Cerca nel blog

domenica 28 aprile 2013

La domenica del villaggio: Mantova, la bellissima addormentata...

 
 
  Forse è destino delle città più belle di essere definite "belle addormentate". Per Mantova, della quale questa domenica ci occupiamo monograficamente, la definizione fu coniata negli anni Settanta, e non solo perchè in passato in effetti era stata isola.
 Come ci ricorda il libro che l'eretico ha preso come sua guida, per una parziale visita della città: "Omnia Mantova", di Stefano Scansani (Tre lune edizioni, 2008 con edizione aggiornata al settembre 2011). Una ricchissima guida non tanto per il turista, bensì per il viaggiatore: non a caso, senza indirizzi ed orari di musei o siti vari.Come scrive l'autore "Mantova è contemplabile, mangiabile, annusabile, godibile, passeggiabile, leggibile. Mantova è piccolissima".

 In particolare, questa domenica, si vuole focalizzare l'attenzione sul Palazzo Ducale mantovano, che oggi, paradossalmente, è più che mai da vedere. L'attrattiva principale, la celebre quattrocentesca Camera picta (Camera degli sposi), affrescata dal Mantegna, NON è visitabile, al momento, per problemi logistici. Proprio per questo, la visita è doppiamente da consigliare: molta meno gente del solito in giro per l'enorme complesso (35mila metri quadri di superficie, 500 ambienti diversi: complesso secondo, in Europa, solo al Vaticano), più la possibilità di approfondire la conoscenza di altri luoghi di solito negletti (qualcosa DEVE essere trascurato, visitando il Palazzo Ducale, a meno che non si riesca ad ottenere il permesso di dormire in loco, per riprendere la visita l'indomani mattina...).

  Alzi la mano per esempio chi sapeva che i Gonzaga sono passati alla Storia per il loro luogo di origine (Gonzaga appunto), mentre il cognome della casata che resse la città dal 1328 al 1707, dopo avere scacciato nel sangue la casata dei Bonacolsi, era Corradi?
 E chi ricorda che il senesissimo Pio II, Papa-re dal 1458 al 1464, proprio in città, nel 1459, aveva riunito i pezzi grossi della Chiesa, per organizzare quella Crociata che, nelle intenzioni del Pontefice, avrebbe dovuto riconsegnare Costantinopoli alla Cristianità (il tutto si arenò prima di partire, ad Ancona, come il Pinturicchio ci ricorda ogni giorno in Cattedrale)?
Ed ancora, per finire: chi ha in mente che proprio nei paraggi avvenne la prima esecuzione di mazziniani, nel 1852 (i martiri di Belfiore)?
Camminare (con scarpe comode) all'interno del complesso in oggetto, vuol dire dunque passeggiare  diacronicamente attraverso la Storia: i Bonacolsi, i Gonzaga, l'Impero asburgico, Napoleone, ancora gli Asburgo, fino all'Italia unita.

 Impossibile dire cosa sia ciò che più affascina, scegliere fior da fiore. Ci proviamo comunque, anche per il significato storico della cosa: gli straordinari arazzi, capolavori di tessitura realizzati direttamente sui cartoni che Raffaello Sanzio aveva disegnato per la Cappella Sistina nel primo ventennio del Cinquecento. Il Cardinale Ercole Gonzaga, nel 1559, li aveva comprati a Bruxelles per la cattedrale mantovana. Il Kaiser Francesco Giuseppe, nel periodo terminale in cui il Palazzo fu asburgico, fu talmente colpito dalla beltade delle opere, che vide bene nel 1866 (III Guerra d'Indipendenza, Mantova italiana), di portarli in Austria, a Vienna. Per una mostra che doveva essere temporanea, ma che invece tendeva a procrastinarsi sempre di più...
Ci volle la Grande Guerra, per fare tornare in Italia, proprio a Mantova, questi nove, enormi e stupendi, arazzi, raffiguranti episodi più o meno conosciuti degli Atti degli apostoli.
Costati dunque il sangue di tanti militari italiani, oggi - insieme a tanto altro - aspettano solo di essere visti: a bocca aperta, come meritano.

Ps Citato dal libro di Stefano Scansani, come non concludere con Mario Luzi su Mantova?
"Chiara città
che affondi
in uno specchio,
questo al di là
dell'anima
che muore
in ogni gesto
il gelido apparecchio
delle tue mura
accende
e le tue gore...".

8 commenti:

  1. Mantua me genuit.

    P.V.M.

    RispondiElimina
  2. riccardo clemente28 aprile 2013 19:54

    Mantova città da scoprire ricca di storia e di storie, leggendo però mi torna in mente che questo è il male del nostro paese, forse il peggiore. La storia, eccezionale, il nostro passato che viviamo come una gabbia dorata per il nostro futuro.
    Guardiamo sempre e solo al nostro passato che è grandioso, miserabile, geniale, ecc... ma non guardiamo più il futuro, il presente.
    Musica, arte, scienza, chi di noi conosce gli artisti del presente, quali opere stiamo costruendo o dipingendo? Circoli culturali, fermento innovativo nei giovani? Grandi opere o monumenti moderni, sono un grande ignorante, forse non solo da solo, non mi viene in mente nulla o quasi.
    Il passato frena il nostro futuro?
    Come i programmi scolastici, si parte dai greci, romani e si arriva a malapena a inizi novecento, poi il nulla o quasi .... forse ho avuto una infanzia difficile o una scuola pessima, ma questa è la mia percezione di questo paese, della mia generazone (38 anni).
    Mantova allora: cosa produce oggi, economia, arte, musica, scienza, eventi memorabili?
    Siamo diventati un paese museo, e basta?
    Criticamente suo,

    Riccardo clemente

    RispondiElimina
  3. Scadiamo un po': Mantova città di zanzare (d'estate insopportabili, da esaurimento nervoso quasi assicurato) e di suini, cosa senz'altro più gradevole, se non fosse per l'olfatto. Tanta gente ci va per fare l'acculturata, per dirlo in giro che c'è stata, ma poi gode più che altro del cibo, hai voglia gli arazzi disegnati da Raffaello o il Mantegna della camera degli sposi...

    RispondiElimina
  4. Scusa l'off topic, ma come mai il sor Fanali Spenti se l'è presa con te? -> http://eliofanali.wordpress.com/2013/04/24/che-cosa-e-la-destra-cose-la-sinistra-e-una-postilla/

    RispondiElimina

  5. In effetti, è proprio un off topic grosso come...il Palazzo Ducale di Mantova!
    Dalla lettura del pezzo da te citato, mi pare si capisca bene: Elio (Alessandro Lorenzini) ha criticato in modo veemente ciò che avevo scritto, ospitato sul Gavinone, a proposito del suo neoallineamento filovalentiniano (peraltro in buonissima compagnia). Schermaglie, nessunn problema.
    A me Elio Fanali sta anche simpatico, a parte in qualche occasione: ma non farmi dire in quali, altrimenti mi brucio un (potenziale) pezzo futuro...

    L'eretico

    RispondiElimina
  6. Arrivederci a Mantova



    Non chiedermi di non amarti, non posso. Ti ho vista…

    "La città più romantica del mondo". E’ così che Aldous Huxley descrisse Mantova, in una sola frase che racchiude tutto il fascino di questa città. Ma non fu l’unico ad innamorarsene.
    Charles Baudelaire vi trovò " un mondo addormentato in una calda luce ", Charles Dickens ne cantò "gli irreali laghi di canne e di giunchi", mentre il calabrese Corrado Alvaro la definì un " paradiso di malinconia ".
    Poeti e scrittori di ogni luogo e tempo rimasti incantati dai monumenti, dai palazzi, dalle stradine di ciottoli che la attraversano.
    Ha un cuore antico, Mantova, ma sa regalare ogni giorno emozioni nuove. Quelle che si provano passeggiando tra i vicoli e immergendosi nella vita di quei suoi abitanti dai volti così familiari…
    Come Venere sembra nata dalle acque, e come Venere le spetta il titolo di più bella. Ma Mantova non è un mito, è una realtà che aspetta solo di essere svelata…

    Beatrice Linardi

    ..ciao Raffaele...per puro caso ero a Mantova mercoledì e giovedì della scorsa settimana. Vittorio Giugni

    RispondiElimina
  7. Luigi De Mossi29 aprile 2013 16:29

    Mantova è stata anche l'ultima dimora dell'attrice Giovanna Calderoni detta Fragoletta che vi aprì la locanda omonima (ancora esistente) e che specializzata nelle parti di servetta e buona conoscente di Giacomo Girolamo Casanova e Goldoni.
    Oggi la Locanda è diventata una discreta osteria e per chi apprezza uno dei più puri prodotti italiani del '700 cioè Giacomo Casanova una tappa è d'obbligo anche solo per leggere la targa apposta all'esterno.
    Giacomo Casanova è stato, più che un play boy o un sensuale (nell'accezione Felliniana), un grandissimo scrittore e un talentaccio che non ha mai avuto tutta la fortuna che le sue qualità avrebbero meritato, complice una certa incostanza di carattere. Comunque un vero figlio del '700 e un italiano (uno dei pochi ) da esportazione.
    Luigi De Mossi


    RispondiElimina
  8. Una bellissima città, circondata da tanti grassi maiali...

    RispondiElimina