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giovedì 1 dicembre 2011

S. Ansano: una Messa cantata per il Bene comune...

   Da un paio d'anni ormai l'eretico non presenzia più alle cerimonie liturgiche del cittadino Buoncristiani, per paura di mettere a repentaglio la sua (dell'eretico) digestione. Visto poi che abbiamo una televisione che in fatto di news rivaleggia con la Cnn, ha deciso di guardarsi il decimo (!) sant'Ansano targato Buoncristiani da casina, al calduccio e con un teino bollente in mano.
 Dico subito che appena finita l'omelia (ore 18,24), vale a dire dopo quasi un'ora di deprimente spettacolo, la televisione è stata provvidenzialmente spenta: sempre con l'augurio che questo sia l'ultimo di QUESTI cerimoniali stucchevoli targati Buoncristiani e Casta di Siena. Speranza che quasi certamente cadrà nel vuoto, stante l'abilità gattopardesca dei castisti, abilissimi a fare danni indicibili, per poi non assumersene in niun modo la responsabilità.

 Vorrei per intanto sottolineare che l'atto di sottomissione (genuflessione) del Rettore del Magistrato delle Contrade nei confronti dell'Arcivescovo non mi risulta una cosa così antica ed immutabile come molti magari pensano; ma soprattutto, proporrei agli onorandi (che di storia della Chiesa magari non masticano molto) di riflettere su questo: siete proprio sicuri che questo plateale, sfacciato omaggio sia solo una forma di pura cortesia e non altro? L'alto clero tende sempre a considerare suo subalterno chi lo omaggia stando più in basso, proprio dal punto di vista fisico: pensate forse che uno come Buoncristiani - che non ha ancora metabolizzato la Breccia di Porta Pia - faccia eccezione? Va bene essere ingenui, ma a tutto c'è un limite...
Il Rettore del Magistrato Lonzi, nel suo discorsino di sottomissione da antico regime, si è richiamato, ad un certo punto, dopo le solite sviolinate sul "bene comune", alla storia secolare della città: mi risulta sia un matematico, quindi è del tutto legittimato a non conoscere bene la storia, anche locale. La Siena di 150 anni or sono (e di tutta la seconda parte dell'Ottocento, in modo ancora più marcato) NON era affatto così sottomessa alla Chiesa: c'era una Piazza importante intitolata a Giordano Bruno, brulicava di targhe e monumenti dal sapore inequivocabilmente anticlericale (non ultimo, quello dedicato a Garibaldi), e dulcis in fundo abolì - sì, proprio eliminò! - varie processioni, tra le quali quella del cero votivo che si conclude proprio in Duomo (reintegrata sotto Mussolini). A quale Storia si fa riferimento, dunque? Trattasi di materia da maneggiare con cura, come si sa.

 Veniamo al cittadino Buoncristiani, adesso. Il tono era quello dei grandi momenti: "siamo sull'orlo del baratro", ha detto rispondendo all'atto di sottomissione del Magistrato delle Contrade. Avrà avuto paura che qualcuno gli faccia pagare l'Ici (con Monti ed il suo Governo imbottito di presenze vaticane, non se ne parla nemmeno...)?
Come sempre, il clou dell'umbro è però l'omelia (dalle 18,07 alle 18,24: 17 minuti di solfa all'insegna del "bene comune", famiglia, lavoro, emergenza educativa, polemica contro il relativismo ed il consumismo e fuffa varia che viene tirata fuori ad ogni festa comandata).
Un accennino non poteva però mancare all'attualità:
"La Fondazione Mps non farà elargizioni (voglio proprio vedere se Gabriellone non sgancia niente al duo Acampa-Buoncristiani, Ndr), ma non è il momento di fare il processo...".
Fateci caso: Consiglio comunale con Ceccuzzi, Consiglio provinciale con Bezzini, Fondazione ieri con Mancini davanti ai Priori (e ridagli), liturgia ansaniana con il cittadino Buoncristiani. Tutti a parlare di "bene comune" (come sempre), con l'aggiunta che ora non è il momento delle polemiche, ma dell'union sacrèe, vista la delicatezza del momento.

 Prima i cittadini dovevano stare zitti e buoni perchè bisognava essere ottimisti e non disturbare i manovratori (sic) del Sistema Siena, adesso i cittadini devono stare buoni e zitti, e partecipare del clima di concordia cittadina, in nome del Bene comune, si intende.
Tutt'al più, possono affidarsi alla Madonna: per ora non lacrimante, ma ce ne sarebbe ben donde...

Ps L'eretico ha notato con viva trepidazione il ritorno in grande stile di monsignor Acampa fra i partecipanti alla liturgia di oggi: le telecamere ce l'hanno mostrato pervaso da autentico spirito mistico in varie fasi della liturgia, sempre al fianco dell'amico Bechi. In un momento difficile come questo, come non salutare con soddisfazione il ritorno di uno che - quanto a Bene comune - il suo l'ha sempre fatto...

mercoledì 30 novembre 2011

Franchino, non ci prendere per il sederino!!

  Fino a quando abuserai della nostra pazienza, oh Franchino? L'incipit è aulico, e mi scuso con chi non l'abbia colto, ma il senso si capisce comunque.
 Detto più prosaicamente, ma fino a che punto di presa per i glutei è disposto ad arrivare, il "nostro" Sindaco? Il problema è di attualità: la Banca è andata via da Siena; lui no. La Banca ormai è Storia, il problema-Ceccuzzi è attualità.

  In Consiglio comunale, ieri, si è penosamente richiamato al senso di responsabilità, come l'ultimo Berlusconi: tale e quale (anzi peggio: l'Italia un po' d'alternanza politica l'ha avuta, nell'ultimo ventennio, Siena no!). Fino al 10 settembre, si osava parlare ufficialmente di "non scalabilità": il 29 novembre (dello stesso anno) invece è tutto cambiato...
Autocritica personale, zero; in più, una chiamata all'union sacrèe davvero ampiamente fuori tempo massimo.
"Chiedo a tutti la collaborazione per superare questo momento, che è difficile, poi sarà il tempo di scrivere la storia e di assumersi, ciascuno, le proprie responsabilità". Sì, quando Gabriellone si godrà le pensioni facendo il signorotto a San Gimignano, e Mussari sarà chissà dove, senza dovere rendere conto a nessuno.

 L'unione sacra seria, si fa con il nemico alle porte, allora sì: qui, il nemico, si annida invero all'interno delle porte. Uno sta in una bella casa nella città turrita a 40 km. da Siena (e non si è mai mosso da lì, a parte forse qualche pellegrinaggio); l'altro in villa, nella parte più bella della campagna subito fuori il centro della città. Ceccuzzi ha stretto da tempo un patto d'acciaio con lo sponsor politico di Gabriellone (Alberto Monaci), ed è testimone di nozze dell'altro (che gli ha tirato la volata finale in campagna elettorale, alla faccia di chi li vedeva così divisi). Quando fu acquistata Antonveneta, il futuro Sindaco di Siena era all'ottavo cielo. Adesso cerca la condivisione, per provare a socializzare il momento devastante: solo e solamente per quello. Laura Vigni, Marco Falorni, Enzo De Risi e Gabriele Corradi non si facciano ingannare dal tentativo del primo cittadino: solo fumo negli occhi, per cercare di salvare il salvabile a livello di immagine.

E a proposito di Franchino, il caso Chiti è già nel dimenticatoio? Se l'eretico non si è perso qualche passaggio, il Sindaco non ha nemmeno snocciolato l'ipocrita rosario della "fiducia nella Magistratura", per il consigliere suo strettissimo collaboratore. Non si fa più nemmeno finta, ormai...
Franchino, almeno non ci prendere per il sederino!

Ps Perla di giornalismo de La Nazione di oggi (tale Paola Tomassoni, o giù di lì). Come era Franchino in Consiglio comunale ieri? "Volto teso, riflessivo, partecipe delle tante voci intorno...più volte porta il viso fra le mani...un discorso lucido, coerente (???, Ndr) e dettagliato". Altro che Franchino, questo è un politico a metà strada tra Churchill e De Gaulle, con una spruzzata di Roosevelt...

martedì 29 novembre 2011

Banca Mps: quando Antonveneta era un "Colpo grosso"...

  Del Monte dei Paschi di Siena, di quella esse maiuscola finale, ormai si può e si deve parlare al passato. Tutto grasso che cola, per l'eretico: costretto dalla corruttela locale ad impelagarsi nel Presente della cronaca giudiziaria, ma ben più a suo agio nella prospettiva storica.

 Monte dei Paschi e Siena, dunque, sono diventate un ossimoro. Dato che tutti ormai devono ammettere a denti stretti che l'errore degli errori è stata l'acquisto di Antonveneta, nel novembre 2009, cosa c'è di amaramente più godibile che ritornare a quei giorni di esattamente 4 anni or sono?
La stampa locale - incredibile a dirsi - accolse la notizia con toni da Minculpop dopo l'entrata del maresciallo Badoglio in Addis Abeba (anno XIV dell'era fascista): "Colpo grosso, Antonveneta a Mps", titolò per esempio l'house organ Mps, il Corriere di Siena. Il "colpo grosso" (leggasi clamorosa plusvalenza)era in realtà degli spagnoli del Santander, ma non sottilizziamo...
La Cgil, per esempio, andò in estasi sindacale, al punto che il commento congiunto di Giuseppe Minigrilli ed Antonio Damiani (responsabili della Fisac Cgil Toscana il primo, della Fisac Gruppo Mps il secondo) merita di essere ricordato, e per esteso:
"Una crescita di grande valore: è la risposta a tante maliziose accuse del passato, si può crescere mantenendo FORTE IL VALORE DELL'AUTONOMIA E DEL RADICAMENTO TERRITORIALE". Già il giorno dopo - il 9 novembre - il mercato premiò l'operazione con un sonoro -10,5%: i due Di Vittorio dei bancari, però, non rilasciarono nuove dichiarazioni...
Parlò invece, con la consueta autorevolezza, Mussari Giuseppe:
"I titoli in calo? Noi NON SIAMO AFFATTO PREOCCUPATI, nella maniera più assoluta. Bisogna essere fiduciosi nelle proprie capacità. Siamo convinti di farcela e ce la faremo".
Think positive, not negative, avrebbe potuto dire, se avesse conosciuto l'inglese...
Franchino il Ceccuzzi non stava nella pelle dalla contentezza ("Antonveneta sorella gemella di Mps" e sbrodolate simili), e l'allora Segretario provinciale del Pd Simone Bezzini, per non essere da meno, lasciò parole da scolpire nel marmo:
"Una operazione di grande rilievo che PROSPETTA ORIZZONTI DI CRESCITA IMPORTANTI per quello che è ormai il terzo gruppo bancario italiano".
Beh, smettiamola con il masochismo: tanto fino a quando chi di dovere non spiegherà il perchè degli almeno (almeno!) due miliardi di euro abbondanti in più pagati per l'Antonveneta, è inutile infierire più di tanto.

  Il 5 novembre 2009, un ignoto fattorino del Monte rubò carte di credito e buoni pasto per circa settantamila euro dalla posta interna della Banca. Un delinquente, niente da aggiungere. Arrestato, il Gip convalidò l'arresto, e finì giustamente in galera a Santo Spirito (l'eretico non sa per quanto tempo).
 Perchè ho raccontato questo brutto episodio, un latrocinio come tanti altri? Boh, non lo so: mi è venuto così...

lunedì 28 novembre 2011

Mps crash: fortunatamente ci sono anche i buoni...

   
  Per quanto attiene alla situazione di Banca e Fondazione, basti solo il dire che a Gabriellone Mancini pare sia toccato lavorare anche la domenica (e a Messa, come avrà fatto ad andare? Avrà anticipato al sabato?); i numeri parlano da soli: bastano ed avanzano.
Nel marasma generale, fa piacere che stamattina qualcuno - cioè gli aderenti al Comitato che cerca di monitorare la crisi montepaschina - si ritrovi per fare il punto della situazione: c'è gente che va da sinistra ( il gruppo di Laura Vigni ) alla Lega, liste civiche (Corradi e De Risi) e cani sciolti, curiosamente preoccupati del Mps crash più del pur amaro goal interista al novantesimo o dell'infortunio di Kaukenas (auguri, ovviamente). Questi sono i "buoni": non certo perchè immacolati a priori (non hanno mica la moralità dell'Arcivescovo), ma perchè sono cittadini (alcuni mai candidati, tra l'altro) che in questi mesi (e qualcuno in questi anni) hanno cercato di informarsi e di informare una cittadinanza in maggioranza piena di materiale suino davanti agli occhi. Esistono dunque anche i buoni, in questo triste contesto: sono quelli che bene o male resteranno in città anche quando Gabriellone tornerà a fare lo scapolone d'oro a San Gimignano e Mussari Giuseppe si dedicherà a capitalizzare a Roma (magari in politica) ciò che ha messo in essere nella città del Palio, in modo sistemico e quotidiano, in questi dieci anni di dominio. Questi - per chi non l'avesse capito - sono i "cattivi", insieme al loro codazzo di miracolati di ogni risma.

 Per capire come si sia potuti arrivare fino a questo punto, ancora una volta basta analizzare la stampa: lasciamo stare quella cittadina per non infierire, concentriamoci per esempio su Repubblica Affari e finanza di stamattina. In cui - a pagina 21 - compare un articolo a firma di Adriano Bonafede (nomen omen?), intitolato "L'ultima battaglia di Mussari sulla linea del Piave di Mps".
Articolo tipico per capire l'abile ragnatela relazionale che la Banca (a suon di quattrini) ha saputo creare in questi anni per indorare le pillole amare. In tutto l'articolo, giusto per sintetizzare, risultano clamorose almeno 4 omissioni:
1) Nessun accenno alla mancata restituzione dei Tremonti Bond (captatio benevolentiae verso il commercialista più potente d'Italia, chissà perchè...), per i quali si era motivato l'aumento di capitale concretizzatosi all'inizio di luglio 2011 (il prossimo, sarà quello del ko definitivo);
2)Nessun cenno all'errore degli errori (Antonveneta strapagata): ci si limita ad un sulfureo "Però qualcosa è andato storto". Ma va...
3) Nessun accenno ai guai giudiziari di Mussari stesso, a Galaxopoly: nonostante che il suo coinvolgimento nella procedura d'evidenza di Ampugnano non sia avvenuta in relazione al cittadino Mussari, ma al Presidente Mps Mussari Giuseppe, con pieno coinvolgimento, tra l'altro, di altri papaveri di Fondazione e Banca. Bonafede, forse, non era informato;
4) Nessun riferimento a possibili (doverose) dimissioni, anzi NON SI ESCLUDE UN SUO (DI MUSSARI) TERZO MANDATO ("adesso non è detto", scrive a questo proposito Bonafede).

Ps Questo articolone è - come detto - a pagina 21 di Repubblica Affari finanza di oggi; a pagina 22 - per puro caso - c'è una paginata intera di pubblicità. Di Paskey mobile banking: cioè del Monte dei Paschi di Siena...

domenica 27 novembre 2011

Il Palio di Ceccuzzi se lo tenga lui...

 
  L'articolo scritto giusto domenica scorsa ("Il mimo e la mimma") ha innescato, a livello di commenti, un interessante dibattito sul ruolo delle Contrade (solidarietà ed altro). Visto anche quello che è successo a livello disciplinare in questo novembre, forse è il caso di una riflessione domenicale. Che partirà dall'ipersintesi del discorso: a tanti, tantissimi (non ultimo lo scrivente) questo modo di gestire il Palio fa venire i conati di vomito (mi scuso per lo stilnovismo...). Il Palio di Ceccuzzi, il PALIUZZI gestito dal "nostro" Sindaco, NON CI PIACE!

   Della mancanza di solidarietà, si è detto; magari fosse solo quella...ciò che si vuole soffocare sono altre cose, che qualunque regime (anche uno a bassa gradazione, come quello senese) teme: per esempio, lo spontaneismo. Che non si vuole più tollerare neanche in campo paliesco, ormai: la vicenda delle punizioni comminate alla Pantera ed al Nicchio sono penosamente emblematiche.
 Pantera punita perchè "al passaggio del cavallo e del popolo...nel territorio della Nobile Contrada dell'Aquila veniva intonato il canto...la "Corrente elettrica è una corrente forte, chi tocca un panterino pericolo di morte", in contrasto agli accordi intercorsi dinanzi al Sindaco".
 Ma ci si rende conto per cosa è stata sanzionata - seppur blandamente - una qualunque Contrada, oggi la Pantera, domani un'altra? In un Palio lacerato dalle scommesse clandestine, da strani arricchimenti di dirigenze miracolate, di fantini che irreggimentano veri e propri cartelli ai loro servigi et alia, il Comune censura un canto come la corrente elettrica...
Lo scorso 14 novembre ho letto con interesse un intervento dell'avvocato Arturo Viviani sulla questione: il quale scrive da contradaiolo, ma anche, e soprattutto, da persona assennata. Scrive di vera e propria "mania di ingessatura", e ribatte che ormai il Palio si sarebbe ridotto ad una sorta "di spettacolo teatrale anche un po' farsesco, con i contradaioli ridotti a pupi e marionette condotte con i fili dall'alto". Non conosco il Viviani, ma concordo pienamente su ciò che ha scritto e che ho parzialmente riportato.
La "mania di ingessatura", la blindatura dello spontaneismo, per il popolino sozzo; ai tavoli alti, diciamo che c'è più tolleranza per lo spontaneismo: per esempio, uno che fa il Presidente della Banca Monte dei Paschi ha un suo cavallino? Che lo porti pure al Palio, ci mancherebbe, ci mancherebbe: si può forse proibire ad un galantuomo come Lui di farlo? E se qualche suo amico stretto vuole diventare Capitano (magari il suo avvocato, per dire), chi è mai che potrebbe dirgli alcunchè?

 Uno dei commenti all'articolo di domenica scorsa proponeva di lasciare le 17 Contrade in mano solo e solamente ai profittatori sociali che ne mantengono saldamente le redini (ovviamente con le eccezioni di carattere personale, ma senza che mai i disinteressati delle dirigenze dicano mezza parola che sia mezza contro questo obbrobrio), a quelli che sotto elezioni arrivano con il santino giusto e con le promesse ben indirizzate.
Non sarebbe giusto, però la voglia è davvero tanta: il Palio di Ceccuzzi, il PALIUZZI se lo tenga lui, visto che gli garba tanto...

Ps La Brambilla non è più Ministro (se Dio vuole): ma qualcuno - oltre al Cenni ed al Ceccuzzi - ha mai pensato che l'esistenza della Festa senese fosse in dubbio per gli strali brambilliani? Se sì, si presenti - fuori tempo massimo, peraltro - dalle parti di Porta Romana...

Acampa's week (IV): finalmente anche un cattolico si inkazza!

   Finalmente qualche cattolico adulto senese (per riprendere una celebre autodefinizione di Romano Prodi) si sveglia, si mette a scrivere e ad accusare l'ormai (da tempo) insostenibile situazione della Curia senese, della Banda della Curiana, per capirci.

 Ci sono le vittime di clamorose ingiustizie (il prof. Franco Nardi su tutti, che ha scritto anche al Presidente della Repubblica per cercare Giustizia, visto che queste benedette motivazioni NON ARRIVANO!); ci sono stimati professionisti non pagati, colpevolmente, da Acampa, nonostante il lavoro svolto; ci sono preti che hanno avuto il coraggio di parlare in Chiesa o financo di scrivere contro la banda della Curiana; mancava un cattolico praticante che avesse le palle (mi venga scusato il francesismo) di mettere nero su bianco ciò che pensa del Vescovo e dell'Acampa Giuseppe. A livello di mugugno, sono tutti maestri: quando c'è da mettere mano alla pennina, allora sì che vengono fuori i problemi...
A questo punto, una domandina: quale categoria del composito mondo cattolico senese manca, per avere completato il raggio del dissenso? Manca un sacrestano, in effetti...

 Francesco Galli è un bravo organista (non chitarrista da heavy metal, organista...), senese da generazioni, brucaiolo, legato alla parrocchia dell'Alberino per motivi familiari: un profilo davvero al di sopra di ogni sospetto, non certo paragonabile a quello di altri curianisti dalla carriera al neutrino, per esempio.
Il Galli ha fatto pervenire (non solo all'eretico, peraltro) una sua lettera esplosiva, dirompente: un j'accuse di quelli che lasciano il segno. Per non fargli avere potenziali noie legali, ne riporto solo qualche stralcio.
Il Vescovo viene definito "prepotente, dispotico, arrogante" (chi l'avrebbe detto...); procedamus:
 "Perchè da cattolico praticante devo tollerare per 10 anni un VESCOVO DI CUI NON CONDIVIDO NULLA DI QUELLO CHE FA E CHE DICE".  Perchè - caro Francesco -  il Vescovo fa quel che c..avolo gli pare e piace, per la monarchia elettiva vaticana. Punto e basta. Però poi non date la colpa all'eretico se la gente diserta le Messe e non contribuisce più con i soldini di tasca, eh...almeno un sussulto di decenza è richiesto!
Il Galli continua, portando avanti istanze che in terre più evolute e mature dal punto di vista religioso (si pensi ai movimenti di base tedeschi, tipo Wir sind Kirche) sono all'ordine del giorno, mentre da noi sono rivoluzionarie.
Per il Galli, si dovrebbe modificare anche quel passaggio della Messa in cui si fa riferimento all'unione con il Vescovo, in casi drammatici come quello senese:
Invece di "In unione con il nostro Vescovo Antonio", "In unione con il nostro Vescovo Antonio quando e se lui stesso cambierà atteggiamento verso la sua comunità sforzandosi di essere più trasparente".
Finale non andaluso:
 "In questi anni le è mancato il dialogo con la comunità, non ha creato le occasioni per dirci davvero cosa sta succedendo, dove stiamo scivolando. Sig. Buoncristiani la Chiesa è gravemente ammalata ma senza un dialogo vero nulla può cambiare. La Chiesa di Dio non può essere una questione di INTESE CON I POTERI FORTI O UNA SPA PER LO SMISTAMENTO IMMOBILIARE. Io in questa Chiesa non mi ci riconosco più".

Firmato dal cattolico praticante Francesco Galli; controfirmato dall'eretico...

sabato 26 novembre 2011

Buonconvento censurata dalla Rai!

 
  Giovedì mattina l'eretico era in Val d'Arbia a dare una mano ad una brava giornalista della Rai (Raidue, trasmissione L'ultima parola) che era a Buonconvento per cercare di capire qualcosa del rapporto fra il paese e il Borgogni Lorenzo di Finmeccanica. Avendo letto sul blog i miei pezzi, mi aveva contattato.
 La giornalista ha potuto facilmente rendersi conto dell'omertà imperante nel borgo medievale: appena le è stato aperto il mitico Teatro dei Risorti, alla prima domandina (in positivo!) sul Borgogni Lorenzo, l'apriteatro si è subito irrigidito, manco gli avessero chiesto notizie a proposito di chissà chi. L'interno del teatro dove nel settembre del 2009 Borgogni offrì al popolino addirittura Massimo D'Alema in carne ed ossa (sì, proprio il grande statista!!), non è stato mostrato ("c'è confusione, c'è roba in giro, meglio non riprendere"). Si preparava una imperdibile serata a base di musica anni Ottanta, in effetti (ma in quel momento nessuno ci stava lavorando, all'interno del teatro).
La giovane giornalista, poco dopo, è entrata in una salumeria della Via principale, proprio di fronte al Comune. Entrata in punta di piedi, domandina di rito sul Borgogni: il giovanissimo salumaio - forse ammaliato dai 15 secondi di celebrità che gli si paventavano davanti - si lascia sfuggire qualcosa, peraltro del tutto favorevole al Borgogni. Dopo alcuni minuti, arriva di gran carriera la madre del suddetto salumaio, con biciclettina d'antan:
 "Non provatevi nemmeno a fare vedere niente di quello che avete ripreso, sennò qui finisce male!", e giù con la litania che "qui a Buonconvento ci si conosce tutti e tutti si collabora, il Borgogni come tutti gli altri. Poi ci sono i rioni, la Festa...". Sembrava Franchino il Ceccuzzi quando parla del Palio (quello di Siena).

  Questo solo per sottolineare un paio di episodi, tacendo di tutti i passanti colti da raptus da impegno inderogabile, se richiesti di dare mezzo parere sul Borgogni Lorenzo e sui voli con l'ormai celebre elicottero targato Finmeccanica.
La troupe Rai resta allibita; l'eretico parecchio, parecchio meno.
Evidentemente mezzo secolo circa dalla fine della mezzadria, non è stato sufficiente - per la maggioranza dei buonconventini - per affrancarsi dall'idea dell'uomo forte e di una socialità vissuta in modo marcatamente gerarchico. Va beh, c'è ancora tempo...

Ps Per inciso, questo servizio ieri su Raidue NON è andato in onda. Sarà venuto male, si vede. Eppure a me la giornalista pareva brava, e la tematica stimolante...

venerdì 25 novembre 2011

Sanità: il dottor Marco Picciolini, altra carriera al neutrino...

 
  Come incipit del consueto venerdì sanitario, non si può non ripartire dall'articolo di Repubblica dello scorso 12 novembre (pagina 4 del regionale) in cui il Governatore Enrico Rossi - a margine di una foto in cui appare a mo' di descamisado, con toni da gladiatoria barricata politica - annunciava un piano di forte riduzione degli stipendi dei dirigenti delle aziende ospedaliere regionali (nonchè il blocco del turn over fino al 2014).
Diciamo che - in attesa della scure rossiana - oltre alla dottoressa Benedetto in Rossi c'è chi non potrà comunque lamentarsi troppo.
 Per esempio il vicedirettore sanitario nonchè Direttore del Dipartimento di programmazione aziendale, il dottor Marco Picciolini, monaciano di ferro (di rito albertiano, si capisce).
L'8 aprile del 2010, Laura Benedetto imperante, con la delibera 256, al suddetto Picciolini viene attribuito un "incarico di Responsabile del Progetto Speciale "Riorganizzazione delle rete ospedaliera e passaggio al modello gestionale dipartimentale"". Per l'ex anestesista, una gran bella responsabilità, dunque: non a caso, il tutto ha una durata di ben tre anni. Oltre allo stipendio, il Picciolini si porta a casa per il suddetto incarico 38,400 eurini (lordi). Siamo ad aprile 2010, come appena detto.
Passano circa 6 mesi, ed ecco che arriva un'altra determinazione della Usl 7 (datata 3 novembre 2010, numero 692), con la quale il Picciolini ottiene il "conferimento incarico di Direttore della struttura complessa UO Programmazione Sanitaria Interaziendale". Si aggiungono euro 23.292,62 per il nuovo incarico appena descritto.
A parte i soldini, il quesito è questo: ma per riorganizzare la retre ospedaliera, non ci volevano tre anni, come scritto nella delibera dell'aprile 2010? Qui dopo sei mesi, tutto sembra messo a posto!
 Oh ragazzi, quando uno è bravo, è bravo: e il dottor Marco Picciolini, modestamente, lo è...

Ps Nei prossimi venerdì, ci occuperemo di altri dirigenti al neutrino dell'era benedettiana. E l'eretico - noto profeta di sventura - raccomanda tutti i suoi lettori di vigilare con attenzione sul Bilancio della sanità senese: i soliti uccelli del malaugurio gli dicono che è questione di settimane, forse di mesi, dopodichè...

giovedì 24 novembre 2011

Galaxopoly: adesso si decolla, allacciare le cinture!

  Chiuse le indagini sull'ingresso del Fondo Galaxy in Ampugnano, per i fatti risalenti al settembre 2007. Il PM Antonino Nastasi ha concluso il suo lavoro. I pezzi grossi (Mussari Giuseppe, Torchia Luisa, Parlangeli Marco) ci sono tutti, nessuno escluso. Ci sarà tempo e modo per riparlare della spinosa vicenda, personaggio per personaggio.

  Per intanto, godiamoci l'operazione nascondimento ad opera del cartaceo locale: il Corrsiena mette un micro-richiamo in mezzo alle notizie paliesche (in ben altra evidenza, ovviamente), usa il condizionale e - cosa la più significativa fra tutte - NON FA UN NOME UNO, NEANCHE A PAGARE ORO. Chapeau.
La Nazione del martire del giornalismo d'inchiesta Strambi (che ha appena finito di piagnucolare per la questione dell'Università e della perquisizione subìta) ripropone il già sperimentato metodo del titolo sul locale, ma con articolo e nomi nell'economia nazionale., a pagina 28 dell'altro pezzo di giornale. Notoriamente quello su cui solo una minoranza di lettori va a perdersi. D'altra parte, pagina 2 e 3 del locale avevano materiale davvero imperdibile:
"Un giorno nel laboratorio di "Siena art institute" per toccare con mano uno spazio a misura di fanciulli", by tale Natascia Maesi (fa rima con Valdesi...). E giù foto di pargoletti con le mani nella creta e nel pongo o in qualcosa del genere. Ciliegina? In alto, un logo speciale recita: "Le nostre inchieste". Ma un pochina di vergogna, caro Strambi, proprio no, eh?

  A questo punto, quasi tutti i gangli del potere della Casta di Siena sono sotto processo: Provincia (Cinghialopoli, e non solo), Comune (per ora il Consigliere, non dimissionario, David Chiti, pretoriano ceccuzziano docg), dell'Università non si sta nemmeno a dire per pietà, il Presidente della Banca (e l'ex Provveditore della Fondazione Parlangeli) indagato per FALSO IN ATTO PUBBLICO E TURBATIVA D'ASTA. Andiamo in Provincia? Casole d'Elsa è una santabarbara di abusi edilizi e di relativi processi, Poggibonsi invece pure; su Buonconvento aleggia la sinistra ombra del Borgogni Lorenzo (di cui si riscriverà a breve), anche se lì le Procure indaganti sono altre. L'Azienda ospedaliera - come si dice - è in stand by...

 Vent'anni or sono, in uno scenario simile, i cittadini onesti di Milano scesero in piazza, osannando Di Pietro, Davigo, Colombo e Borrelli, con più parti politiche che vezzeggiavano i manifestanti (all'inizio, anche Berlusconi, sic).
A Siena, in Procura, il trio (in ordine alfabetico) Marini- Nastasi - Natalini sta facendo vedere di non guardare in faccia davvero nessuno. Il dottor Nastasi è un siciliano molto appartato: bene così, meno rinfreschi si fanno, a meno premi si presenzia, meglio è (e la linea ne trae giovamento!).
 Non li facciamo sentire del tutto isolati ed emarginati da quel che resta del senso civico e di legalità in questa città: possibile che fra l'associazionismo di ogni genere, liste varie, singoli di peso, non ci sia nessuno che si esponga per dare sostegno al suddetto tris? Perchè nessuno organizza niente, mettendoci la faccina o facciona che sia? Questo blog assicura presenza e pubblicizzazione del tutto: lo si dice da subito, senza ma e senza se. Perchè a Milano sì, e a Siena no?

Ps Per urgenza legata all'attualità, per oggi è sospesa la puntata dell'Acampa week. Che riprenderà ovviamente domani...

mercoledì 23 novembre 2011

Acampa's week(III): il monsignor non pagatore...

 
   Dopo due puntate per così dire "giudiziarie" (che non si esauriscono certo qui, peraltro), il pezzo del mercoledì dell'Acampa's week concerne il Dio denaro.
Per cominciare, l'eretico segnala ai suoi lettori che proprio oggi esce l'atteso libro del giornalista Stefano Livadiotti "I senza Dio L'inchiesta sul Vaticano" (Bompiani editore), di cui c'è una succulenta anticipazione nell'Espresso in edicola fino a domani. Una delle cose che vengono fuori già dall'anticipazione, è che "più di un miliardo l'anno (arrivano, Ndr) dallo Stato italiano per pagare gli stipendi dei preti. Per i quali però bastano 361 milioni. E le altre centinaia?".

  A Siena, vista la vita di ristrettezze della Curia e la generale crisi economica che incide a tutti i livelli, si cerca di risparmiare, come è giusto che sia, no?
L'eretico ha già documentato il caso dell'ingegnere senese Pietro Mele che, per farsi pagare quanto dovuto per il suo lavoro di progettazione del Palazzetto dello sport del Costone, è dovuto ricorrere alla Giustizia, perchè Acampa non ne voleva proprio sapere. E Acampa ha perso l'arbitrato...

  Nei giorni scorsi, è arrivata nelle disponibilità ereticali una interessante lettera: questa volta non di un ingegnere come il Mele, ma di un architetto senese, Mauro Putti, cattolicissimo parrocchiano del Beato Bernardo Tolomei. Il quale il 19 luglio 2011 (il giorno dell'assoluzione dell'Acampa, assoluzione della quale ancora si attendono le motivazioni!!) scrive una lettera all'Arcivescovo Buoncristiani, sperando ingenuamente di trovare ascolto in lui. Come d'abitudine, se non si è nei giri giusti (cioè in quelli acampiani, per capirsi), il cittadino Buoncristiani NON si degna neanche di ricevere i richiedenti ascolto (come ben sa l'ex archivista Franco Nardi, mai ricevuto e rimosso dall'incarico per manifesta innocenza nella questione dell'incendio).
"A seguito del colloquio con don Acampa, suo economo, sono a rivolgermi a Lei come un figlio ad un padre, per illustrarle la mia posizione e chiederle un atto di giustizia".
 Beata ingenuità dell'architetto devoto: non a caso, MAI RICEVUTO DAL BUONCRISTIANI, a seguito della scottante lettera.
Il Putti chiedeva almeno una quota del compenso che gli sarebbe, a suo dire, spettato per il progetto della Chiesa del Beato Bernardo Tolomei.
Per farla breve e non scendere in dettagli per i lettori inutili, alla fine della lettera il Putti scrive:
"Alla richiesta di quanto a me dovuto per i due progetti di massima senza tenere conto nè della rivalutazione nè del danno per la perdita di un lavoro molto importante e ciò nonostante applicando uno sconto del 25% ho chiesto 25.000 euro (contyro i 33.000 dovuti applicando solo il progetto di massima) mi sono sentito dire dal suo economo don Acampa CHE NON AVEVO DIRITTO A NIENTE (io credo che il lavoro debba essere pagato) MA CHE AL MASSIMO QUANTO DA ME ESEGUITO LUI LO VALUTAVA IN 3.000 MASSIMO 5.000 EURO".

  La "dottrina-Acampa", in nome e per conto di Dio, è sempre la stessa: chi lavora con la Curia dfi Siena, viene pagato "male", sia a livello di denaro, che di tempistica dei pagamenti. L'eretico ha portato un paio di esempi ampiamente documentati, ma dire che questi sono gli unici, sarebbe una bestemmia, e di quelle da peccato mortale. Da andare subito a confessare...

martedì 22 novembre 2011

Clamoroso in Stalloreggi: l'eretico incontra Fatima!

   Lasciata la sua macchinina in zona Porta Laterina, l'eretico si stava dirigendo, con olimpica calma, verso Via di Città per alcune compere.
In Via Ettore Bastianini, il primo incontro del tardo pomeriggio prometteva decisamente male: con la sua tipica andatura da ex lottatore in disarmo, scendeva dal centro Gabriellone Mancini, con tanto di borsa e di bustone (chissà con cosa dentro, e soprattutto per chi...). Già l'eretico l'aveva dovuto vedere la mattina precedente, in allegro conversari con il cittadino Buoncristiani in occasione dell'inaugurazione dell'Anno accademico di quel che resta dell'Università di Siena.
"Chi mal comincia è a metà dell'opera", ha pensato lo scrivente, amareggiato dal trovarsi cotanta persona tra gli zibidei anche in un'innocente passeggiatina serale.

   Imboccata Via Stalloreggi, però, l'orecchio ereticale ha sentito una dolce vocina parlante al cellulare in inglese, dalla parte opposta della Via; quando, allertati dall'orecchio, gli occhi hanno visto, che cosa hanno visto, se non lei, la Fatima protagonista femminile indiscussa del Foloso sanese?
Un'occasione così non si poteva perdere, anche perchè l'eretico spesso si era posto questa domanda, invero cruciale: ma l'affascinante iraniana, lo saprà di essere protagonista sul blog?
Espletate le presentazioni di prassi in pochi attimi, si è palesato il dramma comportamentale: come fare a spiegare ad una gentildonna iraniana - sebbene da tempo di stanza a Siena - cosa sia il Premio Foloso sanese? Impresa oltremodo ardua...
"Tu lo sai per caso cosa vuol dire foloso?", è stata la domanda, impertinente quanto sciocchina. Ovviamente Fatima è caduta dalle nuvole.
"Eh, insomma tu leggi il blog, poi capirai!", ho cercato penosamente di concludere.
Guardandomi con una simpatica aria di commiserazione, mi ha assicurato che l'avrebbe fatto. Chissà, e chissà soprattutto cosa penserà dei commenti dei lettori che l'hanno votata.
 Associandomi a quanto scritto da alcuni suoi votanti, una cosa va detta: l'ottima Fatima di certo danni pari a quelli fatti da Gabriellone non ne ha compiuti, per la comunità senese...
 

Acampa's week (II): l'inquietante doppione del monsignore...

   
   Più si rileggono le carte del Processo Acampa (in attesa di leggere altro, cioè le motivazioni della sentenza assolutoria del Giudice Gaggelli, ancora latitante...), più vengono fuori cose davvero esilaranti, perse nella mole dei fascicoli.
 Alzi la mano chi sapeva, per esempio, che monsignor Acampa ha un suo "doppione"? Bene, dal Processo è venuto fuori anche questo: in pratica, a parte chi abbia appiccato il fuoco il 2 aprile 2006, è venuto fuori (quasi) di tutto.

  Ma andiamo con ordine. Il 19 giugno 2009 viene interrogato Gianluigi Manganelli, il dirigente della Polizia che aveva indagato su Acampa, coordinato dal Pm  Nicola Marini. Il suo è un interrogatorio fiume; viene ovviamente controinterrogato dai difensori acampiani De Martino e Mussari Giuseppe.
 Soprattutto quest'ultimo si vede lontano un miglio nautico che ha ben poca simpatia per il Manganelli: lo si vede da come gli si approccia durante il contrinterrogatorio (cui era presente anche l'eretico, insieme alla multiforme ed immancabile compagnia di giro acampiana).
Mussari cerca di mettere in difficoltà colui che è giunto ad una idea di colpevolezza sul suo assistito, come è giusto che sia; ad un certo punto, coup de thèatre: entra in scena - non fisicamente - il doppione di Acampa Giuseppe!!
Viene fuori che, durante le indagini, ci fu un "incidente di percorso", causato dal fatto che "da un'analisi dei codici fiscali risultò che Acampa Giuseppe e Campanile Giuseppe sono nati nella stessa data di nascita e hanno il codice fiscale uguale. Può accadere in Italia che due cittadini abbiano lo stesso codice fiscale, quindi, ovviamente, ci risultò un'utenza in più, un'utenza telefonica...una pista che non portò a nulla", conclude il dottor Manganelli.
Il povero Giuseppe Campanile, dunque, del tutto estraneo all'incendio ed al Processo allora in corso, nell'ottobre del 2006 si trovò ad avere il telefono per qualche tempo intercettato. Oltre all'archivista Franco Nardi, un'altra vittima (questa inconsapevole) delle indagini su Acampa e di quel maledetto incendio...

 Quanto al monsignore, che dire? Chissà che impressione gli avrà fatto, il sapere di avere un sosia a livello di codice fiscale: un tema quasi pirandelliano, quello del doppio. Una sorta di "Fu Giuseppe Acampa", magari?
Mah...certo, magari gli si potessero addebitare un po' di fatturine arretrate, potrebbe avere pensato l'Acampa Giuseppe...

lunedì 21 novembre 2011

Acampa's week (I): il teste Vittorio Pacciani

 
   Iniziamo la settimana acampiana pre Sant'Ansano con il presentare al pubblico del blog la sintesi del verbale di interrogatorio di un teste decisamente importante, per vari motivi, nel famoso Processo al monsignore, culminato nella assoluzione del 19 luglio scorso, di cui ancora si attendono le gaggelliane motivazioni, come ricorderemo fino alla nausea (nausea più, nausea meno...).

  Nato il 24 luglio del 1940 a Siena, Pacciani era un insider: lavorava negli uffici della Curia, lavorava nei computer curiali, procedeva all'accatastamento di dati di ogni genere sulle proprietà. Aveva davanti ai suoi occhi la ciccia, quella vera.
 Interrogato dal Pm Nicola Marini il 19 giugno del 2009, il Pacciani ci offre una descrizione dall'interno della quotidianità lavorativa dell'Acampa che merita di essere conosciuta (ovviamente, tutto materiale vergine per la stampa acampiana):
"Acampa è un tipo un po' rigido, un po' strano, non salutava mai, non ringraziava mai...a volte scortese". Antipatia personale? Sia pure, sia pure. Magari motivata, ma sia pure. Siamo comunque nel campo delle relazioni interpersonali, quindi ci sta tutto.
Certo più cogente è ciò che fa mettere a verbale il Pacciani poco oltre:
 "Non si muoveva foglia (negli uffici della Curia, Ndr) se don Acampa non voleva che si muovesse...".
 La cosa si fa vieppiù interessante, indubbiamente. Anche perchè l'ex collaboratore volontario (sempre al lavoro gratis in Curia, a differenza di tutti i testi pro-Acampa...) arriva anche - pur con tutte le cautele di chi non vuole esporsi troppo e di chi conserva una sorta di ancestrale rispetto per l'autorità ecclesiastica - a offrire il movente dell'incendio del 2 aprile 2006:
"C'era tanto giro, secondo me, di beni immobili, cose...è stato bruciato proprio quel computer lì dove c'erano tutte...Perchè mi vai a bruciare quello e non quell'altro? Se mi bruci quello, mi dai da pensare...tutto l'accatastamento di tutto...erano stati distrutti dei punti in cui erano i punti chiave di tutto il lavoro fatto".
Pacciani lavorò (gratis, è bene ribadirlo: e senza avere neanche le chiave degli uffici!) in Curia fino all'ottobre del 2005, come verrà fuori dal controesame dell'avvocato acampiano De Martino (Mussari aveva poca voglia, quel giorno, e si limitò ad una domandina finale).
Stimolanti anche le dichiarazioni di Pacciani sul modus operandi all'interno di quegli uffici - in cui lui era l'ultima ruota del carro trainato da Acampa, pare proprio di capire -, dichiarazioni che contrastano totalmente con il tanto decantato efficientismo che - secondo il suo stesso, autorevolissimo giudizio - il braccio destro del Vescovo avrebbe portato negli uffici curiali.
Ascoltiamo ancora il buon Pacciani:
"Era tutto un levare e un mettere...mi danno dei dati, avevo il foglio del Catasto, avevo la Curia, la Chiesa...era tutto un rielaborare (e non da parte del Pacciani, Ndr)".

  Era tutto un mettere ed un levare, dunque; in seguito - da parte di ignoti - è stato tutto un bruciare...
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domenica 20 novembre 2011

Il mimo e la mimma...

   
  Continuano ad arrivare biglietti e pensieri di ogni tipo, in Piazza Tolomei a Siena, per ricordare il mimo polacco scomparso, a soli 43 anni, l'altro giorno: una morte come nessuno di noi se l'augura, e non solo per l'età.
 Solo, solissimo di una solitudine incarognita; contornato, sul letto di morte, da bottiglie di vino e birra, verosimilmente per cercare di alleviare la solitudine. Cercando e trovando un amico sbagliato.
 Il Comune si è offerto di pagargli il funerale, visto che i parenti, dalla Polonia, non possono farlo: bel gesto, sul quale l'eretico si sente di essere d'accordo con il Sindaco Ceccuzzi.
 Con lo stesso spirito propositivo e (stranamente) non polemico, vorrei segnalare ai lettori e a chi di dovere che sulle stesse lastre divenute il teatro del mimo polacco negli ultimi sei anni, tutti i santi giorni - senza avere la possibilità di fare divertire nessuno, nè grandi, nè piccini - c'è invece una "mimma" senese, che trascina la sua amara esistenza in condizioni penose. Cammina, se così si può dire, con il capo reclinato, incapace di un'andatura eretta, financo dignitosa. Se non si muove, si siede lungo il Corso, con lo sguardo fisso nel vuoto, spento, chissà se desideroso di essere riacceso o meno. Sembra uscita dritta dritta da un romanzo dickensiano.  Pare proprio che non sia in grado di badare a se stessa.
 Credo, spero che in tanti si saranno posti il problema: che fare di questa madre (ora senza più bambino, a quanto è dato vedere: ed è un bene per la creatura, intendiamoci), che non ce la fa ad affrontare la quotidianità?
 La vita del mimo poteva ingannevolmente sembrare un'esistenza dorata, mentre la sua fine ci ha fatto capire che non lo era affatto; la quotidianità di questa donna, che non sia dorata lo si vede subito, non c'è possibilità alcuna di inganno. Non esistono alibi, travestimenti che reggano. Non aspettiamo che cada, che stramazzi per terra in strada (se non l'ha già fatto): se possibile, chi è preposto la aiuti.
Senza nessuno spirito polemico: solo con la speranza che un barlume della sacrosanta pietà per il mimo polacco, avanzi anche per la mimma senese...

Il Borgogni tiene famiglia (a Buonconvento)...

  Con oggi, con la sua autosospensione da Finmeccanica, se Dio vuole per il Borgogni Lorenzo di Buonconvento si chiude il sipario di una triste vicenda italiota. Dispiace per Finmeccanica in caduta libera (rappresenta comunque l'Italia), parecchio meno per il dominus della Val d'Arbia: ora sta ai buonconventini, il fare due conti. Il Borgogni è una gloria locale cui tributare deferenza, o piuttosto un'onta paesana?
 Messo alle strette da Pm cazzuti quali Ielo, Sabelli e Bombardieri (l'ultimo francamente ignoto all'eretico), il ras di Buonconvento deve avere perso parecchia della sua spavalderia, lo scorso 11 gennaio, negli uffici della Procura romana. Secondo quanto ricostruito da Marco Lillo sul Fatto di oggi (fatto sparire dalle edicole di Buonconvento, come in altre occasioni simili?), il Borgogni ha ammesso di avere raccattato milionate e milionate di tangenti, per l'azienda e per se stesso. Cose che, in tutta franchezza, stupiscono pochi.

  Quello che è interessante ed inquietante al tempo stesso, è il Sistema Borgogni: un Sistema che faceva perno sulle donne di casa. Questo era meno scontato, sebbene non meravigli troppo.
 In primis, sulla moglie, maestra vogliosa di arrotondare il magro stipendio statale: 5 milioni e 600mila euro opportunamente "scudati" dalla signora Borgogni, poi depositati su un conto londinese. Così, con naturalezza. Senza porsi tanti problemi: e poi, se uno maneggia tutti quei soldoni, vuoi mettere le tabelline come le insegna meglio?
 Con una società cui Finmeccanica appaltava, la Renco, l'ottimo Borgogni ha fatto entrare in campo le due figlie:
 "L'unico mio rapporto personale (con questa società, Ndr) è consistito in un piccolo investimento nella società Renco HealthCare da parte delle mie due figlieper due quote di euro 5mila ciascuna, risalente al maggio 2007, epoca di presentazione della Renco al mondo Finmeccanica".
Una di queste due figlie, incidentalmente, è Assessore al Comune di Buonconvento: vogliamo continuare a fare finta di niente, caro Sindaco? Si vuole andare avanti con la soppressata sugli occhi? E questa borgognina non è la stessa che fa la praticante nello studio dell'ottimo avvocato Pisillo, legale di Mussari Giuseppe? Che strani incroci, nel Senese, pur di fare emancipare la popolazione rurale dalla mezzadria...

Ps Il Borgogni Lorenzo ha candidamento ammesso di avere raccattato, nel 2006, un paio di milioncini di euro da Lombardi Stronati, il plurinquisito finanziere romano che diventò Presidente del Siena calcio. Portato in città in pompa magna da Mussari Giuseppe...

sabato 19 novembre 2011

Mps, Banca di Siena dal 1472: fino al...?

  
  Fateci caso, specie se avete i capelli bianchi: si era mai battuto tanto sulla data fondativa del Monte dei Paschi? Si era mai insistito con cotanta veemenza su quel 1472 che tanti ragazzi, in città, confondono spesso con la data della scoperta dell'America? Si era mai enfatizzato fino al parossismo il legame fra la Banca e la città? No, perchè era un legame vissuto come quasi "naturale" dalla cittadinanza; quando accadeva che Siena rischiasse di perderne il controllo effettivo per mano romana, il primo cittadino si dimetteva: vedasi un certo Bargagli Petrucci nel 1936 (questo di ora, non ci pensa nemmeno: anche perchè la colpa è sempre degli altri, quindi perchè dimettersi...).
 Adesso pare di essere davvero vicini al baratro: non lo scrivono solo blog indubbiamente schierati come questo o Mercato libero (che l'altro giorno arriva a dare a Mussari del "traditore della Patria"!), ma anche quotidiani prestigiosi e non certo antiMonte (ricordarsi sempre dell'ultimo Premio Frajese, assegnato al suo direttore Ferruccio De Bortoli): il Corrsera scrive - come tutte le testate - delle problematiche montepaschine legate a questi benedetti titoli fresh 2008, su cui si gioca la partita forse più importante: se l'Eba (European banking authority) continua a NON considerarli parte integrante del patrimonio, la Banca mussariana dovrà senza indugio ricorrere ad un ulteriore aumento di capitale, del quale la Fondazione non potrà assumersi l'onere. Mussari dovrà quindi andare a persuadere i rigidi burocrati ebani (?): ancora non è chiaro in che lingua parlerà, visto che, a gesti, l'obiettivo pare difficile da raggiungere...
I menagrami del giornaletto di Via Solferino (versione on line) vedono Mps nelle fauci del colosso inglese HSBC, e arrivano a profetizzare:
 "crediamo che il destino di Mps sia ormai questione di ore...il colosso inglese HSBC grufola alle porte della città del Palio". Menagrami, menagrami, menagrami.

  In Intesa San Paolo, intanto, dopo l'approdo governativo di Passera (il conflittino di interessi, in effetti...), sempre più potere a quel Marco Morelli (nato a Roma nel 1961), che è un banchiere preparato che dal Monte è andato via, dopo avere ricoperto importanti incarichi a Siena. In effetti, uno laureato in Economia e commercio alla Luiss, in grado di interloquire senza problemi in inglese, capace di ben dosato decisionismo, che ci faceva a Siena?
Il futuro quindi sarà inglese? Ah, saperlo: l'eretico consiglia però vivamente di conservare quelle bordolesi di vino con cui il Direttore generale Vigni oggi sulla Nazione si pavoneggiava. A breve, con il vino di quelle bottiglie, si potrà forse brindare alla Storia...

Ps L'eretico annuncia che di Banca Mps e di Mussari Giuseppe - salvo sorprese clamorose...- la settimana prossima non scriverà; è in effetti in programma, da lunedì, una "Acampa's week", tutta dedicata al religioso senese, ultimamente un po' snobbato, colpevolmente.
 Per prepararsi degnamente alla festività patronale di Sant'Ansano, sentitissima dall'eretico (non a caso, la Casta di Siena uscì in quella data, nell'ormai lontano 2007)...

venerdì 18 novembre 2011

Sanità: il salto della quaglia di Alessandro Piccini...

 
  Eccoci giunti all'appuntamento del venerdì, per parlare di coloro grazie ai quali ci si può ammalare tranquillamente, perchè l'efficienza sanitaria senese non ha eguali nell'Europa occidentale.
Alberto - manco a dirlo - è Alberto Monaci: con lui, basta il nome (corredato dal cognome). Lui, vecchio democristiano, ora organizza gli incontri da quei bestemmiatori incalliti dei Circoli Arci, vicino ai vecchini che imprecano il Signore ad ogni giro di carte; poi fa l'incontro sulla Sanità, raggiunge a stento le 50 persone, però manda un comunicato trionfante alla stampa di regime:
 "Tantissimi cittadini, sindaci, amministratori pubblici e operatori della sanità e dell'assistenza sociale hanno partecipato all'iniziativa organizzata dall'Associazione "Confronti" sul tema del Piano socio-sanitario integrato della Regione toscana" (Nazione, 15 novembre, pagina 7). C'erano ovviamente la first lady della Sanità senese - Anna Gioia in Monaci -, il Graziano Battisti, il Sindaco di San Gimignano Giacomo Bassi, la Cresti dell'Asl, nonchè Gabriellone Mancini: tutti i monaciani di peso (soprattutto l'ultimo) erano a Fontebecci, per fare numero. Chi si sia addormentato prima, non è dato sapere.
Con piglio neoleghista, Albertone ha battuto sulla necessità di formare nuovi medici di DNA italiota, altrimenti i camici bianchi provenienti dalla Cina e dall'India se li mangiano, uno ad uno: un Monaci davvero inedito, capace sempre di sorprendere. Se possibile, con l'età migliora ulteriormente. Quale sarà laprossima svolta?

Parliamo di Alessandro Piccini, dunque: monaciano di acciaio, Presidente dell'inutile Consiglio comunale di Siena. Fratello illuminato aveva già trattato, mesi or sono, la questione. Tra le carte ereticali, è arrivata l'altro giorno una "deliberazione del Direttore generale" della nostra gloriosa Asl del 22 ottobre 2010 (ore 14.56: perchè all'Asl sono per la precisione assoluta, soprattutto quando non conta niente...):
 "Accoglimento  istanza di trasferimento dall'università degli studi di Siena nel profilo di Assistente Amministrativo cat. C".
Il Direttore Generale era Laura Benedetto, sulla quale ci piacerà chiudere.
Ma che faceva esattamente il Piccini, prima di entrare all'Asl, come appena documentato? Nel mitico Polo Universitario di Colle Val d'Elsa (uno di quelli che faceva esplodere le segreterie universitarie, dal numero degli iscritti) il Piccini "ha esplicato competenze di programmazione, organizzazione...PREDISPOSIZIONE DEL BILANCIO ANNUALE, L'AUTORIZZAZIONE PER TUTTE LE TIPOLOGIE DI SPESA RIGUARDANTE LE RISORSE AFFERENTI ALLA STRUTTURA, la responsabilità della cassa, i rapporti con i docenti, compreso il pagamento dei rimborsi spese e compensi, il rapporto con i fornitori, manutentori e aziende esterne".
 Tentazioni, ne avrà avute ad iosa, il buon Piccini: invece neanche un avviso di garanzia, che si sappia. Solo questo benefico trasferimento dal Polo universitario all'Asl, proprio mentre l'Università affonda, in ispecie in periferia. Questi monaciani sono di un'onestà cristallina: forse è proprio la profonda fede nel Cristo, che li aiuta a resistere alle tentazioni della carne...

Ps Chiusa benedettiana (benedettina?):
 "Dimezzeremo i cosiddetti "premi di incentivo di produttività" ai direttori generali delle Asl", tuona il Governatore toscano Enrico Rossi, con la determinazione che gli riconosciamo. L'ultima mandata di premi riscossi - prima di passare ad altra istituzione - se l'è aggiudicata la neosposa dottoressa Laura Benedetto. In Rossi...

giovedì 17 novembre 2011

Una libro da leggere: La Casta del vino (domani a Colle)

 
   Domani pomeriggio (ore 17,30), nella Biblioteca di Colle Val d'Elsa, si presenta un libro che l'eretico non ha ancora letto, ma che possiede molti elementi per essere considerato stimolante sotto svariati punti di vista. "La Casta del vino", di Enrico Baraldi ed Alessandro Sbarbada, è un testo che si pone frontalmente contro la lobby dei produttori di vino, birra e liquori e affini.
 Che di lobby si tratti, nessun dubbio al proposito; che sia una lobby non sempre trasparente, altrettanto. Gli autori - mi riferisce l'organizzatore, l'amico e collega Ettore Putortì - hanno puntato il loro indice critico per esempio contro la pubblicità occulta dei prodotti alcolici: in effetti, abbandonata la pubblicità da film anni settanta, in cui gli attori dei film avevano delle semiparesi quando si trovavano vicino ad una bottiglia di whisky pur di mostrare più a lungo la bottiglia, oggi siamo arrivati ad un punto di massima raffinatezza: le trasmissioni ipocritamente divulgative, di fatto pubblicizzanti il vino. Ovviamente, mettendoci di mezzo un paio di belle immagini di bei posti; ovviamente, raccomandando un uso moderato del prodotto, all'insegna del politicamente corretto.
L'eretico quindi andrà molto volentieri alla conferenza, da amante dell'alcol (unico vizio malsano che usa concedersi), pronto a cercare di saperne di più: in generale, e magari in particolare, sul territorio. Il Senese spazia dal Gallo Nero ai vini poliziani, fino al Brunello ilcinese: e all'eretico è bastato occuparsene per qualche mese (per il suo Le mani sulla città del 2009), per capire bene come - specie in certe realtà come appunto Montalcino - intorno al vino ci siano interessi non solo economici, ma anche politici e personali (non aggiumgiamo altro, per carità di Patria) di enorme portata. Da notare che il Sindaco del ridente borgo ilcinese - nel pieno dello scandalo - non seppe fare altro che sbraitare contro i giornalisti (non certo quelli locali): celebre la sua definizione di Brunellopoli come di una "sbornia mediatica".
A proposito di Sindaci, mi è stato assicurato che sarà presente all'incontro anche quello di Colle, che pare di mestiere faccia l'enologo: e di certo lo farà molto meglio di come faccia il primo cittadino a Colle. Ascolteremo volentieri anche la sua illuminata opinione.

 Gli ingredienti per una presentazione frizzante del testo, quindi, ci sono tutti: non è dato sapere se alla fine ci sarà financo un rinfresco. E, nel caso, alcolico o analcolico?

Focardi, Tosi e Chiti, tre volti per un crack...

 
  Non si può non ritornare a scrivere del crack universitario senese, vista l'eco avuta anche sulla stampa nazionale.
In primis, l'eretico nota che l'attuale Rettore Riccaboni si è interstardito a volere fare questa benedetta inaugurazione dell'Anno accademico, lunedì prossimo: posizione sbagliata, in perfetta linea con l'arroganza del personaggio. A fare la prolusione d'apertura, poteva chiamare direttamente Arsenio Lupin: almeno avrebbe dimostrato un po' di quell'ironia che ai castisti fa sempre difetto (altre cose, invece, gli riescono alla grande...). Sia ben chiaro: il Magnifico (?) si assume ogni tipo di responsabilità per questa pessima decisione. Per la prima volta, un'inaugurazione vedrà forze dell'ordine in sala: per prevenire eventuali incidenti, o per arrestare qualcuno dei presenti?

 Veniamo ai personaggi più in vista fra gli indagati. Silvano Focardi: duole dirlo - perchè il personaggio ispira simpatia -, ma il chiocciolato ha sbagliato, e farebbe bene ad ammetterlo, senza cercare contorsioni che non reggono alla triste prova dei fatti. Qualche lettore, per esempio, potrebbe volere lumi sulla fattura 134 del 31 dicembre 2005 (Focardi non ancora Rettore): 2.612 euro di "carni di vario tipo" dall'ottima Antica macelleria Fanti Giuliano (cui facciamo volentieri pubblicità...). La questione è: perchè Silvanone ha attestato - con "nota manoscritta" - la "pertinenza al fondo di ricerca" della suddetta carne? E soprattutto: ma ve l'immaginate quasi tremila euro di carne, tutta insieme? Ci vuole un camioncino, per trasportarla...

Il Tosi Piero, per la prima volta, pare avere perso le proverbiali staffe: di fronte alla bufera giudiziaria, lui cerca penosamente il distinguo:
"Io non c'entro nulla con l'allegra brigata, non ho nulla a che fare con chi distribuiva o consumava vino, pesce e altre derrate. Attenzione a non fare di tutta l'erba un fascio", ammonisce perentorio il Tosi.
Ha perfettamente ragione: lui non è certo il tipo che va dal macellaio sudato a scegliere i costolecci con corredato aumento della salivazione come il suo successore, ci mancherebbe altro; lui è tutto precisino, compunto, ingessato, felpato: Monti è un teddy boy, rispetto a lui. Tra Tosi e Focardi, c'è il salto antropologico che c'era tra un cinghialone come Craxi e il sulfureo Giulio Andreotti. Peccato che - a leggere i Pm Nastasi e Natalini - il Tosi abbia fatto danni ben più grossi che quelli provocati dal Focardone (il quale - sebbene in colpevole ritardo - i libri contabili in Procura li ha portati).
 L'uno - il Focardi - si accontentava di mangiare carne bòna e di bere vino sopraffino, e di fare lo sborone (come si dice in Val d'Elsa) al bancone della Società San Marco, con gli amici di sempre; quell'altro (il Tosi) passava 25 ore al giorno a pianificare come diventare Ministro, usando l'Università per scopi personali di ben altra gittata. Questo secondo la Procura di Siena: finalmente non più porto delle nebbie come fino a quando Acampa andava a cena con il Procuratore Capo Calabrese...

 Il Chiti, infine. Anche lui cerca di difendersi come può dall'accusa: senza capire che avrebbe fatto meglio a tacere. Molto meglio.
 "L'affidamento della gestione del bar è del giugno 2008", quindi lui non c'entra nulla con il buco dell'Università. E chi l'avrebbe mai accusato di essere responsabile di ciò? Via, via: per queste cose ci vuole gente del calibro del Tosi, appunto, e dei suoi implacabili revisori dei conti. Non facciamoci prendere da soverchie manie di grandezza, quantomai fuori luogo. Per volersi togliere dalle guazze, però, il Chiti aggrava politicamente la sua posizione, con la difesa affidata alla stampa amica: è proprio il ribadire la data del 2008 ad inguaiarlo. Perchè - mese più, mese meno - è proprio il periodo in cui il suo legame con Franchino il Ceccuzzi diventa più vicino: quindi per difendersi da un'accusa che nessuno avrebbe la stupidità di muovergli, rende drammaticamente più grave la sua posizione di consigliere comunale, nonchè indifendibile la sua posizione politica. Ma chi è la Mente che consiglia i virgulti del Pd senese? I corsi di autolesionismo sono a carico del Partito, o dell'Università stessa, visto il tema?  
O si dimette il Chiti (prima che venga fuori magari qualche intercettazione ulteriormente inguaiante), o si dimette Franchino il Ceccuzzi. Visto che un Sindaco spassoso come Franchino non ci capiterà più (dà più materiale lui di Silvio), auguriamoci l'exit strategy number one...

mercoledì 16 novembre 2011

Nuovo Governo: lutto in casa Mussari...

 
   L'asse Bassanini-Mussari non gliel'ha proprio fatta: pinta pinta pinta, ma l'avvocatona Luisa Torchia è rimasta fuori dall'esecutivo Monti.
 Non so come si comporterà il neonato Governo (meglio degli ultimi due, credo ci voglia pochino...), ma di certo l'avere tenuto fuori Gianni Letta, Giulianino Amato, il Frati Rettore della Sapienza e Luisa Torchia (cioè tutti quelli auspicati stamattina dal Bisi, ormai menagramo ufficiale dei potenti...) è un merito indiscusso.
Non fosse altro per il fatto che inserire una esperta di Diritto amministrativo impelagata fino al collo in un'inchiesta delicatissima come Galaxopoly, avrebbe fatto nutrire igienici dubbi sulla tenuta etica del nascente esecutivo.
Sì, la Torchia: "è stata lei a consigliare al Consiglio di amministrazione di Ampugnano la procedura per permettere l'ingresso di Galaxy nella compagine societaria", Bisi scripsit.
 Visto quello che sta emergendo dalle indagini (ormai prossime alla conclusione, se Dio vuole!), NON PARE PROPRIO UN GRANDE TITOLO DI MERITO, a dirla tutta. Per non dire di peggio. E chissà che non sia stata proprio la buccia di banana di Galaxopoly (per ora, avviso di garanzia), ad impedire alla Torchia di diventare Ministro. Resta il fatto che se ci doveva essere un punto fermo nel Governo Monti, questo era proprio lei: i quotidiani nazionali - scrivendo di lei - in questi giorni hanno usato l'indicativo, piuttosto che il condizionale. Entrata in conclave Papessa, ne è uscita Cardinale. Se l'articolo di questo blog di domenica avesse mai contribuito ad informare qualcuno a Roma, l'eretico ne sarebbe felice (non risulta che alcuno abbia scritto dei problemi torchiani con la Giustizia)...
  Comunque non si angusti troppo, cara professoressa: gli incarichi non le mancano di certo (solo con i soldi montepaschini potrebbe campare alla grande fino ai 125 anni e oltre), le consulenze tantomeno.
E quando sarà nel suo buen retiro di Castiglion d'Orcia per le venture vacanze natalizie, qualche altra cassa di Brunello Biondi-Santi da parte di Gabriellone Mancini (tanto paga la Fondazione, che scoppia di salute) le arriverà lo stesso, come d'abitudine...

Ps A proposito di Galaxopoly, stamattina c'era un ansiosissimo avvocato Pisillo in giro per le stanze della Procura. Eppure era una così bella giornata: c'era il sole, un'aria tersa, il freddo della prima mattina s'era dolcemente diradato. Perchè mai essere nervosi? Valli a capire, questi avvocati d'alto bordo...