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venerdì 4 novembre 2011
IV novembre: un'altra delle date sconosciute all'Italia di oggi...
Stamattina durante la mia consueta passeggiata ho chiesto a sette adulti cosa si ricordasse oggi, IV novembre: uno solo di loro ha saputo rabberciare qualcosa di somigliante alla realtà storica. Neanche la meritoria riproposizione del viaggio, da Aquileia a Roma, del treno con il Milite ignoto sarà servito a molto, temo.
L'unica, labile attenuante è il cattivo uso che la politica ha fatto della data: diventata, negli ultimi anni, Festa dell'Unità d'Italia (in chiave antileghista) e delle Forze Armate (in chiave giustificatoria per l'Afghanistan, con la cattiva coscienza che ne consegue).Già la gente tende ad ignorare, se poi si cambia il significato - allargando, dilatando, quindi ipso facto svuotandolo dall'interno - ad ogni lustro, il rischio concreto è davvero il completo oblio...
Sembra quasi che l'Italia - una volta tanto che ha vinto, quel giorno di novembre del 1918 - si vergogni di dichiararlo ai quattro venti: e sì che non c'è guerra, dalle tre d'Indipendenza fino ad oggi, che si sia vinta in modo così netto e perentorio(nonostante Caporetto), arrivando non solo appunto a vincere, ma a disintegrare il nemico di sempre, sfaldando l'Impero asburgico, una volta e per sempre. Pagando un prezzo mostruoso (circa 615mila morti, sesta posizione nella luttuosa hit parade dei morti, vinta dalla Germania con 1 milione ed 800mila deceduti, tre volte l'Italia). Con quello che ha significato la Grande Guerra, non si capisce proprio questo volere annacquarne la rievocazione.
Il IV novembre, dunque. Ad essere precisi, la data chiave sarebbe il 28 ottobre (poi solennizzata per la Marcia su Roma...), quando i comandi austriaci, ormai stremati, chiesero l'armistizio. Le truppe italiane, solo quel giorno, catturarono tremila soldati di un esercito ormai allo sbaraglio.
Pagina poco nota, per non dire quasi per niente: i disumani attacchi aerei degli Alleati (italiani, francesi e soprattutto inglesi) alle truppe austriache in rotta verso l'Austria, nelle ultime ore di guerre. Attacchi tanto feroci, quanto tatticamente inutili, visto il contesto.
Nel monumentale "La grande storia della prima guerra mondiale" di Martin Gilbert (1998, Mondadori Milano), c'è una descrizione raccapricciante di uno di questi attacchi dall'alto (i secondi della Storia, dopo quelli sperimentati in Libia nel 1911 proprio dall'aviazione italiana!). Descrizione fatta da un aviatore inglese, che rielabora con pietas ciò che è stato costretto a fare:
"Un ufficiale inglese di diciannove anni, Bernard Garside, così descrisse in seguito la scena dell'attacco aereo: "Lungo la strada c'erano rottami di veicoli con tutto il carico sparpagliato, cavalli morti, a volte con le membra amputate e le budella all'aria, cadaveri di uomini sulla strada e nei campi dove erano fuggiti per scampare alle mitragliatrici e alle bombe degli aerei, con il contenuto delle tasche stranamente sparso tutto intorno. Non voglio addentrarmi troppo in quello che ho visto, ma è stato terribile""(pagina 588, op. cit.).
Si dice, in guerra, che al nemico che fugge si debbano fare ponti d'oro: in quel caso, come in altri, non fu proprio così. E la stessa ferocia, la medesima crudeltà dall'alto degli inglesi della Raf, i soldati ed i civili italiani la dovettero assaggiare solo pochi anni dopo, nel secondo conflitto mondiale.
L'unico capace di superare, per crudeltà e numero di morti, quello che per l'Italia si era concluso quel IV novembre, alle ore 15.
Il matrimonio dell'anno: Benedetto-Rossi (officiante Ceccuzzi)...
L'appuntamento del venerdì, ormai tradizionale, con la Sanità oggi fa un'incursione nella vita privata della coppia Benedetto (ex Asl 7) e Rossi (ex Assessore regionale alla Sanità): negli anni Settanta si diceva, a sinistra, che il privato era pubblico, no? Questo matrimonio, quindi, è stato un matrimonio di sinistra...
Domenica scorsa, quindi, il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e Laura Benedetto sono convogliati a giuste nozze, finalmente: officiante, Franchino il Ceccuzzi, al primo matrimonio importante della sua carriera di Sindaco (l'eretico chiede preventivamente scusa agli altri eventuali presposati ceccuzziani, ma questo era un matrimonio grosso grosso davvero!).
Lui, classe 1958, era al secondo matrimonio; lei, del 1965, anche.
Sempre stimolante, in queste occasioni, vedere i nomi dei presenti: poca gente, ma appunto di peso (politico). Fra tutti, primissimus inter pares, l'inappuntabile Alberto Monaci, presidente del Consiglio regionale toscano. Perchè il neo-risposo Rossi fa tanto l'uomo di sinistra-sinistra, ma certo non disdegna affatto i legami politici con gli ex Margherita (cioè Democrazia Cristiana): in particolare nel Senese, in particolare con il Monaci senior. Tra i margheritini, spiccava anche la leggiadra Caterina Bini. Poi, siccome come detto bisogna avere un profilo sinistrorso, ecco spuntare il segretario regionale CGIL Alessio Gramolati (i sindacalisti, sempre tenerseli buoni: Monte dei Paschi docet...).
"Enrico Rossi mi ha compromesso e ora mi sposa davvero", aveva detto lei, fra il serio ed il faceto (più l'uno, o l'altro?). Chapeau alla sua determinazione!
Nel giornale di quella di Bagnaia, Sandro Bennucci, il giorno dopo, scrive anche il menù del "Pd wedding", all'insegna della risaputa sobrietà rossiana:
"Pranzo nel residence Borgo San Luigi di Monteriggioni (perchè non in una Casa del popolo?Ndr): con salame, capocollo, pecorini, marmellata" (che segugi, questi della Nazione: l'eretico avrebbe mandato Laura Valdesi, per cotanto matrimonio...).
Per cercare di sostenere le spese del rinfresco, autarchico e da post Festival dell'Unità, la Benedetto si sarà forse dovuta spendere una parte del maxi-incentivo di 17.680 euro che ha raccattato, oltre ovviamente allo stipendio, per il suo rigore di bilancio all'Asl senese? Ci auguriamo per lei che abbia sborsato il neo-risposo; ci auguriamo invece per la collettività che il suddetto Bilancio, per cui le sono piovuti addosso quei bei soldini (per le nostre tasche, si capisce) aggiuntivi, sia tutto a posto, viste le ombre oscure che si aggirano sullo stesso (se ne riparlerà a breve, ovviamente...).
Ilaria Ciuti - su Repubblica di domenica 30 - racconta, con toni da collezione Harmony, la love story:
"Lui, il governatore e lei, la donna che quando lo incontrò circa un anno fa a Montalcino lo guardò un po' diffidente perchè GLI (errore blu: le, Ndr) sembrava troppo serio e forse un po' musone. Soprattutto un politicoe il mestiere non la riempiva di entusiasmo visto che "non ho mai frequentato la politica nè avuto tessere di partito", dice. Ma Enrico Rossi non la mollò più e lei, Laura Benedetto, rispose ironica quando dopo poco le arrivò l'sms: "Guarda che io ti sposo". Ma in cuor suo aveva già ceduto e si era innamorata".
Asciugata la lacrimuccia, il lettore avveduto forse si chiederà, a questo punto: ma la fonte dell'Sms tradisci-privacy, chi è? E siamo proprio sicuri che la Benedetto sia sempre stata del tutto estranea alla politica? Non è che se uno non ha tessere, non ha nessun rapporto, no?
La Ciuti continua, abbandonando solo un po' lo stile Blue moon, ma non la prospettiva filo-Benedetto: "...direttore generale della Asl di Siena. Ragione quest'ultima di RECENTI POLEMICHE in città (falso: le uniche polemiche pre-dimissioni, sono venute da questo blog!, Ndr). Quando quest'estate Benedetto HA FATTO PER AMORE IL GRAN RIFIUTO (!). Si è dimessa dalla Asl in cui aveva lavorato con profitto per non creare problemi a lui. Ma non è tornata a casa. Ha fatto un concorso, lo ha vinto, è diventata dal 5 ottobre scorso segretaria generale della Camera di Commercio di Firenze".
Un concorso il cui colloquio decisivo è stato fissato al 1 agosto, giusto pochi giorni dopo le dimissioni senesi. Un concorso che - dimessasi la Benedetto dall'Asl di Siena - ha avuto un'improvvisa accelerazione...
Ps Il prossimo venerdì - a Dio piacendo - si riprenderà a parlare di carriere al neutrino...
giovedì 3 novembre 2011
Clamoroso al Foloso sanese: Acetello primo, ma sale Fatima...
Prosegue all'insegna della partecipazione il Premio Foloso sanese 2011.
Sempre meno i voti da annullare (solo un paio, dall'ultima classifica aggiornata), e alcune motivazioni a dir poco strepitose, degne di essere, prima o poi, riprese dall'eretico: alcuni votanti potrebbero davvero mettere su un blog loro, i numeri paiono averceli...
Veniamo alla classifica, dunque: primo posto, ancora per l'inossidabile Antonio Degortes detto Acetello (sarà lui il vincitore, l'8 dicembre?); in terza posizione - tutti insieme appassionatamente - un poker d'assi mica da poco della senesità vincente (in un caso, ex vincente): Mauro Rosati di Qualivita, Luca Guideri del Pd e di Castelsenio, il grande ex Pierluigi Piccini dall'esilio parigino, nonchè Acampa Giuseppe, che non abbisogna di presentazioni.
La grande sorpresa, però, è il secondo posto, detenuto in solitaria: la conturbante Fatima, da molti considerata la donna più bella di Siena (non ci sformino le altre, mi raccomando...). A questo proposito, raccomando di non mandare commenti per così dire espliciti, che non pubblico; nè tantomeno alludere a fantomatici partner della stessa.
L'eretico, pur non avendo il piacere di conoscere Fatima, concorda in pieno con ciò che ha scritto un suo estimatore: rispetto ai personaggi votati (46 in tutto, per ora!), lei spicca di certo per bellezza (per altro, non posso dire). E, soprattutto, ha fatto molti meno danni alla città rispetto alla maggior parte dei votati.
L'eretico deve essere imparziale, supremo garante del Premio: ma, certo, questi sono due buoni motivi per votarla...
Sempre meno i voti da annullare (solo un paio, dall'ultima classifica aggiornata), e alcune motivazioni a dir poco strepitose, degne di essere, prima o poi, riprese dall'eretico: alcuni votanti potrebbero davvero mettere su un blog loro, i numeri paiono averceli...
Veniamo alla classifica, dunque: primo posto, ancora per l'inossidabile Antonio Degortes detto Acetello (sarà lui il vincitore, l'8 dicembre?); in terza posizione - tutti insieme appassionatamente - un poker d'assi mica da poco della senesità vincente (in un caso, ex vincente): Mauro Rosati di Qualivita, Luca Guideri del Pd e di Castelsenio, il grande ex Pierluigi Piccini dall'esilio parigino, nonchè Acampa Giuseppe, che non abbisogna di presentazioni.
La grande sorpresa, però, è il secondo posto, detenuto in solitaria: la conturbante Fatima, da molti considerata la donna più bella di Siena (non ci sformino le altre, mi raccomando...). A questo proposito, raccomando di non mandare commenti per così dire espliciti, che non pubblico; nè tantomeno alludere a fantomatici partner della stessa.
L'eretico, pur non avendo il piacere di conoscere Fatima, concorda in pieno con ciò che ha scritto un suo estimatore: rispetto ai personaggi votati (46 in tutto, per ora!), lei spicca di certo per bellezza (per altro, non posso dire). E, soprattutto, ha fatto molti meno danni alla città rispetto alla maggior parte dei votati.
L'eretico deve essere imparziale, supremo garante del Premio: ma, certo, questi sono due buoni motivi per votarla...
Mussari superstar a Porta a porta: tutto sotto controllo (a parte una gaffe)!
Dolcemente sbracato sul divano del salotto, semiaddormentato, l'eretico ieri notte si stava definitivamente consegnando tra le braccia di Morfeo (non il calciatore), quando - sintonizzato sul Porta a porta d'ordinanza - ecco che Brunino Vespa ha annunciato, in pompa magna, l'ingresso - nel rinnovato studio di quella che è considerata la terza Camera dello Stato - del Presidente dell'Abi: sì, sì, Lui, Mussari Giuseppe!
I sensi si sono repente ridestati, l'adrenalina a ripreso a pompare...tra l'altro, Beppino era ospite del suo amico (nonchè Premio Frajese di qualche anno fa: vedete a che serve il suddetto Premio? Ad onorare la memoria di Paolo Frajese, no?) Vespa per rassicurare e tranquillizzare gli italiani sonnambuli (mezzanotte era appena passata) sulla tenuta delle banche italiote, tutte alle prese con crolli vertiginosi (ma con situaziioni ben differenti l'una dall'altra, quanto a patrimonializzazione).
In grande forma (unico neo: la elegante giacca, la rinforzerei con imbottiture alle spalle, onestamente un pochino a scivolo...), a suo pieno agio davanti alle telecamere nonostante i numeri impietosi che Vespa non poteva fare a meno di evidenziare (non è mica Canale Tre: almeno qualche numero, a Porta a porta bisogna pur darlo), Beppino ha spiegato al popolo italiano che la colpa è della crisi internazionale, con le sue ripercussioni sull'Italia: le banche sono piene di titoli italiani, l'Italia è in grave crisi, quindi le banche ne risentono. Chiaro, no? Comunque non c'è nessunissimo problema di liquidità all'orizzonte: non siamo mica come i greci, noi.
Vespa chiede: "ma allora i risparmiatori italiani possono stare tranquilli, o no?".
Come se gli avesse chiesto se era un pedofilo incallito: più delle parole di sdegno, contò la smorfia di disgusto, quasi a dire: come è solo possibile domandare una cosa del genere? Abituato a quelli di Casta channel che arrivano, consegnano fisicamente il microfono nelle mani del potente e lo riprendono alla fine del concetto, in effetti, anche Vespa è da Premio Pulitzer...
Autocritica, anche blanda, sul ruolo giocato dalle banche in questi ultimi anni (tralasciando l'ottimale gestione del Monte, si capisce)? Fino a che non mi sono addormentato davvero, niente di niente di niente: la colpa è congiunturale, ma, soprattutto, DEGLI ALTRI.
Il top del top, però, è la frase cult che ha tirato fuori ad un certo punto:
"Chi ha portato via dall'Italia capitali, dovrebbe essere punito PER ALTO TRADIMENTO". "Per alto tradimento"! Vespa la domanda non gliela poteva fare, allora - a scoppio differito - gliela fa l'eretico: e fare ottenere una plusvalenza da record agli spagnoli di Santader nel novembre del 2007 per Antonveneta (tipo un paio di miliardi di euro), non è trasferire denaro dall'Italia altrove?
Ps A chi domanda dell'imminente libro, ribadisco che, appunto, la biografia è imminente.Giusto gli ultimi ritocchini: Beppino, lo merita...
I sensi si sono repente ridestati, l'adrenalina a ripreso a pompare...tra l'altro, Beppino era ospite del suo amico (nonchè Premio Frajese di qualche anno fa: vedete a che serve il suddetto Premio? Ad onorare la memoria di Paolo Frajese, no?) Vespa per rassicurare e tranquillizzare gli italiani sonnambuli (mezzanotte era appena passata) sulla tenuta delle banche italiote, tutte alle prese con crolli vertiginosi (ma con situaziioni ben differenti l'una dall'altra, quanto a patrimonializzazione).
In grande forma (unico neo: la elegante giacca, la rinforzerei con imbottiture alle spalle, onestamente un pochino a scivolo...), a suo pieno agio davanti alle telecamere nonostante i numeri impietosi che Vespa non poteva fare a meno di evidenziare (non è mica Canale Tre: almeno qualche numero, a Porta a porta bisogna pur darlo), Beppino ha spiegato al popolo italiano che la colpa è della crisi internazionale, con le sue ripercussioni sull'Italia: le banche sono piene di titoli italiani, l'Italia è in grave crisi, quindi le banche ne risentono. Chiaro, no? Comunque non c'è nessunissimo problema di liquidità all'orizzonte: non siamo mica come i greci, noi.
Vespa chiede: "ma allora i risparmiatori italiani possono stare tranquilli, o no?".
Come se gli avesse chiesto se era un pedofilo incallito: più delle parole di sdegno, contò la smorfia di disgusto, quasi a dire: come è solo possibile domandare una cosa del genere? Abituato a quelli di Casta channel che arrivano, consegnano fisicamente il microfono nelle mani del potente e lo riprendono alla fine del concetto, in effetti, anche Vespa è da Premio Pulitzer...
Autocritica, anche blanda, sul ruolo giocato dalle banche in questi ultimi anni (tralasciando l'ottimale gestione del Monte, si capisce)? Fino a che non mi sono addormentato davvero, niente di niente di niente: la colpa è congiunturale, ma, soprattutto, DEGLI ALTRI.
Il top del top, però, è la frase cult che ha tirato fuori ad un certo punto:
"Chi ha portato via dall'Italia capitali, dovrebbe essere punito PER ALTO TRADIMENTO". "Per alto tradimento"! Vespa la domanda non gliela poteva fare, allora - a scoppio differito - gliela fa l'eretico: e fare ottenere una plusvalenza da record agli spagnoli di Santader nel novembre del 2007 per Antonveneta (tipo un paio di miliardi di euro), non è trasferire denaro dall'Italia altrove?
Ps A chi domanda dell'imminente libro, ribadisco che, appunto, la biografia è imminente.Giusto gli ultimi ritocchini: Beppino, lo merita...
mercoledì 2 novembre 2011
Acampa Giuseppe ed uno sfratto campagnolo...
L'ottobre missionario è appena scivolato via, ma il desiderio di fare del bene e di applicare il Vangelo non si esaurisce certo con il decimo mese dell'anno, nella Curia senese. Ci mancherebbe altro!
L'altro giorno l'eretico, vista la gradevolissioma giornata autunnale, era a farsi una salubre e corroborante passeggiata in quel di Lilliano, incantevole luogo tra Castellina Scalo e Castellina in Chianti, nel cuore del Gallo nero. Un paesino minuscolo, in cui, però, fino ai primi anni settanta esisteva addirittura una piccola scuola elementare (oggi a rischio crollo, essendo abbandonata da circa 40 anni).
Proprio davanti a questa scuolina cadente, c'è una Chiesa, Santa Cristina. Fino a un annetto or sono, tutte le domeniche ci andava a dire Messa don Luca Galligani, stimato prete, allora dell'Alberino. Ora don Galligani a Lilliano non può più andare, per un diktat dall'alto...
La Chiesa è chiusa, e la Messa non viene più officiata, neanche per Santa Cristina: in effetti, trattandosi della Curia senese, il dire Messa non è certo cosa prioritaria, come ben si sa; ciò che conta, infatti, è ben altro. Mentre l'eretico si aggirava con fare circospetto in loco, gli è venuta incontro una giovane coppia che vive proprio a fianco della Chiesa abbandonata.
Non ci vuole molto a farsi dire che la Curia li ha SFRATTATI (dicasi sfrattati), con scadenza ultimativa fissata a marzo 2012, quindi possono giusto mangiare il panettone e poco più. La Curia rivuole l'immobile, punto e basta. Ci farà un agriturismo, vista la beltade del posto (attaccato alla Chiesa, tira anche di più, no?). Lo lascerà a se stesso, magari sperando di venderlo a qualche imprenditore danaroso alla Caovilla? Chi vivrà, vedrà. L'unico punto fermo è che i due giovani (nati e cresciuti lì, con la di lei madre ex perpetua di un parroco pregresso) si devono levare da tre passi, e senza che nessuno gli abbia mai spiegato il perchè, o che sia venuto personalmente a dirglielo. La Curia di Siena fa tutto per lettera: stile formale, senza tanti patemi d'animo. Questo è l'Acampa's style.
Acampa Giuseppe - in un memorabile intervento sul Corrsiena del lontano 9 luglio 2008 - ebbe a scrivere, in piccata risposta alle critiche che gli avevo rivolto qualche giorno prima:
"Sei davvero sicuro che la mia vita sia fatta soprattutto di happy hour? Hai provato a parlare con le coppie che ho preparato al matrimonio (ebbene sì, ed anche con quelle che non lo hanno voluto a celebrare il proprio, Ndr), i genitori dei bambini che ho battezzato, i parrocchiani di Colle che in questi ultimi anni ho seguito (fatto, fatto: ad majora, Ndr), i preti e le persone che ho aiutato?".
La giovane coppia di Lilliano, con tutta evidenza, non rientra in questa variegata categoria...
Ps Sono passati quasi 15 giorni dal 19 ottobre, ed il Giudice Monica Gaggelli NON HA ANCORA DEPOSITATO LA SENTENZA DELL'ASSOLUZIONE DI ACAMPA, nonostante i termini di legge siano scaduti. Aspettiamo e speriamo...
L'altro giorno l'eretico, vista la gradevolissioma giornata autunnale, era a farsi una salubre e corroborante passeggiata in quel di Lilliano, incantevole luogo tra Castellina Scalo e Castellina in Chianti, nel cuore del Gallo nero. Un paesino minuscolo, in cui, però, fino ai primi anni settanta esisteva addirittura una piccola scuola elementare (oggi a rischio crollo, essendo abbandonata da circa 40 anni).
Proprio davanti a questa scuolina cadente, c'è una Chiesa, Santa Cristina. Fino a un annetto or sono, tutte le domeniche ci andava a dire Messa don Luca Galligani, stimato prete, allora dell'Alberino. Ora don Galligani a Lilliano non può più andare, per un diktat dall'alto...
La Chiesa è chiusa, e la Messa non viene più officiata, neanche per Santa Cristina: in effetti, trattandosi della Curia senese, il dire Messa non è certo cosa prioritaria, come ben si sa; ciò che conta, infatti, è ben altro. Mentre l'eretico si aggirava con fare circospetto in loco, gli è venuta incontro una giovane coppia che vive proprio a fianco della Chiesa abbandonata.
Non ci vuole molto a farsi dire che la Curia li ha SFRATTATI (dicasi sfrattati), con scadenza ultimativa fissata a marzo 2012, quindi possono giusto mangiare il panettone e poco più. La Curia rivuole l'immobile, punto e basta. Ci farà un agriturismo, vista la beltade del posto (attaccato alla Chiesa, tira anche di più, no?). Lo lascerà a se stesso, magari sperando di venderlo a qualche imprenditore danaroso alla Caovilla? Chi vivrà, vedrà. L'unico punto fermo è che i due giovani (nati e cresciuti lì, con la di lei madre ex perpetua di un parroco pregresso) si devono levare da tre passi, e senza che nessuno gli abbia mai spiegato il perchè, o che sia venuto personalmente a dirglielo. La Curia di Siena fa tutto per lettera: stile formale, senza tanti patemi d'animo. Questo è l'Acampa's style.
Acampa Giuseppe - in un memorabile intervento sul Corrsiena del lontano 9 luglio 2008 - ebbe a scrivere, in piccata risposta alle critiche che gli avevo rivolto qualche giorno prima:
"Sei davvero sicuro che la mia vita sia fatta soprattutto di happy hour? Hai provato a parlare con le coppie che ho preparato al matrimonio (ebbene sì, ed anche con quelle che non lo hanno voluto a celebrare il proprio, Ndr), i genitori dei bambini che ho battezzato, i parrocchiani di Colle che in questi ultimi anni ho seguito (fatto, fatto: ad majora, Ndr), i preti e le persone che ho aiutato?".
La giovane coppia di Lilliano, con tutta evidenza, non rientra in questa variegata categoria...
Ps Sono passati quasi 15 giorni dal 19 ottobre, ed il Giudice Monica Gaggelli NON HA ANCORA DEPOSITATO LA SENTENZA DELL'ASSOLUZIONE DI ACAMPA, nonostante i termini di legge siano scaduti. Aspettiamo e speriamo...
martedì 1 novembre 2011
Classifica del Foloso sanese: Acetello primissimo!
Secondo aggiornamento del Premio più ambito fra la Siena vincente: il Foloso sanese 2011.
Aggiornamento alle 22,45 del 1 novembre: primissimo, Antonio Degortes detto Acetello, con ben 9 voti; un tris d'eccezione lo tallona a quota 6: l'ex primo Luca Guideri (Consigliere comunale in quota Pd, ascendente Tartuca); monsignor Acampa Giuseppe, forse favorito dalla festività religiosa odierna (entra in classifica anche l'Arcivescovo, ma con una sola, striminzita segnalazione); l'altro terzo è Mauro Rosati, l'ideologo del ricciarello, lanciato, anzi lanciatissimo dalla sua illuminata presenza al Big bang di Matteo Renzi.
Nelle retrovie, ma ben messi, stabili Luca Anselmi della Eacos (quota 4), Beppino Mussari (4), nonchè Pierluigi Piccini, anch'egli a quota 4. Sempre a quota 4, anche un astro nascente della politica senesota, il riccioluto Assessore Alessandro Cannamela.
Un complimento ai votanti, che mi pare abbiano ben capito come votare.
Solo un rimbrottino al votante "D. dall'Acquacalda": il Castellani scudiero del Ceccuzzi, non è in Consiglio comunale, quindi non l'ho potuto inserire, con questa motivazione: pregasi riformulare il tutto; in secondo luogo, chi è questa Fatima, votata da un lettore? Forse un'idea l'eretico ce l'ha, ma va comunque espressa la MOTIVAZIONE!
Ciò detto, la votazione continua: dateci sotto, votando qui sotto!!
Ps Ringrazio di cuore un lettore che ha votato per me, ma sto scrivendo tutt'altro rispetto a "Uccelli di rogo". Devo ammettere, però, che il titolo sarebbe quantomai stimolante...
Aggiornamento alle 22,45 del 1 novembre: primissimo, Antonio Degortes detto Acetello, con ben 9 voti; un tris d'eccezione lo tallona a quota 6: l'ex primo Luca Guideri (Consigliere comunale in quota Pd, ascendente Tartuca); monsignor Acampa Giuseppe, forse favorito dalla festività religiosa odierna (entra in classifica anche l'Arcivescovo, ma con una sola, striminzita segnalazione); l'altro terzo è Mauro Rosati, l'ideologo del ricciarello, lanciato, anzi lanciatissimo dalla sua illuminata presenza al Big bang di Matteo Renzi.
Nelle retrovie, ma ben messi, stabili Luca Anselmi della Eacos (quota 4), Beppino Mussari (4), nonchè Pierluigi Piccini, anch'egli a quota 4. Sempre a quota 4, anche un astro nascente della politica senesota, il riccioluto Assessore Alessandro Cannamela.
Un complimento ai votanti, che mi pare abbiano ben capito come votare.
Solo un rimbrottino al votante "D. dall'Acquacalda": il Castellani scudiero del Ceccuzzi, non è in Consiglio comunale, quindi non l'ho potuto inserire, con questa motivazione: pregasi riformulare il tutto; in secondo luogo, chi è questa Fatima, votata da un lettore? Forse un'idea l'eretico ce l'ha, ma va comunque espressa la MOTIVAZIONE!
Ciò detto, la votazione continua: dateci sotto, votando qui sotto!!
Ps Ringrazio di cuore un lettore che ha votato per me, ma sto scrivendo tutt'altro rispetto a "Uccelli di rogo". Devo ammettere, però, che il titolo sarebbe quantomai stimolante...
Viaggio in Italia: il Museo Napoleonico romano
Non è certo uno dei musei più noti della Capitale, su questo nessun dubbio; forse proprio per questo, però, merita di essere segnalato al turista e, soprattutto, all'esperto di cose napoleoniche. Posto fra Piazza Navona ed il "Palazzaccio" della Cassazione (per arrivare al quale, però, bisogna attraversare il Tevere), per la precisione in Piazza di ponte Umberto I, aperto tutti i giorni tranne il lunedì e prezzato (per i non romani) a 7 euro, è un museo che, intanto, non parla solo di Napoleone, ma anche di Napoleone III. E mostra piuttosto una dimensione intima, privata, comunque familiare dei Bonaparte, che prettamente bellica come magari ci si potrebbe attendere.
Nel 1927 Giuseppe Primoli, figlio del conte Pietro Primoli e della principessa Carlotta Bonaparte, fece dono alla Capitale di tutta la sua raccolta di materiale napoleonico (cimeli, opere d'arte, incisioni et alia): grazie a questa illuminata decisione di socializzare questo retaggio napoleonico, esiste oggi un Museo napoleonico a Roma, città nella quale Napoleone Bonaparte non mise mai piede, nella sua intensissima vita conclusasi nell'esilio di Sant'Elena (e nemmeno il figlio di Napoleone Francesco Giuseppe - pur nominato "Re di Roma" - fece in tempo a metterci piede, per ironia della Storia).
Chi ami la ritrattistica familiare ottocentesca, le ceramiche più rinomate, i divani più lussureggianti, i busti più agiografici, non resterà certo deluso; chi viceversa, da un Museo Napoleonico, si aspetti plastici di battaglie o materiale bellico in quanto tale, resterà piuttosto deluso.
Salvo, però, una sala, di straordinario interesse storiografico (anche di storia prettamente militare): le litografie che mostrano - con uno straordinario realismo quasi fotografico - la "liberazione" di Roma ad opera dell'esercito francese nel 1849, al termine della esperienza della Repubblica romana del triumvirato Mazzini-Armellini-Saffi, con le durissime fasi dei combattimenti fra i garibaldini ed i francesi (senza omettere assalti all'arma bianca dei volontari italiani); e con una litografia storicamente di enorme importanza, raffigurante Pio IX - dai francesi riportato sul trono - benedicente la Grande Armèe, in una marziale Piazza San Pietro: dietro all'esercito francese in alta tenuta, solo qualche popolano romano, non più di una dozzina di persone.
Un Papa rimesso sul trono dalla stessa Nazione, che al tempo di Napoleone Bonaparte, una cinquantina d'anni prima, ai Papi (Pio VI e Pio VII, in particolare) aveva riservato tutt'altro atteggiamento (come si vede in un'apposita stanzetta, di passaggio, del Museo).
I francesi che forgiano il primo esperimento di Repubblica romana (1797), i francesi - leggasi Napoleone, appunto - che fanno arrestare un Papa-Re (cosa mai accaduta prima, nella Storia degli ultimi secoli, neanche sotto Hitler!), i francesi che intervengono manu militari per riportare al potere Pio IX (così come interverranno di nuovo per impedire che Roma diventi italiana): certo, la Storia è contorta assai, ed i rapporti fra l'Italia (e la pre-Italia) e i cugini d'oltralpe ne sono una drammatica testimonianza...
Ps Cosa imperdibile, alla fine della visita: una raccolta (parziale) dei libri che Napoleone si era portato nell'esilio di Sant'Elena (di cui si vede solo la costola, purtroppo): fra gli altri, le biografie di Plutarco, quella di Mazzarino, libri sull'Impero romano, ed un dizionario di italiano.
Queste sono le letture che lo hanno accompagnato verso la morte, negli anni in cui viveva con loro, e con il suo "cumulo di memorie"....
Nel 1927 Giuseppe Primoli, figlio del conte Pietro Primoli e della principessa Carlotta Bonaparte, fece dono alla Capitale di tutta la sua raccolta di materiale napoleonico (cimeli, opere d'arte, incisioni et alia): grazie a questa illuminata decisione di socializzare questo retaggio napoleonico, esiste oggi un Museo napoleonico a Roma, città nella quale Napoleone Bonaparte non mise mai piede, nella sua intensissima vita conclusasi nell'esilio di Sant'Elena (e nemmeno il figlio di Napoleone Francesco Giuseppe - pur nominato "Re di Roma" - fece in tempo a metterci piede, per ironia della Storia).
Chi ami la ritrattistica familiare ottocentesca, le ceramiche più rinomate, i divani più lussureggianti, i busti più agiografici, non resterà certo deluso; chi viceversa, da un Museo Napoleonico, si aspetti plastici di battaglie o materiale bellico in quanto tale, resterà piuttosto deluso.
Salvo, però, una sala, di straordinario interesse storiografico (anche di storia prettamente militare): le litografie che mostrano - con uno straordinario realismo quasi fotografico - la "liberazione" di Roma ad opera dell'esercito francese nel 1849, al termine della esperienza della Repubblica romana del triumvirato Mazzini-Armellini-Saffi, con le durissime fasi dei combattimenti fra i garibaldini ed i francesi (senza omettere assalti all'arma bianca dei volontari italiani); e con una litografia storicamente di enorme importanza, raffigurante Pio IX - dai francesi riportato sul trono - benedicente la Grande Armèe, in una marziale Piazza San Pietro: dietro all'esercito francese in alta tenuta, solo qualche popolano romano, non più di una dozzina di persone.
Un Papa rimesso sul trono dalla stessa Nazione, che al tempo di Napoleone Bonaparte, una cinquantina d'anni prima, ai Papi (Pio VI e Pio VII, in particolare) aveva riservato tutt'altro atteggiamento (come si vede in un'apposita stanzetta, di passaggio, del Museo).
I francesi che forgiano il primo esperimento di Repubblica romana (1797), i francesi - leggasi Napoleone, appunto - che fanno arrestare un Papa-Re (cosa mai accaduta prima, nella Storia degli ultimi secoli, neanche sotto Hitler!), i francesi che intervengono manu militari per riportare al potere Pio IX (così come interverranno di nuovo per impedire che Roma diventi italiana): certo, la Storia è contorta assai, ed i rapporti fra l'Italia (e la pre-Italia) e i cugini d'oltralpe ne sono una drammatica testimonianza...
Ps Cosa imperdibile, alla fine della visita: una raccolta (parziale) dei libri che Napoleone si era portato nell'esilio di Sant'Elena (di cui si vede solo la costola, purtroppo): fra gli altri, le biografie di Plutarco, quella di Mazzarino, libri sull'Impero romano, ed un dizionario di italiano.
Queste sono le letture che lo hanno accompagnato verso la morte, negli anni in cui viveva con loro, e con il suo "cumulo di memorie"....
Caltagirone condannato: come nascondere la notizia...
Nessuno aveva particolari dubbi al riguardo, ma fare una rassegna stampa (parziale, ma altamente significativa) della stampa nazionale e locale può essere un utile esercizio per rendersi conto di persona del marchettismo giornalistico imperante.
Il quotidiano più imbarazzato, ovviamente, è Il Messaggero di Roma, di cui il Calta è dominus: nessun richiamo in prima pagina, bisogna arrivare a pagina 13, munirsi di una lente d'antan tipo Sherlock Holmes, bypassare titoli ed occhiello (lì, di Caltagirone neanche l'ombra), poi, verso il fondo, insieme agli altri, come fosse un immobiliarista burino qualunque, lo si può trovare citato...
Ancora più penosa, però, la situazione della Nazione nazionale (con Il Giorno ed il Resto del carlino, dunque): c'è un certo spazio alla notizia delle condanne per l'affaire Bnl-Unipol dell'estate 2005, ma le foto sono per Consorte (addirittura due, poverino) e per Fazio. Del Calta, nessuna foto, e neanche il nome per esteso (così, visto che i Caltagirone sono una miriade, magari si fa confusione con uno degli altri della sterminata famiglia di imprenditori illuminati). E qui, davvero, si pone il problema più drammatico: perchè la Monti Riffeser - fino a prova contraria, concorrente del Calta a livello editoriale - adotta questa strategia del bassissimo profilo, invece di gioire per la disgrazia del concorrente? Non dovrebbe semmai essere il contrario? Che occulti Il Messaggero è financo comprensibile (benchè triste), ma che lo faccia quella di Bagnaia...ah già, ma dove organizzò il banchettone per la figlia Azzurra ed il generone Pierferdinando, nell'ottobre 2007, il Calta? A Bagnaia, no? Elementare, Watson! Quando si parla di capitalismo relazionale, in Italia ci si azzecca sempre (e non si fa neanche peccato, in questo caso...).
Quanto alla stampa locale, ovviamente il Calta non lo conosce nessuno: Francesco Gaetano Caltagirone? Chi era costui? Vicepresidente del Monte dei Paschi? Secondo sponsor della Mens sana con Leggo (che a Siena manco arriva)? Principale azionista privato della Banca con quasi il 5% della stessa?
Invece del "dolcetto-scherzetto", ai "giornalisti" senesi si può applicare il "condannina-prosciuttino"? Intendendo per prosciutto (o prosciuttino), quello da mettere davanti agli occhi, ancora una volta...
lunedì 31 ottobre 2011
Clamorosa condanna all'effettivo padrone del Monte: il cielo è sempre più blu...
Ultima giornata di un ottobre che tutti i segreti (di Pulcinella) porta via. Soprattutto in questa seconda parte del mese, molti nodi - che l'eretico ha denunciato da anni, da solo o quasi - sono venuti al pettine: i rapporti ambigui (caviamocela così) fra Mussari e Verdini, i soldi dati inopinatamente al di lui amico Fusi dal Monte (ed il Denis nazionale continuava a battere cassa, come visto).
Oggi, 31 ottobre, arriva la pesantissima condanna per Francesco Gaetano Caltagirone (per la fallita scalata a Bnl): principale azionista privato del Monte, nonchè vicepresidente dello stesso! Per i famosi requisiti di onorabilità, l'ingegnere dovrebbe levarsi da tre passi: ma non cambierà molto, vista la sudditanza mussariana verso quello che molti considerano il Re di Roma, e che è senz'altro uno degli imprenditori più solvibili e quindi più potenti d'Italia.
In tanti, a Siena, dovrebbero vergognarsi del proprio comportamento, del servile ossequio mostrato sistematicamente verso il pregiudicato.
Se Antonveneta è stata comprata - sancendo l'inizio della fine - è perchè il Calta lo voleva: aveva appena acquisito la maggioranza del quotidiano Il Gazzettino, il quotidiano locale più diffuso del Nord Est, ed aveva svariati altri affari in loco. Voleva sbarcare in quella zona così produttiva d'Italia (dopo che era stata povera, per non dire miserabile, fino a pochi decenni or sono): e così, puntualmente, è stato.
Anche la figlia davanti al Buon Governo lorenzettiano, gli hanno fatto sposare. Ne La Casta di Siena mi chiedevo: e se un giorno lo sposo (che ha avuto il merito di portare in Parlamento galantuomini come il carcerato, per mafia, Totò Cuffaro, o il Ministro Romano, che non è in galera perchè salvato dal Parlamento), oppure il suocero dovessero essere mai condannati? Oggi è toccato al suocero, domani chissà...
L'eretico c'era, quel sabato dell'ottobre del 2007, ad una manciata di giorni dall'incredibile acquisto di Antonveneta. Era fuori, ovviamente, non certo fra gli invitati.
Non era dunque presente quando il paonazzo del Nicchio, allora Sindaco, officiò il matrimonio, in un luogo che non era mai stato concesso prima ad alcuno, dal Trecento al 2007. Shame on you, Maurizio Cenni, peggior Sindaco dal dopoguerra: shame on you.
Una pagina nera, nerissima del decennio appena trascorso (simbolicamente, forse la più vergognosa).
Magari, almeno, il servilismo verso il potente romano fosse servito alla collettività senese: io non glielo perdonerei lo stesso, ma almeno ci si potrebbe sorridere su.
La Banca Mps ha un Presidente avvisato di garanzia, ed un vicepresidente condannato a 3 anni e 6 mesi: che dire?
Mai dovessero separarsi Pierferdinando ed Azzurra Caltagirone, potrebbero ricorrere alla Sacra Rota (per lui, sarebbe un bis...): per l'occasione - per dare ancora un tocco di senesità al tutto, visto il precedente - come giudice rotale si potrebbe arruolare monsignor Acampa Giuseppe...
Raffaele Ascheri
Consiglio comunale di Siena? Chiuso per ferie...
Quando si dice che i bloggers alimentano l'antipolitica, bisognerebbe mettersi d'accordo, una volta per tutte: cosa si intende per "buona politica"? Quella della maggioranza senesota, per esempio?
Facciamo dunque un esempio (dopo averne fatti decine di altri in passato...) di "buona politica" senesota.
Martedì 8 novembre 2011 (san Goffredo), ci doveva essere il Consiglio comunale, a Siena; il Sindaco Ceccuzzi, però, ha disposto altrimenti: rinvio al 29 novembre, sempre di martedì (san Saturnino, per la precisione liturgica). La motivazione è che, in pratica, non ci sarebbe stato molto di cui parlare...
Nell'ultimo Consiglio comunale, in effetti, si era parlato di pura fuffa (sulle festività soppresse ma poi riammesse, per esempio, come scritto dall'eretico); in questo caso, si taglia la testa al toro, e si rinvia di 21 giorni. Così si può andare a fare una bella girata d'autunno in qualche beauty farm supertrendy, o cosette simili.
D'altra parte, non si tratta altro che dell'ennesima conferma del fatto che il Consiglio è un organo di fatto largamente svuotato, esautorato di poteri; certo è che però questo atto di arroganza da parte di chi ha deciso il tutto (lo Spirito Santo) è davvero plateale, per la mancanza di rispetto verso i cittadini (paganti). Visto che, forse, qualche problemino questa città ce l'avrebbe, no?
Ad ogni buon conto, il buon Franchino un pochino dovrà pur riposarsi, che diamine: appena consegnato ai media il libro d'oro delle sue realizzazioni di inizio mandato (memorabile la voce sulle ludoteche: "riaprono il 15 settembre"; bisogna applaudire, forse?), il torraiolo prestato alla politica deve ossigenarsi un pochino. Questa storia della tassa di soggiorno sui turisti, poi, con le relative polemiche e gli strascichi incazzosi degli albergatori, lo ha innervosito, e si sa quanto sia permaloso e refrattario alle critiche.
In più, gli è toccato anche, ieri mattina, fare da Sindaco sposante della coppia Enrico Rossi-Laura Benedetto (di cui tanto si è occupato e si occuperà questo blog), per cui il riposo è davvero ipermeritato...
Non lo stanchiamo troppo, questo Sindachino, mi raccomando: e teniamocelo, soprattutto, ben stretto, Franchino...
Facciamo dunque un esempio (dopo averne fatti decine di altri in passato...) di "buona politica" senesota.
Martedì 8 novembre 2011 (san Goffredo), ci doveva essere il Consiglio comunale, a Siena; il Sindaco Ceccuzzi, però, ha disposto altrimenti: rinvio al 29 novembre, sempre di martedì (san Saturnino, per la precisione liturgica). La motivazione è che, in pratica, non ci sarebbe stato molto di cui parlare...
Nell'ultimo Consiglio comunale, in effetti, si era parlato di pura fuffa (sulle festività soppresse ma poi riammesse, per esempio, come scritto dall'eretico); in questo caso, si taglia la testa al toro, e si rinvia di 21 giorni. Così si può andare a fare una bella girata d'autunno in qualche beauty farm supertrendy, o cosette simili.
D'altra parte, non si tratta altro che dell'ennesima conferma del fatto che il Consiglio è un organo di fatto largamente svuotato, esautorato di poteri; certo è che però questo atto di arroganza da parte di chi ha deciso il tutto (lo Spirito Santo) è davvero plateale, per la mancanza di rispetto verso i cittadini (paganti). Visto che, forse, qualche problemino questa città ce l'avrebbe, no?
Ad ogni buon conto, il buon Franchino un pochino dovrà pur riposarsi, che diamine: appena consegnato ai media il libro d'oro delle sue realizzazioni di inizio mandato (memorabile la voce sulle ludoteche: "riaprono il 15 settembre"; bisogna applaudire, forse?), il torraiolo prestato alla politica deve ossigenarsi un pochino. Questa storia della tassa di soggiorno sui turisti, poi, con le relative polemiche e gli strascichi incazzosi degli albergatori, lo ha innervosito, e si sa quanto sia permaloso e refrattario alle critiche.
In più, gli è toccato anche, ieri mattina, fare da Sindaco sposante della coppia Enrico Rossi-Laura Benedetto (di cui tanto si è occupato e si occuperà questo blog), per cui il riposo è davvero ipermeritato...
Non lo stanchiamo troppo, questo Sindachino, mi raccomando: e teniamocelo, soprattutto, ben stretto, Franchino...
domenica 30 ottobre 2011
Viaggio in Italia: Roma (e Ferrara, ma Giuliano...)
Roma Caput mundi, si diceva una volta. Questo ottobre, però, è stato un ottobre nero per la Capitale (la violenza del 15 ottobre, la semialluvione del giovedì successivo, il Sindaco Alemanno nella bufera mediatica, soprattutto con Repubblica...).
L'eretico è stato - per vari motivi - un paio di giorni a Roma, in settimana: nonostante i vari impegni, ce l'ha fatta a farsi le sue belle giratine nel cuore della città. Camminando - perchè a Roma, se si vuole vedere, bisogna camminare, e tanto -, in metropolitana, in pullman (andata e ritorno).
Passano gli anni, si avvicendano Sindaci di una parte e dell'altra, ma la città, ormai, pare essersi congelata, ibernata nei suoi problemi, ormai cronici, forse irredimibili: la manutenzione pietosa delle strade (tombini, ma non solo quelli), traffico da metropoli incarognita ed anarcoide, i gabbiani che volano sinistramente nell'aria (meglio di certi avvoltoi che passano rasoterra, comunque...), quei buffoni vestiti da pseudoromani antichi davanti al Colosseo ed al Pantheon (farli smettere? Qual è il sindacato dei centurioni anacronistici?). Perfino le mignotte sulla Salaria, sono rimaste, forse appena diminuite di numero. Attraversando la Salaria verso le 20 e trenta dello scorso martedì - insieme appunto alla festosa teoria di giovani pronte "per cene eleganti", come bisogna dire adesso - il pullman della Sena ha superato una macchina, in cui il guidatore con la destra teneva il volante, e con la sinistra teneva "fermo" il materasso (!) che aveva sistemato, in qualche modo, sul tetto dell'autovettura. Non oso pensare dove sarà andato a finire quel materasso: speriamo almeno non per strada...
La bellezza immortale della città e dei suoi monumenti, dunque, sopravvive ai suoi stessi abitanti e, soprattutto, ai suoi amministratori: e poi auto blu, lampeggianti a destra e manca, clientes di ogni rango davanti ai tanti palazzi del potere; e preti e pretini, suore e suorine, a farci ricordare le responsabilità storiche del Cupolone nel lassismo italiota, ed in quello romano in particolare. In fin dei conti, fino a 130 anni fa, questi c'avevano ancora il Papa Re, a disporre di loro, per la vita e per la morte. E un Lutero o un Calvino, qui, non hanno potuto lasciare traccia alcuna...
Poi, certo, uno arriva per esempio in Piazza Farnese, con nugoli di rondini che fanno bella mostra di sè in cielo, e tutto si rasserena, come d'improvviso; il tempo di mettersi a bere un tè in un bar, ed ecco che arriva - puntualissimo, alle 17 in punto - Giulianone Ferrara per fare il suo show anti-Sarkozy (immagino la paura, il terrore del neopadre...). Inizia una cosa che - con un inglesismo di certo aborrito dai francesi, tiè! - si chiama "laugh-in": una "divertente" presa di posizione contro il "bullismo" di Sarkozy, dopo la sarcastica risatina del Presidente francese, con la Merkel, di due giorni prima. Di una cosa va dato atto a Giulianone Ferrara: uomo di televisione e di carta stampata, è uno che sa andare in piazza, e reggere la prova della stessa, con non poche trovate azzeccate (irresistibile il ballo con la Santanchè, transitata sui sanpietrini con tacco 12...). Non tutti i politici di oggi lo saprebbero fare...
Di fianco all'ambasciata della Francia (sita nello straordinario Palazzo Farnese, da cui quasi nessuno si affaccia...), inizia dunque lo show: il palco, un camioncino, con 5 bandiere francesi a mo' di captatio benevolentiae; a fare da scenografia, una foto di Sarkozy ed una del grande comico degli anni sessanta e settanta Luis de Fùnes, vestito da gendarme. Quello che ha detto Ferrara, l'avrete sentito o letto in settimana ("avete 200 miliardi di titoli greci in cassaforte e fate ironia su di noi?", uno dei punti qualificanti); ma nessuno può sapere cosa abbia detto - anzi urlato a squarciagola, entrando dritto dentro i miei poveri timpani, all'improvviso - un quarantenne che mi era accanto, in un momento in cui la polemica di Ferrara contro il bullismo del Presidente, era vagamente scivolata sulla contrapposizione italo-francese tout court:
" E ora aridatece la Giocondaaa!!".
L'eretico è stato - per vari motivi - un paio di giorni a Roma, in settimana: nonostante i vari impegni, ce l'ha fatta a farsi le sue belle giratine nel cuore della città. Camminando - perchè a Roma, se si vuole vedere, bisogna camminare, e tanto -, in metropolitana, in pullman (andata e ritorno).
Passano gli anni, si avvicendano Sindaci di una parte e dell'altra, ma la città, ormai, pare essersi congelata, ibernata nei suoi problemi, ormai cronici, forse irredimibili: la manutenzione pietosa delle strade (tombini, ma non solo quelli), traffico da metropoli incarognita ed anarcoide, i gabbiani che volano sinistramente nell'aria (meglio di certi avvoltoi che passano rasoterra, comunque...), quei buffoni vestiti da pseudoromani antichi davanti al Colosseo ed al Pantheon (farli smettere? Qual è il sindacato dei centurioni anacronistici?). Perfino le mignotte sulla Salaria, sono rimaste, forse appena diminuite di numero. Attraversando la Salaria verso le 20 e trenta dello scorso martedì - insieme appunto alla festosa teoria di giovani pronte "per cene eleganti", come bisogna dire adesso - il pullman della Sena ha superato una macchina, in cui il guidatore con la destra teneva il volante, e con la sinistra teneva "fermo" il materasso (!) che aveva sistemato, in qualche modo, sul tetto dell'autovettura. Non oso pensare dove sarà andato a finire quel materasso: speriamo almeno non per strada...
La bellezza immortale della città e dei suoi monumenti, dunque, sopravvive ai suoi stessi abitanti e, soprattutto, ai suoi amministratori: e poi auto blu, lampeggianti a destra e manca, clientes di ogni rango davanti ai tanti palazzi del potere; e preti e pretini, suore e suorine, a farci ricordare le responsabilità storiche del Cupolone nel lassismo italiota, ed in quello romano in particolare. In fin dei conti, fino a 130 anni fa, questi c'avevano ancora il Papa Re, a disporre di loro, per la vita e per la morte. E un Lutero o un Calvino, qui, non hanno potuto lasciare traccia alcuna...
Poi, certo, uno arriva per esempio in Piazza Farnese, con nugoli di rondini che fanno bella mostra di sè in cielo, e tutto si rasserena, come d'improvviso; il tempo di mettersi a bere un tè in un bar, ed ecco che arriva - puntualissimo, alle 17 in punto - Giulianone Ferrara per fare il suo show anti-Sarkozy (immagino la paura, il terrore del neopadre...). Inizia una cosa che - con un inglesismo di certo aborrito dai francesi, tiè! - si chiama "laugh-in": una "divertente" presa di posizione contro il "bullismo" di Sarkozy, dopo la sarcastica risatina del Presidente francese, con la Merkel, di due giorni prima. Di una cosa va dato atto a Giulianone Ferrara: uomo di televisione e di carta stampata, è uno che sa andare in piazza, e reggere la prova della stessa, con non poche trovate azzeccate (irresistibile il ballo con la Santanchè, transitata sui sanpietrini con tacco 12...). Non tutti i politici di oggi lo saprebbero fare...
Di fianco all'ambasciata della Francia (sita nello straordinario Palazzo Farnese, da cui quasi nessuno si affaccia...), inizia dunque lo show: il palco, un camioncino, con 5 bandiere francesi a mo' di captatio benevolentiae; a fare da scenografia, una foto di Sarkozy ed una del grande comico degli anni sessanta e settanta Luis de Fùnes, vestito da gendarme. Quello che ha detto Ferrara, l'avrete sentito o letto in settimana ("avete 200 miliardi di titoli greci in cassaforte e fate ironia su di noi?", uno dei punti qualificanti); ma nessuno può sapere cosa abbia detto - anzi urlato a squarciagola, entrando dritto dentro i miei poveri timpani, all'improvviso - un quarantenne che mi era accanto, in un momento in cui la polemica di Ferrara contro il bullismo del Presidente, era vagamente scivolata sulla contrapposizione italo-francese tout court:
" E ora aridatece la Giocondaaa!!".
sabato 29 ottobre 2011
L'eretico a Città della Pieve a sdottorare di giornalismo...
L'eretico scrive questo pezzo di ritorno da una bella scampagnata a Città della Pieve, dove deve ammettere - con una punta di sana vergogna - di non essere mai stato prima: cittadina deliziosa, ben tenuta, solicino spuntato fuori dalla nebbia presente fino a mattinata inoltrata, dopo la conferenza mangiata di brace offerta dall'organizzatore dell'evento (quando mangio la brace senza pagare, mi sento come un noto Arcivescovo dell'Italia centrale, giustappunto di origine umbra...).
Nella città natale del Perugino, nel Palazzo che fu fatto edificare da Ascanio della Corgna (maestro di campo a Lepanto il 7 ottobre 1571, se vi sembra poco), si è svolto un interessantissimo dibattito su "La politica, gli affari e l'informazione, rapporto difficile, conflitto perenne". Il tutto, organizzato lodevolmente da Marco Lorenzoni che - con il suo quindicinale Primapagina di Chiusi - cerca, spesso con successo, di fare giornalismo di inchiesta e di denuncia in quelle terre toscane per gli umbri, umbre per i toscani.
Dovendo parlare di giornalismo di inchiesta, ovviamente non c'era nessuno nè del Corriere di Siena, nè della Nazione Siena (la Valdesi ci sarebbe stata benone, no?); lodevole presenza, a seguire i lavori, della pattuglia del Cittadino on line, con il grande Augusto Mattioli più spettinato del solito (il che è tutto dire...).
A relazionare - introdotti appunto da Marco Lorenzoni - il Sindaco di Città della Pieve Riccardo Manganello, quello di Chiusi Stefano Scaramelli, il docente universitario e saggista umbro Renato Covino, il giornalista Claudio Lattanzi che ha parlato del suo libro "La mafia in Umbria" (appena letto, ne scriverò), l'eurodeputata Pd Silvia Costa (una evergreen che molti ricorderanno anche per la sua beltade), e l'eretico. Tanto per iniziare, non poteva non stupire questo: tre giornalisti-scrittori-saggisti hanno parlato a fianco di tre politici (due Sindaci ed un eurodeputato). A Siena, dove il Sindaco si chiama Franco Ceccuzzi, questo è sic et simpliciter impossibile. Si dirà: eh, ma tanto loro non erano tirati in ballo, quindi compito facile! Balle spaziali: il chiusino Scaramelli, nella recente campagna elettorale, era stato attaccato con forza dalla redazione di Primapagina. Eppure lui c'era, stamattina, ad interloquire. Che siano un pochino meno permalosi e viziatelli, dalle parti della Toscana che si fa Umbria? E quando il giornalista Lattanzi sciorinava i dati inquietanti della penetrazione della 'ndrangheta e dei casalesi in terra d'Umbria, non era in qualche modo tirato potenzialmente in ballo anche il Sindaco pievese? Il quale non è scappato via come avrebbe fatto qualcun altro, nè si è portato dietro - pur giocando in casa - una pletora di scherani, per farsi forza, poverino. Nè tantomeno ha preteso un giornalista scodinzolante, per farsi intervistare.
Su quello che è stato detto, non mi dilungo: e per mancanza di spazio, e perchè non sono certo cose nuove (almeno quelle su Siena), per i lettori assidui del blog o dei miei libri.
Verso la fine, si è alzata una giovane ragazza dalla faccia acqua e sapone, giornalista free-lance, preoccupata del suo futuro lavorativo: mi ha chiesto come fare a conciliare giornalismo d'inchiesta e reddito. La risposta non poteva che essere questa: cara ragazza desiderosa di un giornalismo migliore, o sei ricca di famiglia, ovvero devi avere un lavoro, una professione altra, non giornalistica, che ti dia reddito. Il giornalismo come secondo lavoro, all'italiana, dunque. Oppure - come avrebbe di certo chiosato Silvione - devi sposare uno ben ricco...
Ps Di ritorno da Città della Pieve, sosta tecnica all'Agip delle Serre di Rapolano, sulla Siena-Bettolle: ove - incredibile dictu - a fare la benzinaia c'è una semisosia di Rosaria Bindi da Sinalunga! Andare per credere...
venerdì 28 ottobre 2011
Il Foloso sanese: classifica (parzialissima) ed istruzioni per l'uso...
L'eretico conosce i suoi polli, e si immaginava un buon successo dell'iniziativa. Non certo così, però! Quio si rischia l'ingolfamento internettiano...
Visto che siamo solo all'inizio (al prencipio, come diciamo noi di campagna), chiariamo un paio di cosette, evidentemente non chiare a tutti, per quanto già scritte ieri: in primis, NON si accetteranno più due nominativi, come accaduto eccezionalmente oggi, nello stesso commento: dalla prossima, il punto lo raccatta il primo nominato, chiunque egli sia; secondo, bisogna MOTIVARE il tutto, in qualche modo: ho accettato un voto al Cannamela (Assessore ad un monte di cose, peraltro quasi tutte inutili), ma mettere che è giraffino (?) e basta, è troppo poco! Urge migliore motivazione...
Detto questo, ribadisco che NON ci devono essere offese o riferimenti ad orientamenti sessuali pro o contro natura (sono dovuto intervenire, censurando, in questi casi, ma è giusto così: non mi fate fare il censore, per favore); mi fa piacere che non ci siano stati commenti particolarmente pesanti: c'è quello iniziale sull'Anselmi che è un pochino border-line, ma tanto l'eretico è già in causa, con lui; vuol dire si metterà tutto nel solito calderone...
Eccoci dunque alla parzialissimissima classifica, dunque, al termine della prima giornata e dei quaranta commenti (la quale classifica verrà aggiornata insindacabilmente quando pare e piace all'eretico: al limite, uno prende il pallottoliere, e si fa i conti da sè): per citare solo i primi, a quota tre (un pochino a sorpresa) l'ex Sindaco Pierluigi Piccini (Ceccuzzi fermo ad uno!), insieme a Beppino Mussari...; secondo posto (a sorpresissima) per Luca Anselmi dell'Eacos, con 4 voti, e - molto meno a sorpresa - per Acetello (Antonio Degortes, che batte di due l'amicone Rosati); palma del primissimo (ma quanto durerà?) per l'esperto di vita senese e Consigliere comunale Pd Luca Guideri, a quota 5.
Cari lettori, si può votare anche a piè di questo articoletto: anzi, forse è meglio. Votate sotto, dunque!
Alla prossima, e buone votazioni. E ricordate: nel segreto dell'urna, Stalin non vi vede, ma la Casta (forse) sì...
Sanità senese: chi firma il Bilancio 2011?
Nonostante impazzi il Foloso sanese, l'eretico non si è certo dimenticato dell'appuntamento del venerdì con la Sanità senesota.
Era già confezionato, fresco fresco, un articolo stimolante su una di quelle carriere al neutrino che andrebbero approfondite da chi di dovere, quando gli è arrivata una interessante sollecitazione a fare presente ai lettori quanto segue, vale a dire la domanda delle cento pistole: chi firmerà il Bilancio di esercizio 2011? Il problema si pone, giacchè fino al 23 settembre scorso, quindi per tre quarti dell'anno, c'è stata la dottoressa Laura Benedetto (fra poco in Rossi, almeno a sentire lei), di cui molto si è scritto; essendo subentrato il dottor Morello (ufficialmente fino a gennaio 2012, poi?), chi lo firmerà, dunque, il suddetto Bilancio di esercizio 2011? La domanda non è peregrina, tantomeno fine a se stessa, ovviamente; anche perchè fosche nubi si addensano - come già detto - su questo Bilancio. E l'eretico, purtroppo, spesso ci dà (ovviamente, augurandosi di padellare, per il tanto invocato Bene comune)...
Pare che il cosiddetto "cerchio magico" (mutuando una terminologia cara alla dinasty bossiana) che si dipana intorno ai fratelli Monaci (più Alberto, che Alfredo, trattandosi di Sanità) si stia muovendo per eliminare - non certo fisicamente, non siamo mica ai livelli della Sanità calabrese o partenopea! - quegli elementi del settore Ragioneria che, grazie alla loro esperienza, potrebbero creare dei problemi, proprio andando a sfruculiare puntigliosamente nei meandri delle voci di Bilancio.
Notizia freschissima di oggi, l'esperto Marcello Toppi - su Decreto del Commissario, dottor Morello - si avvia verso la meritata pensione. Buona pensione, dunque.
E speriamo bene, per questo benedetto Bilancio, siamo positivi. Frase abusata, ma immortale: a pensare male, si fa peccato; ma spesso, ci s'azzecca...
Era già confezionato, fresco fresco, un articolo stimolante su una di quelle carriere al neutrino che andrebbero approfondite da chi di dovere, quando gli è arrivata una interessante sollecitazione a fare presente ai lettori quanto segue, vale a dire la domanda delle cento pistole: chi firmerà il Bilancio di esercizio 2011? Il problema si pone, giacchè fino al 23 settembre scorso, quindi per tre quarti dell'anno, c'è stata la dottoressa Laura Benedetto (fra poco in Rossi, almeno a sentire lei), di cui molto si è scritto; essendo subentrato il dottor Morello (ufficialmente fino a gennaio 2012, poi?), chi lo firmerà, dunque, il suddetto Bilancio di esercizio 2011? La domanda non è peregrina, tantomeno fine a se stessa, ovviamente; anche perchè fosche nubi si addensano - come già detto - su questo Bilancio. E l'eretico, purtroppo, spesso ci dà (ovviamente, augurandosi di padellare, per il tanto invocato Bene comune)...
Pare che il cosiddetto "cerchio magico" (mutuando una terminologia cara alla dinasty bossiana) che si dipana intorno ai fratelli Monaci (più Alberto, che Alfredo, trattandosi di Sanità) si stia muovendo per eliminare - non certo fisicamente, non siamo mica ai livelli della Sanità calabrese o partenopea! - quegli elementi del settore Ragioneria che, grazie alla loro esperienza, potrebbero creare dei problemi, proprio andando a sfruculiare puntigliosamente nei meandri delle voci di Bilancio.
Notizia freschissima di oggi, l'esperto Marcello Toppi - su Decreto del Commissario, dottor Morello - si avvia verso la meritata pensione. Buona pensione, dunque.
E speriamo bene, per questo benedetto Bilancio, siamo positivi. Frase abusata, ma immortale: a pensare male, si fa peccato; ma spesso, ci s'azzecca...
Mussari al telefono con Verdini: Denis "piange" al telefono...
Allorquando i marosi della vita si fanno avanti, bisogna sempre cercare rifugio in un amico vero: questo, in sintesi, avrà pensato Denis Verdini nel gennaio 2010 quando - appunto con i marosi alla gola - non sapendo dove andare a sbattere il cotonato capo da antico regime, vide bene di chiamare l'amico di sempre, Beppino Mussari. Ha fatto proprio bene, l'eretico avrebbe fatto proprio come lui: d'altro canto, chi è che aveva già sganciato 60 milioni di euro, un paio di annetti prima, per la Baldassini Tognozzi Pontello dell'amico verdiniano Fusi, se non il banchiere più fashion d'Europa? In fin dei conti, qui la richiesta era quasi risibile: solo 10 milioncini di euro, per un piccolo mutuo della BTP erogato dalla banca verdiniana...
Tutto ciò lo trovate sul Corrsiena? Nooo; lo trovate sulla Nazione? Noo; lo trovate su Repubblica di oggi, grazie ancora una volta a Franca Selvatici. Una intercettazione illuminante, che vale, da sola, l'acquisto del quotidiano, ove, pure, la ex Banca senese ha i suoi amici: ma fortunatamente qualche voce fuori dal coro esiste ancora."La richiesta non sarà esaudita", conclude la Selvatici. A leggere l'intercettazione, però, il tono fra i due era più che fraterno.
"Carissimo Giuseppe, dammi una mano" (non è Acampa a parlare, è Denis, appunto). e poi: "Ti prego, dammi una mano"; e poi: "Mi devi dare una mano, via, se te la chiedo".
Beppino, con intelligenza, prende tempo, traccheggia, forse per un senso di colpa per ciò che ha già fatto a babbo morto per il Denis nazionale: "Va bene, d'accordo, proviamo" Poi arriva l'inchiesta che travolge Verdini (una delle: quella sulla Scuola carabinieri di Firenze, febbraio 2010), e tutto si abbuia.
Perchè mai non pubblicizzare questa telefonata? Beppino ne esce da signore quale è: cerca di aiutare un amico in grandi ambasce, ma in definitiva fa il bene della Banca (come sempre, d'altra parte) non erogando i danari, in un contesto di grande rischio. Una volta tanto...
Ps L'eretico spera che anche i semiciechi possano alla fine capire come si creano i candidati da opporre al Ceccuzzi della situazione, quando si va a votare: chi sponsorizzò la candidatura Nannini, la scorsa primavera? Denis, il Richelieu di Fivizzano...
Tutto ciò lo trovate sul Corrsiena? Nooo; lo trovate sulla Nazione? Noo; lo trovate su Repubblica di oggi, grazie ancora una volta a Franca Selvatici. Una intercettazione illuminante, che vale, da sola, l'acquisto del quotidiano, ove, pure, la ex Banca senese ha i suoi amici: ma fortunatamente qualche voce fuori dal coro esiste ancora."La richiesta non sarà esaudita", conclude la Selvatici. A leggere l'intercettazione, però, il tono fra i due era più che fraterno.
"Carissimo Giuseppe, dammi una mano" (non è Acampa a parlare, è Denis, appunto). e poi: "Ti prego, dammi una mano"; e poi: "Mi devi dare una mano, via, se te la chiedo".
Beppino, con intelligenza, prende tempo, traccheggia, forse per un senso di colpa per ciò che ha già fatto a babbo morto per il Denis nazionale: "Va bene, d'accordo, proviamo" Poi arriva l'inchiesta che travolge Verdini (una delle: quella sulla Scuola carabinieri di Firenze, febbraio 2010), e tutto si abbuia.
Perchè mai non pubblicizzare questa telefonata? Beppino ne esce da signore quale è: cerca di aiutare un amico in grandi ambasce, ma in definitiva fa il bene della Banca (come sempre, d'altra parte) non erogando i danari, in un contesto di grande rischio. Una volta tanto...
Ps L'eretico spera che anche i semiciechi possano alla fine capire come si creano i candidati da opporre al Ceccuzzi della situazione, quando si va a votare: chi sponsorizzò la candidatura Nannini, la scorsa primavera? Denis, il Richelieu di Fivizzano...
giovedì 27 ottobre 2011
L'eretico assegna l'ambito premio "Foloso sanese": chi vincerà?
Siena, ormai, è terra di premi (tipico delle società decadenti, quello di festeggiare in continuazione): il Frajese (il premio della Casta per antonomasia), il Santa Caterina d'oro (quello ideato da Gilberto Madioni, autoaccreditatosi critico d'arte, in mancanza d'altro), ora il nuovo premio-festival cinematografico del panificatore Sclavi, poi il premio Celli della Corbelli, infine il Mangia (e sicuramente si dimenticherà qualcosa, cosa di cui ci scusiamo...).
Anche l'eretico - per festeggiare il record di lettori raggiunto il 26 ottobre - vuole darsi ai premi. Da subito, inizia la caccia al Foloso sanese (o folosone) 2011: chi è il più foloso dei personaggi senesi, chi è che si è più distinto quanto a folosaggine in questo anno ormai declinante?
L'eretico dice subito che qui non si vince niente, se non la gloria imperitura: volete mettere l'essere esposti al pubblico trionfo, ad perpetuam rei memoriam? Questo vale molto più del quarto d'ora di celebrità cantato da Andy Warhol...
Per chi non lo sapesse, cosa vuol dire foloso? In effetti, il termine non si trova, nel pur monumentale Devoto-Oli, il che è tutto dire; il "foloso", dunque, è una sorta di versione senese del più conosciuto "ganzo", che sul Devoto-Oli in effetti c'è:
"Persona eccezionalmente destra e scaltra".
Ecco, il foloso è sostanzialmente un ganzo, nell'accezione appena riportata (ce ne sono altre due, ma qui non interessano).
Chiunque può partecipare: basta scrivere una indicazione (un nome) all'eretico, anonima o meno; l'unica cosa che si richiede, è di dare (almeno) una motivazione della propria scelta (vagamente plausibile, seppure paradossale). Le offese non verranno pubblicate, come sempre. Chiusura improcrastinabile della raccolta delle preferenze, l'8 dicembre: l'Immacolata, tutte le preferenze porta via!
Buon gioco, allora: e vinca il più foloso...
Ps Per chi voterebbe l'eretico? Beh, non sarebbe certo facile scegliere, in una città piena di folosi e folosoni, però una mezza idea ce l'avrebbe, ma non la comunica, per non influenzare la volontà popolare...
Anche l'eretico - per festeggiare il record di lettori raggiunto il 26 ottobre - vuole darsi ai premi. Da subito, inizia la caccia al Foloso sanese (o folosone) 2011: chi è il più foloso dei personaggi senesi, chi è che si è più distinto quanto a folosaggine in questo anno ormai declinante?
L'eretico dice subito che qui non si vince niente, se non la gloria imperitura: volete mettere l'essere esposti al pubblico trionfo, ad perpetuam rei memoriam? Questo vale molto più del quarto d'ora di celebrità cantato da Andy Warhol...
Per chi non lo sapesse, cosa vuol dire foloso? In effetti, il termine non si trova, nel pur monumentale Devoto-Oli, il che è tutto dire; il "foloso", dunque, è una sorta di versione senese del più conosciuto "ganzo", che sul Devoto-Oli in effetti c'è:
"Persona eccezionalmente destra e scaltra".
Ecco, il foloso è sostanzialmente un ganzo, nell'accezione appena riportata (ce ne sono altre due, ma qui non interessano).
Chiunque può partecipare: basta scrivere una indicazione (un nome) all'eretico, anonima o meno; l'unica cosa che si richiede, è di dare (almeno) una motivazione della propria scelta (vagamente plausibile, seppure paradossale). Le offese non verranno pubblicate, come sempre. Chiusura improcrastinabile della raccolta delle preferenze, l'8 dicembre: l'Immacolata, tutte le preferenze porta via!
Buon gioco, allora: e vinca il più foloso...
Ps Per chi voterebbe l'eretico? Beh, non sarebbe certo facile scegliere, in una città piena di folosi e folosoni, però una mezza idea ce l'avrebbe, ma non la comunica, per non influenzare la volontà popolare...
Messa da requiem per il Monte dei Paschi...
Scrivere sul Monte dei Paschi, in questo periodo, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, ed all'eretico non piace infierire sugli agonizzanti. Rispetto al 17 maggio del 2007 (5 mesi prima del colpo grosso di Antonveneta...), è ormai arrivata la famigerata quota 90: nel senso che la Banca ha perso, da allora, circa il 90% del suo valore (era al suo massimo di 3, 544, si guardi a quanto siamo adesso...).E i famigerati Tremonti bond, quando verranno restituiti? La colpa, ovviamente, è tutta quanta dello scenario internazionale.
Ci sarebbe solo da compatire, senza infierire. Ma siccome la stampa cittadina e - con modalità diverse, e con la sola eccezione de Il Fatto di Travaglio - quella nazionale, foraggiata oltre maniera dalla pubblicità montepaschina, fanno allegramente finta di niente, può forse valere la pena di scrivere qualche righetta aggiuntiva, sul fare della sera (e a borse chiuse)...
Come in guerra (puntualizzo per i castisti ignoranti: la seconda mondiale, non quella punica) gli italiani si tenevano aggiornati seguendo Radio Londra, oggi i senesi che vogliano sapere qualcosa di realmente importante sul Monte, devono leggere la stampa straniera, anglosassone in particolare. In questo caso, il Wall Street Journal: la nuova Radio Londra senese, per capire questo amaro fine di regno mussariano. A questo siamo arrivati. Lo storico che si accingerà, fra qualche anno, a fare la storia di questo periodo mussariano, dovrà eliminare gran parte della stampa nazionale, e la totalità di quella locale, ed imparare bene l'inglese (lingua semignorata - non a caso - dal condottiero della Banca).
Il Wall Street Journal hanno provato a tenerselo buono: più volte il suo direttore è venuto a Bagnaia dalla Monti Riffeser (anche con Mussari presente), ed avrà gustato la beltade della campagna senese. Come abbia potuto comunicare con Beppino, non è dato sapere, ma sono problemi loro. Ieri, però, questo giornaletto ha scritto - fra le altre cose - che la Fondazione ha contattato la Goldman Sachs e la JP Morgan per pietire un prestito, visto l'imminente, nuovo aumento di capitale della Banca, dopo quello del luglio scorso, inopinatamente salutato come definitivo. Urgono 600 milioni di eurini, pare.
Oggi il Fatto - a firma Vittorio Malagutti, pagina 4 - bastona Mussari come Lui non è abituato:
"Bisogna capirlo, Mussari. Dalle sue parti, a Siena, tira una brutta aria.Il Monte trema.Sul mercato è ormai luogo comune che la banca senese, il terzo istituto italiano per dimensioni, sarà presto costretto a battere cassa sul mercato. Servono soldi, spiegano gli analisti, per rafforzare il patrimonio...".
Per intanto, la Banca si è buttata sul mercato, ma quello del basket, assicurando uno dei migliori giocatori europei alla già fortissima e pluriscudettata Mens sana: se cede financo il panem et circenses, viene davvero giù tutto, anche prima del tempo ormai fisiologico...
Per questo cupo momento, dunque, va scelta una musica di sottofondo: l'eretico consiglierebbe una bella Messa da Requiem, così anche l'Arcivescovo sarà contento. Mozart o Salieri? Il risorgimentale Giuseppe Verdi, in onore del Manzoni? Il Pizzetti? Fate voi, a ciascuno la sua scelta...
Ps A New York City, fanno "Occupy Wall Street", e arrivano intellettuali, musicisti, e gente come Paul Krugman (Premio Nobel) si schiera con loro. Qui, non si riesce nemmeno a fare "Occupy Piazza Salimbeni" (o Salimbeni's square): indignados cercansi...
mercoledì 26 ottobre 2011
Finalmente arriva il cinema a Siena! Ci pensa lo Sclavi...
"Una grande città come Siena, culturalmente importante e non a caso candidata al ruolo di Capitale europea della Cultura, non può sottovalutare la centralità del cinema". Così, ieraticamente, parlò Antonio Sclavi ("intervista" del Corriere di Siena del 24 ottobre).
L'eretico era a conoscenza della passione per l'arte cinematografica del panificatore più acculturato dell'Italia centrale, perchè svariate volte l'ha trovato al cinema in compagnia di Anna Carli. La passione, dunque, c'è di sicuro, e non è roba degli ultimissimi tempi. Cinefilo, è cinefilo, l'uomo.
Allo Sclavi, però, la passione evidentemente non bastava più, ed allora si è buttato a capofitto su questo progetto del nuovo evento: ora non c'è guanciale e rosetta che tenga, lui è partito con il cinema! Anche all'Unicef - di cui è stato responsabile nazionale, prima dell'improvviso ridimensionamento provinciale - sono preoccupati: da quando si è buttato sul grande schermo...
"Controcampo Siena film festival", si chiama il tutto; presenta (concludendosi beffardamente stasera) opere già presentate a Venezia, già in circolazione (allora, che festival sarebbe? Boh...). Noi che siamo cinefili come il panificatore, comunque, siamo contenti: più cinema c'è (anche se mancano le sale), meglio è.
Le due cose inquietanti, però, sono le seguenti: anche prima che il panificatore Sclavi portasse il cinema a Siena, una rassegna (dal 1996!), c'era già. Poteva piacere o meno, aveva avuto i suoi alti ed i suoi bassi (il litigio con Carlo Verdone, per esempio): ma per un quindicennio, organizzata dalla pugnace Maria Pia Corbelli, c'è stata, con il suo successo di pubblico ed il suo risalto (e l'eretico si ricorda bene che l'ingresso era gratuito). Perchè questa damnatio memoriae, chiediamo al panificatore Sclavi?
Punto due: più cinema c'è, meglio è. Però bisogna anche vedere chi paga, a maggior ragione in tempi perigliosi. Locandina alla mano, tra i finanziatori c'è il gotha castista al completo: Comune di Siena, Provincia, Monte dei paschi (Banca), Bassilichi e Camera di commercio. Ne riparleremo, ma in Consiglio comunale è venuto fuori un contributo di 10mila euro, che va sommato a quello - senz'altro più robusto - degli altri enti finanziatori. Ne riparleremo, appunto.
Resta il fatto che non si capisce proprio perchè, pur non portando star di prima grandezza (per ora, neanche di seconda o terza), pur facendo vedere film non inediti, e nonostante copiosi finanziamenti castisti, gli spettatori abbiano dovuto pagare il costo (quasi) normale di un biglietto.
"Ingresso 5 euro (ridotto studenti 4 euiro)": la fila, infatti, pare non ci fosse, al botteghino...
L'eretico era a conoscenza della passione per l'arte cinematografica del panificatore più acculturato dell'Italia centrale, perchè svariate volte l'ha trovato al cinema in compagnia di Anna Carli. La passione, dunque, c'è di sicuro, e non è roba degli ultimissimi tempi. Cinefilo, è cinefilo, l'uomo.
Allo Sclavi, però, la passione evidentemente non bastava più, ed allora si è buttato a capofitto su questo progetto del nuovo evento: ora non c'è guanciale e rosetta che tenga, lui è partito con il cinema! Anche all'Unicef - di cui è stato responsabile nazionale, prima dell'improvviso ridimensionamento provinciale - sono preoccupati: da quando si è buttato sul grande schermo...
"Controcampo Siena film festival", si chiama il tutto; presenta (concludendosi beffardamente stasera) opere già presentate a Venezia, già in circolazione (allora, che festival sarebbe? Boh...). Noi che siamo cinefili come il panificatore, comunque, siamo contenti: più cinema c'è (anche se mancano le sale), meglio è.
Le due cose inquietanti, però, sono le seguenti: anche prima che il panificatore Sclavi portasse il cinema a Siena, una rassegna (dal 1996!), c'era già. Poteva piacere o meno, aveva avuto i suoi alti ed i suoi bassi (il litigio con Carlo Verdone, per esempio): ma per un quindicennio, organizzata dalla pugnace Maria Pia Corbelli, c'è stata, con il suo successo di pubblico ed il suo risalto (e l'eretico si ricorda bene che l'ingresso era gratuito). Perchè questa damnatio memoriae, chiediamo al panificatore Sclavi?
Punto due: più cinema c'è, meglio è. Però bisogna anche vedere chi paga, a maggior ragione in tempi perigliosi. Locandina alla mano, tra i finanziatori c'è il gotha castista al completo: Comune di Siena, Provincia, Monte dei paschi (Banca), Bassilichi e Camera di commercio. Ne riparleremo, ma in Consiglio comunale è venuto fuori un contributo di 10mila euro, che va sommato a quello - senz'altro più robusto - degli altri enti finanziatori. Ne riparleremo, appunto.
Resta il fatto che non si capisce proprio perchè, pur non portando star di prima grandezza (per ora, neanche di seconda o terza), pur facendo vedere film non inediti, e nonostante copiosi finanziamenti castisti, gli spettatori abbiano dovuto pagare il costo (quasi) normale di un biglietto.
"Ingresso 5 euro (ridotto studenti 4 euiro)": la fila, infatti, pare non ci fosse, al botteghino...
Altri guai per Verdini: la Casta trattiene il respiro...
Questo mese di ottobre che volge umidamente al termine, è contraddistinto dalle tante notizie giudiziarie concernenti il Denis nazionale, autentico nume tutelare della Casta di Siena. Siamo nel 150esimo dell'Unità? Bene, invece delle arie verdiane, ci godiamo quelle verdiniane...
L'ultima tegola, in ordine di tempo, è quella di ieri: Verdini è accusato (in buona compagnia, peraltro) di truffa aggravata in danno dello Stato dalla Procura di Firenze (Pm Mione e Turco, in particolare). Avrebbe percepito, la sua cooperativa editoriale (la Ste, Società toscana di edizioni, pubblicante da tredici anni il supplemento regionale de Il Giornale) una cifra irrisoria, pari a circa 11 milioni di fondi pubblici, senza averne i requisiti. Per maggiori ragguagli e dettagli, si consiglia Franca Selvatici su Repubblica (pag.V di Repubblica Firenze, pagina 22 del nazionale, con il supporto di Carlo Bonini).
Quanto a noi, la cosa è - come sempre quando riguarda il Richelieu di Fivizzano - ghiotta, anzi ghiottissima.
Mi venga scusata la citazione autoreferenziale, ma "quanno ce vò, ce vò" (vedete a cosa porta la pur breve permanenza romana...): nel mio "Le mani sulla città" (pagine 29 e 30, paragrafo intitolato "Il cittadino di Siena: Denis Verdini, Ceccuzzi e l'opposizione forzaitaliota..."), già agli inizi del 2009 avevo fiutato che c'era del marcio, in quella zona d'ombra tra politica toscana (Pdl e Pd...) e cosiddetta informazione.
Scorrendo proprio Il Giornale della Toscana di oggi (con ampio, comprensibile spazio alla questione che li riguarda), fra le tanti voci offese e sdegnate ("Vogliono farci chiudere"è il titolone d'apertura), le giaculatorie sul rischio concernente la perdita di posti di lavoro (giusto, ma esiste anche, sebbene sempre più in disarmo, la legalità, o il lavoro viene prima di tutto?), spicca un illuminato intervento di un giornalista verdiniano, tale Marco Bastiani, che dà voce alla rabies verdiniana ("La rabbia di Verdini: "Accuse inconsistenti è stalking giudiziario"...Così rischiano di mandare sul lastrico 30 lavoratori e rispettive famiglie per un reato che non esiste"").
Marco Bastiani è proprio colui che il Richelieu di Fivizzano mandò a Siena, nel 2006, a dirigere Il Cittadino, prima di farlo chiudere dopo il Cenni bis appunto del 2006. La storia di quel cambio di Direttore in corsa durante la campagna elettorale del secondo mandato cenniano (Bastiani al posto di Fondelli), nessuno l'ha mai voluta chiarire fino in fondo. Anzi, nemmeno in superficie: perchè via Fondelli (non certo un anti-Sistema Siena all'arma bianca, peraltro), e dentro, in fretta e furia, il verdinianissimo Bastiani, oggi firma proprio de Il Giornale della Toscana?
L'ottimo Denis ora avrà ben altre gatte da pelare, e non lo scomodiamo di certo; Marco Bastiani, però, potrebbe degnarsi di scrivere qualcosa, con la sua alata penna, sull'argomento. Così, tanto per avere un quadro più esatto della situazione del 2006.
Quando sembrò che a Siena la Casta stesse per perdere il Potere, ed il buon Denis intervenne. Sempre per il Bene comune...
L'ultima tegola, in ordine di tempo, è quella di ieri: Verdini è accusato (in buona compagnia, peraltro) di truffa aggravata in danno dello Stato dalla Procura di Firenze (Pm Mione e Turco, in particolare). Avrebbe percepito, la sua cooperativa editoriale (la Ste, Società toscana di edizioni, pubblicante da tredici anni il supplemento regionale de Il Giornale) una cifra irrisoria, pari a circa 11 milioni di fondi pubblici, senza averne i requisiti. Per maggiori ragguagli e dettagli, si consiglia Franca Selvatici su Repubblica (pag.V di Repubblica Firenze, pagina 22 del nazionale, con il supporto di Carlo Bonini).
Quanto a noi, la cosa è - come sempre quando riguarda il Richelieu di Fivizzano - ghiotta, anzi ghiottissima.
Mi venga scusata la citazione autoreferenziale, ma "quanno ce vò, ce vò" (vedete a cosa porta la pur breve permanenza romana...): nel mio "Le mani sulla città" (pagine 29 e 30, paragrafo intitolato "Il cittadino di Siena: Denis Verdini, Ceccuzzi e l'opposizione forzaitaliota..."), già agli inizi del 2009 avevo fiutato che c'era del marcio, in quella zona d'ombra tra politica toscana (Pdl e Pd...) e cosiddetta informazione.
Scorrendo proprio Il Giornale della Toscana di oggi (con ampio, comprensibile spazio alla questione che li riguarda), fra le tanti voci offese e sdegnate ("Vogliono farci chiudere"è il titolone d'apertura), le giaculatorie sul rischio concernente la perdita di posti di lavoro (giusto, ma esiste anche, sebbene sempre più in disarmo, la legalità, o il lavoro viene prima di tutto?), spicca un illuminato intervento di un giornalista verdiniano, tale Marco Bastiani, che dà voce alla rabies verdiniana ("La rabbia di Verdini: "Accuse inconsistenti è stalking giudiziario"...Così rischiano di mandare sul lastrico 30 lavoratori e rispettive famiglie per un reato che non esiste"").
Marco Bastiani è proprio colui che il Richelieu di Fivizzano mandò a Siena, nel 2006, a dirigere Il Cittadino, prima di farlo chiudere dopo il Cenni bis appunto del 2006. La storia di quel cambio di Direttore in corsa durante la campagna elettorale del secondo mandato cenniano (Bastiani al posto di Fondelli), nessuno l'ha mai voluta chiarire fino in fondo. Anzi, nemmeno in superficie: perchè via Fondelli (non certo un anti-Sistema Siena all'arma bianca, peraltro), e dentro, in fretta e furia, il verdinianissimo Bastiani, oggi firma proprio de Il Giornale della Toscana?
L'ottimo Denis ora avrà ben altre gatte da pelare, e non lo scomodiamo di certo; Marco Bastiani, però, potrebbe degnarsi di scrivere qualcosa, con la sua alata penna, sull'argomento. Così, tanto per avere un quadro più esatto della situazione del 2006.
Quando sembrò che a Siena la Casta stesse per perdere il Potere, ed il buon Denis intervenne. Sempre per il Bene comune...
lunedì 24 ottobre 2011
Ceccuzzi, Bezzini e gli altri: i" poverelli e popolarelli" della Casta...
Rimettendo a posto (si fa per dire...) alcune vecchie carte debitamente ingiallite, all'eretico è capitato di imbattersi in un articolo del Corriere della sera fiorentino del 3 luglio 2008, a firma del giovanissimo e brillante David Allegranti. Sono passati quasi tre anni e mezzo, ed è uno spasso rileggerlo.
Si partiva dal successo clamoroso della Casta di Siena, e si continuava con la definizione degli assetti di potere della Siena di allora. Non così diversi da quella di ora, a livello di persone: se si esclude la dipartita (politica) del "compagno carta di credito" Fabio Ceccherini, allora Presidente della Provincia e Assessore regionale in pectore.
Di Franchino il Ceccuzzi ("poliziano dalle mille cariche", per Allegranti) si rammentava il suo essere deputato, consigliere provinciale, responsabile economico del Pd toscano, nonchè fresco segretario del Pd cittadino ("qualcuno ipotizza pure che nel 2011 si candiderà a Sindaco": azzeccato!). La chicca di Allegranti, però, era questa: il giornalista del Corrsera l'aveva incontrato alla cena della Prova generale nella Torre, mentre intonava i cori della sua gioventù torraiola, e gli aveva chiesto un parere sul libro dell'eretico. "Interpellato, l'onorevole nega di avere letto il libro": in effetti, foto ce n'è una sola, quindi la lettura sarebbe stata troppo pesante, si immagina. E la causa contro lo scrivente, lui l'ha fatta per il libro successivo, Le mani sulla città. Tutto regolare, dunque.
Mussari Giuseppe difendeva a spada tratta l'operazione Antonveneta ("operazione essenziale per crescere e competere sul mercato della finanza italiana", si scriveva nel pezzo, con una captatio benevolentiae verso il Monte...); esisteva ancora la Fondazione Mps, ed Allegranti opportunamente sciorinava i dati:
"il 5 maggio è scaduto il bando per il 2008: cifra record di 3.616 domande a disposizione, come dicono i dati del bilancio di esercizio del 2007". Altri tempi, altri tempi.
Allegranti citava poi un notaio anonimo che buttava là una frase mica male:
"Ma è il Monte a essere di Siena o è Siena ad essere del Monte? Qua ci illudiamo ancora che la banca appartenga al territorio, ma non è così". Beh, almeno oggi non ci si può nemmeno più illudere...
Ma il clou del clou, era la veemente presa di posizione antilibro dell'allora segretario provinciale del Pd, quel Simone Bezzini che con tanta maestria sta traghettando la Provincia verso nuovi traguardi di affidabilità e di credibilità:
"Leggendo la Casta di Siena - ha aggiunto Bezzini - mi sono balenate nel cervello (addirittura...Ndr) alcune domande. La prima. Da quali fattori sono accomunate le persone che dovrebbero fare parte della Casta di Siena? é evidente che molte delle figure a cui si fa riferimento hanno una PROVENIENZA SOCIALE POPOLARE, sono state elette democraticamente, e soprattutto devono rispondere del loro operato, giorno dopo giorno, alla comunità".
Divertente, in effetti, il finale, sul "rispondere del loro operato": ma non c'è spazio, e si rimanda.
Vorrei però fare riflettere i lettori sul ragionamento bezziniano: siccome i castisi senesi (non certo tutti) provengono da famiglie umili e "popolari", dovrebbero avere l'onestà, la laboriosità e la giustizia sociale incorporata nel Dna. Quasi a prescindere.
Ora, l'eretico crede che il buon Bezzini abbia letto tanti libri di Storia, quanti ne ha divorati l'eretico sul comportamento delle iguane in calore, quindi in parte va scusato. Allora gli ricordo che tutti i principali dittatori del secolo scorso (Mussolini, Hitler, Stalin, Mao et alii) erano TUTTI di origine umile, TUTTI di origine popolare, probabilmente più della sua e degli altri castisti.
In occasione del lancio di Siena a Capitale europea della Cultura, l'eretico si offre di regalare i suoi vecchi Bignami di storia al Bezzini e agli altri "poverelli e popolarelli" castisti".
I quali, nel frattempo, tanto poverelli non sono più, a quanto risulta: ma questo - detto per inciso - è un altro discorso...
Si partiva dal successo clamoroso della Casta di Siena, e si continuava con la definizione degli assetti di potere della Siena di allora. Non così diversi da quella di ora, a livello di persone: se si esclude la dipartita (politica) del "compagno carta di credito" Fabio Ceccherini, allora Presidente della Provincia e Assessore regionale in pectore.
Di Franchino il Ceccuzzi ("poliziano dalle mille cariche", per Allegranti) si rammentava il suo essere deputato, consigliere provinciale, responsabile economico del Pd toscano, nonchè fresco segretario del Pd cittadino ("qualcuno ipotizza pure che nel 2011 si candiderà a Sindaco": azzeccato!). La chicca di Allegranti, però, era questa: il giornalista del Corrsera l'aveva incontrato alla cena della Prova generale nella Torre, mentre intonava i cori della sua gioventù torraiola, e gli aveva chiesto un parere sul libro dell'eretico. "Interpellato, l'onorevole nega di avere letto il libro": in effetti, foto ce n'è una sola, quindi la lettura sarebbe stata troppo pesante, si immagina. E la causa contro lo scrivente, lui l'ha fatta per il libro successivo, Le mani sulla città. Tutto regolare, dunque.
Mussari Giuseppe difendeva a spada tratta l'operazione Antonveneta ("operazione essenziale per crescere e competere sul mercato della finanza italiana", si scriveva nel pezzo, con una captatio benevolentiae verso il Monte...); esisteva ancora la Fondazione Mps, ed Allegranti opportunamente sciorinava i dati:
"il 5 maggio è scaduto il bando per il 2008: cifra record di 3.616 domande a disposizione, come dicono i dati del bilancio di esercizio del 2007". Altri tempi, altri tempi.
Allegranti citava poi un notaio anonimo che buttava là una frase mica male:
"Ma è il Monte a essere di Siena o è Siena ad essere del Monte? Qua ci illudiamo ancora che la banca appartenga al territorio, ma non è così". Beh, almeno oggi non ci si può nemmeno più illudere...
Ma il clou del clou, era la veemente presa di posizione antilibro dell'allora segretario provinciale del Pd, quel Simone Bezzini che con tanta maestria sta traghettando la Provincia verso nuovi traguardi di affidabilità e di credibilità:
"Leggendo la Casta di Siena - ha aggiunto Bezzini - mi sono balenate nel cervello (addirittura...Ndr) alcune domande. La prima. Da quali fattori sono accomunate le persone che dovrebbero fare parte della Casta di Siena? é evidente che molte delle figure a cui si fa riferimento hanno una PROVENIENZA SOCIALE POPOLARE, sono state elette democraticamente, e soprattutto devono rispondere del loro operato, giorno dopo giorno, alla comunità".
Divertente, in effetti, il finale, sul "rispondere del loro operato": ma non c'è spazio, e si rimanda.
Vorrei però fare riflettere i lettori sul ragionamento bezziniano: siccome i castisi senesi (non certo tutti) provengono da famiglie umili e "popolari", dovrebbero avere l'onestà, la laboriosità e la giustizia sociale incorporata nel Dna. Quasi a prescindere.
Ora, l'eretico crede che il buon Bezzini abbia letto tanti libri di Storia, quanti ne ha divorati l'eretico sul comportamento delle iguane in calore, quindi in parte va scusato. Allora gli ricordo che tutti i principali dittatori del secolo scorso (Mussolini, Hitler, Stalin, Mao et alii) erano TUTTI di origine umile, TUTTI di origine popolare, probabilmente più della sua e degli altri castisti.
In occasione del lancio di Siena a Capitale europea della Cultura, l'eretico si offre di regalare i suoi vecchi Bignami di storia al Bezzini e agli altri "poverelli e popolarelli" castisti".
I quali, nel frattempo, tanto poverelli non sono più, a quanto risulta: ma questo - detto per inciso - è un altro discorso...
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