungo che non sapevo che ci fosse un'età limite per cambiare idea.
      a parte tutto credo che Remigio Rugani abbia fatto un'opera meritoria, al di là della sua fede, tutto qui e che quando vide la deriva del regime, capì gli errori del suddetto. come Perlasca, gli piaccia o no, fascista convinto e forse, per chi lo ha conosciuto, anche un ras, come lei giudica Rugani.

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  7. Tutti interventi interessanti ed esaustivi. Mi sembra però che a tutti sia sfuggito l'aspetto peculiare della vicenda. L'incominciare ad analizzare fatti storici e di parlare di personaggi, senza un giudizio fazioso preconfezionato.

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  8. Daniele emme6 marzo 2012 11:30

    Molto interessante questo blog, davvero utile mezzo di informazione. Lo scopro oggi, alla ricerca affannosa di notizie sull'istituto a cui - mio malgrado - appartengo, il MPS. Molto istruttivi anche gli articoli sul Monte, illuminanti per chi, come me, senese non è e pur con incarichi sindacali, non è mai riuscito a far breccia nella "senesità" ortodossa.
    Onesto e coraggioso anche il presente articolo, che mette in luce - finalmente - gli uomini e non gli schieramenti partitico-politici d'antan.
    Daniele.

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